2 novembre 2012

LA CURA DI BARTIMEO

Le foto del saluto finale della visita pastorale. Nella Chiesa di São Sebastião, a ristrutturazione ancora in corso, ma giá con un nuovo volto.
Non sará di cattivo presagio pubblicare un post il 2 novembre? Se fosse, é in gioco poca cosa. Piú pericolo per Padre Marcelo Rossi, il piú famoso dei preti-cantanti del Brasile, e per la sua Diocesi di Santo Amaro nella Grande San Paolo. Secondo notizie raccolte da giornali essi inaugurano oggi, con la messa per i defunti, il nuovo Tempio costruito appositamente per le sue messe-show che attirano migliaia di persone. L´opera é monumentale: si dice che copra un´area di 8.500 metri quadrati e dovrebbe contenere 100 mila fedeli. “Sará una nuova cartolina postale di San Paolo” afferma con entusiasmo il sacerdote. "Una costruzione fatta per durare 700 anni”.
Ma il due novembre non é solo il giorno della memoria dei defunti. Dopo un ottobre di fuoco, i santi ci hanno portato la pioggia, e stamattina abbiamo una temperatura normale e un pó di nebbia fresca che si dissolverá appena sorgerá il sole (tra quindici minuti circa).
É giá da una ventina d´anni che in Brasile si sta diffondendo questa nuova forma di pastorale di massa, caratterizzata da celebrazioni eucaristiche in stile di intrattenimento che imitano i grandi shows musicali. Oggi ci sono parecchi preti che seguono la strada di Marcelo Rossi: nello stile delle liturgie, nella passione per le grandi masse trascinate dalla voce e dal ritmo delle canzoni, e anche nella costruzione di nuovi templi adatti ai preti-comunicatori di massa (di uno di loro si cita questa frase: io non celebro per meno di duemila persone alla volta). Padre Robson, il giovane redentorista che conduce questa corrente religiosa in Goiás, sta mobilitando i suoi fedelissimi (e sono tanti!) per costruire un tempio per 50 mila persone a Trindade, dove c´é giá un santuario che ne contiene bene alcune migliaia. Siccome questa non é l´unica tendenza del mondo post-moderno (c´é anche quella, per esempio, a passare da una chiesa all´altra in cerca di nuove emozioni per poi, alla fine, abbandonarle tutte....) non si sa quale sara il risultato.
Il Papa, che nei suoi discorsi piú recenti, ha insistito molto sul bisogno di credibilitá per salvare la fede!
L´Apostolo Paolo tuttavia, ai suoi tempi, scriveva che c´é chi predica per invidia o per altri scopi meno onesti, ma l´importante é che Gesú Cristo sia predicato!
E Gesú, come la pensava? Il vangelo dell´ultima domenica di ottobre era pertinente (Mc. 10, 46-52). E siccome raccontava l´aneddoto di Bartimeo, che ha dato il nome a questo sito, vi riporto il commento di di José Antonio Pagola, uno scrittore-teologo spagnolo che si é specializzato nei commenti ai Vangeli (dal sito Religión digital).
“La cura del cieco Bartimeo...é di una sorprendente attualitá per la Chiesa dei nostri giorni. Bartimeo é "un mendicante seduto al margine della strada”. Nella sua vita é sempre notte. Ha udito parlare di Gesú, ma non conosce il suo volto. Non é la nostra situazione? Cristiani ciechi, seduti lungo il cammino, incapaci di seguire Gesú? Tra di noi é notte. Non conosciamo Gesú. Ci manca luce per seguire la sua strada. Ignoriamo dove stia andando la Chiesa. Non sappiamo nemmeno che futuro vogliamo per essa. Installati in una religione che ci illude di trasformarci in discepoli di Gesú, viviamo accanto al Vangelo, ma al di fuori. Nonostante la sua cecitá, Bartimeo capta che Gesú sta passando lí vicino. Non ha dubbi. Qualcosa gli dice che in Gesú sta la sua salvezza. “Gesí, figlio di Davide, abbia pietá di me”. Questo grido ripetuto con fede provoca la sua cura. Oggi si odono nella Chiesa critiche, proteste e mutue accuse. Non si ascolta la preghiera umile e fiduciosa del cieco. Abbiamo dimenticato che solo Gesú puó salvare questa Chiesa. Non percepiamo la sua presenza vicina. Crediamo solo in noi stessi. Il cieco non vede ma sa ascoltare la voce di Gesú che gli arriva attraverso i suoi inviati: “Animo, alzati, ti sta chiamando”. Questo é il clima di cui abbiamo bisogno nella Chiesa. Dobbiamo incoraggiarci a vicenda a reagire. Non continuare installati in una religione convenzionale. Ritornare a Gesú che ci sta chiamando”.
Dunque, mi sono alzato con le riflessioni che ho pubblicato in questo post e poi, poco alla volta mentre tentavo di concentrarmi sui salmi dell´ufficio divino, sono diventato anche un pó triste. Perché la mente fa una panoramica sulla situazione del mondo, della Chiesa, e anche di questa missione, e mi dá la sensazione che tutto cambia, che di nuovo i poveri non sono piú il punto di riferimento per seguire in cammino di Gesú, e altri mali di pancia di questo genere. Poi una coppia amica mi ha chiamato al telefono piangendo. Chiedevano di andare a pregare con loro. Un giovane di 33 anni é morto ieri sera, di un colpo al cuore, mentre giocava una partita al calcio tra amici di periferia. Giorni fa la dottoressa Virginia gli aveva detto: "Abbia cura di sua moglie, ha il cuore molto debole, puó morire d´infarto a qualsiasi momento". Lei era in pericolo, lui no. Ma lui é morto. Ho trovato una famiglia in pianto ma ricca di fede, solida nella fede. É proibito cedere ai nostri momenti di depressione per ragioni futili o vane teorie, quando dobbiamo aiutare altri ad affrontare sofferenze vere, come una famiglia giovane con figli piccoli che hanno perso il padre.

