4 dicembre 2012
LA FINE DEL MONDO.
Un post senza novitá. Le foto rappresentano una delle piste della mia camminata terapeutica, che dovrebbe essere ciclica. Il medico dice: “Almeno mezz´ora tutti i giorni”. Girare per 30 minuti in um circuito di 600 metri é ripetitivo al massimo. Padre Luis ed io, di solito, preferiamo la strada federale per Brasilia diritta, con saliscendi, paesaggi verdi, larghi orizzonti. Facciamo 4 chilometri: assai piú di mezz´ora. Andiamo in linea quasi retta, ma é sempre un ciclo: tutti i giorni rivediamo gli stessi campi, ma ogni volta diversi: il granturco cresce, gli alberi di eucalipto vengono tagliati, eccetera. La vita é ciclica ma ha la sua linea progressiva.
Ho sentito dire a volte, nelle conferenze di sociologia e anche di pastorale, che bisogna cambiare i nostri schemi mentali perché non siamo piú in una societá agricola, ma urbana. Giusto, no? Ma qualcuno aggiunge, per esempio, che nella societá agricola si pensa la vita secondo i cicli del sole, delle stagioni, dell´anno, eccetera. E sostengono che ora non é piú cosí. Perfino l´importanza del sole é diminuita, perché le cittá sono illuminate a giorno e abbiamo tutti i fanali e le luci che vogliamo per infischiarcene della differenza tra notte e giorno. Questi ragionamenti fanno colpo sulla nostra fantasia, e sul momento li beviamo. Ma sono esagerazioni. Quando arriva dicembre io continuo ogni anno a sospirare come facevano mio padre e gli altri antepassati: “Ecco un altro anno che se ne sta andando!....” E comincio il conto alla rovescia. Sarei curioso di sapere cosa diranno quando l´umanitá avrá completamente superato i cicli della natura e la vita non sará piú una ruota che gira. Nel frattempo puó darsi che il sole diventi piú importante che mai, visto che le fonti di energia si esauriscono e dovremo contare sempre di piú sullo sfruttamento di quella solare.
Nel mio caso, i cicli sono fondamentali perché seguo una liturgia che segue non la rotazione del sole ma quella della luna, di uso assai piú antico. La liturgia é una ruota che gira. Siamo di nuovo nel Tempo di Natale, preceduto dalle quattro domeniche di avvento. Puntualmente mi trovo davanti alle letture apocalittiche e da quelle profetiche. Esse ci ammoniscono che la ruota del mondo si fermerá, non si sa quando, e mentre gira accadranno sempre terribili disgrazie: fenomeni nel sole e nella luna, terremoti, guerre, inondazioni e altre calamitá da far tremare le gambe anche ai piú coraggiosi. E saranno particolarmente spaventosi per le donne incinte, che non riusciranno a fuggire e si sentiranno in trappola. Ma i profeti e i Vangeli, al contrario di come sono stati spesso interpretati, non hanno mai avuto intenzione di spaventarci. Piuttosto che la fine del mondo, annunciano l´inizio di un nuovo mondo.
Il Vangelo di domenica scorsa, ad esempio, affermava: “Quando vedrete accadere queste cose, alzate la testa perché il giorno della vostra liberazione é vicino”. E quello della domenica precedente sosteneva che in mezzo a questi fenomeni funesti e di morte appaiono anche segnali di vita, promesse dell´inizio del Regno di Dio. Il tempo di questo mondo é mezzo inverno e mezzo primavera: “Quando vedete sbocciare le gemme degli alberi sapete che l´estate é vicina. Come mai non vedete i segni della primavera del Regno di Dio?” E il profeta Daniele annunciava: “Babilonia sará distrutta per lasciare il posto a Gerusalemme, la cittá di Dio”.
A me piace moltissimo un inno che noi cantiamo nel tempo di Avvento. Il ritornello invoca: “Oh vieni Signore, non tardare, vieni a saziare la nostra sete di pace”. Le strofe paragonano la sua venuta alle sorprese piú belle ed emozionanti che proviamo nella vita. Traduco a senso: “Oh vieni come giunge una brezza fresca per il sollievo dei poveri che non hanno ventilatore e aria condizionata. Vieni come arriva la pioggia sulla terra riarsa. Vieni come arriva la luce dopo che si é rimasti al buio. Vieni come una lettera da una persona cara di cui da molto tempo non avevamo piú notizie. Vieni come quando nasce un figlio atteso con ansia dai suoi genitori. Vieni come quando si é intrappolati da nemici o assaltanti e arriva improvvisamente uno a liberarci”. Non credo a quelli che dicono che la fede é scomparsa dalla terra. É un bisogno primordiale. Fede, speranza, amore: senza di esse, quando si arriva al dunque, la gente cade in depressione e muore prima del tempo. Le persone magari corrono dietro a fedi fasulle, al turismo religioso, a divinitá false costruite dalla midia, piuttosto che rimanere sole.
