13 febbraio 2009

UN FIORE UNICO CON UNA VITA BREVE


Ora che un pò di rispettoso silenzio è calato sulla vicenda di Eluana e di suo padre Peppino, si può meditare. "Per noi sei una stella alpina" ha detto il parroco. Può essere anche questo fiore cresciuto tra la ghiaia, sulle cime della Serra Dourada. Tanto tempo e fatica per aprirsi, e in pochi giorni sfiorirà e morirà. Per noi è difficile capire e accettare. Per il Creatore, tuttavia, la sua breve e difficile vita è bella e ha un senso. "Fu sera e poi fu mattina. E Dio guardò ciò che aveva fatto, e vide che era buono" (Dal libro della Genesi). Con qualche anno in più o in meno, moriremo tutti anche noi, grandi o piccoli, famosi o ignoti.

In Brasile c'è tutt'altro che clima di burrasca. La gente fa i preparativi per ballare la samba. Ma due parole di Bartimeo alla terra natale che ha vissuto settimane di battaglia scomposta, ci stanno. Le scrivo non come un maestro, ma un fratello che si smarca da chi pensa che sia un dovere dei cattolici ingiuriare Peppino. Articolo 2278 del Catechismo: ”L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’“accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”. Procedura medica è anche l'alimentazione, quando per farla è necessario l'intervento del medico con apparecchiature sofisticate. Quindi non si accusi nessuno di omicidio.

Se un giorno io sarò in un letto in stato di coma vegetativo, nessuno mi alimenti con apparecchiature. Per un credente in Cristo la vita e la morte non sono così separate come qualcuno afferma: la prima non è un bene assoluto, e la seconda non è un male assoluto. San Paolo scriveva ai filippesi: "Ciò che desidero, e spero di non fallire, ma, ora come sempre, manifestare con tutto il coraggio la gloria di Cristo tanto nella vita come nella morte. Perchè per me il vivere è Cristo, e il morire un guadagno".

Ho chiesto a un giovane brasiliano che aveva seguito questa vicenda in televisione: "Che cosa ne pensi?" Mi ha risposto: "Qui, una volta constatato che non c'erano speranze concrete di ripresa, i medici avrebbero staccato subito le sonde dell'alimentazione per liberare un posto. C'è una fila nel corridoio, di malati che attendono un letto disponibile per salvarsi. Non si può guardare troppo per il sottile". Purtroppo è vero, l'ho visto coi miei occhi. Perfino un umile prete, malato terminale di cancro ai polmoni, quando arrivò al punto in cui nemmeno l'ossigeno gli giovava più e che soffriva terribilmente e inutilmente, i medici dissero che avrebbero tentato un altro trattamento, poi gli praticarono un'iniezione di sedativo e gli tolsero il tubo. Morì in pochi minuti. Nessuno fiatò. Negli ospedali dei poveri accade questo, forse anche in Italia.

La vita non è nè disponibile nè negoziabile, ma nemmeno la morte: quando è ora ed è desiderata, che venga! "Ora, Signore, lascia che il tuo servo se ne vada in pace..." (Dai Vangeli). Se volete difendere la vita, arrabbiatevi per ottenere leggi più severe che impediscano le morti sul lavoro, che sono due o tre al giorno anche in Italia. Non lasciate più che i potenti mandino soldati a morire e uccidere in guerre stupide e inutili. Impuntatevi per ottenere giustizia tra i popoli e condivisione dei beni: ogni anno muoiono 400 mila bambini per causa della fame, 46 ogni ora, 23 ogni mezz'ora. Se nessuna di queste vite è negoziabile, perchè ci dormiamo sopra?

La discussione sulla vita e la morte dovrà continuare. Molti aspetti ci lasciano nel dubbio. La verità è una cosa di Dio. Se io dicessi: "Questo è vero perchè mi hanno ordinato di dire che è vero", non sarei onesto. Voi stessi potreste chiedermi: "Ma tu ce l'hai una testa?"! La verità è vera quando ha in sè stessa gli elementi per convincere. E' giusto prestare ascolto e obbedire alle autorità legittime, ma non oltre i limiti sopportati dalla coscienza. Quando la coscienza si sente violata, è ora di dire basta. Il comandamento risuona come un monito: « Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto » (Mt 4,10). L'autore dell'Apocalisse ci racconta: "Io caddi in ginocchio per adorare l'Angelo, ma lui mi disse: "No! Non farlo! Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che conservano la testimonianza di Gesù. E' Dio che tu devi adorare!" (Cap. 19, versetto 10).

E' bene che si dubiti e si cerchi di essere il più possibile fedeli al Vangelo. Ma il Vangelo è fatto per essere annunciato pacatamente, come ha fatto Gesù. Il Vangelo è un invito alla pienezza di vita, e chiama la gente ad un'adesione sincera e gioiosa. Gesù la offrì come un dono d'amore assolutamente gratuito, a cui corrispondere gratuitamente. La conversione a Gesù è come una pianticella che si sviluppa se è coltivata con amore, ma se la si tira per farla crescere più in fretta si strappa dal suolo e muore. Gesù accompagnava sempre l'annuncio del Vangelo con il sentimento e l'atteggiamento della solidarietà verso chi soffre e della misericordia verso il peccatore. Lui stava dalla parte delle persone, non della legge: "Il sabato è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato". Seguiamo lo stile di Gesù. L'evangelista Giovanni, nella sua prima lettera (al capitolo 2) scriveva: "Ho scritto questo a voi, a causa di tutti quelli che cercano di mettervi fuori strada. Voi avete ricevuto da Gesù l'unzione che rimane in voi, e non avete più bisogno che nessuno vi insegni; al contrario, con la sua unzione, che è vera e non falsa, vi insegna tutto ciò che Gesù vi aveva insegnato, rimanete con lui".

Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature, vv. 28-29; sec. XIII)

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