6 febbraio 2011

DON CARLO BERTACCHINI

Domattina, a Cognento, sará celebrato il funerale di Don Carlo Bertacchini. Pur non essendo notizia brasiliana, per l´amicizia che ci ha legati, e per la testimonianza che ha dato, lo presento ai lettori del mio blog che ancora, eventualmente, non lo conoscessero. Lo faccio con il testo scritto e pubblicato da Beppe Manni su Gazzetta di Modena.

Biografia
Ieri alla ore 10 è morto, all’ospedale di Formigine all’età di 77 anni, don Carlo Bertacchini parroco di Morano.

Don Carlo era nato a Cognento nel 1933. Andò in seminario all’età di 11 anni a Nonantola. Ordinato prete dal vescovo Cesare Boccoleri nel 1956, fece il cappellano a Formigine, Collegara e Vignola. Diventò parroco di Cassano e poi di Morano che resse come arciprete per 47 anni. Fu toccato da tragedie familiari: suo fratello Livio morì a 45 anni e sua sorella Vera a 42. Ma ciò che lo faceva soffrire maggiormente era stata una certa incomprensione dei suoi confratelli preti, che non capirono pienamente le sue parole e scelte legate alla parola del vangelo.

Da qualche anno era ammalato, era così tornato nel suo paese natale ospite della Casa del Clero di Cognento. La sua lunga via crucis è terminata dopo essere stato tre mesi all’ospedale di Baggiovara.

La sua formazione teologica era stata caratterizzata dalla tradizionale dottrina del Concilio di Trento. Il Concilio Vaticano II rinnovò profondamente il suo impianto tradizionale teologico. La sua vita di prete e parroco pian piano cambiò. Carlo datava la sua seconda conversione all’età di 50 anni. Diventò così un testimone della radicalità del vangelo. Le sue parole e le sue scelte crearono qualche imbarazzo tra i preti e tra i cattolici più tradizionalisti della sua parrocchia. Diceva che amava la madre chiesa ma proprio per amore voleva “darle uno strattone” perché si risvegliasse e fosse fedele al Vangelo. La Religione doveva trasformarsi in Fede e ‘la dimensione verticale’ la liturgia e le preghiere, doveva diventare ‘dimensione orizzontale’ ossia amore per i poveri e capace di trasformare la società. La canonica era il luogo dove si incontravano ragazzi, giovani e adulti. Aveva organizzato un incontro mensile a cui partecipavano non solo i moranesi ma “amici-discepoli” da Modena, Sassuolo, Formigine, Reggio e Sassuolo. Lo seguivano e lo aiutavano insieme ai parrocchiani specialmente nell’annuale raccolta per i lebbrosi del Brasile che affidava all’amico prete don Arrigo Malavolti. Sono rimasti impressi nella mente dei ragazzi e degli adulti, i cartelloni che scriveva e appendeva davanti alla chiesa e davanti all’altare, sulla pace e sulla fraternità. Le feste tematiche sulla pace e la povertà. Ma specialmente i corsi di catechesi biblica per i ragazzi, per gli sposi, per gli adulti, perchè diventassero cristiani adulti e consapevoli.

Don Carlo è stato un buon pastore; la canonica era aperta a chiunque voleva fermarsi, tutto quello che aveva e riceveva lo condivideva. E’ stato un umile testimone della fede e della parola del vangelo nella povertà, nell’amore e nella sofferenza. Ha creduto all’utopia insegnata da Cristo.

Amò il paese di Morano, sperduto villaggio della montagna. Organizzò le feste paesane, il carnevale a tema per i ragazzi, costruì un piccolo capannone per ospitare incontri e feste. Per anni girò con il pulmino a raccogliere i bambini per il catechismo. Come altri parroci della montagna, per trattenere i montanari dall’esodo, aveva allestito un piccolo laboratorio per fabbricare ceramiche artistiche. Lui stesso dotato di genialità artistica le disegnava e le costruiva, insieme a collaboratori locali.

