28 dicembre 2010

DIARIO DI FINE ANNO

Foto: 1) la new holland a Itaberaí - imponenza del "progresso" 2) riunione prenatalizia dell´equipe completa, preti e suore; 3) due cuochi incompetenti; 4) l´appennino continua bello (vista da Maserno, foto della Checca.

Si usava scrivere le date storiche precedute dalla dicitura "Anno Domini": nell´Anno del Signore. Era una forma cristiana per ricordare a chi appartiene il tempo! Ebbene, noi che tra poco voltiamo pagina e ci lasciamo dietro le spalle l´anno 2010, che diventerá storia. Non dovremmo chiederci se é stato un anno del Signore? Senza dubbio é stato un anno difficilissimo per noi italiani. Io sono lontano e ne risento poco, seguo solo i titoli di alcuni giornali, ma ho percepito l´Italia impantanata in una situazione politica di rissa permanente, pericolosa e con poche vie d´uscita. E i politici sempre piú corrotti? E la gente ormai rassegnata a "perdonare" le bestemmie in diretta TV? Sono dati sconcertanti. Forse é in conformitá coi sentimenti di Gesú, che perdonava perfino chi non chiedeva perdono? E le connivenze tra poteri sacri e profani? E la Chiesa-Popolo di Dio? Ha forse fatto la figura di Zaccaria, che non credette alle parole dell´angelo Gabriele e rimase senza voce? Parole del mio vescovo di Goiás: "Succede cosí: quando abbiamo paura e ci neghiamo ad aderire al progetto di Dio diventiamo muti!".

In Brasile, almeno la bestemmia non esiste. La realtá che piú mi rattrista e mi lascia perplesso qui, col passare degli anni, é l´avanzata di questo "progresso" traballante ma sempre piú invadente e spietato. Nel Brasile di Lula sono stati completati immensi laghi e canali artificiali, sono stati deviati fiumi, si é iniziato a perforare il fondo del mare per estrarre petrolio fino a 7 mila metri di profonditá. Il tutto distruggendo equilibri millenari, facendo scomparire migliaia di chilometri di foresta e spostando, con la forza e con indennizzazioni ridicole, popolazioni inermi la cui cultura secolare, frutto di secoli di convivenza col fiume e la "mata virgem", scompare per sempre. Sono interi popoli il cui clamore é sempre piú inascoltato, soffocato dal rumore di possenti macchine elegantemente verniciate e prepotentemente dirompenti. Da fuori e da lontano, qualcuno decide che saranno piú felici andando a vivere in cittá e lasciando il posto ai loro mostri tecnologici, di bella apparenza ma privi di cuore e di saggezza. Qualche vescovo ha digiunato o protestato, qualche tecnico ed ecologista ha cercato di far ragionare che la terra non ne puó piú e che la felicitá non si impone ma si costruisce lentamente come ogni esperienza umana: niente da fare, il rullo compressore non si arresta.

É in contraddizione frontale con tutto ció che abbiamo imparato sulla legge dell´amore, sulla dignitá degli esseri umani e sul modo di pensare di Dio. La gente viene buttata allo sbaraglio di qua e di lá e l´impero, pure mostrando segni molto evidenti di decadenza, continua ad avanzare calpestando. Per ogni vescovo che digiuna ce ne sono dieci o piú che vanno al pranzo di inaugurazione. Ad ogni generazione che va nella spazzatura assieme al suo sapere umano accumulato, ne succede un´altra che si aggrappa alla vita e festeggia la nuova maniera di vivere imposta, della quale non sa ancora nulla se non che "bisogna pur vivere". Poi anche ai vescovi e ai preti sará chiesto di pregare e organizzare aiuti ai disoccupati, e lo faranno piangendo con chi piange, e i figli dei figli avranno paura e verseranno fiumi di lacrime e saliranno sulle gru per protestare perché la felicitá promessa é durata poco. La storia é avventura e l´essere umano pressato dai bisogni e desideri immediati cammina senza sapere dove sta andando. Pensiamo che sia possibile un mondo umano e fraterno, che rispetta il pianeta e lo conserva pulito per la gioia di tutti? Sí, ma per il momento la Bestia dell´Apocalisse sembra ancora padrona della situazione. Signore, gli anni sono tuoi, ma perché non fissi la data di scadenza delle promesse?

Ogni religione ha le sue date. Per gli ebrei l´anno prossimo, 2011, é l´anno 5771 (iniziato il 29 settembre scorso). Per l´Islam é il 1432, anno dell´Egira (iniziato il 26 novembre scorso). Il predominio politico dell´occidente cristiano ha imposto la data cristiana nel mondo. Ma il cristianesimo é una religione? Da piú parti si grida: "No!" Infatti va oltre e prescinde da esse. Scrive J. Comblin, teologo brasiliano: "Gesú era un giudeo, ma tutto il suo comportamento e le sue parole criticano la religione ufficiale del suo popolo, la religione insegnata dai sacerdoti, dai dottori della legge e dagli anziani. Gesú disfece la religione dei giudei e non ne fondó nessuna. Gesú non insegnó una dottrina religiosa, non fondó un culto, non fondó una istituzione religiosa. Dopo di lui, poco alla volta, i discepoli montarono un edificio religioso che nei primi secoli rimase molto modesto, e si sviluppó soltanto quando la Chiesa fu adottata come religione imperiale romana" (da J. Comblin, Agenda Latinoamericana, pag. 36). Tuttavia Gesú era osservante del suo credo e culto religioso: "Ma é piú facile che passino il cielo e la terra, piuttosto che cada un solo apice della legge" (Luca, 16, 17). Perché la religione é un bisogno profondo della natura umana, e lui era un essere umano.

Credo che sia accaduto a tutti, preti e cattolici un pó catechizzati, di criticare aspramente le contaminazioni e i sincretismi provocati dalla trasformazione del cristianesimo in religione. Spesso per motivi opposti. Alcuni vorrebbero una Chiesa di puri, che segua solo il Vangelo. Altri una Chiesa perfettamente ligia ai dogmi, alla dottrina, alla liturgia e alla gerarchia. Peró la maggior parte della gente segue un´altra strada. Vive la religione in modo personale, come esperienza di Dio e risposta alle necessitá quotidiane. Di solito i brasiliani, anche quando hanno il sentimento di appartenenza a una chiesa, lo vivono nel suo aspetto di sacralitá, con poca teologia e liturgia e senza preoccuparsi delle beghe istituzionali. Per questo adottano cosí pittorescamente e spontaneamente pratiche magiche, culti afro-brasiliani e gesti provenienti da svariate forme di pentecostalismo, per dare colore e vivacitá al rito ufficiale cattolico. In particolare il Natale, pur essendo la festa del Verbo di Dio incarnato, é piú impregnato di simbolismi della religione spontanea che di teologia e dottrina. La notte di Natale, nella Chiesa grande, dopo la comunione, al canto di Astro del Ciel, ho innalzato davanti alla folla la statuina del bambino Gesú per poi trasportarla nel presepio e posarla sulla culla. Ho visto la gente scossa da un brivido di emozione e lacrimoni scendere sul volto di diverse persone. Credevano che quella statua fosse davvero il Figlio di Dio? Penso di no, ma vallo a sapere! Ci sono convinzioni consapevoli ma anche modi di sentire inconsci, che vengono dal profondo e da tempi e generazioni remote. La statua rappresenta un bambino, é vita, é la vita che Dio ha amato e per la quale si é incarnato.

Questa religiositá sará pure oppio del popolo, ma il popolo non riesce a farne a meno: e pare che sia assai meno alienante di quanto pensiamo "noi" teorici. La prova sta nei sondaggi e nei voti: le percentuali di votanti in Dilma Roussef e Serra (sinistra e destra, tanto per dire) sono piú o meno le stesse tra cattolici ed evangelici, e Dilma ha vinto alla grande nel nordest "superstizioso" e ha perso (di poco) nel sud cattolico-ortodosso. Piuttosto, c´é da osservare che quando si fanno troppo pressanti le intromissioni istituzionali nel loro modo di vivere personale, molti fedeli, di qualunque Chiesa, emigrano da una chiesa all´altra e da una religione all´altra, Talvolta finiscono per adottare il "fai da te". Di questi tempi le alternative sono migliaia: ci sono chiese cristiane autonome, con pochissima struttura, senza una vera e propria dottrina ufficiale e quasi del tutto prive di norme rituali. Uno va lá, ascolta la lettura biblica e il commento del pastore e poi grida quello che vuole, butta fuori quello che ha dentro, urla a piú non posso, siede sul pavimento o si prostra, prega girato nella direzione che gli pare, sbatte la testa sulla parete. É una catarsi.

I teologi talvolta riescono a interpretare con chiarezza le espressioni religiose spontanee. Faustino Teixeira, un ricercatore di scienza delle religioni, scrive sull´Agenda Latino-americana: "Si constata oggi in Brasile che sono gli evangelici quelli che vivono in modo piú radicale la scelta dei poveri, raggiungendo gli angoli piú lontani e isolati della societá, rispondendo in una forma efficace ai clamori dei meno assistiti e promovendo dinamiche inusuali di aggregazione. Sono legami matrimoniali ricostruiti, sono persone che si trovavano "nel fondo del pozzo" e riscoprono una nuova volontá di vivere e il brillare degli occhi per affrontare la loro quotidianitá. Persone che prima erano paralizzate dalla paura, dal dolore e dal caos, e trovano nei culti un nuovo animo per portare avanti la vita". Posso dire che accade la stessa cosa nella chiesa cattolica, sia nella sua espressione di "Comunitá ecclesiali di Base" che in quella dei movimenti di tipo carismatico. Naturalmente in quantitá minore quanto piú una chiesa é ingessata dalle regole. E la nostra é una chiesa molto, ma molto ingessata, che lascia poco spazio ai bisogni e agli angosciosi aneliti di chi ha bisogno di vivere e si ritrova in mezzo ad una dura lotta quotidiana. Anche Gesú dovette nascondersi dalle istituzioni per venire tra noi in questo mondo: e violó, almeno in apparenza, diverse regole di quella societá, costringendo i genitori a sopportare il chiacchiericcio malevolo del vicinato.

É bello, peró, quando anche i rappresentanti dell´istituzione reprimono la paura e si affidano allo Spirito. È una pioggia fresca nella secca calura del deserto, un raggio di luce nelle tenebre. Come quando Maria e Giuseppe, sfidando le malignitá, si assunsero l´impegno di partorire Gesú luce del mondo. E come ha fatto il 21 dicembre scorso Dom Manuel Edmilson, vescovo emerito della diocesi di Limoeiro do Norte (CE), prossimo a Fortaleza. Si é comportato anche lui come Zaccaria: appena riacquistata la voce, ha creato un lungo inno e lo ha cantato. Invitato dal Congresso Nazionale a ricevere un premio intitolato al defunto arcivescovo di Recife Dom Helder Câmara (che ai suoi tempi meritó la fama di "vescovo dei poveri"), Dom Edimilson ha letto davanti al Congresso riunito questo discorso:

"........Il mio cordiale ringraziamento al signor Senatore Inácio Arruda, e ai suoi illustri Pari che lo hanno sostenuto e a tutto il Congresso Nazionale. Ho pensato, tenendo conto dei miei 86 anni, di ricevere questa onorificenza per mezzo di un rappresentante. Ma il Congresso Nazionale merita rispetto. Vero Congresso Nazionale é segno di vera democrazia. L´onorevole condecorazione, tuttavia, dei Padri della Patria (omissis) mi induce a riflettere. Precatorie che si trascinano per decenni; pensionati, anziani, con le loro pensioni ridotte; salari minimi che aumentano a ritmo di lumaca...dopo tre mesi di rivendicazioni e di scioperi, gli autisti di mezzi pubblici urbani di Fortaleza hanno ottenuto a mala pena e con molta difficoltá poco piú del 6 per cento dei circa 26 per cento che speravano, sia a favore della categoria sia per la gente, principalmente i poveri della quinta maggiore cittá del Brasile. Ebbene, é esattamente in un momento cosí che il Congresso Nazionale approva l´aumento del 61 per cento degli onorari dei suoi parlamentari che in pochi minuti arrivano a questa decisione e all´effetto dominó che ne risulta, e lo impone al popolo brasiliano, il suo popolo, il nostro popolo. Il popolo brasiliano, oggi, di concittadini e concittadine, li considera ancora Parlamentari? Grazie al buon Dio ci sono sicuramente eccezioni in tutto questo. Ma eccettuate queste, la giustizia, la veritá, il pudore e senso dell´onore, la dignitá e la grandezza del popolo brasiliano si sono giá formate un concetto. Chi ha proceduto cosí non é un Parlamentare. É un "per lamentare" (ndt: espressione tipica brasiliana che significa: da biasimare). Volete una prova? Aprite Internet.

