1 novembre 2010

PRESIDENTE DILMA ROUSSEF

Foto: 1 e 2 - la prima comunione in una comunitá di periferia (Santos Reis). 3 - frutti di jabuticaba

I goiani hanno votato il ballottaggio sotto una pioggia battente. Ha vinto la Dilma con un ampio margine. Il suo alleato candidato a governatore, Iris Resende, ha perso con una differenza di 6 punti. A Itaberaí ha vinto Dilma per la Presidenza, i due candidati a governatore hanno quasi impattato. Ha vinto Marconi, ma di poco, nonostante le spese ingenti in propaganda. Sono tutti e due poco affidabili, quindi a me che vinca l´uno o l´altro importa poco. Importa, invece, che la Presidente del Brasile ora é Dilma: 56 milioni di voti a suo favore, 44 milioni a favore di Serra (arrotondando). La prima ha un pó piú del 56,0%, il secondo un pó meno del 44%. Gli ultimi giorni di campagna hanno visto poche discussioni di politica e molte trovate piú o meno sciocche dei sostenitori dei candidati per mettere in cattiva luce l´avversario. Le televisioni e la stampa giocano un ruolo fondamentale nella manipolazione delle elezioni: in Italia lo sapete bene. Ambedue i candidati hanno dichiarato subito in TV la propria fedeltá alla Costituzione e al mandato ricevuto dagli elettori: Dilma al mandato di governare, Serra al mandato di fare opposizione. Una prassi normalissima in tutto il mondo, eccetto che in Italia dove i governanti si comportano come ai tempi dei Medici e di Lucrezia Borgia. La vittoria di Dilma é un´ennesima conferma del gradimento nei confronti del governo del PT, come mi spiegava un contadino dopo la messa, nei giorni scorsi: "In questa regione solo i fazendeiros ricchi votano Serra".

In questi ultimi quindici giorni siamo stati gratificati da piogge frequenti, con un´abbondanza insolita per il mese di ottobre. Il paesaggio ha cambiato subito colore: il giallo dei pascoli ha ceduto il posto a un verde intenso che allieta la vista. In Goiás la pioggia, di solito, cessa completamente da fine marzo ai primi di settembre, e continua a scarseggiare fino a novembre. Percíó tutti siamo felici quando arriva, come ora, copiosa e persistente. La gente ringrazia Dio nelle preghiere dei fedeli con la medesima frequenza con cui l´ha implorata nel periodo precedente. Si sottolinea sempre che é "mansa": perché la temperatura altissima dei pomeriggi di settembre e ottobre induce alla paura di tempeste di vento che sradicano piante, devastano tetti e scaricano sulla terra fulmini terrificanti. Mentre scrivo la pioggia sta ancora scrosciando, e noi la ascoltiamo con piacere come se fosse la nona sinfonia di Beethoven. La pioggia fa maturare i frutti del mango e della jabuticaba, delizie della stagione! Ma i ragazzi della nuova classe media trovano queste cose al supermercato e non amano la pioggia, che impedisce loro di andare a battere la testa e rompersi le ossa correndo sulla motocicletta.

É il periodo delle cresime e prime comunioni. I ragazzini dal sesto all´ottavo anno delle scuole di primo grado vengono a confessarsi dai preti "nonnini". É la loro prima esperienza di confessione, perció sono molto emozionati. Non sono, tuttavia, chiusi e timidi come eravamo noi alla loro etá: i tempi sono cambiati. Dicono subito a chiare lettere, e in modo disinvolto: "Ho un pó di vergogna e non so come cominciare". Per aiutarli si fa un pó di conversazione. "Che scuola frequenti? Come ti va a scuola? Quali sono le materie che ti piacciono?". Scopro, cosí, che parecchi frequentano la scuola privata "Aliança", di proprietá di un gruppo di evangelici, e che in quella scuola c´é gente con un´autentica vocazione all´educazione dei giovani. La fanno con competenza e rigore. "L´insegnante di lettere esige la lettura di un libro ogni settimana" - mi racconta una bambina del sesto anno della prima serie (la prima media dei miei tempi). "Quest´anno io ho giá letto 38 libri!" Sorprendente. Hanno comprato íl collegio che era delle suore francescane dell´Immacolata, una congregazione nata col carisma dell´educazione ma ora agonizzante per mancanza di vocazioni. Ne hanno fatto una scuola completa che va dal primo anno della prima serie fino all´universitá. Hanno contrattato i migliori professori, alcuni dei quali giá lavoravano con le suore. Non praticano né il proselitismo né il miracolismo. É un ambiente laico.

Pare che, almeno lí, l´ecumenismo sia una realtá vissuta. Gli evangelici hanno conquistato il Brasile, alcuni con il fanatismo e altri con una seria evangelizzazione. Noi li conosciamo poco o niente, e insistiamo di preferenza nei loro aspetti negativi. Contiamo con rammarico le chiese che sorgono vicino alle nostre cappelle. Loro non ci conoscono e non vogliono conoscerci. Hanno "convertito", in prevalenza, cattolici che andavano in chiesa per il battesimo e il matrimonio o la festa del patrono. Conviviamo pacificamente, ma non amichevolmente e fraternamente. Chissá quando saranno possibili un dialogo vero e una comunione fraterna tra cristiani credenti?

