25 settembre 2010

SILENZI PROFETICI?

Le foto: 1)Il vescovo Dom Carmelo Scarpa; 2)Particolare del circolo degli esercizi spirituali, con don Maurizio in mezzo; 3)Sembra il patriarca Noé, ma é il nostro Frei Marcos, op, anni 81, veterano della diocesi.

Quando è che il silenzio é profetico? Questa è la “pulce nell´orecchio” che mi è rimasta dopo tre giorni di esercizi spirituali. Spirituali?? Direi prima di tutto fisici! Goiàs è in una buca, e il vecchio monastero è situato nel punto piú profondo. In questo settembre secco e torrido l´aria della cittá odora di fumo perché il cerrado, tutt´attorno, brucia. E il caldo é opprimente. Ho dormito per tre notti in un forno, colando di sudore come un gelato esposto al sole, cullato dai violini delle zanzare. Dicono che il sudore espelle dal corpo tutti i veleni. Se è vero, in questo momento io sono pulito dentro, “incontaminato” come i luoghi turistici che la signora Colò vi presenta in TV ogni settimana.

In compenso abbiamo avuto la grazia e il piacere (si dice così?) di una buona guida: il vescovo di Sao Luis de Montes Belos, diocesi confinante con la nostra. Il suo nome è dom Carmelo Scarpa. Proviene dalla diocesi di Cremona ed ha studiato, a cavallo del 1970, nel Seminario per l’America Latina di Verona, per venire poi in Brasile come prete Fidei Donum. La sua nomina a vescovo è sicuramente un motivo di vanto per l’Istituzione italiana che invia i preti Fidei Donum, che un tempo si chiamava Ceial e ora si chiama CUM, e che negli incontri non dimentica di rileggere, umilmente, le liste aggiornate dei suoi adepti gratificati (o sovraccaricati) da Roma. Tuttavia Dom Carmelo ci ha esposto una spiritualità sulla falsariga delle lettere paoline, di quel Paolo che scriveva: “Vantaggi e onori sono una perdita per me, di fronte alla conoscenza di questo bene supremo che è Cristo, mio Signore” (Filippesi 3, 7-11): quindi l’esaltazione delle carriere non é ció che gli preme. E nemmeno a noi.

La figura di Paolo ha molte sfaccettature. Dom Carmelo ha scelto, ovviamente, quelle che gli servivano per suggerire riflessioni a un clero diocesano: un uditorio per il quale ci sono delle scelte obbligate, tanto piú se a parlare é un vescovo! Lui ha fatto una lettura “spirituale” dei passi che definiscono l´identitá del prete come discepolo coraggioso di Gesú Cristo, per niente preoccupato con la propria carriera o con il successo di popolo. Non é poco, in quest´epoca in cui molti vanno a cercare l’ identità cristiana nei paramenti, nelle suppellettili e oggetti decorativi, o nel clericalismo e nella popolaritá superficiale.

Capisco che alcuni torcerebbero il naso a sentir parlare di Paolo come "profeta". La sua personalitá era concentrata nella relazione con Cristo, nella formazione di comunitá cristiane, e nella speranza escatologica, piú che nella "profezia" diretta alla "liberazione" come la si intende oggi. Per il mondo non aveva molte speranze. La salvezza escatologica, peró, é il pilastro fondamentale per chi ha fede: per chi non ce l´ha, rimane un enigma indecifrabile. Il vescovo ha sottolineato uno dei periodi oscuri della vita di Paolo, quando, dopo la cosiddetta “conversione” di Damasco, (vedi Atti degli apostoli nel cap. 9), scompare per una decina d´anni prima in Arabia e poi a casa sua, a Tarso, a lavorare da tessitore. E lo ha commentato cosí: “Si puó immaginare la delusione e sofferenza in Paolo: aveva udito la voce di Cristo che lo inviava a predicare, ma le comunitá cristiane e gli altri apostoli non si fidavano di lui. E lui ha resistito in silenzio”. E ha concluso, citando forse Mons. Martini: “A volte il silenzio é la migliore profezia”. Da quí la mia pulce nell´orecchio: di silenzio, oggi, se ne “sente” parecchio. Sará una modalitá di profezia, o semplicemente fuga e vigliaccheria?”

La mia risposta non vale, perché io non ho il profilo del profeta. Appartengo a quella specie di gente “serva” che, quando sarebbe ora di gridare alto e forte, freme, gli viene un nodo alla gola, e al massimo emette un balbettio. Peró mi sembra che accadano cose da urlo. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo. In Africa soprattutto, in Congo, in Medio Oriente, ovunque, e anche qui. Venerdí mattina ho fatto le esequie di una signora giovane, una delle tante Aparecida, morta d´infarto. Lascia una figlia con problemi di depressione che avrebbe bisogno della sua assistenza, per lei e per la nipotina. Da tempo aspettava l´impianto di un marcapasso. Nei giorni scorsi é andata in crisi, l´hanno portata a Goiania ma non c´era posto. E lei non ce l´ha fatta. Il mondo é crudele coi poveri! I ricchi rivendicano il diritto a spendere come pare a loro, in cose futili, e i poveri muoiono per mancanza del necessario.

I carismatici lodano Dio in continuazione con inni struggenti! Gli evangelici lodano Dio e promettono cure mirabolanti! Le nostre reti cattoliche fanno interminabili adorazioni eucaristiche. I preti delle show-messe fanno cantare e ballare grandi masse di giovani parlando di un Dio generoso che li salverá comunque. (Ci sono conversioni, e moltissime persone umili e brave seguono questo vociferare e cantare e ne traggono forza per affrontare vite difficilissime - perció non poniamo limiti a Dio e accettiamo di convivere nelle diversitá - ma come sarebbe meglio se questi nostri fratelli vivessero la fede coi piedi per terra e non con la testa fra le nuvole)! Tutti chiedono denaro e raramente osano trasmettere sentimenti di indignazione per l´intollerabile disuguaglianza e l´immensa ingiustizia che pesa almeno quanto la croce di Cristo sulle spalle dei poveri. I politici in campagna elettorale non hanno vergogna di spendere milioni di euro in carta patinata a colori, compra di voti e fuochi d´artificio per farsi propaganda: denaro che poi si rimborseranno in qualche modo dai conti pubblici quando saranno eletti. Purtroppo molti poveri, sempre a corto di denaro, si fanno comprare. In questi giorni poi ce ne sono milioni in tutto il paese che sfruttano l´occasione per guadagnare qualcosa portando in giro cartelli e bandiere di un candidato, o distribuendo di casa in casa “santini” con la faccia e il numero del loro padrone provvisorio.

In compenso c´é ancora chi sceglie la strada di Gesú Cristo e si mette al servizio degli altri. Ecco cosa scrive, ad esempio, Padre Xavier Paolillo, coordinatore della Pastorale dei minori di Vitória, capitale dello Spirito Santo (fonte: Adital):

“João há 15 anni. Il nome é fittizio, ma la storia é drammaticamente reale. Era sfruttato sessualmente fin daí 5 anni. Il caso giunse fino al Consiglio Tutelare di Serra – Stato dello Spirito Santo – che lo incamminó al Tribunale dell´Infanzia e Adolescenza. Fu per forza ritirato da casa, poiché era lí che soffriva gli abusi. Chi gli aprí le porte fu uno dei tanti progetti della Caritas Diocesana e della Pastorale dei minori di Vitória. Nella Casa Famiglia, un gruppo di educatori si prese cura di lui per tutto il tempo necessario, restituendogli il sorriso e la voglia di vivere. Alcuni giorni fa João é tornato a casa. É stato um momento di grande gioia per tutti. Pezzo per pezzo la sua storia personale e familiare é stata ricostruita. Il merito é delle mani laboriose e piene di tenerezza di un gruppo di donne che, seguendo quel Gesú Cristo incontrato in uma delle tante comunitá ecclesiali di base sparse nell´arcidiocesi, há deciso di consacrare la propria vita a questi bimbi e bimbe. Questa dedicazione avviene nel silenzio. Mentre i “tre anatroccoli dello stagno" fanno um chiasso infernale e si servono della sofferenza di bambini e adolescenti abusati sessualmente come di “ragazzi propaganda”, uomini e donne di buona volontá in silenzio e gratuitamente offrono il loro servizio per garantire vita a chi aveva perduta la speranza di vivere”.

