31 marzo 2013

BUONA PASQUA !

Dopo le emozioni della nomina del nuovo vescovo di Roma, sono entrato a capofitto nella Settimana Santa. Ho seguito (servito) in alcune comunitá: Boa Esperança in periferia, Lobeira e São Benedito in campagna. Messe delle Palme, confessioni comunitarie, Triduo Pasquale, messe di Pasqua. In centro ho celebrato solo la messa dei malati il martedí santo. E in cattedrale a Goiás Velho, naturalmente, ho partecipato alla messa crismale, d´obbligo per i preti! Se no il vescovo piange). I luoghi della mia Pasqua sono gli stessi in cui celebrai nel 1968, piú di 40 anni fa, nel mio primo anno di Brasile. É um bel ricordo. Nostalgico? Um poco. Le strade sono ancora terribili, come allora o peggio. Gli ambienti assai piú confortevoli: energia elettrica, acqua filtrata e fresca ovunque. Meno gente in campagna. Meno battesimi. Piú gente che sa leggere. Povertá, gravi problemi di salute privata e pubblica, ma anche tanta fede e serenitá. Spirito sveglio e costruttivo. Sappiamo tutto che il nostro tempo ha aggredito la Pasqua col consumismo, ma non tutti si lasciano trascinare da questa corrente. Ci sono quelli che la vivono intensamente (“la mia anima ha sete di Dio, del Dio vivente - salmo 41) e moltissimi che nemmeno se lo possono permettere.
Come prete in Brasile, io vedo la Pasqua come in tre dimensioni, che cerco di unificare. C´é la Pasqua popolare, fatta di processioni con statue di Cristo morto e di Addolorate trafitte da pugnali, Vie Crucis e crocefissioni, con molta fede e devozione. Poi c´é la Pasqua della liturgia, che batte molto con la lettera agli Ebrei: Cristo si é immolato spontaneamente, si é umiliato fino al limite piú basso dell´umanitá, ha versato il sangue per pagare le nostre colpe, ha obbedito al Padre che voleva una riparazione. L´ultima, quella che sento di piú, é quella che si legge nei Vangeli: Gesú voleva aprire la strada perché Dio regni tra noi, in noi e nel mondo. “Venga il tuo Regno”. Per farlo, ha scelto la via dell´amore e non dell´insurrezione violenta. Ma la sua predicazione e il suo impegno per “includere” gli esclusi ha messo in subbuglio l´ordine dei valori stabiliti dal Tempio. Lo hanno scambiato per un sovversivo, intrappolato, processato e umiliato, e poi hanno fatto pressione sul governatore romano perché lo condannasse a morte. Senza retrocedere, é stato obbediente al progetto del Padre. É morto pronunciando le parole: “Dovere compiuto – consummatum est”. Ed é risorto nella fede degli Apostoli e dei discepoli fino ai nostri giorni.
Tornando a casa dopo le celebrazioni, giá in piena notte (21,30-22.00), si passa accanto alla Pasqua di quelli che forse non sanno cos´é o non hanno mai avuto una Pasqua. “Botecos”, bar, birrerie, sono zeppe di gente che si gode i piaceri di questo tempo di benessere: birra a volontá, spezzatini allo spiedo, pasta fritta. In quei posti lí, le classi D-E diventate classe C possono permetterselo. Nei vicoli l´aria é impregnata dell´odore nauseabondo dell´olio di soja fritto e strafritto in cui galleggiano i loro bocconcini prelibati. Piccoli gruppi si fermano ai lati della strada statale con le loro auto o moto, a fare le loro festicciole private al buio, illuminandosi col le torce ma anche la droga e altro. Forse sono lontani da Cristo col pensiero, ma la loro vita di sofferenze, lavoro quasi schiavo e privazioni li fa essere molto vicini a lui.
Doveva avere il pensiero rivolto a queste persone Francesco, il vescovo di Roma, quando ha detto: «Il buon sacerdote si riconosce da come unge il suo popolo”. Basta guardare negli occhi la gente, quando si esce dalla messa, e riconoscere in ciascuno «il volto di chi ha ricevuto una buona notizia”, una notizia che gli cambia la vita. La gente – ha spiegato - «apprezza quando il Vangelo che predichiamo raggiunge la sua vita quotidiana, quando scende come olio di Aronne ai margini della realtá, quando illumina le situazioni-limite”. Perció é necessario uscire, prima di tutto, da sé stessi e andare incontro al gregge dove “c´é sofferenza, sangue versato, cecitá che desidera vedere”; dove ci sono “prigionieri di cattivi padroni». “Non é precisamente nelle auto-esperienze o nelle introspezioni ripetute che incontriamo il Signore”. In questo modo c´é il rischio di minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo per offrire noi stessi al Vangelo e agli altri, “a dare la scarsa unzione che abbiamo a quanti non ne hanno affatto”. “Bisogna essere pastori con l´odore di pecore”, cioé pastori che stanno in mezzo alla gente. Ed ha aggiunto: “Andate nelle periferie, lá c´é sofferenza”.
Auguri all´Italia, “nave sanza governo in gran tempesta”. Da lontano, leggendo solo i titoli dei giornali o poco piú, fa molta pena. I telegiornali brasiliani sono abbastanza misericordiosi e non riportano le imprecazioni volgari e impertinenti urlati dall´equipaggio, fatto di persone democraticamente elette col supporto della midia e del web, ma “l´un contro l´altro armati”. La Pasqua suggerirebbe che quando si tocca il fondo avviene la resurrezione. Speriamo.