Queste metafore descrivono situazioni che noi stiamo vivendo quotidianamente: terremoti, inondazioni, uragani, siccitá. Tumori maligni e infarti. Bombe, guerre, terrorismo. Incidenti stradali e violenza comune. Ed ora l´infinita crisi economica mondiale, seguita da disoccupazione e fallimenti. Il pianto, la disperazione e la morte sono sempre in agguato, dietro l´angolo. Perció abbiamo tutti bisogno di sapere e vedere coi nostri occhi e fare noi stessi il Regno, il tempo di giustizia promesso. Coltivare la semente di giustizia che Geremia annunció e Gesú Cristo ci ha portato. E poi saziarci di vita e di pane, avere un pó di luce per rischiarare il buio del mondo, essere visitati dal portalettere che ci recapita i messaggi di Dio, e di sentire la presenza di Gesú che cammina con noi e ci libera dagli agguati della vita.
23 novembre 2012
L´ERA DI INTERNET
Foto: cose all´antica: il mercatino del giovedí; le carrozze che sopravvivono.
Con meno di 50 anni di esistenza tra il pubblico in generale, Internet ha trasformato l´umanitá in modo irreversibile. In soli 10 anni, il web é cambiato completamente. Uno studo di Best Education Sites, con informazioni come Nielsen, Google e Cnet, ha rivelato come il mondo digitale si é trasformato negli ultimi dieci anni. Ecco alcune delle differenze principali tra Internet del 2002 e quella del 2012: - 10 anni fa Internet raggiungeva il 9,1% della popolazione mondiale, circa 569 milioni di persone. Oggi raggiunge circa 2,27 miliardi di esseri umani, 33% della popolazione globale. Nel 2002, il cittadino medio passava um 45 minuti al giorno in rete; oggi vi dedica almeno 4 ore al giorno. Prima c´erano pressapoco 3 milioni di siti web; ma oggi le opzioni si sono moltiplicate ad una cifra stimata di 555 milioni di siti. Dieci anni fa il re dei navigatori era Internet Explorer, della Microsoft, con 95% del mercato. Al giorno d´oggi esso continua ad essere il browser piú usato; tuttavia abbraccia solo il 39% degli utenti. Il resto é passato a Google Chrome (28%), Mozilla FireFox (25%), Opera (6%) e 2% ad altri servizi. Lo studio non menziona la penetrazione di Safari, della Apple. I temi di ricerca si sono trasformati; peró continua la tendenza verso gli eventi globali. Consultazioni su Eminem e American Idol, che si distinguevano nel 2002, hanno ceduto spazio alle ricerche su Adele, Steve Jobs e Osama Bin Laden, alla fine del 2011. In numeri relativi, lo studio afferma che prima, per scaricare una canzione in un modem di 56k occorrevano in media 12,5 minuti. Oggi, di solito, non ci si mettono nemmeno 18 secondi. Per caricare una pagina si impiegavano in media 16 secondi; ma nel 2012 é considerato lento quando si impiegano piú di 6 secondi. Una delle maggiori differenze é la forza del “social-media”. Nel 2002 Friendster era la piattaforma piú usata, con 3 milioni di utenti. Attualmente non c´é nemmeno bisogno di dirlo che il re é Facebook, com piú di 900 miliano di utenti. [Fonte: sito Adital dall´originale in spagnolo pubblicato in Alto Nivel, México]. Forse sarebbe interessante ed istruttivo, a questo punto,valutare come Internet ha cambiato la nostra vita. Ma, avendo appena letto un giornale italiano che estrae, dall´ultimo libro su Gesú del papa Benedetto, la grande questione “se nel presepio c´era il bue e l´asinello”, ho pensato bene di tradurvi il commento di Antonio Pagola alla pagina di Vangelo di domenica prossima, festa di Cristo re. Non parla di monarchia, ma del regno della veritá