26 gennaio 2013
PIOGGIA E MUSICA
Piove giorno e notte, con forza. É um concerto musicale. Qui in Goiás si accoglie la pioggia come una benedizione dal cielo. É una delle prove che Dio é brasiliano! Quest´anno gli agricoltori hanno corso il grosso rischio della siccitá. Da metá dicembre fino al dieci gennaio ha fatto un caldo insopportabile e non é mai piovuto. La soia e il granturco, ormai alti e pronti per formare i semi, avevano giá cominciato a impallidire. Chi poteva, irrigava, chi non poteva pregava. Quando é inziata la novena di San Sebastiano ha fatto il miracolo: ha cominciato a piovere ogni giorno, e adesso piove quasi in continuazione, ogni ora. A dire il cielo si é coperto di nuvole, e da allora non ha mai smesso di piovere. Prima a intermittenza, poi, in questi ultimi giorni, quasi di continuo. I metereologi attribuiscono la pioggia alle coincidenze di fenomeni atmosferici, non ai santi e alla preghiera. I goiani, invece, sono sicuri che é un intervento soprannaturale. Ve lo posso garantire. Sulla cultura di un popolo e sulla sua fede non si discute. Hanno pregato molto e hanno ottenuto. In molte aree del nordest non piove da tre anni, ed é giá iniziata la tradizionale emigrazione forzata descritta nel romanzo “Vidas secas” di Graciliano Ramos: un capolavoro di letteratura. I contadini vanno nelle grandi cittá, soprattutto São Paulo. Ai tempi di Graciliano Ramos facevano centinaia di chilometri a piedi e molti morivano nel cammino: di fame e sete. Non é che i nordestini non preghino, é un mistero dell´universo che solo Dio conosce.
Il popolo brasiliano é ancora molto religioso. L´ateismo avanza anche quí, con il forte contributo del boom economico e di tutto il modo di vivere del capitalismo neo-liberale, tuttavia per certi aspetti piú si riduce il numero di credenti, piú aumenta la fede di quelli che perseverano. L´evangelizzazione, in queste ultime decine di anni, ha fatto passi enormi. Non siamo il grande paese cattolico che alcuni vogliono ancora credere, ma sicuramente un paese con molte comunitá di cristiani veri. Bisogna vedere come affrontano la morte. Stamattina ho celebrato le esequie di Maria, una signora di 64 anni che ieri, a Goiania, mentre scendeva dall´autobus, é stata investita da una macchina. La fede della sua famiglia di fronte alla morte mi ha scosso. Hanno letto il Vangelo, cantato, improvvisato preghiere. Hanno pregato perché il Signore li aiuti a superare questo brutto momento e a continuare il loro cammino per essere di aiuto al prossimo.
Sia ben chiaro che quí non siamo in Italia. Non c´é solo la Chiesa cattolica. Mentre scrivo, a 4 case di distanza dalla mia stanno facendo un culto evangelico. Hanno aperto il portone e riempito il garage di sedie, come fanno i cattolici quando c´é la messa. La casa é affollata. Ci sono quattro chiese evangeliche in questo angolo del quartiere, e quella che sta celebrando é un´altra venuta da fuori. Lula ha firmato un Concordato col Vaticano sul modello che tutti conoscono: insegnamento religioso nelle scuole, cappellani militari, eccetera. Il documento attende l´approvazione del Congresso. Sará messo in discussione chissá quando (dipende dal Presidente della Camera), e non esiste nessuna o quasi probabilitá di ottenere una maggioranza. Credo che Lula l´abbia firmato per questo: era a fine mandato, e sapeva che non avrebbe avuto il voto dei deputati. Questo é un paese multirazziale, multiculturale e multireligioso. Il nostro nuovo sindaco ha fatto la cerimonia di possesso dell´incarico nella nostra chiesona per questioni di spazio, ma erano presenti anche le autoritá religiose di diverse chiese evangeliche. La fede in Dio é garantita, ma l´appartenenza religiosa é libera e il paese richiede tolleranza, convivenza e collaborazione.
Il Vangelo di domani, Luca 4, 16-20, é il famoso brano in cui Gesú parla nella sinagoga di Nazaret e dice: " Lo Spirito del Signore é su di me e mi unge per annunciare ai poveri una buona notizia, ai malati la cura e agli oppressi la liberazione. A tutti un anno di grazia da parte di Dio". Commenta il monaco Marcelo Barros: “Quí a Belém, due anni fa, io ero di passaggio e fui invitato a parlare da un gruppo di giovani carismatici. Mi diedero 3 minuti per lasciare un messaggio. Io feci loro i complimenti per i loro canti in cui si dichiaravano pieni di Spirito Santo, ma aggiunsi: Gesú, quando divenne pieno di Spirito, disse che lo Spirito lo aveva consacrato per liberare i poveri. E noi? E voi?”
23 gennaio 2013
É FINITA LA FESTA
La festa é finita, e stanno finendo anche le ferie estive per quelli che se le sono potuti permettere. Io non sono riuscito a racimolare nemmeno una fotografia della festa di San Sebastiano da esporvi aqui sul blog. É anche perché ho partecipato poco. In queste occasioni si chiamano a celebrare e predicare i parroci dei dintorni. Noi al massimo si concelebra. Qualche sera sono andato a sostituire nella sua parrocchia il parroco che veniva qui. Altre volte sono rimasto alla messa in mezzo alla folla, per ascoltare e sentire da un altro punto di vista. Ogni tanto fa bene mettersi dall´altra parte. Ci si rende conto dei patimenti di chi ci ascolta. Quante cose si dicono su Dio durante una messa! Noi preti qualche volta sembriamo proprio molto informati su Dio. Sappiamo molto di Lui. Sembriamo avere molta intimitá. Ma é proprio vero? Per fortuna Lui é misericordioso e anche la gente sa portare pazienza.