E tanto per non parlare sempre e solo del Brasile, leggiamo il documento finale, programmatico, delle Comunitá Ecclesiali di Base del Panamá (fonte: Adital):

“Noi, convenuti da diverse regioni del nostro paese, ci siamo riuniti nell´accogliente comunitá parrocchiale di Chiriquí dal 10 al 12 settembre dell´anno corrente, per il nostro II Incontro Nazionale di Cebs che abbiamo realizzato nel Centro di Formazione Hector Gallego. In piú di cento persone, abbiamo messo in comune esperienze, insegnamenti, riflessione e analisi della realtá nazionale e del significato degli impegni delle Cebs (Comunitá Ecclesiali di Base) nel nostro paese. Abbiamo condiviso queste conclusioni:

Le CEBs sono espressione genuina della Chiesa, Popolo di Dio, incarnata nei poveri.

Nelle CEBs ci sentiamo profondamente interpellati da tutti i progetti di morte che pesano sulla vita del nostro popolo.

Di conseguenza, come Chiesa profetica, denunciamo la violazione dei diritti umani, la brutale repressione e le uccisioni contro il popolo fratello, in maggioranza indigeno, di Changuinola, Bocas del Toro, all´inizio del mesi di luglio scorso.

Ci solidarizziamo col clamore di ampi settori della societá panamense che si oppongono alla legge 30, conosciuta come "Lei Chouriço", perché incostituzionale, assurda, illegale e lesiva degli interessi del popolo impoverito, dell´ambiente e della giustizia.

Vediamo con profonda preoccupazione come il paese é fatto oggetto di vendita a imprese straniere attraverso concessioni minerarie e idroelettriche che spogliano gli indigeni e i contadini delle loro terre e sono fonte di contaminazione del nostro ambiente”.


E ancora: “L´aumento del prezzo dei prodotti basici familiari sta rendendo intollerabile l´alto costo di vita del popolo in maggioranza povero”.

“Di fronte a questa preoccupante situazione, guardiamo la nostra realtá como Chiesa e scopriamo il dono della vita, l´amore gratuito, la fede e la speranza che Dio pone nei nostri cuori e nel cuore della comunitá cristiana, la Pasqua liberatrice di Gesú Cristo nostro fratello, la forza dello Spirito Santo, l´esempio di Héctor Gallego, Primo Martire della Chiesa Latinoamericana dopo Medellin, la Parola profetica della Chiesa che si esprime nei vescovi congregati periodicamente e le luci di Aparecida, che ci spingono ad imparare e a seguire i passi missionari di Gesú in mezzo alla realtá del nostro mondo. E ci sentiamo accompagnati e umili partecipanti di um progetto di Dio nella storia.

Cosí, al termine dell´incontro, riaffermiamo il nostro impegno di organizzare, rafforzare, e far diventare realmente vive le Comunitá Ecclesiali di Base; maturare nella spiritualitá cristiana; imparare a leggere i segni dei tempi con maggiore sapienza; avere sempre presenti i nostri fratelli poveri; essere solidali e stabilire legami col movimento sociale in favore della giustizia”.


Com tutto ció, ho dimenticato di informarvi sulla salute di Don Eligio: il quale, dopo una ventina di giorni molto duri e sconsolati si sta rapidamente riprendendo, há cominciato a camminare, e possiamo aspettarci che in breve tornerá a vivere in piena forma. Sperando che non salga piú su sedie e scalette! Quanto alla campagna elettorale, come era da aspettarsi, in questi ultimi giorni (manca una settimana alle elezioni) gli attacchi contro Dilma, la candidata di Lula, si fanno sempre piú sporchi, falsi e sleali. Ci sono gruppi che sfruttano anche la religione per fare leva sul sentimento popolare accusandola di essere irriverente verso Gesú Cristo e quindi tale da non meritare il voto di cristiani. Cose cosí, da disperati. Non dubito che qualche gonzo ci caschi, ma credo che l´evidenza della popolaritá di Lula (nello Stato di Goiás há a suo favore l´85% dell´elettorato, sia sufficiente a tranquillizzarci che non ricadremo cosí presto nelle mani della solita elite.

20 settembre 2010

IN BREVE

Padre Eligio é ancora molto sofferente. Dai primi esami era sembrato un banale incidente che si sarebbe risolto con alcuni giorni di riposo. A quanto pare, invece, l´evoluzione non é favorevole. Non si riscontrano fratture, ma lui non si rassegna al riposo e forse si strapazza e prende medicine a suo criterio e non appropriate. .nei giorni scorsi stava un pó meglio ed é partito a fare un giretto con la macchina. Poi é ritornato dolorante e avvilito. Alcuni medici di Itaberaí lo assistono continuamente, ma penso che dovremo portarlo al piú presto in ospedale.

La settimana é stata molto piena e non ho avuto il tempo di annotare le cose piú interessanti per metterle su questo blog. Ho visitato cinque o sei comunitá, e mi hanno fatto un´ottima impressione. Peró sono preoccupate per il dilagare delle chiese evangeliche. Ne arrivano continuamente di nuove, e tutte fanno il loro gruppetto di adepti assottigliando il numero dei cattolici. Il metodo di alcuni "evangelizzatori" é biasimevole: fanno un vero e proprio assedio alle persone in difficoltá, promettendo cure e soluzioni mirabolanti, e molti ci cascano. Peró non si puó attribuire la defezione di cattolici solo a questo. La causa principale é che gli evangelici formano folte squadre di laici e laiche che visitano di casa in casa, mentre noi siamo piú rigidi e piú esigenti nella formazione, non vogliamo fare un proselitismo grossolano.

Il cattolicesimo é arrivato qui ed é cresciuto come religione di Stato, ai tempi della colonizzazione. Religione di massa: chi viveva in Brasile, doveva osservare il cattolicesimo. Allora la catechesi era scarsa e limitata a preparare ai sacramenti. La conversione a Gesú Cristo era mescolata alla sottomissione al re di Portogallo. Per una popolazione cattolica quasi solo di nome, che vive la fede solo come pratica religiosa, una religione vale l´altra e quando si presenta qualcuno che fa una chiesetta accanto alla loro casa e forma una piccola comunitá, molti vi aderiscono anche perché é piú comoda e vi si sentono a loro agio. Quelli che passano agli evangelici, di solito, fanno una esperienza di autentica conversione, perché prima erano religiosi solo per tradizione familiare o conformismo sociale. Noi non siamo in grado di assicurare una presenza cosí capillare sul territorio. Appena ieri una signora, catechista di una comunitá rurale, mi raccomandava di andare a visitare suo fratello in prigione: "Padre, gli evangelici vanno lá una volta alla settimana. Mio fratello non ha formazione, non é in condizione di resistere se non c´é qualcuno che gli fa scoprire Gesú senza bisogno di cadere nella rete evangelica!" Il rovescio della medaglia é che i cattolici, man mano, migliorano di qualitá. Oggi si puó trasmettere una visione piú approfondita e piú aderente al Vangelo, perché i piú la capiscono e apprezzano.

Per darvi un´idea della confusione, sabato sera sono stato invitato alla festa di 80o compleanno di una signora che ha messo al mondo 22 figli: quindi una folla numerosa, perché c´erano figli e nipoti fino alla 5a generazione. Cattolici, evangelici e spiritisti. Io mi sono trovato in una situazione assolutamente inusitata, ma a cui forse dovremo abituarci (e forse anche voi in Italia, visto che arriva gente da ogni parte del mondo). La "sacerdotessa" dello spiritismo di Alan Cardec é una ex suora francescana, nostra amica di gioventú, e mi ha chiesto un passaggio per fare la sua parte nella stessa festa. Ho fatto il mio piccolo culto con lettura biblica e breve omelia, poi benedizione. Poi un pastore evangelico ha fatto il suo, e non la finiva piú. In seguito la "sorella" (cosí la chiamano) degli spiritisti ha avuto il suo spazio, e ha perfino cantato una canzone. Tutti abbiamo fatto riferimento a Gesú, ciascuno a suo modo. "Io sono stato in seminario a Fiumalbo". Lá ho ricevuto una formazione rigida e ho contratto uno stato di ansia permanente per gli orari e le norme disciplinari. Forse in sintonia con la mentalitá del tempo, quel seminario insegnava che le persone sono soldati e non devono pensare, ma marciare. Perció non sono dotato di tutta questa elasticitá! Peró "la necessitá fa saltare anche i rospi", come dice un proverbio brasiliano". Oggi sono costretto a imparare che ogni persona ha la sua testa e ha il diritto di usarla, non c´é uno che puó sottomettere tutti gli altri e determinare ció che gli altri devono fare. Pastori e dirigenti religiosi di ogni genere si sono messi in proprio e, forse per qualche secolo, dovremo imparare a vivere insieme.