Alcune sere fa, nel gruppo di donne della "pastorale missionaria", formata in prevalenza da signore anziane quasi come me. Una di loro ha tirato fuori le storie di quando anch´io avevo 30 anni e seguivo i primi "gruppi di vangelo", che nascevano in prevalenza nelle campagne (a quei tempi la campagna era popolata). Noi anziani amiamo ricordare. Accompagnavo una quindicina di gruppi di base percorrendo, ogni sera, fino a un centinaio di chilometri. Era faticosissimo, perché non c´erano strade asfaltate, luce elettrica, acqua filtrata e affidabile. Talvolta mi trovavo all´estremo delle forze, con la voglia solo di tornare a casa. Nello stesso tempo, peró, era un´esperienza gratificante. Ci si riuniva in circolo e si parlava della vita alla luce di un brano di Vangelo. Ci si evangelizzava a vicenda. Nasceva nelle menti un progetto di societá diversa per cui lottare. I muti cominciavano a parlare, e non abbassavano piú il capo sussurrando "é lei che sa, io sono ignorante!", oppure "é la volontá di Dio!". I ciechi aprivano gli occhi. Per alcuni la sorpresa era tale che facevano belle canzoni diffuse poi in tutto il Brasile e che cantiamo ancora durante la messa. Boff e altri teologi vennero a passare qualche giorno con noi per vedere la teologia della liberazione in atto. Oggi tutto questo é un´epopea che i piú giovani non desiderano riascoltare per piú mezz´ora, e che spesso é oggetto di critiche. Sicuramente abbiamo commesso molti errori, e poi il mondo é cambiato e quell´esperienza non é ripetibile. I frutti, peró, sono evidenti. Se avessimo trascorso piú notti in preghiera sulla montagna come era solito fare Gesú (lo ricordava il brano di Vangelo di giovedí scorso), forse i frutti sarebbero stati anche migliori..

Adesso il contesto é cambiato radicalmente, e non affrontiamo piú quei disagi. Hanno quasi tutti la macchina o almeno la moto, c´é la luce elettrica, e un bicchiere di acqua fresca e buona si trova ovunque. Non c´é piú bisogno di prendere ogni sei mesi le pillole contro la verminosi. Tuttavia la gente non ha piú tempo. É come se il benessere raggiunto (e non rimpiango la miseria, perché é contro di essa che abbiamo lottato) fosse arrivata in forma di schiavitú. Arrivano alla sera stanchi. Schiavi del salario, della tivú, del supermercato, eccetera. Riunirsi, per molta gente, non é piú un piacere, ma un peso.

Di solito, per noi preti, l´unica occasione di incontrarci con le comunitá é la messa, che ai brasiliani piace. Quasi sempre la celebrano molto bene, ma in essa il rapporto tra le persone é diverso, piú formale. Messa e incontri di riflessione dovrebbero sempre completarsi a vicenda. La messa apre il cuore alla mistica, ad accogliere Cristo. La riflessione sul Vangelo aiuta a farlo entrare nella vita di tutti i giorni attraverso una pedagogia in cui ciascuno diventa soggetto dell´azione, del vivere concretamente una vita in Cristo esponendosi in prima persona. Frei Beto scrive che l´impegno politico dei cristiani, in Brasile, deve partire dal cuore prima che dalla testa, e la porta del loro cuore é la religione. Tuttavia per la crescita della coscienza e della consapevolezza é indispensabile un tempo di riflessione-azione fuori dalle barriere e dai recinti del sacro. Se no la gente si commuove e ammira passivamente, ma non si espone e non si assume come "protagonista" della comunitá. La capacitá di prendere parte alla riflessione invece di tirarsi in disparte per ascoltare, é il segno piú evidente del salto di qualitá col quale un "gruppo di preghiera" diventa "comunitá di base" che vuole cambiare la realtá e partorire un mondo nuovo.

"Stiamo tentando di mettere in pratica le scelte della diocesi - ci riusciamo solo in parte" - cosí hanno risposto le comunitá negli incontri di verifica di fine anno (come ho giá raccontato nel post precedente. Nell´incontro della nostra regione Urú, avvenuta sabato scorso 30 ottobre, abbiamo posto la domanda: "Quali sono le situazioni e gli ostacoli che incontriamo per essere fedeli al vangelo e alle nostre scelte ecclesiali?" É emersa una lunga lista di contraddizioni. Ora la Diocesi ha fissato la data dell´Assemblea Diocesana per la fine del 2011 (18-21 novembre), e dovremo affrontare la sfida di consultare la gente, una comunitá dopo l´altra, perché si assuma, assieme a noi, la responsabilitá di trovare le risposte a queste contraddizioni in modo che non ci impediscano la fedeltá a Cristo e la missione di una evangelizzazione liberatrice. Sotto l´aspetto teorico mi pare valida la riflessione di Carmen, una delle coordinatrici regionali delle Comunitá di Base: "In situazioni di contraddizione non si puó pretendere una scelta tra "bene" e "male": dobbiamo orientarci, invece, verso la scelta di un processo educativo e di crescita di consapevolezza che vada nella direzione del bene". Vi sta bene? Con questa, per oggi vi saluto.

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