30 giugno 2013

AUGURI E A RISENTIRCI !

Con questo post auguro ai lettori buone ferie estive e interrompo il blog. Torneró a pubblicare nel prossimo settembre sperando di trovare nuove idee per renderlo piú vivace. É un modo di dire: cosa volete mai che inventi! Continueró a comunicare volta per volta notizie e pensieri, semplicemente, per quelli a cui interessa.
Giugno é il mese dal clima piú bello in Goiás. Di notte si sta circa sui 18 o 20 gradi. Di giorno il sole picchia molto forte ma non c´é afa. Quest´anno é anche piovuto alcune volte, e il paesaggio é ancora verde. Solitamente non piove e il cielo é sempre tersissimo, con molta luminositá e colori forti. Luglio, mese di ferie “invernali” é solito portare siccitá, paesaggi ingialliti, vento e molta polvere. Le scuole chiudono, e moltissimi (quelli che possono!), si trasferiscono sulle spiagge del fiume Araguaia, che diventano affollate. Costruiscono le tende accanto all´acqua, sedie da bar sotto i teloni, naturalmente con televisione e lavatrice....é la nostra Rimini. Fingono di pescare (ma i pesci si trasferiscono in zone piú tranquille), bevono molta birra, mangiano carne alla griglia e assistono ai programmi televisivi. Le scelte possibili sono: 1) programmi religiosi (messe, rosari e adorazione del Santissimo). 2) Novelas. 3) Delitti commentati e raccontati nei dettagli per ore ed ore. 4) Programmi di vendita: elettrodomestici miracolosi, elettronica, aste di bestiame.
Mentre scrivo, quí accanto c´é un immenso tendone in cui si svolge la “festa del peão”, una manifestazione della cultura contadina. Il peão é il nostro “cow boy”, al servizio degli allevatori di bestiame. Di fronte alla modernizzazione dell´agricoltura e degli allevamenti, mantiene vivo il fascino di un passato in cui condurre mandrie di buoi era un mestiere per giovani agili e forti. Ha il fascino dell´epopea. Fanno un chiasso incredibile, quí nelle case vicine non si dorme. Cominciano verso mezzanotte e vanno avanti fino all´alba. In tre notti ci va tutto il paese...Ogni tanto interrompono lo show per momenti di silenzio e preghiera. Questo é un altro mondo. Poi raccontano e cantano. Canzoni tradizionali con testi commoventi, di amore e di storie popolari. Le voci non sono gran ché, i chitarristi ancora meno, ma alla gente piace molto perché sono dal vivo e ricordano i tempi in cui in campagna si suonava e cantava davanti ai casolari sotto la luna.
Altra grande attrazione di questi giorni é la novena della Santissima Trinitá nel santuario di Trindade, dedicato al Divin Pai Eterno. É la tradizione piú forte dello Stato di Goiás e del vicino Tocantins. Un fenomeno impressionante di devozione popolare che ancora in crescita. Da ogni angolo partono carovane di pulmann, muli, carri trainati da buoi. Vanno al Santuario a pregare, a divertirsi, a pagare i loro voti, generalmente “di propiziazione”, per un parto felice o per una guarigione, per grazie ricevute. Il giorno della festa, che cade sempre nella prima domenica di luglio, milioni di persone parteciperanno alla messa e alla processione. É una festa anche per i borsaioli e gli assaltanti. Io ci sono andato un paio di volte nelle prime “romarie della terra”, che coincidevano per luogo e data, ma non ho preso parte alle celebrazioni tradizionali e non mi sono tuffato nella folla. Chi lo ha fatto é rimasto impressionato. Non ho una vera passione per queste cose. Ammiro questa religiositá spontanea che, in fondo, é molto simile a quella che si ritrova in diversi salmi della Bibbia. Vedo nella gente l´entusiasmo per il sacrificio, che sembra diventare per molti quasi un piacere. La maggior parte dei pellegrini ci va dalla capitale, a piedi, camminando per circa 20 chilometri dalla periferia di Goiania fino alla cittadina rurale di Trindade.