Con tutto questo pullulare di chiese e gruppi religiosi, si fa sempre piú insistente anche nella Chiesa cattolica il bisogno di competizione, che ha come conseguenza immediata la tendenza a limitarsi a ció che é piú facile: perfezionare le celebrazioni liturgiche, migliorare l´aspetto delle chiese. Una tendenza che in sé é buona, perché la bellezza e l´arte contribuiscono alla formazione dello spirito. Senonché, con tutti i problemi sociali che ci sono, a volte di pari passo si riduce l´impegno per la giustiza e la difesa dei deboli. Il prete che non disturba chi massacra i lavoratori e chi inquina l´ambiente ci guadagna in popolaritá, ma perde l´unica qualitá di una Chiesa che voglia essere credibile: la fedeltá a Gesú Cristo.

La Dilma, secondo i sondaggi, ha il successo assicurato alle elezioni presidenziali del mese prossimo (1a domenica di ottobre). Dovrá vedersela con una opposizione che, in gran parte, é formata da gente uscita dallo stesso partito: infatti questa é la situazione peculiare della politica brasiliana. L´opposizione piú accanita, sia di destra che di sinistra, viene dalle file della vecchia sinistra. E adesso vi saluto e pubblico questo brevissimo resoconto. Ho poco tempo e devo prepararmi perché stasera iniziano gli esercizi spirituali del clero diocesano.

11 settembre 2010

IL CUORE NON SIA DI SASSO

Foto dalla Festa do Cerrado: 1) Una composizione di frutti e curiositá di bosco; 2) Prodotti esposti su un antico carro da buoi; 3) Un gruppo di ragazzini, autentici professionisti della "batucada", che fa le prove per presentare una capoeira. Non ho di meglio perché sono arrivato tardi, quando giá smontavano gli stand.

Qual´é la mia attivitá principale? In mancanza di uno studio piú approfondito, direi a occhio e croce che é quella di cercare l´agenda, farvi annotazioni e poi perderla di nuovo. E non é solo l´agenda. Perdo le cose. Le appoggio da qualche parte, le ritrovo sempre perché ricordo la zona in cui le ho lasciate, ma ogni volta devo cercare a lungo. Forse sono nato per fare il ricercatore. Oggi ho lasciato l´agenda a Goiás, nel Centro Diocesano, e un buon amico a cui ho telefonato, e che dovrá passare di qui domani, me la porterá. Nel frattempo dovró guardare in quella di don Eligio per ricordare i miei impegni. Lui annota tutto. A volte é difficile trovare anche lui, perché é sempre in movimento, ma ora ha fatto una brutta caduta e il dolore lo costringe a stare a letto. Siccome lui é solito fare quasi tutte le esequie, sono certo che adesso dovró sostituirlo. Ad Itaberaí la gente muore in notevole quantitá (proporzionale al numero di abitanti, suppongo). Non sono tutti cattolici ma ce n´é abbastanza. Almeno uno al giorno. Muoiono di infarto, ictus, cancro, motocicletta, automobili, pallottole, coltelli, eccetera. Provate a immaginare come morirá ciascuno di noi. Prima o poi dovremo farlo.

Essere vicini ai familiari in queste circostanze é una cosa che riguarda il cuore e non ha nulla di complicato. Non c´é molto da dire, bastano la presenza e alcune parole di fede e solidarietá. Il rituale, quí in Brasile, é ridotto al minimo: di solito si fanno le esequie in casa, seguite da una decina di Ave Maria e un canto. Anche la benedizione del tumulo si fa da casa, a distanza. Qualche famiglia preferisce portare il defunto in Chiesa o fare la veglia all´obitorio, che é uno spazio accanto all´ingresso del cimitero, a disposizione per qualsiasi Chiesa o Culto. Quando il defunto é particolarmente caro a tutta la comunitá si va in casa anche per il rosario. Il dovere piú sacro per la gente é passare la notte nella casa del defunto, per dimostrare sostegno ai familiari: quasi sempre rimangono lí, in sala o attorno a casa a chiacchierare. Ma rimangono.

Stamattina c´era uno che é morto di infarto a soli 46 anni. Gli hanno dato un nome greco, Eurípedes, ma non ha mai saputo dove fosse la Grecia. Con le parole del rituale ho rievocato piú volte la fede nella risurrezione, e nel frattempo ho pensato alla mia, a quella di tutti. Come sará? La liturgia é contraddittoria: nelle preghiere si invoca l´immortalitá dell´anima che dovrebbe essere accolta subito alla presenza di Dio, e poi la risurrezione nell´"ultimo giorno" del "povero corpo che oggi seppelliamo". Tuttavia si legge il Vangelo di Lazzaro, che non fa distinzioni tra anima e corpo: "Chi crede in me non morirá mai!" E Paolo afferma che non moriremo ma saremo trasformati. Forse avremo subito un altro corpo spirituale, come Gesú e Maria. Chi lo sa? Le informazioni della rivelazione non sono decifrabili in modo preciso. La divisione in anima e corpo é teoria dei filosofi, non comprovata e non rivelata dalle Scritture. C´é sempre un pó di tutto negli scritti sacri, e bisogna discernere ció che ha un senso: puó vivere la nostra anima senza il corpo? L´importante per me é che Dio sia buono e compatisca tutte le stupidaggini che ho fatto, detto e pensato durante la vita, e continuo a dire e fare. Si nasce talmente stupidi che non basta una vita per acquistare un sufficiente fabbisogno di saggezza.

Venerdí scorso sono andato a Retiro, per l´inizio della novena della patrona, Nossa Senhora da Guia. Ho incontrato molta gente che ricorda don Isacco: vi ha celebrato la messa e organizzato la catechesi per dieci anni. É una borgata distante. L´ultimo pezzo di strada é ancora sterrata, c´é un polverone da far spavento. Un tempo era una comunitá rurale fiorente, tanto che don Isacco fece ampliare la cappella che non conteneva la gente. Poi é venuta l´urbanizzazione, e oggi si riempie solo nei giorni di grande festa, una volta l´anno. Normalmente non si arriva a venti persone. L´aspetto del villaggio é desolante. Rievoca certe foto dell´Afghanistan, dopo i bombardamenti di pace dei nostri alleati americani. Ho incontrato uno che ricorda quando passavo da casa sua, all´alba, a prendere il latte. Roba di 40 anni fa. Per qualche tempo, da giovane, ho guidato il camioncino di un lattaio. É sempre stato il mio sogno svolgere gratuitamente il ministero, e mantenermi col mio lavoro come fanno i laici volontari. A quei tempi io smisi perché non guadagnavo niente. Quel signore dice che il mio "padrone" gli aveva confidato: "Quando guida Padre Chico, la spesa di benzina diminuiva". Ciapé mó só. Facevo come i preti operai in Italia. La Chiesa, salvo qualche eccezione in Francia e Belgio, non ha sostenuto queste scelte, e la capisco: le comunitá sono ancora troppo bambine, hanno bisogno di un prete "papá e babysitter" che sia a disposizione in qualsiasi momento. Per vivere la gratuitá come faceva S. Paolo, ci vogliono comunitá in cui la visita ai malati, le opere sociali, i funerali e tante altre mansioni siano condivise col laicato. Ma avremmo piú libertá nell´annunciare il Vangelo, e piú esperienza della vita reale per trasmetterlo.

A proposito di Retiro, un signore mi ha chiesto di trovargli un librino con la novena di Nossa Senhora da Guia. Ho telefonato alle librerie religiose e cercato in internet, ma non si trova. Decine di parrocchie sono dedicate a Nossa Senhora da Guia, ma non esiste nessun libro di devozione. Un sito mi informa che é uno dei nomi di Maria provenienti dai culti di spiritismo. Probabilmente é uno dei tanti casi di sincretismo che hanno formato questa spettacolare mescolanza che é il Brasile.

