25 settembre 2010

SILENZI PROFETICI?

Le foto: 1)Il vescovo Dom Carmelo Scarpa; 2)Particolare del circolo degli esercizi spirituali, con don Maurizio in mezzo; 3)Sembra il patriarca Noé, ma é il nostro Frei Marcos, op, anni 81, veterano della diocesi.

Quando è che il silenzio é profetico? Questa è la “pulce nell´orecchio” che mi è rimasta dopo tre giorni di esercizi spirituali. Spirituali?? Direi prima di tutto fisici! Goiàs è in una buca, e il vecchio monastero è situato nel punto piú profondo. In questo settembre secco e torrido l´aria della cittá odora di fumo perché il cerrado, tutt´attorno, brucia. E il caldo é opprimente. Ho dormito per tre notti in un forno, colando di sudore come un gelato esposto al sole, cullato dai violini delle zanzare. Dicono che il sudore espelle dal corpo tutti i veleni. Se è vero, in questo momento io sono pulito dentro, “incontaminato” come i luoghi turistici che la signora Colò vi presenta in TV ogni settimana.

In compenso abbiamo avuto la grazia e il piacere (si dice così?) di una buona guida: il vescovo di Sao Luis de Montes Belos, diocesi confinante con la nostra. Il suo nome è dom Carmelo Scarpa. Proviene dalla diocesi di Cremona ed ha studiato, a cavallo del 1970, nel Seminario per l’America Latina di Verona, per venire poi in Brasile come prete Fidei Donum. La sua nomina a vescovo è sicuramente un motivo di vanto per l’Istituzione italiana che invia i preti Fidei Donum, che un tempo si chiamava Ceial e ora si chiama CUM, e che negli incontri non dimentica di rileggere, umilmente, le liste aggiornate dei suoi adepti gratificati (o sovraccaricati) da Roma. Tuttavia Dom Carmelo ci ha esposto una spiritualità sulla falsariga delle lettere paoline, di quel Paolo che scriveva: “Vantaggi e onori sono una perdita per me, di fronte alla conoscenza di questo bene supremo che è Cristo, mio Signore” (Filippesi 3, 7-11): quindi l’esaltazione delle carriere non é ció che gli preme. E nemmeno a noi.

La figura di Paolo ha molte sfaccettature. Dom Carmelo ha scelto, ovviamente, quelle che gli servivano per suggerire riflessioni a un clero diocesano: un uditorio per il quale ci sono delle scelte obbligate, tanto piú se a parlare é un vescovo! Lui ha fatto una lettura “spirituale” dei passi che definiscono l´identitá del prete come discepolo coraggioso di Gesú Cristo, per niente preoccupato con la propria carriera o con il successo di popolo. Non é poco, in quest´epoca in cui molti vanno a cercare l’ identità cristiana nei paramenti, nelle suppellettili e oggetti decorativi, o nel clericalismo e nella popolaritá superficiale.

Capisco che alcuni torcerebbero il naso a sentir parlare di Paolo come "profeta". La sua personalitá era concentrata nella relazione con Cristo, nella formazione di comunitá cristiane, e nella speranza escatologica, piú che nella "profezia" diretta alla "liberazione" come la si intende oggi. Per il mondo non aveva molte speranze. La salvezza escatologica, peró, é il pilastro fondamentale per chi ha fede: per chi non ce l´ha, rimane un enigma indecifrabile. Il vescovo ha sottolineato uno dei periodi oscuri della vita di Paolo, quando, dopo la cosiddetta “conversione” di Damasco, (vedi Atti degli apostoli nel cap. 9), scompare per una decina d´anni prima in Arabia e poi a casa sua, a Tarso, a lavorare da tessitore. E lo ha commentato cosí: “Si puó immaginare la delusione e sofferenza in Paolo: aveva udito la voce di Cristo che lo inviava a predicare, ma le comunitá cristiane e gli altri apostoli non si fidavano di lui. E lui ha resistito in silenzio”. E ha concluso, citando forse Mons. Martini: “A volte il silenzio é la migliore profezia”. Da quí la mia pulce nell´orecchio: di silenzio, oggi, se ne “sente” parecchio. Sará una modalitá di profezia, o semplicemente fuga e vigliaccheria?”

La mia risposta non vale, perché io non ho il profilo del profeta. Appartengo a quella specie di gente “serva” che, quando sarebbe ora di gridare alto e forte, freme, gli viene un nodo alla gola, e al massimo emette un balbettio. Peró mi sembra che accadano cose da urlo. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo. In Africa soprattutto, in Congo, in Medio Oriente, ovunque, e anche qui. Venerdí mattina ho fatto le esequie di una signora giovane, una delle tante Aparecida, morta d´infarto. Lascia una figlia con problemi di depressione che avrebbe bisogno della sua assistenza, per lei e per la nipotina. Da tempo aspettava l´impianto di un marcapasso. Nei giorni scorsi é andata in crisi, l´hanno portata a Goiania ma non c´era posto. E lei non ce l´ha fatta. Il mondo é crudele coi poveri! I ricchi rivendicano il diritto a spendere come pare a loro, in cose futili, e i poveri muoiono per mancanza del necessario.