É ben vero che la realtá non é cosí semplice e la sproporzione numerica, un dato fuori discussione. Esiste giá - ed é di una grandezza beata - il Sistema Unico di Salute; la Borsa Famiglia. Ci sono 30 milioni di brasiliani che dalla linea della povertá, e talvolta dell´indigenza, hanno raggiunto la classe media. É vero il lavoro del Ministero della Sanitá. Esiste il Ministero dell´Integrazione Nazionale. É vero! Ma non sono rari i casi di pazienti che sono morti a forza di aspettare una cura di malattia grave, per esempio di cancro, segnata da uno e fino a due anni di attesa dopo una diagnosi. Maledetta realtá disumana, senz´anima! Essa é giá una maledizione di per sé. E mi fa proclamare in pieno Congresso Nazionale, come ho giá fatto nell´Assemblea Statale e nella Camera Municipale: Chi dá il voto a un politico corrotto sta votando nella morte! Anche se lui paradossalmente é pure una persona molto buona, un grande uomo. Ancora non della statura di Nelson Mandela che, appena preso possesso come Presidente della Repubblica del suo paese, ridusse del 50 per cento i propri onorari.

Signore e signori: in un primo momento mi sento perplesso; e poi, deciso. La condecorazione che oggi mi viene concessa non rappresenta la persona del cearense maggiore che fu Dom Helder Câmara. La sfigura, peró. Senza risentimenti e mosso da amore e rispetto verso tutti voi Signori e Signore, per i quali prego ogni giorno, non mi resta che una scelta: rifiutarla! Essa é un attentato, un affronto al popolo brasiliano, al cittadino, alla cittadina contribuente per il bene di tutti col sudore della sua fronte e la dignitá del suo lavoro. É loro diritto esigere giustizia ed equitá in materia di onorari e di stipendi. Se é loro diritto e io accetto (ndt: questa onorificenza), sto procedendo contro i Diritti Umani. Questo momento storico perderebbe ogni senso. L´aumento da ricalcolare dovrebbe rispettare sempre la stessa proporzione dell´aumento dello stipendio minimo e della pensione. Questo non accade. Ció che accade, ripeto, é un attentato contro i Diritti Umani del nostro popolo.

La decisione che ho dichiarato ora, la assumo con umiltá. Supplico da tutti comprensione e auguro a tutti la pace con i miei sinceri voti e una preghiera di un benedetto e felice Natale e prospero anno nuovo! Che Dio sia benedetto per sempre!"


Bravo: proprio come Zaccaria. "Benedetto il Signore Dio d´Israele - che ha visitato e redento il suo popolo!" E noi benediciamo i vescovi emeriti. Vorrei concludere raccontandovi le novitá di fine anno ma non c´é molto. Devo dirvi che ho passato la settimana di Natale con una coppia di italiani (di Monteforte) che mi hanno accompagnato nelle celebrazioni in campagna e in centro? E che il giorno di Natale hanno fatto gli spaghetti alla carbonara in casa mia per tutta l´equipe dei preti, compresa una suora argentina rimasta momentaneamente senza la consorella, che é in Messico a visitare la famiglia? E tutte le confraternizzazioni in parrocchia, con annessi auguri e regali? Cediamo un pó al consumismo, ma sappiamo riparare: si fa rifornimento per tutto l´anno di saponette profumate, disodoranti e asciugamani col nome ricamato! O devo scrivere che per Santo Stefano i due montesini si sono trasferiti a Brasilia, e la pastasciutta per tutti l´ho fatta io stesso (la suora é partita anche lei per l´Argentina!)! E che Lula il primo gennaio consegnerá il governo a Dilma (trovate su adital.com.br il suo nostalgico discorso di...arrivederci al 2014, quando potrá di nuovo essere rieletto)?

Il clima é ottimo. Siamo rinfrescati da un acquazzone dietro l´altro. Ma le pioggie distruggono le strade. Il sindaco, che ha impiegato un anno e speso tanti soldi per ottenere, in tribunale, il posto del suo avversario che aveva vinto le elezioni, dopo un anno di amministrazione si é dimostrato una frana. Non ha fatto quasi nessuna delle opere che aveva promesso, e ha dovuto dimettere piú di 500 funzionari nel novembre scorso. Le strade sono abbandonate alle intemperie. C´é una localitá nella quale ho celebrato la messa lunedí scorso, Lobeira, che ormai é quasi irraggiungibile: e per fortuna ero solo in macchina, perché credo che gli ammortizzatori non avrebbero resistito ai chilini in piú dei miei graditi ospiti. Al di lá di questi piccoli fatti quotidiani gli ultimi giorni dell´anno possiedono una forza magnetica che attira al silenzio e alla riflessione. Io medito da vecchio, sulle caratteristiche del tempo che stiamo vivendo e sulla rapiditá delle mutazioni: da quando andavamo a letto a lume di lampada a petrolio e percorrevamo lunghe distanze o scivevamo lettere per sentirci vicini, fino ad arrivare al momento attuale dei cellulari e di internet. Cosa ci aspetta per il futuro, il 2011 e oltre? L´amico Giuseppe Stoppiglia (che cita Zoja), su macondo.it commenta:

"Le parole conclusive di Zoja sono addirittura allarmanti: la globalizzazione è ben lontana dall’essere un evento economico. Ogni giorno ci sta sotto gli occhi una tragedia del mondo: la fame, malattie devastanti, le stragi dimenticate, i danni climatici. Ciò che merita la nostra compassione e richiederebbe il nostro amore si fa sempre più evidente, ma anche sempre più lontano, sempre più astratto, manca di profondità come gli schermi che ce lo comunicano. La lontananza si è sostituita alla vicinanza. Le nostre città sono diventate un agglomerato di sconosciuti, dove ciascuno avverte, se non un senso di sospetto e di diffidenza nei confronti degli altri, un certo fastidio, leggero ma costante. Evitarli è diventata ormai una condizione per sopravvivere. Sui treni si parla al telefono coi lontani e non ci si degna di uno sguardo per i vicini. Lungo le strade si passa accanto al prossimo come si passa vicino a un muro. Tutto questo toglie alla condizione umana quella socialità, che appartiene alla nostra natura di “animali sociali”, e diventa la prima fonte della depressione, che in Occidente è la sofferenza psichica più diffusa e più insidiosa".

Troppo cupo questo Zoja? Le cose che scrive succedono, ma dipendono non dalla tecnologia, bensí dalla mentalitá di chi la usa. A Rio e San Paolo ci sono gruppi che usano smart-phone (io non so nemmeno cosa sia) per ballare la stessa musica insieme, a distanza e senza uscire di casa la sera. E si guardano reciprocamente in un monitor televisivo collegato: altro che lontananza e isolamento! Roba per giovanissimi, naturalmente. Piuttosto bisogna fare in modo che queste comoditá arrivino a tutti e siano condivise con un atteggiamento di benevolenza verso "l´altro", al posto del disprezzo e dell´invidia. Noi anziani, poi, se avremo salute, sapremo vivere bene anche nel 2011 senza smartphone e senza lasciarci soffocare dalla globalizzazione. Sapremo essere noi stessi e comunicarci col prossimo crescendo e perfezionando in noi quella qualitá che ci rende, dentro i nostri limiti umani, uguali a Dio. Scrive ancora Stoppiglia, e faccio mio il suo augurio: "Vi auguro (per la festa di Natale) e per l’anno nuovo che va a cominciare di ritrovare la fede come forza viva, come capacità inventiva, confronto, coraggio, passione per l’uomo e per il vangelo. Esistono cinque cose nella vita che non si recuperano: una pietra dopo averla lanciata; una parola dopo averla detta; un’opportunità dopo averla persa; il tempo dopo che è passato; l’amore per chi non lotta".

21 dicembre 2010

DIECI CONSIGLI PER VIVERE LA RELIGIONE

Foto: due immagini della recente celebrazione nella comunitá rurale di Bananal; e una della festa di Natale anticipata nell´asilo S. Francisco.


"Il logos divenne carne. Piantó la sua tenda tra noi. Contemplammo la sua gloria, gloria come quella del figlio unico presso il padre, pieno di ben volere e di veritá". (Giovanni, 1, 14).

Con TANTI auguri di Natale ai lettori di questo blog! Vi propongo la lettura di dieci consigli per vivere La religione. Cose che sono giá nel vostro cuore e nella vostra vita, ma che é bene ricordare. Le tenebre, oggi, e forse sempre, sono una poltiglia di corruzione politico-sociale camuffata e mescolata a falsa religione. Le tenebre ci avvolgono, ci insidiano ad ogni istante, ci provocano a un persistente sentimento di rabbiosa frustrazione. Fanno "cader le braccia", che é un pessimo stato d´animo per noi che abbiamo bisogno, invece, di avvicinarci alla contemplazione del mistero della luce di Cristo che, in Gesú, brilló e brilla finalmente nelle tenebre. Dobbiamo tirarci fuori e proseguire il cammino.

1. Evita l´individualismo, il far da solo, la ricerca di una solitudine nefasta. Ri-legati al piú profondo di te stesso, lá dove crescono i beni infiniti; alla natura, della quale tutti siamo espressione e coscienza; al prossimo, da cui dipendiamo inevitabilmente; a Dio, che ci ama senza condizioni. Questo é religione, ri-legare.

2. Tieni presente che le religioni sono sorte nella storia circa 8 mila anni fa. La spiritualitá, peró, é tanto antica quanto la stessa umanitá. Essa é il fondamento di ogni religione, cosí come l´amore lo é della famiglia. Cerca, nella tua religione, di perfezionare la spiritualitá. Diffida della religione che non coltiva la spiritualitá e dá la prioritá a dogmi, precetti, comandamenti, gerarchie e leggi.

3. Verifica se la tua religione é centrata nel dono maggiore di Dio: la vita. Religione che há come centro l´autoritá, la dottrina, l´idea di peccato, la predestinazione, é oppio del popolo. "Sono venuto affinché tutti abbiano la vita, e vita in abbondanza” disse Gesú (Giovanni 10,10). Perció la religione non puó mantenersi indifferente di fronte a tutto ció che impedisce o minaccia la vita: oppressione, esclusione, sottomissione, discriminazione, squalifica di chi non aderisce allo stesso credo.