Ieri c´é stata una giornata diocesana dedicata al "cerrado": difesa della terra, recupero delle tradizioni di medicina popolare, sostegno all´agricoltura familiare, tutto insieme. Una bella mostra di prodotti, iniziative, arte. Stiamo anche raccogliendo voti (un plebiscito di iniziativa popolare) per una legge che limiti le dimensioni della proprietá terriera. Si spera di raccogliere almeno un milione di voti per forzare il Congresso ad approvarla, ma sará dura.

Si sogna ancora un mondo diverso "possibile". Nonostante tutto. Nonostante i forti segnali di retrocesso civile e culturale in tutto il mondo di cui ho notizia. In Europa si rimettono in discussione i diritti dei lavoratori, costati sudore e sangue appena 50 anni fa. Regredisce la democrazia. I cittadini rischiano di tornare allo stato di sudditi. I cattolici, di perdere il diritto al "sacerdozio battesimale" e tornare allo stato di "semplici fedeli", come si usa ancora dire nel nostro ambiente clericale. La maggioranza non é mai andata oltre a questo, e "fedeli" o "popolo fedele", é ancora presente in molti testi liturgici con un significato piú di sudditanza alla struttura ecclesiastica che di fedeltá a Cristo e al Vangelo. E questo, in una Chiesa di Gesú che ha detto: tra voi non sará cosí, ma chi vuole essere il primo si metta al servizio di tutti!

Anche nella Chiesa brasiliana lo spirito "ecclesiastico" sta rosicchiando spazio allo "spirito ecclesiale", e l´esaltazione spiritualista rischia di portare a una fede possente come una droga, ma senza contatto con la realtá. Voglio credere che non siano segnali di una marcia indietro definitiva, ma sussulti di un parto da cui nascerá un mondo nuovo. I paesi ricchi, e anche il Brasile che sta diventando ricco secondo lo stesso modello, sará necessario abituarsi ad essere piú poveri ma vivere meglio. É comprensibile che, per qualche tempo, la partoriente sia in preda a doglie e grida di dolore. Cambiare i parametri non é facile. Perché dobbiamo sempre misurare il progresso con il metro della crescita del pil? Perché la qualitá della vita deve dipendere dalla capacitá di tenerci in vita per decine di anni artificialmente? Perché la percentuale di automobili in autostrada é l´unitá di misura del benessere?

Non desistiamo dal credere e dallo sforzo di costruire un mondo nuovo. La sfida é sostituire la scala dominante dei valori neo-liberali (in cui l´economia é padrona e tutto dipende dalle sue ferree leggi) con un´altra in cui valgono le relazioni umane, la cultura, l´arte, la gioia di condividere e usufruire delle ricchezze umane di tutti i popoli. Bisogna convincersi che la povertá, quando é dignitosa e possiede il necessario condiviso, é un valore. E che la ricchezza solo di alcuni é un obbrobrio e una sfacciata provocazione. Non desistiamo nemmeno dal lavorare per un nuovo modo di essere Chiesa: tutta Popolo di Dio, tutta sacerdotale, tutta profetica, tutta samaritana. Perché la Chiesa ha la vocazione ad essere una fraternitá di vita evangelica viva, aperta agli "altri", plurale, e non un popolo che carica sulle spalle una piramide cementificata e gelida, chiusa, afona o univoca, governata dalla diplomazia e dalla burocrazia.

Ieri l´altro sera ho celebrato la messa in paese, nella comunitá di São José, presso una famiglia del quartiere, e ho avuto la prova che la gente alla buona é vaccinata contro le epidemie che devastano il mondo e la Chiesa. Celebrano l´Eucaristia con entusiasmo. Parlano della vita specchiandosi nel Vangelo. Sono partecipanti, non assistenti. Dirigono, commentano, si avvicendano nelle letture, scelgono e intonano i canti, ricordano i morti ma soprattutto gli ammalati, i compleanni, le date importanti dei matrimoni, gli incidenti, le gioie, le vittorie e le sconfitte. Lo stile carismatico ha trasmesso uno stile di preghiera piú vibrante per solleticare e sollecitare il sentimento, di cui pure c´é bisogno: ma non li ha contaminati al punto di pregare con la testa fra le nuvole, o contratti e compressi dentro a sé stessi nell´intimismo e nell´inibizione. Questo mi fa sperare che ció che abbiamo sempre letto e udito dai profeti, antichi e contemporanei, non é un sogno vano ma si realizzerá, perché é il sogno di Dio.

Concludo con una citazione da una lettera del monaco Padre Marcelo Barros, che a sua volta cita Padre Turoldo. Ve la passo senza correzioni, e con questa vi saluto:

"In questi giorni ho visto ou rivisto un poema di David Maria Turoldo che si chiama “Piu non abitate conventi” e ho pensato di li riprendere e dedicare a voi:

“Più non abitate i conventi”

David Maria Turoldo

“Più non abitate conventi di pietra

perchè Il cuore non sia di sasso!

E, anche voi, uomini, non fate

artigli delle vostre mani.

Liberi, o monaci, tornate,

senza bisaccia, nudi,

i piedi sull´asfalto.

Sia Il mondo

il vostro monastero

como um tempo

era l´Europa.

Abbattete i reticolati di queste

città-lager,

dove ognuno è cintato

dal sospetto perfino del fratello

di chi sia primo

ad uccidere.

Uma tenda vi basti a riparo

dalle buffere.

e Dio ritorni,

vagabondo

a camminare sulle strade,

a cantare con voi

i salmi del deserto.

Vi basti leggere il vostro

nome nel vento

e nel cielo azzurro:

mormorato sotto una palma

nelle pause dei canti.

O frate Nessuno

sei l´antica immagine di Cristo

sparpagliato in ogni lembo

di umanità, vessillo

che ci manca...

Piu la gloria non abita Il tempio

da quando dal pinnacolo

ha fatto sua stabile dimora

il Tentatore”.

(Cf. Oreundici, novembre 2009, p. 27).



Dio vi benedica. Un abbraccio afetuoso del fratello

Marcelo Barros

3 settembre 2010

CRONACA DI QUESTI GIORNI 2

In una clima torrido, ma proprio torrido da torrefazione, mi accingo a darvi notizie della settimana. Le campagne hanno l´aspetto di una landa desolata e sbruciacchiata. Non piove da fine marzo. L´aria odora di fumo. Un venticello persistente ti getta in faccia aria che sembra uscita da un forno. In casa ogni oggetto é perennemente coperto da uno strato di polvere. Intanto io ho cambiato la faccia del blog, con uno dei design nuovi offerti da google. Spero di avere fatto bene. Il mio timore é che qualcuno abbia dei programmi vecchiotti che non riescono ad aprirlo o a vedere le immagini (in informatica un paio d´anni é un secolo!). E speriamo che i lettori tornino, perché nei due mesi di vacanza li ho persi quasi tutti. Per questo ho messo un contatore di visite, per sapere se scrivo per qualcuno o solo per me.

Diamo la precedenza ad una notizia su Don Eligio, che é tutto dolorante e arrabbiato perché non riesce a lavorare. Martedí mattina, in obbedienza al Vescovo, si é fatto portare all´ospedale di Ceres per alcune analisi. Dopo un paio d´ore Padre Severino, che lo aveva portato, mi ha telefonato chiedendomi di portare la Vicentina (la nostra Perpétua, come la chiama Eligio), con tutto il necessario per pernottare: durante un piccolo intervento dell´urologo c´é stato un sanguinamento, e i medici hanno pensato di tenerlo sotto flebo per evitare grumi di sangue nei canali. Giovedí mattina stavano per dimetterlo, ma lui, mentre aspettava il medico, é salito su una sedia per cambiare il canale al televisore (voleva vedere lo sport). La sedia é scivolata, e lui é crollato battendo le costole. Lo hanno trattenuto ancora per i raggi X e lo hanno dimesso nel pomeriggio. Non ha nulla di rotto: le ossa tengono. La botta, peró, é stata dura e sente molto dolore.

