9 ottobre 2010

AUTORITARISMO DELLA VERITÁ

Foto: 1 e 2 - Ritratti della nostra equipe missionaria parrocchiale; 2) una strana orchidea selvatica che fa il fiore sulle foglie.

Di questi tempi, sia per la necessitá concreta di alimentare e rafforzare le comunitá di periferia e dell´ampio municipio, sia per il clima generale e forse anche per l´etá, mi dedico esclusivamente al servizio religioso. Complessivamente messe, battesimi, incontri biblici o di formazione. Il resto lo vedo da questo angolo visuale: che impedisce, forse, di scorgere altri aspetti fondamentali della realtá, ma favorisce una visione meno utilitaristica e immediatista di ció che accade intorno a noi. Siccome la mia comprensione della pastorale e di tutto il Vangelo é che il progetto di Dio Padre realizzato in Gesú é quello di educare la stirpe umana ad essere suoi figli e a vivere in pienezza, una parte consistente di ció che osservo mi appare orribile: é la Bestia dell´Apocalisse, é Belzebú in persona, é la distruzione della vita e delle vite. É l´avanzare sempre piú minaccioso del capitalismo globale, specialmente sotto forma di sfruttamento spietato delle risorse della terra ed esclusione e riduzione in schiavitú degli esseri umani.

Venerdí sera, ad esempio, ho rovato una pessima sorpresa ripercorrendo, dopo mesi di assenza, i quaranta chilometri che separano la nostra cittá dalla Fazenda Brasilia, dove abbiamo una comunitá che ha costruito la sua cappellina e aspetta la messa ogni due mesi. A un certo punto c´era un laghetto artificiale per l´irrigazione di una fazenda, e ora lo hanno ampliato fino a coprire ben 30 ettari, sfruttando uno dei migliori corsi d´acqua che scendono verso la cittá. "Ottimo!" - penserete voi: "irrigherá migliaia di ettari di granoturco, pomodori o altri prodotti agricoli che sfameranno molta gente". Sí, ma intanto, di fianco al laghetto, sta giá crescendo una immensa foresta di eucaliptus appena piantati, che assorbono una immensa quantitá d´acqua. Questi arricchiranno solo il conto corrente del proprietario. Le pompe dell´irrigazione succhiano il fiume, e in cittá l´acqua potabile giá scarseggia. L´aria, tutt´attorno, odora di veleni: si avvelena il terreno con diserbanti per piantare o seminare, si avvelena l´acqua con agrotossici per proteggere le piante durante l´irrigazione, e si pompa l´acqua per irrigare. É una minaccia mortale all´ambiente in cui viviamo, ma non solo: é anche una minaccia alla gente, ai contadini, all´economia locale. L´agricoltura familiare muore. I prodotti agricoli che usiamo vengono importati da fuori. La ricchezza di queste monoculture si perde nel mercato mondiale. Questo é l´agro-business. É un progetto di morte che uccide il pianeta e traforma i suoi abitanti in schiavi che si spostano ogni giorno da casa al posto di lavoro tra miasmi puzzolenti e sciami di zanzare.

In cittá abbiamo l´industria di abbattimento di polli, che mantiene migliaia di allevamenti sparsi per il comune e dá lavoro, complessivamente a piú di diecimila persone, o forse piú. É da lí, peró, che si diffondono immensi sciami di zanzare ad allietare le notti degli itaberini, e che si spande al vento della sera quel delizioso odore di pollo bollito che tutti apprezziamo. I dipendenti non hanno nemmeno la libertá di esprimere opinioni politiche, timorosi come sono di un licenziamento, perché colui che li paga si é fatto garante di un partito politico ben preciso. Come minimo, ritengono che sia meglio stare zitti. Tuttavia sono opere benefiche per i bisogni immediati, e non é colpa di nessuno se recano danni alla salute delle persone e ambientale nel presente e nel futuro. Nessuno é cattivo. Come ho giá avuto occasione di commentare, tutti quanti, qui, lodano Dio a squarciagola: e i signori della monocultura e monoindustria sono in prima fila. Il Padreterno non é mai stato tanto lodato. Si utilizza perfino San Paolo per spiegare il proprio successo economico: "Tutto posso in colui che mi sostiene" é scritto nel frontespizio o negli uffici di diverse aziende. Il mio compagno di viaggio commenta: "Una volta catechizzavano e battezzavano gli indios per rubare loro la terra. Oggi catechizzano noi per toglierci lo spazio vitale, la libertá e la dignitá". Le cose vanno cosi perché il mondo é fatto cosí. Secondo me la tragedia piú spaventosa é questa: la maggioranza delle persone si rassegna che questo sia il migliore sistema possibile, e che non ci siano alternative.

