28 gennaio 2009

LE UTOPIE SOFFRONO, MA RESISTONO

Don Eligio, con tutti i suoi 87 anni, ha accompagnato i miei amici-ospiti di Maserno sulla Serra Dourada. Guardatelo lì, tutto pimpante come un ragazzino! Accanto a lui, Paolo Romagnoli e Berbera (lei è olandese), che abitano a Monteforte. Hanno passato un mese qui con me, sopportandomi pazientemente. La Serra Dourada è una catena di montagne, la più alta della nostra regione. Altitudine massima 1080 metri, ma a salire si fa fatica ugualmente (si parte da quota 700 circa). Sulla cima c'è una specie di altipiano interrotto da numerosi speroni di rocce poste una sull'altra (clicca sulla foto per ingrandire), resti di cime dolomitiche erose dal tempo. Gli intenditori sostengono che queste sono le più antiche terre emerse del pianeta, in milioni di anni! La flora di questa montagna è ricca di varietà uniche al mondo.

A parte queste distrazioni, in questi giorni siamo stati indaffarati. La festa è ormai dimenticata. Don Maurizio, oltre a preparare la presentazione della Campagna della Fraternità per l'Assemblea delle comunità che faremo sabato prossimo, ha dovuto mettere in ordine la contabilità e sbrigare la burocrazia per la prossima riapertura del Reforço Escolar: perchè le vacanze estive sono alla fine. Io ho fatto la stessa cosa per l'Asilo del quartiere, e ho affrontato altre faccende riguardanti le pastorali sociali. Eligio e Severino erano impegnatissimi in affari per la chàcara: scambio di un pezzo di terreno, rogiti, noie con i cambiamenti di personale.

La mia più bella soddisfazione, oltre alle visite di amici, è stata la prima Messa in un quartiere nuovo in cui la comunità ha fatto appena i primi passi: si chiama Residencial Primavera, un nome di buon auspicio. Seguendo un'idea di Paolo, appassionato ricercatore di energie alternative, abbiamo montato anche un impianto per l'acqua a riscaldamento solare nell'asilo. Utilizzando alcuni prodotti già testati e in commercio nella capitale, il nostro tecnico è riuscito a montarlo in soli due giorni ed è già funzionante. Pensate che risparmio: 100 bambini che fanno il bagno due volte al giorno, e ogni doccia aveva una resistenza da 5 mila watts per scaldare l'acqua.

Alcuni affermano che le pastorali sociali non tirano più come alcuni anni fa, e forse è vero. A volte anche i più appassionati mi sembrano ormai un pò rassegnati. A volte dicono: "Purtroppo le ingiustizie esistono, che ci si può fare?" Credo che sia effetto del clima mondiale, civile ed ecclesiastico. Sono state chiuse delle porte, sono diminuiti gli stimoli a cercare la giustizia e l'uguaglianza. Se si diffonde l'idea che nemmeno Dio riesce a cambiare il mondo, le Utopie di un'umanità di fratelli che condividono i beni della vita cominciano a sembrare stupidità. Eppure sono nate dal sogno di Dio Padre che ha inviato Gesù al mondo per chiamarci a realizzarle! Perciò continueranno a scaldare molti cuori, e spero anche il mio, che so fare ben poco. Resisteranno nonostante le stupide guerre infinite, economiche-religiose o tribali, nonostante il razzismo, l'antisemitismo e ogni forma di discriminazione, nonostante i retrocessi dei cattolici che rivalutano le tonache, il latino, la messa celebrata voltati dall'altra parte e la comunione in bocca. (Certuni credono di avere le mani più sporche della bocca, dovrebbero informarsi meglio: ci sono milioni di microbi che ci mangiano perfino i denti, e passa di lì anche una gran parte della nostra malvagità).

Il mio collega Severino ha detto: "La più grossa sfida, nella Chiesa, è riuscire a iniziare un'autocritica parlando tra fratelli, senza provocare una reazione di difesa". Questo è il punto. Quando trattiamo come un nemico il fratello che avverte che siamo fuori strada e ci arrabbiamo o lo minacciamo, non solo siamo fuori strada ma ci rifiutiamo anche di riprendere il cammino giusto.

Una persona amica mi ha mandato un brano scritto dal Cardinale Martini che mi tocca profondamente, perchè mi trovo in sintonia. Ve lo riporto qui, come conclusione. Tra qualche giorno (il 7 febbraio) sarà il centenario della nascita del Vescovo Helder Camara, morto appena qualche anno fa. Quanto bene ha fatto quel grande profeta, quanta gente ha svegliato: fu uno dei cuori più appassionati e illuminati dallo Spirito Santo nel Concilio Vaticano II. Ricordarlo mi fa ancora bene alla salute.

Da "CONVERSAZIONI NOTTURNE A GERUSALEMME" - Sul rischio della fede - Pagg. 61-62
Un tempo avevo sogni sulla Chiesa.
Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà,
una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo.
Sognavo che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto.
Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli peccatori. Sognavo una Chiesa giovane.
Oggi non ho più questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa. Guardo al futuro. Quando verrà il Regno di Dio, come sarà? Dopo la mia morte come incontrerò Cristo, il Risorto?
Mi ha sempre entusiasmato Teilhard de Chardin, che vede il mondo procedere verso il grande traguardo, dove Dio è tutto in tutto.
La sua utopia è un’unità che assegna a ciascuno il suo personale posto, trasparente e accettato da tutti gli altri.
Ciò che è personale rimane, ma in Dio siamo uno.
L’utopia è importante: solo quando hai una visione lo Spirito ti innalza al di sopra di meschini conflitti.”

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