Nei Vangeli della domenica continuano a susseguirsi le critiche ai dottori della legge, ai sacerdoti antichi, e di conseguenza ai preti e cristiani di oggi. "Se vai a un banchetto - suggeriva il Vangelo di domenica scorsa - non sederti al primo posto, ma aspetta che ti invitino. E se offri un banchetto, non chiamare i pezzi grossi, i vip e i ricconi da cui puoi aspettarti una spintarella per salire in alto nella societá, ma invita gli storpi, gli squattrinati e quelli che non contano niente agli occhi del mondo". La mia Diocesi attuale ha fatto una scelta pastorale in questo senso, di dare prioritá agli ultimi: e ripete la proclamazione ad ogni riunione. Il problema é passare dalle parole ai fatti! "Mancano i testimoni a cui fare riferimento" - scrive un illustre giornalista brasiliano. Voi in Italia assistete continuamente ad episodi di servilismo anche religioso verso i potenti di turno. Quí da noi molto meno, ma c´é pure qui la scalata ai primi posti e sembra che prima di fare un gesto coerente col Vangelo si facciano i conti delle entrate di decime e offerte. Le strutture e le cattedrali costano!!

E pensate che le stragi di popoli, in nome di Dio o senza, siano finite? Leggete cosa scrive Egon Dionísio Heck, assessore del Consiglio Indigenista missionario, sugli indios della regione di Dourados (Mato Grosso del sud) (fonte: Adtal): "La vita sembra fluire normalmente nella regione di Dourados. Tuttavia quí si aggirano piú di un centinaio di ricercatori di quindici paesi di tre continenti. Essi stanno studiando diversi aspetti della storia di lotta e occupazione-invasione del continente americano, dell´Abya Yala amerindia. É una storia, generalmente, segnata dal conflitto, da lotte e massacri, dalla distruzione e dominio in nome di sua maestá il re e di un Dio salvatore. Si era stabilita in questo continente una guerra santa e permanente, in cui gli dei invasi cercarono i loro spazi di sopravvivenza, senza lasciarsi dominare o distruggere. Cercarono di dialogare e adeguarsi alle nuove realtá che il processo dominante imponeva".

E continua: "A Dourados si crea oggi uno di questi spazi di dialogo e riflessione (tra gli déi) nella 13a giornata internazionale sulle missioni gesúitiche: frontiere e identitá. Popoli indigeni e missioni religiose. Nel frattempo, non molto lontano dallo spazio privilegiato del dibattito che é l´Universitá Federale della Grande Dourados, una comunitá di indios Kaiowá Guaraní continua a subire i rigori di una mentalitá colonialista di negazione della loro terra e vita. Si tratta della comunitá Ypao´í. Riproduco il loro clamore in un comunicato diretto al Ministero Pubblico dal Consiglio della Aty Guasu, che é l´istanza di articolazione del popolo Kaiowá Guaraní:

"Sono riuscito a sfuggire all´assedio dei pistoleiros, di notte. Sono venuto per chiedere soccorso, perché i nostri bambini si stanno ammalando e le strade sono chiuse. É urgente che la Fondazione Nazionale di Sanitá (Funasa) venga a visitare la nostre gente ammalata". Questa richiesta di aiuto di uno dei lider del Ministero Pubblico di Ponta Porã (cittá al confine tra Brasile-Mato Grosso e Paraguay), rafforza la sollecitazione giá fatta anteriormente dalla comunitá. Non é ammissibile che la giustizia rimanga in silenzio, davanti a tanto grande ingiustizia. Non é possibile che il governo si ometta davanti a questa azione genocida contro una comunitá indigena che cerca di trovare il corpo del professor Rolindo scomparso (e probabilmente assassinato) e nascosto da oltre trecento giorni. É un affronto alla Costituzione e alla legislazione internazionale negare la terra tradizionale a una comunitá indigena e ancora di piú impedire l´accesso ai propri organi di governo incaricati della protezione e servizio sanitario della popolazione indigena".

La campagna elettorale impazza. A Itaberaí c´é uno stravagante candidato a deputato che ha messo in giro una macchina con altoparlante che grida (o canta) ininterrottamente per le vie: "Vota 55375 - dall´altra parte c´é solo denaro". Dilma Roussef, candidata di Lula alla Presidenza, fa un altro balzo in avanti nella classifica. Ora ha 24 punti di vantaggio sul suo diretto avversario Serra. Disperati, i giornali che lo sostengono tentano tutte le carte. L´ultima é quello di ricordare il passato di guerrigliera della candidata, per indurre gli elettori a pensare di trovarsi di fronte ad una donna poco affidabile, perché comunista fino al midollo. Vi riassumo la storia.

Nei primi anni 70, nel clima di una dittatura militare al servizio degli Stati Uniti d´America che avevano iscritto il Brasile in una lista di paesi in cui poter fare in piena sicurezza investimenti lucrativi, un gruppo di giovani idealisti, quasi tutti di S. Paolo, si era inoltrato nelle foreste limitrofe al fiume Araguaia, ai confini tra gli Stati di Pará, Goiás e Maranhão, per fare la guerriglia. Tra questi c´era pure la Dilma. Erano circa duecento. Studenti che a San Paolo, sotto il naso di una polizia politica attentissima e feroce, non vedevano piú nessuna possibilitá di contrastare il regime e cambiare il paese. Sicuramente illusi e con la testa fra le nuvole come il loro mito Che Guevara, perché ci voleva poco a capire che in un paese come il Brasile era impossibile suscitare la simpatia della gente e indurla ad arruolarsi nella loro impresa. Volevano fare del Brasile una nuova Cuba, senza rendersi conto delle diversitá abissali tra i due paesi e i due contesti.

Il Governo militare dislocó nella zona duemila soldati. Resistettero per circa due anni, perché stanarli nella foresta non era facile nemmeno per i militari. Poi ne furono arrestati alcuni, che sotto tortura finirono per consegnare i loro compagni. Dilma, al momento dell´arresto, non portava armi. Mino Carta, illustre giornalista brasiliano fondatore di diverse riviste di divulgazione, e che fu testimone di quei fatti, commenta in un articolo su Adital:

"Diciamo che furono sognatori coraggiosi, tuttavia giovani che, in un momento storico che incendiava il mondo occidentale e che vedeva il Brasile e l´America Latina alla mercé di dittature di una violenza estrema e con la benedizione di Wasington. Anche Guevara credette in una soluzione davvero irrealizzabile e morí, assassinato e solo, circondato da occhiate indifferenti. Il popolo sapeva vivere solo la sua miseria. La storia dell´umanitá é piena di esempi di giovani che hanno osato fino ai limiti estremi per combattere contro la prepotenza. Molti di loro, innumerevoli, sono celebrati come eroi nel mondo intero. Per esempio i maquis francesi e i partigiani italiani. Guerriglieri contro le dittature di Hitler e Mussolini, e in gran parte di sinistra. É ora che riconosciamo, una volta per tutte, i nostri eroi, al di lá della retorica dei tradizionalisti, e spero sorpassati, e dell´ipocrisia che li interpreta. Il Brasile non diventó una Grande Cuba, ma chi lottó contro la dittatura entra nella galleria".

Ma non imperversa solo la campagna elettorale. Anche le chiese pentecostali e i carismatici cattolici. Dopo gli anni della lotta contro il fumo, ora é la guerra all´alcool e alla droga. É comprensibile, visto che la situazione é grave: senonché i toni e atteggiamenti parossistici lasciano un poco perplessi. Alcuni giorni fa, in un ristorantino di periferia, ho chiesto una lattina di birra e la cameriera é rimasta di stucco: si é fermata davanti a me guardandomi letteralmente a bocca aperta, come se avesse visto un marziano. Questo é un popolo religioso, perció lo spirito pentecostale fa presa. Ci interpellano per strada per chiedere la benedizione. Se si va avanti cosí, tra qualche anno il Brasile sará un paese pulito nel cervello, polmoni, fegato, e pure nella coscienza. Ma non sará ancora il Regno di Dio - come in cielo cosí in questa terra. Manca la giustizia sociale e non c´é la passione per la giustizia. Forse altri, che non sono di questi ovili, dovranno occuparsene.