4. Ingaggiati in uma comunitá religiosa che si impegna nel perfezionamento della spiritualitá. Religione é comunione. E imprimi nella tua comunitá un carattere sociale: di solidarietá coi poveri e quelli che soffrono ingiustizie; di lotta contro la miseria; di difesa intransigente della vita; di denuncia delle strutture di morte; di annuncio di um altro mondo possibile, piú giusto e libero, in cui tutti possano vivere felice e dignitosamente.

5. Interiorizza la tua esperienza religiosa. Trasforma il tuo credere nel tuo fare. Riduci la contraddizione tra la tua preghiera e la tua azione. Ama come Dio ci ama: senza condizioni.

6. Prega. Religione senza preghiera é um menú senza cibo. Riserva um momendo della giornata per incontrasti con Dio nel piú intimo di te stesso. Medita. Lascia spazio allo Spirito di Dio per lapidare il tuo spirito, sciogliere i tuoi nodi interiori, dilatare la tua capacitá di amare.

7. Sii tollerante con le altre religioni, cosí come vorresti che fossero com la tua. Liberati da qualsiasi tendenza fondamentalista di chi si crede padrone della veritá e migliore interprete della volontá di Dio. Cerca di dialogare con quelli che manifestano credenze diverse dalla tua.

8. Ricordati che Dio non há religione. Noi abbiamo creato le religioni, per istituzionalizzare le nostre diverse esperienze religiose. Tutte le religioni disimpegnano la stessa funzione: politica, o di legittimazione delle ingiustizie mantenendoci indifferenti ad esse, o di denuncia profetica contro le stesse in nome del principio che siamo tutti figli e figlie di Dio. Perció abbiamo il diritto di fare dell´umanitá una famiglia.

9. L´albero si riconosce daí frutti. Verifica se la tua religione é di amore o di esclusione, seminatrice di benedizioni o annunciatrice dell´inferno, serva del progetto di Dio nella storia umana o del potere del denaro.

10. Dio é amore. Religione che non conduce all´amore non é cosa di Dio. Piú importante che avere fede, abbracciare una religione, frequentare templi, é amare. "Anche se avessi una fede capace di trasportare le montagne, se non avessi amore quella non mi servirebbe a niente", disse l´apostolo Paolo (1 Corínti 13, 2). Vale di piú un ateo che ama di un credente che odia, discrimina e opprime. (Da un articolo di Frei Beto su Adital e Cebi).

E poi un invito del Centro Missionario di Reggio Emilia.

Carissimi/e,siete tutti invitati venerdì 31 dicembre alla marcia della Pace che si terrà a Reggio Emilia, con ritrovo e partenza alle ore 21 presso la stazione ferroviaria di Reggio Emilia (piazzale Marconi). Concluderemo il percorso in piazza Prampolini. Per chi lo desidera, nella Cripta della Cattedrale seguirà la Veglia di preghiera durante la quale meditare il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 2011, "Libertà religiosa, via per la pace".
E proprio su questo tema si alterneranno le testimonianze previste lungo il percorso della marcia.
Si andrà incontro al nuovo anno camminando insieme con persone di altre religioni, di altre culture, ascoltando testimonianze di chi invoca il diritto a professare liberamente la propria fede, nella terra d’origine e in terre lontane. Insieme, per testimoniare che la pace è possibile, per impegnarci a coltivare ciò che ci unisce (invece di ciò che ci divide), per condividere un momento di sobrietà alternativa e di solidarietà verso chi porta su di sé le più gravi conseguenze dell’ingiustizia, dell’oppressione e di ogni forma di violenza.

Vi aspettiamo!

Caritas Diocesana, Servizio Pastorale Giovanile,Centro Missionario Diocesano.

Per finire: in cifre, gli otto anni di Lula.
Pubblicati dal giornale “Folha de São Paulo” fuori campagna elettorale (il giornale é sempre stato oppositore del PT) sono particolarmente significativi alcuni dati dell´economia brasiliana – ed ecco perché, a fine mandato, 83 per cento dei brasiliani giudicano ottimo o buono il governo di Lula. Il gruppo di chiese evangeliche e cattoliche che si definiscono “difensori della vita”, e classificano i governi del PT come Regno di Satana, dovrebbero meditare questi dati (e tanti altri che qui mancano) per capire chi é che difende la vita. Difendere la criminalizzazione dell´aborto (quindi l´aborto clandestino?)senza far nulla per elevare le condizioni sociali della popolazione, serve a promuovere la vita?

1) Prodotto Interno Lordo: nel 2003, primo anno del governo Lula, era in crescita dell´1,1%. L´anno seguente, 2004, passó al 5,7%. Nel 2005 ritornó al 3,2%. La crescita del 2006 = 4,0%, del 2007 = 6,1%, cadde nel 2008 al 5,2% e nel 2009 al meno 0,6% in corrispondenza dell´apice della crise mondiale. Nel 2010 si é ripresa al 7,5%.
2) Inflazione: era del 12,5% nel 2002, scesa fino a un minimo di 4% nel 2006, poi risalita fino al 5,65% nel 2010.
3) Potere d´acquisto (calcolato sulla base del dollaro USA). Nel dicembre 2002 il dollaro costava 3,53 reali. É scesa continuamento fino al valore attuale di 1,73 reali per ogni dollaro.
4) Bilancia commerciale: nel 2003 fu di 73,30 milioni di dollari l´esportazione, 4,30 milioni di dollari l´importazione. Nel 2010 l´esportazione é a 163,30, l´importazione a 148,70.
5) Disoccupazione: dal 12% del gennaio 2003 al 6,70% dell´agosto 2010.
6) Classi sociali: Le classi A e B, ricchi e medio-ricchi, erano il 12% nel 2002, e si mantengono stabili: sono al 15,6% nel 2009. La classe C (medio bassa) era 43,2% ed ora é 53,6%. La classe D (poveri) era il 15,2% ed ora é il 13,4%. La classe E (sotto la soglia della povertá) era il 29,5% ed ora é 17,4%.
7) Sanitá: nel 2003 le persone che accedevano ai servizi sanitari pubblici erano 35,7 milioni, nel 2010 sono state 52,5 milioni. Il problema piú visibile, la dengue: che nel 2003 colpí 281 mila persone, nel 2010 há colpito 936,3 mila.
8) Mortalitá infantile: dal 23 per mille del 2003 al 7,5 per mille del 2010.
9) Educazione: dalla media di 6,7 anni di studio dei cittadini brasiliani del 2003, a 7,5 del 2009.
10) Analfabetismo: é sceso da 11,6% del 2003 a 9,7% del 2009.

14 dicembre 2010

LUPI PER AGNELLI

Foto: la costruzione del centro comunitario Lago Primavera aspetta la struttura metallica del tetto.

1 - La 3a novena di Natale di una comunitá (nb: l´hanno giá cominciata perché i loro orari non permettono di farla tutti i giorni di seguito), seguendo il libretto della Diocesi, hanno letto il brano in cui Giovanni Battista vuole sapere se Gesú é il Messia (Luca 7, 20). Gesú risponde citando Isaia senza dirlo. "Andate a dire a Giovanni quello che mi avete visto fare" (aveva curato gli infermi). Facile capire, per quei discepoli che erano giudei e conoscevano i testi dei profeti. La comunitá, invece, é andata fuori tema. Ecco, in sintesi, il loro commento: "Per essere cristiani la teoria e il sapere non hanno importanza: l´importante é fare opere buone e pregare molto". Magari l´intenzione era buona, ma detta cosí sembra un elogio all´ignoranza!

La coordinatrice, Rosina, é una eccellente catechista. Alla prima comunione il suo gruppo mi é sembrato preparatissimo, ma questa volta ha preso un abbaglio anche lei. La sentenza espressa dalla comunitá é giusta per un verso, perché la fede non é una cosa cerebrale e intellettualistica, ma un´esperienza di Dio vissuta. Ma il disprezzo della conoscenza e della ricerca non ci permetterebbe nemmeno di capire quali sono le opere che Gesú voleva sottolineare: prendersi cura dell´umanitá e curare i suoi mali. Come aveva annunciato Isaia e come spiega lo stesso Luca nel capitolo 4, 16-20, citando ancora una volta Isaia.l´Iideologia dell´ignoranza intesa come virtú, che fiorisce costantemente in una parte consistente del cristianesimo anche cattolico, é molto triste. Non si aiutano gli oppressi stimolandoli all´ignoranza, alla pigrizia intellettuale e alla chiusura mentale.

2 - Per chi vuole capire Gesú e il progetto di Dio lo studio biblico é un impegno per tutta la vita. Che diritto ho di parlare di Gesú a vanvera, se non conosco bene i Vangeli? E come posso capire i Vangeli se ignoro completamente l´Antico Testamento, dal momento che lui si é proposto come il Messia atteso dal Popolo della Legge di Mosé e il realizzatore delle promesse , che peraltro Gesú conosceva bene come ogni buon giudeo? E come posso, ancora, capire i Vangeli senza approfondire il resto del Nuovo Testamento, che ci dá assieme ai Vangeli il quadro completo della professione di fede delle prime comunitá cristiane, da cui sono nati i Vangeli come sintesi catechetica assai ben elaborata?

3 - Oggi ci sono tanti laici appassionati della scuola biblica e della teologia. Peró non é detto che Il tipo di religiositá popolare, anche quando ripete queste ideologie confuse e generiche che spesso impara dalla televisione, sia alienato tanto quanto sembra a noi. A volte si tratta solo di linguaggi diversi. Tant´é vero che é facilmente ricollegabile a ció che faceva il Messia: curare gli infermi e cacciare i demoni. Entro in una casa e trovo la signora incantata davanti al televisore, dove uno dei preti mediatici in odore di santitá sta facendo il suo programma. Veste una tonaca impeccabile ed il volto come rapito dall´alto. Chissá quante prove ha fatto. Davanti a lui un tavolino con un grande bicchiere d´acqua nel mezzo. La signora che mi ha accolto pure, ha giá pronto il suo bicchierone. Il prete parla e parla: con Dio. Gli raccomanda di mandare su quell´acqua la sua energia divina affinché essa curi tutti i mali. Poi beve lentamente e invita gli spettatori a fare altrettanto, o a darla da bere ai conoscenti che hanno bisogno di cura spirituale o fisica. Infine, tira un sospiro di sollievo e conclude con parole di conforto e speranza.

4 - Per me é un tipo di spiritismo. Sapete, i popoli di origine afro-india hanno queste tendenze. Quando finisce una processione di sagra dei patroni si portano a casa tutti i fiori del baldacchino per farne degli infusi miracolosi. Pare che sentano una presenza spirituale nelle cose, come quel boschimano del film che si inginocchiava davanti al cervo che aveva ucciso con la freccia avvelenata: "Perdonami, cervo, tu eri giovane e sano, volevi vivere ancora: ma la mia famiglia ha bisogno di cibo!" Noi siamo intellettuali, non comprendiamo. Nei Vangeli c´é qualcosa di simile. Gesú preparava la gente assecondando la loro religiositá spontanea, ma poi chedeva di rinascere, bere l´acqua che aveva offerto alla Samaritana, che é per la vita eterna. E a percorrere il cammino del Regno fino alla croce, per essere figli di Dio.

5 - Il prete televisivo di cui sopra, in questi giorni ha mandato una lettera a tutti gli iscritti come devoti del suo santuario. La lettera chiede: aumentate le vostre decime, perché dobbiamo costruire un santuario piú grande! Quando si arriva sempre ai soldi la spiritualitá scombussola la scala dei valori. Il mercato, con buona pace di Gesú che non voleva mercanti nel Tempio, é ovunque. In alcuni santuari manca solo, ormai, il distributore automatico della comunione.