Sembra di saltare di palo in frasca passando, ora, da questo argomento a quello delle elezioni: ma non é cosí. Le elezioni sono soltanto uno scenario diverso, ma la lotta é la stessa perché ci sono due modi conflittanti di progettare il futuro. Dilma e Serra faranno il secondo turno elettorale, che avverrá il 31 dicembre e non il 17 come avevo annunciato nel post anteriore. Credo che, di per sé, una seconda giornata di votazioni sia un vantaggio per la democrazia - anche se é un costo in piú per l´erario. Si evita il delirio di onnipotenza di chi stravince. E poi c´é la bella sorpresa "Marina", che ha ottenuto una votazione al di lá di ogni aspettativa.

Una vittoria di Serra sarebbe un passo all´indietro, verso il dominio assoluto di quella elite che ha governato il paese per 500 anni al servizio di interessi colonialistici, senza mai ascoltare e far partecipare la gente. E un via libera a questo capitalismo sempre piú sfrenato. La vittoria di Dilma é vista come continuitá al governo Lula: una maggiore partecipazione, sia pure con un forte rischio di imbonimento, delle forze sociali. Una scelta capitalista ma accompagnata da aiuti alle piccole imprese e all´agricoltura familiare. E la possibilitá di pensare e sperare in un altro passo avanti, con la forza impellente dei movimenti e forum sociali, nella direzione che ora é rappresentata da Marina. La quale non é soltanto una "sorpresa verde", come ho letto su giornali italiani, ma la portabandiera delle aspirazioni di giustizia dei movimenti sociali organizzati e del PT piú autentico: quello delle origini che ha messo al potere anche Lula. C´é il rischio che la Dilma perda? Credo di no, ma tutto é possibile. Sarebbe un disastro. I pochi voti (900 mila) del quarto candidato, Plinio, sono di una sinistra piú radicale e non andranno certamente a Serra. Quelli di Marina saranno divisi. Marina si é giá lamentata che nel suo Partito Verde ci sono candidati morbosamente affamati di posti al governi, che potrebbero essere comprati dal migliore offerente (ovviamente Serra).

Intorno al secondo turno fervono giá le discussioni e una valanga di pronunciamenti, che girano tutti attorno alla questione di cui sopra. Negli ultimi giorni di campagna del primo turno, i politici e i gruppi partidari di Jósé Serra non hanno risparmiato colpi bassi e calunnie, utilizzando ogni tipo di arma. In particolare hanno fatto uso della religione e di valori morali importanti come la lotta contro l´aborto per manipolare il sentimento popolare e colpire la Dilma. I cattolici sono divisi. L´ipocrisia si spreca. Non sono mancati vescovi cattolici che hanno apertamente invitato a non votare Dilma. Alcuni giornali hanno pubblicato che la Dilma avrebbe pronunciato una frase che suona bestemmia all´orecchia dei credenti: "Nemmeno Cristo mi toglie questa vittoria"! C´é stato perfino chi ha osato violare le leggi elettorali per distrubuire nelle chiese foglietti contenenti tali calunnie. Ora entrano in campo Vescovi e Consigli Pastorali per precisare. Vi traduco, in primis, la dichiarazione del Consiglio di Assessoria della mia diocesi di Goiás:

"Goiás, 05 de outubro de 2010 - Cari fratelli e sorelle nella fede, la Chiesa ha come dovere essere fedele a Gesú Cristo e divulgare la giustizia e la veritá. Di fronte a false denunce vorrei, come vescovo di Goiás, fare i seguenti chiarimenti riguardo al 2o turno di elezioni sia presidenziali che di governatore. La Chiesa Cattolica, come ho giá sostenuto in una precedente lettera, non appoggia nessun candidato. Alcuni vescovi cattolici, principalmente dello Stato di San Paulo o legati a movimenti conservatori, si sono dichiarati pubblicamente contro il voto alla candidata del PT. Questa non ha mai detto che "nemmeno Gesú Cristo le toglierebbe questa vittoria”. La Chiesa difende il rispetto alla vita in tutti i suoi aspetti: educazione, abitazione, lavoro, sicurezza dall´infanzia fino alla vecchiaia. Ció che é in gioco in queste elezioni sono due progetti diversi riguardo al futuro del nostro paese. Uno che difende gli interessi dei poveri, píú giustizia sociale e migliore distribuzione del reddito nazionale. L´altro, vuole conservare i privilegi di coloro che hanno sempre emarginato la classe degli esclusi. Vogliamo un paese con maggiore giustizia sociale, terra per i poveri, il limite della proprietá della terra, la difesa dell´ambiente e specialmente del cerrado, cosí aggredito dall´agro-business. Vogliamo votare in modo cosciente e non lasciarci manipolare da false promesse e informazioni truffaldine; scegliere candidati che governino con la partecipazione del popolo e della societá organizzata. Vogliamo un Brasile piú giusto e solidale, in cui anche i poveri abbiano diritto ad una vita piena". (Seguono le firme: manca la mia perché sono rimasto a casa a prendermi cura di don Eligio).


Ancora piú forte e chiaro é stato il pronunciamento del vescovo di Jales (SP) e Presidente della Caritas Brasiliana, Dom Demetrio Valentini, pubblicato il 7/10 su Adital:

"La questione dell´aborto viene usata in modo strumentale per fini elettorali. Questa situazione ha bisogno di essere chiarita e denunciata. Si sta usando una questione che merita tutta l´attenzione e serenitá d´animo per essere ben contestualizzata e affrontata con responsabilitá, e che non puó rimanere esposta a manovre elettorali, protette da sofismi ingannevoli. In questa campagna elettorale si sta verificando una doppia truffa, che bisogna smontare. In primo luogo, si invoca l´autoritá della Conferenza Nazionale del vescovi del Brasile (CNBB) a favore di prese di posizione che non appartengono a quell´entitá, ma che sono presentate come se fossero sue manifestazioni ufficiali. In secondo luogo, si invoca una causa di valore indiscutibile e fondamentale, come é la questione della vita, e si fa di questa causa uno strumento per accusare come abortisti gli avversari politici, che cosí passano ad essere condannati come se fossero a favore dell´aborto. Concretamente, per chiarire meglio l´inganno e affrettarne lo smontaggio:


La Presidenza del Regionale Sud 1 della Conferenza Nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) é caduta, a dir poco, in un serio equivoco, quando ha sostenuto la manifestazione di commissioni diocesane che indicavano chiaramente che non si doveva votare nel PT, e specialmente nella candidata Dilma. Ora, i Vescovi del Regionale avevano giá manifestato ufficialmente la loro posizione di fronte al processo elettorale. Che bisogno c´era che la Presidenza del Regionale approvasse un documento il cui tenore evidentemente non corrispondeva alla tradizione di imparzialitá della CNBB? Questo atteggiamento della Presidenza del Regionale Sud 1 compromette la credibilitá della CNBB se non ci sará un chiarimento urgente, che non é ancora stato fatto, richiamando l´attenzione sull´uso elettorale che si sta facendo di tale documento firmato dai tre vescovi della Presidenza del Regionale.