19 marzo 2013

LA MISERICORDIA SALVA IL MONDO

Per quanto il nuovo papa abbia sottolineato con forza “sono il vescovo di Roma” – e cosí dev´essere: infatti é questo che gli conferisce il ministero di successore di Pietro – non si puó evitare che la midia lo proietti come quasi vescovo del mondo intero. É il potere dell´immagine. Per i giornali e le TV l´elezione di un papa, soprattutto nelle attuali circostanze, é un piatto pronto e succulento. Hanno visto che alla gente é piaciuta la sua presentazione, e che ha destato molte speranze e attese, perció sfruttano la circostanza fino in fondo. Spetterá poi a lui la responsabilitá di utilizzare questa gigantesca proiezione in modo tale da favorire la crescita delle singole Chiese Particolari e non soffocarla. Stamattina lo ha precisato lui stesso, nella messa solenne: il potere, nello spirito del Vangelo, é servizio e non dominio. Nel frattempo, in questo modo, la figura di papa Francesco, mio omonimo, si arricchisce ogni giorno di nuovi dettagli, magari, in qualche caso, lavorando di fantasia a ruota libera.
Frei Beto, ad esempio, sostiene che il nome lo ha preso da due santi, e non da un solo. Il primo, che lui stesso ha ricordato, é Francesco di Assisi (1182- 1226) con cui si richiama alla povertá e semplicitá evangeliche. L´altro sarebbe Francesco Xavier, (1506-1552), gesuita come lui e partito come missionario in India intorno al 1540. Inoltre, sempre Frei Beto, attribuisce a dom Cláudio Hummes, cardinale brasiliano, la proposta e il sostegno della sua elezione. In effetti Dom Claudio é apparso di fianco a lui nel momento della presentazione in Piazza San Pietro, invitato dallo stesso cardinale Bergoglio. Dom Cláudio, dice Beto, era seduto accanto a lui durante il conclave. Sarebbe stato, dunque, il cardinale Claudio Hummes, francescano, ex arcivescovo di San Paulo, a suggerire il nome al papa. Dom Claudio é ricordato come colui che, nella decada di 80, difese gli operai metalmeccanici di San Paulo negli scioperi organizzati da Lula. Io non so come facciano a sapere queste cose, dal momento che il conclave si svolge sotto giuramento di assoluto segreto. Ci dev´essere qualcuno molto arrabbiato per queste rivelazioni!
Il nome del papa sembra contenere un programma, dice ancora Frei Beto. E lo spiega a modo suo. Noi lo indoviniamo per nostro conto: Francesco si spoglió davanti a una numerosa folla in segno di rifiuto del mondo ingiusto che emarginava i poveri e li abbandonava nella miseria. Abbracciava e baciava i lebbrosi per significare che tutti gli esseri umani hanno pari dignitá. Francesco é pure il patrono dell´ecologia, perché era amico degli animali e cantó il famoso inno al sole, alla luna, all´acqua e a tutte le creature. Il potente e ricchissimo papa Innocenzo III sognó Francesco nell´atto di sostenere la Chiesa che stava per cadere, e grazie a questo sogno fece richiamare il santo frate che aveva scacciato, e approvó il suo nuovo Ordine religioso. Lo sanno tutti.
Per me, tuttavia, é giá un ottimo programma di vita, non solo per il vescovo di Roma ma per tutti, la frase che ha pronunciato dal balcone domenica scorsa: “La misericordia salva il mondo”. É apparsa su tutti i giornali. Noi qualche volta siamo misericordiosi, altre volte siamo spietati. Il vangelo di quel giorno raccontava come di solito le persone diventano spietate: usando la legge. I farisei e i maestri della legge portarono una adultera davanti a Gesú che stava parlando con la folla. Legge alla mano, erano sicuri di trovare un pretesto per mettere Gesú in cattiva luce davanti alla gente e giustificare la condanna a morte che giá avevano deciso in cuor loro. La legge giustifica l´arroganza del potere. Credo che anche noi, ciascuno di noi, se ci guardiamo indietro, ci accorgiamo di essere stati qualche volta senza pietá. E in quei momenti anche noi abbiamo usato la legge come copertura. Quando siamo stati vittime, altri hanno usato la legge contro di noi. I farisei forse non si erano nemmeno chiesti chi era l´uomo che aveva commesso adulterio con quella donna. E nemmeno perché la legge condannava la donna alla lapidazione e non condannava l´uomo. Gli uomini inducevano la donna all´adulterio e facevano la legge a proprio favore, distruggendola per cancellare anche le prove.
