7 gennaio 2013
SIAMO TUTTI RE MAGI ?
Foto: 1) vignetta sulla scuola moderna; 2) Marcelo Barros; 3) La chiesa di Morano dove sono stato battezzato (ho iniziato il viaggio); 4) Padre Maurizio in Amazzonia.
Per correggere un´informazione errata che ho dato su questo Blog riguardo ad Arturo Paoli che ha compiuto 100 anni, vi passo quanto é stato pubblicato in un articolo: "Oggi Arturo Paoli, che é ritornato definitivamente in Italia dal 2006, vive nella Casa “Beato Charles de Foucauld” di San Martino in Vignale, sulle colline di Lucca, dove riceve le persone in un clima di amicizia, fraternitá e accoglienza, partecipa ad incontri e pubblica nuovi libri, continua la sua abituale collaborazione con giornali e periodici tra cui i Quaderni mensili di Oreundici". Dunque lo avete lí vicino. Andatelo a trovare. In questi giorni sará a Quarrata (Pistoia) per un incontro con amici di ogni parte del mondo, tra cui alcuni modenesi. Per conoscerne piú correttamente la biografia cercate su google, ne troverete in abbondanza.
É sempre piacevole iniziare un nuovo anno. É come per uno studente aprire un quaderno nuovo, con la copertina intatta e le pagine pulite. Lo si prende tra le mani con molta attenzione per non spiegazzarlo e si comincia a scrivere con la calligrafia piú bella di cui si é capaci. In seguito, evidentemente, ci si rilassa un poco.
Attendiamo invano la pioggia. Non lo so di preciso, credo che la crisi riguardi particolarmente questa zona del centro-ovest, perché a Rio e San Paolo ci sono state vere alluvioni. Noi é piú di un mese che non vediamo pioggia, eccetto qualche “pisciatina di cane”. Questa annata, se continua cosí, sará ricordata come la piú calda e secca degli ultimi dieci o quindici anni.
Intanto io ho giá presieduto per la terza volta la messa nella nuova “cattedrale” restaurata: finestre ampie con le vetrate di mosaico a colori, porte immense e una apparecchiatura sofisticata per far circolare l´aria. Qualcuno giá si lamenta: “Lí dentro c´é um caldo insopportabile!” É vero, ma in questi giorni era caldo ovunque. Uno dei segni del benessere é che certe cose superflue, come l´aria condizionata nelle chiese di cui si é fatto senza durante secoli,improvvisamente sono diventate una necessitá inderogabile. Ci sono tante altre prioritá per cui investire energie e denaro: iniziative per l´educazione dei ragazzi e giovani, disoccupati e migranti bisognosi di assistenza, il risparmio energetico per evitare il tanto sbandierato effetto serra. Sono ormai lontani i tempi in cui Dom Helder Camara diceva: "Non costruiró la cattedrale finché ci sará una famiglia senza tetto". Spendiamo molto tempo a meditare le beatitudini, il giudizio finale di Matteo 25, la parabola del buon samaritano e magari, se uno propone di praticarle, lo trattiamo come un pazzoide.
Poi é arrivata la festa dell´epifania, che quí é chiamata “Santos Reis”. Padre Marcelo Barros ha scritto: “Le Chiese orientali chiamano questa festa “Teofania” e in essa celebrano il battesimo di Gesú. La Chiesa latina ha come centro il vangelo della visita dei Magi a Gesú. Il popolo l´ha chiamata Festa dei re magi. Re magi siamo tutti noi! In Brasile la gente ha creato diverse danze popolari, processioni e “folias de reis” che portano, di casa in casa, la bandiera del Bambino e invocano la benedizione per le famiglie”. “La tradizione ha trasformato i saggi dell´Oriente in re magi e ha fatto, del loro viaggio a Betlemme il prototipo di ogni ricerca umana del Mistero”. “Persone di ogni religione e tradizione spirituale, intellettuali di tutte le culture anche se non appartengono ad alcuna religione, vivono um pellegrinaggio interiore cercando di imparare e vivere il mistero piú profondo della vita”.
L´idea di Marcelo del lungo viaggio interiore é suggestiva. Ogni tanto mi riguardo un film bellissimo, “Il quarto saggio”. É la storia di un saggio d´oriente che doveva fare il viaggio assieme ai magi e manca all´appuntamento per la partenza. Da quel momento in poi arriva sempre in ritardo: giunge a Betlemme quando Gesú era giá andato in Egitto. Quando parte per Nazaret, alcuni ladri lo assaltano e lo portano in una colonia di lebbrosi. Si sente in dovere di fissarsi tra loro per curarli e dopo tanti anni sente dire che Gesú era stato condannato a morte. Corre a Gerusalemme, ma arriva quando Gesú era giá morto. In quel momento di disperazione, gli appare Gesú in persona e gli dice: “Tu mi cercavi, e mi hai trovato da molto tempo. Ogni volta che hai fatto tardi é stato per aiutare qualcuno: io ero lí”. Il mio viaggio interiore dura da molti anni, e spero un giorno di incontrarlo e di udire queste parole.
Voi vi preparate alle elezioni in mezzo a una crisi di esito incerto. Ad Itaberaí ci si prepara alla festa del patrono, e nel nostro ambiente non si parla d´altro. É sorprendente la passione dei miei parrocchiani per la festa: voglia di evadere? Credono che la crisi sia lontana? La CPT racconta che per la riforma agraria l´anno scorso é stato il peggiore degli ultimi dieci anni. Lo stipendio minimo é salito del 9%, gli alimenti sono aumentati almeno del 50%, un pranzetto al kilo costava 8 reali nel gennaio scorso, adesso ne costa il doppio. Quasi ogni settimana abbiamo episodi di violenza e morte per traffico di droga. A S. Paulo la popolazione carceraria é aumentata del 247%: “Con un totale di 190.818 carcerati, lo Stato paulista é il primo assoluto in numero di prigionieri”, ed il quarto in percentuale di arresti dopo il Mato Grosso del Sud, Rondonia e Acre” (Adital). Il panorama non é cosí sereno come molti vogliono credere, ma se l´ottimismo é una cura abbiamo buone prospettive.