22 ottobre 2012

VISITA PASTORALE

La settimana é stata contrassegnata dalla visita pastorale del vescovo diocesano, che si é conclusa ieri con la messa nella Chiesa Parrocchiale, ancora in via di ristrutturazione.
I fatti interessanti della settimana, fuori da Itaberaí, sono molti. Non ultimo: in Italia un prefetto si é ritenuto offeso da un prete che chiamava "signora" una sua collega (prefetta?). Io peró mi limiteró a pubblicarvi alcune foto della visita che rimarrá nella storia(suppongo - ma il futuro é imprevedibile).
Gli operatori pastorali di Itaberaí. Manca solo la suora piú giovane, Katiuska, venezuelana, che ha operato lo scatto. Il vescovo, Eugenio Rixen, é quello in mezzo. É un anglosassone, quindi il piú alto e piú rosso del gruppo.
Sotto vedete l´incontro delle comunitá del settore Santo Antonio, che raggruppa 7 comunitá. É l´area in cui io abito e in cui ho una presenza piú frequente, ma non ero presente alla riunione perché quella sera (martedí) ero impegnato con una messa in campagna, nella comunitá di Sitio Novo dove ho celebrato nel portichetto di una casa di contadini. L´incontro con il vescovo é avvenuto, invece, nella cappella piú grande del settore.
La visita al Centro Educacional Fernanda Park, ossia Reforço Escolar - la fondazione di Don Maurizio e Modena Terzo Mondo che ora é anche Associazione Convenzionata con il comune per il servizio di scuola a tempo pieno.
Il gruppo dei funzionari del Consiglio di Tutela dei minori, organo pubblico.
Il pranzo con rappresentanti delle comunitá di base e di alcuni movimenti.

11 ottobre 2012

C´É UN SINODO !!!!