I carismatici lodano Dio in continuazione con inni struggenti! Gli evangelici lodano Dio e promettono cure mirabolanti! Le nostre reti cattoliche fanno interminabili adorazioni eucaristiche. I preti delle show-messe fanno cantare e ballare grandi masse di giovani parlando di un Dio generoso che li salverá comunque. (Ci sono conversioni, e moltissime persone umili e brave seguono questo vociferare e cantare e ne traggono forza per affrontare vite difficilissime - perció non poniamo limiti a Dio e accettiamo di convivere nelle diversitá - ma come sarebbe meglio se questi nostri fratelli vivessero la fede coi piedi per terra e non con la testa fra le nuvole)! Tutti chiedono denaro e raramente osano trasmettere sentimenti di indignazione per l´intollerabile disuguaglianza e l´immensa ingiustizia che pesa almeno quanto la croce di Cristo sulle spalle dei poveri. I politici in campagna elettorale non hanno vergogna di spendere milioni di euro in carta patinata a colori, compra di voti e fuochi d´artificio per farsi propaganda: denaro che poi si rimborseranno in qualche modo dai conti pubblici quando saranno eletti. Purtroppo molti poveri, sempre a corto di denaro, si fanno comprare. In questi giorni poi ce ne sono milioni in tutto il paese che sfruttano l´occasione per guadagnare qualcosa portando in giro cartelli e bandiere di un candidato, o distribuendo di casa in casa “santini” con la faccia e il numero del loro padrone provvisorio.

In compenso c´é ancora chi sceglie la strada di Gesú Cristo e si mette al servizio degli altri. Ecco cosa scrive, ad esempio, Padre Xavier Paolillo, coordinatore della Pastorale dei minori di Vitória, capitale dello Spirito Santo (fonte: Adital):

“João há 15 anni. Il nome é fittizio, ma la storia é drammaticamente reale. Era sfruttato sessualmente fin daí 5 anni. Il caso giunse fino al Consiglio Tutelare di Serra – Stato dello Spirito Santo – che lo incamminó al Tribunale dell´Infanzia e Adolescenza. Fu per forza ritirato da casa, poiché era lí che soffriva gli abusi. Chi gli aprí le porte fu uno dei tanti progetti della Caritas Diocesana e della Pastorale dei minori di Vitória. Nella Casa Famiglia, un gruppo di educatori si prese cura di lui per tutto il tempo necessario, restituendogli il sorriso e la voglia di vivere. Alcuni giorni fa João é tornato a casa. É stato um momento di grande gioia per tutti. Pezzo per pezzo la sua storia personale e familiare é stata ricostruita. Il merito é delle mani laboriose e piene di tenerezza di un gruppo di donne che, seguendo quel Gesú Cristo incontrato in uma delle tante comunitá ecclesiali di base sparse nell´arcidiocesi, há deciso di consacrare la propria vita a questi bimbi e bimbe. Questa dedicazione avviene nel silenzio. Mentre i “tre anatroccoli dello stagno" fanno um chiasso infernale e si servono della sofferenza di bambini e adolescenti abusati sessualmente come di “ragazzi propaganda”, uomini e donne di buona volontá in silenzio e gratuitamente offrono il loro servizio per garantire vita a chi aveva perduta la speranza di vivere”.

E tanto per non parlare sempre e solo del Brasile, leggiamo il documento finale, programmatico, delle Comunitá Ecclesiali di Base del Panamá (fonte: Adital):

“Noi, convenuti da diverse regioni del nostro paese, ci siamo riuniti nell´accogliente comunitá parrocchiale di Chiriquí dal 10 al 12 settembre dell´anno corrente, per il nostro II Incontro Nazionale di Cebs che abbiamo realizzato nel Centro di Formazione Hector Gallego. In piú di cento persone, abbiamo messo in comune esperienze, insegnamenti, riflessione e analisi della realtá nazionale e del significato degli impegni delle Cebs (Comunitá Ecclesiali di Base) nel nostro paese. Abbiamo condiviso queste conclusioni:

Le CEBs sono espressione genuina della Chiesa, Popolo di Dio, incarnata nei poveri.

Nelle CEBs ci sentiamo profondamente interpellati da tutti i progetti di morte che pesano sulla vita del nostro popolo.

Di conseguenza, come Chiesa profetica, denunciamo la violazione dei diritti umani, la brutale repressione e le uccisioni contro il popolo fratello, in maggioranza indigeno, di Changuinola, Bocas del Toro, all´inizio del mesi di luglio scorso.

Ci solidarizziamo col clamore di ampi settori della societá panamense che si oppongono alla legge 30, conosciuta come "Lei Chouriço", perché incostituzionale, assurda, illegale e lesiva degli interessi del popolo impoverito, dell´ambiente e della giustizia.

Vediamo con profonda preoccupazione come il paese é fatto oggetto di vendita a imprese straniere attraverso concessioni minerarie e idroelettriche che spogliano gli indigeni e i contadini delle loro terre e sono fonte di contaminazione del nostro ambiente”.


E ancora: “L´aumento del prezzo dei prodotti basici familiari sta rendendo intollerabile l´alto costo di vita del popolo in maggioranza povero”.

