29 novembre 2009

COME RUGIADA, LA GIUSTIZIA DAL CIELO

Foto: 1)Riapertura del monastero: rito di accoglienza; 2) I due "piccoli fratelli" che gestiranno la casa; 3) L´assemblea dei fedeli. 4)Una ragazza di Maserno che sale sulle montagne del Cile: suo padre mi ha mandato la foto pochi giorni fa.

Chi desidera vedere le foto della riapertura del monastero, puó utilizzare questa link: http://cid-3b4a395ce4efcac3.skydrive.live.com/browse.aspx/apertura%20mosteiro%2029%20novembre%202009

Durante la notte mi ero svegliato con un´idea é mi ero alzato per scrivere la solita pagina di blog per non dimenticare, ma non ero del tutto soddisfatto. Perció avevo avvertito che ci sarebbero stati dei cambiamenti. Ed eccoli: a cominciare dal titolo. Stamattina é stato riaperto ufficialmente il monastero di Goias, ed io ho partecipato alla celebrazione. L´ho fatto senza i paramenti, per essere libero di fotografare. Vedete nella prima foto come sta bene il clero, sempre in bella mostra. Siamo una casta, no? Dio ha creato il mondo, le caste se ne sono impadronite! Ma c´erano anche parecchi laici e laiche affezionati del monastero: perfino un nutrito gruppo di oblati benedettini.

Il monastero, per volontá del vescovo che ora é responsabile amministrativo, continuerá col nome di monastero dell´annunciazione, ma non é piú benedettino. Al posto dei monaci, c´é una comunitá formata da due "piccoli fratelli di Charles de Foucault", Gabriel e Marcos. Sono giá arrivati da quindici giorni e hanno giá dimostrato di essere dei gran lavoratori. Hanno ripulito perbene gli edifici e i giardini, che non é cosa da poco: "Abbiamo lavorato dalle 6 del mattino alle 8 di sera" - sostiene André, il prete della fraternitá, che é in comunitá a San Paolo ma per l´occasione é venuto ad aiutarli. I piccoli fratelli avranno la responsabilitá dell´accoglienza e delle relazioni con la gente del quartiere, che é la zona piú povera della cittá di Goiás. Questo é il loro carisma, e sono stati ben contenti di accettare la proposta della diocesi anche con la speranza di ingrossare quí le file della fraternitá di de Foucault, che in Brasile é ancora molto piccola. Inoltre, la casa funzionerá anche come centro di spiritualitá per la diocesi: per ritiri ed esercizi spirituali, ma anche per chi, laico-religioso o prete, voglia passare una giornata di riposo, preghiera e riflessione fuori programma. Per cominciare abbiamo giá fissato un ritiro spirituale per preti e operatori pastorali nel prossimo febbraio. Abbiamo cantato "Dalla terra secca spunterá un fiore". Testo parafrasato dal libro di Isaia, che é il profeta piú letto nella liturgia di Avvento e Natale. Infatti oggi é la prima domenica di Avvento. "Avvento non é attesa di un futuro lontano, ma avviene ogni giorno e ogni momento: Cristo é tra noi, e rinnova la vita". La rinascita di questo luogo ne é la prova: finita una comunitá, ne comincia un´altra. Noi, peró, sappiamo bene che la giustizia non cade dal cielo come rugiada: é venuto con Gesú, ma cresce soltanto quando ci lasciamo condurre da lui.

Al nostro vescovo che nell´omelia gli chiedeva di raccontare come era nato il monastero benedettino di Goiás, dom Tomás, vescovo emerito, ha risposto sagacemente: "La comunitá nacque naturalmente come quando una cosa é chiusa in un contenitore che non la contiene piú. Tre benedettini erano in un monastero di Curitiba e hanno cercato la nostra diocesi perché amavano la nostra scelta preferenziali per i poveri. In realtá é stata un´occupazione: il popolo, con loro, ha occupato uno spazio in questa chiesa. Ed é rimasto fino a quando non é stato sfrattato, come accade per gli accampamenti dei senza terra".

Anche la pastorale ha bisogno di rinnovarsi. Ha bisogno di Avvento e di Natale. Per questo a fine anno si fanno bilanci e programmi per l´anno seguente. Noi l´abbiamo fatto nella riunione di coordinamento diocesano del 21-22 novembre. Poche novitá: ci sono le tensioni e contraddizioni tipiche del nostro tempo. La tendenza ad una pratica religiosa che fugge dai problemi reali é sempre forte. Laici che sognano una bella tunica per servire all´altare. Preti giovani che preferiscono assecondare le devozioni private e lo stile caratteristico deo carismatici e delle chiese pentecostali. Ci siamo preoccupati un pó, ma non ci scandalizziamo. Vengono da contesti diversi dai nostri e sentono meno le questioni sociali: di piú il problema di salvare la gente dalla droga e dall´alcool facendo leva sul fervore religioso. Non possiamo dimenticare che anche la presa di coscienza del progetto di Gesú é frutto di un processo. Ma ho visto anche la determinazione del Vescovo, delle religiose, dei laici a resistere. "Vogliamo dare ai laici una formazione socio-politica, seguendo la linea "fede e politica", a livello parrocchiale e regionale (nei vicariati, che quí si chiamano regioni). "Vogliamo lavorare anche con la gioventú universitaria". "Vogliamo la marcia per la terra e l´acqua" e la marcia "in memoria dei nostri martiri". Le due manifestazioni sono giá state fissate in agenda: la prima il 5 giugno prossimo, ad Anicuns (fuori diocesi perché é di tutto lo Stato di Goiás). La seconda, per il 23 ottobre, sará in una nostra parrocchia, in occasione dei 25 anni della morte di Nativo da Natividade, un giovane delle nostre comunitá che fu assassinato perché, da sindacalista, difendeva i diritti dei tagliatori di canna da zucchero. Per l´occasione saranno invitati anche don Giuliano Barattini, che fu uno dei piú decisi sostenitori di Nativo e promosse il processo agli assassini (per l´occasione compose una bella canzone che é ancora in uso e sará cantata nella Romaria). E Padre Francesco Cavazzuti, che é il nostro martire-vivo.

Per il Natale del mercato globale, l´Avvento é giá cominciato da un pezzo nella pubblicitá: panettone, porchetta, spumante, regali, ferie tropicali. É un´occasione d´oro per accelerare l´economia capitalista. Questo é un natale-morte: non fa nascere nulla di nuovo. Arricchisce chi é giá ricco. Uccide il pianeta con l´inquinamento e lo sfruttamento accanito delle risorse a scopo di lucro. Fa morire di fame gli africani. Produce le migrazioni di tante "famiglie di Nazaret" a cui, poi, diremo: "Non c´é posto per voi". Per il Natale dei devoti, invece, l´Avvento comincia oggi. Ma anche questo é discutibile, se serve solo a raccontarcelo come una favoletta per sentirci piú buoni. Il motto dell´Avvento é non dormire: e noi, spesso, si dorme con la coscienza tranquilla, evitando di guardare in faccia la realtá.

Scrive il monaco Marcelo Barros, in una lettera agli amici: " "La notte é quasi finita e il giorno giá si schiarisce. Vinciamo ogni torpore di sonno e alziamoci, perché la nostra salvezza é piú vicina a noi..." (Paulo aos romanos 13, 12- 13). Cari fratelli e sorelle, in questa domenica che le antiche Chiese d´Occidente chiamano prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico, questa lettura di Paolo é proclamata nell´ufficio del mattino. É importante notare che i cristiani di Roma cominciavano giá ad essere perseguitati dall´Impero, ed emarginati dal giudaismo ufficiale dei rabbini del tempo. Stavano affrontando ogni tipo di difficoltá interne ed esterne. É in questo contesto che Paolo scrive: "La notte sta passando e il giorno sta quasi schiarendosi". Nella Bibbia, notte e giorno sono simboli e dire che il giorno é quasi chiaro significa affermare che le cose si chiariranno e miglioreranno". E da questo viene l´appello: superiamo ogni tipo di sonnolenza e svegliamoci per un nuovo giorno". E il monaco aggiunge: "Condivido con voi questo appello, oggi, che io stesso ascolto per me. Nel contesto nuovo del mondo. Niente ripetizione di riti e consolazioni illusorie di una fede ingenua".