Oggi, 12 ottobre, al mattino presto, ho dato un´occhiata alla web cam di Montese, e ho visto un nebbione fitto che copriva tutto il paese. Brrr....che freddo. Temperatura 16 gradi. A quell´ora, qui erano 19. Poi ho preso la macchina e sono andato al santuario di Areias a celebrare per i pellegrini. Inizio della messa ore 6. Parecchia gente. Dopo ho scattato alcune foto e sono tornato a casa. Aggiungo le foto. al post che ho fatto ieri sera.
Il comune di Itaberaí ha eletto il suo nuovo sindaco, Roberto Silva. Egli é um commerciante, proprietario di un grande magazzino (Mercadão Modas), privo di passato politico. La sua candidatura é stata sostenuta dal movimento “Amigos de Itaberaí”, sorto recentemente. I voti sono frutto di una coalizione di partiti, che ha sconfitto la coalizione DEM-PSDB, con la candidata Rita, che fu sindaca in um mandato anteriore ed ora era sostenuta dall´attuale sindaco Benedito, del PSDB. Altro candidato sconfitto é Ratinho, commerciante, candidato del PT che correva da solo. Hanno ottenuto rispettivamente il 51%, 43% e 5,8%. Il PT ha avuto un ampio successo in comuni confinanti come Itauçú, Itaguarí (dove é stato eletto Padre Agnaldo giá parroco di Heitoraí), e Cittá di Goiás. Ampiamente vittorioso il PT anche nella capitale, Goiania: dove Paulo Faria ha ottenuto il 56% dei voti ed evitato il secondo turno.
La Silvia, direttrice del nostro asilo São Francisco, ha ottenuto quasi 400 voti come candidata a consigliere per il PT, e non ha raggiunto il seggio solo per la debolezza della coalizione. Complimenti, alla prossima vincerá!
Il 7/10 Benedetto XVI ha aperto i lavori del Sinodo dei vescovi per la Nuova Evangelizzazione. Qualcuno se n´é accorto? Terminerá il 28 ottobre, e vi partecipano 262 vescovi di tutto il mondo. La stampa . Il sito migliore (ricco di notizie e pluralista) per informarsi sul Sinodo é il sito spagnolo “religión digital”, da cui raccolgo queste brevi pennellate. “Durante la messa di apertura, il Papa ha chiesto ai cristiani di non essere “né tiepidi né indifferenti”. "Senza una sincera conversione non si puó parlare di nuova evangelizzazione”. Ha affermato anche che l´indifferenza é attualmente il maggiore pericolo per il cristianesimo. “I peccati dei cristiani ostacolano l´evangelizzazione”. E ha insistito sulla necessitá che i cristiani siano credibili.
In coincidenza col Sinodo, l´11/10 in piazza San Pietro lo stesso papa ha celebrato il cinquantesimo del Concilio Vaticano II e l´apertura dell´anno della fede. Ha colto l´occasione per precisare che la sua intenzione é di evitare le nostalgie del passato preconciliare, ma anche le fughe in avanti. Altri commenti interessanti: l´emerito arcivescovo di Pamplona, Fernando Sebastián, ha criticato i laicisti spagnoli che non si sono ancora accorti dei cambiamenti provocati nella Chiesa dal Vaticano II, e continuano a combattere contro la Chiesa dei tempi della monarchia. E osserva: il Vaticano II é stata un´autentica profezia per la Chiesa, alla quale non ci siamo ancora convertiti abbastanza. Resta molto da fare.
"No cuento con las energías para gobernar", afferma Àlvaro Corcuera, successore di Padre Maciel nel governo dei Legionari. Sará sostituito dal vicario generale, il tedesco Sylvester Heereman, de 37 anni. Secondo le notizie del sito spagnolo Religion digital egli avrebbe chiesto un periodo di riposo perché soffriva di esaurimento.
Noi in Brasile siamo molto contenti perché il 12 ottobre, é la festa della patrona del Brasile, Nossa Senhora Aparecida, la cui immagine é presente in ogni casa cattolica e in migliaia di chiese. A dire il vero in molte chiese ce n´é anche piú di una.... Ovunque, perció, si celebra la sua festa. Essa é ufficialmente festa nazionale ed é anche la festa dei bambini, per cui in molte parrocchie le signore preparano immense torte da distribuire ai bambini dopo la messa. A Itapirapuã, quando ero parroco lá, si faceva la novena di preparazione ogni sera trasportando l´immagine in processione di casa in casa, poi il giorno della festa, alle cinque e mezzo del mattino, la processione portava l´immagine in riva al fiume per ricordare l´origine dell´immagine, che fu pescata nel fiume Paraiba nel secolo XVIII. Lá si celebrava la messa, e durante la messa si lanciavano fiori sull´acqua. Terminata la celebrazione si andava nel salone parrocchiale dove c´éra, pronta, la grande torta da distribuire. Nel resto della mattinata i fazendeiros offrivano latte a tutti i bimbi che si presentavano con le loro bottiglie o recipienti. Era bello!
La gente di Itaberaí, invece, ha una tradizione diversa. Um migliaio di persone partono a piedi verso il santuario di Areias, vicino a Goiás. Percorrono circa 24 chilometri. Sono partiti stasera. Alle sei del mattino celebreró la messa per loro, ma io ci vado in macchina. In paese, a Itaberaí, c´é pure una cappella dedicata ad Aparecida, e stasera ci sará la conclusione con messa e processione e fuochi. Gli evangelici di solito non partecipano a queste cose, e c´é pure un movimento per togliere questa festa nazionale. Viva Nossa Senhora Aparecida.