Due buone notizie. Una ce la dá Dom Pedro Casaldáliga: "Ho passato alcune settimane in disparte a causa della situazione di conflitto e minacce che stiamo vivendo. Ora l´ambiente si é tranquillizzato um poco di piú e la lotta per il Regno continua”. Lo ha scritto all´editore del suo libro pubblicato recentemente in Spagna, "Los cinco minutos de Pedro Casaldáliga" (notizia di Adital). L´altra riguarda Padre Maurizio Setti, che all´inizio di febbraio fará l´ingresso, come parroco, nella parrocchia di Jussara. Localizzata nella regione nord-ovest della nostra diocesi, con un´area di 4.092,456 km² e piú di 20 mila abitanti, Jussara é la quinta maggiore parrocchia della diocesi di Goiás. Con un paio di aiutanti diaconi, dei quali uno permanente, avrá da lavorare: gli facciamo gli auguri!
26 dicembre 2012
PROPOSITO PER IL 2013
Foto: a partire dalla sera di domenica scorsa 23 dicembre, siamo tornati dentro alla vecchia Chiesa di San Sebastiano ristrutturata. Per puro caso mi é toccato l´onore di spianarla. L´inaugurazione é ancora lontana, perché non é finita. La gente é contentissima. Sono orgogliosi di avere una chiesa cosí grande e bella. La voce e lo sguardo di chi presiede si perdono nello spazio. Continueró a preferire le piccole comunitá in cui ci possiamo guardare negli occhi.
Sono le 22 del giorno di Natale. Sono appena rientrato da una visita a Nello. É sempre solo nel suo tugurio. Ha compiuto 89 anni. É ancora forte di mente e volontá. La coerenza non gli manca, come si conviene a um profeta “voce nel deserto”. Libero come quei filosofi che abitavano nel canile di Atene. Orgoglioso di ció che dice. Per questo gli hanno regalato mezz´ora alla settimana nella radio locale. Nessun altro, che io sappia, ha mai ottenuto un simile privilegio. Per vederlo, io ho attraversato lampi e tuoni sulle montagne di Itapuranga che questa sera sembravano le “cime tempestose”. Ero libero da impegni e avrei potuto concelebrare ad Itaberaí, ma l´amico Padre Luís mi ha detto: “Non troverai Dio nel Tempio, cercalo nel tuo fratello!”. Una bella frase per la notte di Natale e per tutto il 2013 che verrá. Scrive Frei Beto che le feste di Natale risvegliano: 1) il sentimento religioso e la “nostalgia di Dio”; 2) propositi di vivere meglio l´anno nuovo che sta per iniziare; 3) ma anche una speie di noia spirituale provocata da tutto ció che siamo costretti a subire in questo periodo: pranzi e cene, auguri di circostanza e orgia consumistica imposta e strombazzata in tutte le forme possibili.
Ho visto la nostalgia di Dio nella novena, celebrata nei quartieri e in campagna nei gruppi spontanei di famiglie. Un incontro intimo, di preghiera, senza chiasso di festa, ma anche le comunitá piú fiacche si sono risvegliate e riaggregate. É impressionante l´attrattiva che esse esercitano. La gente attende il tramonto, poi accorre. La diocesi fornisce ogni anno um libretto diverso per arricchire la devozione popolare con letture bibliche e riflessioni aderenti alla realtá locale. Pellegrinano da una casa all´altra portandosi dietro un piccolo presepio. Ogni gruppo sceglie le sere preferite dalla maggioranza. Dove le distanze non permettono una novena intera, fanno un triduo. L´ultimo giorno portano bevande e specialitá di cucina goiana (pão de queijo, biscoito de mandioca, etc...) per um´oretta di confraternizzazione. Quando le coincidenze lo consentono ci va pure il prete a celebrare la messa, e in questo caso é giá Natale.
A parte il clima assai diverso, hanno il fervore delle novene della mia infanzia: alle sei del mattino facevamo una scarpinata notevole per arrivare nella cappella della borgata, godere la gioia di ritrovarci con gli amici e conoscenti della zona, ascoltare le magnfiche antifone dei profeti e cantare “Tu scendi dalle stelle”. A quei tempi eravamo tutti al freddo e al gelo. Si camminava al buio ben infagottati tra le colline bianche di brina o dolcemente ammantate di neve. Nei giorni scorsi, usando i potenti mezzi di google maps, ho rivisto quasi dal vivo i luoghi di quelle mattinate indimenticabili: la casa di Ponte Borlenghi, il percorso in mezzo ai frutteti, la chiesetta e la piazzuola, la bottega del fabbro chiusa da tempo immemorabile con lo stesso portone di allora, sempre piú logoro. Mi incantavo a guardare il mantice, la fucina, il fabbro tutto nero che batteva e batteva...e che diceva a noi bimbi: “State alla lontana!”
Tutto é cambiato. Solo 10% della popolazione vive ancora nei campi. Gli attrezzi e i borghi con le attivitá artigianali sono scomparsi anche quí come ovunque. Lo spirito natalizio riesce a farne riaffiorare qualche elemento poetico, um ó dell´anima contadina che sa improvvisare e mettere insieme l´antico e il nuovo. In una notte qualsiasi ho celebrato dentro al capannone di una fazenda, tra macchine agricole e pile di sacchi di concime e cereali. Io ero al centro di un semicerchio di comode sedie bianche di plastica prese in affitto dai grossisti di birra e bibite. Un candeliere fatto con um semiasse e pezzi di un vecchio trattore sorreggeva i nove grossi ceri - simbolo della novena. Sospese su di noi tante palle colorate per creare l´ambiente. A destra un presepio illuminato da cordoni di lampadine cinesi. Accanto alla capanna di Gesú Bambino un albero di Natale, e a destra della mensa eucaristica un Babbo Natale vivo, seduto su un trono, ha presieduto la messa vicino a me. Babbo Natale a messa, non é una contaminazione? Peró fa sorridere e sognare i bambini! Non sará lui a impedire l´accoglienza a Gesú, “Dio con noi”, aperto a tutte le culture e tutti i popoli.