A parte questo, il tema della predicazione dei nove giorni era “Gioventú e fraternitá”, é venuto fuori qualche spunto di riflessione molto bello. Forse nelle preghiere ci si aspettano troppi interventi diretti di Dio. “Che Dio salvi i nostri giovani dalla droga e dall´alcool! Che Dio faccia sí che tutti i giovani trovino un lavoro dignitoso! Che i nostri giovani possano crescere in una famiglia unita e capace di educare!”. “Che il Signore attiri i nostri giovani in Chiesa!” Qualcuno peró ha detto chiaramente che occorre darsi da fare, occuparsi di politica e prendere iniziative concrete per creare opportunitá di studio, educazione e lavoro per i giovani. Nelle nostre parrocchie molti giovani sono assidui alla messa e si impegnano nelle pastorali. Pochi in confronto con la moltitudine dei giovani, peró sono giá un “pugno di lievito”. Sono il segno che indica la strada agli altri giovani: non solo la strada per andare in Chiesa, ma quella per dare un senso alla vita. Mancano tante iniziative. Forse c´é poca sensibilitá per la pastorale giovanile nelle nostre comunitá di adulti. Sono generosi nelle offerte quando si tratta di costruire chiese o strutture, ma molto meno per tutto ció che costruisce la comunitá di “pietre vive” (vedi 1ª Pietro, 2, 5).
Stasera sono andato all´incontro di lettura biblica in una comunitá. Il tema era lo stesso della festa: "Gioventú e fraternitá". La lettura era Matteo 4, la chiamata dei primi discepoli: "Venite con me, vi faró pescatori di uomini". Tra gli interventi, un ragazzino di 14 anni mi ha suggerito la frase giusta per completare questo post: "Seguire Gesú non é solo andare in Chiesa e fare i devoti. É anche, anzi é prima di tutto, essere sinceri nell´amicizia, onesti, rispettosi degli altri, non rubare, non ingannare, guadagnare la fiducia degli altri". Queste qualitá scarseggiano nel mondo, nelle famiglie e anche nelle nostre comunitá religiose. Invece sarebbe il primo sacramento per far conoscere e sperimentare Dio alla gente.
16 gennaio 2013
LE RELIGIONI NEL MONDO
La novena di San Sebastiano va che é una bellezza! Sono tutti contenti. Ha portato anche il refrigerio: non nevica come da voi, ma la pioggia é costante da una quasi una settimana. Nel mio ultimo post ho qualificato la festa come evasione, ricordando tante situazioni drammatiche in cui dovremmo essere in prima fila ad aiutare e che invece quasi non vedono o fingono di non vedere. Tuttavia c´é anche l´altro lato della medaglia: le feste dei santi, nei paesi, hanno un fortissimo potere di aggregazione che oltrepassa di molto i confini divisori delle classi sociali, partiti politici e schieramenti religiosi. Non escludono a priori l´impegno sociale. Fanno parte della religiositá naturale di ogni popolo. Ci fanno sentire che viaggiamo tutti sulla stessa barca, perció dobbiamo trovare il modo di gioire insieme ma anche lavorare affinché tutti possano sentirsi fratelli. “É meglio vivere in pace con i compagni di viaggio, qualunque essi siano, imparando a conoscerli, a sopportarli e, se si puó, perfino ad amarli. Sarebbe pericoloso, inconcludente e alla fine disastroso perderci in critiche e divisioni che ci porterebbero a vivere questo viaggio come un continuo conflitto”. (Carlo Maria Martini, Colti da stupore, pag. 8). Questa frase del cardinale é una buona lezione per me e per tutti noi.
Resta vero, peró, che la gente tende a sentirsi appagata con queste manifestazioni di fede gioiosa, e pochi sentono la necessitá di riparare le ingiustizie che massacrano i piú deboli. Le religioni sono un fenomeno contraddittorio che va studiato. Ho appena visto un documentario crudelissimo sulle orche marine. Fa impressione osservare dal vivo come “il pesce piú grande mangia il piú piccolo”. Per lui il piccolo non é un suo simile. É soltanto cibo. E purtroppo questo succede anche tra noi esseri umani. Dio ci ha dotati di una coscienza. Essa ci dice che bisogna controllare gli istinti e costruire insieme una vita piú felice e sicura per tutti. La religione dovrebbe aiutarci in questo. Soprattutto il cristianesimo: Gesú ha insegnato ad elevare la nostra natura umana a comportamenti da figli di Dio. Ma l´educazione é un processo lentissimo e complesso. La religione é usata, spesso, per unire un popolo o una classe sociale contro gli altri, e c´é sempre qualcuno che trova perfino nella Bibbia il pretesto per giustificarsi mentre distrugge e calpesta altri esseri umani.
In questo post pubblico alcuni dati sulle religioni nel mondo. Il Cebi (Centro di studi biblici) pubblica: ogni cinque minuti, nel 2012, un cristiano é morto per la sua fede. Il conto é dell´Osservatorio di Libertá Religiosa dell´Italia. In tutto l´anno sono morte a causa della fede 105 mila persone. Secondo l´organizzazione AIS (Aiuto alla Chiesa che soffre), 350 milioni di cristiani nel mondo soffrono qualche tipo di persecuzione o discriminazione. Nei 133 paesi analizzati dall´organizzazione, il diritto alla libertá religiosa é peggiorato negli ultimi due anni. Tre sono le zone di rischio per i cristiani, secondo l´Osservatorio italiano: i paesi in cui predomina il fondamentalismo islamico come la Nigeria, Somalia, Mali e Pakistan; i paesi comunisti come la Corea del Nord e la Cina; e quelli in cui predominano i nazionalismi etnici come lo Stato di Orissa, in India. Il professore Rupert Shortt, dell´Universitá di Oxford, teme che il cristianesimo sia prossimo a scomparire nel Medio Oriente, la regione geografica in cui sorse. Egli dichiara: “Esiste il rischio serio che il cristianesimo si estingua nei suoi territori biblici”.