Ieri mattina ho condotto l´incontro dei dirigenti delle comunitá rurali in preparazione della Novena di Natale, e Arcangelo ha commentato cosí la frase del Vangelo: "Vegliate e pregate!": "Restare svegli, per non entrare ingenuamente e inavvertitamente nello spirito del mercato, che fa del Natale di Gesú una festa del consumismo che distrugge la vita nel mondo. Essere vigilanti e non dormire, per poter accogliere prontamente e gioiosamente nella nostra vita la speranza che Egli ci porta".E ancora: "Riconoscere i segni del Regno, che é il progetto di Dio, per il quale Gesú ci viene incontro. Non dormire sugli allori della nostra fede e identitá cristiana, come se la nostra coscienza potesse sentirsi a posto con un bel presepio e una messa, mentre la disuguaglianza e la violenza dimostrano che siamo ancora complici di un sistema di morte e di una vita non fraterna e non condivisa".

"L´invocazione piú ripetuta nella liturgia dell´Avvento é: Maranatha, vieni Signore Gesú: invocazione aperta a tutte le novitá che rigenerano la speranza e l´impegno". Katiuska, la suora venezuelana, spiegando i simboli dell´Avvento, ha commentato: "La corona di rami verde speranza, che rappresenta il nostro universo su cui incombono sempre le tenebre e l´oscuritá. La venuta di Gesú ci fa accendere, dentro alla corona, le quattro candele dell´avvento, o le nove candele della novena, perché crediamo che Lui é la Luce che squarcia quelle tenebre. I colori tristi e tenui degli arredi sacri, il viola e il rosa; l´assenza di ornamenti sull´altare: per creare un vuoto che fará esplodere l´allegria del giorno di Natale".

Suor Katiuska ha poi ricordato gli impegni presi dalle Comunitá Ecclesiali di Base nell´incontro nazionale (interecclesiale) di Porto Velho, in Rondonia (a cui lei ha partecipato): "Ci impegniamo a rafforzare le lotte dei movimenti sociali popolari: dei popoli indigeni per la demarcazione delle loro terre e il rispetto della loro cultura; degli afro-discendenti, per il riconoscimento legale dei loro "quilombos"; delle donne, per la loro dignitá e la crescita delle loro organizzazioni; degli abitanti delle rive, per la legalizzazione dei loro poderi; degli espropriati dalle dighe, per il diritto ad una terra equivalente e per indennizzazioni congrue; dei senza-terra, per la Riforma Agraria; dei Movimenti Ecologici, contro la devastazione della natura e la difesa dei fiumi e degli animali".

Un Natale cristiano non é, quindi, un "Bianco Natale", come una favoletta idilliaca e consolatoria per passare una giornata fuori dalla competizione ed egoismo quotidiano. Oppure (tanto meno) da usare per difendere l´identitá di una fede cristiana senza Gesú e senza Vangelo, o contro Gesú e il Vangelo. Un Natale cristiano, per le Comunitá Ecclesiali di Base, é una militanza che dura tutto l´anno, per un progetto politico contro l´ingiustizia, la disuguaglianza e l´esclusione. Sono impegnate in un cammino tutto in salita. Oggi sono quasi sempre indebolite da una ripresa religiosa che vuole ignorare i conflitti, bearsi di una spiritualitá di fuga dai problemi concreti, e proteggere la propria identitá cristiana fatta di pregiudizi e discriminazioni: ma sono vive e rivendicano: "Creare comunitá ecologiche di base nei quartieri di cittá. Rafforzare la formazione biblica. Stimolare una chiesa tutta ministeriale in cui laici e laiche siano protagonisti e soggetti della missione. Dialogo ecumenico e inter-religioso superando l´intolleranza e i pregiudizi". É un cristianesimo che non ha paura del futuro, né dei diversi. "Un altro mondo é possibile". Gesú é venuto per aiutarci a fare questo, e non puó accontentarsi di un´identitá cattolica in cui "non c´era posto per loro".

Per i poveri, l´unica ricchezza del Natale é questo rinnovarsi della speranza. Lo dicevano, l´altra sera, quelli della comunitá Lago Primavera: "Per me il giorno di Natale é come gli altri giorni". Perché uno é in attesa di un trapianto di rene, l´altra é disoccupata e deve chiedere aiuto anche solo per mangiare, tutti hanno vite difficili. Penso che la sfida piú grande della nostra fede sia questa venuta di Gesú, che mostra un Dio impotente (perché non dona la salute al marito di Nilda, che é una persona cosí umile e buona? Perché lascia Marcelo a lottare contro il tumore, invece di curarlo?) che si offre per aiutarci, sta accanto a noi, fa tifo per noi, ma aspetta che siamo noi ad affrontare il male. Il Gesú del Natale é debole, ma l´impegno a cui ci chiama é forte: superiore alle nostre forze. Eppure San Paolo scrive che l´intervento di Cristo trasforma la nostra debolezza in forza. Il Natale dell´identitá cattolica é per i ricchi. Lo usano, talvolta, come un muro per impedire che i poveri disturbino i loro lauti pranzi. Per i poveri é l´irruzione nella storia umana di un Dio che vuole sovvertire l´ordine ingiusto, e aprire un cammino per una umanitá di fratelli che vivono, pensano e agiscono da figli di Dio.

19 novembre 2009

POVERI E LIBERI?

Foto: 1 e 2)Hemerocallis del mio giardino; 3) Un dettaglio dell´incontro diocesano dei sindaci e consiglieri comunali.

Riprendiamo dalla notizia dell´ultimo post: "Una chiesa «povera e libera», «così dev'essere la comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all'umanità contemporanea» ed essere vicina alle sfide di oggi: crisi economica, immigrazione, educazione dei giovani. Lo ha detto papa Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata nel Duomo di Brescia, culmine di una sua visita pastorale nella diocesi. (ANSA)". É vero, ma é complicato, no? La Chiesa é una istituzione molto grande, fortemente centralizzata. É quasi un impero: religioso, s´intende. Retta da un ordine sacerdotale che é come un esercito, e costa molto. Ha bisogno di molto denaro per far funzionare tutte le sue strutture. Come si fa a predicare in piena libertá il vangelo che denuncia l´oppressione sistematica dei potenti sui poveri, quando si dipende dal loro finanziamento? E la gente é disposta a sopportare una Chiesa povera e che sta dalla parte dei poveri?

Giá negli anni 60, durante il Vaticano II, dom Helder Câmara assieme a un nutrito gruppo di vescovi (circa 300), aveva fatto proposte concrete per un percorso di conversione della Chiesa alla povertá. Nel 64, dom Helder scrisse in una lettera: "Ho mostrato che piú grave ancora del trovarsi coinvolti dall´ingranaggio del denaro, é di essere prigionieri dell´ingranaggio del prestigio e della forza" (da "As noites de um profeta - Dom Helder Camara no Vaticano II, di José de Broucker, pag. 91, Paulus).

Mi fa venire in mente una vecchia canzone italiana il cui testo era: "E allora dái, e allora dái - le cose giuste tu le sai - e allora dái - e allora dái - dimmi perché tu non le fai?" Un amico mi ha mandato, dall´Appennino modenese, un testo sulla questione del crocefisso (in Italia c´é pure una questione del crocefisso), in cui conclude: "Tocca a tutti noi, ma in particolare tocca a voi, “colonne della chiesa”, mettervi alla testa del Popolo di Dio. Fate un bel passo indietro e datevi da fare ( demosi da far), come disse Giovanni Paolo secondo, scherzando in romanesco. Non c’è tanto da scherzare. Datevi da fare sul serio. Tocca a voi. Non so come, ma so con esattezza che c’è un modo solo: quello di quel tal Francesco da Assisi, Patrono d’Europa, che non volle mai far parte del clero del suo tempo. Fate in fretta prima che anche il suo ordine sia intaccato dal tarlo delle ricchezze. Non dite più che la chiesa è dei poveri: dimostratelo con la vita, e vedrete che mai nessuno metterà più in discussione il Cristo nelle scuole. Pace e bene a tutti!"

