6 febbraio 2010

CARNEVALE E QUARESIMA

Foto: un amico lettore di "Palaveggio anni 40" mi ha mandato due belle foto dell´oratorio di Santa Lucia di Palaveggio, che ha visitato con gli amici di Vignola in una delle loro solite escursioni domenicali a piedi. Un bel ricordo: é l´oratorio del mio primo catechismo. C´é l´esterno e l´interno.

A pochi giorni dal carnevale, anche ad Itaberaí é giá cominciato il frastuono che lo contrassegna: qualche ora al giorno di baccano, ma buono e allegro, che almeno nella sostanza rivela la voglia della gente di stare insieme e dimenticare i guai e gli interessi, le fatiche e le pene. É una cosa biblica, e merita di essere apprezzata. Anche Neemia, dopo aver letto pubblicamente agli israeliti ritornati dall´esilio il libro della legge e chiesto un segno di accettazione e rispetto, li invita a fare festa: "Questo é un giorno consacrato al Signore, non siate tristi e non piangete". Piangevano, perché al ritorno avevano trovato la loro cittá distrutta, i campi erano passati ad altre mani, per loro c´era solo miseria nera e tutto da ricostruire. Il capo, tuttavia, sa che la tristezza e il mugugno non portano da nessuna parte. "Andate a casa - dice - e mangiate carni grasse, bevete qualcosa di dolce e datene a chi non ha preparato niente. Questo é un giorno del Signore e l´allegria del Signore sará la vostra forza!" (Neemia, 8, 10-11).

Il carnevale moderno é omologato e industrializzato, uguale dappertutto: per molti si riduce ad un´orgia di consumismo condita con una buona dose di irresponsabilitá. Quello piú antico e originale, ad Itaberaí, avviene in questi giorni in modo appena simbolico e preparatorio: si chiama "Zé Pereira". É il nome di un personaggio-simbolo, che rappresenta un diavolo, e che nel pomeriggio comincia a girare per le vie della cittá trascinandosi dietro una folla, soprattutto di ragazzi e giovincelli. Una volta, girava: perché adesso monta su un camion lui e tutta la squadra incaricata di fare confusione. Cosa fanno? Esplodono mortaretti, gridano e acclamano le battute e i gesti minacciosi e buffi di Zé Pereira. Creano il clima del carnevale. Pare che l´origine di questa tradizione provenga dalla cultura negra. Era il carnevale degli schiavi, e Zé Pereira per loro non era una diavolo, ma forse la personificazione di uno spirito di allegria e libertá, o quello di qualche padrone che volevano prendere in giro. Lo hanno trasformato in diavolo i coloni portoghesi, per i quali tutto ció che era dei negri aveva un ché di diabolico, tuttavia lo hanno adottato anche loro perché piaceva. Conveniva anche ai padroni che gli schiavi si sfogassero un poco. Tra la gente di classe media e alta credo che si continui a presentarlo come pericoloso, perché mi ha telefonato una ragazza che voleva andare alla messe in una comunitá di periferia e mi ha detto: "Mi viene a prendere?" "Ma come, dico io, non vorrai che ti scarrozzi in macchina per ogni messa?" "No, padre - mi ha risposto - é che c´é in giro Zé Pereira, e io ho paura!" Zé Pereira continuerá a girare fino al carnevale vero, quello del samba in piazza.

C´é anche chi sfida la tradizione. Il Vescovo, ad esempio, ha messo in agenda un Ritiro Spirituale Diocesano per laici nei giorni di carnevale, nel vecchio monastero. Credo che abbia fatto il pieno (60 posti). In effetti, alla faccia delle leggende europee, il Brasile non é tutto carnevale. Molti, soprattutto tra i poveri e la gente di campagna, lo odiano, e ad altri non interessa niente. Potersi ritirare qualche giorno in un luogo tranquillo a parlare tra amici, di Dio e della vita, é piú attraente. Del resto non é del tutto un´invenzione moderna: alcuni anni fa realizzavamo le tre giorni di studio e formazione della parrocchia in pieno carnevale, e vi partecipavano in massa. Poi, col tempo, questo uso fu soppresso, perché toglieva la possibilitá ai cristiani piú impegnati di stare tra la gente in festa, che é pure una cosa lodevole. Ci sono poi i carismatici cattolici e tutte le chiese evangeliche pentecostali, che il carnevale lo vedono come una festa del demonio e del peccato, e si ritirano per festeggiarlo a modo loro tra giochi e preghiere.

Quello che vediamo accadere nel mondo, invece, é tutt´altro che un carnevale: la strage - calamitá naturale e politico-economica - di Haiti, lo stillicidio ipocrita delle guerre di Afganistan e Iraq spacciate per operazioni di pace, i conflitti dell´Asia e dell´Africa, la speculazione finanziaria (e finanziata dai governi) che continua, il nodo della guerra di Israele-Palestina, eccetera. E qui nel sud del Brasile le alluvioni, che hanno colpito soprattutto i piú poveri che abitano in baracche sulle rive dei fiumi o sui pendii esposti alle frane. Noi, in parrocchia, stiamo giá preparando la quaresima, e per me la quaresima si riassume in una riflessione sulle tentazioni fondamentali di Gesú nel deserto, che sono le nostre tentazioni (l´ossessione del potere, del successo, del possedere e accumulare, di abbandonarsi alla fame del corpo) e sulle scelte che lui ha fatto opponendo la Parola di Dio alle soffiate del diavolo.

