2 - Il grido di allarme di un Bartimeo italiano é stato lanciato su Internet: IL PAESE DI SAN FRANCESCO É IL PRIMO A PRIVATIZZARE L´ACQUA. É di Padre Alex Zanottelli, che poi accenna al Cantico delle creature: "Laudato sii, mi Signore, per sora acqua - la quale é molto utile, et preziosa et casta". San Francesco é il patrono d´Italia, e l´inno é una delle prime gemme della letteratura italiana. Se non sono radici cristiane queste! Eppure, fa notare il missionario, la prima nazione al mondo a trasformare l´acqua in una fonte di guadagno per imprese private, assimilabile alla raccolta e riciclaggio dei rifiuti, é la stessa che rivendica un crocifisso appeso alla parete nelle sale pubbliche, l´insegnamento cattolico nelle scuole, lo sbarramento contro le moschee. "Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste "Modifiche" sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie -così afferma il Decreto- di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio "industriale”.
3 - Un altro che grida - ma senza alzare la voce - é Mario. Legge attentamente il Vangelo del giorno nelle case dei quartieri piú poveri della cittá di Goiás e, sfruttando le osservazioni piú incisive dei partecipanti, invia ogni giorno una breve riflessione agli amici italiani iscritti alla sua mayling list. Si firma "il postino". Tuttavia é un postino che ci mette del suo: e da buon milanese non puó esimersi da riferimenti ai fatti italiani. I suoi "pezzi" diventano, in questo modo, un campanello d´allarme costante: a stare attenti, per non assorbire inavvertitamente il "lievito" mondano o quello, piú insidioso, dei farisei e degli scribi, scambiandolo per quello di Gesú. Quello dei farisei ci trasforma in marionette. Quello di Gesú ci fa figli di Dio. Vi pubblico alcuni stralci dei suoi "vangeli" di questi giorni, per condividere. A chi volesse, poi, leggerlo tutti i giorni e per intero, indico il sito italiano http://giornoxgiorno.myblog.it a cura di don Augusto Fontana, un parroco della diocesi di Parma che ha buoni rapporti con noi. Nella pubblicazione completa sono incluse anche memorie molto precise dei "santi" e "martiri" del Vangelo nella storia, seguendo non solo la lista del martirologio cattolico ma anche quella, assai piú ampia, dei giusti di ogni religione, popolo ed....epoca.
4 - “Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo” (Lc 6, 6-7). Ancora una volta la sinagoga, ovvero la comunità. E un uomo, la cui mano destra paralizzata è insieme conseguenza e specchio della nostra incapacità di “fare” il bene. Marco, nel racconto parallelo a questo, mette in scena anche gli erodiani (i partitari del premier godereccio di Galilea) a congiurare con membri del partito religioso per far morire Gesù (Mc 3, 1-6). Detto in altri termini, per eliminare il Suo significato dalla nostra storia, svuotare il Suo nome (e la Sua chiesa) della “Buona Notizia per i poveri” (Lc 4, 18) che egli è (e che noi dovremmo testimoniare), riducendolo così a semplice contenitore vuoto, pronto per essere riempito di qualsiasi altro contenuto. Funzionale al potere, senza inutili intralci al manovratore di turno. Luca, quando scrive, ha ben presente come sarebbe finita, come Gesù, appunto, sarebbe stato condannato da una manovra congiunta del potere politico (Pilato), di un partito paganeggiante (erodiani), di alte gerarchie religiose (sadducei), e di un’influente corrente religiosa assolutamente ortodossa (farisei). Espressione, evidentemente, di una, solo apparentemente strana ma reale, convergenza di interessi. E si fa premura di ricordarlo alla sua comunità, e alle comunità di ogni tempo. Dimenticare ciò che è prioritario per Gesù (cioè, per Dio) – dare (o ridare) all’uomo (ogni uomo) la sua capacità di agire, renderlo cioè soggetto della sua storia – a cui dovrebbe tendere ogni legislazione civile e religiosa (la legge del Sabato), è tentazione ricorrente. Non solo per le istituzioni, ma anche per ognuno di noi, individualmente. Ed è volta ad influenzare la scelta dei nostri stili di vita, le nostre preferenze politiche, le nostre opzioni economiche e la nostra maniera di vivere la fede e testimonianrne i contenuti. “Gesù disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: Àlzati e mettiti qui in mezzo! Si alzò e si mise in mezzo” (Lc 6, 9). L’autore della cura, si fa ora specchio dell’uomo guarito. Guarire significa mettere al centro delle nostre attenzioni l’altro. E liberarlo. Certo, ai potenti che hanno bisogno, non di uomini, ma di marionette, o di cristiani mai davvero adulti e responsabili, questo può dare fastidio. Molto fastidio.