Lasciamo perdere, almeno per il momento, e occupiamoci di cose piú facili. Domenica scorsa sono andato a celebrare la messa a Calcilandia, tra le montagne, in un paesaggio da idillio. Una signora mi ha fatto notare quella meraviglia: davanti a una finestra della cappella isolata in mezzo alla steppa, un´immensa distesa verde con il bestiame intento a pascolare, e sullo sfondo le montagne della Serra Dourada, suggestive, che si innalzano fino ai mille metri di quota. Faceva un caldo terribile, ed io sudavo e sudavo. Ad un tratto, durante il canto, ho pensato bene di sedermi per un pó, per riprendere fiato. Immediatamente una signora mi ha portato un bicchiere di acqua fresca. In quell´istante mi sono reso conto di quanto siano cambiati i tempi. In quel posto alla fine del mondo, fino a poco tempo fa non avevano nemmeno l´energia elettrica. Ho costruito io il primo rustico di quella chiesina, quasi 40 anni or sono. Si celebrava la messa alle tre del pomeriggio, e si moriva di caldo. I bambini erano molti, allora, e di solito piangevano in coro. Se mi fossi seduto a quel modo, probabilmente mi avrebbero preso per un frocio. Ora che si celebra di sera, i bambini sono pochi e ben nutriti, la gente ha installato in chiesa una macchinetta che fornisce acqua naturale e acqua fresca: e me la portano all´altare.

Calcilandia mi ricorda don Graziano Botti. Prima di me, nel 67, era lui a celebrare in quel paese che, a quei tempi, di chiamava Caiera (é il nome popolare per designare una cava di pietra da calce). Gli uomini lavoravano alla cava. Lavoro infame, e molti erano fuggitivi della giustizia di altri Stati del Brasile. Quello che guadagnavano, finiva quasi tutto in favolose bevute di "cachaça". Non c´era la cappella, e la messa era nell´unica sala grande della scuola elementare, al centro della borgata. Di fronte c´erano due o tre "botecos", botteghe in cui si vendeva di tutto e che servivano anche da bar. Gli uomini arrivavano a messa con il "macete" alla cintura. C´era uno che quando era ubriaco piangeva come un bimbo e voleva confessarsi: veniva da me, e io non sapevo come trattarlo. Guardavo quel macete alla sua cintura, e proferivo parole amichevoli. Mi raccontavano che don Graziano, una volta, dovette scappare in uno stanzino perché cominció una sparatoria intorno alla piazza mentre celebrava, e i fedeli si sparpagliarono da ogni parte. Adesso io critico il progresso che distrugge l´ambiente, il capitalismo che ha sconvolto la cultura contadina: e la gente sta attenta, molti sono d´accordo. Ma lo possiamo fare perché c´é stato il progresso. Me la chiarite, voi, questa contraddizione?

Un episodio molto simile mi é accaduto martedí sera, nella Fazenda Maria Alves, assai piú vicina e meno impervia. Confessioni dei cresimandi (tutti adulti) in una cappella nuovissima, ampia e confortata da grandi ventilatori. Intorno, aranceti bellissimi e piantagioni di soia, irrigati da un impianto centrale a pivot. La serata era afosa e la chiesina era un forno, nonostante la ventilazione artificiale. Ad un certo punto entra un giovanotto per confessarsi e mi fa: "Padre, lei quí muore dal caldo. Bisognerá che montiamo un condizionatore, se no uccidiamo i nostri preti!". Io, che non ho mai amato l´aria condizionata, gli ho fatto notare: "Hai mai pensato che cosa accadrebbe se la gente, in tutti i posti caldi del mondo, installasse un condizionatore? Quanta energia bisognerebbe produrre? Quanto inquinamento e devastazione ambientale in piú? Non é meglio sopportare un pó di caldo?" Ci ha pensato un pó, e poi mi ha risposto: "Ha ragione. Nei vostri paesi c´é giá questo problema. É meglio il caldo, tanto tra poco cade la pioggia".

Sono aneddoti banali, ma rivelano un problema assai reale e importante: la tecnologia e il nuovo modo di vivere avanzano alla velocitá della luce. Dove ci portano? Non si torna indietro, non ci si ferma. L´unica alternativa é formare una coscienza nuova per i tempi nuovi: in caso contrario il futuro, se c´é, sará un inferno. Pensate se dovessimo affrontare il futuro mondializzato che si prospetta, con la mentalitá di quel comune italiano che, se é vero ció che ho letto su un quotidiano, ha organizzato l´operazione Bianco Natale: "Vigili casa per casa per togliere la residenza a chi non è in regola. L'assessore: "Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della nostra identità cristiana" (di SANDRO DE RICCARDIS). Proprio il Natale dovevano scegliere, per combattere l´accoglienza: "Ella lo fasció e lo pose nella mangiatoia, poiché non c´era posto per loro dentro casa" - Luca, 2, 7). Siamo indietro con la coscienza planetaria! Per questo anche la Chiesa Brasiliana ha sentito il bisogno di lanciare una riflessione sull´economia nella prossima Campagna della Fraternitá. Vi trascrivo in anteprima la presentazione della campagna della Conferenza Nazionale dei Vescovi (CNBB).

"La Campagna della Fraternitá del 2010, la terza campagna ecumenica, ha come tema “Economia e Vita” e come motto “Voi non potete servire a Dio e al denaro". Una frase ricorrente nel testo base riassume bene il suo messaggio: una economia al servizio della vita. Creare un´economia al servizio della vita, questo é un enorme programma di conversione, individuale e collettivo, locale e regionale, nazionale e internazionale, planetario. L´obiettivo é immenso: si tratta nientemeno che della salvezza, ben concretamente. E la sfida non é da meno: spingere il cambiamento del sistema del modo in cui l´umanitá organizza il sostentamento delle proprie necessitá e la sua convivenza su questo pianeta. Cosí il tema della Campagna della Fraternitá ha la sua messa a fuoco diretta nella costruzione del Regno di Dio, nella costruzione di relazioni basate nel riconoscere che siamo parte della creazione, che in Dio siamo una cosa sola e siamo uguali, fratelli e sorelle. É da questo riconoscimento che nascono la solidarietá e la giustizia, capaci di provocare il cambiamento di direzione nel capitalismo sfrenato e predatore, i cui effetti piú perversi sono la miseria, la disuguaglianza smisurata e la degradazione della natura fino al punto di minacciare la vita sul pianeta. (Suor Rita Petra Kallabis mc[1)
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[1] Economista, master in Sviluppo Economico nella Unicamp, email: rita_kallabis@yahoo.com.br

13 novembre 2009

SOLO NOTIZIE IN BREVE

Foto: un dettaglio del battesimo nell´accampamento degli zingari.

Nella nostra cittá continua l´ondata di violenza. In questi giorni un giovane é stato accoltellato in pieno centro. La gente é impressionata, e nella "preghiera dei fedeli" ripete invocazioni per la pace delle famiglie. Chiedere a Dio é ottimo, ma bisogna che ci mettiamo la nostra parte: e come si fa?

Lunedí 10 novembre la cittá ha festeggiato il compleanno: 141 di amministrazione comunale. Il Reforço Escolar ha partecipato attivamente alla sfilata. Padre Maurizio ha pubblicato sul web un album di foto sull´argomento. Cosí ne approfitto per darvi la url del sito del Reforço, di cui non vi avevo ancora dato notizia. Annotate e guardatevi le foto:
http://cecafp-itaberai.spaces.live.com/

Sabato scorso Padre Severino e Don Eligio sono andati a battezzare 5 ragazzi nell´accampamento degli zingari. 4 adolescenti e una bimba. Severino ha celebrato pure un matrimonio. É stata una festa di colori, in stile molto popolare, in uno spiazzo fangoso ai margini della cittá. Ho pubblicato le foto sul mio spazio window live. Io non so insegnarvi come arrivarci, ma se ci riuscite (é aperta a tutti quelli che sono nella mia lista di contatti mail) lo troverete con la url
http://home.live.com/

In settimana abbiamo ricevuto la visita di due comunitá di religiose, interessate a conoscere la cittá in vista di un servizio pastorale tra la gente. Puó darsi che almeno una di queste si decida a svolgere la sua attivitá in una di queste periferie.