di Dio: dobbiamo rassegnarci a nasconderci le grandi veritá del Vangelo per fissare l´attenzione sulle statuine del presepio? “Il processo contro Gesú avvenne probabilmente nel palazzo in cui risiedeva Pilato quando era governatore di Gerusalemme. Lí si trovano, in un mattino d´aprile dell´anno 30, um reo indifeso chiamato Gesú e il rappresentante del potente sistema imperiale di Roma. Il vangelo di Giovanni riporta il dialogo tra i due. In realtá, piú che un interrogatorio, sembra un discorso di Gesú per chiarire alcuni temi che interessano molto all´evangelista. In um determinato momento Gesú fa questa dichiarazione solenne: "Per questo io sono venuto al mondo: per essere testimone della veritá. Tutti quelli che sono della veritá, ascoltano la mia voce". Questa affermazione raccoglie un tratto basico che definisce la traiettoria profetica di Gesú: la sua volontá di vivere nella veritá di Dio. Gesú non solo dice la veritá, ma cerca la veritá e solo la veritá di un Dio che vuole un mondo piú umano per tutti i suoi figli e figlie. Per questo, Gesú parla con autoritá, ma senza falsi autoritarismi. Parla sinceramente, ma senza dogmatismi. Non parla come i fanatici che vogliono imporre la loro veritá. Tantomeno come i funzionari che la difendono per obbligo benché non credano in essa. Non si sente mai um guardiano della veritá, ma un testimone. Gesú non trasforma la veritá di Dio in propaganda. Non la utilizza a proprio vantaggio, ma per la difesa dei poveri. Non tollera la falsitá o l´occultamento delle ingiustizie. Non sopporta le manipolazioni. Gesú si trasforma, cosí, in “voce di chi non ha voce, e voce contro quelli che hanno troppa voce” (Jon Sobrino). Questa voce é piú necessaria che mai in questa societá intrappolata in una grave crisi economica. L´occultamento della veritá é uno dei piú forti presupposti dell´azione dei grandi poteri finanziari e della gestione politica sottomessa alle loro esigenze. Ci si vuole fare vivere la crisi nella bugia. Si fa tutto il possibile per nascondere la responsabilitá dei principali colpevoli della crisi e si ignora in modo perverso la sofferenza delle vittime piú deboli e indifese. É urgente umanizzare la crisi mettendo al centro dell´attenzione la veritá di quelli che soffrono e l´attenzione prioritaria alla loro situazione sempre piú grave. É la prima veritá da esigere da tutti se non vogliamo essere disumani. Il dato che viene prima di tutti gli altri. Non possiamo abituarci all´esclusione sociale e alla disperazione in cui stanno cadendo i piú deboli. Noi che seguiamo Gesú, dobbiamo ascoltare la sua voce e uscire istintivamente in loro difesa e aiuto. Chi é della veritá, ascolta la sua voce. José Antonio Pagola (é un biblista spagnolo che scrive su “religion digital”. Ha scritto un libro appassionato su Gesú dal titolo “Gesú – approssimazione storica). 25 de noviembre de 2012 Fiesta de Cristo Rey (B)
12 novembre 2012
RIGUARDO A FESTE DI COMPLEANNO
E passiamo ad altro compleanno: la cittá di Itaberaí, il 9 novembre scorso, ha compiuto 144 anni. É stata fondata infatti il 9 novembre 1868. É uscito in questi giorni uno studio storico interessante dal titolo “I tempi mitici delle cittá goiane” in cui un nostro neo-laureato, Antonio César, fa piazza pulita di parecchi miti sulle origini della cittá, mostrando che i veri fondatori erano famiglie povere che vennero in questa regione per sostentarsi con l´agricoltura, e non i nomi famosi a cui sono state dedicate vie e piazze.
