30 giugno 2013

AUGURI E A RISENTIRCI !

Con questo post auguro ai lettori buone ferie estive e interrompo il blog. Torneró a pubblicare nel prossimo settembre sperando di trovare nuove idee per renderlo piú vivace. É un modo di dire: cosa volete mai che inventi! Continueró a comunicare volta per volta notizie e pensieri, semplicemente, per quelli a cui interessa.
Giugno é il mese dal clima piú bello in Goiás. Di notte si sta circa sui 18 o 20 gradi. Di giorno il sole picchia molto forte ma non c´é afa. Quest´anno é anche piovuto alcune volte, e il paesaggio é ancora verde. Solitamente non piove e il cielo é sempre tersissimo, con molta luminositá e colori forti. Luglio, mese di ferie “invernali” é solito portare siccitá, paesaggi ingialliti, vento e molta polvere. Le scuole chiudono, e moltissimi (quelli che possono!), si trasferiscono sulle spiagge del fiume Araguaia, che diventano affollate. Costruiscono le tende accanto all´acqua, sedie da bar sotto i teloni, naturalmente con televisione e lavatrice....é la nostra Rimini. Fingono di pescare (ma i pesci si trasferiscono in zone piú tranquille), bevono molta birra, mangiano carne alla griglia e assistono ai programmi televisivi. Le scelte possibili sono: 1) programmi religiosi (messe, rosari e adorazione del Santissimo). 2) Novelas. 3) Delitti commentati e raccontati nei dettagli per ore ed ore. 4) Programmi di vendita: elettrodomestici miracolosi, elettronica, aste di bestiame.
Mentre scrivo, quí accanto c´é un immenso tendone in cui si svolge la “festa del peão”, una manifestazione della cultura contadina. Il peão é il nostro “cow boy”, al servizio degli allevatori di bestiame. Di fronte alla modernizzazione dell´agricoltura e degli allevamenti, mantiene vivo il fascino di un passato in cui condurre mandrie di buoi era un mestiere per giovani agili e forti. Ha il fascino dell´epopea. Fanno un chiasso incredibile, quí nelle case vicine non si dorme. Cominciano verso mezzanotte e vanno avanti fino all´alba. In tre notti ci va tutto il paese...Ogni tanto interrompono lo show per momenti di silenzio e preghiera. Questo é un altro mondo. Poi raccontano e cantano. Canzoni tradizionali con testi commoventi, di amore e di storie popolari. Le voci non sono gran ché, i chitarristi ancora meno, ma alla gente piace molto perché sono dal vivo e ricordano i tempi in cui in campagna si suonava e cantava davanti ai casolari sotto la luna.
Altra grande attrazione di questi giorni é la novena della Santissima Trinitá nel santuario di Trindade, dedicato al Divin Pai Eterno. É la tradizione piú forte dello Stato di Goiás e del vicino Tocantins. Un fenomeno impressionante di devozione popolare che ancora in crescita. Da ogni angolo partono carovane di pulmann, muli, carri trainati da buoi. Vanno al Santuario a pregare, a divertirsi, a pagare i loro voti, generalmente “di propiziazione”, per un parto felice o per una guarigione, per grazie ricevute. Il giorno della festa, che cade sempre nella prima domenica di luglio, milioni di persone parteciperanno alla messa e alla processione. É una festa anche per i borsaioli e gli assaltanti. Io ci sono andato un paio di volte nelle prime “romarie della terra”, che coincidevano per luogo e data, ma non ho preso parte alle celebrazioni tradizionali e non mi sono tuffato nella folla. Chi lo ha fatto é rimasto impressionato. Non ho una vera passione per queste cose. Ammiro questa religiositá spontanea che, in fondo, é molto simile a quella che si ritrova in diversi salmi della Bibbia. Vedo nella gente l´entusiasmo per il sacrificio, che sembra diventare per molti quasi un piacere. La maggior parte dei pellegrini ci va dalla capitale, a piedi, camminando per circa 20 chilometri dalla periferia di Goiania fino alla cittadina rurale di Trindade.
Durante la settimana dal 14 al 21 luglio arriveranno invece i giovani pellegrini stranieri diretti alla Giornata Mondiale della Gioventú, a Rio de Janeiro. Se ho capito bene, sono piú di cinquecento quelli che verranno a fare quí in diocesi la preparazione: vengono dal Belgio, dalla Germania, dall´Italia, Francia e Spagna, e alcuni paesi latino-americani. Sono stati divisi tra le parrocchie della Diocesi. I modenesi andranno a Jussara, la parrocchia di don Maurizio. Quí da noi vengono quelli del Perú e alcuni belgi. Faranno tre giorni di missione nelle parrocchie assieme ai nostri, visitando famiglie. Non so cosa ci salterá fuori, ma poi andranno nella sede della Diocesi, Goiás, e rimarranno lá altri due o tre giorno a visitare e fare meditazioni e ore di preghiera col nostro vescovo e con gli assistenti della Pastorale giovanile. Infine andranno all´aeroporto e raggiungeranno Rio, portando le loro grandi croci di legno come simbolo, per il grande incontro. Pure con il papa, probabilmente.
Ieri non ho fatto in tempo a pubblicare il post, perció aggiungo: oggi, in Brasile solennitá dei Santi Pietro e Paolo (anniversario della mia prima messa), mentre celebravo la messa nella Cattedrale di Itaberaí, la squadra brasiliana batteva quella spagnola. A messa c´era sí e no un terzo dei fedeli soliti. Io non ho visto la partita, mi hanno detto che é finita 3-0. Il calcio, le feste e la fede (multiforme, multietnica, multiculturale, relativamente ecumenica se non addirittura sincretistica) uniscono il popolo brasiliano. La cosa che mi sorprende, e l´ho giá scritto altre volte, é che questa comunione di sentimenti non produca gli effetti sperati. L´educazione dei ragazzi e dei giovani, il servizio sanitario pubblico per i piú poveri, il rispetto delle norme stradali e altri valori essenziali per erradicare la violenza che imperversa nella societá, sono sentiti e presi a cuore da pochi. Milioni di bimbi crescono senza una vera família, senza scuola e servizi di formazione, educati all´odio e alla ricerca del denaro a qualsiasi costo. Assaltano e uccidono. Con l´aiuto di canali televisivi che speculano sui loro delitti e sul dolore delle vittime o delle loro famiglie, la gente grida alla pena di morte invece di fare un esame di coscienza e impegnarsi anche finanziariamente ad educare meglio. É una pena vedere quanto si spende per lo sport e gli spettacoli, sapendo che manca sempre il denaro per promuovere la salute, l´educazione, l´ordine pubblico.
Una signora spagnola ha scritto una lettera di protesta al papa, pubblicata in un sito cattolico, perché il prete, dopo un battesimo, ha detto: “Ora questo bambino é figlio di Dio”. Lei, gravida, a quelle parole si é toccata il pancione dicendo: “Hai sentito, piccolino? Stanno dicendo che tu non sei ancora figlio di Dio”. E chiede che il papa corregga questa teologia sul battesimo. In effetti la signora ha ragione: siamo tutti figli di Dio, con battesimo o senza, prima o dopo il sacramento. Io faccio decine di battesimi ogni mese e lo dico sempre! Il sacramento ci inserisce nella Chiesa, Popolo di Dio, comunitá di quelli che volontariamente si convertono a Gesú e si fanno suoi discepoli. Non consta in nessun testo biblico, ad esempio, che qualcuno dei discepoli di Gesú sia stato battezzato: e Gesú riconosceva la fede sincera perfino dei pagani. Non c´é bisogno che il papa corregga la teologia: c´é giá tutta su molti libri. Il problema é che nella predicazione e nella catechesi, fatte assai spesso a spron battuto per mancanza di tempo, perché ci si rivolge a un pubblico svogliato e frettoloso di osservare il precetto e tornarsene a casa a vedere la TV, usiamo un linguaggio infantile e impreciso. Se il papa volesse personalmente correggere tutte le storture e strampalerie teologiche delle nostre omelie e delle lezioni dei catechisti, avrebbe um bel filo da torcere. Oltretutto dovrebbe spiegare che il battesimo non é um rito magico. Negli adulti, presuppone la conversione a Gesú Cristo e l´impegno di seguire la via del Vangelo, che egli ha aperto per noi. Si é creata la tradizione di battezzare bambini, e noi la conserviamo per buona pace, nella speranza che i genitori creino, nella loro famiglia, un clima in cui il bimbo possa assorbire il sentimento della fede e dell´amore al bene, e poi crescendo possa scoprire Gesú e fare una scelta personale. Se questo non avviene, il battesimo é inefficace. Serve ad aumentare il numero di coloro che si dichiarano cattolici e lo sono solo ufficialmente. Un incremento alla nostra comune mediocritá.