Questo trabocchetto sta ancora producendo conseguenze. Poiché nello stesso giorno delle elezioni sono stati distribuiti nelle chiese, in barba alla Legge Elettorale, migliaia di foglietti con la nota del Regionale Sud 1, come se fosse un testo patrocinato dalla CNBB Nazionale. E finché questo equivoco non sará disfatto, purtroppo la dichiarazione della Presidenza del Regionale Sud 1 della CNBB continuerá a disposizione della passione disonesta di chi la sta sfruttando elettoralmente. Prova di questo fatto lamentevole é l´abbondanza con cui la si sta stampando e distrubuendo. Di fronte alla gravitá di questo fatto, sará benvenuto un pronunciamento chiarificatore della Presidenza Nazionale della CNBB, che onorerá la tradizione di prudenza e imparzialitá dell´istituzione.

L´altra fallacia é piú sottile e piú perversa. Consiste nell´inalberarsi a difensori della vita, per accusare come abortisti gli avversari politici, e cosí impugnarli come candidati, allegando che non possono ricevere il voto dei cattolici. Fanno uso di un artificio, per fare di una causa giusta il pretesto di propaganda politica contro i propri avversari, e, ció che é peggio, invocando per questo la fede cristiana e la Chiesa Cattolica. Ma questa fallacia non si ferma lí. Esiste in essa una chiara intenzione ideologica, tradotta in scelta politica reazionaria. Non mettono mai in relazione l´aborto con le politiche sociali che bisogna intraprendere a favore della vita.

Votano, senza provare imbarazzo, nel sistema che produce la morte, e si dichiarano a favore della vita.

In nome della fede, si credono in diritto di condannare tutti quelli che discordano dalle proprie scelte politiche. Pretendono di vestire di onestá una manovra che non riesce a nascondere il proprio intento elettorale. Davanti a questa situazione, sono importanti e necessari i chiarimenti. Ancora piú importante é la vigilanza dell´elettore, che ha tutto il diritto di sapere le cose, anche quelle tramate con astuzia e malizia".


É entrata in campo pure l´ALLEANZA DELLE CHIESE BATTISTI con un documento che inizia con questa dichiarazione: "L´Alleanza dei Battisti del Brasile viene per mezzo di questo documento a riaffermare l´impegno storico dei battisti, nel mondo intero, a favore della libertá di coscienza in materia di religione, politica e cittadinanza. La passione per la libertá ci induce a ad essere, come battisti, un popolo segnato dal pluralismo teologico, ecclesiologico e ideologico, senza danno alla nostra identitá. In tal modo nessuno si puó ritenere autorizzato a parlare come "la voce battista", a meno che non sia stato autorizzato dai mezzi burocratici e democratici del nostro ingranaggio denomimazionale". E prosegue:

"In nome della libertá e pluralitá battista, pertanto, l´Alleanza dei Battisti del Brasile rende pubblico il proprio rifiuto ad ogni strategia politico-religiosa di "demonizzazione del Partito dei Lavoratori del Brasile" (d´ora in poi PT). In questo senso, l´intenzione del presente documento é lasciare chiare alla societá brasiliana due cose: 1) mostrare che questi discorsi di demonizzazione del PT non rappresentano quello che si potrebbe immaginare come il pensiero dei battisti brasiliani, ma solo una presa di posizione molto precisa e situata; (2) rendere notorio che, come battisti brasiliani, le idee che difendiamo quí sono tanto battiste come quelle che stiamo relativizzando".