Nel suo testamento che ha consegnato ai familiari e a un gruppo di amici, aveva lasciato dettagliate disposizioni per il suo funerale. Si era già fatto costruire la cassa che teneva in casa, da un falegname suo amico: all’interno c’erano i vestiti in borghese coi quali voleva essere rivestito dopo la sua morte, il cristo da tenere tra le mani al posto del classico rosario e duecento copie del suo testamento spirituale che saranno distribuiti al suo funerale. Desiderava una messa celebrata nella sala riunione la sera prima e poi chiedeva provocatoriamente un “funerale civile” cioè in mezzo alla sua gente senza più passare dalla chiesa per annunciare questa sua ultima verità: la chiesa, i vescovi e i preti devono stare in mezzo al popolo.

Il suo funerale, anche se non corrisponderà in pieno alle sue intenzioni espresse nel testamento, avrà queste tappe: messa nella chiesa di Cognento alle ore ***poi a Morano circa alle ore 10 una liturgia della parola d’addio sul piazzale della chiesa tra il suo popolo e i suoi amici che potranno esprimere un loro ricordo nella preghiera. E poi sarà sepolto nel tranquillo cimitero di Morano tra sua sorella Vera suo fratello Livio.

Alla fine della messa diceva “La messa non è finita. Andate come portatori di pace non violenta”

Epitaffio scritto da don Carlo nel suo testamento per essere esposto nelle parrocchie dove è passato

Oggi *** è tornato al Padre
9-12-2010
che saluta e ringrazia tutti
chiede perdono dei peccati di omissione a tutti
e dice a tutti, sulla parola di Gesù
ARRIVEDERCI
E il più tardi possibile perché la vita
È un dono MERAVIGLIOSO
Il funerale civile avrà luogo….

Testamento Pastorale di don Fortunato Provvisorio
Nel 1998 don Carlo Bertacchini aveva pubblicato il ‘Testamento Pastorale di un parroco di montagna’ e ‘Ave Maria di un parroco di montagna’ (Gabrielli Editore, si trova alla Tarantola di Modena). Si firma Don Fortunato Provvisorio per ricordare che si sente fortunato per aver scoperto briciole di verità, ma la verità è ancora provvisoria in attesa della Verità con la maiuscola. Immagina che sia una lunga lettera dall’aldilà quando finalmente tutte le cose sono più chiare. Don Carlo ripercorre la sua vita, sottolinea le contraddizioni nelle quali spesso è caduta la chiesa. “A 40 anni ho fortunatamente trovato la triplice chiave della mia vita: conversione permanente, primato della Parola e filo a piombo cioè non essere in contraddizione con la coscienza” e ancora “La chiesa non forma uomini di fede, ma cattolici solo ‘informati’ e religiosi, cioè che conoscono dogmi e precetti, dei consumatori di riti, preghiere e sacramenti”. “Amo il papa, i vescovi e i cardinali come fratelli…ma il mio dissenso globale e profondo sta nel fatto che come maestri di fede …non abbiano dato e non danno il primato alla Parola (del vangelo) ma alle tradizioni” “Pazienza che sia un asino di campagna (come me) ma che siano proprio i cavalli di razza., laureati e plurilaureati, vestiti di bianco rosso e paonazzo o in clergyman, a frenare la carretta del Regno di Dio non riesco a digerirlo. E’ questo il mio magone”.

La sua teologia e la sua pastorale la si può riassumere in questi punti
1- La chiesa dopo Costantino e Teodosio (Secolo IV) è diventata una religione di stato; si è alleata con il potere e allontanata dal pensiero di Gesù che voleva una comunità povera e impegnata per i poveri. Per essere credibile deve rinunciare ai privilegi, allo stato e alle ambasciate.

2- La chiesa non deve essere solo ‘verticale’ (preghiera e liturgia) ma ‘orizzontale’ impegnata cioè, nel sociale tra gli uomini: i religiosi ‘contemplativi’ dovrebbero sì pregare, ma spendere metà del loro tempo in mezzo alle sofferenze del mondo.
3- La chiesa e i cristiani devono impegnarsi per la pace e la difesa non violenta. Condannare tutte le guerre e gli armamenti. I Cappellani militari sono in contraddizione con le parole di Gesù.