Gesú non prese in considerazione la legge, né la mise in discussione. Lui non era contro la legge. Semplicemente guardó la donna e il suo peccato da un altro punto di vista. “Chi di voi é senza peccato scagli la prima pietra”. Cosí mostró con chiarezza che il diritto di applicare la legge non spetta a chi la calpesta. Se ascoltiamo la nostra coscienza, diventiamo misericordiosi. La coscienza ci dice: “Chi sei tu per condannare il tuo prossimo? Sei perfetto?” Quei maestri della legge se ne andarono uno ad uno. Speriamo davvero che il nuovo vescovo di Roma e la Chiesa (tutti noi) impariamo ad annunciare il Vangelo praticando la misericordia. “Sono venuto per salvare tutti, non per condannare”, ha detto Gesú. Sarebbe un bel passo avanti. Se ci fate caso, é la misericordia che commuove la gente. La chiamano “umanitá”. I ragazzi studiano la storia e rimangono impressionati dai racconti delle crociate, delle torture dell´Inquisizione, di eretici e streghe bruciati vivi sul rogo, della connivenza con la brutalitá e aviditá del colonialismo, della veritá imposta a suon di scomuniche e divieti. Tutto in nome di Dio. Molti ce lo perdonano perché “sono cose di altri tempi”, ma rimane l´orrore, l´amaro in bocca e il dubbio. Bisogna diventare umani, imparare a non avere sempre ragione, spogliarsi della sete di potere, stare in mezzo agli altri senza arie di superioritá e senza arroganza, per trasmettere lo spirito giusto del Gesú Cristo che proponiamo come maestro “affinché tutti abbiano la vita in pienezza”. Ci riusciremo a fare questo passo avanti?
Papa Francesco ha conosciuto da vicino la povertá e manifesta l´intenzione di essere vicino ai poveri. É um bel pensiero, ma non mi aspetto che possa vivere modestamente come vorrebbe. Povertá é un termine ambiguo perché ha vari livelli sia materiali che di spirito. Continuerá a fare dei gesti significativi, ma non gli permetteranno di abitare in un appartamento di periferia. Non fará la fila dal medico. Non gli sará permesso fare i suoi viaggi apostolici in corriera o in treno e senza seguito, come i comuni cittadini. Se va bene, e lo spero, potrá renderli piú economici. Anch´io, che vivo costantemente tra i poveri e sono semplice prete, ho dimenticato com´é la povertá che da giovane sperimentavo di persona. Sono molto sobrio perché mi piace. A noi preti non manca piú niente di essenziale. La gente regala una camicia nuova a noi, piuttosto che a un vero povero. Al papa regalano oggetti d´oro che non gli servono. Li dá ai poveri o finiscono nei musei vaticani. Dom Helder Camara, famoso vescovo brasiliano dei poveri, diceva: “Quando dó qualcosa ai poveri, tutti mi battono le mani. Quando chiedo perché sono rimasti o diventati poveri, mi ingiuriano accusandomi di essere comunista”. Non credo, dunque, che riuscirá a vivere da povero. Preparano questa manifestazione a Rio, il suo incontro coi giovani, che costa un occhio. Nel mio paese girano ormai molti soldi ma abbiamo ancora bambini denutriti, e l´asilo del mio quartiere ha 80 bimbi in attesa che si liberi un posto e facciamo fatica perfino a pagare lo svuotamento della fossa igienica. La disuguaglianza sociale continua e , di questi tempi, non commuove piú l´opinione pubblica.
Se riuscirá a mettere in pratica la misericordia, che é il carisma dei poveri, saremo giá contenti. E speriamo che cammini in comunione coi vescovi di tutte le Chiese Particolari. Promuova davvero una grande fraternitá di discepoli di Cristo. Non si faccia annebbiare la vista dalle folle che lo applaudono. Un amico, giorni fa, mi ha scritto queste parole: “I piú entusiasti di questo papa sono gli stessi che erano entusiasti di Benedetto XVI”. Questo sará vero in Italia, quí in Brasile mi pare il contrario. Ma se in parte cosí fosse, non mi meraviglierei. Infatti c´é un tipo di folla che ama il papa, non questo o quel papa. Con l´applauso delle folle, a capo di una Istituzione secolare che conta piú di un miliardo di adepti, con in mano le leggi canoniche, puó parlare in nome di Dio e scegliere: se calpestare la dignitá e i diritti degli altri, oppure agire come agiva Gesú. Francesco, io ci tengo molto ad appartenere a una Chiesa misericordiosa come quel Padre che accettó il figlio nonostante fosse caduto in basso per la sua stupiditá, come la societá di oggi.