“Ogni dieci abitanti del pianeta piú di otto – ossia 5,8 miliardi di persone – sono vincolati ad um gruppo religioso, mostra la ricerca “Paesaggio religioso mondiale” dell´Istituto Pew. Ogni sei persona una – cioé circa il 16% della popolazione mondiale – non é legata a nessuna religione. Questo studio ha come base 2,5 mila censi, registri di popolazione o studi, in 232 paesi. Il cristianesimo, con 2,5 miliardi di seguaci – 32% della popolazione mondiale – é il maggior gruppo religioso, seguito dall´islamismo con 1,6 miliardi di fedeli ossia il 23% della popolazione mondiale, poi l´induismo (1 miliardo), il buddismo (500 milioni), e i giudei (14 milioni, ossia lo 0,2% della popolazione mondiale. Altri 400 milioni praticano altre religioni, come gli aborigeni dell´Australia, gli indigeni del Nord-America e alcune minoranze cinesi. Quasi tutti gli induisti e i buddisti vivono nella regione del Pacifico, in Asia. Nella stessa regione vivono il 62% dei mussulmani, distribuiti tra Indonesia, India e Pakistan. La ricerca ha usato il concetto di “non affiliati” per indicare atei, agnostici e tutti quelli che non si identificano con nessuna religione in particolare. Alcuni di essi, tuttavia, hanno qualche credenza religiosa, fede in Dio o in um potere superiore. La Chiesa dei senza fede, spiega la ricerca, é il terzo maggior gruppo sulla faccia della terra. Il culto in crescita é l´ateismo. In Brasile 7,9% dicono di non credere in divinitá e di non avere una religione. Ma 88,9% si dichiarano cristiani”. (fonte CEBI).
Dal portale Protestante Digital: “Margot Kässmann, 54 anni, dall´aprile 2012 ricopre la carica di “ambasciatrice di Lutero” per il giubileo del 2017 che commemorerá il 5º centenario dell´inizio della Riforma di Lutero del 31 ottobre 1517. Con questo motivo, durante il 2017 si realizzeranno in Germania una serie di importanti atti sulla Riforma Protestante e sulla persona di Martin Lutero. Kässmann é stata vescova della Chiesa Evangelica Tedesca – EKD – la maggiore organizzazione protestante tedesca, e risiede nella localitá di Mannheim”. Nel contesto di uno sforzo per far conoscere meglio al mondo il significato spirituale della Riforma, la Kässmann, “in un´intervista pubblicata nel Mannheimer Morgen, ha detto di avere la speranza che Benedetto XVI revochi come papa la scomunica che pesa ancora sul fondatore del protestantesimo. Una scomunica che fu decretata nella bolla Decet Romanum Pontificem, firmata da Leone X nel gennaio del 1521. Secondo Margot Kässmann é giunto il momento di eliminare questa spina tra cattolici e protestanti e di fare um gesto di buona volontá”. “La rappresentante della EKD ha usato diversi argomenti per dare fondamento alla sua posizione, come, ad esempio, che molte commissioni ecumeniche hanno concluso che la scomunica a Martin Lutero é “teologicamente ingiustificabile”.
E nei nostri paesi cristiani la persona umana é amata e rispettata? Facciamo un esempio. Il Cebi afferma che “mentre il Governo Brasiliano continua a propagandare che l´etanol é “combustibile pulito”, i popoli indigeni vedono le loro terre e fiumi invasi da imprese e fazendeiros che piantano canna da zucchero. Il lavoro schiavo continua a essere denunciato dal Ministero Pubblico. Nella regione del Mato Grosso del Sud, ai confini del Paraguai, il popolo indigeno piú numeroso del Brasile sostiene, quasi silenziosamente, una lotta disuguale per riconquistare il proprio territorio. Sfrattati dal continuo processo di colonizzazione, piú di 40 mila Guaraní Kaiowá vivono, oggi, sono confinati in meno dell´1% del loro territorio originale. Sulle loro terre si incontrano migliaia di ettari di canna da zucchero piantati da multinazionali che, d´accordo coi governanti, presentano l´etanolo al mondo come energia pulita ed ecologicamente corretta. Senza terra e senza foresta i Guarani Kaiowá convivono da anni con un´epidemia di denutrizione che colpisce i loro bambini. Privi di alternative di sussistenza, adulti e adolescenti sono sfruttati nella piantagioni di canna in spossanti giornate lavorative. Nella linea di produzione del combustibile pulito sono costanti gli interventi del Ministero del Lavoro che scoprono nelle distillerie il lavoro infantile e il lavoro schiavo. Spesso, in mezzo al delirio dell´oro verde (come é chiamata la canna da zucchero) i leader indigeni che affrontano il potere trovano come loro destino la morte commissionata dai fazendeiros”. In altre parole, anche la nostra economia si alimenta mangiando i pesci piccoli.
Per quelli che capiscono portoghese o spagnolo esiste un video su you tube: À sombra do delírio verde”.
7 gennaio 2013
SIAMO TUTTI RE MAGI ?
Foto: 1) vignetta sulla scuola moderna; 2) Marcelo Barros; 3) La chiesa di Morano dove sono stato battezzato (ho iniziato il viaggio); 4) Padre Maurizio in Amazzonia.
Per correggere un´informazione errata che ho dato su questo Blog riguardo ad Arturo Paoli che ha compiuto 100 anni, vi passo quanto é stato pubblicato in un articolo: "Oggi Arturo Paoli, che é ritornato definitivamente in Italia dal 2006, vive nella Casa “Beato Charles de Foucauld” di San Martino in Vignale, sulle colline di Lucca, dove riceve le persone in un clima di amicizia, fraternitá e accoglienza, partecipa ad incontri e pubblica nuovi libri, continua la sua abituale collaborazione con giornali e periodici tra cui i Quaderni mensili di Oreundici". Dunque lo avete lí vicino. Andatelo a trovare. In questi giorni sará a Quarrata (Pistoia) per un incontro con amici di ogni parte del mondo, tra cui alcuni modenesi. Per conoscerne piú correttamente la biografia cercate su google, ne troverete in abbondanza.
É sempre piacevole iniziare un nuovo anno. É come per uno studente aprire un quaderno nuovo, con la copertina intatta e le pagine pulite. Lo si prende tra le mani con molta attenzione per non spiegazzarlo e si comincia a scrivere con la calligrafia piú bella di cui si é capaci. In seguito, evidentemente, ci si rilassa un poco.
Attendiamo invano la pioggia. Non lo so di preciso, credo che la crisi riguardi particolarmente questa zona del centro-ovest, perché a Rio e San Paolo ci sono state vere alluvioni. Noi é piú di un mese che non vediamo pioggia, eccetto qualche “pisciatina di cane”. Questa annata, se continua cosí, sará ricordata come la piú calda e secca degli ultimi dieci o quindici anni.