22 giugno 2013

IL BRASILE IN FIAMME !

Questa domenica sera, nelle fazendas e villaggi di tutto il Brasile, cominceranno ad ardere i faló di San Giovanni Battista. Illumineranno e riscalderanno le notti fredde di giugno. Intorno ad essi la gente canterá il rosario, battezzerá alcuni bambini col fuoco, danzerá e berrá le sue dosi di cachaça. Ma c´é un altro fuoco che si é acceso nelle ultime settimane. O si é riacceso, dopo tanto tempo di apparente indifferenza. Le manifestazioni che in questi giorni sono scoppiate partendo da Rio e São Paulo come protesta contro l´aumento delle tariffe del trasporto pubblico, si sono diffuse a macchia d´olio e sono arrivate anche da noi, in queste campagne del centro. Ho seguito poco e male gli avvenimenti, perció spero che le televisioni italiane vi abbiano informato sugli episodi gravi di disordine e violenza meglio di quanto potrei fare io. Vi trasmetto appena alcuni documenti che mi sono sembrati piú utili per capire il significato di questi fatti. Il movimento degli insoddisfatti non accenna a diminuire, anzi aumenta e man mano si aggiungono altri motivi di protesta. Sono giá in programma sfilate di protesta anche nelle nostre piccole cittá dell´interno, e in qualcuna sono giá avvenute.
E la Giornata Mondiale della Gioventú, convocata a Rio de Janeiro verso la fine di luglio, con la visita del papa? Le proteste comprendono le spese enormi per i Mondiali di calcio e per questa manifestazione, mentre per tanti servizi pubblici (sanitá, scuola, trasporti pubblici) si taglia sulle spese. Forse sarebbe ora di riflettere su questi mega-raduni che hanno effetti piú mediatici che spirituali? Sono convinto che qualcuno piú in alto di me ci sta pensando. Il papa Francesco nei giorni scorsi ha elogiato e riconosciuto il valore evangelico della Teologia della Liberazione. Dite che mi sia piaciuto? Mica poco, ma tantissimo issimo issimo! Dopo una giornata di tempesta, incertezze e magoni, vedo davanti a me... un tramonto piú sereno? (meglio dirlo piano che non porti iella!)
São Paulo, 19 giugno 2013 Cara Presidente, Il Brasile ha assistito, questa settimana, a mobilitazioni accadute in 15 capitali di Stato e centinaia di cittá minori. Siamo d´accordo con le sue dichiarazioni che sostengono l´importanza per la democrazia di queste mobilitazioni, ben sapendo che i cambiamenti necessari al paese passeranno attraverso la mobilitazione popolare. Piú che un fenomeno congiunturale, le recenti mobilitazioni dimostrano la graduale ripresa della capacitá di lotta popolare. É questa resistenza popolare che rese possibili i risultati elettorali del 2002, 2006 e 2010. Il nostro popolo insoddisfatto delle misure neoliberali votó a favore di un progetto diverso. Per la sua realizzazione, quest´altro progetto affrontó grande resistenza principalmente del capitale speculativo e di settori neoliberali che vanno avanti con molta forza nella societá. Ma affrontó pure i limiti imposti dagli alleati dell´ultima ora, una borghesia interna che nella disputa delle politiche di governo impedisce la concretizzazione delle riforme strutturali come é il caso della riforma urbana e del trasporto pubblico.
La crisi internazionale ha bloccato la crescita, e con essa la continuitá del progetto che ha permesso questo ampio fronte che fino a questo momento ha sostenuto il governo. Le recenti mobilitazioni hanno come protagonisti un ampio ventaglio di gioventú che partecipa per la prima volta di mobilitazioni. Questo processo educa coloro che vi partecipano, permettendo loro di capire la necessitá di affrontare coloro che impediscono al Brasile di avanzare nella democratizzazione della ricchezza, dell´accesso alla sanitá, all´educazione, alla terra, alla cultura, alla partecipazione politica, ai mezzi di comunicazione. Settori conservatori della societá cercano di sovrapporsi al significato di queste manifestazioni. I mezzi di comunicazione cercano di caratterizzare questo movimento como anti-Dilma, contro la corruzione dei politici, contro la spesa pubblica e altre scalette che impongano il ritorno del neoliberalismo. Crediamo che le proposte in agenda siano molte, come pure lo sono le opinioni e i modi di vedere il mondo presenti nella societá. Si tratta di um grido di indignazione di un popolo storicamente escluso dalla vita politica nazionale e abituato a vedere la politica come qualcosa di dannoso alla societá. Di fronte a quanto esposto, ci rivolgiamo a V. Eccellenza per manifestare la nostra posizione in difesa di politiche che garantiscano la riduzione dei biglietti del trasporto pubblico con riduzione dei guadagni delle grandi imprese. Siamo contro la politica di alleggerimento delle imposte di tali imprese.