4- Bisogna ritornare come la chiesa primitiva a battezzare solo adulti ‘consapevoli’ come dice Gesù: “Andate e predicate chi crederà allora sarà battezzato”. Don Carlo considerava una violenza il battesimo ai bambini; si dichiarava obiettore di coscienza. Non battezzava da anni i bambini della parrocchia. Se le famiglie lo chiedevano, lui chiamava altri sacerdoti. La cosa più giusta era che i genitori ‘presentassero’ i neonati alla chiesa e aspettare che decidessero poi loro divenuti adulti.

5- La conversione del cattolico avviene attraverso il passaggio dalla religione alla fede.

6- Maria la madre di Gesù è santa non perché è una statua da venerare nelle chiese, ma perché ha applicato le umili parole di Gesù.

7- E’ urgente cambiare “…il metodo della tradizionale pastorale è fallimentare” ad esempio le tradizionali pratiche cattoliche: Candele, processioni, benedizioni, liturgie, preghiera del rosario ecc. La notte di pasqua veniva consegnata ai capofamiglia della parrocchia una boccettina di acqua battesimale: dovevano essere loro a benedire la casa “Io quando vado nelle famiglie, scrive, vado a benedire con la Parola di Dio, per evitare il sacro commercio delle buste che è tanto redditizio specie nelle ricche parrocchie della città”.

Don Carlo nella sua “lettera dall’aldilà” rimprovera amabilmente i così detti dottori della Chiesa come S. Agostino, S. Tomaso, per le loro teorie della guerra giusta e del battesimo ai bambini e a Santa Teresina del Bambin Gesù contesta la validità di una vita passata tutta in convento. Anche papa Papa Voitila per le sue alleanze con i potenti, ha avuto un comportamento ambiguo da “polacco tradizionalista integralista”.

Nel suo testamento avrebbe voluto addirittura un “funerale civile” che non significava irreligioso. Era “ una piccola provocazione profetica”. Don Carlo infatti ha vissuto da uomo di fede e da buon prete parroco. Ha amato la chiesa e proprio per questo vorrebbe ‘dare uno strattone’ alla madre chiesa per svegliarla dal suo letargo. “Ora perdonatemi un’esclamazione spontanea di un parroco matto-morto: coraggio cara madre chiesa, svegliati dal tuo sonno plurisecolaree predica l’amore vero…nel sociale”. Dopo la messa nella sala della parrocchia il giorno del funerale vorrebbe andare direttamente al cimitero quasi per sottrarsi alle maglie delle liturgie, delle benedizioni e degli incensi ed essere consegnato solo alla sua gente, alla sua famiglia e alla nuda terra di Morano che lui ha veramente amato. Senza fiori ma solo la croce verde della speranza e un’offerta nella cesta per i lebbrosi di Goiania.

Lettere: Ogni settimana don Carlo spediva una lettera raccomandata da Morano, al Presidente della Repubblica e al Papa (segretario di Stato Vaticano) due lettere raccomandate, firmate da lui e dal Movimento Pace di Morano. Oggetto ‘Richiesta disarmo atomico-chimico-batteriologico’ era un documento che aveva già spedito alla corte internazionale dell’Aia. “Lo faccio per amore dell’umanità - scriveva don Carlo - che si trova a un bivio: in futuro il pianeta sarà un giardino o un deserto (Giovanni Paolo VI)” e chiedeva: “Una confederazione democratica mondiale di tutti gli stati…la difesa popolare non violenta organizzata dei popoli…disarmo universale controllato… nucleare, chimico e batteriologico… riconversione bellica mondiale… eserciti civili mondiali… economia di giustizia globale… autodeterminazione dei gruppi umani…una lingua unica, l’esperanto, perché gli uomini possano comunicare”. E nella conclusione accusava presso la corte dell’Aia di reato colposo internazionale contro la Pace e l’Umanità, gli stati che possiedono armamenti nucleari, chimici e batteriologici.

Nel 1995 aveva scritto una lettera aperta all’ordinario militare, il vescovo dei militari. Denunciava, la logica antievangelica degli eserciti e della presenza in essi dei cappellani e dei vescovi militari. Denunciava in particolare la mancata decisa condanna delle gerarchie degli armamenti nucleari e il silenzio sulla prassi della non violenza che deriva dalle parole di Gesù dell’amore verso il nemico e del non uccidere.