Durante la settimana dal 14 al 21 luglio arriveranno invece i giovani pellegrini stranieri diretti alla Giornata Mondiale della Gioventú, a Rio de Janeiro. Se ho capito bene, sono piú di cinquecento quelli che verranno a fare quí in diocesi la preparazione: vengono dal Belgio, dalla Germania, dall´Italia, Francia e Spagna, e alcuni paesi latino-americani. Sono stati divisi tra le parrocchie della Diocesi. I modenesi andranno a Jussara, la parrocchia di don Maurizio. Quí da noi vengono quelli del Perú e alcuni belgi. Faranno tre giorni di missione nelle parrocchie assieme ai nostri, visitando famiglie. Non so cosa ci salterá fuori, ma poi andranno nella sede della Diocesi, Goiás, e rimarranno lá altri due o tre giorno a visitare e fare meditazioni e ore di preghiera col nostro vescovo e con gli assistenti della Pastorale giovanile. Infine andranno all´aeroporto e raggiungeranno Rio, portando le loro grandi croci di legno come simbolo, per il grande incontro. Pure con il papa, probabilmente.
Ieri non ho fatto in tempo a pubblicare il post, perció aggiungo: oggi, in Brasile solennitá dei Santi Pietro e Paolo (anniversario della mia prima messa), mentre celebravo la messa nella Cattedrale di Itaberaí, la squadra brasiliana batteva quella spagnola. A messa c´era sí e no un terzo dei fedeli soliti. Io non ho visto la partita, mi hanno detto che é finita 3-0. Il calcio, le feste e la fede (multiforme, multietnica, multiculturale, relativamente ecumenica se non addirittura sincretistica) uniscono il popolo brasiliano. La cosa che mi sorprende, e l´ho giá scritto altre volte, é che questa comunione di sentimenti non produca gli effetti sperati. L´educazione dei ragazzi e dei giovani, il servizio sanitario pubblico per i piú poveri, il rispetto delle norme stradali e altri valori essenziali per erradicare la violenza che imperversa nella societá, sono sentiti e presi a cuore da pochi. Milioni di bimbi crescono senza una vera família, senza scuola e servizi di formazione, educati all´odio e alla ricerca del denaro a qualsiasi costo. Assaltano e uccidono. Con l´aiuto di canali televisivi che speculano sui loro delitti e sul dolore delle vittime o delle loro famiglie, la gente grida alla pena di morte invece di fare un esame di coscienza e impegnarsi anche finanziariamente ad educare meglio. É una pena vedere quanto si spende per lo sport e gli spettacoli, sapendo che manca sempre il denaro per promuovere la salute, l´educazione, l´ordine pubblico.
Una signora spagnola ha scritto una lettera di protesta al papa, pubblicata in un sito cattolico, perché il prete, dopo un battesimo, ha detto: “Ora questo bambino é figlio di Dio”. Lei, gravida, a quelle parole si é toccata il pancione dicendo: “Hai sentito, piccolino? Stanno dicendo che tu non sei ancora figlio di Dio”. E chiede che il papa corregga questa teologia sul battesimo. In effetti la signora ha ragione: siamo tutti figli di Dio, con battesimo o senza, prima o dopo il sacramento. Io faccio decine di battesimi ogni mese e lo dico sempre! Il sacramento ci inserisce nella Chiesa, Popolo di Dio, comunitá di quelli che volontariamente si convertono a Gesú e si fanno suoi discepoli. Non consta in nessun testo biblico, ad esempio, che qualcuno dei discepoli di Gesú sia stato battezzato: e Gesú riconosceva la fede sincera perfino dei pagani. Non c´é bisogno che il papa corregga la teologia: c´é giá tutta su molti libri. Il problema é che nella predicazione e nella catechesi, fatte assai spesso a spron battuto per mancanza di tempo, perché ci si rivolge a un pubblico svogliato e frettoloso di osservare il precetto e tornarsene a casa a vedere la TV, usiamo un linguaggio infantile e impreciso. Se il papa volesse personalmente correggere tutte le storture e strampalerie teologiche delle nostre omelie e delle lezioni dei catechisti, avrebbe um bel filo da torcere. Oltretutto dovrebbe spiegare che il battesimo non é um rito magico. Negli adulti, presuppone la conversione a Gesú Cristo e l´impegno di seguire la via del Vangelo, che egli ha aperto per noi. Si é creata la tradizione di battezzare bambini, e noi la conserviamo per buona pace, nella speranza che i genitori creino, nella loro famiglia, un clima in cui il bimbo possa assorbire il sentimento della fede e dell´amore al bene, e poi crescendo possa scoprire Gesú e fare una scelta personale. Se questo non avviene, il battesimo é inefficace. Serve ad aumentare il numero di coloro che si dichiarano cattolici e lo sono solo ufficialmente. Un incremento alla nostra comune mediocritá.

Nessun commento:

Posta un commento