Intanto io ho giá presieduto per la terza volta la messa nella nuova “cattedrale” restaurata: finestre ampie con le vetrate di mosaico a colori, porte immense e una apparecchiatura sofisticata per far circolare l´aria. Qualcuno giá si lamenta: “Lí dentro c´é um caldo insopportabile!” É vero, ma in questi giorni era caldo ovunque. Uno dei segni del benessere é che certe cose superflue, come l´aria condizionata nelle chiese di cui si é fatto senza durante secoli,improvvisamente sono diventate una necessitá inderogabile. Ci sono tante altre prioritá per cui investire energie e denaro: iniziative per l´educazione dei ragazzi e giovani, disoccupati e migranti bisognosi di assistenza, il risparmio energetico per evitare il tanto sbandierato effetto serra. Sono ormai lontani i tempi in cui Dom Helder Camara diceva: "Non costruiró la cattedrale finché ci sará una famiglia senza tetto". Spendiamo molto tempo a meditare le beatitudini, il giudizio finale di Matteo 25, la parabola del buon samaritano e magari, se uno propone di praticarle, lo trattiamo come un pazzoide.
Poi é arrivata la festa dell´epifania, che quí é chiamata “Santos Reis”. Padre Marcelo Barros ha scritto: “Le Chiese orientali chiamano questa festa “Teofania” e in essa celebrano il battesimo di Gesú. La Chiesa latina ha come centro il vangelo della visita dei Magi a Gesú. Il popolo l´ha chiamata Festa dei re magi. Re magi siamo tutti noi! In Brasile la gente ha creato diverse danze popolari, processioni e “folias de reis” che portano, di casa in casa, la bandiera del Bambino e invocano la benedizione per le famiglie”. “La tradizione ha trasformato i saggi dell´Oriente in re magi e ha fatto, del loro viaggio a Betlemme il prototipo di ogni ricerca umana del Mistero”. “Persone di ogni religione e tradizione spirituale, intellettuali di tutte le culture anche se non appartengono ad alcuna religione, vivono um pellegrinaggio interiore cercando di imparare e vivere il mistero piú profondo della vita”.
L´idea di Marcelo del lungo viaggio interiore é suggestiva. Ogni tanto mi riguardo un film bellissimo, “Il quarto saggio”. É la storia di un saggio d´oriente che doveva fare il viaggio assieme ai magi e manca all´appuntamento per la partenza. Da quel momento in poi arriva sempre in ritardo: giunge a Betlemme quando Gesú era giá andato in Egitto. Quando parte per Nazaret, alcuni ladri lo assaltano e lo portano in una colonia di lebbrosi. Si sente in dovere di fissarsi tra loro per curarli e dopo tanti anni sente dire che Gesú era stato condannato a morte. Corre a Gerusalemme, ma arriva quando Gesú era giá morto. In quel momento di disperazione, gli appare Gesú in persona e gli dice: “Tu mi cercavi, e mi hai trovato da molto tempo. Ogni volta che hai fatto tardi é stato per aiutare qualcuno: io ero lí”. Il mio viaggio interiore dura da molti anni, e spero un giorno di incontrarlo e di udire queste parole.
Voi vi preparate alle elezioni in mezzo a una crisi di esito incerto. Ad Itaberaí ci si prepara alla festa del patrono, e nel nostro ambiente non si parla d´altro. É sorprendente la passione dei miei parrocchiani per la festa: voglia di evadere? Credono che la crisi sia lontana? La CPT racconta che per la riforma agraria l´anno scorso é stato il peggiore degli ultimi dieci anni. Lo stipendio minimo é salito del 9%, gli alimenti sono aumentati almeno del 50%, un pranzetto al kilo costava 8 reali nel gennaio scorso, adesso ne costa il doppio. Quasi ogni settimana abbiamo episodi di violenza e morte per traffico di droga. A S. Paulo la popolazione carceraria é aumentata del 247%: “Con un totale di 190.818 carcerati, lo Stato paulista é il primo assoluto in numero di prigionieri”, ed il quarto in percentuale di arresti dopo il Mato Grosso del Sud, Rondonia e Acre” (Adital). Il panorama non é cosí sereno come molti vogliono credere, ma se l´ottimismo é una cura abbiamo buone prospettive.
Due buone notizie. Una ce la dá Dom Pedro Casaldáliga: "Ho passato alcune settimane in disparte a causa della situazione di conflitto e minacce che stiamo vivendo. Ora l´ambiente si é tranquillizzato um poco di piú e la lotta per il Regno continua”. Lo ha scritto all´editore del suo libro pubblicato recentemente in Spagna, "Los cinco minutos de Pedro Casaldáliga" (notizia di Adital). L´altra riguarda Padre Maurizio Setti, che all´inizio di febbraio fará l´ingresso, come parroco, nella parrocchia di Jussara. Localizzata nella regione nord-ovest della nostra diocesi, con un´area di 4.092,456 km² e piú di 20 mila abitanti, Jussara é la quinta maggiore parrocchia della diocesi di Goiás. Con un paio di aiutanti diaconi, dei quali uno permanente, avrá da lavorare: gli facciamo gli auguri!
26 dicembre 2012
PROPOSITO PER IL 2013
Foto: a partire dalla sera di domenica scorsa 23 dicembre, siamo tornati dentro alla vecchia Chiesa di San Sebastiano ristrutturata. Per puro caso mi é toccato l´onore di spianarla. L´inaugurazione é ancora lontana, perché non é finita. La gente é contentissima. Sono orgogliosi di avere una chiesa cosí grande e bella. La voce e lo sguardo di chi presiede si perdono nello spazio. Continueró a preferire le piccole comunitá in cui ci possiamo guardare negli occhi.