Altro compleanno: la Diocesi di Goiás sta preparando la festa del 90º compleanno di Dom Tomás Balduino. L´8-9 di dicembre prossimo (il compleanno sarebbe il 31/12) vogliono fare le cose in grande! Due giornate di memorie, preghiere e riflessioni, in cui parleranno alcuni protagonisti dei tempi di Dom Tomás e lanceranno un altro libro sulla sua vita. Tutto in omaggio al Vescovo emerito, ma anche per ribadire la volontá della Diocesi di conservare i connotati di Chiesa locale che sono la sua ereditá pastorale. Hanno invitato anche me a parlare. Ho apprezzato la gentilezza, ma preferisco rimanere in platea. Quando daranno la parola al pubblico, diró la cosa importante che Dom Tomás ha insegnato a tutti noi con il suo stile: che evangelizzare é aiutare le persone ad essere soggetto-protagonista della propria fede e partecipazione ecclesiale. Lo insegnava e lo praticava. Spero che questa sia una delle sementi che rinasceranno in futuro, perché di questi tempi la tendenza é diversa.
Quanto alla scelta dei poveri, fiore all´occhiello della chiesa brasiliana, nei nostri programmi pastorali la scelta dei poveri é citata continuamente. Tuttavia i tempi sono cambiati e nelle nostre parrocchie siamo sempre piú una religione dei benestanti. Una religione: non una rete di piccole comunitá. Dei benestanti: non degli ultimi e degli esclusi. Come si potrá, in questo modo, combattere con vigore l´uso indiscriminato di agro-tossici, il consumismo, la violazione dei diritti umani, le condizioni di lavoro nocive alla salute e alla vita di famiglia? Basterá l´intenzione? É piú difficile che per un cammello passare per la cruna di un ago.
Due cose ci imbavagliano e ci impediscono una presenza piú profetica nel mondo: le alleanze coi potenti in cambio di benefici economici o denaro, e l´ossessione di fare numero a qualunque costo. Osserviamo il Vangelo di domenica scorsa: Gesú condanna severamente i dottori della legge perché sfruttano la fiducia delle vedove promettendo grandi preghiere per loro e spogliandole dei loro beni. E fa l´elogio delle vedove povere, disprezzate dal mondo e prive di diritti, che donano generosamente perché non pensano solo a sé stesse. La nostra pratica assomiglia piú a quella di Gesú, delle vedove o dei dottori?
Ma noi ringraziamo Dio che ci dá ancora un pó di salute. Secondo un pensiero moderno molto diffuso, pensare troppo ai problemi sociali non fa bene. Ogni tanto qualcuno mi manda messaggi e-mail che si esprimono piú o meno cosí: guarda il lato buono delle cose, perché fissare l´attenzione sul lato cattivo le peggiora. Io allora sono andato a fare una pescatina. Non ho preso niente, ma ho portato a casa le foto del fiume, che é un bel vedere.
2 novembre 2012
LA CURA DI BARTIMEO
Le foto del saluto finale della visita pastorale. Nella Chiesa di São Sebastião, a ristrutturazione ancora in corso, ma giá con un nuovo volto.
Non sará di cattivo presagio pubblicare un post il 2 novembre? Se fosse, é in gioco poca cosa. Piú pericolo per Padre Marcelo Rossi, il piú famoso dei preti-cantanti del Brasile, e per la sua Diocesi di Santo Amaro nella Grande San Paolo. Secondo notizie raccolte da giornali essi inaugurano oggi, con la messa per i defunti, il nuovo Tempio costruito appositamente per le sue messe-show che attirano migliaia di persone. L´opera é monumentale: si dice che copra un´area di 8.500 metri quadrati e dovrebbe contenere 100 mila fedeli. “Sará una nuova cartolina postale di San Paolo” afferma con entusiasmo il sacerdote. "Una costruzione fatta per durare 700 anni”.
Ma il due novembre non é solo il giorno della memoria dei defunti. Dopo un ottobre di fuoco, i santi ci hanno portato la pioggia, e stamattina abbiamo una temperatura normale e un pó di nebbia fresca che si dissolverá appena sorgerá il sole (tra quindici minuti circa).
É giá da una ventina d´anni che in Brasile si sta diffondendo questa nuova forma di pastorale di massa, caratterizzata da celebrazioni eucaristiche in stile di intrattenimento che imitano i grandi shows musicali. Oggi ci sono parecchi preti che seguono la strada di Marcelo Rossi: nello stile delle liturgie, nella passione per le grandi masse trascinate dalla voce e dal ritmo delle canzoni, e anche nella costruzione di nuovi templi adatti ai preti-comunicatori di massa (di uno di loro si cita questa frase: io non celebro per meno di duemila persone alla volta). Padre Robson, il giovane redentorista che conduce questa corrente religiosa in Goiás, sta mobilitando i suoi fedelissimi (e sono tanti!) per costruire un tempio per 50 mila persone a Trindade, dove c´é giá un santuario che ne contiene bene alcune migliaia. Siccome questa non é l´unica tendenza del mondo post-moderno (c´é anche quella, per esempio, a passare da una chiesa all´altra in cerca di nuove emozioni per poi, alla fine, abbandonarle tutte....) non si sa quale sara il risultato.