6 - Il vescovo Dom Demetrio Valentini scrive (su Adital) che la favola del lupo e dell´agnello é sempre attuale. Il lupo inventa continuamente tranelli per farsi avvicinare dall´agnello e papparselo. L´agnello é perduto, se oltre che disarmato é pure ingenuo!

7 - Dom Erwin, vescovo degli indios del Rio Xingú, in Mato Grosso, é stato insignito a Ginevra col Premio Nobel Alternativo per la sua lotta in difesa del popolo Kaiowá-Guaraní, una delle minoranze etniche ancora oggi minacciate dal genocidio che sta distruggendo gli indios fin dal primo viaggio di Cristoforo Colombo. É accaduto il 10 dicembre, anniversario della dichiarazione universale dei Diritti Umani. Dom Erwin, vero e proprio Bartolomeo Las Casas redivivo, ha parlato alla buona a un uditorio di 300 persone, spiegando la sua lotta ispirata ai valori del Vangelo e mostrando come sia assurdo che ancora oggi il mondo permetta lo sterminio degli Indios. Non posso tradurvi qui il suo lungo discorso, ma é anch´esso una storia di lupi che sbranano agnelli.

8 - Su internet sono disponibili, gratis, due film antichi di Mario Monicelli: "La grande guerra" e "Le rose del deserto". Un omaggio postumo al grande regista italiano che si é suicidato. Satira e sarcasmo contro le ideologie e le bugie con cui si mandano i giovani ad uccidere e morire in guerra. I bisnonni ci sono cascati e hanno imparato la lezione, ma non sono riusciti a passarla ai ai nipoti, che ci ricascano. E il lupo continua a mangiare gli agnelli. Ma noi - scrive ancora Dom Demetrio - crediamo piú alle utopie dei Profeti che alle favole di Esopo. "Il lupo abiterà con l'agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà" (Isaia 11, 6).

9 - Se riuscite a leggere e capire un pó di spagnolo o portoghese, vi conviene aprire ogni tanto il sito www.adital.com.br (ha il bottone per cambiare dal portoghese allo spagnolo. É un sito di informazione latino-americana ricchissimo e molto seguito. Tanto per farvi un´idea, nel momento in cui scrivo ha 1530 visitatori online. Vi segnalo due articoli molto interessanti in bacheca in questo momento, che io non vi posso riassumere e tradurre per questioni di spazio e tempo. Ambedue sul passaggio di mandato di Lula a Dilma, ma di segno contrario. Il primo é di Frei Beto, dal titolo "Grazie, Lula". Il secondo di Sandro Malvezzi, agente della Pastorale della Terra del Nordest, dal titolo "Trasposizione da Lula a Dilma". Uno descrive le promesse mantenute da Lula e i benefici che ha fatto al Brasile. Il secondo documenta le promesse e le angherie commesse dal governo nella trasposizione del fiume São Francisco, dove tutti i danni previsti si stanno concretizzando. E dove l´acqua, tolta abusivamente a chi abitava lí da secoli, sará venduta al litro e diventerá l´acqua piú cara del Brasile.

10 - Basta cosí. Pensiamo al Natale, e a Gesú giá in mezzo a noi: la luce brilló nelle tenebre. Le tenebre non la accolsero, peró non riuscirono a spegnerla. Informandoci sulle tragedie economiche e politiche che stanno accadendo in tutto il mondo c´é piú da temere che da rallegrarsi per il presente e il futuro prossimo, ma il pessimismo e la paura non risolvono i problemi e fanno male alla salute. Meglio guardare questa luce. Leggete la mia traduzione dell´ultima poesia di Dom Pedro Casaldáliga vescovo emérito di São Felix (Mato Grosso), minato dall´etá e dal Parkinson, ma ancora colmo di vigore spirituale.

"É difficile detectare l´Annuncio - tra tanti annunci che ci invadono. - Esiste ancora Natale? - Natale é Buona Notizia? - Natale é anche Pasqua?

Sappiamo che «non c´é posto per loro». - Sappiamo che c´é posto per tutti, - perfino per Dio....

Il bue e l´asino - in fuga dal latifondo - si rifugiarono negli occhi di questo Bambino.

La fame non é solo un problema sociale, - é un enorme delitto mondiale.

Contro l´Agro-Business capitalista - l´Agro-Vita, il Ben Vivere.

Tutto puó essere bugia, - eccetto la veritá che Dio é Amore - e che tutta l´umanitá - é una unica famiglia.


Dio continua ad entrare dal basso - piccolo, povero, impotente - ma che ci porta la sua Pace.

Dona Maria e il sor Giuseppe - continuano nella comunitá. - La Veva é ancora india Tapirapé. - Il sangue dei martiri - continua a fecondare la primavera alternativa. - I bastoni dei pastori - (e pure del Parkinson) - le bandiere militanti, - le mani solidali - e i canti della gioventú - continuano a cullare il Cammino.

Le stelle si vedono solo di notte - e di notte sorge il Risorto. - «Non abbiate paura».

In coerenza, con cocciutaggine e nella Speranza - siamo ogni giorno Natale - ogni giorno siamo Pasqua. - Amen, Axé, Awuiré, Alleluia".

Pedro Casaldáliga - Natal 2010, ano novo 2011.

7 dicembre 2010

LO FACCIAMO O NO, IL PRESEPIO?

Foto: 1 - Il mango; 2 - La cappella; 3 - c´é un pensatore nei paraggi; 4 - e pure un gufo solitario.


Gli italiani che arrivano qui chiedono sempre di mangiare un mango, e la gente ride: perché ci vorrebbero dei denti molto robusti per farlo. Il mango é l´albero, la frutta é la manga, come il pero e la pera, il melo e la mela. Ho scritto buona parte di questo post in un intervallo del ritiro spirituale della Fraternitá Famiglia di Nazaret (alla quale sono iscritto ma partecipo raramente) sotto i manghi. Siamo andati nella cappella della chacara della parrocchia, opera di don Eligio. Eravamo in sette: due preti di Goiania e cinque della nostra diocesi. La Fraternitá si ispira alla spiritualitá di Charles de Foucault, che voi conoscete (o no?). Si fa la riflessione su un tema biblico (quello di ieri e stamattina era Giovanni 14, 23: "chi mi ama seguirá la mia Parola, e il Padre mio lo amerá. Io e mio Padre verremo e abiteremo in lui"). Poi c´é un´ora di adorazione del Santissimo, la revisione di vita in circolo, e due ore di riflessione individuale che viene denominata "deserto", simbolicamente in sintonia con il luogo scelto da fratel Carlo per la sua testimonianza personale umile e silenziosa accanto ai Tuareg, nel deserto algerino. Fermarsi di tanti in tanto per schiarirsi le idee e incoraggiarsi a vicenda é un bisogno, in questo mondo che corre ad alta velocitá e spesso ci fa provare lo smarrimento di chi non sa piú dov´é e che cosa sta facendo.

Uno che sembra avere le idee chiare in questo momento é Lula. É a fine mandato e vive uno stato di grazia. Nell´intervista che ha concesso alle reporter di Globo si é presentato sereno, ha parlato alla buona ed é stato smagliante. "Presidente, indicherá il nome del prossimo presidente del Supremo Tribunale?" Risposta: "io ho il mio nome pronto, ma siccome sono a fine mandato chiederó alla Dilma. Se lei vuole lo indicheró, come é di mia competenza. Se preferisce indicarlo lei, io staró zitto". "Presidente, lei ha un contratto pronto per l´acquisto di bombardieri per l´esercito: lo firmerá prima della scadenza del suo mandato?" Risposta: "No, é un contratto molto impegnativo, con un costo molto alto per il paese, che dovrá essere pagato a rate per molti anni. Inoltre ci sono alcuni aspetti che bisogna studiare meglio. Io passeró a Dilma il progetto, e sará lei a prendere la decisione se firmare o no". "Presidente, le costa molto lasciare il posto?" "Lasciare é sempre doloroso, é come partire per un lungo viaggio. Peró io sono confortato dal fatto di aver raggiunto i miei obiettivi. Volevo fare un governo contro la fame e per l´innalzamento del reddito dei lavoratori, e ci sono riuscito. Volevo governare in dialogo democratico con tutta la societá e l´ho fatto, tanto che sono stato rieletto. Volevo arrivare ad eleggere il mio successore, e il popolo ha votato la Dilma, mia candidata". "Presidente, crede che la Dilma continuerá la sua politica tutta rivolta all´interesse del popolo brasiliano?" Risposta: "La Dilma ha una storia di guerriera, voi lo sapete. Chi ha una storia come la sua, che é passata per tutto quello che ha passato, e dopo 40 anni si ritrova Presidente della Repubblica, non puó non rendersi conto delle opportunitá che ha a disposizione e della necessitá di coerenza. Inoltre é donna. Il Brasile é ancora un paese maschilista, che crede poco alle capacitá di governare della donna. Come io ho dovuto dimostrare che un operaio puó essere un buon Presidente, lei dovrá dimostrare che lo puó essere anche una donna. E sono convinto che lo fará".

Intanto, come avevo annunciato, é uscita l´agenda latino-americana, ed é stata presentata anche qui a Goiás. Quest´anno é in 5 lingue: portoghese, spagnolo, tedesco, francese e inglese. Non é stata tradotta in lingua italiana come l´anno scorso. Si vede che non vendeva abbastanza da pagare le spese. É un peccato, perché il tema é molto interessante: “Quale Dio? Quale religione?” (Lo scorso anno il tema era “Salviamo il pianeta). Vi hanno lavorato teologi, teologhe e artisti di comprovata passione per il Regno di Dio, di tutta l´America Latina. Alcuni nomi: José Maria Vigil - Panamá, teologo; Dom Pedro Casaldáliga, vescovo emérito, São Felix del Brasile; Franz Damen, belga, Bolivia; Cardinale Paul Poupard, del Consiglio Pontificio per la cultura, Vaticano; Veronica Calderón, Spagna; Eduardo Hornaert, Bahia, Brasile; Joao Arias, Rio, Brasile; Pere Torras, Spagna; Ernesto Cardenal, Nicaragua; Leonardo Boff, Brasile; Elza Tamez, Costarica; Felix Sautié, Cuba; et coetera.

I teologi dell´agenda si sforzano di riparare i danni di credibilitá provocati dall´uso che é stato fatto del nome di Dio e delle religioni per sfruttare e opprimere, sterminare gli indios, spogliare i popoli africani. Un articolo che ho letto su Adital racconta che nel 1600 - secondo Bartolomeo Las Casas - indios chiedevano ai missionari: “Vanno in paradiso anche gli spagnoli? Perché dove vanno loro noi non vogliamo andarci!" Per questo motivo, ma anche per lo sviluppo delle scienze che aprono ad una nuova visione del mondo, delle sue origini e delle leggi che lo governano; e ancora di piú per la crescita negli esseri umani della coscienza della propria soggettivitá, molta gente assume un atteggiamento di sospetto, ostilitá, rifiuto o indifferenza verso la religione. É un fenomeno che tocca tutte le religioni. I nostri teologi ricercano il vero volto di Dio per ristabilire un filling tra fede e cultura moderna, e per stimolare le persone religiose a lavorare insieme al progetto divino di elevare l´essere umano e a vivere la spiritualitá del Regno di Dio costruendo strutture di giustizia.