25 agosto 2010

CRONACA DI QUESTI GIORNI



Disegno: i dati elettorali dell´ultimo sondaggio. Foto: 1)Un esemplare di ipê giallo, che fiorisce nella stagione piú secca; b) Una istantanea dell´ordinazione di Celso Carpenedo - luí é lí in disparte che aspetta di essere chiamato - per l´occasione il vescovo si é messo il berretto alto; 3) una piantagione di eucalipto, l´albero che ormai sta invadendo il nostro territorio e sostituendo la flora naturale.

Il 21-22, mentre voi italiani tornavate in massa dalle vacanze, noi abbiamo fatto un bellissimo incontro diocesano di studio sulle Comunità Ecclesiali di base (Cebs). In questi giorni di agosto la strada verso Goiás attraversa un paesaggio desolante. L´aria é fresca, ma il sole in pieno giorno é rovente. La boscaglia del cerrado, gialla e risecchita, mette in mostra il pietrame su cui é cresciuta a stento, magra e contorta. Il cielo é fosco per la polvere che il vento solleva. Quá e lá si alzano colonne di fumo delle bruciate. In compenso, ai margini della strada le bancarelle offrono i deliziosi cajú selvatici, rossi o gialli, che i boschi portano a maturazione (miracoli biologici) proprio in questo periodo di maggiore sofferenza.

Il maestro dell´incontro è stato Padre Benedito Ferraro, assessore nazionale delle Cebs. Il termine “assessore”, in Brasile, ha il significato di uno che aiuta nello studio, o, come si direbbe in Italia, “intellettuale organico”. In questo caso, molto bravo!

Durante l´incontro, nella serata di sabato, siamo andati in cattedrale per l´ordinazione diaconale di Celso Carpenedo. La sua ordinazione presbiterale é giá fissata per il 4 aprile del prossimo anno. Celso, 50 anni, discendente di italiani (veneti), arrivó a Goiás dal Rio Grande del Sud nell´80, come seminarista, assieme ad altri che cercavano di consacrarsi in una Chiesa Diocesana impegnata nel riscatto dei poveri. Dopo qualche anno di studio e pratica pastorale a Mossamedes e Sanclerlandia (accanto a Padre Francesco Cavazzuti), decise di farsi monaco laico ed entró nel locale monastero benedettino dell´Annunciazione. Molto richiesto nella nostra Diocesi impegnata a portare la Bibbia a tutte le comunitá con la lettura popolare della Bibbia, andó a Roma e poi a Gerusalemme per specializzarsi (con un sostanziale aiuto economico della Diocesi di Modena attraverso il fondo di don Pietro Marchiorri). Al suo ritorno, con il sostegno di Dom Tomás, fondó (insieme a me) la Scuola Teologica Diocesana per laici, che continua a dirigere ancora oggi.

Ha dedicato, quindi, tutta la sua vita alla formazione degli animatori di comunitá, specialmente biblica, nel Centro Diocesano e nelle basi. Dopo l´attentato a Don Francesco Cavazzuti, ha retto temporaneamente la parrocchia finché non si é offerto un prete del sud come parroco. Poi ha accompagnato e orientato la scuola agraria per i figli degli agricoltori beneficiati dalla Riforma Agraria. Molto dotato anche come architetto, ha disegnato e seguito la costruzione di alcune cappelle e ampliamenti del Monastero stesso. Dopo la chiusura, nel 2006 circa, del Monastero, si é ritirato a vivere in un podere, continuando peró l´insegnamento all´Universitá Statale di Goiás, la direzione della scuola teologica che ora si chiama “Escola Missionaria”, e la disponibilitá per incontri di riflessione e studio nelle comunitá. Da un anno a questa parte ha deciso di realizzare una vocazione antica di 30 anni, chiedendo l´ordinazione a prete, e ha fatto ora il primo passo, a 50 anni. Quando gli ho fatto le congratulazioni, alla fine della celebrazione, si é messo a piangere di gioia e mi ha chiesto da quanto tempo io sono prete. Gli ho detto: “Quando io ho ricevuto l´ordine diaconale, tu avevi 4 anni e io ne avevo 23” !

Altro evento importante da ricordare é che siamo in piena campagna elettorale per la Presidenza, Senato e Camera Statale e federale. I candidati spendono e spandono, pagando moltitudini di persone per romperci i timpani. Ogni candidato ha il suo numero, bandiera, motivo musicale e motto portati in giro da auto-propaganda, moto, biciclette e gente a piedi. Per le presidenziali pare che non ci siano dubbi: vince la Dilma, candidata di Lula. É avanti 18 punti nell´ultimo sondaggio: lei a 47%, Serra a 29%. Raccontano che Serra, dove va a parlare perde voti, e il partito lo ha consigliato di stare a casa. (Secondo il sondaggio del giornale Folha de S. Paulo, che é oppositore, l´approvazione a Lula ha raggiunto il 79% dei consensi).

E ora alcuni ragguagli sull´incontro di studio:

Ferraro ha cominciato facendoci ricordare i nostri martiri, e qui i partecipanti hanno raccontato molte storie di persone che hanno perso la vita o sofferto nella lotta per la terra e nella difesa dei diritto dei più poveri: Sebastiao da Paz, Nativo da Natividade, l’avvocato Wellington Zalique, Padre Francisco Cavazzuti, ed altri. Meriterebbero una memoria storica pure in questo blog, ma sarebbe troppo lungo. Mi limiterò a citarvi alcune delle riflessioni piú forti dell’incontro, che è iniziato con una breve storia delle nostre comunità di base brasiliane.

1 – Le comunità ecclesiali di base sono una esperienza fondante e strutturale nella Chiesa. Alla domanda “chi di voi ha evangelici nella sua famiglia?” ha risposto un’alzata di mani generale. Ogni comunità è circondata da 10 chiese pentecostali. Qualcosa non va nella nostra pastorale cattolica: costruiamo grandi chiese, mentre loro riuniscono la gente in piccoli gruppi. Una persona, anche la più abile nella comunicazione, riesce a conoscere al massimo 500 persone. Come può funzionare l’evangelizzazione in parrocchie di 10 o 20 mila abitanti con uno o due preti? E’ ovvio che bisogna cercare un nuovo modello ecclesiologico. Le comunità di base rispondono a questa esigenza.

2 – Le comunitá di base brasiliane hanno avuto la loro lunga gestazione negli anni 50-60, all´interno della gioventú di Azione Cattolica. Il Battesimo nel ´68, nella Conferenza Ecclesiale Latino-Americana di Medellin. La Cresima (confermazione) a Puebla (79). Nell´82 la Conferenza Nazionale dei vescovi brasiliani le ha definite “il nuovo modo di essere Chiesa”. Nell´86, “il nuovo modo di essere di tutta la Chiesa”, poi corretto, con meno euforia “un nuovo modo di essere di tutta la Chiesa”. Nel 2000, Dom Pedro Casaldáliga le descriveva come “il modo normale di essere della Chiesa”. Con questo intendeva dire che che sono una istanza primaria e fondante, strutturale, della Chiesa: gli altri modi (movimenti e associazioni) sono modi transitori. Questa descrizione é poi diventata comune a tutta la Chiesa Brasiliana dopo l´Assemblea Latino-Americana di Aparecida, che la fonda nel Nuovo Testamento (Atti, 2, 41-47 e 4, 32-35).

3 – Esse sono “sementi di una nuova societá e di una nuova Chiesa”, una Chiesa che vive vicino alla gente e alla loro vita quotidiana con tutti i suoi problemi: per questo provocano delle conflittualitá. Accade a loro lo stesso che accadde a Gesú... Assumono come luce la centralitá della Parola di Dio, e come posizione nella vita quotidiana la centralitá dei poveri. Per molto tempo la questione di maggiore conflittualitá é stata la lotta per la terra e la Riforma Agraria e la lotta per il diritto dei lavoratori a prendere parte alla politica. Oggi le loro posizioni sono state accettate e assimilate da tutta la societá brasiliana. Non resta dubbio che esse sono state la forza che ha spinto il Partito dei Lavoratori e Lula all´inizio, e poi quella che ha dato un contributo fondamentale per la sua vittoria. Per la prima volta, dopo 500 anni, é cambiata la classe che domina la vita politica.