Il momento é propizio perché il governo faccia avanzare programmi democratici e popolari, e stimoli la partecipazione e la politicizzazione della societá. Ci prendiamo l´impegno di promuovere ogni tipo di dibattito intorno a questi temi e ci mettiamo a disposizione per discutere anche col potere pubblico. Proponiamo la realizzazione, con urgenza, di una riunione nazionale, che coinvolga i governi statali, i sindaci delle principali capitali, e i rappresentanti di tutti i movimenti sociali. Da parte nostra siamo aperti al dialogo, e pensiamo che questa riunione sia l´unica forma di trovare vie d´uscita per affrontare la grave crisi urbana che colpisce le nostre grandi cittá. Il momento é favorevole. Sono le maggiori manifestazioni che la generazione attuale abbia mai vissuto e altre piú grandi ne verranno. Speriamo che l´attuale governo scelga di governare col popolo e non contro di esso.
Firmano um folto gruppo di associazioni e movimenti sociali organizzati: ADERE-MG - Associação Nacional de Pós-Graduandos (ANPG) - AP - Assembleia Popular Barão de Itararé - CIMI - CMP-MMC/SP - CMS - Coletivo Intervozes - CONEN - Consulta Popular - CTB - CUT - Fetraf - Fórum Ecumênico ACT Brasil - FNDC - Fórum Nacional pela Democratização da Comunicação - FUP - KOINONIA Presença Ecumênica e Serviço - Levante Popular da Juventude - MAB - MAM - MCP - MMM - Movimentos da Via Campesina - MPA - MST - Quilombo - Rede Ecumênica de Juventude (REJU) - SENGE/PR - Sindipetro – SP - SINPAF - UBES - UBM - UJS - UNE – UNEGRO. Nota della Conferenza Nazionale de Vescovi Brasiliani (CNBB): “Ascoltare il clamore che viene dalle vie”. Noi, vescovi del Consiglio Permanente della Conferenza Nacionale dei vescovi del Brasile (CNBB), riuniti a Brasilia dal 19 al 21 giugno, dichiariamo la nostra solidarietá e sostegno alle manifestazioni, purché pacifiche, che hanno portato nelle strade gente di ogni etá, soprattutto i giovani. Si tratta di un fenomeno che coinvolge il popolo brasiliano e lo risveglia ad una nuova coscienza. Richiedono attenzione e discernimento per identificarne i valori e limiti, sempre in vista della costruzione della societá giusta e fraterna che desideriamo.
Nate in modo libero e spontaneo dalle reti sociali, le mobilitazioni mettono in discussione tutti noi e dimostrano che non é possibile piú vivere in un paese con tanta disuguaglianza. Si basano su una giusta e necessaria rivendicazione di politiche pubbliche per tutti. Gridano contro la corruzione, l´impunitá e la mancanza di trasparenza nella pubblica amministrazione. Denunciano la violenza contro la gioventú. Sono, nello stesso tempo, testimonianza che la soluzione dei problemi che il popolo brasiliano attraversa sará possibile solo con la partecipazione di tutti. Fanno, cosí, rinascere la speranza quando gridano: “Il Gigante si é svegliato!”
In una societá in cui le persone hanno il loro diritto negato circa la conduzione della propria vita, la presenza del popolo nelle vie dá testimonianza che é nella pratica di valori come la solidarietá e il servizio gratuito all´altro che troviamo il senso dell´esistenza. L´indifferenza e il conformismo portano le persone, specialmente i giovani, a desistere dalla vita e diventano ostacoli alla trasformazione delle strutture che feriscono a morte la dignitá umana. Le manifestazioni di questi giorni mostrano che i brasiliani non stanno dormendo in “splendida culla” (parole dell´inno nazionale, ndt). Il diritto democratico a manifestazioni come queste deve essere sempre garantito dallo Stato. Ci si aspetta da tutti il rispetto alla pace e all´ordine. Niente giustifica la violenza, la distruzione del patrimonio pubblico e privato, la mancanza di rispetto e l´aggressione a persone e istituzioni, la privazione della libertá di andare e venire, di pensare e agire in modo diverso, che devono essere ripudiati con veemenza. Quando questo accade, si negano i valori inerenti alle manifestazioni, e si instaura una incoerenza corrosiva che porta al discredito.
Siano queste manifestazioni un rafforzamento della partecipazione popolare ai destini del nostro paese e preannuncio di nuovi tempi per tutti. Che il clamore del popolo sia ascoltato! Su tutti invochiamo la protezione di Nossa Senhora Aparecida e la benedizione di Dio, che é giusto e santo.
Brasília, 21 de junho de 2013. Firmato dai vescovi della Comissione Permanente della CNBB.