L´ostacolo per Gesú sará, piuttosto, la nostra cecitá. I profeti annunciavano che il Messia sarebbe venuto per essere luce dei “ popoli che camminano nelle tenebre e nelle ombre di morte”. Noi di tenebre ne abbiamo ancora tante e ci rifiutiamo di vederle. Se si pensa, ad esempio, alla situazione degli indios brasiliani, vediamo che il tradimento del Natale é cominciato assai prima dell´arrivo di Babbo Natale. Nel 500 i coloni portoghesi cominciarono ad eliminare gli indigeni che non accettavano la schiavitú. Piú di cinque secoli dopo, circa un mese fa, nel Pará, essi sono stati vittime di una ennesima strage, quasi ignorata dalla stampa. Per dissipare queste ombre di morte non basta né il presepio né il clima di religiositá del Natale. Solo la forza della Parola di Dio potrá far splendere, poco alla volta, la luce di Cristo. I censimenti dicono che 4 persone ogni cinque si dichiarano religiose, ma un miliardo e mezzo vive sotto la soglia della povertá.
A volte ci creiamo Dio a nostra misura. Gli rivolgiamo sospiri ed espressioni estasiate per sentirci vicini a lui, ma le nostre vere aspirazioni sono la ricchezza e il potere a tutti i costi. Non dividiamo il pane. Nei giorni scorsi un commerciante che, rivestito di tunica bianca, mi aveva fatto devotamente da chierichetto, mi ha detto: “Il nostro dovere é amare Dio, non i poveri”. Nel suo caso voglio pensare che sia solo una frase che gli é venuta fuori male (le bestemmie non vanno contestualizzate?), ma il guaio é che sono molti quelli che non vogliono aprire gli occhi o “accendere la Luce”. Il teologo evangelico brasiliano con nome cinese, Yung Mo Sung, spiega che le “elites” hanno bisogno di maltrattare il prossimo per giustificare i propri lussi, perció cercano notte e giorno prove dell´inferioritá altrui per non provare vergogna di ció che fanno. Cosí, quando erano costretti a usare gli schiavi, avevano scoperto che i negri non erano esseri umani. Ed ora sfogano la loro rabbia contro chi, come Dom Tomás, Pedro Casaldáliga ed altri, in adempimento del Vangelo difendono le categorie piú oppresse.
Se lo dice lui! Noi sappiamo per certo che l´egoismo e la cattiveria esistono nel profondo di ogni essere umano, e quelli che hanno potuto dominare e fare leggi hanno strutturato le istituzioni a proprio vantaggio. Allora, che fare? Mi approprio della proposta di un altro teologo che scrive sul sito del CEBI: siccome questo vecchio mondo non é finito nel 2012 come prevedeva il calendario dei Maya, facciamolo finire noi nel prossimo 2013. “É importante cominciare distruggendo alcune cose antipatiche che abbiamo in noi, come l´egoismo, l´arroganza, l´odio, il pessimismo e l´invidia, (...) che non sono salutari per la nostra vita sulla terra”. “Il secondo passo é farla finita coi mondi della fame, ingiustizia, accumulazione”. Poi cominciare un mondo nuovo. Pensare a chi ti sta vicino, averne cura, abbracciare senza paura e senza malizia, amare senza abusare”. “É ora di coltivare i sentimenti della gratitudine, affetto, condivisione”. “Credo in te, in me stesso, nell´umanitá, che in qualche modo impareremo percorrendo la strada dell´amore o del dolore”. (Lucas Rinaldini, Birigui, CEBI - São Paulo Interior).
PS - In questo post ho tradito notevolmente il pensiero di Yung Mo Sung, la cui riflessione nell´articolo che ha pubblicato su Adital é bem piú ampia e precisa. Riassumo qui, con maggiore fedeltá ma con parole mie e volgari, la parte che riguarda la mia citazione: le elites in astratto (in teoria) sono d´accordo che tutti gli esseri umani sono uguali. Ma in pratica, per quelli di loro che pensano di essere superiori perché hanno piú soldi e perció ritengono di avere il diritto al potere, l´uguaglianza diventa spesso un affronto. Per questo, quando emergono persone come Obama, Lula, o Ugo Chavez, schiattano di rabbia e devono trovare per forza prove per squalificare il loro operato.
13 dicembre 2012
PROFEZIE DI NATALE
Le foto: 1) Dom Tomás e dom Pedro Casaldáliga, il vescovo emerito di São Felix, amico per la pelle di Dom Tomás e anche lui novantenne (lucido ma fragilizzato dal Parkinson). Alla sua destra il neo-prete Padre Celso, ex benedettino; alla sinistra il dottor Antonio di Ceres, che fu compagno inseparabile di Dom Tomás nelle visite agli indios (il dottor Antonio ha raccontato tutte le paure che ha passato sul piccolo aereo rosso che Dom Tomás pilotava). 2) I ragazzi del gruppo di capoeira, che sono venuti a suonare il berimbau per dom Tomás. Le altre sono foto dello stesso incontro.
Siamo a un passo dal Natale. Auguri a tutti i lettori! Va di moda la profezia dei Maya, ormai in scadenza. La Chiesa ci fa leggere quelle dell´Antico Testamento che non scadono mai. La nostra situazione assomiglia parecchio alla loro. Quei profeti vivevano l´esperienza dell´invasione degli imperi: Gerusalemme distrutta, i dirigenti deportati e il popolo angosciato, spintonato quá e lá, disorientato. Noi viviamo i tagli, le tasse, i fallimenti di imprese, una schifosissima corruzione politica, la disoccupazione. In Brasile soprattutto la violenza. I profeti facevano gli auguri annunciando un tempo futuro di pace e giustizia fondato sulla fedeltá a Javhé che Israele aveva irriso e violato seguendo idoli d´oro e argento. Noi facciamoci gli auguri della pace in Gesú Cristo e nel Regno di Dio che é in “Avvento”: giá in cammino ma non ancora arrivato. Siamo bugiardi se non riconosciamo che l´abbiamo sostituito agli idoli del profitto e del consumismo, che ci ha portati a questa situazione rovinosa.
