Avevo preparato un testo sulla festa dell´Assunta, che qui é celebrata come Nossa Senhora da Abadia e ha caratteristiche culturali e folcloristiche molto interessanti.
Poi é soraggiunta la morte di una persona molto cara e speciale per tutti noi di Itaberaí, e devo parlarvi di questo. Vi traduco e vi passo, perció, il testo che ho scritto ieri per il giornalino della Diocesi (con alcuni adattamenti per l´Italia). Della festa, semmai, diremo in altra occasione.

Abel Borges nacque ad Itaberaí il 3 aprile 1920. Abitó sempre nel quartiere Vila São Dimas fino a nove anni fa, quando l´l´etá e la salute precaria lo portarono a trasferirsi nella Casa per Anziani. La comunitá di base di S.Dimas é, probabilmente, la piú antica della diocesi e della parrocchia di Itaberaí. Ebbe inizio intorno al 1970, quando ancora nessuno aveva nozione della Caminhada delle comunitá ecclesiali di base. Per iniziativa di Padre Antonio Cappi, modenese che in seguito si é sposato e si é dedicato all´insegnamento all´universitá cattolica di Goiania, la gente di Vila S. Dimas cominció a riunirsi per celebrare, pregare e cantare, ma soprattutto per realizzare campagne. Ricordo quelle a cui anch´io ho cooperato: la campagna per diffondere la coltivazione di orti familiari, quella per la costruzione di case popolari e gabinetti (molti non avevano il gabinetto e si rifugiavano dietro una pianta di banane dietro casa), un´altra per dotare le famiglie di un filtro per l´acqua. Questo si chiamava “promozione humana”. La gente partecipava in peso, allegramente e con entusiasmo. Diverse entitá pubbliche collaboravano e finanziavano gli acquisti di materiale, e c´era pure un laico italiano di Varese, ingegnere, per dirigere le costruzioni (novello sposo, era venuto a fare due anni di volontariato assieme alla sposa Giovanna). S. Dimas era uno dei quartieri piú poveri della cittá, e aveva bisogno di questi interventi. Era un popolo che sofferente, perseguitato costantemente dalla verminosi e altre infezioni per la mancanza di igiene nelle case, per gli insetti e la polvere, l´alimentazione scarsa e povera. A quel tempo "seu Abel” probabilmente partecipó di queste azioni, ma non si fece notare. Io non lo ricordo. La sua vocazione all´uso della parola non si era ancora manifestata.

Osservando la preoccupazione della gente negli ultimi giorni di malattia di Abel, quando era in coma, come lo ricordavano nella preghiera, e come commentano ora la sua vita e la sua scomparsa, ne ricavo la conferma di una veritá biblica sulla quale la riflessione ritorna sempre: il giusto non muore, il profeta non muore. La vita non é tolta ma trasformata. Abel continuerá a vivere nel Regno, e nel ricordo della sua gente. Prima lettera di Giovanni, 3, 2: "Sappiamo che quando Gesú si manifestará, saremo simili a lui, perché lo vedremo come lui é".
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