11 giugno 2013

IN MEZZO ALLA CRISI

Il mio "cyrtopodio" sta aprendo il suo grappolo di fiori. Se qualcuno vuole vedere come sará a piena fioritura, ne trova a volontá fotografie su google. É un´orchidea selvatica che cresce sul tronco delle palme, in pieno sole. La sua fioritura puó durare anche oltre i tre mesi. A proposito: di tanto in tanto google modifica la tecnologia dei suoi blog. Per qualche tempo ha tralasciato lo strumento per allineare il testo alle foto. Ora, per fortuna, ha risolto il problema.
In mezzo alla crisi, noi goiani passiamo allegramente da una festa all´altra. Questo mese, solo nella nostra parrocchia, si svolgono 5 feste con relativa novena. Alcuni, dopo una discreta insistenza del parroco, fanno solo un triduo. Ogni notte, immancabilmente, c´é il “leilão” (asta) per raccogliere denaro. E lí di denaro ne corre una buona quantitá. Oltre a queste feste ufficiali, ci sono tutte quelle di iniziativa privata, che alcuni promuovono, per tradizione, nel loro podere. Poi anche le “feste giunine” (feste di giugno) tradizionali, in cui si balla la “quadrilha”, si celebra il “matrimonio contadino” e si fanno i “battesimi del faló”. Queste ultime sono celebrazioni laiche. Il prete ci va qualche volta solo per assistere. C´é sempre una folla. Sono promosse da commercianti, dal comune, dalle scuole, eccetera. Di origini portoghesi, hanno messo radici nelle campagne brasiliane nel lungo periodo coloniale. Oggi molti stanno dimenticando il sottofondo religioso di queste celebrazioni, che sono dedicate ai santi di giugno (Antonio, Giovanni Battista e Pietro), peró l´afflusso di gente é in aumento. Solo gli evangelici pentecostali quasi sempre le evitano come cose del diavolo perché ci si beve e balla senza remissione.
Le festa, da un lato mettono in evidenza lo spirito di comunitá che c´é ancora nella popolazione. C´é il desiderio di gioire e divertirsi insieme, di vivere ore di gratuitá. Sono preziose per conservare il lato migliore dell´essere umano, che é la spiritualitá. Dall´altro lato, mi sorprende che si spenda tanto e forse sconsideratamente per le feste, e non ci si preoccupa altrettanto, invece, di promuovere servizi pubblici come, ad esempio, la sanitá, gli asili e le scuole. Abbiamo una sanitá pubblica penosa. Ci sono sí e no otto medici per i quasi centomila abitanti della zona e un ospedale insufficiente perfino per le emergenze. Centinaia di bambini senza posto negli asili. Le famiglie aspettano pazientemente. Penso che una riflessione piú attenta sul vangelo e sulla comunione dovrebbe suscitare maggiore interesse verso le sofferenze dei malati, dei bambini e dei poveri. Ci sarebbe una percentuale di cattolici assidui alla pratica religiosa sufficiente per cambiare le cose, se aprissero gli occhi. Molti, in privato e caso per caso, sono pure abbastanza caritatevoli. Ma non c´é comprensione dell´etica politica e di quanta gente si potrebbe soccorrere impegnandosi in questo campo. Invece tutto ció che é di diritto pubblico é visto con notevole disinteresse e sfiducia.
Quí da noi, almeno in questa zona, nonostante l´inflazione che é ritornata di corsa, le condizioni di stipendio e di occupazione sono buone e fanno credere che la crisi non ci toccherá. Ci sono ancora molti poveri, gli orari e ambienti di lavoro nelle ditte sono talvolta disumani, ma la gente guadagna assai piú di pochi anni fa e per la prima volta nella storia si permette um abbondante consumismo. Ma l´economia va bene a spese dell´ambiente: si distrugge sempre piú foresta e “cerrado”, si coltivano sterminate estensioni di soia, mais, sorgo, eucalipto e canna da zucchero, e si trafora per ottenere petrolio e minerali. Il che equivale a dire che la scommessa per il futuro é basata quasi esclusivamente sull´esportazione di materie prime e prodotti agricoli. Si sogna di realizzare l´estrazione di petrolio nel mare sotto lo strato di sale, oltre i 5 mila metri di profonditá, operazione di cui nessuno conosce le conseguenze ecologiche. Io non ho competenza per consigliare di accodarsi alla schiera degli allarmisti, ma ho la sensazione che abbiano ragione i tanti che sostengono che non ci sará piú, a breve termine, un tempo della crescita economica. Dovremo imparare a vivere bene in um´epoca di decrescita.
Sui giornali italiani invece, leggo che la crisi é sempre piú dura. E anche lí pare che ci sia um equivoco. Si discute sull´IMU come se fosse il grande problema. I politici promettono, o insinuano, che la crescita economica riprenderá tra un anno o due la sua corsa, e allora la festa potrá continuare. Qualcuno lo dice, e molta gente di affretta a crederci. Pare la storia del famoso Titanic. Numerosi attivisti di ecologia sostengono che é finita per sempre l´era della crescita di questo modello di sviluppo, e che dovremo imparare a convivere bene con la decrescita.
José Antonio Pagola, nel sito “Religión digital”, scrive: “La crisi economica sará lunga e dura. Non inganniamoci. Non possiamo guardare da um´altra parte. Intorno a noi piú o meno a distanza, incontreremo famiglie costrette a vivere di caritá, persone minacciate di sfratto, vicini arrestati, malati che non sanno come risolvere i propri problemi di salute e di cure mediche. Nessuno sa molto bene come reagirá la societá. Senza dubbio aumenteranno l´impotenza, la rabbia e lo scoraggiamento di molti. É prevedibile che aumentino i conflitti e la delinquenza. Facilmente cresceranno l´egoismo e l´ossessione per la propria sicurezza. Peró é possibile che aumenti la solidarietá. La crisi ci puó fare piú umani. Ci puó insegnare a condividere di piú ció che possediamo e di cui non abbiamo bisogno. Si possono stringere i legami e l´aiuto reciproco dentro alle famiglie. Puó crescere la nostra sensibilitá verso i piú bisognosi. Saremo piú poveri, ma possiamo essere piú umani”. Lui é un prete spagnolo, un biblista, non un economista, ma forse le sue parole sono da prendere sul serio.
Noam Chomsky, filosofo e attivista degli Stati Uniti, ha scritto: “Dalla crisi dei missili a Cuba fino alla frenesia dei combustibili fossili, gli Stati Uniti hanno intenzione di vincere la corsa verso il disastro. Per la prima volta nella storia della specie umana, abbiamo sviluppato chiaramente la capacitá di distruggerci da noi stessi. É cosí fin dal 1945. Ora, finalmente, si riconosce che ci sono processi a lungo termine, come la distruzione ambientale, che portano nella stessa direzione”. Esistono societá meno sviluppate, secondo lui, che stanno tentando di mitigare queste minacce: cita come esempio la Bolivia e l´Equador, che é “l´único esportatore di petrolio che conosco in cui il governo cerca di aiutare affinché questo petrolio rimanga sotto terra invece di produrlo ed esportarlo; é sotto terra che deve stare”. Nell´altro estremo, le societá “piú ricche e potenti della storia del mondo, come Stati Uniti e Canadá, corrono a tutta velocitá per distruggere l´ambiente il piú in fretta possibile. A differenza dall´Equador e di tutte le societá indigene del mondo, vogliono estrarre dalla terra fino all´ultima goccia di idrocarboneto a tutta velocitá”. Inoltre si torna a parlare della guerra nucleare: “Abbiamo appena oltrepassato il 50º anniversario della Crisi dei Missili, che fu considerato il momento piú pericoloso della storia dallo storiografo Arthur Schlesinger, consigliere del presidente John F. Kennedy. “Peró, ora, il tema nucleare appare spesso sulle prime pagine dei mezzi di comunicazione, come é il caso della Corea del Nord e dell´Iran”. (Dal sito “Adital”).