1 ottobre 2012

DANZANDO COI LUPI

Sulla statale GO70 (per Goiania) hanno costruito un viadotto che conduce da niente a niente. Nel mezzo delle due piste hanno eretto chilometri di pali su cui, chissá quando, saranno installate lampade. Tutto in attesa che arrivi la ferrovia nord-sud, che secondo i progetti unirá Belém do Pará alle ferrovie giá esistenti che conducono ai porti di Santos e Paranaguá. Trasporteranno minerali e prodotti agricoli degli Stati di Amazonas, Pará, Amapá, Maranhão e Goiás. Niente vetture per passeggeri. Il futuro é dell´economia, non degli esseri umani. I suddetti porti, a loro volta, saranno messi in collegamento con quattro paesi: Argentina, Paraguai, Bolivia e Cile, con un progetto ancora di lá da venire che dovrá attraversare, tra l´altro, la Cordigliera delle Ande. Per ora accontentiamoci di questa foto che preannuncia um avvenire di cementificazione che é giá cominciato da molto tempo.
E nella foto seguente potete vedere cosa sono andato a fare a Goiania.
Padre José Cobo, prete spagnolo di Cuiabá (Mato Grosso), ha predicato gli esercizi spirituali a noi, clero della diocesi di Goiás, da lunedí 24 a giovedí 27/09. Ha preso come tema “essere preti nel modo di Gesú”. Padre Cobo é um formatore di preti, rettore del seminario della sua diocesi (Rondonópolis) e assessore della Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB). Ascoltarlo e parlare con lui é un godimento. “I miracoli di oggi sono le santitá comuni, che si incontrano ad ogni passo” – ha detto Padre Cobo. “Gesú non evangelizzava con lunghi discorsi, ma chiacchierando con la gente”. “Dove passava faceva rinascere la vita: il cieco, la samaritana, Maria di Magdala, l´adultera, il sordo che balbettava, recuperavano la loro dignitá”. “Non incontro Gesú nel Tabernacolo se prima non lo riconosco nei poveri”.
E poi c´é un pezzo che mi ha impressionato piú di tutti ma non l´ho scritto. Lo trascrivo ora, ricordandolo a senso.
Nei pressi di Cafarnao, seduti sulle loro barche accanto alla riva, tre pescatori rassettavano le reti. Un giovane di passaggio chiese:
“Come va la pesca, oggi?”
“Male. Puoi vedere tu stesso. Abbiamo preso solo quei pochi pesci lí. Ce n´é al massimo per un giorno” – gli rispose il piú anziano.
“Ma tu chi sei? Da dove vieni? Stai cercando lavoro?”
“No, no, passavo per caso e chiedevo solo per curiositá. Vengo da Nazaret e mi chiamo Gesú”.
Risero tutti come se fosse una battuta, e commentarono: “Da Nazaret? Allora non sai fare proprio niente. Sei nel posto sbagliato. Non puoi nemmeno aiutarci a rassettare le reti”.