La pia signora che mi ha accompagnato stasera nella fazenda del figlio per celebrare la messa, al ritorno mi ha detto testualmente: “Padre, ha visto? Poca gente, nessuno vuole piú abitare in campagna! Ogni nuovo governante é peggio di quello di prima. Pensano solo a riempirsi di denaro: le tasche, la camicia, il cuscino e perfino le mutande. Le strade di campagna sono intransitabili, abbandonate al tempo. I servizi sono lontani, pochi e cari. Quel bimbo che lei ha visto a messa, gli hanno trovato un cancro dietro l´occhio e gli hanno estirpato anche l´occhio. Ora si vergogna, quando parla con qualcuno abbassa la testa. Il padre va e viene da Goiania, spende tutto in viaggi, analisi e medicine. Non lavora piú, non ha pace per curare i campi. Sopravvivono della solidarietá dei vicini di casa. La Dilma incentiva la produzione. Le imprese grandi seminano chilometri quadrati di soia. I piccoli proprietari non possono nemmeno piantare i loro fagioli, perché le malattie della soia distruggono le altre colture. I contadini sono tutti in bolletta”. Ieri sera, sempre in una messa in campagna, mentre si scherzava sulla porchetta che, per molti, é il sogno di ogni Natale, una giovanissima mamma ha commentato: “Padre Chico, guardi che qui la porchetta non ce l´ha nessuno. Piú che altro si mangiano foglie d´insalata. La vita quí é di poca carne!”
Oggi era anche la festa di Nossa Senhora di Guadalupe, la Madonna india, patrona dell´America Latina. Un paio di donne l´hanno ricordata e hanno intonato il “magnificat” in una versione popolare brasiliana. Domani é festa di Santa Lucia e anniversario di morte di Luigi Gonzaga: non il santo principe italiano, ma il favoloso cantautore del nordest brasiliano. Io ho chiesto alla Madonna che aiuti la Dilma, che a metá del suo mandato é nei guai. E a Santa Lucia ho pregato che le apra gli occhi. Scrive cosí il giornalista Ricardo Kotscho, sul suo blog riportato da Adital: “Dilma in questi due anni si é caratterizzata come governante austera e implacabile, a favore degli interessi del paese e contro le malefatte dei suoi collaboratori, piú che per i numeri dell´economia che si possono interpretare tanto a suo favore quanto contro di lei. Da ció che si legge nei giornali non dev´essere facile lavorare con lei che continuamente sembra irritata, richiede provvedimenti urgenti, maltratta ministri, si arrabbia per le cadute di energia elettrica e altri buchi dell´infrastruttura”. “Eletta per le sue promesse di dare continuitá ai successi di Lula, lei ora si trova chiusa nel proprio labirinto”.
"Se i ministri e i progetti non funzionano come lei vorrebbe, perché non cambiarli e montare il governo a modo suo, a sua immagine, d´ora in poi?” – si chiede Ricardo Kotscho. E si risponde da solo: “In un´impresa privata sicuramente lo avrebbe giá fatto. Ma nel potere pubblico il buco é piú in basso, e lei deve tener conto delle sfide della governabilitá. Nonostante l´ampia maggioranza alla Camera e al Senato, con l´appoggio di quasi tutti i 30 partiti nazionali, Dilma non riesce ad imporsi perché deve tener conto degli interessi del sacco di gatti che forma la sua base di sostegno”.
In altre parole, alla Dilma sfuggono di mano troppe cose. E si vede. I prezzi degli alimentari galoppano. Non é che lei non faccia niente: ha inventato il programma "Brasil Carinhoso" per combattere la miseria, e porta avanti quelli creati da Lula, "Minha Casa, Minha Vida" e la "Bolsa Família". Si fa in quattro per il PAC, programma di accelerazione della crescita, che le fece vincere le elezioni e ora si é inceppato in diverse aree del paese. Dilma non ha le persone che vorrebbe, non ha ministri efficienti e adatti a lei. É in gabbia. Dovrebbe fare una riforma ministeriale ma fin´ora non le é riuscito, nonostante abbia un´opposizione che si rimpicciolisce ad ogni elezione. La gente che conosco non si accorge di niente, sorride della crisi europea. “Noi qui, invece, abbiamo davanti a noi un futuro di sviluppo smisurato” – dice qualcuno. Non vede che il Prodotto Interno lordo é ridotto, ormai, ad un misero 1%. Che le nostre immense campagne sono alla mercé della monocultura di esportazione, único pilastro dell´economia esattamente come ai tempi del Brasile coloniale.
Milioni di tonnellate di soia e mais in cambio di dollari ingrassano i conti correnti di alcuni proprietari rurali, ma soffocano l´economia di paesi e cittá che non hanno piú produzione agricola locale e la comprano da fuori a prezzi esorbitanti. I supermercati fanno fallire i piccoli commercianti del posto. Sempre piú numerose le automobili e le ville di lusso, ma anche le bande di delinquenti per le strade e nelle case durante la notte, i “branchi” di ragazzi e giovani nel traffico di droga, i mini-appartamenti dei migranti lontani dalla loro famiglie smembrate. Senza parlare dell´inquinamento e della situazione sanitaria. Che Santa Lucia ci curi la vista. I profeti dell´esilio fanno al caso nostro, in questa vigilia di Natale. Ad Itaberaí anche la chiesa, ristrutturata, ha acquisito l´aspetto di questo progresso, esuberante ma dal futuro grigio e minaccioso. Speriamo di incontrare in questo tempio moderno Gesú Cristo, l´annunciatore della Buona Notizia ai poveri. Si puó sperare?