Dopo una lunga dissertazione in difesa della laicitá dello Stato e dell´assurditá di pretendere che le proprie veritá di fede confessionali condizionino le scelte dello Stato e diventino legge per tutte le confessioni religiose e per i tanti cittadini che non appartengono a nessuna, il testo prosegue: "L´Alleanza dei Battisti del Brasile prende posizione contro la demonizzazione del PT, considerando che questo processo nega il legato storico del PT nella costruzione di un progetto politico nato nelle basi popolari e identificato con l´inclusione e la giustizia sociale. Quelle che predicano contro la nascita di un "impero dell´iniquitá" con una possibile vittoria del PT in queste elezioni, "dimenticano" il ruolo fondamentale di questo partito in progetti che hanno portato piú giustizia alla nazione brasiliana, come, ad esempio: nella riorganizzazione dei movimenti dei lavoratori, ancora durante il periodo della dittatura militare, per renderli indipendenti dalla tutela dello Stato; nella formazione e rafforzamento del movimento agrario-ecologico dei raccoglitori di caucciú dell´Acre attraverso l´installazione di riserve per l´estrazione in Amazzonia, nella decada di 80, ad opera di Chico Mendes; nelle azioni a favore della democrazia" (eccetera).

"Attualmente: diminuzione dell´indice d disoccupazione, ampliamento degli investimenti e delle opportunitá per l´agricoltura familiare, aumento del salario minimo, liquidazione del debito verso il FMI, fine del ciclo di privatizzazioni di imprese statali, riduzione della povertá e della miseria, migliore distribuzione del reddito, maggiore accesso all´alimentazione e all´educazione, diminuzione del lavoro schiavo, riduzione del tasso di disboscamento, etc. É vero che c´é bisogno di avanzare ancora molto in diverse aree vitali per il Brasile, ma non si puó negare che l´attuale governo del PT nella Presidenza della Repubblica ha favorito la garanzia dei diritti umani alla popolazione brasiliana, cosa che, sicuramente, non accadrebbe in un "impero dell´iniquitá". Diventa sempre piú chiaro che i predicatori che annunciano dai loro pulpiti l´inizio di una supposta ampiezza del male nella continuitá del PT nell´Esecutivo Federale, sono quelli che hanno nostalgia del Brasile inginocchiato davanti al capitale straniero, a produrre e governare miseria, a uccidere i lavoratori rurali, a favorire i latifondisti, a trattare i pensionati come vagabondi, a umiliare i disoccupati e a prospettare la fine della storia".


Sono entrati in questo campo di battaglia anche Marcelo Barros, Dom Tomás Balduino, Frei Beto ed altri, con lettere che stanno facendo il giro del mondo in internet, e che io non vi riporto per brevitá. Concludo solo questa materia con la citazione di un articolo rivolto a un vescovo dello Stato di San Paolo, che ha chiesto espressamente ai cattolici di non votare Dilma per non incorrere in un peccato grave, perché Dilma é abortista. L´articolo é del teologo dell´economia Jung Mo Sung, che ho giá citato altre volte. É pubblicato su Adital, ed ha un titolo emblematico: "L´autoritarismo della veritá!". Suggerisce l´esistenza di una inconscia affezione al totalitarismo da parte di chi si sente missionario della veritá. Scrive il teologo:

"Forse la mancanza di percezione delle differenze tra l´ambito dello Stato (nel quale si discute e attua politicamente) , l´ambito della cultura (nel quale troviamo la diversitá culturale, religiosa e dei valori morali) e l´ambito ecclesiastico (nel quale abbiamo il funzionamento della diocesi), induce il vescovo a immaginare di avere l´obbligo di "insegnare" ad 1,3 milioni di abitanti (della sua diocesi, ndt), che non devono votare in una persona perché diriga lo Stato brasiliano, basandosi su una dottrina morale di una Chiesa. Egli passa da un valore morale di una Chiesa, direttamente a questioni di Stato e alla politica, e vuole imporre a tutta la societá, attraverso le leggi dello Stato, un valore morale che egli considera fondamentale per la fede cattolica".