Ma anche fuori dall´Agenda Latino-americana, diversi teologi si sforzano di rielaborare e recuperare il senso fede cristiana per l´uomo moderno. Anche se a volte osano oltre i limiti e soffrono interdetti ufficiali, sono libri da leggere, magari perdendo meno tempo con la televisione e internet. Il confronto con i dubbi e le perplessitá degli agnostici, degli atei, o piú semplicemente dei critici, ci aiuta ad andare piú a fondo nelle questioni fondamentali della fede che noi, a volte, liquidiamo con un "ci credo" che é un´adesione solo formale, di pigrizia. "Crederci" é giusto. Ma smettere di ricercarne il significato ci fa perdere tutta la ricchezza di veritá della fede come redenzione, salvezza, peccato e perdono, sacramenti, dolore, inferno e paradiso, e tante altre: e puó anche rinchiuderci in una vita spirituale di isolamento e fuga. In fondo in fondo i dubbi li abbiamo anche noi, e averne paura non ci aiuta ad amare Dio e gioire del suo amore.

Continuando su questi temi, scrive Faustino Teixeira, dall´Agenda: “Non solo le religioni sono produttrici di senso nel nostro tempo. Abbiamo scelte spirituali significative, non religiose, che sono ugualmente molto importanti. Dobbiamo ampliare gli orizzonti per captare le energie spirituali che coinvolgono esperienze di umanizzazione. La spiritualitá non si restringe al dominio dello specificamente religioso. Come va dimostrando il Dalai Lama nelle sue opere, la spiritualitá riguarda, soprattutto, “le qualitá dello spirito umano”, come la capacitá di amore, compassione, ospitalitá, cortesia e delicatezza”. Non sono le qualitá che brillano nelle prime pagine dei giornali.....

É logico che i cattolici di Goiás non abbiano molto contatto con queste problematizzazioni dei teologi, ma a modo loro cercano la stessa cosa. Non decifrano, in generale, il linguaggio teologico, ma vivono la precarietá della vita, poveri tra poveri e cattolici visitati di porta in porta da una miriade di chiese e religioni. Domenica ho guidato il ritiro spirituale di avvento per le comunitá del mio settore, e sono rimasto impressionato dalla maturitá e apertura dei partecipanti. Passo a passo, lavorando in forma di ricerca in gruppo sulla lettura della predicazione di Giovanni Battista Matteo 3, 1-12) e sul primo capitolo di Giovanni, hanno sollevato tutte le problematiche moderne della fede: che cosa é "luce" e che cosa é "tenebre" nella nostra esperienza di vita? In che cosa consiste una autentica conversione e confessione dei peccati? Di che cosa dobbiamo pentirci? Quei peli di cammello e cintura di cuoio che portava Giovanni Battista sono solo penitenze di un mistico, oppure sono anche forme di resistenza al consumismo del dio mercato, di cui oggi abbiamo piú bisogno che mai? Per ultimo, dopo aver fatto un piccolo quadro delle miserie di Israele ai tempi del Battista, ho chiesto: “Quali sono le miserie della nostra cittá?”. Ne é uscita una fotografia nitida delle situazioni disumane locali, che colpiscono soprattutto i ragazzi, gli anziani e gli immigrati, ma anche molti lavoratori costretti a orari da schiavi ed esposti ad ambienti nocivi alla salute. Speriamo che questa presa di coscienza non sia solo una specie di letterina di Natale, ma un programma di iniziative e di lotta delle comunitá. E voi l´avete fatto il ritiro spirituale?

Quí piace molto la novena di Natale. Non ci sono, nel nostro clima, il freddo, la neve, le lunghe notti, l´atmosfera da favole per bambini, e altri ingredienti che rendono affascinante la nascita di Gesú nei paesi del nord. Siamo in piena estate. Si fa, tuttavia, il presepio, che é uma scena esotica d´importazione. L´unico simbolo del presepio che si adatta alla nostra realtá é la capanna, che agli anziani puó ricordare un passato non lontano e un presente ancora vivo e penoso per gli accampati e baraccati. Allora perché le comunitá si rianimano, la partecipazione aumenta, e fanno cortei da una casa all´altra portando com devozione i loro presepietti improvvisati? Mi commuove la loro fede e non ripeto nemmeno piú la domanda che ho fatto loro tante volte: “Chi é Gesú, per noi?” Diverse volte mi hanno risposto: “Per me Gesú é tutto”.

La domanda la faccio a me stesso: chi é questo Gesú Bambino che, dopo duemila anni, piace sempre di piú e riunisce moltitudini a cantare inni di speranza? Perché é invocato come luce nelle tenebre? É uno di cui abbiamo poche notizie certe. Dagli storici del suo tempo sappiamo solo, genericamente, che ha vissuto in Palestina ed é morto sulla croce. I libri su di lui sono opera di scrittori della cerchia dei discepoli e seguaci convertiti: testimoni di parte, poco affidabili, verrebbe voglia di dire. Tuttavia non mi sembra che la nostra gente si preoccupi della veritá storica del Natale, delle date, eccetera eccetera. Affascina il Gesú dei poveri, perché sono poveri e vivono in mezzo ai poveri. Il luogo diverso suscita modi di vedere ed esigenze diversi. Hanno la fede che é stata loro trasmessa. La stessa fede nella risurrezione di Gesú Cristo che, dopo la sua morte, infiammó i primi discepoli. I quali, poco a poco, riscattarono ogni passo e insegnamento della sua vita e ne fecero il loro sogno, il loro progetto di mondo. Dalla fede delle comunitá nacquero, nel corso di secoli, i libri biblici che parlano di Lui, e che noi conserviamo come “rivelazione divina”.

Il Papa, nei giorni scorsi, há pubblicato la “Verbum Domini”, in cui riscrive a modo suo (di suo pugno, dicono) le riflessioni dell´ultimo Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio. Mons. Ravasi aveva redatto il documento finale del Sinodo: ora ha ricevuto il cappello da Cardinale (oh che bel cappello!) ed é probabile che abbia aiutato il Papa nel testo dell´enciclica. Io non l´ho ancora comprata, peró mi é arrivata qualche anticipazione e vi ho trovato questa citazione: “Il cristianesimo non é uma religione del libro: il cristianesimo é la religione della Parola di Dio, non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivo”. I miei complimenti a Benedetto. L´idea che si possa usare la Bibbia come un libro di testo zeppo di certezze di una dottrina cristallizzata, o peggio ancora come un canone di leggi morali tipo Codice di Diritto Canonico per condannare o assolvere il prossimo, é degna di totale ripudio. Non é questo lo spirito della Bibbia né tantomeno di Gesú. Egli ci guida e cammina con noi, popolo di viandanti sulla strada del Regno, immersi nel buio di questo mondo, a scoprire giorno dopo giorno i passi migliori da farsi, guardando avanti e intorno a noi, aiutati dalla luce spesso tremolante della Bibbia. Si segue questa strada per passione, non per legge: lo insegna nientemeno che San Paolo, l´Apostolo.

Ho letto (non so se é vero, perché non sono uno specialista) che Gesú nacque in una Palestina dissanguata dalle tasse dell´imperatore di Roma, Augusto. L´Impero, molti anni prima, aveva domato quel popolo nel sangue (studiosi calcolano che nella sola guerra di giudea – 50/60 avanti Cristo – siano stati uccisi circa 600 mila ebrei), e Augusto aveva poi messo dei re fantoccio per dissimulare il dominio culturale e soprattutto economico, ma di fatto il suo era un regime militare controllato da governatori come Ponzio Pilato. Famiglie che praticavano attivitá di sussistenza con scarsissimo surplus, si vedevano portare via fino al 40 o 50 per cento dei loro prodotti. Inoltre, i soldati uccidevano, stupravano, mandavano ragazze ai postriboli dell´impero e giovani ai lavori forzati o alla schiavitú perpetua. Gli ebrei avevano un detto: "Non fidarti di un goï (un romano) nemmeno se é sepolto da 40 anni". In un clima del genere ogni buon giudeo, conoscendo a memoria le promesse messianiche dei profeti, aspettava un Messia che avrebbe restaurato il Regno d´Israele. Purtroppo di messia ne apparivano tanti, troppi. Alcuni guerrieri, che volevano la rivoluzione armata contro Roma. Altri penitenti, che chiamavano a ritirarsi nel deserto. Altri ancora ambiziosi, che finivano col fare i doppiogiochisti. Non si riusciva a capire quale fosse quello inviato veramente da Dio. Per chi há occhi per vedere, la nostra congiuntura mondiale assomiglia a quella, anche se la televisione non lo dice.

Lui, Gesú, arrivó in un modo talmente diverso dalle attese che pochissimi lo riconobbero. E anche chi lo riconobbe continuó a credere che prima o poi si sarebbe comportato da re per davvero. Cosa doveva fare un messia? Come avrebbe ristabilito il regno? Questo nessuno lo sapeva, forse nemmeno lui, all´inizio. Lo scopri pian piano, partendo dal basso, lontano dal Tempio e dalle corti che erano i centri di potere, spinto dagli eventi e illuminato dalle conversazioni col Padre dei cieli. La rivelazione fu progressiva anche per lui, probabilmente. Imboccó un cammino di non violenza, ma nemmeno di penitenza. Semplicemente di amore alla vita e di coerenza nella veritá e nella giustizia. Lo proclamó nel discorso della montagna e lo visse lui stesso. Un giorno gli fu rivelato di essere Figlio di Dio e che suo Padre lo aveva scelto per indicare la strada del Suo Regno. Poi affrontó la croce e la risurrezione. La vergogna della croce per chi aveva la passione della giustizia e della veritá. La risurrezione del Giusto che há dato la vita per gli altri. Queste due cose sono il fondamento vero della nostra fede. Sono le nostre radici cristiane. Chi pensa solo ai riti solenni, alle stole e ai raduni di massa e dimentica la lotta per la giustizia, é da mettere tra coloro che attendevano il Messia per ricostruire il Regno di Israele, che poi, in fondo in fondo, non era che una delle tante dittature.

Termino alla brutta: che facciamo il presepio o no, "mi piace concludere con una frase di Calcaterra" – diceva sempre quel buonuomo del mio compianto prof di letteratura. Anzi no, questa non é di Calcaterra, ma di Frei Beto: “Sicuramente il Natale é una occasione propizia per nascere di nuovo, come Gesú propose a Nicodemo......

30 novembre 2010

NEL REGNO DELL´UTOPIA

Foto: una folla di Goiás.

Riguardo al mio ultimo post: un collega piú anziano, spagnolo, appena tornato da due anni di missione in Mozambico, mi avverte che il movimento carismatico non é piú tanto forte come lo si immagina. Pure i preti piú famosi delle "messe-show" - dice lui - stanno volando piú basso: chi per intervento di autoritá ecclesiastiche, e chi per malattia, depressione, forse ripensamento. L´entusiasmo popolare, secondo lui, é in calo, e il tempo si incaricherá di separare il grano dalla pula.

Nel frattempo siamo andati al Centro di Pastorale di Goiás per il tanto atteso incontro diocesano di coordinamento pastorale. I delegati si sono impegnati molto. Quanto ai risultati, vedremo! Tutti d´accordo, pare, nel denunciare che "viviamo immersi in un sistema economico neoliberale che promuove l´individualismo e l´esclusione e mette in primo piano come suo obiettivo il mercato, il lucro e il consumismo, relegando in secondo piano gli altri valori". E altrettanto nell´accusare "i mass media che servono questo sistema, lo diffondono e lo rafforzano". Effetti di questo mostro perverso sono la distruzione dell´ambiente, l´emigrazione forzata della popolazione, e lo scempio della famiglia con il capovolgimento dei valori, l´alcool e la droga. "Quando si tratta di dare la colpa agli altri - osserva la coordinatrice Carmen - ci troviamo facilmente in sintonia". A suo parere la condanna del sistema é tutta meritata, ma quella dei mass media é troppo unilaterale. Essi possono essere usati, e in parte lo sono, anche per creare una coscienza ambientale e tanti altri valori.