17 commenti:

  1. A don Carlo Bertacchini,volevamo semplicemente dirti grazie per averci insegnato con l'esempio l'amore per il prossimo,l'amore per la pace, l'amore in Gesù cristo ed in fine per averci fatto ritrovare la fede.
    La tua umile vita vissuta in estrema povertà è stata il grido ferito di un innamorato che vuole togliere ogni ruga dal volto della sua sposa.
    La tua vita è stata un'appasionata proposta di ritornare al Vangelo puro,per una chiesa scalza come amava dire san Francesco D'Assisi.
    Grazie per averci fatto viver questa tua appassionata avventura che ci auguriamo di non dimenticare mai. Olga,Laura e tutti gli amici di Sassuolo (MO)

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  2. Grazie Don Carlo per averci condotto oltre la religione verticale, fatta di sterile culto e di riti esteriori per farci approdare alla Fede che illumina, Fede di amore e speranza, dove il Vangelo non deve rimanere rinchiuso nelle mura della Chiesa ma può e deve essere applicato alla vita di tutti i giorni.
    Grazie Don per essere riuscito sempre a tirar fuori la parte migliore di noi.
    Grazie Don Carlo per aver accolto ed aiutato tutti senza distinzione di sorta come solo i “grandi uomini” sanno fare.
    Ci manchi e ci mancherai tantissimo.
    Fam. Denicolò Stefano, Myrian, Mattia Thai e Stella Thanh

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  3. Dico addio a una persona che per noi ha contato molto.
    Ci ha insegnato molte cose, e soprattutto era una persona che sapeva ragionare con la sua testa, oltre a saper donare tutto se stesso per gli altri...
    Quando avevi bisogno c' sempre stato per chiunque!!!
    Riposa in pace, don Carlo Bertacchini.
    Un sentito grazie da Luca e dagli amici di facebook.

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  4. Caro don Carlo,
    la tua perdita è stata per me e per molti,la perdita di una grande risorsa. Alcuni ti hanno considerato un pò anticonvenzionale,ma lo stesso Gesù lo era. malgrado tu abbia compreso la logica di come può essere puro un bambino sei stato scartato da molte persone,ma come disse Gesù ogni pietra scartata per costruire il mondo è diventata testata d'angolo per fortificare la chiesa. Tu ci hai insegnato ad apprezzare la vita speriamo di poter viverla fino alla tua stessa età con la semplicità che tu ci hai insegnato e che tu stesso hai sperimentato in questa terra.
    Ciao Don Carlo grazie di tutto e un arrivederci,il più tardi possibile,come hai detto tu, in paradiso (speriamo) Cristian Monterminie gli amici "della legge Rengers"

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  5. Caro Don Carlo,
    ti conoscevo da lunga data, ma solo da pensionato ho avuto modo di ritrovarti e di approfondire la nostra amicizia. Ti ho sempre voluto bene. L'amicizia con te, mi ha "donato" una seconda conversione. Con me non sei mai stato di tante parole. Non mi hai mai fatto prediche: più che "dire" hai "fatto". Al contrario di me, che sono sempre stato piuttosto logorroico, eri la mia parte mancante. Tu, i bisognosi di Cristo non li arringavi, li servivi. Questa era la tua forza. Un poveraccio non sapeva dove andare a dormire? Al mattino, magari ancora ubriaco, te lo ritrovavi a dormire nel letto che tu gli avevi lasciato preparato la sera precedente, coi biscotti sul comodino. Ci sarebbero tanti altri bei episodi di carità, ma non voglio farti il panegirico. Spero di rivederti in paradiso... ma non subito, come tu stesso ci hai raccomando: "PERCHé LA VITA é BELLA". Ugo Beneventi.

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  6. Caro don Carlo, mi dispiace per quelle persone che non hanno avuto l'occasione di conoscerti, oggi si renderebbero conto che GRANDE UOMO è venuto a mancare........Uomo umile di grande fede,capace di trasmetterla a tutti.Incondizionamente ti abbiamo amato e ti ameremo sempre, con grande stima...... Alessia Rovatti e familia.