"Voglio credere che D. Bergonzini, e pure gli altri che seguono questo tipo di pratica, prenda questa posizione spinto da una coscienza di dovere apostolico o pastorale. Penso che queste persone non siano mosse da nessun tipo di macchiavellismo che utilizza la religione per esprimere o difendere qualche specie di pregiudizio o di adesione a un gruppo politico. La questione, perció, é: che cosa li porta a questo tipo di atteggiamento? É chiaro che la missione della Chiesa cattolica di evangelizzare ha un rapporto con il mondo della politica. Ma, ogni proposta che passa direttamente da un valore religioso o spirituale ad una scelta politica, culturale o tecnica concreta cade in un equivoco se non sa, se nega o vuole far scomparire le distinzioni di cui sopra.

Per ottimamente intenzionato che sia, questo tipo di proposta o di pratica finisce per portare ad una forma di totalitarismo e autoritarismo; senza parlare degli errori strategici e tecnici che porta con sé. Forse molti di quelli che, in nome della vita, propongono questo "legame diretto" tra i veri valori religiosi e le scelte politiche e tecniche, sono ancora segnati dal totalitarismo e autoritarismo inerente ai gruppi che si vedono come portatori della veritá universale e assoluta".


Mentre giá ferveva questa battaglia che continuerá fino a fine ottobre, quí in Goiás ferveva pure la temperatura esterna nonostante l´arrivo ristoratore delle prime invocate piogge. E fervevano pure le feste religiose nelle nostre cappelle: Santa Terezina del Bambino Gesú e San Francesco, due santi verso i quali ho sempre nutrito una simpatia molto speciale. Il diario di Santa Teresa de Lisieux, "Storia di un´anima", fu il primo libro "spirituale" della mia vita che riuscí ad avvincermi e incidere su di me quando avevo appena 14 anni, ed ero un seminarista svogliato e prossimo alla desistenza. San Francesco, mio omonimo, é sempre stato uno dei miei modelli e il mio peggiore nemico. Modello, perché non ho mai smesso, saltuariamente, di tentare di imitarlo. Nemico, perché mi ha sempre indotto a desistere davanti alla radicalitá delle sue scelte di fedeltá a Gesú, facendomi capire che non sono pane per i miei denti.

Il 12 ottobre prossimo noi celebriamo la festa piú grande, di Nossa Senhora Aparecida, dichiarata Patrona del Brasile. La tradizione é nata intorno al 1720 come devozione popolare, da una immagine ritrovata nel fiume da alcuni pescatori nel corso di una pesca miracolosa avvenuta in circorstanze cruciali per la popolazione delle rive del Rio Paraiba, a nord di São Paulo. Dopo un periodo di resistenza delle autoritá ecclesiastiche, fu riconosciuta e istituzionalizzata come immagine della Madre di Gesú verso la metá del 700, e il suo culto, romanizzato, continuó ad espandersi fino ad assumere dimensioni nazionali senza perdere le caratteristiche delle sue origini. Il suo santuario divenne meta di pellegrinaggi da tutto il paese, e attorno ad esso si formó, poco alla volta, la cittá di Aparecida do Norte, che oggi vanta un immenso santuario nazionale costruito recentemente a poca distanza da quello antico (fu inaugurato dal Papa Giovanni Paolo II nel 1980).


Per farvi un´idea, pensate che la costruzione copre é di 23 mila metri quadrati, con un´area coperta di 18 mila metri quadrati. La cupola centrale é alta 70 metri con 78 metri di diametro. Le navate sono alte 40 metri, e c´é una torre di 18 piani alta 100 metri. Per costruirla sono stati impiegati 25 milioni di mattoni, 40 mila metri cubi di cemento, ed é in grado di accogliere 45 mila persone. Attorno ha un parcheggio di 272 mila metri quadrati. Riceve circa 7 milioni di visitatori all´anno, piú della torre Eiffel. Nessuno di noi sa esattamente chi sia e cosa rappresenti, per le persone umili e oppresse, la Signora Aparecida. Domenica scorsa, essendomi toccato il privilegio di dare inizio alla sua novena nella chiesa a lei dedicata in un quartiere di Itaberaí, ho cercato di spiegare alla folla che cosa significa storicamente e biblicamente. Forse mi sono guadagnato qualche altro nemico, ma qualcuno é venuto ad esprimermi la sua soddisfazione.