“Sono carpentiere. Sono abituato a fare un pó di tutto. Ma voi, come mai avete pescato cosí poco? Non c´é il clima adatto?”
¨Il rabbino, nella Sinagoga, dice che Dio ci castiga perché siamo peccatori. Siamo impuri. Dimentichiamo di lavare le mani prima di mangiare. Paghiamo in ritardo le decime. Non rispettiamo sempre il sabato...” – disse uno dei due giovani.
L´altro giovane rise.
“Come ti chiami?” – chiese Gesú all´anziano.
“Pietro” – rispose.
“Pietro, tu ci credi che sia un castigo di Dio?”
“Se lo dice il Rabbi, sará vero”.
“Sei sposato? hai dei figli?”
“Ne ho cinque. Tre maschi e due bimbe, ancora piccole”.
“Se uno di loro ti chiede un pezzo di pane, tu gli dai una pietra? E se la bimba ti chiede un uovo, le dai uno scorpione?”
“Sei impazzito? No di certo”.
“Se voi che siete impuri date cose buone ai vostri figli, come potete pensare che il Padre che é nei cieli maltratti voi, che siete figli suoi? – interpelló Gesú a bassa voce, fissando Pietro negli occhi.
Pietro, a sua volta, fissó il suo sguardo negli occhi di Gesú, mentre pure i due piú giovani lo stavano scrutando in silenzio, e disse: “Hai detto che sei un carpentiere? Ah, va bene, se lo dici tu! Ora, peró, andiamo tutti a casa mia a mangiare un boccone, e tu vieni con noi. Voglio fare una chiacchierata con te”.
Dopo gli esercizi, il 30 settembre, abbiamo celebrato la festa della Comunitá di Base. Per l´occasione mi hanno fatto rispolverare vecchie foto ed é venuta fuori questa in cui mi trovavo, giovane capellone, in mezzo a un gruppo di lavoratori rurali che stava offrendo una giornata di lavoro a un compagno per togliere le erbacce dalla piantagione di arance. Ricordi di passione per la solidarietá in nome di Gesú. Bei ricordi. “Chi vi dará da bere un bicchiere d´acqua perché siete di Cristo, non rimarrá senza ricompensa” (Marco 9, 41, vangelo del giorno). La solidarietá é il modo di scacciare i demoni in ogni epoca.
E a proposito del Vangelo di domenica scorsa, contiene alcune frasi violente che rispecchiano scelte drammatiche in cui ci imbattiamo in ogno tempo. “Se il tuo occhio ti scandalizza strappalo...” (Marco 9, 43-48). Non é necessario strapparsi gli occhi o tagliarsi le mani e i piedi. In molte situazioni o collabori all´ingiustizia e al crimine almeno col tacito consenso, o ti rendono la vita impossibile. Tanti scandali, sopraffazioni e violenze, sempre piú frequenti in tutto il mondo, accadono per questo: i disonesti possono fare affidamento sulla paura degli onesti. I quali, per paura, danzano coi lupi, come diceva il titolo di um famoso film. Danziamo coi lupi per non essere sbranati, e cosí i lupi dominano il mondo.