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  7. Nando Cottafavi02 marzo, 2011

    Ricordo alle eseque a Formigine, perché i presenti sapssero chi era, e non si sentisse solo.
    "Ricordiamo don Carlo per il suo spirito di ricerca dei valori cristiani, non come "religione", ma come novità esistenziale come Gesù ci ha chiesto. Infatti, il suo primo impegno era la ricerca di un rapporto fraterno fra tutti gli uomini e in particolare aveva a cuore il problema della pace come prima condizione di una convivenza cristiana, La pace non è un dono di Dio, neanche una virtù praticabile. La pace semmai sarà il risultato o un esito, per ottenerla devi fare qualcosa d'altro: si devono recidere le radici che generano la guerra.
    Ora la sua anima è dinnanzi all'amato Gesù, Colui che a mezzo del suo insegnamento aveva acquisito quell'animo così sensibile alla sofferenza dell'uomo. Ha amato la "Chiesa di Gesù" che certamente non dovrà chiedere perdono per come egli ha trafficato i talenti, contrastati, mortificati, che Dio gli aveva assegnato.
    Leggo ora di don Mazzolari da "La più bella avventura": "L'insoddisfazione non è una colpa, ma una distinzione spirituale, un preannuncio di grazia. Le più belle pagine della Chiesa furono scritte da anime inquiete. Non è certo un mestiere comodo essere o vivere presso degli inquieti, per cui si capisce come l'ordinaria educazione tenda a far scomparire o addomesticare il tipo. Ma se si pensa che ogni grande o vera passione non può ridurre questo tono, c'è da chiedersi se, spegnendo l'inquietudine non si spenga pure lo spirito.
    Questi cuori eternamente delusi sono una preda di Dio.
    Per questo prego.

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  8. Don Carlo,
    i giorni passano,il vuoto che hai lasciato no.
    Pensiamo spesso a Morano, questo tuo paesino sperduto fra i monti dell'appennino emiliano.
    Grazie alla tua saggia umiltà,al tuo amore verso i più deboli,chiunque trovava in te sollievo ai dubbi-tormento di non essere credenti. Per queste tue qualità la fama del tuo villaggio ha varcato di gran lunga i confini provinciali.
    Gli incontri mensili che tu organizzavi con tanta passione dove spiegavi con l'esempio i valori del vecchio e del nuovo testamento, e ai quali partecipevamo con tanto interesse ci faceva pensare alla "scuola di Barbiana" di don Milani.
    Don Carlo Bertacchini e Don Lorenzo Milani due pensieri coi quali la storia della chiesa prima o poi speriamo si confronti.
    Per questo siamo fortunati ad averti conosciuto ed è per questo che lo smarrimento che ora ci circonda è grande.
    Il tradimento che hai subito al tuo funerale non ci fa pensare niente di buono.
    Per poter continuare la tua opera di evanngelizzazione nel sociale,serve una grande conversione nelle alte sfere del palazzo.
    Carlo ,siamo disorientati, ti supplichiamo di aiutarci.
    Con affetto,i frequentatori dei tuoi corsi biblici.

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  9. Caro don Carlo, carissimo don,
    il mio e quello di tutti noi, amici di Morano, è un “grazie” e un “arrivederci” alla casa del Padre, solo dall’altro lato del cammino.
    È un “grazie”, un ringraziamento, che vuole essere immenso, per la tua autenticità, per quello che hai significato per noi, per il Bene vero che ci hai voluto e che ci hai insegnato, con tanta pazienza e con tanta passione.
    Hai formato le nostre coscienze fin da bambini con il tuo MOVOSCUPERFEDUMA, ossia con la scuola-movimento permanente di fede e di umanità, chiamandoci alla dottrina, abituandoci a condividere la merenda e la vita, facendoci capire che Dio è amore, è carità che non si manifesta coi riti, con i presepi anonimi, con i rosari pronunciati distrattamente o con la benedizione impartita agli edifici fatti di pietra, ma con un pronto “sì, vengo subito!” a chi ci chiede una mano anche nel cuore della notte, senza esitazione e con un’Ave Maria o un Padre nostro sentiti e recitati col cuore e soprattutto concretizzati nella vita di tutti i giorni operando il bene, andando a visitare chi è ammalato o passando un po’ del nostro tempo in compagnia di chi è solo, ascoltando tutti, prodigandosi e mettendosi sempre nei panni degli altri prima di esprimere giudizi.
    Rimangono impressi ancora oggi (che siamo adulti) nella nostra mente il tuo stile, i tuoi cartelloni, pieni di significato, di profondità, di verità, che ci insegnavano i valori fondanti prima di tutto dell’uomo (e quindi, in seconda battuta, del cristiano): la sincerità, l’amore, l’amicizia, il rispetto (per le cose, gli animali, le persone), l’onestà, l’unità, la non-violenza, l’umiltà e, non da ultima, l’allegria.

