13 gennaio 2008

LA SAGRA



Per tradizione, San Sebastiano (20 gennaio) è patrono del bestiame (come Sant'Antonio Abate in Italia). Oltre alla cattedrale di Rio de Janeiro che vi ho già presentato, anche la nostra Chiesa parrocchiale di Itaberaì è dedicata a lui (vedi foto). Bella o brutta a seconda dei gusti, è, comunque, imponente. Costruita nel 1960, ha 75 metri di lunghezza e 30 di larghezza, con una capienza di quasi mille persone sedute. Il primo gruppo di preti modenesi giunto nel 64 con don Dante della Casa, vi aggiunse un campanile alto circa trenta metri. Lo stesso don Dante ne portò a termine il pavimento e altre rifiniture, mentre don Isacco ed io avemmo l'onore di amministrare la pavimentazione in pietra della grande piazza antistante. Per farlo fummo costretti a contrattare perfino un operaio addetto a cavare le lastre sulle montagne vicine, nella zona oggi detta "Calcilandia".

La sagra cade il 20 gennaio. Venerdì scorso, all'alba, si è scatenata la "Alvorada": una sveglia a suon di mortaretti, per avvisare la città dell'inizio della novena. Poi ogni sera, fino alla vigilia, c'è la messa solenne seguita dal "leilao" sulla piazza. Il leilao è la vendita all'asta delle donazioni portate dalla gente: torte, polli arrosto, cestini di frutta, porcellini, e molto altro... Trattandosi del patrono dei bovini, la donazione più quotata è il vitello. Di solito più di un centinaio di vitelli sono offerti in questa occasione. Tutte le rendite del leilao finiscono nel conto della parrocchia, di cui sono quasi la principale fonte di rendita. Questo avviene nel piazzale della chiesa: naturalmente il resto della città è invaso dalla fiera, luna-park e stand gastronomici come in tutte le sagre del mondo, ma lo spazio intorno alla Chiesa è riservato. Il giorno della festa non è molto diverso da tutte le altre sagre del mondo, eccetto gli orari (per via del caldo). Messa solenne alle 20, seguita da processione e poi....fuochi! Magari saranno semplici mortaretti, ma la bramosia di bruciare grosse somme di denaro in pochi minuti fa parte del codice genetico, soprattutto dei latini.

Non è una novità: nella sagra c'è un pò di tutto. Fede autentica, un poco di superstizione, cultura, folklore, desiderio di incontrarsi e stare insieme, condivisione, competizione, ostentazione ed altro ancora. E' un assortimento in cui penso sia assai presente Gesù Cristo: perchè le messe sono preparate con passione da ciascuna equipe di pastorale, e sono partecipate con vivacità da una folla numerosa. Poi, perchè Gesù si è incarnato per essere vicino alla gente, a noi tutti, pur conoscendoci come siamo. Infine, perchè un pò ovunque le feste sono ancora una delle poche espressioni di resistenza della cultura popolare al livellamento generale dell'umanità.

Sicuramente ci sono luoghi in cui la presenza di Gesù Cristo si sente molto di più. Una bimba di undici anni (benchè ne dimostri qualcuno in più) è arrivata ieri in un accampamento di "senza terra". Violentata da suo padre, è corsa lì per stare con il ragazzo che ama. Non ha nulla. Gli accampati sono lì da quattro anni, in attesa di ricevere un pezzo di terra dalla Riforma Agraria che è ferma da un pezzo. Una situazione che noi chiameremmo "disperata". Vivono sotto sole e pioggia, riparati appena da un telone di nylon. Maria e Benedita, due donne dell'accampamento, raccontano: "Stiamo costruendo la baracca per lei e il suo ragazzo. Se non ci aiutiamo tra noi! Ci sono ragazze che finiscono in strada perchè vogliono, ma questa è una bambina, e ci finirebbe perchè non ha altra scelta. Non siamo ricchi, ma un pò l'uno e un pò l'altro si rimedia". Bisogna vedere con quanta tenerezza parlano: nemmeno un cenno di riprovazione e pregiudizio. Praticano, forse senza pensarci, le parole di Gesù ai discepoli: "Date loro voi stessi da mangiare". Mi hanno chiesto di contribuire con due o tre pentole e tegami. Certo che lo farò. Solo i poveri possono ancora indicarci la strada della salvezza.

Nel video, un leilao di bestiame della festa di San Sebastiano.


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