13 marzo 2013

HABEMOS PAPAM!

Carissimi, sono contento. Questa volta i cardinali ci hanno fatto una bella sorpresa. Il papa neo-eletto era all´undicesimo posto nella lista dei papabili che circolavano quí in Brasile. Giorgio Mario Bergoglio nacque in Argentina il 17 dicembre 1936, a Buenos Aires. Ha studiato nella Facoltá di Teologia San Michele, ove ricevette la licenziatura in filosofia. Entró nell´ordine dei gesuiti nel dicembre del 1969. Parla spagnolo, italiano e tedesco.
Nel 1992 divenne vescovo titolare di Auca e ausiliare di Buenos Aires. Nel 98 fu nominato arcivescovo di Buenos Aires. Il papa Giovanni Paolo II lo proclamó cardinale nel febbraio del 2001, per cui partecipó al conclave in cui fu eletto Benedetto XVI. Serví come presidente della Conferenza dei vescovi argentini dal 2005 al 2011. Nell´elezione di Joseph Ratzinger del 2005 aveva ottenuto la seconda maggioranza, cosa che lo portó ad essere uno dei sacerdoti piú importanti dell´Argentina. Nonostante questo, Bergoglio ha conservato la sua semplicitá e non ha mai voluto vivere nei lussi, ma ha preferito vivere in un umile appartamento del centro cittá. Per anni ha usato il trasporto pubblico e si é cucinato da solo i propri cibi. (da Notizie di Mundo).
Nel suo primo saluto ha dato segnali importanti del suo stile, che piú che innovare sembra indicare un ritorno alla povertá e alla scelta dei poveri: é il primo papa col nome di Francesco. Inoltre ha sottolineato: “Mi hanno eletto a vescovo di Roma”, e anche questo é un ritorno alle radici: non é il potere papale e il titolo di pontefice ma il fatto di essere vescovo di Roma che gli conferisce il ministero di essere segno di unitá di tutti i cattolici, primus inter pares, servo dei servi, incaricato di “confermare i fratelli”. E lui ha detto: “Dobbiamo essere una grande fratellanza”. Questo fa pensare che valorizzerá molto la collegialitá.
PS - Naturalmente i fatti li sapremo dopo: la nostra devozione alla Chiesa ci porta, in un primo momento, a vedere ció che vogliamo vedere.

5 marzo 2013

IL PAPA E IL MONDO

Le foto sono: 1 - coordinamento settore São João; 2 - Un simbolo di pace sulla Serra Dourada.
Il mondo cambia, e sarebbe bello se i cardinali che sono a Roma potessero ascoltare cosa dice la gente riguardo all´elezione del Papa. Stasera ero in un gruppo che preparava la liturgia della messa di domenica prossima, e sono entrati in argomento. Leggete alcune loro frasi: “Io vorrei un papa piú semplice, senza tanto apparato”. “Per molti anni ho frequentato una chiesa evangelica, poi sono passata alla cattolica ma confesso che non sopporto tanti discorsi sulle scarpe del papa, l´anello del papa, e tutti quei paramenti e solennitá: ai funerali di Giovanni Paolo II non riuscivo piú nemmeno ad accendere la televisione, mi avevano stufato”. “Nella nostra Chiesa si dovrebbe vedere solo amore alla semplicitá e lo stile che si legge nel Vangelo”. “Perché devono rompere l´anello del Papa? Non potrebbe usarlo il suo successore?” “Vorrei vedere Pastori alla buona come noi, senza cappelli ed abiti strani”. “Dovremmo essere piú vicini ai poveri”. Ovviamente siamo in mezzo a persone a cui le glorie del passato non interessano e talvolta le scandalizzano: guardano dettagli che siano un segno di richiamo del Popolo di Dio.
Soprattutto perché abbiamo bisogno di segni per scuotere un mondo che ha perso le radici. Non tanto le radici cristiane dell´Europa, ma quelle profonde della storia di Israele prima, e di Gesú di Nazaret in seguito. Sono la storia della salvezza, che dovrebbe avanzare verso una trasformazione degli esseri umani e della societá.
Secondo la Bibbia, quando gli ebrei celebrarono la Pasqua ai piedi del monte Sinai, in pieno deserto, Javhé diede a Mosé i comandamenti come garanzia della sua alleanza col popolo. Doveva essere un popolo di giusti, e Lui avrebbe assicurato loro la pace e la prosperitá. Noi conosciamo i dieci comandamenti che toccano piú strettamente la morale individuale e che erano scritti sulle tavole di pietra, secondo la tradizione ebraica. Ma dopo questi, Javhé né dettó molti altri piú rivolti verso la morale sociale. Eccone alcuni (Esodo 22,29-23,9):
“Non molesterai e non opprimerai lo straniero, perché anche voi siete stati stranieri in terra d´Egitto. Non farai soffrire nessuna vedova o orfano. Se in qualche modo li farai soffrire, essi grideranno a me ed io ascolteró il loro grido. Si infiammerá la mia ira e vi uccideró con la spada, le vostre spose rimarranno vedove, e i vostri figli orfani. Se presterai denaro a qualcuno del mio popolo, al tuo vicino povero, non lo tratterai come se fossi suo creditore, non gli chiederai gli interessi. Se prenderai in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo restituirai prima del tramonto, perché é l´unica coperta per il suo corpo; con che cosa dormirebbe, lui? Se egli griderá a me, io lo ascolteró, perché sono misericordioso”.
“Non diffonderai pettegolezzi falsi. Non darai sostegno a chi ha torto, testimoniando il falso. Non seguirai la maggioranza per praticare il male, né testimonierai in tribunale inclinandoti verso la maggioranza per distorcere la giusizia. Non favorirai nemmeno il povero nel suo processo. Se troverai il bue o l´asino smarrito del tuo amico, glielo riporterai. Se vedrai l´asino di chi ti odia soccombere sotto il peso del carico, non lo abbandonerai, ma lo soccorrerai insieme a lui. Non falsificherai il diritto del tuo indigente nel suo processo. Ti allontanerai da ogni parola bugiarda, e non farai morire l´innocente e il giusto, poiché io non assolveró il reo. Non accetterai regali, perché il regalo accieca anche i piú giudiziosi, e sovverte le parole dei giusti”.