4 – Il PT ha cambiato la faccia del paese, e poi Lula per primo, e ora anche il PT, é cambiato. C´erano 30 milioni di indigenti, ora sono 10 milioni. Sono ancora molti. Il PT, oggi, non ha piú bisogno delle Cebs, ma le Cebs devono rimanere accanto ai 10 milioni di indigenti. La vocazione delle Cebs é sempre accanto agli ultimi. E ci sono altri ultimi, verso i quali la societá ha un grande debito. Non solo la societá, ma anche la Chiesa. Gli indigeni, la dignitá della donna, l´ambiente. Dom Pedro scrive: “Se il secolo XXI non sará ecologico, non sará!” E la Chiesa cattolica non ha ancora preso sul serio la dignitá della donna (altre Chiese sí). Si insiste su una visione sessista e maschilista: siccome Gesú era maschio, le donne non possono essere ammesse al ministero presbiterale. Rimane aperta anche la questione del dialogo inter-religioso ed ecumenico. “La nostra societá é patriarcale, borghese, maschilista, bianca, adulta, urbana”.

5 – Boaventura Santos scrive: “I grandi protagonisti dell´America Latina oggi sono i popoli indigeni”. Molti di essi hanno conservato, nonostante i massacri e la colonizzazione, valori di comunitá e condivisione fondamentali per il nostro mondo sconquassato dal capitalismo.

6 – Per molto tempo le Cebs sono state accusate di comunismo perché facevano una scelta di classe. Un vescovo brasiliano arrivó ad affermare, recentemente (all´Assemblea di Aparecida): “Le Cebs devono liberarsi dalla mania della lotta di classe”. Fu smentito dal discorso del Papa stesso: “La scelta dei poveri é implicita nella loro fede cristológica in quel Dio che si fece povero per noi, arricchendoci con la sua povertá. Il Dio fatto umano, che si fece nostro fratello”. Lumen Gentium 9: “Appartiene al Regno di Dio ognuno che pratica la giustizia”.

Mi fermo quí, perché é impossibile raccogliere tutte le perle preziose sparse in due giorni.

19 agosto 2010

UN PROFETA NON MUORE

Foto: due immagini non recenti di Abel nella sua baracca in S. Dimas. Gentile concessione di Enery.

Avevo preparato un testo sulla festa dell´Assunta, che qui é celebrata come Nossa Senhora da Abadia e ha caratteristiche culturali e folcloristiche molto interessanti.
Poi é soraggiunta la morte di una persona molto cara e speciale per tutti noi di Itaberaí, e devo parlarvi di questo. Vi traduco e vi passo, perció, il testo che ho scritto ieri per il giornalino della Diocesi (con alcuni adattamenti per l´Italia). Della festa, semmai, diremo in altra occasione.

Itaberaí, 18 Agosto 2010 - Oggi, alle 8 del mattino, abbiamo sepolto il corpo di Abel Borges, 90 anni, che é morto ieri dopo una lunga malattia. La comunitá parrocchiale é in lutto, ma é stata soprattutto la comunitá di base del quartiere São Dimas, alla quale apparteneva, a presenziare alle esequie celebrate da tutti e tre i preti della parrocchia, e a manifestare la propria commozione e ammirazione durante il culto. Quasi tutti, uno per uno, hanno espresso la propria testimonianza. Hanno parlato di Abel come profeta, esempio di fedeltá a Gesú, instancabile e coraggioso proclamatore della Parola di Dio che egli sapeva tradurre in forma semplice ma sempre molto lucida, trasformandola in una luce che illuminava la vita. Alcuni hanno ricordato che quando "seu Abel" prendeva la parola nelle messe o nelle riunioni provocava nell´assemblea un silenzio assoluto di rispetto e ascolto devoto. Nonostante talvolta fosse ripetitivo, mai e poi mai la gente avrebbe permesso a qualcuno di interromperlo, perché nelle sue parole c´era sempre qualcosa che toccava il cuore, a somiglianza di Gesú: "Non abbiamo sentito ardere il nostro cuore?” (Luca 24, 32) e “Tu solo hai parole di vita eterna” (Giovanni, 6, 68).

Abel Borges nacque ad Itaberaí il 3 aprile 1920. Abitó sempre nel quartiere Vila São Dimas fino a nove anni fa, quando l´l´etá e la salute precaria lo portarono a trasferirsi nella Casa per Anziani. La comunitá di base di S.Dimas é, probabilmente, la piú antica della diocesi e della parrocchia di Itaberaí. Ebbe inizio intorno al 1970, quando ancora nessuno aveva nozione della Caminhada delle comunitá ecclesiali di base. Per iniziativa di Padre Antonio Cappi, modenese che in seguito si é sposato e si é dedicato all´insegnamento all´universitá cattolica di Goiania, la gente di Vila S. Dimas cominció a riunirsi per celebrare, pregare e cantare, ma soprattutto per realizzare campagne. Ricordo quelle a cui anch´io ho cooperato: la campagna per diffondere la coltivazione di orti familiari, quella per la costruzione di case popolari e gabinetti (molti non avevano il gabinetto e si rifugiavano dietro una pianta di banane dietro casa), un´altra per dotare le famiglie di un filtro per l´acqua. Questo si chiamava “promozione humana”. La gente partecipava in peso, allegramente e con entusiasmo. Diverse entitá pubbliche collaboravano e finanziavano gli acquisti di materiale, e c´era pure un laico italiano di Varese, ingegnere, per dirigere le costruzioni (novello sposo, era venuto a fare due anni di volontariato assieme alla sposa Giovanna). S. Dimas era uno dei quartieri piú poveri della cittá, e aveva bisogno di questi interventi. Era un popolo che sofferente, perseguitato costantemente dalla verminosi e altre infezioni per la mancanza di igiene nelle case, per gli insetti e la polvere, l´alimentazione scarsa e povera. A quel tempo "seu Abel” probabilmente partecipó di queste azioni, ma non si fece notare. Io non lo ricordo. La sua vocazione all´uso della parola non si era ancora manifestata.

Fu negli anni 1978-79, dopo che la Diocesi si era votata decisamente all´opzione di essere una Chiesa dei poveri e di poveri, e dopo che le Comunitá ecclesiali di base giá da alcuni anni si dedicavano alla riflessione sui problemi della vita alla luce della Parola di Dio, che Abel cominció a profetizzare. Fu specialmente quando il Padre Giuliano Barattini, con molto coraggio, aprí la strada e stimoló il diritto di parola ai poveri nelle messe domenicali, e non soltanto nelle riunioni dei piccoli gruppi come erano soliti fare. Formato alla scuola della sua comunitá di base e liberato dalla Parola stessa, egli divenne realmente un profeta e, dopo i primi brontolamente di qualcuno, si impose e fu accolto come tale da tutta la cittá. "Senza ombra di paura e senza nessun rispetto umano, come diceva la gente, e dotato di una luciditá impressionante nel suo linguaggiare semplice e sgrammaticato, non perdeva occasione di parlare i suoi cinque minuti. E continuó a farlo anche dopo il ricovero nella Casa per Anziani, intervenendo nelle messe all´interno della Casa e, di tanto in tanto, comparendo nella chiesa parrocchiale o in qualche comunitá. Come ho giá accennato, aveva il dono di una parola che traduceva e calava nella vita la Parola di Dio, come uno che sentiva la presenza di Gesú Cristo in ogni passo, in ogni momento, in ogni avvenimento.

Osservando la preoccupazione della gente negli ultimi giorni di malattia di Abel, quando era in coma, come lo ricordavano nella preghiera, e come commentano ora la sua vita e la sua scomparsa, ne ricavo la conferma di una veritá biblica sulla quale la riflessione ritorna sempre: il giusto non muore, il profeta non muore. La vita non é tolta ma trasformata. Abel continuerá a vivere nel Regno, e nel ricordo della sua gente. Prima lettera di Giovanni, 3, 2: "Sappiamo che quando Gesú si manifestará, saremo simili a lui, perché lo vedremo come lui é".

12 agosto 2010

ITALIA DI VACANZE...E DI EMERGENZA ETICA

Foto: vi propongo due foto di una visita al prete operaio don Luisito Bianchi, autore del bellissimo romanzo "La messa dell´uomo disarmato". Una visita di quelle da cui si impara e che lasciano il segno. L´ho fatta su invito del gruppo di persone che vedete nella basilica di Chiaravalle, intenti a osservare gli affreschi del soffitto.