Il Papa, che nei suoi discorsi piú recenti, ha insistito molto sul bisogno di credibilitá per salvare la fede!
L´Apostolo Paolo tuttavia, ai suoi tempi, scriveva che c´é chi predica per invidia o per altri scopi meno onesti, ma l´importante é che Gesú Cristo sia predicato!
E Gesú, come la pensava? Il vangelo dell´ultima domenica di ottobre era pertinente (Mc. 10, 46-52). E siccome raccontava l´aneddoto di Bartimeo, che ha dato il nome a questo sito, vi riporto il commento di di José Antonio Pagola, uno scrittore-teologo spagnolo che si é specializzato nei commenti ai Vangeli (dal sito Religión digital).
“La cura del cieco Bartimeo...é di una sorprendente attualitá per la Chiesa dei nostri giorni. Bartimeo é "un mendicante seduto al margine della strada”. Nella sua vita é sempre notte. Ha udito parlare di Gesú, ma non conosce il suo volto. Non é la nostra situazione? Cristiani ciechi, seduti lungo il cammino, incapaci di seguire Gesú? Tra di noi é notte. Non conosciamo Gesú. Ci manca luce per seguire la sua strada. Ignoriamo dove stia andando la Chiesa. Non sappiamo nemmeno che futuro vogliamo per essa. Installati in una religione che ci illude di trasformarci in discepoli di Gesú, viviamo accanto al Vangelo, ma al di fuori. Nonostante la sua cecitá, Bartimeo capta che Gesú sta passando lí vicino. Non ha dubbi. Qualcosa gli dice che in Gesú sta la sua salvezza. “Gesí, figlio di Davide, abbia pietá di me”. Questo grido ripetuto con fede provoca la sua cura. Oggi si odono nella Chiesa critiche, proteste e mutue accuse. Non si ascolta la preghiera umile e fiduciosa del cieco. Abbiamo dimenticato che solo Gesú puó salvare questa Chiesa. Non percepiamo la sua presenza vicina. Crediamo solo in noi stessi. Il cieco non vede ma sa ascoltare la voce di Gesú che gli arriva attraverso i suoi inviati: “Animo, alzati, ti sta chiamando”. Questo é il clima di cui abbiamo bisogno nella Chiesa. Dobbiamo incoraggiarci a vicenda a reagire. Non continuare installati in una religione convenzionale. Ritornare a Gesú che ci sta chiamando”.
Dunque, mi sono alzato con le riflessioni che ho pubblicato in questo post e poi, poco alla volta mentre tentavo di concentrarmi sui salmi dell´ufficio divino, sono diventato anche un pó triste. Perché la mente fa una panoramica sulla situazione del mondo, della Chiesa, e anche di questa missione, e mi dá la sensazione che tutto cambia, che di nuovo i poveri non sono piú il punto di riferimento per seguire in cammino di Gesú, e altri mali di pancia di questo genere. Poi una coppia amica mi ha chiamato al telefono piangendo. Chiedevano di andare a pregare con loro. Un giovane di 33 anni é morto ieri sera, di un colpo al cuore, mentre giocava una partita al calcio tra amici di periferia. Giorni fa la dottoressa Virginia gli aveva detto: "Abbia cura di sua moglie, ha il cuore molto debole, puó morire d´infarto a qualsiasi momento". Lei era in pericolo, lui no. Ma lui é morto. Ho trovato una famiglia in pianto ma ricca di fede, solida nella fede. É proibito cedere ai nostri momenti di depressione per ragioni futili o vane teorie, quando dobbiamo aiutare altri ad affrontare sofferenze vere, come una famiglia giovane con figli piccoli che hanno perso il padre.
22 ottobre 2012
VISITA PASTORALE
La settimana é stata contrassegnata dalla visita pastorale del vescovo diocesano, che si é conclusa ieri con la messa nella Chiesa Parrocchiale, ancora in via di ristrutturazione.