21 febbraio 2013

PREVISIONI DEL TEOLOGO RATZINGER

Mi permetto di riportarvi qui, con mia traduzione dal portoghese, due testi di Ratzinger ripescato da Padre Nelito Dornelas, che non so chi sia, e inviatomi da un amico di Itaberaí, rappresentante regionale della Commissione Pastorale della Terra (CPT). Il testo é molto illuminante se si pensa ai fatti di questi giorni e alla personalitá del papa Benedetto XVI. Quando il teologo Joseph Ratzinger ha scritto il primo di questi testi, informa Padre Nelito, era professore. Il secondo é stato scritto quando era giá Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. “Questi due testi esprimono l´acutezza del suo pensiero e la capacitá critica di percepire i segni dei tempi. Credo che questa stessa onestá intellettuale e libertá spirituale lo abbiano portato alla decisione di rinunciare al governo della Chiesa e ritirarsi ad una vita contemplativa”.
Nel 1971, il teologo Joseph Ratzinger scrisse la sua opera Fede e Futuro, e fece questa domanda: “Come sará la Chiesa nel 2000? Cosí afferma:
“Dalla crisi di oggi, anche questa volta nascerá in futuro una Chiesa che avrá perduto molto. Essa sará piccola e, in gran parte, dovrá cominciare a partire dal principio. Essa non avrá tanti fedeli da occupare gli spazi di molte costruzioni che furono fatte nel periodo di grande splendore, per via del piccolo numero di adepti. Perderá molti dei suoi privilegi che aveva conquistato nella societá. Al contrario di quanto é accaduto fin´ora, essa si presenterá assai piú rafforzata come comunitá di volontari, che diventa accessibile solo per decisione libera e personale dei suoi membri. Come comunitá piccola, essa chiederá molto di piú all´iniziativa dei suoi membri e conoscerá anche, sicuramente, nuove maniere di ministeri ordinati ed eleverá i laici professionisti al sacerdozio ministeriale. In molte comunitá piccole, e in altri gruppi sociali simili, l´evangelizzazione sará fatta in questo modo. Chiaro che il sacerdozio ministeriale ufficiale sará indispensabile!
Nonostante ció, in tutti questi mutamenti che possiamo supporre che accadranno nella Chiesa, io penso che essa incontrerá di nuovo e decisamente il suo posto essenziale nel quale c´é stato sempre il suo nucleo centrale: la fede in Dio Uno e Trino, in Gesú Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, e nell´assistenza dello Spirito che arriva fino alla fine. Nella fede e nella preghiera essa incontrerá di nuovo il proprio nucleo centrale vivendo i sacramenti come culto divino e non come problema di configurazione liturgica.
Emergerá una Chiesa interiorizzata che non prevale per mandato politico e tantomeno si impegna con la sinistra o la desta. Essa riuscirá in questo con molto sforzo, perché il processo di cristallizzazione e sclerosi le richiederanno di spendere molte energie. Essa diventerá una Chiesa dei poveri e dei piccoli. Il processo sará molto difficile per via degli intrighi della stupidezza settaria di quelli che conservano la loro arroganza. É chiaro che tutto ció richiede tempo. Il processo sará lungo e penoso, come é stato molto difficile il cammino percorso dalla Chiesa dai falsi progressisimi alla vigilia della Rivoluzione francese, nei quali, anche molti vescovi parlavano con eleganza su dogmi e forse lasciavano trasparirre che perfino l´esistenza di Dio non era data per certa, questo terminó solo con il rinnovamento della Chiesa nel secolo diciannovesimo. Tra l´altro, dopo di questo, dovrá uscire dal seno di una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Poiché le persone, vivendo in um mondo interamente programmato, cadranno inevitabilmente nella solitudine. Quando, per loro, Dio sará completamente scomparso, esse sperimenteranno la propria povertá completa e orribile nelle sue frustrazioni. E incontreranno nella piccola comunitá di quelli che credono qualcosa completamente nuovo, come una speranza che sará una risposta a tutto ció che occultamente sempre si erano chiesti.
Cosí mi sembra sicuro che, per la Chiesa, questi tempi imminenti saranno molto difficili. La sua crisi vera é solo all´inizio, dovremo aspettarci grandi scossoni. Tuttavia, é certo anche ció che rimarrá alla fine: non una Chiesa del culto politico, che é giá fallito con Gobel, ma la Chiesa della fede. Certamente essa non sará la forza dominante della societá, come é stata fin´ora, peró, da essa rinascerá e fiorirá l´umanitá come patri che offre vita e speranza a chi voglia fin oltre la morte. Il secondo testo al quale mi riferisco (scrive Padre Nelito) é del Cardinale Joseph Ratzinger, in um´intervista pubblicata nel 1997, Il sale della terra: il cristianesimo e la Chiesa cattolica alle soglie del terzo millennio (Rio de Janeiro, Imago, 1997). Cosí si esprime sulla lettura popolare della bibbia, che, secondo me, é uno dei migliori percorsi che lo Spirito ha indicato in quest´ultimo secolo come luogo di edificazione della Chiesa”.
A volte sembra cosí complicato (leggere la Bibbia) che si pensa che solo gli studiosi possono avere una visione d´insieme. L´esegesi ci ha dato molti elementi positivi, ma ha fatto anche sorgere l´impressione che una persona normale non é capace di leggere la Bibbia, perché tutto é cosí complicato. Dobbiamo tornare a imparare che le Bibbia dice qualcosa a ciascuna persona e che essa é offerta soprattutto ai semplici. In questo caso dó ragione a un movimento sorto all´interno della teologia della liberazione, che parla dell´interpretazione popolare. Secondo questa interpretazione, il popolo é il vero proprietario della Bibbia e, per questo, il suo vero interprete. Non hanno bisogno di conoscere tutte le sfumature critiche: comprendono l´essenziale. La teologia, con le sue grandi conoscenze, non diventerá superflua, diventerá perfino piú necessaria nel dialogo mondiale delle culture. Ma non puó oscurare la suprema semplicitá della fede che ci pone davanti a Dio, e davanti a un Dio che é divenuto mio prossimo facendosi uomo”.
Il primo pensiero che mi é venuto dopo aver letto questi testi, é che noi negli anni settanta lavoravamo giá in un progetto di Chiesa con le connotazioni previste da queste riflessioni. La chiamavamo “Chiesa del Vangelo”, come alternativa alla Chiesa Istituzionale che chiamavamo anche Piramide. E formammo decine e decine di “gruppi di Vangelo”, che poi furono denominati Comunitá Ecclesiali di Base per aderire ad un movimento che in Brasile era diventato predominante, con il sigillo dei vescovi. Mi é venuto, dunque, di chiedermi: “Perché, nonostante un papa che da giovane aveva avuto questa visione, c´é stato uno sviluppo cosí diverso che ha frenato e quasi distrutto ció che si era cominciato? Ai posteri l´ardua sentenza. Gli avvenimenti in corso, tuttavia, qualche risposta la suggeriscono.