E ora una notizia un pó piú grossa, che pare sia uscita anche nei giornali italiani: per la prima volta da tanti anni la distruzione della foresta amazzonica é diminuita. Vi traduco una frase del lungo articolo uscito su Folha online, e scritto da LORENNA RODRIGUES, em Brasília: "Il governo ha annunciato giovedí scorso la riduzione del 45% di area disboscata in Amazzonia, dal 2008 al 2009. Secondo dati di INPE (Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali), l´area é passata da 12.911 kmq ad un totale stimato in 7008 Kmq quest´anno. Secondo il Ministero dell´Ambiente é il minore disboscamento giá registrato negli ultimi 20 anni. Alcuni attribuiscono il merito alla crisi economica. Il Governo sostiene che é dovuto anche a una sua politica piú rigorosa: da notare che l´annuncio ufficiale é stato fatto in una manifestazione improntata a pré-campagna elettorale, con la presenza di Dilma candidata di Lula. La quale (dicono) da quando Marina si é candidata alla presidenza, si é messa a frequentare corsi e incontri su temi ecologici per mostrarsi all´altezza.

Un´altra notizia, bruttissima, l´ho raccolta domenica mattina in un incontro di studio della pastorale carceraria: secondo un sondaggio scientifico, 30% dei bambini brasiliani non conosce il padre o, comunque, é educato solo dalla mamma. E 80% dei giovani che affollano le prigioni sono stati figli senza padre.

Ma non perdiamoci questa: BRESCIA, 8 NOV - Una chiesa «povera e libera», «così dev'essere la comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all'umanità contemporanea» ed essere vicina alle sfide di oggi: crisi economica, immigrazione, educazione dei giovani. Lo ha detto papa Benedetto XVI nell'omelia della messa celebrata nel Duomo di Brescia, culmine di una sua visita pastorale nella diocesi. (ANSA).

6 novembre 2009

TANTO PER INTENDERCI

Ho letto nel sito di don Augusto Fontana (http://www.chiesanews.myblog.it), ho gradito, e molto volentieri vi ritrasmetto. Per Bartimeo, il cieco che gridó fino ad importunare i discepoli: "Gesú, figlio di Davide, abbi pietá di me!" - é una precisazione troppo importante.

MA IO DIFENDO QUELLA CROCE

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch´io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all´immigrazione selvaggia: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell´uomo. Fa tristezza Bersani che parla di simbolo inoffensivo, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di radici cattoliche. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende il simbolo della nostra tradizione contro i genitori ideologizzati e la Corte europea ideologizzata tirando in ballo la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli arredi scolastici.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come arredo, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una tradizione (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta civiltà ebraico-cristiana (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).


Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno scandalo sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L´immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all´ingiustizia, ma soprattutto di laicità (date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio) e gratuità (Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all´asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l´ideologia più pagana della storia, il nazismo - lo ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: "Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l´immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l´idea dell´uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all´uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l´8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell´uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

Marco Travaglio.

Articolo da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009 - La foto é dal sito miguell.giovani.it

3 novembre 2009

REQUIEM - DE PROFUNDIS

Foto: paesaggio nordestino della regione semi-arida.

Il titolo non é per via della giornata di ieri, dedicata ai morti. Dom Tomás Balduino, in occasione della visita di Lula alla regione nordestina del Rio São Francisco (di cui vi ho dato notizia il mese scorso) ha pubblicato questo articolo intitolato: "Requiem per la trasposizione del Rio São Francisco". Non contento di segnalarvelo, lo copio e traduco per voi dal sito ADITAL. Per chi non ne fosse informato, la deviazione delle acque del grande fiume provocó, negli ultimi anni, un duro conflitto col governo Lula da parte dell´associazione di abitanti delle rive sostenuta addirittura dal Vescovo, Dom Luís Cappio, che contro quest´opera faraonica e giudicata da molti inutile e dannosa, corse il rischio di due lunghi scioperi della fame.

É naturale che i capi di Stato sognino di legare la propria memoria ad una grande opera perenne. Brasília é il monumento che ha immortalato Juscelino Kubitschek. Immagino che Lula, nordestino che ha sofferto la sete nella regione semiarida e ha portato anfore d´acqua sulla testa, stia sognando di stabilire un legame personale col nordestino fiume São Francisco, simbolo di integrazione nazionale, trasformando il grande sertão della siccitá in un´oasi benedetta, grazie a un gigantesco progetto di trasposizione delle sue acque. Il progetto non avrebbe nulla da invidiare alla Transamazônica e nemmeno a Itaipu. Questo spiega, chissá, la sua appassionata cocciutaggine nel volere portare avanti quest´opera nonostante le innumerevoli reazioni contrarie da parte del Potere Giudiziario, del Ministero Pubblico, dei midia, di scienziati, dell´episcopato cattolico, di organizzazioni sociali, dei colpiti dalle opere: contadini, abitanti dei quilombos, gruppi indigeni.

Nella sua escursione lungo il canale progettato, portando sulla tribuna Ciro Gomes (suo avversario politico, ndt), oltre alla sua candidata Dilma Rousseff, non é mancato, da parte del presidente, l´iroso messaggio riguardo a quelli che lui considera gli ostacoli alla trasposizione. Nel frattempo, l´attenzione di molti é stata attratta dal gesto del vescovo di Barra, dom Luiz Cappio, che ha fatto suonare le campane a morto nella cattedrale mentre Lula passeggiava per quella cittá. Le campane sono il secolare e inconfondibile contrassegno della cultura cristiana nei templi delle grandi metropoli e nelle piccole cappelle dell´interno. Accompagnano le gioie e le speranze, le tristezze e le angustie della comunitá nei maggiori eventi locali o annunciano, col loro rintocco lugubre, la morte di persone care e il Giorno dei Morti.

Conoscendo personalmente i sentimenti di quell´uomo, che non ha esitato a mettere la sua vita a disposizione del popolo della riva e della rivitalizzazione del fiume, posso dire che quel gesto, di suonare le campane, cosí come quello del digiuno, hanno il peso di una profezia. Questi simboli vogliono dire che la trasposizione del São Francisco non terminerá. Morirá. Riposerá in pace. Perció, requiem per lei! Molta gente é convinta che il mega-progetto non é realizzabile. Ecco le ragioni. La trasposizione pretende sollevare in modo continuo, con un dislivello di 300 metri, 2,1 miliardi di metri cubi dell´acqua piú cara del mondo verso il Nordest, che per conto suo accumula giá 37 miliardi di m3 a costo zero. Se il problema della siccitá del Nordest non si risolve con questi 37 miliardi di metri cubi immagazzinati, sará risolto con i 2,1 miliardi di metri cubi della trasposizione?

Una certezza che hanno in molti: i 70 mila laghetti artificiali del Nordest costruiti in questi cento anni dimostrano che lá non c´é mancanza di acqua. Ció che manca é la distribuzione di quest´acqua. Basta impiantare un vigoroso sistema di condutture, come é stato proposto dall´Agência Nacional de Águas per mezzo dell´"Atlante del Nordest"che é stato ridotto al silenzio dal governo. Si tratta di portare l´acqua, per mezzo di una maglia di tubi e condotti, a tutta la popolazione sparsa del semi-arido, per il rifornimento umano, senza la trasposizione. Mentre la trasposizione servirebbe 12 milioni di persone in quattro Stati, secondo dati ufficiali, il progetto alternativo ne rifornirebbe 44 milioni in dieci Stati. Costo: la metá del prezzo della trasposizione. Nel mezzo di questo intreccio di conflitti, esiste un rintocco di campane foriero di speranza.


