22 dicembre 2009

CI FACCIAMO GLI AUGURI?

Le foto: 1) Le strade di campagna inondate dalla pioggia, visione notturna; 2) la confraternizzazione dopo la messa nella comunitá di Córrego Rico.

Il motto: "Se il mio dolore serve a salvare il paese, sono felice di soffrire".

Mi pare che in Italia andiate in ferie domani. Padre Mauro, il nostro pretino che studia a Roma, ci ha mandato un messagio e-mail per avvertirci che la facoltá ha chiuso il 19 e riaprirá il 5 gennaio (perché non il 7?). É a Modena, o meglio, a Castelnuovo, ospite di don Isacco. In questi giorni arrivano auguri da ogni parte: perfino dal Centro Missionario di Modena. E allora dái, perché non ci facciamo gli auguri anche noi? La settimana scorsa vi ho postato la lettera di Natale, e adesso...auguri e basta.

La piú bella novitá di questi giorni é che piove molto. Nonostante i gas serra, le delusioni del summit mondiale di Copenaghen, l´incapacitá dei popoli e dei loro governi di mettere un freno alla distruzione delle foreste, al consumismo e all´inquinamento, le piogge sembrano tornate come ai vecchi tempi. La natura resiste. Andare in campagna di notte a celebrare la messa quando piove forte, come ho fatto io venerdí scorso, puó creare qualche difficoltá: le strade sono allagate, come spero potiate vedere nella foto che ho scattato dalla macchina (era quasi mezzanotte, e non potevo uscire dalla macchina per non bagnarmi). La comunitá di Corrego Rico era un pó meno numerosa, ma parecchi si sono riuniti ugualmente nonostante abbiano dovuto fare una camminata a piedi, con l´ombrello e la torcia elettrica, in mezzo al fango e all´erba bagnata. E nessuno si é lamentato per la pioggia: quella é una benedizione, ringraziamo Dio che ce la manda. La costanza di questa gente agli incontri di comunitá, a volte mi sorprende. Abbiamo celebrato in un gazebo sotto i manghi, perché la coppia che ci ha ospitato é di giovani moderni, di quelli che non si negano i piaceri della vita. Dopo la messa hanno imbandito la tavola. Una breve confraternizzazione, e poi via. Per uscire da quel cortile abbiamo avuto bisogno di due o tre uomini a spingere, perché c´era una salita fangosa che non riuscivamo a superare. Abbiamo impiegato un´ora e mezza a tornare a casa.

Viene a proposito un testo pubblicato sul blog di Padre Dario, un comboniano in missione qui al nord, nel Maranhão, che commenta il Vangelo di domenica scorsa sottolineando l´importanza degli incontri di comunitá, il camminare, le visite. Ve lo passo, perché mi ha tolto le parole di bocca, e lo ha fatto in modo insuperabile. Vorrei anche segnalarvi un bell´articolo di Fra Benito Fusco, dei Servi di Maria di Bologna, pobblicato su Adista, ma credo che i miei lettori l´abbiano giá visto. Riguarda il Natale in Italia: Natale senza bambini e senza bambino. É molto triste, ma non é il caso di Itaberaí: quí di bambini ce n´é in abbondanza. Ieri il nuovo sindaco é venuto a trovare i preti in canonica per segnalarci la carenza che ha riscontrato nel settore dell´educazione del Comune: "Itaberaí cresce, e la richiesta di servizi educativi si fa pressante. Occorrre costruire d´urgenza almeno altre due scuole, una casa per minorenni di strada, e un´altra per i minori delinquenti, che attualmente sono rinchiusi nella prigione della vicina Heitoraí, in condizioni disumane". Complimenti per le sue buone intenzioni.

La bellezza dell'avvento é attendere, in una tensione viva verso ció che deve avvenire; la vita non dipende di noi per spuntare, ma spetta a noi riconoscerla e scommetterci, perché non passi inosservata e forse neanche piú torni.

I Vangeli dell'avvento mettono bene a fuoco questo compito: vigilanza, spirito di iniziativa, impegno, tempo da dedicare per preparare la nostra casa, cosí che Dio entrando vi si senta bene e rimanga con noi.
L'ultima domenica prima di Natale convoca due donne, sapienti nell'attesa, per darci gli ultimi consigli. Da Maria e Elisabetta impariamo tre lezioni: camminare, incontrarsi e sorprendersi.

Camminare: Maria cammina in fretta per visitare Elisabetta, cosí come la gente nordestina ama camminare e visitarsi. Come é bello andare per le strade della cittá e dei villaggi per cercare altra gente! E come é bello stare in casa aspettando questa visita!

É stata l'esperienza delle nostre ultime 'Missioni Popolari', nelle zone interne della parrocchia: il giorno intero camminando sotto il sole, con la sfida di non trascurare nessuna casa e visitare tutti. Cosí si ripete, anno dopo anno, una fecondazione di speranza per la nostra gente.

Il cammino di Maria assomiglia molto anche al cammino di dona Rosa: lei ogni mese percorre 13 Km per partecipare agli incontri del nostro gruppo di difesa dei diritti umani. Dona Rosa ha perso sua figlia, di 13 anni, travolta dal treno che trasporta il minerale di ferro e che corre calpestando i diritti della gente lungo la ferrovia.Il pellegrinaggio in cerca di giustizia di dona Rosa sta seminando vigore e fiducia nelle altre persone: per riconoscere la vita che viene, bisogna esse persistenti.

Incontrarsi: dev'essere stato un vuoto interiore, misto di paura e confusione, a spingere Maria in cammino verso Elisabetta. Anche oggi le persone, confuse e indebolite, hanno molto bisogno di incontrarsi. All'inizio sembra uno sforzo contro corrente, ma chi riesce a superare la resistenza dell'isolamento e dell'individualismo sente il gusto e la bellezza dell'incontro.
Durante tutto l'anno, la nostra gente si é incontrata nelle case molte volte, pregando e condividendo la Parola di Dio, in piccoli semplici gruppi biblici. Si é ripetuta, nella storia di oggi, l'irruzione dello Spirito Santo nelle case dei piú semplici.

Sorprendersi é lasciarsi stupire dalla bellezza inattesa e nascosta che scopriamo all'improvviso nei fatti della vita; é qualitá dei bambini, per i quali tutto é nuovo e speciale. E cosí, il bambino nel ventre di Elisabetta salta di gioia e ci invita a riconoscere i fatti di speranza quotidiana.

Quando, assieme alla gente, tentiamo riscattare i maggiori segnali degni di stupore, molti indicano la resistenza dei piccoli.

Selma ne é un esempio: lottando per settimane intere per un diritto che dovrebbe esserle garantito (l'emodialisi gratuita), al limite fisico della sopravvivenza, ha raccolto un gruppo di donne attorno a sé. Chi cucinava per lei, chi le lavava i vestiti... e chi alzava la voce in suo nome contro i servizi pubblici sordi e indifferenti.

La resistenza delle donne ha vinto l'ipocrisia del nostro sistema municipale di salute pubblica: sará Natale anche per Selma, sará Natale perché ancora bambini e sogni sobbalzano nel ventre dei piccoli, che camminano, si visitano e riscaldano la speranza!

Missione é: http://padredario.blogspot.com/

É graça divina começar bem. Graça maior persistir na caminhada certa. Mas graça das graças é não desistir nunca.
(D. Hélder Câmara)

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