“Di fronte a questa preoccupante situazione, guardiamo la nostra realtá como Chiesa e scopriamo il dono della vita, l´amore gratuito, la fede e la speranza che Dio pone nei nostri cuori e nel cuore della comunitá cristiana, la Pasqua liberatrice di Gesú Cristo nostro fratello, la forza dello Spirito Santo, l´esempio di Héctor Gallego, Primo Martire della Chiesa Latinoamericana dopo Medellin, la Parola profetica della Chiesa che si esprime nei vescovi congregati periodicamente e le luci di Aparecida, che ci spingono ad imparare e a seguire i passi missionari di Gesú in mezzo alla realtá del nostro mondo. E ci sentiamo accompagnati e umili partecipanti di um progetto di Dio nella storia.

Cosí, al termine dell´incontro, riaffermiamo il nostro impegno di organizzare, rafforzare, e far diventare realmente vive le Comunitá Ecclesiali di Base; maturare nella spiritualitá cristiana; imparare a leggere i segni dei tempi con maggiore sapienza; avere sempre presenti i nostri fratelli poveri; essere solidali e stabilire legami col movimento sociale in favore della giustizia”.


Com tutto ció, ho dimenticato di informarvi sulla salute di Don Eligio: il quale, dopo una ventina di giorni molto duri e sconsolati si sta rapidamente riprendendo, há cominciato a camminare, e possiamo aspettarci che in breve tornerá a vivere in piena forma. Sperando che non salga piú su sedie e scalette! Quanto alla campagna elettorale, come era da aspettarsi, in questi ultimi giorni (manca una settimana alle elezioni) gli attacchi contro Dilma, la candidata di Lula, si fanno sempre piú sporchi, falsi e sleali. Ci sono gruppi che sfruttano anche la religione per fare leva sul sentimento popolare accusandola di essere irriverente verso Gesú Cristo e quindi tale da non meritare il voto di cristiani. Cose cosí, da disperati. Non dubito che qualche gonzo ci caschi, ma credo che l´evidenza della popolaritá di Lula (nello Stato di Goiás há a suo favore l´85% dell´elettorato, sia sufficiente a tranquillizzarci che non ricadremo cosí presto nelle mani della solita elite.

20 settembre 2010

IN BREVE

Padre Eligio é ancora molto sofferente. Dai primi esami era sembrato un banale incidente che si sarebbe risolto con alcuni giorni di riposo. A quanto pare, invece, l´evoluzione non é favorevole. Non si riscontrano fratture, ma lui non si rassegna al riposo e forse si strapazza e prende medicine a suo criterio e non appropriate. .nei giorni scorsi stava un pó meglio ed é partito a fare un giretto con la macchina. Poi é ritornato dolorante e avvilito. Alcuni medici di Itaberaí lo assistono continuamente, ma penso che dovremo portarlo al piú presto in ospedale.

La settimana é stata molto piena e non ho avuto il tempo di annotare le cose piú interessanti per metterle su questo blog. Ho visitato cinque o sei comunitá, e mi hanno fatto un´ottima impressione. Peró sono preoccupate per il dilagare delle chiese evangeliche. Ne arrivano continuamente di nuove, e tutte fanno il loro gruppetto di adepti assottigliando il numero dei cattolici. Il metodo di alcuni "evangelizzatori" é biasimevole: fanno un vero e proprio assedio alle persone in difficoltá, promettendo cure e soluzioni mirabolanti, e molti ci cascano. Peró non si puó attribuire la defezione di cattolici solo a questo. La causa principale é che gli evangelici formano folte squadre di laici e laiche che visitano di casa in casa, mentre noi siamo piú rigidi e piú esigenti nella formazione, non vogliamo fare un proselitismo grossolano.

Il cattolicesimo é arrivato qui ed é cresciuto come religione di Stato, ai tempi della colonizzazione. Religione di massa: chi viveva in Brasile, doveva osservare il cattolicesimo. Allora la catechesi era scarsa e limitata a preparare ai sacramenti. La conversione a Gesú Cristo era mescolata alla sottomissione al re di Portogallo. Per una popolazione cattolica quasi solo di nome, che vive la fede solo come pratica religiosa, una religione vale l´altra e quando si presenta qualcuno che fa una chiesetta accanto alla loro casa e forma una piccola comunitá, molti vi aderiscono anche perché é piú comoda e vi si sentono a loro agio. Quelli che passano agli evangelici, di solito, fanno una esperienza di autentica conversione, perché prima erano religiosi solo per tradizione familiare o conformismo sociale. Noi non siamo in grado di assicurare una presenza cosí capillare sul territorio. Appena ieri una signora, catechista di una comunitá rurale, mi raccomandava di andare a visitare suo fratello in prigione: "Padre, gli evangelici vanno lá una volta alla settimana. Mio fratello non ha formazione, non é in condizione di resistere se non c´é qualcuno che gli fa scoprire Gesú senza bisogno di cadere nella rete evangelica!" Il rovescio della medaglia é che i cattolici, man mano, migliorano di qualitá. Oggi si puó trasmettere una visione piú approfondita e piú aderente al Vangelo, perché i piú la capiscono e apprezzano.