20 settembre 2012

CALDO E....INDIETRO TUTTA !

Quando il sole sembra un braciere, la temperatura é di 38 gradi all´ombra e l´umiditá dell´aria é 20 per cento, la testa va in surriscaldamento ed io non riesco piú a concentrarmi su niente. Sono circa venti giorni che ogni pomeriggio siamo messi cosí. La stagione secca é ufficialmente finita, ma é caduta soltanto una pioggerellina di dieci minuti. L´unica cosa certa é che prima o poi pioverá. Perché, su questo punto, scienza e fede coincidono. Gli scienziati assicurano che la nostra galassia ha ancora parecchi milioni di anni prima di esplodere. E il Signore ha promesso di ascoltare sempre il grido degli oppressi.
Abbiamo avuto qui in casa diverse visite: Chicão (Don Francesco Cavazzuti) e sua sorella Suor Teresa, poi don Angelo Cocca che, con suo nipote Marco, é rimasto con noi una settimana. Le suore con la mamma di una di loro (dall´Argentina). Infine, é rientrato dall´Italia Padre Lira, ex compagno di Padre Severino e Luis nella missione in Mozambico. Partito alcuni anni fa per studiare alla Gregoriana, si era invaghito della parrocchia Toscana dove andava ogni domenica in aiuto a un parroco anziano, e per questo aveva abbandonato quasi del tutto gli studi. Ha fatto felicemente il suo ingresso ad Heitoraí, di cui era stato nominato parroco prima ancora di arrivare. Non ci sono i vini della Toscana (mi pare che lui fosse a Laiatico, vicino a Volterra), ma gli piacerá la “pamonha”. E sará nostro vicino.
Le formiche che invadevano la mia cucina ogni notte sono sparite grazie a una manciata di chiodi di garofano collocata nei loro punti di accesso ai cibi. Le formiche rosse che cercano zucchero, e pure le altre piccole e nere che attaccano qualsiasi cibo o bevanda, odiano l´odore dei chiodi di garofano e scappano via. Non conosco l´inventore, ma funziona. É stata un´idea geniale di qualcuno o qualcuna impegnati nella lotta millenaria degli esseri umani per dominare la natura. Quest´ultima tuttavia (la natura), sviluppa nuove proprietá per affrontare i veleni e le diavolerie che noi le opponiamo. Infatti é comparsa una nuova specie di formiche che non avevo mai visto in vita mia, e che non temono l´odore di chiodi di garofano. Sono cosí piccole che, quando si riesce a vederle, ce ne sono giá migliaia. Riescono a passare perfino sotto il tappo a pressione del barattolo dello zucchero. Sono talmente affamate che, se lasciate un bicchiere di spremuta di frutta sul tavolo, quando l´andate a bere ci trovate centinaia di formichine annegate. Non c´é scampo.
Come il sole, anche la campagna elettorale diventa si fa sempre piú rovente man mano che si avvicina il giorno del voto: 7 ottobre. In questa fase i candidati cominciano a denunciare la disonestá degli avversari. Invitano a comizi in cui si insegnerá al popolo di Itaberaí quanto é importante dare il voto a persone senza macchia, che hanno sempre cercato solo il bene del prossimo. Il governatore, per intercessione del candidato (a) alleato (a), si affretta a passare una copertura di asfalto nelle vie principali. Le altre, pazienza: le asfalterá nelle prossime elezioni! Casualmente, passando davanti alla sala di un comitato elettorale, ho testimoniato una scena che farebbe andare giú di testa i modenesi: i propagandisti in circolo, che si tengono per mano mentre la candidata dirige una piccola celebrazione con lettura biblica (“se Dio é con noi, chi sará contro di noi?”) e poi preghiere spontanee (Affinché la nostra candidata possa realizzare il suo proposito di salvare questa cittá, ascoltaci o Signore) e infine un Padre Nostro e la benedizione (Che il Signore ci benedica). Non é commovente?
E ora una notizia seria: si continua a commentare l´emorragia di cattolici nella Chiesa brasiliana. Negli ultimi 20 anni avrebbe perso 16 punti percentuali, da 83 a 67%. I Vescovi ne hanno discusso in assemblea nel maggio scorso. Negli anni 60 erano piú del 90%, ma i praticanti non arrivavano al 10%: con la rapiditá con cui i pentecostali preparavano pastori, presbiteri e obreiros, mentre dentro alla nostra Chiesa c´era solo un piccolo numero di preti e religiose, era evidente che avremmo perso sempre piú terreno. Ma noi siamo duri di comprendonio. Nell´80 incolparono la Teologia della liberazione, e decisero di sopprimerla e adottare un percorso neo-tradizionalista. Il professor José Lisboa Moreira de Oliveira, della Pontificia Universitá Cattolica di Brasilia, in un articolo di cui vi traduco alcune parti perché le condivideva giá assai prima che lui le scrivesse, cosí commenta:
“Io non sono preoccupato per la crescita degli evangelici. Benché sia convinto che molte chiesine evangeliche non possiedono nessuna ossatura di serietá, penso che Dio ha le sue strade. Egli puó, tra le altre cose, togliere il suo Regno dalle mani di una chiesa che se ne crede padrona, per consegnarlo ad un´altra. E se preferisce consegnarlo a qualche segmento evangelico, non c´é modo di impedirglielo. Ció che voglio sottolineare in questa breve riflessione é il fallimento di un modello di Chiesa che fu impiantato nel nostro paese negli ultimi anni. Si é perduta l´occasione di dare vita a un modo di essere Chiesa assai piú prossimo al Vangelo e alla realtá del popolo brasiliano. Da questo non si puó sfuggire senza tradire la veritá. (....)
“Non sono mancati i "segni dei tempi”, ma buona parte dei dirigenti della Chiesa cattolica preferí "non interpretare il tempo presente” (Lc 12,56). Sarebbe bastato, ad esempio, prendere sul serio ció che aveva detto Paolo VI nell´esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi. In quel documento, elaborato partendo dalle indicazioni del Sinodo dei Vescovi del 1974 sull´evangelizzazione nel mondo contemporaneo, il papa, quasi in modo profetico, prevedeva una serie di percorsi di evangelizzazione ben appropriati e necessari alla Chiesa di allora. Ma, come si é visto, il progetto di evangelizzazione neoconservatore che seguí non prestó la minima attenzione alle indicazioni del papa. (.....)
Il papa affermava, allora, il valore delle comunitá ecclesiali di base le quali, in modo speciale nelle grandi metropoli, avrebbero potuto contribuire efficacemente a superare la massificazione e l´anonimato (nº 58). Ma cosa fecero la maggioranza dei leaders cattolici? Preferirono la pastorale delle masse, dei grandi raduni del gregge, degli spettacoli, nei quali, come dimostra la sociologia della religione, prevale l´anonimato e l´indifferenza. Le persone saltano, gridano, danzano, ma senza preoccuparsi dell´”altro”. Pensano solo nei loro problemi e nella soddisfazione immediata delle proprie necessitá e carenze. La pastorale di massa non umanizza le relazioni. Riunisce ma non unisce, e non alimenta la solidarietá.
I leaders, in maggioranza, preferirono sopprimere le comunitá ecclesiali di base o le relegarono a un secondo piano, in modo che si puó dire che la loro esistenza oggi é frutto del grande miracolo della resistenza di alcune persone. Nel frattempo, gli evangelici seguivano il cammino opposto, aprendo in ogni angolo un piccolo tempio in cui le persone si incontrano non solo per pregare o canticchiare, ma anche per rafforzare legami di amicizia e sostegno reciproco. Il calore umano diventa, in certo modo, “vincolo di fraternitá”, che conserva le persone unite nella comunitá.
Ci fu pure lo smantellamento di altri elementi indicati da Paolo VI come essenziali per la nuova evangelizzazione. Si pensi, ad esempio, al dietrofront nel campo dell´ecumenismo, del dialogo inter-religioso, del dialogo coi non credenti e coi non praticanti. Ma si pensi anche nei retrocessi interni che hanno portato le persone pensanti e piú consapevoli ad abbandonare definitivamente la Chiesa Cattolica. Mi sembra, perció, che sia giá ora che la gerarchia in Brasile si ponga davanti a queste domande serie sollevate da tante persone. E, come voleva Paolo VI, “dia risposte leali, umili e coraggiose, agendo di conseguenza”.
José Lisboa Moreira de Oliveira – Filosofo, dottore in teologia, ex-assessore del settore vocazioni e ministeri della Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), ex-presidente dell´Istituto di Pastorale Vocazionale, direttore e professore del Centro de Riflessione sull´etica e antropologia della religione (CREAR) dell´Universitá Cattolica di Brasilia. Fonte Adital.