23 maggio 2013

UNITÁ DEI CRISTIANI: COME?

La foto é Marco Lanzoni, design - Modenese in visita a casa mia.
Brutta notizia per quelli che lo conoscono: la settimana scorsa Nello Bononi, novantenne, abitante a Itapuranga, mentre andava in bicicletta é stato investito da un motorino guidato da una ragazza. Impatto non molto forte, che lui sul momento ha preso come cosa banale. Non sentiva molto dolore. Condotto all´ospedale, ai primi esami non risultava nessuna frattura. Non ha voluto assolutamente rimanere in ospedale per l´accompagnamento medico. In seguito, peró, ha accusato un forte dolore alla schiena, con difficoltá perfino di alzarsi a sedere sul letto. Io l´ho visitato venerdí sera, ho portato una pizza e una lattina di birra per mangiare insieme, e l´ho trovato assolutamente lucido ma molto dolorante. Lo assisteva la figlia. In seguito mi hanno telefonato per dirmi che un medico nostro amico lo ha visitato, gli ha dato un sedativo e l´ha portato all´ospedale per altri esami. É risultato che ha una frattura alla colonna vertebrale, che in condizioni normali sarebbe operabile e guarirebbe, ma il chirurgo dice che a quell´etá l´operazione é troppo rischiosa. Senza la chirurgia, secondo i medici non potrá mai piú alzarsi e camminare. L´Associazione di San Vincenzo di Itapuranga si é messa a disposizione per ricoverarlo nel proprio istituto, dargli assistenza e permettere anche l´accesso della figlia per la dovuta assistenza. PS – Mi informano ora che un altro medico, chiamato dalla San Vincenzo, ha esaminato le lastre e non ha riscontrato fratture alla colonna.
Domenica scorsa era Pentecoste, una festa fondamentale per i credenti in Cristo. Abbiamo celebrato con un triduo la settimana di preghiera per l´unitá dei cristiani. Nelle letture della messa c´é il racconto dello Spirito Santo che scende sugli apostoli, poi il brano del Vangelo di Gesú che raccomanda la pratica del perdono, e quella di San Paolo che insiste sull´unitá: i credenti in Gesú Cristo formano un solo Corpo con molte membra e doni diversificati. É molto complicato per tutti vivere in questo spirito. La nostra epoca é imbevuta di individualismo, particolarismo e spirito di competizione. Tra gli evangelici, giá da molti anni, hanno preso il sopravvento i gruppi pentecostali che si chiudono in sé stessi e guardano i cattolici come avversari. Tra noi cattolici l´atteggiamento piú comune é ancora di accogliere e trattare come fratelli di fede, pur rispettando le differenze e non rinunciando al proprio modo di essere. Ma, in genere, la fiducia nell´ecumenismo é molto scarsa, e l´ostilitá é forte soprattutto perché gli evangelici rompono i rapporti familiari mettono in difficoltá genitori o fratelli cattolici. Come a Retiro, dove la gente presente a messa mi ha detto con un accento triste: “Siamo rimasti solo in sei o sette famiglie cattoliche. Gli altri o sono cattolici indifferenti o evangelici. Noi, quando ci invitavano al culto, ci andavamo, ma loro no. Cosí abbiamo smesso anche noi”.
Inoltre, si afferma sempre di piú il movimento carismatico cattolico, che si propone come antagonista dei pentecostali imitando il loro tipo di proselitismo, e di spirito ecumenico ha ben poco o niente. Il loro stile é parlare con esaltazione, come posseduti dallo Spirito Santo. Lo chiamano: “Parlare con unzione!”. Ha un piano pastorale proprio, che spesso si impone nella parrocchia come se fosse una “parrocchia parallela”. I loro cori, con gli amplificatori sempre alla massima potenza, devono provocare uno stato di estasi nei presenti e scuotere il quartiere. I discorsi devono essere gridati ed eccitanti. Usano continuamente parole come “entusiasmo, vittoria, gloria”. Non c´é bisogno di ragionare, ma vibrare, lasciarsi pervedere dalle emozioni, aderire. Con questo sistema riescono a far cambiare vita ad alcuni giovani e a dare loro uno scopo nella vita, togliendoli dal pantano. Ma per loro le nostre celebrazioni sono spente, tiepide e prive di gioia. Qualche volta sará anche vero, ma temo che confondano gioia con rumore. Non riconoscono la felicitá del riflettere in silenzio, parlare pacatamente, discorrere di Vangelo usando il cervello. Ma che si puó fare? Se vogliamo essere ecumenici, dobbiamo esserlo per forza anche con questi fratelli che sono cattolici come noi.
I carismatici piacciono a molti: fanno tendenza. Anche se non li seguono in tutto, vanno ai loro raduni di tanti in tanto e li imitano, in parte, negli incontri e celebrazioni normali. Altri, invece, li sopportano malvolentieri perché si sentono “trattati come bambini”. Parlando con giovani carismatici (e anche non piú giovani) mi é sembrato di capire che hanno molta paura di questo mondo. Sono ossessionati dalla potenza della droga, dell´alcool, del sessualismo: per loro é tutto o niente. “Guai a toccare una lattina di birra: é l´inizio, poi si scivola nell´abisso”. Per sfuggire a questo, hanno bisogno dell´infatuazione del contrario. C´é anche da dire che le persone hanno la loro vita e storia spirituale, per cui anche facendo parte di un movimento non sono mai completamente omologate ed é una ricchezza da condividere.
I carismatici, col loro entusiasmo, rivolgono tutta la loro fede verso il cielo. Forse é anche una reazione alla fase precendente, in cui i movimenti popolari a volte si occupavano della societá e della politica trascurando la mistica. Sotto questo aspetto, forse sono un buon segnale anche per la Chiesa: meglio fissarsi sul cielo che sul proprio ombelico. La terra senza il cielo non avanza verso la sua pienezza, ma sprofonda nell´abisso del consumismo insensato. Peró guardiamo il cielo per trarne la luce per illuminare e costruire la terra. Lo Spirito Santo fu inviato agli apostoli perché portassero a tutta la terra la Buona Notizia di un mondo nuovo. “Tuttavia, la speranza cristiana consiste precisamente nel cercare e sperare la pienezza totale di questa terra. Credere nel cielo é cercare di essere fedeli a questa terra fino all´ultimo, senza defraudare né disperare di nessuna aspirazione veramente umana” (J. Antonio Pagola, Il cammino aperto da Gesú).