    Conserveremo caro e prezioso come un tesoro il tuo esempio, ritenendoci fortunati per averti potuto conoscere e per aver potuto percorrere un tratto molto significativo della nostra vita insieme.


    Ciao don

    Monica Libbra

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  10. Le molte risposte a questo post mi confortano e dimostrano che l'autenticità della tua testimonianza,nella coerenza e nella povertà, don Carlo,ha lasciato tracce e segni importanti. Trovo ciò prezioso in questi tempi bui in cui sono così flebili, appannate e ambigue le voci a sostegno di una vita coraggiosamente vissuta nello spirito evangelico. Siamo sommersi da ingiustizie ,falsità, ipocrisie, egoismi, negazioni della vita e violazione dei più elementari diritti..In questi contesti "gridano" i silenzi compromissori e i contorcimenti diplomatici delle alte gerarchie che dovrebbero invece stracciarsi le vesti di fronte anche alle scelte di governi come quello italiano attuale e agli stili di vita di coloro che dovrebbero rappresentare le guide e che dovrebbero conservare una rettitudine esemplare, quel "filo a piombo" che ti è stato così caro e che ti è costato tanto in incomprensioni, isolamenti, ecc.
    Considero un dono prezioso l'averti conosciuto(anche se solo negli ultimi anni di permanenza a Morano, che davvero mi ha ricordato l'esperienza di Barbiana)
    Un grazie sincero e un arrivederci, don Carlo.
    Cesare Venturi (Vignola)

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  11. Grazie don Carlo, per avermi donato SERENITA', coraggio e la saggezza di distinguere la differenza fra religione e fede,grazie, grazie ancora.

    Simona Montermini

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  12. Riportiamo l'epigrafe che Prignano Modenese ha esposto in tutte le frazioni del suo comune in occasione della scomparsa di don Carlo:

    "L'amministrazione comunale di Prignano partecipa al dolore della famiglia e della comunità di Morano per la scomparsa di don Carlo Bertacchini. Per oltre 40anni pastore della comunità di Morano.
    Uomo buono e generoso, esempio caparbio e scomodo di radicalità evangelica,ha creduto nella dignità dei deboli e degli emarginati e per il loro riscatto ha speso la propria vita, divenendone un riferimento costante.
    Nel cuore e nella coscienza di chi l'ha conosciuto fruttifichino i valori di solidarietà e di impegno civile che lo hanno animato e che egli, con disarmante coerenza, ha sempre testimoniato".

    Per quanto sopra, tutti gli amici di don Carlo ringraziano l'amministrazione comunale di Prignano, per la sensibilità dimostrata.

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  13. Grazie don Carlo per la tua fede limpida,chiara e coraggiosa che mai ha temuto il giudizio ed il contrasto con le gerarchie eclesiastiche.
    Grazie per l'aiuto spirituale che hai saputo darci nei momenti difficili,e per aver saputo darci speranza.
    Iconiugi Laura e Guido.
    Ubersetto MO

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  14. Caro don Carlo,
    la tua perdita è stata per me e per molti,la perdita di una grande risorsa. Alcuni ti hanno considerato un pò anticonvenzionale,ma lo stesso Gesù lo era. malgrado tu abbia compreso la logica di come può essere puro un bambino sei stato scartato da molte persone,ma come disse Gesù ogni pietra scartata per costruire il mondo è diventata testata d'angolo per fortificare la chiesa. Tu ci hai insegnato ad apprezzare la vita speriamo di poter viverla fino alla tua stessa età con la semplicità che tu ci hai insegnato e che tu stesso hai sperimentato in questa terra.
    Ciao Don Carlo grazie di tutto e un arrivederci,il più tardi possibile,come hai detto tu, in paradiso (speriamo), perchè infatti come tu hai detto "la vita è bella".