Sono le 22 del giorno di Natale. Sono appena rientrato da una visita a Nello. É sempre solo nel suo tugurio. Ha compiuto 89 anni. É ancora forte di mente e volontá. La coerenza non gli manca, come si conviene a um profeta “voce nel deserto”. Libero come quei filosofi che abitavano nel canile di Atene. Orgoglioso di ció che dice. Per questo gli hanno regalato mezz´ora alla settimana nella radio locale. Nessun altro, che io sappia, ha mai ottenuto un simile privilegio. Per vederlo, io ho attraversato lampi e tuoni sulle montagne di Itapuranga che questa sera sembravano le “cime tempestose”. Ero libero da impegni e avrei potuto concelebrare ad Itaberaí, ma l´amico Padre Luís mi ha detto: “Non troverai Dio nel Tempio, cercalo nel tuo fratello!”. Una bella frase per la notte di Natale e per tutto il 2013 che verrá. Scrive Frei Beto che le feste di Natale risvegliano: 1) il sentimento religioso e la “nostalgia di Dio”; 2) propositi di vivere meglio l´anno nuovo che sta per iniziare; 3) ma anche una speie di noia spirituale provocata da tutto ció che siamo costretti a subire in questo periodo: pranzi e cene, auguri di circostanza e orgia consumistica imposta e strombazzata in tutte le forme possibili.
Ho visto la nostalgia di Dio nella novena, celebrata nei quartieri e in campagna nei gruppi spontanei di famiglie. Un incontro intimo, di preghiera, senza chiasso di festa, ma anche le comunitá piú fiacche si sono risvegliate e riaggregate. É impressionante l´attrattiva che esse esercitano. La gente attende il tramonto, poi accorre. La diocesi fornisce ogni anno um libretto diverso per arricchire la devozione popolare con letture bibliche e riflessioni aderenti alla realtá locale. Pellegrinano da una casa all´altra portandosi dietro un piccolo presepio. Ogni gruppo sceglie le sere preferite dalla maggioranza. Dove le distanze non permettono una novena intera, fanno un triduo. L´ultimo giorno portano bevande e specialitá di cucina goiana (pão de queijo, biscoito de mandioca, etc...) per um´oretta di confraternizzazione. Quando le coincidenze lo consentono ci va pure il prete a celebrare la messa, e in questo caso é giá Natale.
A parte il clima assai diverso, hanno il fervore delle novene della mia infanzia: alle sei del mattino facevamo una scarpinata notevole per arrivare nella cappella della borgata, godere la gioia di ritrovarci con gli amici e conoscenti della zona, ascoltare le magnfiche antifone dei profeti e cantare “Tu scendi dalle stelle”. A quei tempi eravamo tutti al freddo e al gelo. Si camminava al buio ben infagottati tra le colline bianche di brina o dolcemente ammantate di neve. Nei giorni scorsi, usando i potenti mezzi di google maps, ho rivisto quasi dal vivo i luoghi di quelle mattinate indimenticabili: la casa di Ponte Borlenghi, il percorso in mezzo ai frutteti, la chiesetta e la piazzuola, la bottega del fabbro chiusa da tempo immemorabile con lo stesso portone di allora, sempre piú logoro. Mi incantavo a guardare il mantice, la fucina, il fabbro tutto nero che batteva e batteva...e che diceva a noi bimbi: “State alla lontana!”
Tutto é cambiato. Solo 10% della popolazione vive ancora nei campi. Gli attrezzi e i borghi con le attivitá artigianali sono scomparsi anche quí come ovunque. Lo spirito natalizio riesce a farne riaffiorare qualche elemento poetico, um ó dell´anima contadina che sa improvvisare e mettere insieme l´antico e il nuovo. In una notte qualsiasi ho celebrato dentro al capannone di una fazenda, tra macchine agricole e pile di sacchi di concime e cereali. Io ero al centro di un semicerchio di comode sedie bianche di plastica prese in affitto dai grossisti di birra e bibite. Un candeliere fatto con um semiasse e pezzi di un vecchio trattore sorreggeva i nove grossi ceri - simbolo della novena. Sospese su di noi tante palle colorate per creare l´ambiente. A destra un presepio illuminato da cordoni di lampadine cinesi. Accanto alla capanna di Gesú Bambino un albero di Natale, e a destra della mensa eucaristica un Babbo Natale vivo, seduto su un trono, ha presieduto la messa vicino a me. Babbo Natale a messa, non é una contaminazione? Peró fa sorridere e sognare i bambini! Non sará lui a impedire l´accoglienza a Gesú, “Dio con noi”, aperto a tutte le culture e tutti i popoli.
L´ostacolo per Gesú sará, piuttosto, la nostra cecitá. I profeti annunciavano che il Messia sarebbe venuto per essere luce dei “ popoli che camminano nelle tenebre e nelle ombre di morte”. Noi di tenebre ne abbiamo ancora tante e ci rifiutiamo di vederle. Se si pensa, ad esempio, alla situazione degli indios brasiliani, vediamo che il tradimento del Natale é cominciato assai prima dell´arrivo di Babbo Natale. Nel 500 i coloni portoghesi cominciarono ad eliminare gli indigeni che non accettavano la schiavitú. Piú di cinque secoli dopo, circa un mese fa, nel Pará, essi sono stati vittime di una ennesima strage, quasi ignorata dalla stampa. Per dissipare queste ombre di morte non basta né il presepio né il clima di religiositá del Natale. Solo la forza della Parola di Dio potrá far splendere, poco alla volta, la luce di Cristo. I censimenti dicono che 4 persone ogni cinque si dichiarano religiose, ma un miliardo e mezzo vive sotto la soglia della povertá.
A volte ci creiamo Dio a nostra misura. Gli rivolgiamo sospiri ed espressioni estasiate per sentirci vicini a lui, ma le nostre vere aspirazioni sono la ricchezza e il potere a tutti i costi. Non dividiamo il pane. Nei giorni scorsi un commerciante che, rivestito di tunica bianca, mi aveva fatto devotamente da chierichetto, mi ha detto: “Il nostro dovere é amare Dio, non i poveri”. Nel suo caso voglio pensare che sia solo una frase che gli é venuta fuori male (le bestemmie non vanno contestualizzate?), ma il guaio é che sono molti quelli che non vogliono aprire gli occhi o “accendere la Luce”. Il teologo evangelico brasiliano con nome cinese, Yung Mo Sung, spiega che le “elites” hanno bisogno di maltrattare il prossimo per giustificare i propri lussi, perció cercano notte e giorno prove dell´inferioritá altrui per non provare vergogna di ció che fanno. Cosí, quando erano costretti a usare gli schiavi, avevano scoperto che i negri non erano esseri umani. Ed ora sfogano la loro rabbia contro chi, come Dom Tomás, Pedro Casaldáliga ed altri, in adempimento del Vangelo difendono le categorie piú oppresse.