6 - “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. [...] La vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6, 27-28. 35). Non viene naturale amare chi ci sta sulle scatole, ci dicevamo stamattina. Né fare tutte le altre cose che Gesù ci suggerisce in questo brano di Vangelo. Eppure, se c’è qualcosa per cui il Vangelo è davvero Buona Notizia, si tratta di queste parole. Perché ci dicono come è Dio, come agisce anche con coloro che lo sfuggono, gli disobbediscono, si ribellano. Dunque anche con noi, che gli resistiamo. Lui è una buona madre, che può perdere ogni tanto la pazienza, però poi alla fine, perdonare, non smettere di amare, è più forte. Come dice Dominga, che fa l’esempio di lei e Daniela. E come conferma, l’altra Dominga, più avanti negli anni e perciò nell’esperienza, e con uno stuolo di figli e nipoti. Lui, però, Dio, ha un vantaggio (come Dominga con Daniela e l’altra Dominga con i suoi cuccioli più o meno cresciuti), è il fatto che noi, tutti, siamo figli suoi. Mentre quelli che ci sono nemici, che ci maledicono, che ci perseguitano, non sono quasi mai figli nostri, né fratelli o anche solo parenti. E allora le cose si complicano. Questo, però, ci rivela che noi non abitiamo veramente in Dio, non viviamo della sua vita. Perché, diversamente, vedremmo con i suoi occhi – solo figli e figlie, dappertutto -, giudicheremmo, o, meglio, ameremmo, con il suo cuore. La tentazione, davanti a questa difficoltà, è far finta di niente, saltare a piè pari queste istruzioni, o minimizzarle, banalizzarle, svuotarle di significato. Ma, così facendo, si butta a mare Dio. Allora, forse, si tratta piuttosto di prendere atto della difficoltà. E, senza tradire la Parola, affidarci all’azione della grazia. “Siamo molti a dire, ma pochi a fare. Almeno però nessuno deve adulterare la parola di Dio per giustificare la propria negligenza, ma confessare la propria debolezza e non celare la verità di Dio: perché non diventiamo responsabili, oltre che della trasgressione dei comandamenti, anche della falsa interpretazione della parola di Dio”.
7 - “Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?” (Lc 6, 1-2). La contesa non è tanto tra farisei e discepoli di Gesù, né, quando scrive Luca, a rottura ormai consumatasi tra chiesa e sinagoga, tra ebrei e cristiani (tanto è vero che Gesù, nel racconto, argomenta in difesa dei discepoli a partire dall’Antico Testamento). No, la contesa è tra due modi profondamente diversi di pensare Dio e il rapporto con Lui. Certo, alcune prescrizioni che la Torah ci consegna riguardo al sabato suonano terribili (Es 31, 14-15). Ma nulla lascia immaginare che siano uscite mai dalla carta. Anche perché la Torah orale che accompagnava l’interpretazione di quella scritta, aveva da sempre anche la funzione di giustificare ogni volta la mancata applicazione di norme tanto severe. Salvando capra e cavoli, cioè la lettera e lo spirito della legge. Evitando una brutta fine al malcapitato contravventore, e tranquillizzando nel contempo il buon Dio, che, certe cose, se l’era lasciate scappare solo per un’eccessiva preoccupazione paterna. Del tipo: Sì, l’ho detto, ma non prendetemi alla lettera! Gesù, con la sua risposta mira a questo. La Legge, quella di Dio almeno, è al servizio della crescita dell’uomo, della sua dignità e della sua libertà. A protezione dagli abusi dei potenti. Per chi, invece, la usa “contro” i piccoli, gli ultimi, i deboli, vale il severo richiamo di Gesù: “Guai a chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare!” (Mt 18, 6). Dove lo “scandalo” è ciò che impedisce di credere che la vita sia il compimento di una benedizione e di una promessa di Dio. Che è Padre. E solo quello. Niente a che vedere con l’occhiuto carabiniere che non ha altro da fare che controllare quei poveri discepoli [di suo Figlio, per giunta!] che colgono quattro spighe fuori orario. Che tipo di chiesa siamo noi: una chiesa che si diverte a sparare sui poveri cristi, e dà magari, nel contempo, di gomito ai pesci grossi?
Foto: una via del centro di Cittá di Goiás conservata come ai tempi degli schiavi, che la pavimentarono. Le periferie sono tutta un´altra cosa. Fondata nel 1725 come cittá mineraria (oro), é dichiarata patrimonio culturale dell´umanitá.
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