20 novembre 2013

FEDE E VITA, FEDE E POLITICA

Tutt´a un tratto é arrivato qui don Isacco, e l´ho portato a Goiania a visitare dom Tomás Balduino appena recuperato da un coma, e Irmã Ester immobilizzata a letto. Lui compirá i 91 il 31 dicembre. Lei, per tanti anni "parroca" di Britania, 85. Vedete le foto. E poi Anna Maria Melini, 83 (?), di cui non ho la foto.
A Brasilia, in questi giorni, si é svolto il convegno nazionale del Movimento Fede e Politica. Io non ho partecipato, ma i miei vicini di casa sí. É un movimento nato dalle Comunitá Ecclesiali di base della Chiesa cattolica e poi allargato ad altre chiese e gruppi religiosi che hanno aderito. Oggi é un Movimento di resistenza, perché tira un altro vento. Complessivamente le persone, le parrocchie, i santuari e le diocesi che si occupano con convinzione di questioni sociali sono poche. Paradossalmente, nel momento in cui l´impegno popolare del passato sta mostrando i suoi frutti con un miglioramento sostanziale delle condizioni economiche dei lavoratori e dei poveri in genere, la gente é piú attirata da forme di religiositá misticista, staccata dalla vita concreta. Del resto i diversi canali televisivi cattolici sfornano e diffondono quasi sempre grandi celebrazioni liturgiche, devozioni vecchie e nuove, folle di carismatici in preghiera estatica, e poi vendita di oggetti sacri e raccolte di denaro per costruire nuovi templi. La preoccupazione principale sembra quella di rilanciare il cattolicesimo come religione nazionale, di fronte al disperdersi della gente nelle migliaia di nuove chiese pentecostali. Ma rischiano di mettere in secondo piano la sostanza del cristianesimo, che é seguire Gesú e vivere il Vangelo.
Tuttavia il salone pieno zeppo del Convegno Nazionale di Brasilia attesta che il Movimento Fede e Politica e i movimenti popolari resistono. Le minoranze resistenti hanno sempre dato frutti nella storia. Gli ebrei che uscirono dall´Egitto e camminarono per 40 anni nel deserto per raggiungere la Terra Promessa furono una minoranza di poveretti, guidati da un pastore ottantenne di nome Mosé. Israele seguí la Legge di Mosé fino ai tempi di Gesú, che i Vangeli indicano come Nuovo Mosé, crocefisso dai bempensanti ma Figlio del Dio Unico dei cristiani. Egli stabilí la Nuova Legge, quella delle Beatitudini. Perció le minoranze resistenti hanno un bel passato e un futuro promettente.
Lo ripeto, é il vento che tira. Ad esso contribuisce il discredito della politica, deturpata dai continui scandali. La settimana scorsa, a tappe forzate, é stato concluso il processo del cosiddetto “mensalão”, un caso di corruzione per 55 milioni di reali, avvenuto durante il primo mandato del Presidente Lula all´interno del Partito dei Lavoratori (PT). 12 dei suoi dirigenti sono stati condannati: chi otto, chi dieci e chi dodici anni di carcere. Si sono giá presentati per l´arresto (solo uno dei condannati, avendo il doppio passaporto, é fuggito in Italia – spera di usufruire della vendetta dell´Italia che non avendo ottenuto l´estradizione di Cesare Battisti, secondo lui dovrebbe vendicarsi non concedendo la sua). I condannati del mensalão, se colpevoli, abbiano il carcere che si meritano. Ma non sará per puro caso che la prima condanna nitida di grossi scandali amministrativi avviene sotto un governo del PT e riguarda membri del PT, con ampia divulgazione della midia piú potente. La midia ci sguazza. Prima e dopo di questo, sono avvenuti tanti altri casi di corruzione. Almeno una dozzina assai piú consistenti di questo, con cifre che vanno dai cento milioni a piú di cento miliardi di truffa. Sono stati denunciati e non hanno avuto un procedimento cosí rapido, né un finale cosí drammatico e divulgato dalla midia come questo. Sará perché “corruptio optimi pessima”? Solo i giornaletti ne parlano ancora.
Il mio confratello Padre Alfredo J. Gonçalves ha pubblicato, sul sito Adital, un articolo intitolato “Cristianesimo squizofrenico”, dove spiega che la schizofrenia é una “disintegrazione della personalitá umana”. Questa parola, dice lui, puó essere utilizzata in campo religioso, come metafora, per quelli che sono soliti separare la fede dal comportamento pratico. “Attualmente costituiscono una buona fetta di coloro che si dichiarano “cristiani”. Normalmente partecipano ai sacramenti, alle pratiche religiose, al culto della Parola e dell´Eucaristia, ma nello stesso tempo, nel mondo degli affari, nel luogo in cui abitano e sul lavoro, il loro comportamento non riceve nessun influsso dal messaggio evangelico. Spesso apprezzano e ammirano le parole del papa, del prete, del pastore o di qualsiasi altra autoritá religiosa, per esempio, ma questo non significa che le accettino nella pratica. Riescono a stabilire una distanza ragionevole tra l´”autodefinirsi cristiani” e il “vivere da cristiani”. In generale si rivelano capaci di blindare la propria esistenza contro le esigenze di una fede presa veramente sul serio, sottraendosi alle sue conseguenze. Del resto, in grado maggiore o minore, questa distanza tra fede e vita esiste in tutti noi. "Tra il dire e il fare in mezzo c’è il mare”, dice un provérbio italiano.