10 maggio 2013

COME RINNOVARE LA CHIESA?

Scrivo dopo aver celebrato l´apertura della novena di Santa Rita, nel villaggio di Santa Rita. Ho visto gente serena. La prima sera prevale la gente che cerca Dio piú che i divertimenti, il mangiare e il bere. Poi, man mano, aumentano le bancherelle e il chiasso intorno alla chiesina dá alla festa della patrona un carattere piú mondano: tutto il mondo é paese! Abbiamo un bel mese di maggio. Autunno, ma anche un miscuglio di stagioni, con le mattinate a 16 gradi e i pomeriggi caldi. Niente piú pioggie. Alcune nubi appaiono solo verso sera, per indicare la direzione del vento. La paineira, che é il nostro baobab brasiliano, fiorisce. Le colline sono ancora verdi, ma l´erba dei prati va in semente e poco alla volta ingiallisce. Alcuni hanno raccolto il granoturco e l´hanno giá piantato di nuovo, affidandosi all´irrigazione o a qualche santo in paradiso. Si nota anche qui qualche sintomo ci cambiamento del clima, ma il ciclo della natura funziona ancora. Terremoti e tornados, che stanno sconquassando le primavere dell´Emilia Romagna, non sembrano avere intenzione di tormentarci. Andiamo bene, insomma: e il paesaggio di Goiás é ancora piú bello in questo inizio di “secca”, perché la luminositá del giorno aumenta notevolmente. Per questo vi metto quí qualche foto aggiornata.
Voi invece, nonostante il tornado, avete la fioritura e la primavera in pieno. Un pó di primavera, qualche segno di rinnovamento, arriva anche da Roma. Lo stile di papa Francesco piace ed entusiasma quasi tutti. Stimola le speranze. I vescovi brasiliani rilanciano il rinnovamento della parrocchia e della pastorale (da quanti anni e quante volte le stanno rilanciando?). I teologi sperano di vedere riforme importanti soprattutto nella collegialitá e il “recuperare la libertá e creativitá della teologia” (Andrés Queiruga). In effetti le riforme piú importanti sono giá state fatte da un pezzo, almeno sulla carta. La visione di Chiesa-Popolo di Dio, la collegialitá, la povertá, la centralitá della Parola di Dio, eccetera. Hanno trovato forti venti contrari, ma nelle comunitá é cresciuta una nuova mentalitá e nuove maniere di vivere la fede.
La settimana prossima é dedicata alla preghiera per l´Unitá dei cristiani. Questa usanza é nata cento anni fa. Come scrive Marcelo Barros nel suo blog, non ci é dato misurare quanti risultati ha dato fin´ora, solo Dio possiede lo strumento di misura. Nelle parrocchie l´ecumenismo é ignorato e c´é, invece, molta competizione. Questa sarebbe una riforma da fare, e che dipende piú da noi che dal papa: almeno cercare di conoscersi meglio. Quí da noi c´é una trentina di chiese: con le ultime arrivate il dialogo é praticamente impossibile, anche perché i loro adepti sono in gran parte ex-cattolici (almeno di nome), che si considerano convertiti e credono di avere abbandonato l´errore. Si fanno celebrazione dette “ecumeniche”, nelle feste di anniversario o di consegna dei diplomi, per fare un piacere a gruppi di universitari o famiglie di diverse appartenenze. In realtá sono cerimonie decorative. Di ecumenico c´é ben poco: ogni pastore o prete fa la sua lettura biblica e il suo discorsino, e il rito e programmato da un cerimoniere contrattato dalla famiglia o dalla classe.
Se ci sono tante resistenze e insensibilitá, come si fa a rinnovare la Chiesa? “Il rinnovamento della Chiesa esige da noi, oggi, di smettere di essere comunitá formate in maggioranza da “adepti” e diventare comunitá di “discepoli” e “seguaci” di Gesú. Abbiamo bisogno di questo per imparare a vivere identificati con il suo progetto, meno schiavi di un passato non sempre fedele al Vangelo e piú liberi da paure e servitú che possono impedirci di ascoltare la chiamata alla conversione” (José Antonio Pagola, Il cammino aperto da Gesú”. Noi in Diocesi abbiamo giá pronto da un pezzo il piano pastorale in sintonia coi programmi di rinnovamento proposti dal Concilio, da Medellin, Puebla, eccetera. Ma prima dei piani pastorali, é importante questa conversione, ed é forse questo il cammino che il nuovo Papa vuole indicare coi sui gesti e segni.
La visita a una favela e al santuario de N. S. Aparecida sono gli eventi principali previsti durante la visita del papa Francesco al Brasile, dal 22 al 29 luglio, in occasione della Giornata Mondiale dela Gioventú a Río de Janeiro. Inoltre visiterá una favela (la famosa Varginha, una delle piú pericolose di Rio), si riunirá con dirigenti impresariali, pranzerá con giovani e si incontrerá con un gruppo di carcerati. Conforterá i malati di aids, celebrerá una messa di moltitudine (sono attesi diversi milioni di giovani) nel "Campus Fidei" di Guaratiba, fará la Via Crucis a Copacabana e pregherá davanti alla vergine di Aparecida, patrona del Brasile. Fará una visita di cortesia alla presidente Dilma nel Palazzo di Guanabara, a Rio. Questo é quanto ha comunicato l´ufficio stampa del Vaticano (fonte Religión digital).