Mentre da un lato prevale l´industria della siccitá (la trasposizione ne fa parte), che rende una fortuna ai politici e impresari e mantiene il popolo nella situazione di disastrato e migrante, secondo l´espressione lirica di Luis Gonzaga (cantautore famoso per le sue popolarissime canzoni sulle vittime dei periodi di siccitá del nordest, ndt), di Portinari (pittore famoso per i quadri sullo stesso tema, ndt), di Graciliano Ramos (scrittore famoso per il romanzo "Vite Secche", ndt.), di João Cabral de Melo Neto (autore del poema "Morte e vita Severina" ambientato in quella regione, ndt.), eccetera, dall´altra parte sta nascendo una nuova coscienza nelle comunitá popolari carica di speranza liberatrice.

Si tratta di convivere col semi-arido. Come i popoli del ghiaccio, delle isole e del deserto vivono bene convivendo col loro habitat, cosí questo popolo comincia a scoprire la straordinaria ricchezza della vita nel Nordest. La questione non é "farla finita con la siccitá", ma adattarsi all´ambiente in modo intelligente. Su questo percorso, un muratore del Sergipe ha inventato la tecnologia rivoluzionaria delle chiamate cisterne familiari di captazione dell´acqua della pioggia per il consumo umano. Sta arrivando, perció, la trasfigurazione del popolo e della terra costruita dal basso verso l´alto, nel rispetto della convivenza, liberandosi dai progetti faraonici devastatori, imposti autoritariamente dall´alto al basso. Questo umile rintocco di campane, allegro e festivo, giá puó essere udito con nitidezza, poiché questo cambiamento, pieno di vita e speranza, é un fatto compiuto nel grande sertão nordestino
.

D. Tomás Balduino

Per gli amanti della poesia (che capiscono la lingua) segue un piccolo brano del poeta nordestino João Cabral de Melo Neto.

O RETIRANTE EXPLICA AO LEITOR QUEM É E A QUE VAI

— O meu nome é Severino,
como não tenho outro de pia.
Como há muitos Severinos,
que é santo de romaria,
deram então de me chamar
Severino de Maria
como há muitos Severinos
com mães chamadas Maria,
fiquei sendo o da Maria
do finado Zacarias.

Mas isso ainda diz pouco:
há muitos na freguesia,
por causa de um coronel
que se chamou Zacarias
e que foi o mais antigo
senhor desta sesmaria.

Como então dizer quem falo
ora a Vossas Senhorias?
Vejamos: é o Severino
da Maria do Zacarias,
lá da serra da Costela,
limites da Paraíba.

Mas isso ainda diz pouco:
se ao menos mais cinco havia
com nome de Severino
filhos de tantas Marias
mulheres de outros tantos,
já finados, Zacarias,
vivendo na mesma serra
magra e ossuda em que eu vivia.

Somos muitos Severinos
iguais em tudo na vida:
na mesma cabeça grande
que a custo é que se equilibra,
no mesmo ventre crescido
sobre as mesmas pernas finas
e iguais também porque o sangue,
que usamos tem pouca tinta.

E se somos Severinos
iguais em tudo na vida,
morremos de morte igual,
mesma morte severina:
que é a morte de que se morre
de velhice antes dos trinta,
de emboscada antes dos vinte
de fome um pouco por dia
(de fraqueza e de doença
é que a morte severina
ataca em qualquer idade,
e até gente não nascida).

Traduzione in prosa: "LO SFOLLATO DELLA SECCA SPIEGA AL LETTORE CHI É E VERSO CHE COSA CAMMINA" - Il mio nome é Severino - non ne ho altri di battesimo - e siccome ci sono molti Severino - che é un santo da pellegrinaggi - si sono messi a chiamarmi - Severino della Maria - e poiché ci sono molti severini - con madri chiamate Maria - sono diventato quello della Maria - del defunto Zaccaria.
Ma questo dice ancora poco - perché ce n´erano almeno altri cinque - con nome di Severino - figli di altrettante marie - mogli di altrettanti - giá defunti Zaccaria - che vivevano sulla stessa collina - magra e scheletrita in cui io vivevo. - Siamo molti Severino - uguali in tutto nella vita: - con la stessa testa grande - che a stenta si mantiene in equilibrio - con la stessa pancia gonfia - sulle stesse gambe sottili - e uguali anche perché il sangue - che usiamo ha poco colore.
E se siamo Severini - uguali in tutto nella vita - moriamo della stessa morte - stessa morte severina: - che é la morte di cui si muore - di vecchiaia prima dei trenta - di imboscata prima dei venti - di fame un pó tutti i giorni - (di debolezza e malattia - é che la morte severina - attacca a qualsiasi etá - e perfino gente non nata).

26 ottobre 2009

GRANDI OPERE....E GRANDI DISASTRI?

Questo blog é molto chiuso al dialogo: sarebbe bello se chi lo legge manifestasse le sue reazioni. A questo scopo ho corretto le impostazioni: potete mandare i vostri commenti tramite posta elettronica o direttamente sul post, cliccando il bottone "commenti".

Cominciamo con gli auguri a DON ELIGIO SILVESTRI: ha compiuto felicemente 88 anni venerdí scorso, 23 ottobre. Sta bene. Non ha bisogno di alimentazione e idratazione artificiali, segno che l´aria di Itaberaí, che puzza di spennatura di pollo, non gli fa male. Non gradisce le feste di compleanno, ma alla nostra piccola commemorazione tra le mura domestiche ha reagito con educazione. Complimenti e auguri anche ALL´AFRICA, al termine del Secondo Sinodo per l´Africa (5-25/10) che si é concluso domenica. Vi hanno partecipato 244 padri sinodali e 49 uditori. Un motto evangelico sintetizza il messaggio finale: "Africa, alzati e cammina". Sí, e tu, Chiesa africana, Chiesa-sorella, esci dai palazzi e dalle cattedrali e cammina con gli africani. Teologia africana, liturgia africana, modo africano di seguire Gesú. Lasciati inventare dallo Spirito. L´altra mattina, nella preghiera di lode, mi ha colpito questa frase di Isaia: "Ecco dove rivolgo il mio sguardo - oracolo del Signore: al povero e all´oppresso, a colui che trema di fronte alla mia parola" (Isaia, 66, 2). Ci sta a pennello con l´Africa. Informatevi su Missione Oggi, cartacea o sito, che ha una rubrica tutta sul Sinodo.

Grandi opere: cosa ne sappiamo noi della centrale elettrica di Belo Monte, che sará la seconda maggior centrale del Brasile dopo quella di Itaipú, nello Stato di Paraná (confine col Paraguay)? Pensata inizialmente per un´area di 1.225 kmq con una produzione di 11 mila megawatt di energia elettrica, il progetto é stato approvato nei giorni scorsi per 400 kmq di invaso e 5 mila mgw di energia. Sorgerá nel comune di Altamira (Pará), utilizzando l´acqua del Rio Xingú e sloggiando 9 popolazioni indigene. L´inizio dei lavori é previsto per Natale di quest´anno: pare che il governo Lula e quello di Berlusconi col "ponte sullo stretto" abbiano aggiustato i loro orologi come fanno i soldati...nei film di guerra. Coincidono pure i costi. Il vescovo della regione, Dom Erwin Krautler, ha scritto al presidente dell´Istituto Brasiliano per l´Ambiente (IBAMA). Dopo aver criticato il modo formale e frettoloso di consultare le popolazioni interessate, il vescovo chiede alle autoritá di andare a parlare con gli indigeni e i contadini delle zone che saranno inondate, e non tenere conto solo delle ragioni tecniche.