    Christian Ternelli e gli amici "della legge Rengers"

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  15. Il sindaco di Prignano in rappresentanza della cittadinanza ricorda Don Carlo Bertacchini con queste parole.

    Carissimo Don Carlo, ci scuserai per questo ultimo strappo alle tue volontà. Il cuore, come ci hai sempre insegnato, è più forte della ragione e non conosce regole né confini.
    Ed è ubbidendo al cuore che ti rivolgiamo questo nostro ultimo saluto, con quella sincerità e quella franchezza che tu avresti sicuramente apprezzato.
    Adesso che hai oltrepassato la frontiera e hai raggiunto la pace, per l’ultima volta, ci capirai e ci perdonerai.
    Non sei stato un prete comodo. Hai provocato contrasti e discussioni, hai disturbato tante anime candide impigrite in rassicuranti riti e granitiche certezze, e hai spinto il popolo che ti era stato affidato ad elevare il livello di passione per l’uomo.
    Non ti piacevano le ipocrisie, non riuscivi ad accettare l’ottusità e il conformismo di tanti ecclesiastici, soffrivi per l’opportunismo che la Chiesa (la tua amata chiesa) spesso dimostrava verso i potenti della terra e sui grandi temi che ti stavano a cuore.
    Sei stato un autentico lottatore per la vita eterna, limpido uomo di fede che ha sempre rivendicato la propria appartenenza alla chiesa, nei cui confronti ti ponevi- come amavi dire- con rispettosa disobbedienza.
    A Morano sentivi di vivere non ai margini ma al centro della chiesa, perché più stavi con i prediletti di Dio, quel Dio che non abita le cattedrali suntuose ma che vive accanto agli umili, ai poveri, il Dio del Vangelo in cui tu credevi.
    Perché eri certo che non può esserci amore per Dio senza amore concreto per gli uomini , senza volontà di riscatto degli ultimi della terra.
    Non predicavi un’idea astratta di umanità, ma la concretezza dell’amore per gli uomini in carne ed ossa, da amare cosi come sono, coi loro limiti e difetti.
    Ci hai insegnato che il cristiano non è una persona arrivata, cha fa la vita comoda evitando i guai e piegando sempre la testa, perché la parola di Dio non è un tranquillante, ma scuote e sollecita , interpellando la coscienza e il cuore, spingendoli a scegliere.
    Sapevi che la fede non va vissuta con la stanca abitudine di chi attende tutto dalla Provvidenza divina, che non deve scadere a strumento idrogeologico di legittimazioni di interessi economici e politici,ma che la fede libera, rende consapevoli e autonomi, fa ognuno responsabile di tutto.
    È proprio questo tuo instancabile avere a cuore la dedizione alla causa di tutti, e in particolare degli ultimi, la donazione di se, il pieno mettersi a servizi degli altri, sono i tratti che hanno fatto della tua vita un esempio luminoso e folgorante di aderenza al Vangelo e rappresentano l’eredità che hai lasciato in dono a tutti noi che ti abbiamo conosciuto.
    Oggi ti dobbiamo davvero salutare; lo vogliamo fare con una poesia.
    Una poesia di Don Primo Mazzolari alla cui parola hai spesso attinto, con la quale vogliamo esprimerti la gratitudine per la ricchezza della tua eredità e insieme la promessa di impegnarci affinché il tuo messaggio di amore trasformi ciascuno di noi un testimone di quei valori che tu, durante la vita terrena, hai cercato di trasmettere a tutti.
    ...Noi ci Impegniamo…
    Noi ci impegniamo…
    Ci impegniamo noi, e non gli altri;
    unicamente noi, e non gli altri;
    né chi sta in alto, né chi sta in basso;
    né chi crede, né chi non crede.
    Ci impegniamo,
    senza pretendere che gli altri si impegnino,
    con noi o per conto loro,
    con noi o in altro modo.
    Ci impegniamo
    senza giudicare chi non s’impegna,
    senza accusare chi non s’impegna,
    senza condannare chi non s’impegna,
    senza cercare perché non s’impegna.
    Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
    si muta se noi mutiamo,
    si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
    La primavera incomincia con il primo fiore,
    la notte con la prima stella,
    il fiume con la prima goccia d’acqua
    l’amore col primo pegno.
    Ci impegniamo
    perché noi crediamo nell’amore,
    la sola certezza che non teme confronti,
    la sola che basta
    a impegnarci perpetuamente.
    Ciao Don Carlo e arrivederci…