E noi, Chiesa di Goias, come siamo messi? La sintesi dei delegati non é stata lusinghiera: "poca coscienza politico-sociale, scarso senso della cittadinanza, non seguiamo l´operato dei candidati che abbiamo eletto e non ci manteniamo informati sulle politiche pubbliche. Al nostro interno abbiamo una montagna di attivitá suddivise in compartimenti, ogni pastorale é un cassetto - se ne apre uno e si chiude l´altro - con dispute di lideranza e una buona dose di individualismo". Verifica é il contrario di apologia. Non si puó cadere in depressione per questo tipo di analisi. Si dimenticano i lati positivi e si accentuano le magagne, nel tentativo di misurare la distanza tra il "sogno" (nel senso buono) e la realtá, per riprendere poi coraggio e andare avanti meglio.

Al ritorno ci ho ripensato, e mi sono chiesto: "Ci rendiamo conto della complessitá di quello che chiamiamo "sistema economico neo-liberale"? Di quanti fattori esso é composto? Noi ne parliamo "per summa capita", come se fosse un mostro diabolico, un complotto costruito da un gruppo ristretto di persone, gruppi di potere che si organizzano per accumulare a spese degli altri. C´é anche questo, ma c´é di piú. Il "sistema" é una tela inestricabile di interessi. É il "mercato". Dov´é che non arriva il mercato con i suoi vasi capillari e i suoi tentacoli?

Quella che denominiamo "opzione diocesana" é la scelta di camminare secondo il progetto del "Regno di Dio". É la nostra Utopia (non come vana chimera ma nel suo significato piú nobile, di progetto per un futuro possibile ma non a portata di mano). Non é nemmeno pensabile di realizzarla nel breve tempo della nostra vita. Cambiare il sistema é compito della societá civile. La Chiesa é fatta di cittadini che possono e devono stimolare e suggerire, ma non é un potere eletto e contrapposto. Non ne ha nemmeno la competenza. Basterebbe che i battezzati aprissero gli occhi e imparassero a proteggersi dall´ideologia del mercato che disarma le resistenze. E prendessero coscienza delle molteplici forme con le quali tale ideologia viene propinata attraverso l´infomazione, lo spettacolo, la scuola: e spesso, ben camuffata, anche per mezzo delle lezioni di morale e religione. Vale il tentativo di costituirci in una comunitá ecclesiale che pensi, agisca e viva l´ideologia del Regno dei cieli in contrapposizione all´ideologia del mercato. Questo é ció che si vuole ottenere da tutto il processo di preparazione e celebrazione della nostra 19a assemblea diocesana. Riuscirci sarebbe un successo.

Il ritorno in parrocchia é un atterraggio, perché qui questo progetto é recepito con gradi di intensitá e consapevolezza assai diversificati. Molti non sanno nemmeno che esista, altri ne hanno una vaga idea. C´é chi lo capisce bene e vi si ingaggia anima e corpo anche senza sforzi mentali. Adelaide (nome fittizio) é una lavoratrice domestica. Pochi studi e basso stipendio. É presente a tutte le riunioni e non interviene quasi mai. Ha imparato a leggere abbastanza bene, ma si esprime con scioltezza solo nei momenti di preghiera comunitaria. Tuttavia é sempre la prima a offrirsi per i servizi di pulizia, di cucina e di organizzazione della preghiera o degli incontri. La sua testimonianza é ammirata e compresa da tanti piú di qualsiasi intervento e discorso. Guai, peró, se non ci fosse chi fa gli interventi. Le persone come lei si alimentano della Parola di Dio che, pedagogicamente, ha bisogno dei nostri balbettii e dibattiti per arrivare al cuore di tutti.

Poi, come faccio sempre notare, in parrocchia c´é una miriade di chiese, gruppi religiosi e gente senza religione definitiva. A Itaberaí esistono vie con 5 chiese diverse, oltre quella cattolica. Per fare una bella liturgia ci bastiamo, ma l´Utopia del Regno é un processo che deve fare i conti con tutta la societá. Nelle religioni siamo degli inquadrati. Quanto piú abbiamo studiato la teologia o quanto piú siamo fedeli e devoti alla Chiesa, tanto piú siamo inquadrati. Come tali, abbiamo l´inclinazione a considerare fuori gioco quelli che non lo sono. Anche ai tempi di Gesú era cosí. In Israele c´erano centinaia di religioni e di idoli. Ogni popolo che in passato aveva invaso e soggiogato Israele vi aveva lasciato qualche idolo e qualche gruppo di devoti. "Niente é piú contrario alla veritá storica che immaginare un ambiente ebraico omogeneo, in Giudea o in Galilea" (André Charaqui, Iohanan, editora Imago). Gesú ci passava in mezzo e andava oltre. Nei Vangeli non si incontra nemmeno un intervento duro di Gesú contro il sincretismo o il pluralismo religioso. Lui si dirigeva ai pescatori, ai samaritani, ai pubblicani e perfino ai pagani. A quelli che erano fuori dalle inquadrature. Il cammino del Vangelo e del Regno oltrepassa di molto i confini delle singole Chiese o religioni.

Sono orizzonti lontani, speranze, mete che si scorgono soltanto con gli occhi della fede. Intanto, mentre si sogna il Regno, impariamo a vivere la fede nel mondo post-moderno, che é molto diverso da quello della mia infanzia e gioventú. Quando ero ragazzino, ogni mattina percorrevo 4 chilometri in bicicletta per andare a servire la messa. Sapevo a memoria tutte le risposte in latino, ma ero distratto. Il cappellano mi dava dell´oca e di tanto in tanto mi allungava anche un "cucco". Sono cose che non si fanno piú da molto tempo e oggi non sono nemmeno pensabili, ma la sensibilitá é ogni giorno piú esigente quanto alla coerenza. Se parliamo di amore e di comunitá, dobbiamo viverla ogni momento nei minimi dettagli. Al minimo sgarbo vero o presunto, le persone scompaiono per sempre. Non sentono nemmeno il bisogno di dirtelo. Hanno scoperto che la Chiesa di Cristo é molto piú grande della tua, o meglio, che si puó essere dentro alla tua Chiesa ed essere lontanissimi da quella di Cristo o essere fuori dalla tua e dentro a quella di Cristo. Stanno con noi a causa della fede in Cristo, e finché la sentono presente in mezzo a noi. Noi siamo costretti, per amore o per forza, a creare un clima fraterno e comunitario.

Forse i laici si fanno valere piú in questo modo che con il diritto di voto nei vari consigli di pastorale. Io rimango a bocca aperta per l´ammirazione di fronte allo stile evangelico che hanno imposto nelle nostre comunitá: accolgono la gente con abbracci e benedizioni. Appena arrivi, la coordinatrice di turno ti presenta la scaletta della celebrazione o della riunione: canti, letture, simboli, entrata solenne della Bibbia, eccetera. La gente ti saluta, ti benedice e chiede la benedizione: con sinceritá e spontaneitá, senza nessun indizio di formalismo, servilismo o bigottismo. Dopo, arrivano le espressioni di soddisfazione e i complimenti: se non dicono niente é segno che devi farti un´autocritica.

Il rapporto umano fraterno non solo tra i fedeli ma anche tra la gente e i preti, pur essendo fatto di piccolissimi gesti e parole, probabilmente é una delle conquiste piú belle e importanti e irreversibili (speriamo: ma gli imbonitori hanno molti canali televisivi, quindi non si sa mai!) del dopo-Concilio. Non ci incontriamo piú per osservare precetti o assolvere impegni ma per il piacere di vivere insieme il nostro cammino di fede. Non capisco come mai ci sia tanta gente che vuole ripristinare balaustre, tonache, proibizioni e separazioni. In uno dei nostri consigli é saltato fuori un seminarista che ha posto, con aria corrucciata, la grande questione: "Possono i laici leggere il Vangelo nella messa?" Ma non é che molti di loro hanno il libretto della liturgia quotidiana e si leggono le letture dei giorno ogni mattina prima del lavoro? E allora....!

22 novembre 2010

TRASGRESSORI SALVANO IL FUTURO?

Foto 1 e 2: la pianta di oiti che fa ombra davanti al mio cancello.

Il 20 novembre scorso era la "giornata della coscienza negra": una commemorazione nata dalle rivendicazioni di una delle tante culture oppresse. C´é un ampio movimento dei negri (cosí vogliono essere chiamati, per sottolineare l´orgoglio della razza contro le discriminazioni del colore della pelle sottinteso nell´aggettivo "pretos=neri") dietro di essa. La storia dei negri in Brasile é da strappare il cuore. Fu una delle schiavitú piú feroci della storia, cominciando dalla "tratta" e dalla commercializzazione che erano un autentico inferno, fino al 1884, l´anno della emancipazione ufficiale. E poi anche dopo, perché non avendo ricevuto dal governo nessun supporto per ricominciare una vita in libertá, molti si rassegnarono a continuare con gli stessi padroni di prima.

Come rivalsa essi hanno dato al Brasile la musica piú gioiosa del mondo, gli strumenti musicali e i ritmi seducenti (la musica popolare brasiliaina - MPB) diffusi ormai nei cinque continenti. Non é un mistero su cui dovremmo riflettere? Il Brasile ha adottato la loro cucina, la danza, il folklore, ed essi hanno influenzato profondamente la formazione della lingua, dello stile di vita, delle relazioni umane e della religione popolare. Sono un modello di resistenza: hanno risposto all´odio e alla crudeltá con le armi dell´amore. A Goiás la festa della Madonna del Rosario (in ottobre, per nove giorni di seguito), é l´occasione in cui essi possono presentare a un folto pubblico la loro ricchezza culturale e la faccia piú simpatica della loro umanitá. La cittá di Goiás fu per 50 anni (1725-75) una ricca miniera di oro, e lí si concentrava il maggiore traffico di schiavi. Il lavoro manuale delle miniere era tutto riservato a loro.

La devozione alla Madonna del Rosario fu introdotta in Brasile dagli schiavi tratti dalle coste dell´Africa, dove i domenicani li avevano iniziati a questo culto. La Chiesa missionaria fece poca opposizione al sistema schiavista, anzi, le Congregazioni religiose spesso si servirono di schiavi nei loro lavori manuali. Peró ebbe cura delle loro anime. Si racconta che il padre gesuita José Anchieta, una volta, camminó per 12 chilometri a piedi, di notte e sotto la pioggia, per portare l´unzione degli infermi a uno schiavo moribondo. Furono perfino dispensati dall´obbligo di sposarsi per avere figli, dal momento che l´indissolubilitá era in aperto conflitto con il "diritto" dei padroni di rompere le famiglie per venderli o comprarli singolarmente, e quindi era impraticabile. Nella nostra societá benestante e preoccupata per la sopravvivenza del proprio modello di vita é difficile che la gente si ricordi di come ha raggiunto l´attuale benessere e di quanto male ha fatto agli africani. Invece dovrebbe meditarvi sopra, per capire uno dei tanti motivi per cui tutto il sistema, oggi, traballa.

Come avevo giá annunciato, I responsabili della Diocesi di Goiás e delle sue comunitá di base, in questi giorni, sono concentrati nella preparazione della prossima Assemblea Diocesana prevista per sabato e domenica prossimi (27-28/11). Il Vescovo e il coordinatore diocesano di pastorale (il nostro Padre Severino), puntano a una verifica e una conferma dell´opzione fondamentale della Diocesi: essere una Chiesa Popolo di Dio secondo lo spirito del Vaticano II, in cammino verso il Regno, alla luce della Parola di Dio, ma con un impegno "samaritano" verso gli oppressi come parte essenziale dell´"essere discepoli di Gesú". Una Chiesa-rete di comunitá di base, quindi con uno stile e uno spirito laicale (non laicista) fondamentato nella essenziale vocazione battesimale a partecipare al sacerdozio di Cristo. Ma sono parole o fatti? Noi abbiamo questo dualismo da districare, mentre voi in Italia organizzate il Consiglio di Stato per decidere il destino di Berlusconi.