Rimanendo in tema di profezie: Dom Tomás Balduino, vescovo emerito e profeta, compie 90 anni il 31 dicembre prossimo. É stato vescovo di questa diocesi di Goiás per 31 anni. La diocesi, con la collaborazione di un gruppo di amici, lo ha festeggiato il giorno dell´Immacolata, sabato 8 dicembre scorso. Le foto di questo post sono state scattate lí. Io non potevo mancare, come suo collaboratore dalla sua prima settimana di episcopato fino alla pensione. All´incontro eravamo un centinaio, metá venuti da lontano. Hanno parlato un pó tutti. Un giorno intero di testimonianze di affetto con um pizzico di autocompiacimento e alcuni scivoloni-scivolini di vanitá e adulazione. É umano! Dom Tomás ha lasciato una impronta indelebile nella vita di molti, nelle loro scelte personali e nella storia, non solo della diocesi di Goiás ma della Chiesa stessa e del Brasile. Non esagero. É diventato cosí famoso che chi desidera conoscere i freddi dati del suo curriculum li trova su wikipedia, e in google-immagini si puó vedere un´ampia collezione delle sue foto giovanili e adulte. Se internet, oggi, é il parametro per misurare il valore di una persona, lui é al passo coi tempi.
Nel suo discorso conclusivo, tuttavia, lui stesso ha ridimensionato le proprie glorie ricordando che la sua opera non é solo sua, ma di tutti coloro che l´hanno costruita assieme a lui giorno per giorno durante molti anni. Ha detto che il progetto comune era seguire le orme di Gesú e mettere in pratica, nella Chiesa e con la Chiesa, le indicazioni di riforma del Concilio Vaticano II e la scelta dei poveri. Il resto é nato giorno per giorno, dallo sforzo collegiale di rispondere agli appelli del momento. Con queste parole ha reso giustizia a tutti coloro che sono stati suoi "consiglieri" (nel senso di membri del Consiglio) e suo braccio forte, in diocesi, nelle sue attivitá indigeniste e nella solidarietá ai lavoratori rurali (Consiglio Indigenista Missionario – CIMI – e Commissione Pastorale della Terra – CPT – di cui é stato co-fondatore e piú volte presidente).
A dom Tomás io sono grato soprattutto per avermi insegnato ed educato con la sua capacitá di ascoltare, la sua calma, la luciditá e saggezza nel leggere gli eventi e interpretarli alla luce della fede. Se é vero, come lui ha detto, che deve il suo lavoro a molti, é altrettanto vero che senza la sua fermezza serena, la sua coerenza e il coraggio, nessuno sarebbe riuscito a fare ció che ha fatto. Solo aggrappati a um pastore forte come lui si poteva realizzare, in tempi di dittatura militare, una diocesi alleata dei mezzadri, dei senza terra, della riforma agraria, degli indios e di una diocesi amica come San Felix, sempre assediata dal latifondo e pedinata dalla polizia politica. Quando penso a dom Tomás mi vengono in mente le parole azzeccatissime del profeta Geremia: “Non avere paura, se no saró io stesso a farti avere paura di loro. Oggi io faccio di te una cittá fortificata, una colonna di ferro e una muraglia di bronzo contro l´intero paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i sacerdoti e i proprietari di terra. Essi ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per proteggerti – oracolo di Javé”. (Geremia 1, 18-19). Lui forse la paura ce l´aveva, ma non la dimostrava e afferrava il toro per le corna.
4 dicembre 2012
LA FINE DEL MONDO.
Un post senza novitá. Le foto rappresentano una delle piste della mia camminata terapeutica, che dovrebbe essere ciclica. Il medico dice: “Almeno mezz´ora tutti i giorni”. Girare per 30 minuti in um circuito di 600 metri é ripetitivo al massimo. Padre Luis ed io, di solito, preferiamo la strada federale per Brasilia diritta, con saliscendi, paesaggi verdi, larghi orizzonti. Facciamo 4 chilometri: assai piú di mezz´ora. Andiamo in linea quasi retta, ma é sempre un ciclo: tutti i giorni rivediamo gli stessi campi, ma ogni volta diversi: il granturco cresce, gli alberi di eucalipto vengono tagliati, eccetera. La vita é ciclica ma ha la sua linea progressiva.
Ho sentito dire a volte, nelle conferenze di sociologia e anche di pastorale, che bisogna cambiare i nostri schemi mentali perché non siamo piú in una societá agricola, ma urbana. Giusto, no? Ma qualcuno aggiunge, per esempio, che nella societá agricola si pensa la vita secondo i cicli del sole, delle stagioni, dell´anno, eccetera. E sostengono che ora non é piú cosí. Perfino l´importanza del sole é diminuita, perché le cittá sono illuminate a giorno e abbiamo tutti i fanali e le luci che vogliamo per infischiarcene della differenza tra notte e giorno. Questi ragionamenti fanno colpo sulla nostra fantasia, e sul momento li beviamo. Ma sono esagerazioni. Quando arriva dicembre io continuo ogni anno a sospirare come facevano mio padre e gli altri antepassati: “Ecco un altro anno che se ne sta andando!....” E comincio il conto alla rovescia. Sarei curioso di sapere cosa diranno quando l´umanitá avrá completamente superato i cicli della natura e la vita non sará piú una ruota che gira. Nel frattempo puó darsi che il sole diventi piú importante che mai, visto che le fonti di energia si esauriscono e dovremo contare sempre di piú sullo sfruttamento di quella solare.
Nel mio caso, i cicli sono fondamentali perché seguo una liturgia che segue non la rotazione del sole ma quella della luna, di uso assai piú antico. La liturgia é una ruota che gira. Siamo di nuovo nel Tempo di Natale, preceduto dalle quattro domeniche di avvento. Puntualmente mi trovo davanti alle letture apocalittiche e da quelle profetiche. Esse ci ammoniscono che la ruota del mondo si fermerá, non si sa quando, e mentre gira accadranno sempre terribili disgrazie: fenomeni nel sole e nella luna, terremoti, guerre, inondazioni e altre calamitá da far tremare le gambe anche ai piú coraggiosi. E saranno particolarmente spaventosi per le donne incinte, che non riusciranno a fuggire e si sentiranno in trappola. Ma i profeti e i Vangeli, al contrario di come sono stati spesso interpretati, non hanno mai avuto intenzione di spaventarci. Piuttosto che la fine del mondo, annunciano l´inizio di un nuovo mondo.