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  16. “Lettera ad un amico”
     
    Caro Carlo, che tristezza essere costretti a dover parlare da morti, col funerale civile perché te lo avevano impedito da vivo! Mandato in Seminario a 11 anni, quando non si sa ancora bene se la Trinità sia commestibile e potabile, costretto ai due voti alienanti, quelli dell'ubbidienza e della castità, e non sollecitato all'unico voto veramente evangelico, quello della povertà, tu avevi capito che quest'ultimo era il fondamentale e lo praticavi. Per ciò ti avevano cacciato dove non dare danno pochi quelli che ti potevano ascoltare, nella piccola diocesi di Morano.
    Io lo so che il Signore é venuto per liberarci dalla religione, per convertirci alla Fede, e che quest'ultima si determina come laicità etica, come rapporto positivo con l'affamato e l'assetato, con tutti i viventi del creato. Tu, senza saperlo esplicitamente, nella sostanza lavoravi in questa direzione. Avevi capito il fondamentale: povertà e servizio agli ultimi; e avevi perciò capito che il Sabato è per l'Uomo. Per questo denunciavi l'istituzione, il vertice della Chiesa, che non si spende a sufficienza per la giustizia e per la pace, e non solo non prende le dovute distanze dai corruttori di turno, ma pratica simonia con loro, lucrando Concordati e privilegi in cambio di benedizioni, di silenzi, di omissione di profezia.
    Siccome non ti avevano lasciato parlare da vivo, tu hai cercato di parlare da morto: il funerale laico voleva essere una denuncia, una presa di distanza da chi non prende le distanze, e un atto d'amore. Ma sei stato messo a tacere in vita e tradito da morto, dai 40 preti col loro vescovo che hanno zittito l'uomo per onorare il Sabato.Ma io ti chiedo quale scossone sarà mai adeguato a far aprire gli occhi a coloro che si ritengono i padroni della Verità?
    Devi pure anche sapere, se adesso ci sei e dove sei, sempre vivo per lo meno dentro di noi, che il tuo messaggio, la radicalità evangelica, rifiutata dai chierici, é stata colta dai laici, che hanno visto in te soprattutto l'uomo buono e giusto, difensore dei poveri, piuttosto che un esponente della casta sacerdotale.
    Quando dicevo queste cose, i tuoi occhi mi dicevano che tu eri con me. Forse non era così, ma io lo volgio credere... Fra l'altro, tu per me potevi costituire un problema: con la tua coerenza evangelica stavi dando credibilità a quella istituzione cui appartenevi, e che usa la verità per ingrossare se stessa.
    Caro Carlo, ora dopo la tua lunga e dolorosa agonia, ti ritrovi ad essere non più Provvisorio, ma inquilino dell'eternità della Verità; ed io, senza forzarti, ti sento con me e con tutti coloro che condividono il messaggio che può costituire la sintesi della nostra esperienza esistenziale: Dio non va creduto ma costruito, e, se amiamo e condvidiamo, sarà la Verità stessa a venire fra noi.Un arrivederci, o nel niente o nel Tutto, dal tuo comp-fratello Mario Mariotti.
     
     

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  17. Mi è venuta un'idea: verrei dar voce,per l'aniversario della morte del nostro don Carlo Bertacchini,a tutti coloro che hanno scritto il loro commento su questo blog. Non ho molta esperienza in materia ma vorrei consigli come poter renderli noti.Che ne dite di fare un piccolo opuscolo da distribuire alla celebrazione della S.ta messa che verrà effettuata il 5/02/2012 a Morano (MO) via chiesa? Si accettano proposte per eventuali migliorie all'idea sucitata.Grazie infinite da Olga Sassuolo.

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