Non so se l´avete letto, ma nel post di alcuni giorni fa avevo segnalato che per mantenere viva la speranza bisogna leggere il nostro percorso e quello di tutta la Chiesa come un processo, e non come eventi singoli che si esauriscono nel momento in cui avvengono. L´avevo appena scritto, ed ecco che incontro un collega giovane che vive la passione delle nostre scelte pastorali, e mi dice: "Prepariamo un´Assemblea sognando di portare avanti una Chiesa cosí, ma non so se ci riusciremo, perché la nostra pratica conduce verso la direzione opposta". É vero anche questo: c´é un processo in una direzione, e un altro processo nella direzione opposta. C´é anche qui una fetta di Chiesa che si vuole occupare piú di preservare la struttura pré-conciliare che di seguire Gesú Cristo. Restringono lo spazio dei laici, sottolineano la separazione tra clero e laici, proibiscono la lettura liturgica alle donne, trascurano le pastorali sociali e centralizzano la vita della Chiesa nel Tempio. Et alia huiusmodi. Alcuni cominciano dal seminario a programmare la loro prossima collezione di stole, tuniche e arredi da sacra boutique. É l´aria che tira.

Esiste anche, tra noi, una nuova fattispecie di trionfalismo che si impone con il fervore religioso e una buona dose di eccitazione emotiva. La spettacolaritá delle sue messe attrae i giovani. Le sue reti televisive entrano in ogni casa e tengono compagnia alle donne affacendate e ai malati. In quale direzione stanno andando? Nessuno lo sa con sicurezza. La nostra "forma mentis" istituzionale ci fa credere che siano nostalgici della Chiesa preconciliare, ma non é detto! Sono molto diversi dagli integralisti dei secoli scorsi: non si alzano all´alba, non fanno penitenze e non si flagellano, amano un certo sfarzo nel culto, celebrano matrimoni da favola e predicano la "certezza che Dio ci perdona tutto". Le loro prioritá sono il canto e preghiera di lode e il "sentire" lo Spirito Santo quasi come loro proprietá privata e individuale. Esibiscono fortemente le loro conversioni, le esperienze di Dio personali e individuali, il ritrovamento del "senso" della vita.

É un movimento (mi pare) che non dialoga con la cultura del nostro tempo e non é in grado, né si cura, di "rendere ragione della nostra fede" (vedi prima lettera di Pietro) ai critici e agnostici di oggi. Peró condivide lo stesso spirito individualista, esibizionista e consumista. Ostenta senza patemi d´animo, una religiositá anti-moderna. E fa successo. Nello stesso tempo porta dentro alla Chiesa la ricerca dello spettacolare. Si muniscono di un corredo elegante e colorito per servire all´altare: una tunica per ogni colore del tempo liturgico. Sono ricercatissimi negli arredi e nelle decorazioni floreali. Dove possono, impongono l´annuncio del nome e cognome del lettore prima di ogni lettura della messa. "Chiediamo ai padrini di comprare un asciugamano ben ricamato, da passare sul capo del bambino dopo il battesimo" - insiste una coordinatrice della pastorale battesimale. E aggiunge: "In diverse parrocchie della capitale lo fanno giá!". Ma é pur sempre un movimento che riempie dei vuoti e va incontro a un sentimento o a un bisogno popolare.

Questo fenomeno é uno dei frutti del cambiamento epocale? É possibile. Gli equilibri del mondo sono instabili e il prossimo futuro si preannuncia sempre piú tempestoso. Come fa notare il giornalista brasiliano Boaventura de Souza Santos, abbiamo appena visto Obama, Presidente degli Stati Uniti, implorare la Cina e altri paesi emergenti di non utilizzare le barriere doganali e gli interventi sul cambio contro il suo paese - che ne ha sempre fatto uso contro gli altri - perché "un´economia americana forte serve a tutti". É il crepuscolo di una civiltá, affermano alcuni pensatori. Ed ecco che, mentre i teologi si sforzano di trovare formulazioni della fede comprensibili e accettabili per la societá attuale (post-moderna), ed altri si spaventano e cercano di restaurare ció che fu, si solleva un´onda anomala e trasgressiva che dá un calcio sia al presente che al passato. É difficile da inquadrare. Bisogna stare a vedere come si sviluppa. Spesso, nella storia, i trasgressori hanno salvato il futuro. L´apertura del Cristianesimo al mondo pagano fu opera di Paolo, un carismatico due volte trasgressore: passó dalla condizione di fariseo, cioé giudeo rigoroso, a quella di convertito alle prime comunitá giudaico-cristiane; e poi da quelle ad un nuovo tipo di comunitá formate da pagani che accettavano Gesú ma ignoravano e rifiutavano la legge mosaica.

Sperando di non scandalizzare, aggiungo che l´Antico Testamento ci offre una rassegna di trasgressori che salvarono il futuro. Ruth, figlia di Noemi che era rimasta vedova dopo avere emigrato in terra di Moab per sfuggire alla siccitá, seduce Booz, un proprietario terriero di Moab, parente del proprio defunto padre, per riscattare il seme di sua madre. Simbolicamente, va a spigolare nel suo campo di grano: vuole raccogliere i semi che lui ha lasciato indietro durante il raccolto. Poi lo ubriaca e si fa ingravidare sotto la tenda, accanto al faló. Si scopre poi che Booz era discendente di Farés, il figlio nato da Giuda in una unione trasgressiva con la nuora Tamar. Ruth, a sua volta, é discendente di Moab, figlio incestuoso di Lot con la sua figlia piú vecchia. Dall´unione dei due discenderá il re Davide, da cui discendono Maria e Gesú, il Messia. (Cfr. A Alma Imoral, di Nilton Bonder, editore Rocco, 1998).

"Il futuro si costruisce solo con ció che non c´é mai stato - la trasgressione di un presente o di un passato" (A alma imoral - Nilton Bonder).

"O que será será", ma di sicuro dovremo convivere con questa ed altre "nuove onde" per molto tempo. E dovremo amarci ugualmente da buoni fratelli pure nel conflitto, perché se vogliamo l´ecumenismo di tutte le fedi religiose non possiamo scannarci tra di noi. Dovremo farlo senza perdere di vista il cammino e la meta e migliorando sempre piú la fede, la consapevolezza, la pratica. Le situazioni conflittuali non sono novitá nel percorso cristiano. Il Nuovo Testamento ne é pieno. "É con la perseveranza che conquisterete la vita!" - affermava Luca nel brano di Vangelo di domenica scorsa (21, 19).

Questa sará la 19a Assemblea della nostra Diocesi. La prima fu nel 1968, per dare inizio al percorso post-conciliare. Per capire che cosa significhi l´Assemblea per noi, dovrei tradurvi tutta la storia che ho giá steso in un librino in portoghese e ho sintetizzato in alcune pagine del nostro Diretorio Diocesano. Vi risparmio perché é lunga anche la sintesi. Quí si tratta di fatti e di vite umane, non di tesi di teologia pastorale: perció a sintetizzare troppo si perde la sostanza, che é la passione (il pathos) della vita vissuta. Abbiamo attraversato serie difficoltá per amore al Vangelo, ai poveri e alla Chiesa e siamo qui. Abbiamo davanti alcuni frutti buoni del nostro lavoro, ma anche parecchie nuove sfide.

Il vescovo dom Demetrio Valentini scrive un articolo per avvertirci che a Roma si sta riunendo la Commissione Preparatoria del Sinodo delle Americhe. Non si sono ancora visti risultati forti di questi sinodi continentali, ma la loro ragione di essere é importantissima. La Chiesa ha bisogno di "inculturare la fede" nelle singole culture, diversissime da un continente all´altro e all´interno di ciascun continente. L´Europa si vanta di essere il frutto di una inculturazione del cristianesimo, nato nel giudaismo, dentro al mondo greco-romano: che ha dato frutti ricchissimi, pure con parecchi aspetti discutibili, in contraddizione con le sue radici evangeliche. In America, specialmente in quella latina, la fede é arrivata con tutto il suo bagaglio di culture europee. É arrivata con la croce accompagnata dalla spada. C´é stata una catechesi forzata. L´inculturazione, se c´é stata, é avvenuta nella religione popolare negra e cabocla, che non si é mai integrata e non é mai stata accettata pacificamente dal clero. Ora bisogna superare la fase infelice della colonizzazione, affinché questi popoli possano rivolgersi a Dio nel loro modo di essere.

Ma perché sto a scrivere queste cose? In certi momenti mi sembra tutto un sogno o un bla bla bla inutile. Stasera c´é un sereno smagliante, le stelle sono cosí vicine che si fa fatica a credere alle distanze di miliardi di anni luce. Poco fa ho visto un meteorite attraversare metá del cielo come un razzo. Il creato di Dio invita alla pace. La strada del vangelo, invece, é sempre turbolenta. Due ore fa, nella messa, il Vangelo di Luca raccontava di come Gesú affrontasse apertamente le autoritá per la loro falsa religiositá, e come quelli progettavano di ammazzarlo mentre la gente, invece, ne era entusiasta. Peró lo stesso Luca racconta poi che quando Gesú fu inchiodato sulla croce la gente rimase a guardarlo da lontano, senza farsi avanti a difenderlo. É cosí che vanno le cose. La gente normale pensa a cose piú semplici, ad apprezzare e godersi le bellezze che Dio ha creato. Le prime parole che mi sono state rivolte questa mattina appena alzato sono quelle di una donna delle pulizie del comune che, raccogliendo con la scopa i frutti di oiti caduti sull´asfalto guardava con ammirazione la bella pianta che ho davanti a casa e commentava: "Padre, immagini questo bell´albero nella foresta, dove ci sono pacas e altri animali selvatici che fanno festa con la sua frutta!".

E per finire, ho qui un articolo di Frei Beto (Adital) che ci racconta: la Russia ha soppiantato l´America nel primato di commercio di armi. Tutti i paesi ricchi si arricchiscono, oggi, vendendo armi ai paesi poveri. L´America Latina negli ultimi anni ha quadruplicato le spese militari. E il Brasile di Lula non é da meno: "Nel dicembre del 2002, quando Bush chiese a Lula il sostegno del Brasile nell´invasione dell´Irak, il presidente eletto rispose: "La nostra guerra non é per togliere vite ma per salvarle. Noi combatteremo la fame!" Peró, poi, destina 13 miliardi al riarmo e 12,5 miliardi alla lotta contro la fame. Noi cattolici (e i vescovi) dobbiamo difendere la vita anche contro queste spese militari e contro le guerre, e non limitarci alla difesa dei nascituri o dei moribondi - é ció che sostiene il frate domenicano scrittore e giornalista.

E il 20 novembre scorso era la giornata della memoria delle vittime della strada. Cito ancora da Frei Beto (Adital): "Secondo l´Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS), muoiono nel mondo di violenza nella circolazione stradale, ogni anno, circa 1 milione e 200 mila persone. I feriti e/o invalidi sono piú di 20 milioni". In Brasile i morti sono circa 45 mila ogni anno, e i feriti 200 mila. Si punta a un aumento di potenza delle macchine e delle moto, che fanno tirare l´economia. C´é da stare allegri!