Il Vangelo di domenica scorsa, ad esempio, affermava: “Quando vedrete accadere queste cose, alzate la testa perché il giorno della vostra liberazione é vicino”. E quello della domenica precedente sosteneva che in mezzo a questi fenomeni funesti e di morte appaiono anche segnali di vita, promesse dell´inizio del Regno di Dio. Il tempo di questo mondo é mezzo inverno e mezzo primavera: “Quando vedete sbocciare le gemme degli alberi sapete che l´estate é vicina. Come mai non vedete i segni della primavera del Regno di Dio?” E il profeta Daniele annunciava: “Babilonia sará distrutta per lasciare il posto a Gerusalemme, la cittá di Dio”.
A me piace moltissimo un inno che noi cantiamo nel tempo di Avvento. Il ritornello invoca: “Oh vieni Signore, non tardare, vieni a saziare la nostra sete di pace”. Le strofe paragonano la sua venuta alle sorprese piú belle ed emozionanti che proviamo nella vita. Traduco a senso: “Oh vieni come giunge una brezza fresca per il sollievo dei poveri che non hanno ventilatore e aria condizionata. Vieni come arriva la pioggia sulla terra riarsa. Vieni come arriva la luce dopo che si é rimasti al buio. Vieni come una lettera da una persona cara di cui da molto tempo non avevamo piú notizie. Vieni come quando nasce un figlio atteso con ansia dai suoi genitori. Vieni come quando si é intrappolati da nemici o assaltanti e arriva improvvisamente uno a liberarci”. Non credo a quelli che dicono che la fede é scomparsa dalla terra. É un bisogno primordiale. Fede, speranza, amore: senza di esse, quando si arriva al dunque, la gente cade in depressione e muore prima del tempo. Le persone magari corrono dietro a fedi fasulle, al turismo religioso, a divinitá false costruite dalla midia, piuttosto che rimanere sole.
Queste metafore descrivono situazioni che noi stiamo vivendo quotidianamente: terremoti, inondazioni, uragani, siccitá. Tumori maligni e infarti. Bombe, guerre, terrorismo. Incidenti stradali e violenza comune. Ed ora l´infinita crisi economica mondiale, seguita da disoccupazione e fallimenti. Il pianto, la disperazione e la morte sono sempre in agguato, dietro l´angolo. Perció abbiamo tutti bisogno di sapere e vedere coi nostri occhi e fare noi stessi il Regno, il tempo di giustizia promesso. Coltivare la semente di giustizia che Geremia annunció e Gesú Cristo ci ha portato. E poi saziarci di vita e di pane, avere un pó di luce per rischiarare il buio del mondo, essere visitati dal portalettere che ci recapita i messaggi di Dio, e di sentire la presenza di Gesú che cammina con noi e ci libera dagli agguati della vita.
23 novembre 2012
L´ERA DI INTERNET
Foto: cose all´antica: il mercatino del giovedí; le carrozze che sopravvivono.
Con meno di 50 anni di esistenza tra il pubblico in generale, Internet ha trasformato l´umanitá in modo irreversibile. In soli 10 anni, il web é cambiato completamente. Uno studo di Best Education Sites, con informazioni come Nielsen, Google e Cnet, ha rivelato come il mondo digitale si é trasformato negli ultimi dieci anni. Ecco alcune delle differenze principali tra Internet del 2002 e quella del 2012: - 10 anni fa Internet raggiungeva il 9,1% della popolazione mondiale, circa 569 milioni di persone. Oggi raggiunge circa 2,27 miliardi di esseri umani, 33% della popolazione globale. Nel 2002, il cittadino medio passava um 45 minuti al giorno in rete; oggi vi dedica almeno 4 ore al giorno. Prima c´erano pressapoco 3 milioni di siti web; ma oggi le opzioni si sono moltiplicate ad una cifra stimata di 555 milioni di siti. Dieci anni fa il re dei navigatori era Internet Explorer, della Microsoft, con 95% del mercato. Al giorno d´oggi esso continua ad essere il browser piú usato; tuttavia abbraccia solo il 39% degli utenti. Il resto é passato a Google Chrome (28%), Mozilla FireFox (25%), Opera (6%) e 2% ad altri servizi. Lo studio non menziona la penetrazione di Safari, della Apple. I temi di ricerca si sono trasformati; peró continua la tendenza verso gli eventi globali. Consultazioni su Eminem e American Idol, che si distinguevano nel 2002, hanno ceduto spazio alle ricerche su Adele, Steve Jobs e Osama Bin Laden, alla fine del 2011. In numeri relativi, lo studio afferma che prima, per scaricare una canzione in un modem di 56k occorrevano in media 12,5 minuti. Oggi, di solito, non ci si mettono nemmeno 18 secondi. Per caricare una pagina si impiegavano in media 16 secondi; ma nel 2012 é considerato lento quando si impiegano piú di 6 secondi. Una delle maggiori differenze é la forza del “social-media”. Nel 2002 Friendster era la piattaforma piú usata, con 3 milioni di utenti. Attualmente non c´é nemmeno bisogno di dirlo che il re é Facebook, com piú di 900 miliano di utenti. [Fonte: sito Adital dall´originale in spagnolo pubblicato in Alto Nivel, México]. Forse sarebbe interessante ed istruttivo, a questo punto,valutare come Internet ha cambiato la nostra vita. Ma, avendo appena letto un giornale italiano che estrae, dall´ultimo libro su Gesú del papa Benedetto, la grande questione “se nel presepio c´era il bue e l´asinello”, ho pensato bene di tradurvi il commento di Antonio Pagola alla pagina di Vangelo di domenica prossima, festa di Cristo re. Non parla di monarchia, ma del regno della veritá di Dio: dobbiamo rassegnarci a nasconderci le grandi veritá del Vangelo per fissare l´attenzione sulle statuine del presepio? “Il processo contro Gesú avvenne probabilmente nel palazzo in cui risiedeva Pilato quando era governatore di Gerusalemme. Lí si trovano, in un mattino d´aprile dell´anno 30, um reo indifeso chiamato Gesú e il rappresentante del potente sistema imperiale di Roma. Il vangelo di Giovanni riporta il dialogo tra i due. In realtá, piú che un