28 aprile 2013

PORTE

Oggi, quando ho aperto la porta di casa dopo il mio risveglio (vado sempre a spazzolarmi i denti al rubinetto del lavatoio, esterno alla casa, per sentirmi in mezzo agli alberi), mi sono trovato davanti un tucano. Non é questo della foto, naturalmente, ma voglio rendervi l´idea con un´immagine del repertorio di google. Quello che ho visto io era uguale: perfino la pianta coincide, é un albero di graviola, un frutto delizioso. Ovviamente l´uccello é stato attratto dai frutti: non é venuto fin lí solo per fare turismo.
La lettura evangelica della messa di oggi é il testamento di Gesú. Un invito all´amicizia autentica e sincera, che dovrebbe essere il clima della Chiesa. Combina bene con "Le porte di Francesco", titolo di un articolo che il religioso cileno José María Arnaiz, SM (Conferre – Chile) ha pubblicato il 23 aprile scorso. Di consigli al papa ne sono giá stati pubblicati molti. Vi traduco qualche brano di questo – chiedendo venia degli eventuali errori – perché mi é piaciuto di piú. Non scrive ex-catedra né dandosi arie da maestro. Parla di “sogni”. Che sono sempre stati anche i miei sogni e vedremo se ora si avverano almeno in parte. Chi volesse leggere tutto il testo in spagnolo lo trova sul sito “Religión Digital”.
“La porta é una realtá e un simbolo. La nostra vita é divisa in 4 capitoli; quello delle porte che abbiamo aperto e quello delle porte che abbiamo chiuso; di quelle che abbiamo tenute aperte e di quelle che abbiamo tenuto chiuse. Cosí possiamo riassumere anche il passato del cardinale Bergoglio e il futuro del papa Francesco. Sogniamo un poco".
"Nel pellegrinare del Popolo di Dio, ci sono porte che si sono giá aperte e che ci permettono di transitare per cammini di vita. Ce ne sono altre che devono essere chiuse, per lasciare indietro modelli e realtá ecclesiali che ci alienano oggi da Gesú. Infine, ci sono altre porte che devono essere aperte, affinché ci riempiamo di fede, speranza e amore e altre da mantenere chiuse per evitare errori e deviazioni che si pagano a caro prezzo”.
Prosegue descrivendo le porte che che si devono aprire. Io ve le riassumo: aprire la porta al nuovo che é novitá, possibilitá, speranza, futuro, incontro, vita. Alla caritá, che rende credibile il volto della Chiesa agli uomini e donne di oggi. Alla misericordia, ad una Chiesa che senza lasciare di essere petrina sia sempre piú mariana e non le manchi una buona dose di tenerezza materna. "Aprire questa porta e tenerla aperta, anche quando entrano venti forti, alcune “sporcizie” o fratelli che non hanno la tessera o non vestono “l´abito nuziale”, secondo l´etichetta". Che nella Chiesa si uniscano identitá e pluralitá, innovazione e tradizione, lideranza e comunitá, complessitá e profonditá. Che il papa Francesco sia costruttore di ponti". Ai poveri, "rafforzando la semplicitá come forma di vita e la solidarietá come proposta forte". "É importante portare avanti un cambiamento radicale nel maneggio delle finanze della Chiesa, dei paesi, delle famiglie e delle persone". All´incontro, "che é la chiave della nostra cultura; che non dimentichi che incontrarsi é tutto. Che passi e aiuti a passare dalla chiave della separazione e della distanza a quella della vicinanza e dell´incontro. Incontro sono i sacramenti, l´eucaristia, l´animazione comunitária, la collegialitá in tutte le istanze dell´attivitá pastorale, dalla parrocchia fino alla Santa Sede, includendo movimenti, ordini religiosi, istituti".
Continua: aprire la porta da pari a pari verso l´unitá dei cristiani e che per questo si riesca a rivolgere tutti lo sguardo verso Gesú; in Lui si fará l´unitá. "Da lí passeremo a pregare insieme e condividere la fede al di lá delle diverse e valide tradizioni delle differenti espressioni cristiane, a dare la testimonianza di unitá che ci ha chiesto Gesú e quella che ci porta a fare attenzione non tanto a ció che ci separa ma piuttosto a ció che ci unisce". A nuovi modi di organizzare la vita ecclesiale, rivolti a questo mondo, "che risanino l´odore stantio e malsano dell´istituzione. Si dice che é l´ora dei laici, ma é ora che questo arrivi a toccare i vertici della struttura ecclesiale". "É importante che il papa scelga bene i suoi collaboratori e li faccia partecipi della sua missione. Aprire le porte di un linguaggio ecclesiale rinnovato tanto teologico e catechetico come liturgico. l´attuale é anacronistico e poco comprensibile. Abbiamo bisogno di un linguaggio diretto, semplice, inclusivo, propositivo, vicino e fraterno."
Cito testualmente: “Porte che bisogna chiudere: la porta di una visione di Chiesa gerarchizzata e autoreferenziale, centralizzata ed escludente. Bisogna ricordare che la Chiesa non é del papa, ma di Cristo. Dove il successore di Pietro é, prima di tutto, vescovo di Roma, la Chiesa che presiede le altre nella caritá. Condotta da un vescovo che cammina e dialoga col suo popolo, al quale serve e che, come pontefice, lancia dei ponti. Il papa deve incontrare il modo per non essere costretto a decidere da solo e condividere l´esercizio dell´animazione della vita della Chiesa”.
“Chiudere la porta ai pettegolezzi, alle decorazioni di facciata, ai vestiti sofisticati. Aprire la porta ad una semplice veste talare, croce di vescovo e modeste scarpe di uno che cammina. Giá erano state smesse la sedia gestatoria, la tiara....ora il cappuccio, il berretto, le scarpe viola, le alte mitre decorate, i segni di vassallaggio. Siamo un popolo nato da un re il cui trono é la croce, come ci ha ricordato Francesco la domenica delle palme”.
“Chiudere la porta alla papolatría, alla solennitá (mascherata di “importanza”). Ai discorsi che non si capiscono, agli appartamenti che alienano dal quotidiano, alla limousine blindata, ai baciamani e ai trattamenti da principe. Occorre un rapporto e un linguaggio spiccio, diretto, propositivo, chiaro e fraterno. I gesti di Francesco non fanno riferimento solo al suo ministero. Con essi, ci invita a noi, tutti i cristiani, a mettere fine a ció che egli chiama “mondanitá della Chiesa”, abbandonare nel passato la premessa pastorale della Cristianitá, ma anche il rischio di essere una “pia ONG” per animarci ad essere fermento, semente di mostarda, piccola luce che serva a tutti gli uomini e donne nella costruzione del Regno di Dio”.
“Porte che devono rimanere chiuse: Mantenere chiusa la porta al monólogo; non puó mancare il dialogo e l´interazione nella comunicazione. Ce lo insegna perfino internet. Quando parliamo non pensiamo facilmente di aver detto l´ultima parola e una parola dalla cattedra. Importante che il papa si renda conto che deve imparare e insegnare a ricevere feedback dagli altri”.
“Mantenere chiusa la porta della paura dell´incontro e dell´amore. Che come Gesú sappia amare e lasciarsi amare, innamorato del suo tempo, che conosce e a cui si avvicina, che comprende e serve. Dall´amore nasce l´autentica audacia”.
“ Mantenere chiusa la porta dell´esclusione. Rivedere il ruolo della donna nella Chiesa, superando ogni forma di patriarcalismo maschilista. Questo fa molto male all´uomo e alla donna nella stessa Chiesa che si sta privando di una grande ricchezza che puó venirle dalla donna”.
“ Mantenere chiusa la porta che impedisce di rinunciare. Non abbiamo dubbi che il papa Francesco unirá bene la debolezza umana alla forza di Dio. Che al papa che ha umilmente rinunciato faccia seguito um papa umile di una Chiesa delle rinuncie”. “Mantenere chiusa la porta del segretismo; raggiungere la transparenza. Informare con tale chiarezza perché ció che si dice nella Chiesa sia sempre credibile”.