Se lo dice lui! Noi sappiamo per certo che l´egoismo e la cattiveria esistono nel profondo di ogni essere umano, e quelli che hanno potuto dominare e fare leggi hanno strutturato le istituzioni a proprio vantaggio. Allora, che fare? Mi approprio della proposta di un altro teologo che scrive sul sito del CEBI: siccome questo vecchio mondo non é finito nel 2012 come prevedeva il calendario dei Maya, facciamolo finire noi nel prossimo 2013. “É importante cominciare distruggendo alcune cose antipatiche che abbiamo in noi, come l´egoismo, l´arroganza, l´odio, il pessimismo e l´invidia, (...) che non sono salutari per la nostra vita sulla terra”. “Il secondo passo é farla finita coi mondi della fame, ingiustizia, accumulazione”. Poi cominciare un mondo nuovo. Pensare a chi ti sta vicino, averne cura, abbracciare senza paura e senza malizia, amare senza abusare”. “É ora di coltivare i sentimenti della gratitudine, affetto, condivisione”. “Credo in te, in me stesso, nell´umanitá, che in qualche modo impareremo percorrendo la strada dell´amore o del dolore”. (Lucas Rinaldini, Birigui, CEBI - São Paulo Interior).
PS - In questo post ho tradito notevolmente il pensiero di Yung Mo Sung, la cui riflessione nell´articolo che ha pubblicato su Adital é bem piú ampia e precisa. Riassumo qui, con maggiore fedeltá ma con parole mie e volgari, la parte che riguarda la mia citazione: le elites in astratto (in teoria) sono d´accordo che tutti gli esseri umani sono uguali. Ma in pratica, per quelli di loro che pensano di essere superiori perché hanno piú soldi e perció ritengono di avere il diritto al potere, l´uguaglianza diventa spesso un affronto. Per questo, quando emergono persone come Obama, Lula, o Ugo Chavez, schiattano di rabbia e devono trovare per forza prove per squalificare il loro operato.
13 dicembre 2012
PROFEZIE DI NATALE
Le foto: 1) Dom Tomás e dom Pedro Casaldáliga, il vescovo emerito di São Felix, amico per la pelle di Dom Tomás e anche lui novantenne (lucido ma fragilizzato dal Parkinson). Alla sua destra il neo-prete Padre Celso, ex benedettino; alla sinistra il dottor Antonio di Ceres, che fu compagno inseparabile di Dom Tomás nelle visite agli indios (il dottor Antonio ha raccontato tutte le paure che ha passato sul piccolo aereo rosso che Dom Tomás pilotava). 2) I ragazzi del gruppo di capoeira, che sono venuti a suonare il berimbau per dom Tomás. Le altre sono foto dello stesso incontro.
Siamo a un passo dal Natale. Auguri a tutti i lettori! Va di moda la profezia dei Maya, ormai in scadenza. La Chiesa ci fa leggere quelle dell´Antico Testamento che non scadono mai. La nostra situazione assomiglia parecchio alla loro. Quei profeti vivevano l´esperienza dell´invasione degli imperi: Gerusalemme distrutta, i dirigenti deportati e il popolo angosciato, spintonato quá e lá, disorientato. Noi viviamo i tagli, le tasse, i fallimenti di imprese, una schifosissima corruzione politica, la disoccupazione. In Brasile soprattutto la violenza. I profeti facevano gli auguri annunciando un tempo futuro di pace e giustizia fondato sulla fedeltá a Javhé che Israele aveva irriso e violato seguendo idoli d´oro e argento. Noi facciamoci gli auguri della pace in Gesú Cristo e nel Regno di Dio che é in “Avvento”: giá in cammino ma non ancora arrivato. Siamo bugiardi se non riconosciamo che l´abbiamo sostituito agli idoli del profitto e del consumismo, che ci ha portati a questa situazione rovinosa.
La pia signora che mi ha accompagnato stasera nella fazenda del figlio per celebrare la messa, al ritorno mi ha detto testualmente: “Padre, ha visto? Poca gente, nessuno vuole piú abitare in campagna! Ogni nuovo governante é peggio di quello di prima. Pensano solo a riempirsi di denaro: le tasche, la camicia, il cuscino e perfino le mutande. Le strade di campagna sono intransitabili, abbandonate al tempo. I servizi sono lontani, pochi e cari. Quel bimbo che lei ha visto a messa, gli hanno trovato un cancro dietro l´occhio e gli hanno estirpato anche l´occhio. Ora si vergogna, quando parla con qualcuno abbassa la testa. Il padre va e viene da Goiania, spende tutto in viaggi, analisi e medicine. Non lavora piú, non ha pace per curare i campi. Sopravvivono della solidarietá dei vicini di casa. La Dilma incentiva la produzione. Le imprese grandi seminano chilometri quadrati di soia. I piccoli proprietari non possono nemmeno piantare i loro fagioli, perché le malattie della soia distruggono le altre colture. I contadini sono tutti in bolletta”. Ieri sera, sempre in una messa in campagna, mentre si scherzava sulla porchetta che, per molti, é il sogno di ogni Natale, una giovanissima mamma ha commentato: “Padre Chico, guardi che qui la porchetta non ce l´ha nessuno. Piú che altro si mangiano foglie d´insalata. La vita quí é di poca carne!”
Oggi era anche la festa di Nossa Senhora di Guadalupe, la Madonna india, patrona dell´America Latina. Un paio di donne l´hanno ricordata e hanno intonato il “magnificat” in una versione popolare brasiliana. Domani é festa di Santa Lucia e anniversario di morte di Luigi Gonzaga: non il santo principe italiano, ma il favoloso cantautore del nordest brasiliano. Io ho chiesto alla Madonna che aiuti la Dilma, che a metá del suo mandato é nei guai. E a Santa Lucia ho pregato che le apra gli occhi. Scrive cosí il giornalista Ricardo Kotscho, sul suo blog riportato da Adital: “Dilma in questi due anni si é caratterizzata come governante austera e implacabile, a favore degli interessi del paese e contro le malefatte dei suoi collaboratori, piú che per i numeri dell´economia che si possono interpretare tanto a suo favore quanto contro di lei. Da ció che si legge nei giornali non dev´essere facile lavorare con lei che continuamente sembra irritata, richiede provvedimenti urgenti, maltratta ministri, si arrabbia per le cadute di energia elettrica e altri buchi dell´infrastruttura”. “Eletta per le sue promesse di dare continuitá ai successi di Lula, lei ora si trova chiusa nel proprio labirinto”.