I fatti interessanti della settimana, fuori da Itaberaí, sono molti. Non ultimo: in Italia un prefetto si é ritenuto offeso da un prete che chiamava "signora" una sua collega (prefetta?). Io peró mi limiteró a pubblicarvi alcune foto della visita che rimarrá nella storia(suppongo - ma il futuro é imprevedibile).
Gli operatori pastorali di Itaberaí. Manca solo la suora piú giovane, Katiuska, venezuelana, che ha operato lo scatto. Il vescovo, Eugenio Rixen, é quello in mezzo. É un anglosassone, quindi il piú alto e piú rosso del gruppo.
Sotto vedete l´incontro delle comunitá del settore Santo Antonio, che raggruppa 7 comunitá. É l´area in cui io abito e in cui ho una presenza piú frequente, ma non ero presente alla riunione perché quella sera (martedí) ero impegnato con una messa in campagna, nella comunitá di Sitio Novo dove ho celebrato nel portichetto di una casa di contadini. L´incontro con il vescovo é avvenuto, invece, nella cappella piú grande del settore.
La visita al Centro Educacional Fernanda Park, ossia Reforço Escolar - la fondazione di Don Maurizio e Modena Terzo Mondo che ora é anche Associazione Convenzionata con il comune per il servizio di scuola a tempo pieno.
Il gruppo dei funzionari del Consiglio di Tutela dei minori, organo pubblico.
Il pranzo con rappresentanti delle comunitá di base e di alcuni movimenti.
11 ottobre 2012
C´É UN SINODO !!!!
Oggi, 12 ottobre, al mattino presto, ho dato un´occhiata alla web cam di Montese, e ho visto un nebbione fitto che copriva tutto il paese. Brrr....che freddo. Temperatura 16 gradi. A quell´ora, qui erano 19. Poi ho preso la macchina e sono andato al santuario di Areias a celebrare per i pellegrini. Inizio della messa ore 6. Parecchia gente. Dopo ho scattato alcune foto e sono tornato a casa. Aggiungo le foto. al post che ho fatto ieri sera.Il comune di Itaberaí ha eletto il suo nuovo sindaco, Roberto Silva. Egli é um commerciante, proprietario di un grande magazzino (Mercadão Modas), privo di passato politico. La sua candidatura é stata sostenuta dal movimento “Amigos de Itaberaí”, sorto recentemente. I voti sono frutto di una coalizione di partiti, che ha sconfitto la coalizione DEM-PSDB, con la candidata Rita, che fu sindaca in um mandato anteriore ed ora era sostenuta dall´attuale sindaco Benedito, del PSDB. Altro candidato sconfitto é Ratinho, commerciante, candidato del PT che correva da solo. Hanno ottenuto rispettivamente il 51%, 43% e 5,8%. Il PT ha avuto un ampio successo in comuni confinanti come Itauçú, Itaguarí (dove é stato eletto Padre Agnaldo giá parroco di Heitoraí), e Cittá di Goiás. Ampiamente vittorioso il PT anche nella capitale, Goiania: dove Paulo Faria ha ottenuto il 56% dei voti ed evitato il secondo turno. La Silvia, direttrice del nostro asilo São Francisco, ha ottenuto quasi 400 voti come candidata a consigliere per il PT, e non ha raggiunto il seggio solo per la debolezza della coalizione. Complimenti, alla prossima vincerá! Il 7/10 Benedetto XVI ha aperto i lavori del Sinodo dei vescovi per la Nuova Evangelizzazione. Qualcuno se n´é accorto? Terminerá il 28 ottobre, e vi partecipano 262 vescovi di tutto il mondo. La stampa . Il sito migliore (ricco di notizie e pluralista) per informarsi sul Sinodo é il sito spagnolo “religión digital”, da cui raccolgo queste brevi pennellate. “Durante la messa di apertura, il Papa ha chiesto ai cristiani di non essere “né tiepidi né indifferenti”. "Senza una sincera conversione non si puó parlare di nuova evangelizzazione”. Ha affermato anche che l´indifferenza é attualmente il maggiore pericolo per il cristianesimo. “I peccati dei cristiani ostacolano l´evangelizzazione”. E ha insistito sulla necessitá che i cristiani siano credibili. In coincidenza col Sinodo, l´11/10 in piazza San Pietro lo stesso papa ha celebrato il cinquantesimo del Concilio Vaticano II e l´apertura dell´anno della fede. Ha colto l´occasione per precisare che la sua intenzione é di evitare le nostalgie del passato preconciliare, ma anche le fughe in avanti. Altri commenti interessanti: l´emerito arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastián, ha criticato i laicisti spagnoli