E conclude: "Ho la certezza assoluta che sotto l´aspetto socio-ambientale gli studi elaborati lasciano molto a desiderare e richiedono un maggiore approfondimento, poiché non si tratta di macchine e dighe, di barriere di cemento e canali di derivazione, ma di persone umane in carne e ossa, che conosco, di donne e uomini, bambini, adulti e anziani, che soffriranno un impatto. Si tratta anche dell´ambiente, la casa che Dio ha creato per questi popoli, che ha giá cominciato a soccombere fatalmente agli attacchi senza scrupoli della distruzione e annientamento, diventando inabitabile e deserto come ho giá visto in altre zone dello Xingu. Ecco perché i movimenti sociali e i popoli indigeni hanno sollecitato l´IBAMA a fare 17 udienze pubbliche complementari"(Adital) . Ancora piú sconcertante é la questione sollevata dai tecnici ambientali che chiedono al governo: "Dove andrá a finire questo surplus di energia? Unicamente a industrie che estraggono e lavorano metalli da esportare. E allora, é meglio cambiare il nostro modello di sviluppo o distruggere per sempre le nostre preziose risorse ambientali"? Ma non facciamoci illusioni: con o senza Lula, la gente vuole queste cose! Possibilmente lontano da casa (ma non troppo). Quando pensiamo ai soldi non vediamo la gente, e la distruzione e la morte non ci commuovono. É per questo che nessuno riesce a fermare il mostro. Proprio in questi giorni Lula ha passato diversi giorni nel bacino del Rio São Francisco a fare pre-campagna elettorale. Lui stesso ha ammesso, alla faccia del vescovo Dom Luis Cappio, che i lavori di bonifica del fiume procedono molto in ritardo, mentre le opere di deviazione dell´acqua vanno a tutta birra.

Itaberaí puzza di pollo: fosse tutto lí il danno ambientale provocato dall´industria di allevamento e abbattimento. Il proprietario di una fazenda adiacente al macello (situata dall´altra parte del fiume e a poche centinaia di metri dal centro di Itaberai), mi racconta che da un paio di anni l´eccessivo inquinamento del corso d´acqua lo ha costretto ad abbandonare la coltivazione di pomodori e altri ortaggi. Ora produce soltanto fieno, che vende agli allevatori. Recentemente la presenza di grassi ha messo il tilt anche il suo impianto di irrigazione (pivot) che ora é fermo. Secondo lui, i filtri dell´impresa furono costruiti per il macello di 70 mila polli al giorno, mentre attualmente ne macellano piú di 200 mila. Mi ha consegnato fotografie e copie di una misurazione da lui ordinata a una ditta specializzata. Risulta che il 15 settembre scorso i grassi presenti nel fiume, tollerati fino a 60 unitá, erano a quota 3500. Il nitrogenio, ammesso fino a 20 unitá, era a 89,6. Chiede ai cittadini di intervenire, perché la faccenda riguarda la salute di tutti. Ma a chi ci rivolgiamo per controllare se le accuse sono fondate e per provvedere? Il sindaco, condannato in terza istanza per corruzione, é deposto. Quello che dovrebbe subentrare ha avuto la campagna elettorale sostenuta dall´impresa accusata di queste gravi irregolaritá. Egli ha affermato piú volte che non governerá agli ordini dei finanziatori della sua campagna, ma al servizio dei cittadini. Ora vedremo se é vero.

Oltre ai polli, quí c´é grave inquinamento da droga: nell´ultimo mese diverse le vittime di omicidio, presumibilmente da parte di trafficanti. Un ragazzo é stato accoltellato e abbandonato cadavere con un lucchetto infilato nelle labbra. La polizia ha raddoppiato le vetture di controllo in strada: 5 per il quartiere Fernanda Park (il piú contaminato dal traffico), e altre 5 per il resto della cittá. Le famiglie non sanno come fare per salvare i loro figli. Si bisbiglia, ma le iniziative sono poche e timide: solo la polizia non basta. Qualcuno mi ha raccontato che la droga é entrata tra i braccianti a giornata che lavorano nelle aziende di canna da zucchero e di pomodori. Il tagliatore di canna é pagato un tanto al metro: in un giorno ne taglia 5 metri cubi, ma con la droga raddoppia la produzione. É un´infezione che dilaga e non c´é tempo da perdere, ma chi é preparato? Ne abbiamo parlato nelle celebrazioni delle comunitá. La gente stenta a parlare apertamente del problema. Nell´ultima assemblea generale della parrocchia, sabato scorso, nessuno vi ha fatto cenno.

Non é venuta fuori nemmeno la "scelta preferenziale dei poveri". Si é parlato molto, invece, di formazione: principalmente biblica e liturgica. Cos´é, una fuga dalla realtá? Ci sará forse anche quello, perché siamo umani. Non abbiamo il coraggio di afferrare i tori per le corna. Anche come Chiesa locale abbiamo fatto due passi indietro e temo che si voglia farne altri. Ma cerchiamo di vedere il lato buono e non cadere nel pessimismo! Penso che questo sia un segno, una tacita ammissione che le ingiustizie e la violenza del mondo sono troppo grandi, la nostra volontá conta troppo poco, e bella grazia se riusciamo a mantenere la rotta nella sequela di Gesú e verso il Regno. Tra la gente la scelta preferenziale non é scomparsa. Viene a galla nelle conversazioni informali. In una comunitá rurale, l´altra sera, un ragazzone ha proclamato questa preghiera: "Preghiamo per i preti, affinché il Signore li sostenga e continuino a tenerci svegli e a mostrarci la direzione per sperare ancora nella salvezza". É chiaro che lui non si riferiva alle politiche ecclesiastiche, alle omissioni e ai compromessi che tradiscono i poveri, ma alla testimonianza e annuncio di Gesú Cristo. L´Eucaristia (Parola e Sacramento) é una luce nel cammino di tanti. Mi fido di questi doni che la Chiesa mi fa portare alla gente, nonostante le contraddizioni, i ritardi e le ipocrisie nell´azione concreta. Credo che, ancora una volta, l´umanitá stia affrontando le doglie del parto e lo Spirito Santo stia preparando la nascita di un mondo nuovo. Certo, un pó piú di disposizione alla profezia e al martirio ci vorrebbe, ma é dura.

A Bartimeo3 (domenica scorsa era l´onomastico del Blog, c´era il vangelo di Bartimeo) era sfuggita l´approvazione all´unanimitá da parte del Senato brasiliano, il 7 ottobre scorso, di un testo di Accordo con la Santa Sede che definisce lo Statuto giuridico della Chiesa cattolica in Brasile. In precedenza era stato approvato, dopo lunga discussione, dalla Camera. Ora seguirá l´Iter normale per entrare in vigore. Il fatto ha valore storico: dalla proclamazione della Repubblica (1889) non esisteva nella legislazione brasiliana uno strumento giuridico organico a cui fare riferimento. Fanno parte dell´Accordo: il riconoscimento immediato, da parte dello Stato, degli Istituti Ecclesiastici previsti dal Diritto canonico: Conferenza Nazionale dei Vescovi, le Diocesi, le Parrocchie e le Congregazioni religiose. Inoltre, le persone giuridiche "ecclesiastiche" finalizzate all´assistenza sociale, come le opere sociali, avranno diritto alle stesse esenzioni, immunitá e benefici attribuiti alle entitá civili dello stesso genere. Il patrimonio storico, artistico e culturale della Chiesa Cattolica sará considerato "patrimonio culturale brasiliano" e avrá diritto alla protezione e salvaguardia da parte dello Stato. I luoghi di culto, i simboli, le liturgie, le immagini e oggetti culturali della Chiesa Cattolica saranno protetti contro violazioni e mancanze di rispetto. I titoli accademici e le qualifiche ottenute in universitá della Chiesa potranno essere riconosciuti in Brasile. Ed é stata aperta la possibilitá di insegnamento religioso cattolico nelle scuole pubbliche (primo e secondo grado) con iscrizione facoltativa.