Ben ritrovati. Eccomi, sono di nuovo in sede e riprendo il blog. Sono arrivato ieri, e ho giá partecipato ad una vivacissima celebrazione liturgica di massa con una riflessione sul vangelo del samaritano. Quando si arriva in Brasile si entra in un clima religioso e di impegno sociale, anche se di questi tempi, sul piano pratico e spicciolo, non mi sembra che si faccia molto. Resta peró viva, in una parte consistente della comunitá parrocchiale, la tensione verso la formazione di una coscienza comunitaria, solidale e samaritana, alla giustizia e a vivere la fede in Dio come Padre di tutti.

Vacanze lunghe, di quasi due mesi. Il doppio del mio solito. Senza nessun momento di noia, che per me é un miracolo, perché di solito le vacanze dopo un poco mi stancano. Un miracolo come quello denunciato da Famiglia Cristiana nell´editoriale in edicola giovedì 5 agosto: "Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Stupisce la mancata indignazione della gente".

C´é una parentela stretta tra l´uno e l´altro di questi miracoli, perché io ho passato vacanze felici da italiano medio, lontano dalla politica e dalle informazioni, quindi dalla tragedia degli immigrati clandestini perseguitati o ricacciati in Libia, dai lavoratori che hanno perduto o stanno perdendo il posto di lavoro, da coloro che hanno dovuto tagliare dal bilancio familiari non solo le ferie ma anche spese di prima necessitá. Lontano da tutte quelle zone d´ombra nelle quali si nascondono le sofferenze dei poveri. L´Italia é fatta cosí, ti avvolge e ti seduce, in modo tale che non incontrerai mai quelli che soffrono se non vai a soffrire con loro. Ferie da privilegiato, insomma. Ma forse una vacanza ci vuole, per apprezzare le cose buone della vita. Credo che goderne sia un altro modo per lodare il Creatore. E poi la sofferenza, sotto forma di malattia, l´abbiamo sempre vicina: dentro casa e perfino dentro di noi. Peró stiamo attenti a non lasciarci addormentare.

A parte questo, è un paese bellissimo! Ci sono tante località e angolini senza nessuna fama, ma incantevoli. Qualunque posto di passaggio possiede secoli di storia da raccontare. In montagna il clima è ameno e l’aria estiva è di una leggerezza forse unica al mondo. Senza parlare della cucina e degli appennini modenesi che mozzano il fiato a noi vecchietti, sia per i polmoni non più allenati a salite così dure, sia per l’emozione ininterrotta di nuovi paesaggi.

E per forza non mi sono annoiato. I familiari mi hanno accolto com calore. Ex parrocchiani mi hanno fatto passare serate deliziose. Ex ragazzi di San Faustino, che erano ormai ricordi di gioventù, sono riemersi dal passato per passare la será com me. Amici mi hanno circondato di attenzioni. Alcuni mi hanno condotto a fare visite interessanti e mi hanno rieducato, poco a poco, alle lunghe camminate in montagna, rimettendo in sesto le gambe e il físico debilitato dalla dengue, vecchio ricordo ormai. A tutti va il mio piú vivo e doveroso ringraziamento. Non ho fatto lunghi viaggi, e ho lasciato perdere anche le due gite alle Dolomiti e ad Assisi che un tempo mi erano sacre, ma il poco è bastato per lasciarmi pieno di ammirazione.Sono stato contento soprattutto di essere stato un pó piú vicino al fratello e alla sorella che hanno problemi complicati di salute: questo era stato anche lo scopo per cui avevo prenotato vacanze piú lunghe.

Per tutto questo bene gli italiani dovrebbero ringraziare Dio ogni momento. Suppongo che lo facciano nel segreto, come insegna in Vangelo: in cuor loro o nascosti nella cameretta. Nelle chiese ho visto poca gente, e fuori non li ho visti mai pregare. Mi pare che in Italia la fede sia sentita come una cosa del tutto intima, privata, da proteggere col pudore: é più comune udire parole di spregio e bestemmie che preghiere e benedizioni (peró va detto che gli italiani bestemmiano meno di una volta).

Mia sorella dice che gli italiani sentono il bisogno di Dio e non hanno perduto la fede, ma l´amore per la Chiesa. Spero che sia cosí. Tuttavia vorrei dirvi che la Chiesa siamo tutti noi, e abbiamo bisogno di vivere come Chiesa e non come cani sciolti. Sicuramente Cristo é piú presente e piú vivo quando si riunisce una comunitá di discepoli per riascoltare la Parola, condividerla, e celebrare l´Eucaristia che Gesú ci ha lasciato "in sua memoria". Senza questo si rischia di perdere la memoria.

In compenso la maggior parte delle persone che ho incontrato mi sono parse preoccupate di agire onestamente e dotate di senso di giustizia e magnanimità. Pagano i debiti, contribuiscono generosamente a tutte le opere sociali, soccorrono chi è nel bisogno, aiutano i vicini e, all’occorrenza, sono solidali quando qualcuno è colpito da disgrazie o calamità. Senza lasciarsi troppo coinvolgere dalle pene altrui e senza rinunciare alla voglia di vivere, generalmente la gente ha conservato, a modo suo, la fedeltà a Dio attraverso le attenzioni al prossimo. Forse questo rispecchia il richiamo del profeta: non amo i vostri digiuni e sacrifici, non so che farmene delle vostre preghiere, voglio giustizia e non sacrifici. Però, permettetemi di dirlo: um’assenza cosi esplicita di preghiera e di conversazioni su Dio mi há fatto impressione e mi há suscitato perplessitá. Anche perchè di ingiustizia, disuguaglianza e disprezzo verso i poveri ne rimane ancora una quantità enorme e senza una attenzione più profonda alla Parola di Dio non so come il paese potrà fare il salto di qualità.

In Italia c´é una fetta di Chiesa che continua a "recitare" le preghiere e "ascoltare" o "assistere" la Messa per tradizione, ma non vuole cambiare niente per renderla piú vera e appetibile a chi non si sottomette al regime della "congregazione". In questo pezzo di Chiesa ci sono persone esemplari per molti aspetti, ma di solito i laici sono poco laici e il clero dá poco spazio ai laici. Un´altra fetta di Chiesa vive la fede per conto proprio. Un´altra ancora, forse quella piú altolocata (si fa per dire, perché nella Chiesa di Cristo abbiamo tutti la stessa altezza) sembra agire secondo la carne. Intendo dire che si preoccupa piú di assicurarsi un posto a tavola coi ricchi e potenti che di vivere da figli di Dio e lottare perché venga il suo Regno, cosí in terra come in cielo. Leggo sui giornali: i funerali del martire Mons. Luigi Padovese sono stati snobbati dalla dirigenza Cei e Vaticana. C´é chi dá la vita e chi...ci fa sopra i suoi conti? Speriamo di no. In un articolo si cita che Mussolini entró nella seconda guerra mondiale perché gli servivano alcune centinaia di cadaveri da gettare sul tavolo dei vincitori, per ottenere la sua parte di "merito".

Famiglia Cristiana, nel numero sopra citato, scriveva: "La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981, da quando cioè – undici anni prima di Mani pulite – l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ne parlò per primo. La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l’evasione fiscale sottrae all’erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più.

Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza".

A tutto questo, e al peccato, se é vero, di una parte di Chiesa che cerca amici tra i "fruitori finali" di questo andazzo, noi diciamo "no" e preghiamo: "Signore, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Forse lo sanno, ma hanno perduto la capacitá di valutarne la gravitá. La Chiesa deve restare accanto ai poveri e sostenere le loro lotte. Ha il compito di svegliare gli italiani perché scendano in piazza non solo contro l´aborto e l´eutanasia, ma contro il massacro della giustizia e della moralitá. E noi, che siamo Chiesa, non dobbiamo solo brontolare ma organizzarci e organizzare lavoratori, immigrati e poveri di ogni specie per difendere e promuovere la vita, in tutti i suoi aspetti, ricordando che Gesú Cristo é venuto tra noi per aiutarci a vivere fino alla pienezza della vita. La salvezza cammina a partire dai poveri.