Per darvi un´idea della confusione, sabato sera sono stato invitato alla festa di 80o compleanno di una signora che ha messo al mondo 22 figli: quindi una folla numerosa, perché c´erano figli e nipoti fino alla 5a generazione. Cattolici, evangelici e spiritisti. Io mi sono trovato in una situazione assolutamente inusitata, ma a cui forse dovremo abituarci (e forse anche voi in Italia, visto che arriva gente da ogni parte del mondo). La "sacerdotessa" dello spiritismo di Alan Cardec é una ex suora francescana, nostra amica di gioventú, e mi ha chiesto un passaggio per fare la sua parte nella stessa festa. Ho fatto il mio piccolo culto con lettura biblica e breve omelia, poi benedizione. Poi un pastore evangelico ha fatto il suo, e non la finiva piú. In seguito la "sorella" (cosí la chiamano) degli spiritisti ha avuto il suo spazio, e ha perfino cantato una canzone. Tutti abbiamo fatto riferimento a Gesú, ciascuno a suo modo. "Io sono stato in seminario a Fiumalbo". Lá ho ricevuto una formazione rigida e ho contratto uno stato di ansia permanente per gli orari e le norme disciplinari. Forse in sintonia con la mentalitá del tempo, quel seminario insegnava che le persone sono soldati e non devono pensare, ma marciare. Perció non sono dotato di tutta questa elasticitá! Peró "la necessitá fa saltare anche i rospi", come dice un proverbio brasiliano". Oggi sono costretto a imparare che ogni persona ha la sua testa e ha il diritto di usarla, non c´é uno che puó sottomettere tutti gli altri e determinare ció che gli altri devono fare. Pastori e dirigenti religiosi di ogni genere si sono messi in proprio e, forse per qualche secolo, dovremo imparare a vivere insieme.

Con tutto questo pullulare di chiese e gruppi religiosi, si fa sempre piú insistente anche nella Chiesa cattolica il bisogno di competizione, che ha come conseguenza immediata la tendenza a limitarsi a ció che é piú facile: perfezionare le celebrazioni liturgiche, migliorare l´aspetto delle chiese. Una tendenza che in sé é buona, perché la bellezza e l´arte contribuiscono alla formazione dello spirito. Senonché, con tutti i problemi sociali che ci sono, a volte di pari passo si riduce l´impegno per la giustiza e la difesa dei deboli. Il prete che non disturba chi massacra i lavoratori e chi inquina l´ambiente ci guadagna in popolaritá, ma perde l´unica qualitá di una Chiesa che voglia essere credibile: la fedeltá a Gesú Cristo.

La Dilma, secondo i sondaggi, ha il successo assicurato alle elezioni presidenziali del mese prossimo (1a domenica di ottobre). Dovrá vedersela con una opposizione che, in gran parte, é formata da gente uscita dallo stesso partito: infatti questa é la situazione peculiare della politica brasiliana. L´opposizione piú accanita, sia di destra che di sinistra, viene dalle file della vecchia sinistra. E adesso vi saluto e pubblico questo brevissimo resoconto. Ho poco tempo e devo prepararmi perché stasera iniziano gli esercizi spirituali del clero diocesano.

11 settembre 2010

IL CUORE NON SIA DI SASSO

Foto dalla Festa do Cerrado: 1) Una composizione di frutti e curiositá di bosco; 2) Prodotti esposti su un antico carro da buoi; 3) Un gruppo di ragazzini, autentici professionisti della "batucada", che fa le prove per presentare una capoeira. Non ho di meglio perché sono arrivato tardi, quando giá smontavano gli stand.

Qual´é la mia attivitá principale? In mancanza di uno studio piú approfondito, direi a occhio e croce che é quella di cercare l´agenda, farvi annotazioni e poi perderla di nuovo. E non é solo l´agenda. Perdo le cose. Le appoggio da qualche parte, le ritrovo sempre perché ricordo la zona in cui le ho lasciate, ma ogni volta devo cercare a lungo. Forse sono nato per fare il ricercatore. Oggi ho lasciato l´agenda a Goiás, nel Centro Diocesano, e un buon amico a cui ho telefonato, e che dovrá passare di qui domani, me la porterá. Nel frattempo dovró guardare in quella di don Eligio per ricordare i miei impegni. Lui annota tutto. A volte é difficile trovare anche lui, perché é sempre in movimento, ma ora ha fatto una brutta caduta e il dolore lo costringe a stare a letto. Siccome lui é solito fare quasi tutte le esequie, sono certo che adesso dovró sostituirlo. Ad Itaberaí la gente muore in notevole quantitá (proporzionale al numero di abitanti, suppongo). Non sono tutti cattolici ma ce n´é abbastanza. Almeno uno al giorno. Muoiono di infarto, ictus, cancro, motocicletta, automobili, pallottole, coltelli, eccetera. Provate a immaginare come morirá ciascuno di noi. Prima o poi dovremo farlo.