che non si sono ancora accorti dei cambiamenti provocati nella Chiesa dal Vaticano II, e continuano a combattere contro la Chiesa dei tempi della monarchia. E osserva: il Vaticano II é stata un´autentica profezia per la Chiesa, alla quale non ci siamo ancora convertiti abbastanza. Resta molto da fare. "No cuento con las energías para gobernar", afferma Àlvaro Corcuera, successore di Padre Maciel nel governo dei Legionari. Sará sostituito dal vicario generale, il tedesco Sylvester Heereman, de 37 anni. Secondo le notizie del sito spagnolo Religion digital egli avrebbe chiesto un periodo di riposo perché soffriva di esaurimento. Noi in Brasile siamo molto contenti perché il 12 ottobre, é la festa della patrona del Brasile, Nossa Senhora Aparecida, la cui immagine é presente in ogni casa cattolica e in migliaia di chiese. A dire il vero in molte chiese ce n´é anche piú di una.... Ovunque, perció, si celebra la sua festa. Essa é ufficialmente festa nazionale ed é anche la festa dei bambini, per cui in molte parrocchie le signore preparano immense torte da distribuire ai bambini dopo la messa. A Itapirapuã, quando ero parroco lá, si faceva la novena di preparazione ogni sera trasportando l´immagine in processione di casa in casa, poi il giorno della festa, alle cinque e mezzo del mattino, la processione portava l´immagine in riva al fiume per ricordare l´origine dell´immagine, che fu pescata nel fiume Paraiba nel secolo XVIII. Lá si celebrava la messa, e durante la messa si lanciavano fiori sull´acqua. Terminata la celebrazione si andava nel salone parrocchiale dove c´éra, pronta, la grande torta da distribuire. Nel resto della mattinata i fazendeiros offrivano latte a tutti i bimbi che si presentavano con le loro bottiglie o recipienti. Era bello! La gente di Itaberaí, invece, ha una tradizione diversa. Um migliaio di persone partono a piedi verso il santuario di Areias, vicino a Goiás. Percorrono circa 24 chilometri. Sono partiti stasera. Alle sei del mattino celebreró la messa per loro, ma io ci vado in macchina. In paese, a Itaberaí, c´é pure una cappella dedicata ad Aparecida, e stasera ci sará la conclusione con messa e processione e fuochi. Gli evangelici di solito non partecipano a queste cose, e c´é pure un movimento per togliere questa festa nazionale. Viva Nossa Senhora Aparecida.
1 ottobre 2012
DANZANDO COI LUPI
Sulla statale GO70 (per Goiania) hanno costruito un viadotto che conduce da niente a niente. Nel mezzo delle due piste hanno eretto chilometri di pali su cui, chissá quando, saranno installate lampade. Tutto in attesa che arrivi la ferrovia nord-sud, che secondo i progetti unirá Belém do Pará alle ferrovie giá esistenti che conducono ai porti di Santos e Paranaguá. Trasporteranno minerali e prodotti agricoli degli Stati di Amazonas, Pará, Amapá, Maranhão e Goiás. Niente vetture per passeggeri. Il futuro é dell´economia, non degli esseri umani. I suddetti porti, a loro volta, saranno messi in collegamento con quattro paesi: Argentina, Paraguai, Bolivia e Cile, con un progetto ancora di lá da venire che dovrá attraversare, tra l´altro, la Cordigliera delle Ande. Per ora accontentiamoci di questa foto che preannuncia um avvenire di cementificazione che é giá cominciato da molto tempo.
E nella foto seguente potete vedere cosa sono andato a fare a Goiania.
Padre José Cobo, prete spagnolo di Cuiabá (Mato Grosso), ha predicato gli esercizi spirituali a noi, clero della diocesi di Goiás, da lunedí 24 a giovedí 27/09. Ha preso come tema “essere preti nel modo di Gesú”. Padre Cobo é um formatore di preti, rettore del seminario della sua diocesi (Rondonópolis) e assessore della Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB). Ascoltarlo e parlare con lui é un godimento. “I miracoli di oggi sono le santitá comuni, che si incontrano ad ogni passo” – ha detto Padre Cobo. “Gesú non evangelizzava con lunghi discorsi, ma chiacchierando con la gente”. “Dove passava faceva rinascere la vita: il cieco, la samaritana, Maria di Magdala, l´adultera, il sordo che balbettava, recuperavano la loro dignitá”. “Non incontro Gesú nel Tabernacolo se prima non lo riconosco nei poveri”.