16 febbraio 2013

LA STRAGE DEI GIOVANI

Questa quaresima ha avuto, come apertura, la sorpresa della rinuncia del papa. É stato un gesto coraggioso, perché ha sfidato una tradizione secolare. Secondo me la decisione di Benedetto XVI é nello stesso tempo modernizzante (oggi in tutte le imprese, nei servizi pubblici e nella Chiesa stessa é normale andare in pensione per limiti di etá e vigore fisico) e molto umano. Riavvicina la figura del papa a quella dell´Apostolo Pietro, di cui é il successore ma nei secoli si é assai distanziata. Se ricordo bene i manuali di teologia, il papato é un incarico elettivo da cui ci si puó dimettere, e nella storia é giá accaduto alcune volte. Lo scrivo perché anche qui qualche persona pia si é detta “trastornata”. Non é un sacramento che imprime il carattere, come é invece l´Ordine sacerdotale (diaconato, presbiterato ed episcopato), che rimane impresso per sempre. Il vescovo puó dimettersi da Vescovo di una diocesi ma rimane sempre vescovo; e cosí il prete, puó cambiare parrocchia o andare in pensione ma rimane sempre prete.
La quaresima é un tempo di deserto che ci fa rivivere i 40 giorni simbolici che i vangeli narrano come preparazione di Gesú al suo ministero che culminó con la Pasqua, morte e risurrezione. In Brasile si fa la Campanha della Fraternitá, che quest´anno affronta il tema della gioventú: preghiera e azione contro la strage di giovani, dice l´annuncio della Conferenza Nazionale dei vescovi. Il motto é “eccomi quí, Signore, inviami”. Prese dal testo della vocazione del profeta Isaia, queste parole richiamano l´attenzione sul programma della pastorale giovanile in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventú, a Rio, nel luglio prossimo (Frei Beto fa notare che dovranno ristampare la propaganda, che porta la foto e il nome di Benedetto XVI). Infatti il programma é: missione di giovani per evangelizzare i giovani. La situazione dei giovani é una delle sfide piú difficili di questi anni.
Dopo aver letto su Adital un articolo di frei Beto, ho raccolto i suoi dati e sono andato a cercarne altri in internet. Ne é venuto fuori questo quadro: in Brasile abbiamo 515 mila persone chiuse in prigione. La media é di piú di 1 ogni 400 abitanti, contando anche donne e bambini. In realtá il 95% dei detenuti é di giovani maschi al di sotto dei 30 anni. Nell´ultimo anno i detenuti sono aumentati di 9 mila. Negli ultimi 10 anni sono triplicati. Il solo Stato di San Paolo ne ha 181 mila. La capitale São Paolo, di 11 milioni e mezzo di abitanti, é sempre piú in preda alla violenza e alla paura. Ci sono stragi e omicidi quotidiani. Le persone hanno paura anche della polizia, perché puó accadere di essere arrestati vivi e ritrovati morti senza nessun processo. Lá, il numero di omicidi é aumentato del 34% nel 2012. Ogni 100 mila abitanti, 12,2 assassinati. 547 morti in scontri con la polizia. Stupri: + 24%; furti di automobili + 10%; e furti comuni + 8%. Assalti a banche - 12%. Dati della Segreteria di Pubblica sicurezza, divulgati il 25 gennaio e pubblicati da Frei Betto nel suo articolo.
Perché la violenza é cosí in aumento? La risposta non é difficile. San Paulo é divisa in 96 distretti. La maggior parte ha piú di 100 mila abitanti. Molti di questi distretti sono privi di piazze e parchi, di centri sportivi e culturali. Secondo la Rede Nossa São Paulo, 60 distretti non hanno nessun centro culturale (teatro, cinema, sala per feste o conferenze). 56 non hanno nessuna attrezzatura sportiva pubblica. 44 non hanno biblioteca pubblica. 38 non hanno nemmeno un parco e in 20 non c´é una sede di polizia. 1,3 milioni di persone abitano in favelas. 250 mila giovani tra 15 e 19 anni non vanno a scuola. 181 mila giovani dai 15 ai 24 anni sono disoccupati. 98 mila bimbi non hanno posto all´asilo. Il paulistano passa, in media, 2 ore e 23 minuti al giorno nel traffico. Il trasporto pubblico é precario, tanto che la polizia deve controllarne l´accesso nelle ore di punta. In media, per una visita medica pubblica, si aspetta 52 giorni; per esami di laboratorio piú di 65 giorni, e per chirurgie 146 giorni.
Cosí é San Paolo: ma la sua situazione di grave malessere rispecchia quella di tutto il Brasile e dell´America Latina in generale. Forse anche del resto del mondo, in diversi modi misure. In alcuni casi anche peggio: come la situazione degli emigranti, le guerre tribali e razziali, la violenza dei fanatici religiosi. É uno sfascio. Nonostante questo, pare che non ci sia molta voglia di battersi il petto e di cambiare qualcosa. In Europa vi dibattete con una crisi economica feroce, e per quello che si puó capire dai giornali la tendenza é di sanare i bilanci togliendo ai poveri per dare ai ricchi. Quí la gente é contenta perché i numeri del PIL, se pure non sono esaltanti, sono ancora positivi: si costruiscono case nuove sempre piú belle, chiese, e chi puó ruba a piú non posso il denaro pubblico e lascia andare in malora le strade e i servizi di sanitá e istruzione.