"Se i ministri e i progetti non funzionano come lei vorrebbe, perché non cambiarli e montare il governo a modo suo, a sua immagine, d´ora in poi?” – si chiede Ricardo Kotscho. E si risponde da solo: “In un´impresa privata sicuramente lo avrebbe giá fatto. Ma nel potere pubblico il buco é piú in basso, e lei deve tener conto delle sfide della governabilitá. Nonostante l´ampia maggioranza alla Camera e al Senato, con l´appoggio di quasi tutti i 30 partiti nazionali, Dilma non riesce ad imporsi perché deve tener conto degli interessi del sacco di gatti che forma la sua base di sostegno”.
In altre parole, alla Dilma sfuggono di mano troppe cose. E si vede. I prezzi degli alimentari galoppano. Non é che lei non faccia niente: ha inventato il programma "Brasil Carinhoso" per combattere la miseria, e porta avanti quelli creati da Lula, "Minha Casa, Minha Vida" e la "Bolsa Família". Si fa in quattro per il PAC, programma di accelerazione della crescita, che le fece vincere le elezioni e ora si é inceppato in diverse aree del paese. Dilma non ha le persone che vorrebbe, non ha ministri efficienti e adatti a lei. É in gabbia. Dovrebbe fare una riforma ministeriale ma fin´ora non le é riuscito, nonostante abbia un´opposizione che si rimpicciolisce ad ogni elezione. La gente che conosco non si accorge di niente, sorride della crisi europea. “Noi qui, invece, abbiamo davanti a noi un futuro di sviluppo smisurato” – dice qualcuno. Non vede che il Prodotto Interno lordo é ridotto, ormai, ad un misero 1%. Che le nostre immense campagne sono alla mercé della monocultura di esportazione, único pilastro dell´economia esattamente come ai tempi del Brasile coloniale.
Milioni di tonnellate di soia e mais in cambio di dollari ingrassano i conti correnti di alcuni proprietari rurali, ma soffocano l´economia di paesi e cittá che non hanno piú produzione agricola locale e la comprano da fuori a prezzi esorbitanti. I supermercati fanno fallire i piccoli commercianti del posto. Sempre piú numerose le automobili e le ville di lusso, ma anche le bande di delinquenti per le strade e nelle case durante la notte, i “branchi” di ragazzi e giovani nel traffico di droga, i mini-appartamenti dei migranti lontani dalla loro famiglie smembrate. Senza parlare dell´inquinamento e della situazione sanitaria. Che Santa Lucia ci curi la vista. I profeti dell´esilio fanno al caso nostro, in questa vigilia di Natale. Ad Itaberaí anche la chiesa, ristrutturata, ha acquisito l´aspetto di questo progresso, esuberante ma dal futuro grigio e minaccioso. Speriamo di incontrare in questo tempio moderno Gesú Cristo, l´annunciatore della Buona Notizia ai poveri. Si puó sperare?
Rimanendo in tema di profezie: Dom Tomás Balduino, vescovo emerito e profeta, compie 90 anni il 31 dicembre prossimo. É stato vescovo di questa diocesi di Goiás per 31 anni. La diocesi, con la collaborazione di un gruppo di amici, lo ha festeggiato il giorno dell´Immacolata, sabato 8 dicembre scorso. Le foto di questo post sono state scattate lí. Io non potevo mancare, come suo collaboratore dalla sua prima settimana di episcopato fino alla pensione. All´incontro eravamo un centinaio, metá venuti da lontano. Hanno parlato un pó tutti. Un giorno intero di testimonianze di affetto con um pizzico di autocompiacimento e alcuni scivoloni-scivolini di vanitá e adulazione. É umano! Dom Tomás ha lasciato una impronta indelebile nella vita di molti, nelle loro scelte personali e nella storia, non solo della diocesi di Goiás ma della Chiesa stessa e del Brasile. Non esagero. É diventato cosí famoso che chi desidera conoscere i freddi dati del suo curriculum li trova su wikipedia, e in google-immagini si puó vedere un´ampia collezione delle sue foto giovanili e adulte. Se internet, oggi, é il parametro per misurare il valore di una persona, lui é al passo coi tempi.
Nel suo discorso conclusivo, tuttavia, lui stesso ha ridimensionato le proprie glorie ricordando che la sua opera non é solo sua, ma di tutti coloro che l´hanno costruita assieme a lui giorno per giorno durante molti anni. Ha detto che il progetto comune era seguire le orme di Gesú e mettere in pratica, nella Chiesa e con la Chiesa, le indicazioni di riforma del Concilio Vaticano II e la scelta dei poveri. Il resto é nato giorno per giorno, dallo sforzo collegiale di rispondere agli appelli del momento. Con queste parole ha reso giustizia a tutti coloro che sono stati suoi "consiglieri" (nel senso di membri del Consiglio) e suo braccio forte, in diocesi, nelle sue attivitá indigeniste e nella solidarietá ai lavoratori rurali (Consiglio Indigenista Missionario – CIMI – e Commissione Pastorale della Terra – CPT – di cui é stato co-fondatore e piú volte presidente).
A dom Tomás io sono grato soprattutto per avermi insegnato ed educato con la sua capacitá di ascoltare, la sua calma, la luciditá e saggezza nel leggere gli eventi e interpretarli alla luce della fede. Se é vero, come lui ha detto, che deve il suo lavoro a molti, é altrettanto vero che senza la sua fermezza serena, la sua coerenza e il coraggio, nessuno sarebbe riuscito a fare ció che ha fatto. Solo aggrappati a um pastore forte come lui si poteva realizzare, in tempi di dittatura militare, una diocesi alleata dei mezzadri, dei senza terra, della riforma agraria, degli indios e di una diocesi amica come San Felix, sempre assediata dal latifondo e pedinata dalla polizia politica. Quando penso a dom Tomás mi vengono in mente le parole azzeccatissime del profeta Geremia: “Non avere paura, se no saró io stesso a farti avere paura di loro. Oggi io faccio di te una cittá fortificata, una colonna di ferro e una muraglia di bronzo contro l´intero paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i sacerdoti e i proprietari di terra. Essi ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per proteggerti – oracolo di Javé”. (Geremia 1, 18-19). Lui forse la paura ce l´aveva, ma non la dimostrava e afferrava il toro per le corna.