interrogatorio, sembra un discorso di Gesú per chiarire alcuni temi che interessano molto all´evangelista. In um determinato momento Gesú fa questa dichiarazione solenne: "Per questo io sono venuto al mondo: per essere testimone della veritá. Tutti quelli che sono della veritá, ascoltano la mia voce". Questa affermazione raccoglie un tratto basico che definisce la traiettoria profetica di Gesú: la sua volontá di vivere nella veritá di Dio. Gesú non solo dice la veritá, ma cerca la veritá e solo la veritá di un Dio che vuole un mondo piú umano per tutti i suoi figli e figlie. Per questo, Gesú parla con autoritá, ma senza falsi autoritarismi. Parla sinceramente, ma senza dogmatismi. Non parla come i fanatici che vogliono imporre la loro veritá. Tantomeno come i funzionari che la difendono per obbligo benché non credano in essa. Non si sente mai um guardiano della veritá, ma un testimone. Gesú non trasforma la veritá di Dio in propaganda. Non la utilizza a proprio vantaggio, ma per la difesa dei poveri. Non tollera la falsitá o l´occultamento delle ingiustizie. Non sopporta le manipolazioni. Gesú si trasforma, cosí, in “voce di chi non ha voce, e voce contro quelli che hanno troppa voce” (Jon Sobrino). Questa voce é piú necessaria che mai in questa societá intrappolata in una grave crisi economica. L´occultamento della veritá é uno dei piú forti presupposti dell´azione dei grandi poteri finanziari e della gestione politica sottomessa alle loro esigenze. Ci si vuole fare vivere la crisi nella bugia. Si fa tutto il possibile per nascondere la responsabilitá dei principali colpevoli della crisi e si ignora in modo perverso la sofferenza delle vittime piú deboli e indifese. É urgente umanizzare la crisi mettendo al centro dell´attenzione la veritá di quelli che soffrono e l´attenzione prioritaria alla loro situazione sempre piú grave. É la prima veritá da esigere da tutti se non vogliamo essere disumani. Il dato che viene prima di tutti gli altri. Non possiamo abituarci all´esclusione sociale e alla disperazione in cui stanno cadendo i piú deboli. Noi che seguiamo Gesú, dobbiamo ascoltare la sua voce e uscire istintivamente in loro difesa e aiuto. Chi é della veritá, ascolta la sua voce. José Antonio Pagola (é un biblista spagnolo che scrive su “religion digital”. Ha scritto un libro appassionato su Gesú dal titolo “Gesú – approssimazione storica). 25 de noviembre de 2012 Fiesta de Cristo Rey (B)
12 novembre 2012
RIGUARDO A FESTE DI COMPLEANNO
E passiamo ad altro compleanno: la cittá di Itaberaí, il 9 novembre scorso, ha compiuto 144 anni. É stata fondata infatti il 9 novembre 1868. É uscito in questi giorni uno studio storico interessante dal titolo “I tempi mitici delle cittá goiane” in cui un nostro neo-laureato, Antonio César, fa piazza pulita di parecchi miti sulle origini della cittá, mostrando che i veri fondatori erano famiglie povere che vennero in questa regione per sostentarsi con l´agricoltura, e non i nomi famosi a cui sono state dedicate vie e piazze.
Altro compleanno: la Diocesi di Goiás sta preparando la festa del 90º compleanno di Dom Tomás Balduino. L´8-9 di dicembre prossimo (il compleanno sarebbe il 31/12) vogliono fare le cose in grande! Due giornate di memorie, preghiere e riflessioni, in cui parleranno alcuni protagonisti dei tempi di Dom Tomás e lanceranno un altro libro sulla sua vita. Tutto in omaggio al Vescovo emerito, ma anche per ribadire la volontá della Diocesi di conservare i connotati di Chiesa locale che sono la sua ereditá pastorale. Hanno invitato anche me a parlare. Ho apprezzato la gentilezza, ma preferisco rimanere in platea. Quando daranno la parola al pubblico, diró la cosa importante che Dom Tomás ha insegnato a tutti noi con il suo stile: che evangelizzare é aiutare le persone ad essere soggetto-protagonista della propria fede e partecipazione ecclesiale. Lo insegnava e lo praticava. Spero che questa sia una delle sementi che rinasceranno in futuro, perché di questi tempi la tendenza é diversa.
Quanto alla scelta dei poveri, fiore all´occhiello della chiesa brasiliana, nei nostri programmi pastorali la scelta dei poveri é citata continuamente. Tuttavia i tempi sono cambiati e nelle nostre parrocchie siamo sempre piú una religione dei benestanti. Una religione: non una rete di piccole comunitá. Dei benestanti: non degli ultimi e degli esclusi. Come si potrá, in questo modo, combattere con vigore l´uso indiscriminato di agro-tossici, il consumismo, la violazione dei diritti umani, le condizioni di lavoro nocive alla salute e alla vita di famiglia? Basterá l´intenzione? É piú difficile che per un cammello passare per la cruna di un ago.
Due cose ci imbavagliano e ci impediscono una presenza piú profetica nel mondo: le alleanze coi potenti in cambio di benefici economici o denaro, e l´ossessione di fare numero a qualunque costo. Osserviamo il Vangelo di domenica scorsa: Gesú condanna severamente i dottori della legge perché sfruttano la fiducia delle vedove promettendo grandi preghiere per loro e spogliandole dei loro beni. E fa l´elogio delle vedove povere, disprezzate dal mondo e prive di diritti, che donano generosamente perché non pensano solo a sé stesse. La nostra pratica assomiglia piú a quella di Gesú, delle vedove o dei dottori?
Ma noi ringraziamo Dio che ci dá ancora un pó di salute. Secondo un pensiero moderno molto diffuso, pensare troppo ai problemi sociali non fa bene. Ogni tanto qualcuno mi manda messaggi e-mail che si esprimono piú o meno cosí: guarda il lato buono delle cose, perché fissare l´attenzione sul lato cattivo le peggiora. Io allora sono andato a fare una pescatina. Non ho preso niente, ma ho portato a casa le foto del fiume, che é un bel vedere.