22 aprile 2013

L´ANNO DELLE SORPRESE

Consiglio Setor S. João
Il 2013 é l´anno delle sorprese. Dopo quelle del papa (che probabilmente non sono ancora finite), c´é quella di un Presidente della Repubblica Italiana rieletto. Puó andare bene, perché Napolitano é un uomo giudizioso. ma io mi aspettavo che Grillo, che stimo, fosse piú aperto al dialogo. Poteva far passare almeno Stefano Rodotá, ma ha preso una posizione troppo rigida, narcisista. Non é capace di rinunciare al proprio ruolo di umorista satirico? In questo modo il suo movimento, presuntamente rinnovatore, é nato sterile. I problemi dei giovani in cerca di un lavoro e un futuro, dei disoccupati e dei pensionati non sono battute da ridere. La stampa di qui ne ha parlato poco, ma come al solito dicono che la politica italiana é paradossale e incomprensibile> perché la rielezione di un comunista é festeggiata dalla destra di Berlusconi e fa piangere la sinistra di Bersani? “Mistero che solo gli italiani capiscono” – si dice.
Per fortuna ci sono notizie piú confortanti, anche se sono spicciole. Domenica scorsa (21 aprile) Padre Maurizio Setti ha compiuto gli anni. Da quando é parroco di Jussara vive in stato di grazia. É una luna di miele straordinaria. I parrocchiani lo adorano e lui retribuisce dedicandosi a loro anima e corpo. Mi ha raccontato (al telefono) che lo hanno sorpreso con una festa mai vista prima: una messa solenne con la chiesa stracolma, e poi un ricevimento con una fila di omaggi che non finiva piú. Deve galoppare parecchio, perché Jussara é una cittá di quasi 30 mila abitanti e un territorio tre volte la provincia di Modena: in estensione é la maggiore parrocchia della Diocesi.
In tema di commemorazioni, 21 aprile era anche l´anniversario di Tiradentes, eroe nazionale brasiliano. Festa civile, che quest´anno é caduta in domenica con molto rammarico dei vacanzieri, perché non c´é stato il ponte. Joaquim José da Silva Xavier, detto Tiradentes perché era barbiere e dentista, partecipó al movimento per l´indipendenza chiamato Inconfidencia Mineira, sorto in diversi Stati brasiliani nella seconda metá del secolo XVIII, sulla scia delle idee repubblicane che l´Enciclopedia Francese aveva diffuso in tutto il mondo. Siccome era il pesce piú piccolo nel gruppo dirigente a cui apparteneva, fu tradito e arrestato. Il 21 aprile 1792 fu giustiziato, squartato e la sua testa fu esposta su un palo nella cittá di Vila Rica, attuale Ouro Preto, in Minas Gerais. Secondo molti la longevitá della sua memoria si deve soprattutto alla spettacolaritá esageratamente crudele della sua esecuzione, che provocó la rabbia della gente ed esaltó la sua fama di eroe.
Nel clima di entusiasmo per le prime manifestazioni di papa Francesco, i vescovi brasiliani hanno celebrato nelle due settimane scorse la loro Assemblea Annuale presso il santuario nazionale di Aparecida do Norte (San Paulo). Le prime notizie sono che hanno trattato del rinnovamento delle parrocchie, sottolineando specialmente tre aspetti: i sacramenti, la Parola di Dio e la caritá. Sui sacramenti si sono dedicati soprattutto alla valorizzazione dell´Eucaristia, Battesimo e Matrimonio. Il rinnovamento consisterebbe, soprattutto, nella promozione delle piccole comunitá facendo delle diocesi una rete di comunitá. Adesso pubblicheranno un bel libretto di 200 pagine e sapremo se c´é davvero qualcosa di nuovo, perché dai titoli non pare. Tutte queste cose sono giá presenti nei testi della nostra assemblea diocesana, anche se “dal dire al fare c´é di mezzo il mare”.