6 febbraio 2013

I POVERI NEL VANGELO DI LUCA

Amici, vi seguo sui giornali on-line e so che vi trovate di fronte a scelte fondamentali. Ci sono le elezioni. State ascoltando promesse mirabolanti, di restituzione in contanti delle tasse e di rifare l´Italia dall´a alla zeta. Tentazioni. Dovete anche decidere, nel cinquantesimo del Concilio, come sistemare l´ambone e i banchi in chiesa. In questo blog vi propongo un articolo di Gilvander Luis Moreira, un frate carmelitano, operatore della CPT e del CEBI, specializzato in esegesi biblica (fonte adital): come il vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli vedono i poveri? Quest´anno il vangelo di Luca sará letto nella liturgia del te mpo comune, quindi a qualcuno dovrebbe interessare. L´ho tradotto alla lettera. Anche questo combina bene con il cinquantesimo del Vaticano II. Le foto sono scatti della nostra festa parrocchiale.
No vangelo di Luca i poveri non sono spiritualizzati come puó suggerire, a prima vista, il vangelo di Matteo, ma hanno una connotazione concreta. Sono carenti economicamente, emarginati ed esclusi socialmente. Não hanno rilevanza sociale. Gli Atti, 2º volume dell´opera di Luca, approfondiscono di piú questa radicalitá. L´apostolo Pietro, ad esempio, si dichiara assolutamente povero, senza oro né argento, ma soltanto la Parola che rinvigorisce e rianima gli stanchi (At 3,6). Il contrasto tra ricchi e poveri trascende la dimensione socio-economica. La categoria povero comprende prigionieri, ciechi, oppressi (Lc 4,18), affamati, desolati, odiati, diffamati, perseguitati, emarginati (Lc 6,20-22), storpi, lebbrosi, sordi e perfino morti (Lc 7,22). Per l´ideologia egemonica, che é sempre quella della classe dominante, i poveri sono scoria, rifiuti e immondizia della societá. Sono usati e non amati. la ricchezza é, quasi sempre, una trappola mortale per la persona umana, poiché, molte volte, coinvolge la persona in un processo di disumanizzazione, promettendo stabilitá, rafforzando l´autosufficienza e causando molte ingiustizie.
Nel vangelo di Luca le beatitudini hanno un orientamento sociale (Lc 6,20-23). Sono dirette ai discepoli come a persone realmente povere, affamate, afflitte, vittime di ingiustizie ed esclusi dal mondo in cui c´é organizzazione a favore di una minoranza e caos per la maggioranza. Luca non intende spiritualizzare la condizione dei suoi discepoli, come fa a prima vista Matteo nelle sue beatitudini (Mt 5,1-12). Le prescrizioni che Matteo aggiunge – poveri in spirito, fame e sete di giustizia – rispettano la condizione di diversi membri della comunitá mista a cui la narrazione evangelica é diretta. In Luca la povertá, la fame, l´afflizione, l´odio e l´esilio caratterizzano la situazione concreta ed esistenziale dei discepoli e delle discepole di Gesú Cristo, che sono quelli che Gesú dichiara beati.
Nel vangelo secondo Luca appare nitidamente una opzione per i poveri contro la povertá. I ricchi non sono esclusi a priori, ma sono invitati ad abbandonare l´idolatria del capitale e del potere e farsi poveri. Il servo sofferente padre Alfredinho diceva: "Il mondo diventerá un paradiso nel giorno in cui i ricchi desidereranno patire la fame”. Luca é duro contro i ricchi e la ricchezza (Lc 6,24).