Aparecida é una Madonna nera, di quel settecento brasiliano in cui la razza nera formava la classe degli schiavi. Le Madonne dell´epoca, in stile barocco, erano dipinte o modellate a somiglianza delle padrone, mogli di proprietari terrieri, giudici o politici importanti: donne pallide, educate nei collegi delle suore alle buone maniere. a suonare il piano e fare la parte delle mogli fedeli e di facciata. Secondo la letteratura passavano il tempo ad acconciarsi e abbigliarsi, a dare ordini alle schiave, a sognare amori impossibili o mandare bigliettini ad amanti probabilli, a catechizzare gli schiavi e istruirli nella morale che i loro mariti non rispettavano. Lo spuntare di in´immagine in cui la Madre di Gesú era rappresentata da umile donna della classe piú oppressa, deve avere acceso molti animi di speranza. A questo si deve, probabilmente, la rapida e smisurata diffusione della devozione verso di lei. Ed era una figura ben adeguata alla vita di colei che, nell´inno che cantó salutando la cugina Elisabetta, annunciava: "Il Signore ha elevato gli umili ed ha fatto cadere i potenti dai loro troni.

La Madre di Gesú, a tutti gli effetti, non é stata la signora dalle mani curate e il viso soave, leggermente inclinato, che vediamo di solito nelle immagini. Fu una povera donna del popolo sballottata da una parte all´altra dai capricci dei potenti: da Nazaret a Betlemme, poi in Egitto e di nuovo in Palestina, girando alla larga per sfuggire agli occhi vigili della polizia. Una migrante clandestina guardata con sospetto e respinta, come quelle e quelli di oggi. E poi una donna umiliata e ferita a morte, ai piedi della croce davanti al Figlio inchiodato come un delinquente. Noi dobbiamo pensarci a queste cose, per vivere una devozione a Maria alimentata da un´autentica spiritualitá: Maria é una testimone di coraggio di fronte all´arroganza dei prepotenti e all´indifferenza corrotta delle masse, di forza senza ostentazione che sa resistere ai dolori piú laceranti e tenere duro nelle situazioni di apparente sconfitta disastrosa come quella di Gesú Cristo.

Infine, si addicono a Maria i clamori annunciati dal profeta Abacuc (Abacuc 1, 2-3 e 2, 2-4) nella prima lettura di quella domenica: "Violenza! Iniquitá! Prepotenza!" . Chissá quanto volte lo ha gridato lei, con la voce o nell´intimo del cuore! E quante volte lo gridiamo noi, perché qualche falso amico ci tradisce, qualche falso consigliere spirituale ci fa la spia di nascosto, qualcuno ci vuole male, ci calunnia e ci danneggia! Per queste cattiverie che ci fanno soffrire vale il suggerimento dello stesso profeta: "L´empio sicuramente perirá, e il giusto vive per la fede". Sono problemi che non si risolveranno nemmeno con la politica e con un governo piú giusto: solo alla fine, nella Parusia, accadrá il pareggio dei conti. Ma vale allora la pena di volgere il pensiero agli altri, a quelli verso i quali noi siamo stati causa di sofferenze: quelli che abbiamo danneggiato con le nostre parole, o ferito seriamente. Quelli che sono venuti nel nostro ufficio e noi abbiamo trattato come dei pezzenti. Quelli a cui abbiamo fatto lo sgambetto, abbiamo ingannato e fregato negli affari o sul lavori. Anche loro hanno avuto il loro diritto di gridare contro di noi: "Violenza! Iniquitá! Prepotenza! E Dio sicuramente ha ascoltato anche loro, perché Lui ascolta questi clamori. Che abbia pietá di noi. E facciamoci perdonare, almeno, utilizzando la politica per riscattare quelli che si trovano strutturalmente in un situazione di continua oppressione, e a cui non resta che elevare verso Dio questo grido che i governi di questo mondo non vogliono ascoltare.

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