Essere vicini ai familiari in queste circostanze é una cosa che riguarda il cuore e non ha nulla di complicato. Non c´é molto da dire, bastano la presenza e alcune parole di fede e solidarietá. Il rituale, quí in Brasile, é ridotto al minimo: di solito si fanno le esequie in casa, seguite da una decina di Ave Maria e un canto. Anche la benedizione del tumulo si fa da casa, a distanza. Qualche famiglia preferisce portare il defunto in Chiesa o fare la veglia all´obitorio, che é uno spazio accanto all´ingresso del cimitero, a disposizione per qualsiasi Chiesa o Culto. Quando il defunto é particolarmente caro a tutta la comunitá si va in casa anche per il rosario. Il dovere piú sacro per la gente é passare la notte nella casa del defunto, per dimostrare sostegno ai familiari: quasi sempre rimangono lí, in sala o attorno a casa a chiacchierare. Ma rimangono.

Stamattina c´era uno che é morto di infarto a soli 46 anni. Gli hanno dato un nome greco, Eurípedes, ma non ha mai saputo dove fosse la Grecia. Con le parole del rituale ho rievocato piú volte la fede nella risurrezione, e nel frattempo ho pensato alla mia, a quella di tutti. Come sará? La liturgia é contraddittoria: nelle preghiere si invoca l´immortalitá dell´anima che dovrebbe essere accolta subito alla presenza di Dio, e poi la risurrezione nell´"ultimo giorno" del "povero corpo che oggi seppelliamo". Tuttavia si legge il Vangelo di Lazzaro, che non fa distinzioni tra anima e corpo: "Chi crede in me non morirá mai!" E Paolo afferma che non moriremo ma saremo trasformati. Forse avremo subito un altro corpo spirituale, come Gesú e Maria. Chi lo sa? Le informazioni della rivelazione non sono decifrabili in modo preciso. La divisione in anima e corpo é teoria dei filosofi, non comprovata e non rivelata dalle Scritture. C´é sempre un pó di tutto negli scritti sacri, e bisogna discernere ció che ha un senso: puó vivere la nostra anima senza il corpo? L´importante per me é che Dio sia buono e compatisca tutte le stupidaggini che ho fatto, detto e pensato durante la vita, e continuo a dire e fare. Si nasce talmente stupidi che non basta una vita per acquistare un sufficiente fabbisogno di saggezza.

Venerdí scorso sono andato a Retiro, per l´inizio della novena della patrona, Nossa Senhora da Guia. Ho incontrato molta gente che ricorda don Isacco: vi ha celebrato la messa e organizzato la catechesi per dieci anni. É una borgata distante. L´ultimo pezzo di strada é ancora sterrata, c´é un polverone da far spavento. Un tempo era una comunitá rurale fiorente, tanto che don Isacco fece ampliare la cappella che non conteneva la gente. Poi é venuta l´urbanizzazione, e oggi si riempie solo nei giorni di grande festa, una volta l´anno. Normalmente non si arriva a venti persone. L´aspetto del villaggio é desolante. Rievoca certe foto dell´Afghanistan, dopo i bombardamenti di pace dei nostri alleati americani. Ho incontrato uno che ricorda quando passavo da casa sua, all´alba, a prendere il latte. Roba di 40 anni fa. Per qualche tempo, da giovane, ho guidato il camioncino di un lattaio. É sempre stato il mio sogno svolgere gratuitamente il ministero, e mantenermi col mio lavoro come fanno i laici volontari. A quei tempi io smisi perché non guadagnavo niente. Quel signore dice che il mio "padrone" gli aveva confidato: "Quando guida Padre Chico, la spesa di benzina diminuiva". Ciapé mó só. Facevo come i preti operai in Italia. La Chiesa, salvo qualche eccezione in Francia e Belgio, non ha sostenuto queste scelte, e la capisco: le comunitá sono ancora troppo bambine, hanno bisogno di un prete "papá e babysitter" che sia a disposizione in qualsiasi momento. Per vivere la gratuitá come faceva S. Paolo, ci vogliono comunitá in cui la visita ai malati, le opere sociali, i funerali e tante altre mansioni siano condivise col laicato. Ma avremmo piú libertá nell´annunciare il Vangelo, e piú esperienza della vita reale per trasmetterlo.

A proposito di Retiro, un signore mi ha chiesto di trovargli un librino con la novena di Nossa Senhora da Guia. Ho telefonato alle librerie religiose e cercato in internet, ma non si trova. Decine di parrocchie sono dedicate a Nossa Senhora da Guia, ma non esiste nessun libro di devozione. Un sito mi informa che é uno dei nomi di Maria provenienti dai culti di spiritismo. Probabilmente é uno dei tanti casi di sincretismo che hanno formato questa spettacolare mescolanza che é il Brasile.

Ieri c´é stata una giornata diocesana dedicata al "cerrado": difesa della terra, recupero delle tradizioni di medicina popolare, sostegno all´agricoltura familiare, tutto insieme. Una bella mostra di prodotti, iniziative, arte. Stiamo anche raccogliendo voti (un plebiscito di iniziativa popolare) per una legge che limiti le dimensioni della proprietá terriera. Si spera di raccogliere almeno un milione di voti per forzare il Congresso ad approvarla, ma sará dura.