Non chiedete a me di commentare il testo perché non l´ho letto. Quelli che se ne intendono dicono che é utile perché compatta le norme che giá esistevano in ordine sparso, e fa chiarezza. Noi italiani guardiamoci dai paragoni: le relazioni tra Stato e Chiesa, e tra Stato e societá, sono diversissime da un paese all´altro. Penso che l´ultimo item sará quello che dará piú filo da torcere quando qualcuno lo vorrá realizzare. L´insegnamento religioso nelle scuole, in Brasile, c´é ed é facoltativo e pluralista. I professori sono di nomina statale o comunale (a seconda del tipo di scuola). C´é una traccia elaborata da commissioni ecumeniche e inter-religiose. Sappiamo che ci sono professori (soprattutto evangelici) che ne approfittano per catechizzare, ma in genere l´insegnamento é di cultura religiosa nel senso piú ampio del termine, sul filone di un cristianesimo molto annacquato anche se poggiato sulla Bibbia: e mi pare che a quasi tutti piaccia cosí. Relativismo puro, direbbe qualcuno. D´altra parte suppongo che si possa dire senza timore di smentita: il cristianesimo é assai piú che una religione. É farsi discepoli di Gesú e seguirlo sulla via indicata dal Vangelo. La scelta di trasformarlo in una religione da manuale scolastico presuppone l´abbandono della sua radicalitá e la sua "mondanizzazione". Diventa una norma di vita adattata a una fede paganeggiante, coi suoi valori e i suoi idoli. Un galateo spirituale per rendere il popolo governabile. Fu cosí anche nel IV secolo, ai tempi di Costantino, quando furono scritti i primi testi scolastici di religione cristiana. La conversione autentica avviene in altri modi sotto l´azione dello Spirito Santo, ed é collegata non alla scuola pubblica ma alla comunione con le comunitá cristiane che vivono l´Eucaristia.

Domenica scorsa, per la Pastorale del Brasile, era anche la "Giornata Nazionale della Gioventú". In lingua nostra é chiamato DNJ: si puó leggere anche Disastro Nazionale della Gioventú, perché la pastorale giovanile va malissimo. Le manifestazioni di questa giornata riuniscono parecchi giovani, perché si affitta un pulman e si scarrozzano i giovani gratuitamente. Molti vanno solo per fare una passeggiata. Perché sará che i gruppi organizzati di "pastorale della gioventú" sono in una crisi cosí profonda, mentre invece ci sono tanti giovani a messa e nelle diverse equipes di pastorale? Tanti sono i giovani che cercano Gesú Cristo e un cammino di fede,
e tanti quelli che lo trovano in un impegno concreto di comunitá. Sembra quasi che ci sia un mondo giovanile impenetrabile all´offerta della nostra pastorale: chi si inserisce nella Chiesa esce da quel mondo. Nemmeno i giovani piú impegnati nella parrocchia sono capaci di fare pastorale giovanile. Dove sta il problema, e qual´é la soluzione?

Scrive, in proposito, Dom Demetrio Valentini vescovo di Jales (SP) e coordinatore nazionale della Caritas: "Per quanto riguarda i giovani, sicuramente la maggioranza non ha nemmeno avuto notizia dell´iniziativa, e non sa che esiste un giorno nazionale della gioventú. Oggi la crisi di identitá che i giovani vivono é tale, che a loro interessa poco sapere se la societá si preoccupa per loro e dedica loro un giorno speciale. Non é facile capire che cosa sta accadendo alla gioventú. Non é facile avere a che fare coi giovani. Lo dicano i genitori, che guardano i loro figli con perplessitá, e sono spaventati dalla grande differenza tra generazioni. Lo dica la scuola, a cui vengono i brividi davanti ai problemi che i suoi alunni sollevano, e si sente incapace di offrire soluzioni. Lo dica la Chiesa, che ha perduto il contatto coi giovani e non sa piú come riallacciare il dialogo con loro".

Continua dom Demetrio: "´Del resto, siamo tutti d´accordo che viviamo un´epoca di cambiamenti allucinanti, tanto da farci dire che "non é un´epoca di cambiamenti ma un cambiamento di epoca", come ha riconosciuto recentemente la Conferenza di Aparecida. Ebbene, i cambiamenti incidono piú direttamente sui giovani. Essi si trovano allo sbaraglio senza rifugi di protezione, che possano attutire l´impatto delle rapide trasformazioni culturali in corso ai nostri giorni. Oltretutto, i giovani sono bersaglio scelto di chi sfrutta la situazione per fatturare sulla debolezza umana. I giovani diventano obiettivo di manovre dannose, che hanno la loro traduzione piú crudele e dannosa nella rapida disseminazione della droga". (....) Ebbene, questo é il mondo dei giovani. Davanti ad esso non é il caso di scoraggiarsi. Perché nonostante tutto, i giovani conservano il desiderio di vita, la sete di valori autentici. La cosa migliore é sfidarli a diventare essi stessi protagonisti della propria realizzazione". "Sfidare i giovani a farsi carico della loro missione" (Adital).

Foto: 1)inquinamento del Rio das Pedras. 2) 88mo compleanno di don Eligio.
3) Superfrango: l´industria di abbattimento dei polli. 3) La famiglia riunita.

20 ottobre 2009

MESSAGGI ESPLICITI

Sono riuscito, finalmente, a correggere l´impostazione: d´ora in poi, se vuoi, puoi mandare un commento via e-mail o pubblicarlo direttamente senza difficoltá. Cerchiamo di creare un pó di dialogo e arricchire i contenuti.

L´onorevole Tremonti: "Credo nel posto fisso". Come dobbiamo accoglierlo questo messaggio? Ditemelo voi. Negli anni 80 Reagan e la Tatcher lanciarono la "deregulation". I sindacati, di fronte a un mercato del lavoro che non faceva piú assunzioni, accettarono la "flessibilitá del lavoro" e i contratti a tempo determinato, per aprire una strada ai giovani. Ricordo un´assemblea della CISL a Sassuolo nell´85 (ero provvisoriamente sindacalista), in cui il conferenziere e paladino della mobilitá era il professor Romano Prodi. Noi dicevamo: "Mobilitá sí, ma attenti: il contratto a tempo determinato sia realmente di formazione-lavoro, duri poco e abbia regole e controlli". Negli anni seguenti é accaduto il contrario. La finanza sempre piú fuori controllo, fino a provocare questa crisi. I contratti a termine hanno prodotto milioni di precari a tempo indeterminato. Se lo Stato non impone delle regole al capitale speculativo hai voglia di credere nel posto fisso! I finanzieri spostano gli investimenti da un continente all´altro e da un settore all´altro sorvolando la gente senza nemmeno vederla. Le imprese nascono, si fondono e chiudono come se niente fosse. Gli economisti sostengono nella midia che l´economia ha le sue regole che non dipendono dai comandamenti di Dio, e che l´egoismo é la molla che fa girare il mondo: senza di essa c´é solo miseria. "Credo nel posto fisso" sembra un atto di fede: bisogna poi vedere in quale dio!

Ma sarebbe bello se la crisi avesse messo in moto una reazione a catena di "conversioni": questo non é un ambito religioso, ma ha molto a che vedere con la fede di Gesú, rivelata nella moltiplicazione e condivisione del pane e nella storia del samaritano. Se si vuole dare un futuro sereno alle famiglie e promuovere la vita bisogna garantire lavoro e stabilitá. Forse, é meglio per la stessa economia, no? Una ripresa economica che continuasse a provocare disuguaglianza sarebbe una sconfitta, non una vittoria sulla crisi. E scusate se scrivo da incompetente: sono appena tornato dalla visita ad una famiglia che ha venduto le sedie e il televisore per comprare il cibo. L´economia va bene quando tutti hanno lavoro e salario. Nella vicina cittá di Heitoraí, mi raccontano: "Quí sono nati diversi accampamenti di senza terra, e hanno ottenuto la terra lottando contro tutto e tutti: anche contro i politici e l´elite locale, che li odiava. Padre Giorgio Gagliani, modenese, ci ha messo la vita per sostenerli. Altri preti e laici del posto hanno discusso e litigato perfino contro le famiglie cattoliche piú in vista, che trattavano i senza terra come dei vagabondi senza arte né parte. Ora, peró, si vede chi aveva ragione: da quando i senza terra si sono fissati sulla terra e producono, Heitoraí che era una cittá in agonia é risorta. La cittá é vivace, piena di eventi e iniziative, e gli esercizi commerciali prosperano".