"Abbiate cura degli indeboliti!” (At 20,35). Ecco un appello forte dell´Apostolo Paolo nel suo testamento spirituale, scritto da Luca, che conservava nella memoria e nel cuore l´immagine di Paolo como uno che dava un´attenzione speciale agli impoveriti. É probabile che nelle comunitá di Luca, alla fine del primo secolo, um grande desiderio di fedeltá al passato stesse provocando la dimenticanza degli impoveriti e degli esclusi. Questi non sempre possono rispettare le regole della comunitá. Per Paolo, il segno per eccellenza dell´autenticitá del ministero era l´amore disinteressato e gratuito verso i poveri. Questa opzione appare in modo molto eloquente quando Paolo dice alle comunitá di Antiochia che l´unica cosa che l´Assemblea di Gerusalemme si premura di avvertire é: "Noi dovremmo ricordarci dei poveri...” (Gálatas 2,10). Nel discorso ai presbiteri, in At 20,17-35, Luca richiama alla cura verso i poveri, perché probabilmente i presbiteri si stavano preoccupando meno con quelli e agivano come mo "i falsi pastori che pascolano sé stessi e divorano le pecore” (Ezechiele 34,8-10). Sará che spendevano piú energie nei riti che nella promozione umana degli esclusi e la lotta per la giustizia?
La teologia di Luca propone una mistica evangelica che sia una Buona Notizia per i poveri, cioé ciechi, sordi, muti, carcerati, alienati, malati e peccatori; infine, per gli emarginati ed esclusi. Luca é molto realista, perché si accorge che la Buona Notizia per i poveri é, normalmente, pessima notizia per gli oppressori e violentatori dei poveri. Luca non difende ogni e qualsiasi notizia, ma appena quella che trae qualitá di vita per tutti e per tutto, a partire dagli oppressi. Gesú di Nazaret, secondo Luca, si trova tra i poveri e si impegna con loro. La sua vita, che conosciamo anche dalle sue prese di posizione e insegnamenti, é caratterizzata da incontri con persone del suo circolo di amicizie e persone del mondo degli esclusi. Gesú fu sempre un anticonformista nei confronti delle ingiustizie e dei sistemi ingiusti, um sognatore che coltivava la bella utopia del Regno di Dio in mezzo a noi. Gesú aveva i piedi per terra, ma il cuore nei cieli. Era un profeta, uno sensibile, capace di percepire i bisbigli e gli appelli di Dio dentro le viscere dei fatti storici. Il Galileo fu un testimone, un martire, che non solo disse delle veritá, ma donó la vita per le veritá che difendeva.
Gesú e il suo movimento, con una scelta di posizione altamente irriverente, si lasciano coinvolgere, appassionare, muovere a compassione dal popolo sofferente e rivelano un grande sforzo di trasformazione. Demistificano ció che é mistificato dal senso comune. Dis-idolatrano dei e idoli che concorrono con um chiasso immenso a favore di progetti schiavizzatori. Dissacralizzano il potere, smascherando il potere religioso, quello politico ed economico che, divinizzati, promuovono grandi atrocitá. Dis-dualizzano la forma di affrontare la realtá – con Gesú “il velo del Tempio si strappa” (Lc 23,45) e "nessuno deve chiamare impuro ció che Dio ha creato” (At 10,15). Non c´é piú separazione tra puro e impuro, tra santo e peccatore, tra trascendenza e immanenza, tra dentro e fuori, tra sacro e profano, tra cielo e terra, tra umano e animale, etc. Tutto e tutti sono bagnati dalla dimensione divina e trascendente della vita. In ciascuno e ciascuna di noi ci sono il femminile e il maschile, il bene e il male, il sacro e il profano.
Infine, magari questa rapida retrospettiva sul rapporto di Gesú e dei suoi discepoli(e) con i poveri ci ispirassero nella costruzione di una societá oltre il capitalismo e oltre i capitale. Belo Horizonte, MG, Brasil, 04 de fevereiro de 2013.