Si sogna ancora un mondo diverso "possibile". Nonostante tutto. Nonostante i forti segnali di retrocesso civile e culturale in tutto il mondo di cui ho notizia. In Europa si rimettono in discussione i diritti dei lavoratori, costati sudore e sangue appena 50 anni fa. Regredisce la democrazia. I cittadini rischiano di tornare allo stato di sudditi. I cattolici, di perdere il diritto al "sacerdozio battesimale" e tornare allo stato di "semplici fedeli", come si usa ancora dire nel nostro ambiente clericale. La maggioranza non é mai andata oltre a questo, e "fedeli" o "popolo fedele", é ancora presente in molti testi liturgici con un significato piú di sudditanza alla struttura ecclesiastica che di fedeltá a Cristo e al Vangelo. E questo, in una Chiesa di Gesú che ha detto: tra voi non sará cosí, ma chi vuole essere il primo si metta al servizio di tutti!

Anche nella Chiesa brasiliana lo spirito "ecclesiastico" sta rosicchiando spazio allo "spirito ecclesiale", e l´esaltazione spiritualista rischia di portare a una fede possente come una droga, ma senza contatto con la realtá. Voglio credere che non siano segnali di una marcia indietro definitiva, ma sussulti di un parto da cui nascerá un mondo nuovo. I paesi ricchi, e anche il Brasile che sta diventando ricco secondo lo stesso modello, sará necessario abituarsi ad essere piú poveri ma vivere meglio. É comprensibile che, per qualche tempo, la partoriente sia in preda a doglie e grida di dolore. Cambiare i parametri non é facile. Perché dobbiamo sempre misurare il progresso con il metro della crescita del pil? Perché la qualitá della vita deve dipendere dalla capacitá di tenerci in vita per decine di anni artificialmente? Perché la percentuale di automobili in autostrada é l´unitá di misura del benessere?

Non desistiamo dal credere e dallo sforzo di costruire un mondo nuovo. La sfida é sostituire la scala dominante dei valori neo-liberali (in cui l´economia é padrona e tutto dipende dalle sue ferree leggi) con un´altra in cui valgono le relazioni umane, la cultura, l´arte, la gioia di condividere e usufruire delle ricchezze umane di tutti i popoli. Bisogna convincersi che la povertá, quando é dignitosa e possiede il necessario condiviso, é un valore. E che la ricchezza solo di alcuni é un obbrobrio e una sfacciata provocazione. Non desistiamo nemmeno dal lavorare per un nuovo modo di essere Chiesa: tutta Popolo di Dio, tutta sacerdotale, tutta profetica, tutta samaritana. Perché la Chiesa ha la vocazione ad essere una fraternitá di vita evangelica viva, aperta agli "altri", plurale, e non un popolo che carica sulle spalle una piramide cementificata e gelida, chiusa, afona o univoca, governata dalla diplomazia e dalla burocrazia.

Ieri l´altro sera ho celebrato la messa in paese, nella comunitá di São José, presso una famiglia del quartiere, e ho avuto la prova che la gente alla buona é vaccinata contro le epidemie che devastano il mondo e la Chiesa. Celebrano l´Eucaristia con entusiasmo. Parlano della vita specchiandosi nel Vangelo. Sono partecipanti, non assistenti. Dirigono, commentano, si avvicendano nelle letture, scelgono e intonano i canti, ricordano i morti ma soprattutto gli ammalati, i compleanni, le date importanti dei matrimoni, gli incidenti, le gioie, le vittorie e le sconfitte. Lo stile carismatico ha trasmesso uno stile di preghiera piú vibrante per solleticare e sollecitare il sentimento, di cui pure c´é bisogno: ma non li ha contaminati al punto di pregare con la testa fra le nuvole, o contratti e compressi dentro a sé stessi nell´intimismo e nell´inibizione. Questo mi fa sperare che ció che abbiamo sempre letto e udito dai profeti, antichi e contemporanei, non é un sogno vano ma si realizzerá, perché é il sogno di Dio.

Concludo con una citazione da una lettera del monaco Padre Marcelo Barros, che a sua volta cita Padre Turoldo. Ve la passo senza correzioni, e con questa vi saluto:

"In questi giorni ho visto ou rivisto un poema di David Maria Turoldo che si chiama “Piu non abitate conventi” e ho pensato di li riprendere e dedicare a voi:

“Più non abitate i conventi”

David Maria Turoldo

“Più non abitate conventi di pietra

perchè Il cuore non sia di sasso!

E, anche voi, uomini, non fate

artigli delle vostre mani.

Liberi, o monaci, tornate,

senza bisaccia, nudi,

i piedi sull´asfalto.

Sia Il mondo

il vostro monastero

como um tempo

era l´Europa.

Abbattete i reticolati di queste

città-lager,

dove ognuno è cintato

dal sospetto perfino del fratello

di chi sia primo

ad uccidere.

Uma tenda vi basti a riparo

dalle buffere.

e Dio ritorni,

vagabondo

a camminare sulle strade,

a cantare con voi

i salmi del deserto.

Vi basti leggere il vostro

nome nel vento

e nel cielo azzurro:

mormorato sotto una palma

nelle pause dei canti.

O frate Nessuno

sei l´antica immagine di Cristo

sparpagliato in ogni lembo

di umanità, vessillo

che ci manca...

Piu la gloria non abita Il tempio

da quando dal pinnacolo

ha fatto sua stabile dimora

il Tentatore”.