Nel caso specifico del cattolicesimo, la fede in Gesú Cristo diventa un sentimento di natura privata, intimista e spiritualizzante, senza implicazioni dirette con il contesto storico in cui ciascuno é inserito. Prevale un dualismo spesso inconsapevole: mentre l´"incontro con Dio” nella preghiera personale, nella pietá comunitaria o nella celebrazione dell´Eucaristia acquista un carattere di estasi e facile entusiasmo, l´"incontro coi fratelli” si conserva freddo e indifferente di fronte all´ingiustizia e all´oppressione, alla sofferenza e all´esclusione sociale. Non é raro incontrare grandi imprenditori e rinomate autoritá (nell´area delle finanze, dell´agroindustria, delle telecomunicazioni, della minerazione, della politica e delle reti commerciali – solo per citare alcuni esempi) che si rivelano assidui alla preghiera e alla messa, ma contemporaneamente non esitano a pagare salari irrisori, conservare enormi latifondi, appropriarsi indebitamente della cosa pubblica o sfruttare la mano d´opera facile e a basso prezzo, quando non addirittura quella infantile o di immigranti irregolari. Vicini a Dio, senza dubbio, ma distanti dal prossimo e tanto píú da quelli che danno fastidio! Fino a che punto questo é possibile in una fede evangelicamente autentica? O ancora, questo dio (con lettera minuscola) non sará un idolo facile da manipolare? É evidente che, benché in dosi diverse, questo stesso atteggiamento si ripete in tutti gli strati e classi sociali. Arriviamo all´estremo di una “incredulitá oggettiva” accanto ad una "pietá soggettiva”, afferma giustamente il teologo tedesco Jurgen Moltmann (Teologia da esperança). Lo stesso autore aggiunge: "La vita interiore fatta di relazioni dirette e incomunicabili tra l´esistenza e la trascendenza, cammina di pari passo con il disprezzo delle cose esteriori, considerate assurde, prive di senso e inique”. La relazione con Dio si stacca dal rapporto con gli altri, come se recitare il “Padre Nostro” non implicasse un impegno collettivo e fraterno per la ricerca del "nostro pane quotidiano”. Di fatto, se il Padre é “nostro”, il pane non potrá mai essere "mio”. La fede si divorzia dalla vita ecclesiale e dall´azione sociale.
La preghiera davanti a Cristo Risorto si interiorizza in una forte sensazione di lodare Dio eternamente presente e glorioso, a tal punto da disinteressarsi completamente di qualsiasi impegno con la realtá circostante. Si stabilisce una chiara spaccatura tra la vita di fede, talvolta euforica ed esagerata, da un lato, e dall´altro l´azione personale, sociale o politica di fronte a ció che accade, in famiglia, nei gruppi di amici, infine, nel quotidiano della vita. L´una e l´altra sembrano linee parallele come quelle di una ferrovia, ossia linee che non si incrociano mai e meno che meno interagiscono. Peggio ancora, la vita privata e quella pubblica rischiano di dissociarsi tanto da non riconoscersi tra loro. Ció che io sono in casa e in Chiesa é una cosa; ció che sono e come vivo lá fuori, é un´altra. Due tipi di comportamento frammentati, spesso in contraddizione tra loro. Quante volte lo scandalo di un rappresentante di alto livello della politica, degli affari o della religione, quando messo a nudo dalla midia, rivela questa doppia faccia della stessa persona!”.
Il mio collega Padre Alfredo dovrá perdonarmi perché mi sono permesso di citare, traducendolo in Italiano, un pezzo di questo articolo che lui ha scritto il 16 novembre scorso da Roma (ma io non ho trovato la versione in italiano). E l´ho citato omettendo la parte conclusiva, in cui commenta una lettera di San Paolo. Io invece lo concludo citando il Vangelo di Matteo. Quest´anno, nella liturgia, si legge Luca. Ma la messa dell´ultima domenica di novembre, a conclusione del Tempo Comune, negli anni in cui le letture sono di Matteo, si legge il capitolo 25: “Venite voi, benedetti dal Padre mio. Ricevete da me in ereditá il Regno che mio Padre ha preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Poiché io avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete accolto in casa; ero nudo e mi avete vestito; ero ammalato e vi siete presi cura di me; ero in prigione e mi avete visitato”. É il testo piú forte e chiaro tra quelli che esistono. L´appartenenza, il grado di studio, l´essere preti o suore o laici o cardinali o papi, la religione stessa, e perfino il fervore delle pratiche religiose e dei sacramenti passano in secondo piano, nel giudizio di Gesú. Guai a noi che separiamo la fede dalla vita concreta, dalle scelte che facciamo in famiglia, sul lavoro, negli affari e anche in politica.

Nessun commento:

Posta un commento