Viene a proposito, quindi, l´invito della Conferenza Episcopale e del Conic (Consiglio Nazionale delle Chiese cristiane), a fare la quaresima ripensando all´economia e a come viviamo la fede nei rapporti col denaro. Sí, l´economia é un tema da meditare in quaresima! É un tema che mette in gioco la nostra fede. Come spiega giustamente il teologo Brasiliano Yung Mo Sung, che si é impegnato a pubblicare un articolo su Adital ogni settimana finché dura la Quaresima, l´invito non é ad occuparsi di economia "ripetendo i vecchi schemi mentali e riducendo la CF a discussioni su temi e questioni economiche, come per esempio la disoccupazione, la povertá, l´economia solidale, ecc......" "Il tema proposto per la CF non é l´economia, ma la relazione tra "economia e vita", vista nella prospettiva della fede cristiana.

"In molte tradizioni religiose, sia in Occidente che in Oriente - scrive Yung Mo Sung - c´é la tendenza a spiritualizzare la nozione della vita. Per esempio, quando dei cristiani parlano di salvezza, una gran parte pensa nella salvezza dell´anima. Cioé si preoccupano della vita eterna dell´anima. La vita che interessa realmente é quella di un essere "incorporeo", senza corpo. In questo modo il concetto di vita si spiritualizza (nel senso peggiore) perdendo la sua dimensione corporea-materiale. Per questo la missione delle chiese si concentra nell´evangelizzazione o nella Predicazione della Parola intese senza niente a che vedere con gli aspetti materiali ed economici della vita umana".
Per questo motivo, aggiungo io, a volte il maggiore fervore religioso che si riaccende nelle parrocchie coincide con un maggiore disinteresse per le pastorali sociali. "L´importante, per loro, é salvare l´anima. In gruppi di questo genere, il tema della CF non é importante per la missione della Chiesa e sará dimenticato presto, subito dopo la Campagna, ammesso che non sia lasciato da parte giá da ora". In proposito, ieri sera ho avuto due grandi soddisfazioni. La prima é che ho incontrato l´equipe di pastorale carceraria in ripresa: si sono riuniti in un folto gruppo a preparare la visita in carcere del sabato mattina, e stamattina ce l´hanno messa tutta e hanno subito conquistato le simpatie di un gruppetto di carcerati. La seconda é che nell´incontro di studio delle Comunitá di Base hanno commentato cosí la campagna: "Noi non siamo angeli, e la nostra anima (spirito) é attaccata al corpo: uno non funziona senza l´altro (questo l´ho detto io)". "Quando un egoista e accumulatore di ricchezza si presenta fervoroso in Chiesa, Dio penserá: "Costui mi prende per i fondelli. Lá fuori ne combina di tutti i colori, per fare soldi venderebbe anche la mamma. E poi viene quí e mi offre l´anima, solo l´anima. Ma io gli ho dato anche un corpo, e mio Figlio per salvargli l´anima ci ha sacrificato il suo corpo" (e questo l´hanno detto loro, piú o meno in questi termini).

Continua Yung Mo Sung: "Questa separazione é rafforzata anche, sia pure inconsapevolmente e senza intenzione, dai gruppi che si fanno carico, in nome della propria fede, di lotte economiche e sociali, ma non riescono ad elaborare un discorso religioso-spirituale capace di articolare in modo coerente il rapporto tra economia e fede. Questi gruppi tendono a giustificare le loro lotte e preoccupazioni in nome dell´etica (il Bene Comune) o della dottrina sociale della Chiesa, ma non riguardo all´evangelizzazione, alla salvezza o alla missione della Chiesa. Purtroppo molti cristiani impegnati nel campo economico-sociale-politico hanno delle difficoltá a parlare di evangelizzazione, salvezza o missione, come se questo non facesse parte del "cristianesimo di liberazione" o come se la liberazione non avesse niente a che vedere con la salvezza. (Probabilmente buona parte di questo é dovuto ai teologi, assessori e formatori).

"La CF di quest´anno deve aiutare le comunitá a prendere piú coscienza della materialitá della vita e della intima relazione tra la dimensione materiale e la salvezza. La Bibbia, a differenza dalla filosofia greca che divide l´essere umano in anima e corpo, ci insegna che, nel creare, Dio ha soffiato nel naso dell´uomo "un soffio di vita e l´uomo é diventato un essere vivente" (Gn 2,7). Noi siamo esseri viventi e come tali lottiamo contro la morte. L´immagine del "soffio di vita" ci ricorda che la vita é il dono piú prezioso che abbiamo ricevuto da Dio, che la vita viene da "dentro" di Dio il nostro é il Dio della vita) e che, come soffio, la vita é qualcosa di fragile che ha bisogno di cure e difese continue. Per questo la Bibbia continua la narrativa dicendo che Dio fece spuntare dalla terra "ogni specie di albero formoso a vedersi e buono da mangiare". La vita umana é da vivere in bellezza, e con cibo buono e condiviso".

E conclude: "Se perdiamo di vista la dimensione materiale-economica della vita, perdiamo di vista l´essere umano reale e concreto e, cosí, perdiamo il nucleo della missione cristiana e ció che fa sí che valga la pena essere cristiani oggi, nonostante tutto".
E con queste parole dell´autore, concludo pure io. In seguito vi posto il video con l´inno della Campagna della Fraternitá brasiliana, non ci metto le parole perché sono convinto che ormai siate intenditori di portoghese (e poi, oltre alle immagini e al canto, c´é pure il testo scritto e le citazioni bibliche in legenda).

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