(Cf. Oreundici, novembre 2009, p. 27).



Dio vi benedica. Un abbraccio afetuoso del fratello

Marcelo Barros

3 settembre 2010

CRONACA DI QUESTI GIORNI 2

In una clima torrido, ma proprio torrido da torrefazione, mi accingo a darvi notizie della settimana. Le campagne hanno l´aspetto di una landa desolata e sbruciacchiata. Non piove da fine marzo. L´aria odora di fumo. Un venticello persistente ti getta in faccia aria che sembra uscita da un forno. In casa ogni oggetto é perennemente coperto da uno strato di polvere. Intanto io ho cambiato la faccia del blog, con uno dei design nuovi offerti da google. Spero di avere fatto bene. Il mio timore é che qualcuno abbia dei programmi vecchiotti che non riescono ad aprirlo o a vedere le immagini (in informatica un paio d´anni é un secolo!). E speriamo che i lettori tornino, perché nei due mesi di vacanza li ho persi quasi tutti. Per questo ho messo un contatore di visite, per sapere se scrivo per qualcuno o solo per me.

Diamo la precedenza ad una notizia su Don Eligio, che é tutto dolorante e arrabbiato perché non riesce a lavorare. Martedí mattina, in obbedienza al Vescovo, si é fatto portare all´ospedale di Ceres per alcune analisi. Dopo un paio d´ore Padre Severino, che lo aveva portato, mi ha telefonato chiedendomi di portare la Vicentina (la nostra Perpétua, come la chiama Eligio), con tutto il necessario per pernottare: durante un piccolo intervento dell´urologo c´é stato un sanguinamento, e i medici hanno pensato di tenerlo sotto flebo per evitare grumi di sangue nei canali. Giovedí mattina stavano per dimetterlo, ma lui, mentre aspettava il medico, é salito su una sedia per cambiare il canale al televisore (voleva vedere lo sport). La sedia é scivolata, e lui é crollato battendo le costole. Lo hanno trattenuto ancora per i raggi X e lo hanno dimesso nel pomeriggio. Non ha nulla di rotto: le ossa tengono. La botta, peró, é stata dura e sente molto dolore.

Nei Vangeli della domenica continuano a susseguirsi le critiche ai dottori della legge, ai sacerdoti antichi, e di conseguenza ai preti e cristiani di oggi. "Se vai a un banchetto - suggeriva il Vangelo di domenica scorsa - non sederti al primo posto, ma aspetta che ti invitino. E se offri un banchetto, non chiamare i pezzi grossi, i vip e i ricconi da cui puoi aspettarti una spintarella per salire in alto nella societá, ma invita gli storpi, gli squattrinati e quelli che non contano niente agli occhi del mondo". La mia Diocesi attuale ha fatto una scelta pastorale in questo senso, di dare prioritá agli ultimi: e ripete la proclamazione ad ogni riunione. Il problema é passare dalle parole ai fatti! "Mancano i testimoni a cui fare riferimento" - scrive un illustre giornalista brasiliano. Voi in Italia assistete continuamente ad episodi di servilismo anche religioso verso i potenti di turno. Quí da noi molto meno, ma c´é pure qui la scalata ai primi posti e sembra che prima di fare un gesto coerente col Vangelo si facciano i conti delle entrate di decime e offerte. Le strutture e le cattedrali costano!!

E pensate che le stragi di popoli, in nome di Dio o senza, siano finite? Leggete cosa scrive Egon Dionísio Heck, assessore del Consiglio Indigenista missionario, sugli indios della regione di Dourados (Mato Grosso del sud) (fonte: Adtal): "La vita sembra fluire normalmente nella regione di Dourados. Tuttavia quí si aggirano piú di un centinaio di ricercatori di quindici paesi di tre continenti. Essi stanno studiando diversi aspetti della storia di lotta e occupazione-invasione del continente americano, dell´Abya Yala amerindia. É una storia, generalmente, segnata dal conflitto, da lotte e massacri, dalla distruzione e dominio in nome di sua maestá il re e di un Dio salvatore. Si era stabilita in questo continente una guerra santa e permanente, in cui gli dei invasi cercarono i loro spazi di sopravvivenza, senza lasciarsi dominare o distruggere. Cercarono di dialogare e adeguarsi alle nuove realtá che il processo dominante imponeva".

E continua: "A Dourados si crea oggi uno di questi spazi di dialogo e riflessione (tra gli déi) nella 13a giornata internazionale sulle missioni gesúitiche: frontiere e identitá. Popoli indigeni e missioni religiose. Nel frattempo, non molto lontano dallo spazio privilegiato del dibattito che é l´Universitá Federale della Grande Dourados, una comunitá di indios Kaiowá Guaraní continua a subire i rigori di una mentalitá colonialista di negazione della loro terra e vita. Si tratta della comunitá Ypao´í. Riproduco il loro clamore in un comunicato diretto al Ministero Pubblico dal Consiglio della Aty Guasu, che é l´istanza di articolazione del popolo Kaiowá Guaraní:

