"Non cé stato nessun documento o gesto concreto per modificare la netta perspettiva teologica (.....) che traduce l´idea che tutte le religioni trovano la propria realizzazione nella Chiesa cattolico-romana" - scrive Faustino Teixeira a commento dell´incontro delle religioni ad Assisi. "Il nuovo incontro si pone in questa prospettiva, ma puó favorire nuovi segni di dialogo. É ció che tutti speriamo". Ossia una "possibilitá di trasmettere la vocazione essenziale di accoglienza e ricerca della pace, senza le quali non sará possibile un futuro di amore per il nostro tempo".
Il gesuita Francisco Taborda, prete dal 1968, professore emerito della facoltá di teologia dei gesuiti di Belo Horizonte (MG), ha pubblicato quest´anno un libro intitolato "A Igreja e seus ministros" nel quale sostiene che il modello evangelico dell´ordine presbiterale ed episcopale non si trova nel sacerdozio (né in quello giudaico né in quello pagano) ma nel Servo di Javhé e nel Buon Pastore. In proposito, leggete queste belle pagine. Mi sembrano tanto utili per la meditazione, sia per noi preti e i vescovi, sia per i laici (pag. 53-57 del libro nell´edizione brasiliana della editrice Paulus, non so se esista in altre lingue).
Se la parola "potere" é ambigua e tende ad essere presa nel senso cattivo di potere-dominio, anche la parola "servizio" puó significare una maschera del dominio, per mezzo del paternalismo, della bonarietá e dello zelo che non danno spazio all´altro. Interpretare cosí la funzione del Servo di Iavhé sarebbe privarlo di vigore. La Chiesa serva, alla luce della teologia del Servo di Iavhé, é la Chiesa che, spogliandosi delle proprie pretese di potere mondano, cerca la realizzazione dell´essere umano tutto e di tutti gli esseri umani. Spende tutte le sue energie affinché l´essere umano arrivi ad essere fonte delle proprie decisioni, ad esprimere liberamente la propria identitá e a condividerla con gli altri in un intercambio di reciprocitá.
P.H. Kolvenbach, ex-Preposto Generale della Compagnia di Gesú, spiegó il concetto di autoritá come "trasformare l´altro in autore", dare spazio all´altro. É il potere che si usa per fare in modo che tutti siano "autori", responsabili delle proprie azioni. In questo contesto paragona la Bibbia al Corano. Per l´Islam, Dio ha un potere-dominio; per la tradizione giudeo-cristiana Dio ha autoritá. Due esempi lo chiariscono. Secondo il Corano, Dio insegna "ad Adamo i nomi delle cose e degli esseri" e Adamo, subito dopo, mostrerá che ha imparato, rivelandoli agli angeli; nella Bibbia, é Adamo che dá il nome agli animali (Genesi 2, 19). Dio ha autoritá, perché fa di Adamo un "autore". Lo stesso si dica dell´annunciazione a Maria: nel Corano gli angeli, dopo aver annunciato a Maria che Dio l´ha scelta, le dicono: "O Maria, sottomettiti al tuo Signore, inclinati e prostrati con quelli che si prostrano"; in Luca, Maria é autrice della risposta: "Sia fatto di me secondo la tua parola (LUca, 1, 38). Dio non vuole l´essere umano assoggettato a un potere-dominio - sia esso quello di Dio o di chiunque altro - ma lo vuole "autore", libero. La sua autoritá risveglia l´essere umano perché diventi "autore" ed eserciti il potere che c´é in lui. Ossia: lo porta ad essere libero.
Autoritá é servizio al potere dell´altro, risvegliare nell´altro il potere soffocato che, nonostante sia presente in lui, il potere-dominio non permette che si sviluppi. É non spegnere lo stoppino che ancora vacilla e nemmeno spezzare la canna crepata (cf. Isaia, 42, 3). (.....)
La forma di assumersi la responsabilitá storica é vivere la spiritualitá del Servo di Javhé, ció che é possibile solo per l´azione dello Spirito Santo. Egli ci fa oltrepassare noi stessi e cosí entrare nella condizione del Servo, collocare il potere del gruppo o personale a servizio della realizzazione dell´essere umano. Ora, la Chiesa é diversa da tutti gli altri collettivi, perché esiste per la risposta della fede in Cristo. Una comunitá, nella quale forse tutto tende a separare (razza, cultura, interessi, genere, classe...), si riconosce come il Corpo stesso del Signore Risorto. La forza dello Spirito che unisce i membri del Corpo di Cristo é maggiore di loro e li porta a superare sé stessi.
La prassi della Chiesa stará, perció, nel seguire Gesú, il servizio all´umanitá, la realizzazione umana, quella che l´essere umano assuma il proprio potere, la propria libertá, sia "autore". Ecco il potere della Chiesa da esercitarsi in un mondo in cui i dominatori non vogliono che l´essere umano, ciascuno e tutti, giungano al potere e alla libertá. Per questo, come il Servo, la Chiesa sará perseguitata e dovrá consegnarsi alla morte nella fede in Dio che risuscita i morti.
Ma la Chiesa é anche un´istituzione. Sociologicamente é proprio delle istituzioni strutturarsi secondo le proprie necessitá in una "macchina di potere" che sempre divide, crea tensioni e tende al dominio. Anche teologicamente, la Chiesa é istituzione. Come tale, é centrata nella persona di Gesú Cristo, che l´ha istituita chiamando persone concrete che stessero con lui ( i dodici) e, conservando la loro individualitá, formassero un collettivo. La mediazione tra il polo sociologico, per il quale la Chiesa come societá umana assicura la propria esistenza dandosi una struttura di potere, e il polo teologico per il quale la Chiesa vive della forza dello Spirito, é il ministero ordinato. Per questo, i ministri sono ordinati sotto l´invocazione dello Spirito Santo; non sono semplicemente una istituzione umana, che il gruppo sociologico Chiesa dá a sé stesso. Per loro missione compete ai ministri far prevalere nella Chiesa un tipo di potere che si affermi non negando gli altri, ma attraverso la realizzazione di ciascun essere umano e di ciascun gruppo umano nella libertá, nell´identitá e nella condivisione.
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