E poi c´é un pezzo che mi ha impressionato piú di tutti ma non l´ho scritto. Lo trascrivo ora, ricordandolo a senso.
Nei pressi di Cafarnao, seduti sulle loro barche accanto alla riva, tre pescatori rassettavano le reti. Un giovane di passaggio chiese:
“Come va la pesca, oggi?”
“Male. Puoi vedere tu stesso. Abbiamo preso solo quei pochi pesci lí. Ce n´é al massimo per un giorno” – gli rispose il piú anziano.
“Ma tu chi sei? Da dove vieni? Stai cercando lavoro?”
“No, no, passavo per caso e chiedevo solo per curiositá. Vengo da Nazaret e mi chiamo Gesú”.
Risero tutti come se fosse una battuta, e commentarono: “Da Nazaret? Allora non sai fare proprio niente. Sei nel posto sbagliato. Non puoi nemmeno aiutarci a rassettare le reti”.
“Sono carpentiere. Sono abituato a fare un pó di tutto. Ma voi, come mai avete pescato cosí poco? Non c´é il clima adatto?”
¨Il rabbino, nella Sinagoga, dice che Dio ci castiga perché siamo peccatori. Siamo impuri. Dimentichiamo di lavare le mani prima di mangiare. Paghiamo in ritardo le decime. Non rispettiamo sempre il sabato...” – disse uno dei due giovani.
L´altro giovane rise.
“Come ti chiami?” – chiese Gesú all´anziano.
“Pietro” – rispose.
“Pietro, tu ci credi che sia un castigo di Dio?”
“Se lo dice il Rabbi, sará vero”.
“Sei sposato? hai dei figli?”
“Ne ho cinque. Tre maschi e due bimbe, ancora piccole”.
“Se uno di loro ti chiede un pezzo di pane, tu gli dai una pietra? E se la bimba ti chiede un uovo, le dai uno scorpione?”
“Sei impazzito? No di certo”.
“Se voi che siete impuri date cose buone ai vostri figli, come potete pensare che il Padre che é nei cieli maltratti voi, che siete figli suoi? – interpelló Gesú a bassa voce, fissando Pietro negli occhi.
Pietro, a sua volta, fissó il suo sguardo negli occhi di Gesú, mentre pure i due piú giovani lo stavano scrutando in silenzio, e disse: “Hai detto che sei un carpentiere? Ah, va bene, se lo dici tu! Ora, peró, andiamo tutti a casa mia a mangiare un boccone, e tu vieni con noi. Voglio fare una chiacchierata con te”.
Dopo gli esercizi, il 30 settembre, abbiamo celebrato la festa della Comunitá di Base. Per l´occasione mi hanno fatto rispolverare vecchie foto ed é venuta fuori questa in cui mi trovavo, giovane capellone, in mezzo a un gruppo di lavoratori rurali che stava offrendo una giornata di lavoro a un compagno per togliere le erbacce dalla piantagione di arance. Ricordi di passione per la solidarietá in nome di Gesú. Bei ricordi. “Chi vi dará da bere un bicchiere d´acqua perché siete di Cristo, non rimarrá senza ricompensa” (Marco 9, 41, vangelo del giorno). La solidarietá é il modo di scacciare i demoni in ogni epoca.
E a proposito del Vangelo di domenica scorsa, contiene alcune frasi violente che rispecchiano scelte drammatiche in cui ci imbattiamo in ogno tempo. “Se il tuo occhio ti scandalizza strappalo...” (Marco 9, 43-48). Non é necessario strapparsi gli occhi o tagliarsi le mani e i piedi. In molte situazioni o collabori all´ingiustizia e al crimine almeno col tacito consenso, o ti rendono la vita impossibile. Tanti scandali, sopraffazioni e violenze, sempre piú frequenti in tutto il mondo, accadono per questo: i disonesti possono fare affidamento sulla paura degli onesti. I quali, per paura, danzano coi lupi, come diceva il titolo di um famoso film. Danziamo coi lupi per non essere sbranati, e cosí i lupi dominano il mondo.
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