"Sono riuscito a sfuggire all´assedio dei pistoleiros, di notte. Sono venuto per chiedere soccorso, perché i nostri bambini si stanno ammalando e le strade sono chiuse. É urgente che la Fondazione Nazionale di Sanitá (Funasa) venga a visitare la nostre gente ammalata". Questa richiesta di aiuto di uno dei lider del Ministero Pubblico di Ponta Porã (cittá al confine tra Brasile-Mato Grosso e Paraguay), rafforza la sollecitazione giá fatta anteriormente dalla comunitá. Non é ammissibile che la giustizia rimanga in silenzio, davanti a tanto grande ingiustizia. Non é possibile che il governo si ometta davanti a questa azione genocida contro una comunitá indigena che cerca di trovare il corpo del professor Rolindo scomparso (e probabilmente assassinato) e nascosto da oltre trecento giorni. É un affronto alla Costituzione e alla legislazione internazionale negare la terra tradizionale a una comunitá indigena e ancora di piú impedire l´accesso ai propri organi di governo incaricati della protezione e servizio sanitario della popolazione indigena".

La campagna elettorale impazza. A Itaberaí c´é uno stravagante candidato a deputato che ha messo in giro una macchina con altoparlante che grida (o canta) ininterrottamente per le vie: "Vota 55375 - dall´altra parte c´é solo denaro". Dilma Roussef, candidata di Lula alla Presidenza, fa un altro balzo in avanti nella classifica. Ora ha 24 punti di vantaggio sul suo diretto avversario Serra. Disperati, i giornali che lo sostengono tentano tutte le carte. L´ultima é quello di ricordare il passato di guerrigliera della candidata, per indurre gli elettori a pensare di trovarsi di fronte ad una donna poco affidabile, perché comunista fino al midollo. Vi riassumo la storia.

Nei primi anni 70, nel clima di una dittatura militare al servizio degli Stati Uniti d´America che avevano iscritto il Brasile in una lista di paesi in cui poter fare in piena sicurezza investimenti lucrativi, un gruppo di giovani idealisti, quasi tutti di S. Paolo, si era inoltrato nelle foreste limitrofe al fiume Araguaia, ai confini tra gli Stati di Pará, Goiás e Maranhão, per fare la guerriglia. Tra questi c´era pure la Dilma. Erano circa duecento. Studenti che a San Paolo, sotto il naso di una polizia politica attentissima e feroce, non vedevano piú nessuna possibilitá di contrastare il regime e cambiare il paese. Sicuramente illusi e con la testa fra le nuvole come il loro mito Che Guevara, perché ci voleva poco a capire che in un paese come il Brasile era impossibile suscitare la simpatia della gente e indurla ad arruolarsi nella loro impresa. Volevano fare del Brasile una nuova Cuba, senza rendersi conto delle diversitá abissali tra i due paesi e i due contesti.

Il Governo militare dislocó nella zona duemila soldati. Resistettero per circa due anni, perché stanarli nella foresta non era facile nemmeno per i militari. Poi ne furono arrestati alcuni, che sotto tortura finirono per consegnare i loro compagni. Dilma, al momento dell´arresto, non portava armi. Mino Carta, illustre giornalista brasiliano fondatore di diverse riviste di divulgazione, e che fu testimone di quei fatti, commenta in un articolo su Adital:

"Diciamo che furono sognatori coraggiosi, tuttavia giovani che, in un momento storico che incendiava il mondo occidentale e che vedeva il Brasile e l´America Latina alla mercé di dittature di una violenza estrema e con la benedizione di Wasington. Anche Guevara credette in una soluzione davvero irrealizzabile e morí, assassinato e solo, circondato da occhiate indifferenti. Il popolo sapeva vivere solo la sua miseria. La storia dell´umanitá é piena di esempi di giovani che hanno osato fino ai limiti estremi per combattere contro la prepotenza. Molti di loro, innumerevoli, sono celebrati come eroi nel mondo intero. Per esempio i maquis francesi e i partigiani italiani. Guerriglieri contro le dittature di Hitler e Mussolini, e in gran parte di sinistra. É ora che riconosciamo, una volta per tutte, i nostri eroi, al di lá della retorica dei tradizionalisti, e spero sorpassati, e dell´ipocrisia che li interpreta. Il Brasile non diventó una Grande Cuba, ma chi lottó contro la dittatura entra nella galleria".

Ma non imperversa solo la campagna elettorale. Anche le chiese pentecostali e i carismatici cattolici. Dopo gli anni della lotta contro il fumo, ora é la guerra all´alcool e alla droga. É comprensibile, visto che la situazione é grave: senonché i toni e atteggiamenti parossistici lasciano un poco perplessi. Alcuni giorni fa, in un ristorantino di periferia, ho chiesto una lattina di birra e la cameriera é rimasta di stucco: si é fermata davanti a me guardandomi letteralmente a bocca aperta, come se avesse visto un marziano. Questo é un popolo religioso, perció lo spirito pentecostale fa presa. Ci interpellano per strada per chiedere la benedizione. Se si va avanti cosí, tra qualche anno il Brasile sará un paese pulito nel cervello, polmoni, fegato, e pure nella coscienza. Ma non sará ancora il Regno di Dio - come in cielo cosí in questa terra. Manca la giustizia sociale e non c´é la passione per la giustizia. Forse altri, che non sono di questi ovili, dovranno occuparsene.