16 novembre 2010

FESTA DELLA REPUBBLICA

Foto: 1) Rio attuale, Piazza della Repubblica; 2) La Repubblica di oggi; 3) La Piazza dei Tre Poteri disegnata da Niemeyer in Brasilia.

Alcune notizie terra terra. Il nostro Padre Severino é in ferie. Buon per lui. Mercoledí 10 ho portato don Eligio a Goiania per una pulitura alle pupille. Accusava cali di visione, nonostante avesse tolto le cateratte. Il medico ha lavorato parecchio col laser, e a suo dire non ha raggiunto perfettamente il suo scopo. Peró don Eligio ci vede bene: ha solo dei cali di vista ogni tanto. Io ho fatto una gran fatica nonostante il tempo clemente, perché Goiania é una cittá troppo grande con molto traffico e complicata.

Il Centro Biblico ha annunciato il tema della prossima Campagna della Fraternitá: "Fraternitá e vita del pianeta". Quindi dedicheremo le riflessioni di quaresima all´ecologia. Tema fondamentale, che tuttavia perde ogni giorno consistenza pratica di fronte alla distruzione che avanza. Io sono un pó sconsolato. Chi affronta l´imprenditoria che, in un momento di crisi, rivendica sempre maggiore libertá d´azione? E i lavoratori, che si lamentano e criticano sommessamente per non perdere il lavoro, e non si organizzano per far valere i propri diritti, non solo ambientali ma anche tutti gli altri. Temo che noi usiamo registri ormai superati, e le nuove generazioni (la stragrande maggioranza) si pongono altre prospettive o hanno altri problemi da risolvere prima.

Chi scoppia di salute (economica) é, invece, la Congregazione dei Redentoristi, che progetta (cosí corre voce) di costruire a Trindade (GO) un nuovo santuario al Divin Pai Eterno con una capienza di 700 mila fedeli, in sostituzione di quello attuale costruito pochi anni fa in sostituzione dell´antico. Cosí a Trindade avremo tre santuari. Tutto questo in decorrenza del successo (ben appoggiato sulla rete televisiva Santuario) di questo tipo di devozioni che rendono bene anche finanziariamente. Qualche volta in detrimento della coerenza con principi non negoziabili.

Il comune di Itaberaí ha indetto per domenica prossima le elezioni del Consiglio Tutelare per i minori. Tutte le entitá, parrocchia compresa, presentano i propri candidati. É uno strumento democratico per andare incontro ai tanti problemi di violenza sui minorenni, ed é fondamentale partecipare per evitare che il Consiglio sia solo un gruppo di stipendiati per dare fumo negli occhi.

15 novembre, festa civile: anniversario della Repubblica. Non é cambiato niente nella mia giornata, ma é pur sempre una festa importante: perché é la memoria di un passo avanti verso una comunitá di uguali.

La Repubblica Federale del Brasile é nata il 15 novembre1889. Pose fine alla sovranitá dell´Imperatore Dom Pedro II. Fu dichiarata solennemente nella piazza che poi divenne la bellissima Piazza della Repubblica, a Rio de Janeiro, che fino agli anni 60 é stata capitale del Brasile. Le repubbliche, nonostante il bellissimo nome (res publica = cosa pubblica), nascono come possono: spesso malamente, con un atto di forza di un gruppo ristretto. Questa é sorta da un colpo di stato militare, peró incruento, organizzato dalle logge massoniche. Prese il potere il maresciallo Deodoro da Fonseca, che depose l´imperatore e il Consiglio dei Ministri dell´Impero e li sostituí con un Governo provvisorio repubblicano, di cui fu "eletto" Presidente. I nuovi ministri furono scelti tra i personaggi di maggiore spicco della massoneria, ed erano tutti (o quasi tutti, non ne sono certo) militari. Qualche cosa di buono lo dobbiamo anche alla massoneria: ha aperto la strada a una visione piú aperta della societá e ai diritti dell´uomo e del cittadino, pur con tutti i limiti dell´epoca. Allora potevano votare solo gli uomini di sesso maschile (dei gay la storia non dá notizia) e possidenti. Il primo sindaco di Itaberaí fu eletto, un paio di anni dopo, da soli sei elettori.

Il vescovo Dom Demetrio Valentini, in un articolo (Adital), fa notare che la nostra settimana della repubblica termina con la festa di Cristo Re. "Repubblica e Regno - sembra perfino una cosa combinata" - osserva il vescovo. Poi spiega che le due cose non si escludono ma devono essere mantenute separate. Il Regno dei cieli é la pienezza della vita, che si cerca di concretizzare un poco ogni giorno ma sará completa solo nell´"ultimo giorno". É una promessa di Gesú Cristo a cui noi aderiamo liberamente, attraverso un atto di fede che non puó essere imposto da nessun potere e nessuna legge. La Repubblica, invece, é la cosa di tutti, anche di quelli che non hanno una fede. Essa riguarda la vita concreta di oggi, quí su questa terra, per la migliore convivenza e la maggiore felicitá possibili dei suoi cittadini. Ogni cristiano puó e deve contribuire da cittadino anche con la ricchezza del suo patrimonio di fede, ma in condizione di paritá con gli altri cittadini. Chi usa le prerogative o i "poteri" che gli provengono dalla fede per forzare le coscienze dei cittadini a votare candidati o leggi dello Stato Repubblicano "come obbligo di fede o morale cristiana", commette una violenta invasione di campo.

A questo proposito, continuano strascichi di malumore per la recente campagna elettorale: la partita non é ancora chiusa. Non certo per la vittoria di Dilma, che ora sta lavorando alla composizione del suo prossimo esecutivo e giá partecipa alle ultime decisioni di Lula; ma per gli interventi inopportuni di tre vescovi, e in particolare di uno che ha diffuso volantini calunniosi in cui diffidava i cattolici dal votarla come sostenitrice dell´aborto. Anche dom Tomás ha scritto un articolo in cui afferma che in questa campagna il Papa e la fede sono stati usati per manipolare gli elettori.

Di solito - osserva il teologo José Comblin in una lettera abbastanza veemente a un amico teologo (Adital) - quelli che fanno queste incursioni in nome della fede, si dicono difensori della vita e lottano contro la depenalizzazione dell´aborto. Si credono difensori della vita perché condannano l´aborto, e usano un linguaggio violento, di condanna. "Si dá il caso che la Chiesa condanni l´aborto da sempre e ha stabilito una scomunica per tutti quelli che vi partecipano. In Brasile c´é una legge che lo criminalizza. Nonostante questo, il Brasile é uno dei paesi con maggior numero di aborti. C´é chi afferma che ogni 5 donne, una ha giá praticato un aborto. É sempre un aborto clandestino, e naturalmente é compiuto nelle peggiori condizioni possibili per i poveri. Poiché per quelli che hanno condizioni di pagarle ci sono cliniche ben equipaggiate, conosciute ma mai denunciate nemmeno dalla Chiesa. Su queste cliniche il potere giudiziario chiude pudicamente gli occhi. Alla fine dei conti si tratta di persone importanti. La legge non ha nessun effetto. I difensori della vita non difendono niente: parlano, parlano, ma le loro parole non hanno alcun effetto. Condannano e condannano, ma il delitto viene compiuto nella massima indifferenza. Parlano, e non succede niente. Impediscono allo Stato di depenalizzare, ossia, sono difensori dell´aborto clandestino, che é la situazione attuale".

"Giá che il documento era firmato da vescovi - continua Comblin - mi aspettavo che spiegassero che cosa stanno facendo nella pastorale della loro diocesi per lottare contro l´aborto clandestino, e facessero proposte ai candidati con base nelle proprie esperienze pastorali. Ma non c´era niente di questo nel manifestino. Sarebbe stato interessante sapere come faceva la pastorale diocesana ad evitare gli aborti. Ma non c´era nulla. I vescovi gridavano, spaventavano, condannavano, ma non dicevano quello che facevano. Alcuni lettori hanno pensato: giá che non parlano della loro pastorale per evitare l´aborto, dev´essere perché questa pastorale non esiste. Parlano contro l´aborto, ma non fanno nulla per evitarlo. Condannano e basta".

"Invece potrebbero fare molte cose. Molte donne che vogliono abortire, sono angustiate, sperdute, disperate che si sentono in una situazione senza uscita. Molte vogliono l´aborto perché i loro genitori non accettano il parto. Altre sono costrette dall´uomo che le ha stuprate, e che puó essere il loro stesso padre, un fratello, uno zio, un patrigno. Altre sono disperate perché l´impresa in cui lavorano non permette loro di avere un bambino. Altre sono lavoratrici domestiche e la padrona non accetta che debbano occuparsi di un bambino. Dunque queste ragazze vivono nell´angoscia e non sanno cosa fare. Non ricevono cure mediche, non ricevono consigli, non ricevono sostegno morale né materiale, perché tutto é clandestino e non osano nemmeno parlarne ad altri se non alle amiche piú vicine. Non trovando alternative, controvoglia e con molta sofferenza ricorrono all´aborto. La Chiesa non le ha aiutate quando avevano bisogno di aiuto". "Siamo tutti colpevoli, tutti complici per omissione e, in primo luogo, dovremmo chiedere perdono per la nostra negligenza invece di accusare queste donne".

"Non ha senso dire che sono contro l´aborto e che sto difendendo la vita se non faccio nulla. Non sto difendendo nessuna vita e l´aborto sta lí, e non faccio niente. Il governo ha una legge che criminalizza l´aborto e questa legge non viene applicata. Serve solo a rendere clandestino l´aborto, cioé, a farlo praticare nelle peggiori condizioni fisiche e morali possibili, salvo per le persone di buona condizione. Questa legge non é applicabile e la Chiesa nemmeno osa chiedere che venga applicata. Sarebbe necessario costruire migliaia di penitenziarie e mettere in prigione forse un milione di donne. La Chiesa non chiede questo e si rassegna all´aborto clandestino. In pratica non fa nulla contro l´aborto clandestino".

"Esiste l´alternativa alla depenalizzazione, che per i nostri difensori della vita é la proposta di Satana. Il ricatto dei cosiddetti difensori della vita ha fatto sí che tutti condannino la depenalizzazione, come fa la Chiesa. Chi sono io per giudicare? I vescovi del Regionale Sud 1 ritengono che sia meglio l´aborto clandestino. Chi sono io per discutere? Tuttavia, avrei il diritto di chiedere piú discrezione e umiltá, perché alla fine dei conti siamo tutti complici per omissione se non facciamo niente per prevenire gli aborti cosí numerosi in Brasile. La condanna é inoperante. Ma una pastorale della famiglia o una pastorale specifica per questo problema potrebbe evitare che molte donne angustiate e disperate debbano ricorrere all´aborto che nessuna donna chiede senza piangere. Perché aspettare a sviluppare questa pastorale?"


E conclude: "Allora, quale testimonianza ha dato la Chiesa con questo volantino elettorale?" Firmato: José Comblin, grande peccatore e complice per omissione.

Commento mio, a mó di mediazione: la pastorale deve studiare una proposta di depenalizzazione che non risulti in una approvazione dell´aborto e non possa essere confusa con essa. Per esempio: le ragazze in situazione disperata possono presentarsi ad un "comitato famiglia", da istituirsi in ogni comune, senza essere denunciate e con diritto alla privacy. Il comitato provvederá ad assisterle nel parto e a trovare chi adotti il figlio, nel caso che la partoriente si trovi nell´impossibilitá di tenerlo con sé. La Chiesa, che ha chiesto di non sopprimere il feto, potrebbe fare la sua parte accogliendo i bambini nei palazzi vaticani o presso famiglie cattoliche e nei conventi di suore disponibili. É una cooperazione possibile tra la Repubblica e il Regno?