2 novembre 2012
LA CURA DI BARTIMEO
Le foto del saluto finale della visita pastorale. Nella Chiesa di São Sebastião, a ristrutturazione ancora in corso, ma giá con un nuovo volto.
Non sará di cattivo presagio pubblicare un post il 2 novembre? Se fosse, é in gioco poca cosa. Piú pericolo per Padre Marcelo Rossi, il piú famoso dei preti-cantanti del Brasile, e per la sua Diocesi di Santo Amaro nella Grande San Paolo. Secondo notizie raccolte da giornali essi inaugurano oggi, con la messa per i defunti, il nuovo Tempio costruito appositamente per le sue messe-show che attirano migliaia di persone. L´opera é monumentale: si dice che copra un´area di 8.500 metri quadrati e dovrebbe contenere 100 mila fedeli. “Sará una nuova cartolina postale di San Paolo” afferma con entusiasmo il sacerdote. "Una costruzione fatta per durare 700 anni”.
Ma il due novembre non é solo il giorno della memoria dei defunti. Dopo un ottobre di fuoco, i santi ci hanno portato la pioggia, e stamattina abbiamo una temperatura normale e un pó di nebbia fresca che si dissolverá appena sorgerá il sole (tra quindici minuti circa).
É giá da una ventina d´anni che in Brasile si sta diffondendo questa nuova forma di pastorale di massa, caratterizzata da celebrazioni eucaristiche in stile di intrattenimento che imitano i grandi shows musicali. Oggi ci sono parecchi preti che seguono la strada di Marcelo Rossi: nello stile delle liturgie, nella passione per le grandi masse trascinate dalla voce e dal ritmo delle canzoni, e anche nella costruzione di nuovi templi adatti ai preti-comunicatori di massa (di uno di loro si cita questa frase: io non celebro per meno di duemila persone alla volta). Padre Robson, il giovane redentorista che conduce questa corrente religiosa in Goiás, sta mobilitando i suoi fedelissimi (e sono tanti!) per costruire un tempio per 50 mila persone a Trindade, dove c´é giá un santuario che ne contiene bene alcune migliaia. Siccome questa non é l´unica tendenza del mondo post-moderno (c´é anche quella, per esempio, a passare da una chiesa all´altra in cerca di nuove emozioni per poi, alla fine, abbandonarle tutte....) non si sa quale sara il risultato.
Il Papa, che nei suoi discorsi piú recenti, ha insistito molto sul bisogno di credibilitá per salvare la fede!
L´Apostolo Paolo tuttavia, ai suoi tempi, scriveva che c´é chi predica per invidia o per altri scopi meno onesti, ma l´importante é che Gesú Cristo sia predicato!
E Gesú, come la pensava? Il vangelo dell´ultima domenica di ottobre era pertinente (Mc. 10, 46-52). E siccome raccontava l´aneddoto di Bartimeo, che ha dato il nome a questo sito, vi riporto il commento di di José Antonio Pagola, uno scrittore-teologo spagnolo che si é specializzato nei commenti ai Vangeli (dal sito Religión digital).
“La cura del cieco Bartimeo...é di una sorprendente attualitá per la Chiesa dei nostri giorni. Bartimeo é "un mendicante seduto al margine della strada”. Nella sua vita é sempre notte. Ha udito parlare di Gesú, ma non conosce il suo volto. Non é la nostra situazione? Cristiani ciechi, seduti lungo il cammino, incapaci di seguire Gesú? Tra di noi é notte. Non conosciamo Gesú. Ci manca luce per seguire la sua strada. Ignoriamo dove stia andando la Chiesa. Non sappiamo nemmeno che futuro vogliamo per essa. Installati in una religione che ci illude di trasformarci in discepoli di Gesú, viviamo accanto al Vangelo, ma al di fuori. Nonostante la sua cecitá, Bartimeo capta che Gesú sta passando lí vicino. Non ha dubbi. Qualcosa gli dice che in Gesú sta la sua salvezza. “Gesí, figlio di Davide, abbia pietá di me”. Questo grido ripetuto con fede provoca la sua cura. Oggi si odono nella Chiesa critiche, proteste e mutue accuse. Non si ascolta la preghiera umile e fiduciosa del cieco. Abbiamo dimenticato che solo Gesú puó salvare questa Chiesa. Non percepiamo la sua presenza vicina. Crediamo solo in noi stessi. Il cieco non vede ma sa ascoltare la voce di Gesú che gli arriva attraverso i suoi inviati: “Animo, alzati, ti sta chiamando”. Questo é il clima di cui abbiamo bisogno nella Chiesa. Dobbiamo incoraggiarci a vicenda a reagire. Non continuare installati in una religione convenzionale. Ritornare a Gesú che ci sta chiamando”.
Dunque, mi sono alzato con le riflessioni che ho pubblicato in questo post e poi, poco alla volta mentre tentavo di concentrarmi sui salmi dell´ufficio divino, sono diventato anche un pó triste. Perché la mente fa una panoramica sulla situazione del mondo, della Chiesa, e anche di questa missione, e mi dá la sensazione che tutto cambia, che di nuovo i poveri non sono piú il punto di riferimento per seguire in cammino di Gesú, e altri mali di pancia di questo genere. Poi una coppia amica mi ha chiamato al telefono piangendo. Chiedevano di andare a pregare con loro. Un giovane di 33 anni é morto ieri sera, di un colpo al cuore, mentre giocava una partita al calcio tra amici di periferia. Giorni fa la dottoressa Virginia gli aveva detto: "Abbia cura di sua moglie, ha il cuore molto debole, puó morire d´infarto a qualsiasi momento". Lei era in pericolo, lui no. Ma lui é morto. Ho trovato una famiglia in pianto ma ricca di fede, solida nella fede. É proibito cedere ai nostri momenti di depressione per ragioni futili o vane teorie, quando dobbiamo aiutare altri ad affrontare sofferenze vere, come una famiglia giovane con figli piccoli che hanno perso il padre.
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