4 dicembre 2012
LA FINE DEL MONDO.
Un post senza novitá. Le foto rappresentano una delle piste della mia camminata terapeutica, che dovrebbe essere ciclica. Il medico dice: “Almeno mezz´ora tutti i giorni”. Girare per 30 minuti in um circuito di 600 metri é ripetitivo al massimo. Padre Luis ed io, di solito, preferiamo la strada federale per Brasilia diritta, con saliscendi, paesaggi verdi, larghi orizzonti. Facciamo 4 chilometri: assai piú di mezz´ora. Andiamo in linea quasi retta, ma é sempre un ciclo: tutti i giorni rivediamo gli stessi campi, ma ogni volta diversi: il granturco cresce, gli alberi di eucalipto vengono tagliati, eccetera. La vita é ciclica ma ha la sua linea progressiva.
Ho sentito dire a volte, nelle conferenze di sociologia e anche di pastorale, che bisogna cambiare i nostri schemi mentali perché non siamo piú in una societá agricola, ma urbana. Giusto, no? Ma qualcuno aggiunge, per esempio, che nella societá agricola si pensa la vita secondo i cicli del sole, delle stagioni, dell´anno, eccetera. E sostengono che ora non é piú cosí. Perfino l´importanza del sole é diminuita, perché le cittá sono illuminate a giorno e abbiamo tutti i fanali e le luci che vogliamo per infischiarcene della differenza tra notte e giorno. Questi ragionamenti fanno colpo sulla nostra fantasia, e sul momento li beviamo. Ma sono esagerazioni. Quando arriva dicembre io continuo ogni anno a sospirare come facevano mio padre e gli altri antepassati: “Ecco un altro anno che se ne sta andando!....” E comincio il conto alla rovescia. Sarei curioso di sapere cosa diranno quando l´umanitá avrá completamente superato i cicli della natura e la vita non sará piú una ruota che gira. Nel frattempo puó darsi che il sole diventi piú importante che mai, visto che le fonti di energia si esauriscono e dovremo contare sempre di piú sullo sfruttamento di quella solare.
Nel mio caso, i cicli sono fondamentali perché seguo una liturgia che segue non la rotazione del sole ma quella della luna, di uso assai piú antico. La liturgia é una ruota che gira. Siamo di nuovo nel Tempo di Natale, preceduto dalle quattro domeniche di avvento. Puntualmente mi trovo davanti alle letture apocalittiche e da quelle profetiche. Esse ci ammoniscono che la ruota del mondo si fermerá, non si sa quando, e mentre gira accadranno sempre terribili disgrazie: fenomeni nel sole e nella luna, terremoti, guerre, inondazioni e altre calamitá da far tremare le gambe anche ai piú coraggiosi. E saranno particolarmente spaventosi per le donne incinte, che non riusciranno a fuggire e si sentiranno in trappola. Ma i profeti e i Vangeli, al contrario di come sono stati spesso interpretati, non hanno mai avuto intenzione di spaventarci. Piuttosto che la fine del mondo, annunciano l´inizio di un nuovo mondo.
Il Vangelo di domenica scorsa, ad esempio, affermava: “Quando vedrete accadere queste cose, alzate la testa perché il giorno della vostra liberazione é vicino”. E quello della domenica precedente sosteneva che in mezzo a questi fenomeni funesti e di morte appaiono anche segnali di vita, promesse dell´inizio del Regno di Dio. Il tempo di questo mondo é mezzo inverno e mezzo primavera: “Quando vedete sbocciare le gemme degli alberi sapete che l´estate é vicina. Come mai non vedete i segni della primavera del Regno di Dio?” E il profeta Daniele annunciava: “Babilonia sará distrutta per lasciare il posto a Gerusalemme, la cittá di Dio”.
A me piace moltissimo un inno che noi cantiamo nel tempo di Avvento. Il ritornello invoca: “Oh vieni Signore, non tardare, vieni a saziare la nostra sete di pace”. Le strofe paragonano la sua venuta alle sorprese piú belle ed emozionanti che proviamo nella vita. Traduco a senso: “Oh vieni come giunge una brezza fresca per il sollievo dei poveri che non hanno ventilatore e aria condizionata. Vieni come arriva la pioggia sulla terra riarsa. Vieni come arriva la luce dopo che si é rimasti al buio. Vieni come una lettera da una persona cara di cui da molto tempo non avevamo piú notizie. Vieni come quando nasce un figlio atteso con ansia dai suoi genitori. Vieni come quando si é intrappolati da nemici o assaltanti e arriva improvvisamente uno a liberarci”. Non credo a quelli che dicono che la fede é scomparsa dalla terra. É un bisogno primordiale. Fede, speranza, amore: senza di esse, quando si arriva al dunque, la gente cade in depressione e muore prima del tempo. Le persone magari corrono dietro a fedi fasulle, al turismo religioso, a divinitá false costruite dalla midia, piuttosto che rimanere sole.
Queste metafore descrivono situazioni che noi stiamo vivendo quotidianamente: terremoti, inondazioni, uragani, siccitá. Tumori maligni e infarti. Bombe, guerre, terrorismo. Incidenti stradali e violenza comune. Ed ora l´infinita crisi economica mondiale, seguita da disoccupazione e fallimenti. Il pianto, la disperazione e la morte sono sempre in agguato, dietro l´angolo. Perció abbiamo tutti bisogno di sapere e vedere coi nostri occhi e fare noi stessi il Regno, il tempo di giustizia promesso. Coltivare la semente di giustizia che Geremia annunció e Gesú Cristo ci ha portato. E poi saziarci di vita e di pane, avere un pó di luce per rischiarare il buio del mondo, essere visitati dal portalettere che ci recapita i messaggi di Dio, e di sentire la presenza di Gesú che cammina con noi e ci libera dagli agguati della vita.
Iscriviti a:
Post (Atom)






