11 settembre 2011

RITORNO ALLA ROUTINE

“La voce di Javhé sulle acque, il Dio della gloria tuona, Javhé sulle acque torrenziali. La voce di Javhé con potere, la voce di Javhé nello splendore! La voce di Javhé spezza i cedri, Javhé spezza i cedri del Libano, fa saltellare il Libano come un vitello e il Sarion come un figlio di bufalo”. Salmo 29.

Quando ritorno dall´Italia, accade quasi sempre che mi ritrovo in mezzo al fiume in piena delle attivitá e preoccupazioni quotidiane di queste comunitá di Goias, e mi tuffo. Non c´é modo di sfuggire. La corrente mi travolge. Sono venuto qui con l´aspettativa di trovare il processo in corso di preparazione dell´Assemblea Diocesana in totale confusione e piantato nella melma delle contraddizioni. Che di fatto sono tante. Tuttavia gli operatori pastorali, preti, laici e suore, non hanno desistito davanti alle difficoltá e sono andati avanti. Navighiamo contro corrente verso un rinnovamento delle scelte diocesane per i prossimi 4 o 5 anni, scelte che vogliamo a tutti i costi fedeli al Concilio Vaticano II e coerenti nel cammino di discepoli di Gesú. Sono scelte ignorate dai mídia e, sostanzialmente, anche dall´opinione pubblica. Ma si vede che nel mese di agosto la voce di Dio ha tuonato forte nella nostra diocesi, e sono stati fatti lunghi passi che fanno bene sperare, pur con tutti i limiti. Questa settimana abbiamo fatto un incontro degli operatori pastorali della parrocchia di Itaberaí (giovedí scorso), poi l´assemblea regionale delle 7 parrocchie della Regione Urú (sabato), e ho visto una regione pastorale molto impegnata e consapevole. Non mancano le critiche e la visione delle incongruenze e incoerenze, ma la volontá c´é.
D´altra parte ci sono dei fatti, perché la vita continua. Abbiamo la partenza di don Eligio, che ci tocca piú da vicino. Ha comprato il biglietto di andata e ritorno, partirá sabato prossimo 17 settembre e ritornerá, se ritornerá, in dicembre. A noi mancherá molto, perché nonostante i problemi di salute non si é mai fermato completamente e il suo aiuto non é mai cosa da poco. Ma in vista del calvario di visite mediche, esami e dolori che deve sopportare, é una decisione piú che comprensibile. Ha bisogno almeno di una pausa per misurare meglio le proprie condizioni e, possibilmente, migliorarle. Poi diciamo che, trattandosi di don Eligio, non si puó fare altro che lasciare la decisione a lui.
Ho giá incontrato quasi una decina di comunitá rurali e di periferia, dopo il mio ritorno. Con la messa o con la preghiera delle ore e la lettura biblica. Non ho ancora celebrato nelle chiese del centro: con queste avró le messe di questa domenica. É sempre molto gratificante celebrare e parlare con queste comunitá dopo un periodo nelle parrocchie italiane, perché quí il rapporto é assai meno formale. Non é che quí tutto ció che sogniamo di piccole comunitá specchio del Vangelo sia realizzato pienamente, ma almeno se ne sente un poco il sapore: comunitá che non hanno bisogno di un tempio, perché sono esse stesse il tempio in cui si fa presente Gesú Cristo. Comunitá missionarie senza enfasi e senza proselitismo, con la testimonianza vissuta in totale semplicitá e naturalezza. La messa attorno a un tavolino, spesso con il cane di famiglia sdraiato sotto il tavolo, e la gente attorno attenta e come assetata di fede e speranza evangelica. Il Corpo di Cristo é sulla mensa, é nella lettura della Parola, nella preghiera eucaristica, ma é anche nella comunitá stessa. E il Corpo di Cristo é in ogni fratello uomo o donna abitante della regione e in tutto il mondo.

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