Ci sono poi questi altri messaggi espliciti - via internet. Uno di Don Vitaliano della Sala: "Nell’universo ci sono 200.000.000.000 di galassie, ognuna a milioni di anni luce dall’altra, e ognuna con in media 100.000.000.000 di sistemi solari… e chi abita in Marocco sarebbe uno straniero?". Meno male che qualcuno lo dice, anzi, lo grida. Il secondo di don Angelo Casati parroco nel milanese: “Vogliamo una Chiesa che non imponga mai a nessuno le proprie convinzioni sui problemi dell’etica e della politica e si fidi solo della forza libera e mite della fede e della grazia di Dio. Vogliamo una Chiesa che pratichi la compassione e trovi nella pietà la sua gloria. E faccia sue le parole che il santo padre Giovanni XXIII incise sul frontone del Concilio: Oggi la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità. Essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi non rinnovando condanne ma mostrando la validità della sua dottrina... La Chiesa vuol mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati. Vogliamo una Chiesa che sappia dialogare con gli uomini e le donne e le loro culture, senza chiusure e condizionamenti ideologici, e impari ad ascoltare e a ricevere con gioia le cose vere e buone di cui gli interlocutori sono portatori. La verità e la bontà sono di Dio, il quale le dà a tutti gli uomini e non solo ai cristiani.
Vogliamo che al centro della Chiesa venga messo il Vangelo e la sua radicalità. Solo così la Chiesa potrà essere vista e sperimentata come esperta in umanità. È tempo che, senza paura, nella Chiesa e nella città prendiamo la parola da cristiani adulti e responsabili, pronti a rendere conto della speranza cristiana”.

Ma il messaggio piú esplicito di tutti é quello del Vangelo di domenica scorsa: "Voi sapete che i capi delle nazioni le opprimono e i grandi le tirannizzano. ma tra voi non sará cosí: chi vuole essere grande sia vostro servo, e chi vuole essere il primo sia lo schiavo di tutti" (Marco, 10, 42-44). Che sembra una tirata d´orecchi a noi: cattolici e Chiesa. Come siamo lontani da questa pratica evangelica! Quando diciamo di essere "al servizio", non stiamo peccando contro lo Spirito Santo (se ne parlava nel Vangelo di sabato)? Stiamo mentendo alla nostra coscienza, e lo Spirito é Dio in noi, che ci parla con la nostra coscienza. Un peccato imperdonabile: forse Dio perdona anche questo ("non sanno quello che fanno"), ma noi no. Ci tormenterá per tutta la vita, ricordandoci che siamo vigliacchi e impostori. Molta gente perde la fede per colpa nostra: e quelli che non hanno fede sono ben contenti di averci come complici. Nel film-fumettone Angeli é demoni, dopo ore di gimcana per le strade di Roma il prete-camerlengo pronuncia queste sagge parole: "Dobbiamo aprire le porte e le tende, e parlare al nostro gregge. Se il mondo lá fuori potesse vedere la Chiesa come la vedo io, vedrebbe un miracolo moderno: una fraternitá di anime semplici e imperfette, che non vogliono essere niente di piú che la voce della compassione in un mondo fuori controllo". Semplicista e populista, ma in fondo esprime il sentimento di tantissimi credenti. Non ci salveremo mascherando da "servizio" il potere, i titoli, le insegne, le caste,le alleanze e i patteggiamenti. Solo la sincera e reale sequela di Gesú Cristo salva. Forse, col tempo e i fallimenti, ci arriveremo.

Per ultimo, siccome siamo nel mese delle missioni, vi pubblico quest´altro messaggio e-mail dal Mozambico. É del Padre Luis Cardalda, uno spagnolo della Galizia, che é rimasto per molti anni qui con noi come prete Fidei Donum e poi ha chiesto di essere inviato, da questa Diocesi, come missionario in Mozambico: ed é assai piú vicino alla mia vita quotidiana. “É necessario rinnovare l´impegno di annunciare il vangelo, fermento di libertá e progresso, di fraternitá, unione e pace. Desidero di nuovo confermare che il compito di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della chiesa" (Benedetto XVI- messaggio per la giornata missionaria). Ottobre, mese missionario, ci riporta alla memoria i ricordi delle attivitá con cui, nelle nostre comunitá, si celebra il comando di Gesú di andare a tutte le nazioni. Ad Itaberaí io vibravo ogni volta che si cantava: "Vai,vai missionário do Senhor". Forse influenzato da quell´entusiasmo, quando mi capitó l´occasione venni in Mozambico, dove mi trovo ora per la seconda volta inviato dalla Chiesa di Goiás. Il missionario viene inviato per ricordare a tutte le comunitá che la missione é un´esigenza fondamentale della fede. Cosí lo conferma il papa: "La missione oltre frontiera dev´essere la prioritá dei vostri piani di pastorale".

La vita del missionario si compone di piccoli gesti. davanti al diverso impara ad essere umile, ascoltare, accogliere, essere paziente e rispettare. Ha nel cuore la certezza che prima di lui é arrivato lo Spirito Santo a spargere le sementi del Verbo. Per questo, il missionario é chiamato a guardare con fede la realtá per scoprirvi le strade che lo Spirito sta aprendo. Ci sono momenti, quando osserviamo con amore, in cui piccoli gesti sono rivelatori. Tornavo dal mercato verso sera, uma bambinetta veniva con un recipiente di paglia sulla testa, in cui portava un poco di manioca, forse per la cena della famiglia. Ad un tratto ella si ferma davanti a me, prende un pezzo di manioca, e me lo porge. Non ha detto niente, ho visto solo il suo sguardo brillare e un sorriso affettuoso sul suo volto. Sono gesti cosí, che parlano del Regno e incoraggiano il cammino conducendoci all´essenziale: creare fraternitá.

Quando il missionario arriva in una comunitá é una festa. Nella celebrazione dell´Eucaristia, si vibra di allegria, si condivide la Parola, e la presentazione delle offerte la si fa danzando. É quello di San Paolo, chi dona lo faccia con gioia. Ma é il momento della pace che per me é presenza coinvolgente dello Spirito. La gioia degli uomini, le grida di giubilo delle donne (ululus), i bambini che mi accerchiano per la pace, mi fanno vivere la profonda comunione che abbiamo nello Spirito del Risorto. Questa Chiesa é ministeriale. Sono i laici, madri, padri e giovani, che nelle comunitá si fanno carico dei diversi servizi. A loro dedichiamo prioritá nei nostri piani di formazione. In ogni comunitá c´é un consiglio che dirige e organizza la vita della comunitá. Il centro del cammino di ogni comunitá é il catecumenato, che dura 4 anni. Nessuno si battezza senza passare attraverso il catecumenato. Cosí camminano le 140 comunitá che serviamo con molti chilometri da percorrrere.

La situazione sociale non é buona. Quest´anno molta gente é morta di colera. La malaria é endemica e provoca anemia. L´aids sta decimando la gioventú e lasciando molti orfani. Esiste ancora la lebbra e la tubercolosi, e altre malattie croniche come cronico é il problema dell´acqua. Per bere noi andiamo a cercarla a 20 chilometri. Ma una cosa che colpisce l´attenzione é l´allegria di questo popolo povero. Nonostante tutto questo e la convivenza con la fame (molte famiglie fanno solo un pasto al giorno) conservano il sorriso. Penso che sia una chiara manifestazione dello Spirito. Alla nostra porta arrivano molti studenti - alcuni orfani - con difficoltá per continuare gli studi, e chiedono aiuto. Facciamo quello che le nostre possibilitá ci permettono, ma é doloroso quando dobbiamo dire che non possiamo. Che le nostre possibilitá non arrivano a tanto. Nonostante questo vogliamo aiutare a mantenere viva la speranza, come ha detto il papa: "La missione della Chiesa é contagiare di speranza tutti i popoli".

A tutta la gente di Itaberaí l´augurio che crescano nella fede e incontrino in Gesú Cristo la gioia e la pace. Pe.Luis - Moma 17-10-2009.

Foto: Padre Luís Cardalda (sinistra) e Padre Severino Silva, parroco di Itaberaí, che é stato per qualche tempo suo compagno di missione in Mozambico.