10 settembre 2012

PERCHÉ ABBIAMO PAURA ?

Il 7 settembre, anniversario dell´Indipendenza del Brasile, per me é quasi una tradizione visitare il compaesano Nello (nato a Polinago). Ha 88 anni, é un pó dimagrito, ma continua testardo e indipendente. Lucidissimo e facondo nella sua lettura della storia, da come parla sembra appena uscito da un romanzo di Bernanos. La radio locale di Itapuranga gli ha concesso a vita mezz´ora di trasmissione col diritto di dire ció che vuole. La sua interpretazione del mondo riflette sentimenti assai diffusi, ma che solo lui ha il coraggio di esprimere cosí apertamente: perció l´indice di ascolti é garantito. Pure la sua vita reale é un discorso. Vive in un tugurio, non accetta medici e ospedali, va dai vicini ad assistere le partite di calcio. Nessuno dei poveri che lo circondano gli negherá una mano per aiutarlo a morire quando sará ora, perché gli vogliono bene. Registro una sua frase come se fosse il suo testamento (ognuno lo decifri come vuole).
“Chico, nel tempo in cui sono stato prete, io non ho mirato a carriere, ricchezze o interessi. Ho scelto la povertá e i poveri, e rimango tutt´ora uno di loro. Sono contento di ció che ho fatto dietro ispirazione di Gesú. Oggi viviamo nella menzogna, si falsificano i pesi, le misure, i contratti, le notizie e anche il Vangelo. Gesú, é stato legato con tre camicie di forza: la civiltá e cultura greco-romana, il sistema religioso-gerarchico e il capitalismo. Se tornasse tra noi sarebbe crocefisso di nuovo, subito”.
Carlo Maria Martini é un altro anziano partito da questo mondo nei giorni scorsi. Cardinale di santa romana Chiesa, arcivescovo emerito di Milano e gesuita, non ha usufruito del privilegio di farsi un palazzo. Amatissimo dai milanesi e apprezzato in tutto il mondo, il suo testamento spirituale é una domanda imbarazzante finita sulle prime pagine dei giornali: “Perché abbiamo paura?” Biblica. La si riscontra nei Vangeli: “Gente di poca fede, perché dubitate?” (Mt. 14, 22-23). E poi nell´Esodo, nelle lettere di Paolo, eccetera. Pietro scriveva: “Si deve obbedire prima a Dio che agli uomini” (Atti, 5, 29). E Paolo: “La debolezza di Dio é piú forte degli uomini” (1 Cor. 1, 25). Giovanni XXIII fu un esempio di coraggio, convocando un Concilio Ecumenico “per ascoltare la voce di tutte le Chiese e i popoli del mondo” e chiedendo ai cristiani di guardare intrepidi verso il futuro”. Don Abbondio invece, interrogato a Milano da un predecessore di Martini, aveva risposto con una sentenza altrettanto famosa ma assai piú prosastica: “Il coraggio uno non se lo puó dare!”
La domanda del cardinale riguarda problemi concreti e attuali (come la comunione ai praticanti risposati, e il celibato obbligatorio dei presbiteri che lascia centinaia di migliaia di comunitá senza la messa per un comandamento che Dio non ha mai dato), e le riforme strutturali per organizzare la Chiesa come “Popolo di Dio”, nel modo indicato dal Vaticano II e giá praticato dalle prime chiese locali cristiane. C´é tutto il capitolo II della Lumen Gentium da realizzare. Ne parlano apertamente, ormai, i giornali e la teologia di tutto il mondo. Riforme complesse, che non piacciono a tutti e che spaventano chi é abituato ad amministrare lo status quo. Per ora si risponde imponendo il silenzio. Purtroppo il mondo non si ferma ad aspettare. I responsabili dovranno pur trovare una soluzione collegiale e onesta, pensando al Popolo che Dio vuol salvare.
Anche il nostro vescovo emerito novantenne, don Tomás Balduino, in una recente intervista concessa a Padre Ermanno Allegri direttore di Adital, ha sottolineato l´importanza di attuare il Concilio: “Sono 20 anni che penso e tento trasmettere. Per prima cosa che il futuro é nelle mani del laicato della Chiesa, non della gerarchia. Una pianta di banane che ha giá prodotto il casco non serve piú. Ha la sua funzione, ma la forza della Chiesa é il laicato. E il Concilio é andato avanti un pó timidamente su questo, ma il cammino per superare queste dipendenze, queste mille dipendenze dalla parrocchia oppure dal Vescovo, una linea per creare una autonomia é la scuola di teologia, la scuola biblica”.
Personalmente condivido queste posizioni (quelle che conosco!) e ho fatto del mio meglio, nella pastorale, per far crescere il laicato. Anche con qualche esito. Tuttavia temo che siamo rimasti indietro anche noi. Molta gente ha giá trovato le proprie soluzioni: c´é chi si é allontanato del tutto, chi ha scelto altre chiese cristiane forse perché piú piccole e semplificate della nostra, e c´é un numero sempre in crescita di chi si rivolge alle devozioni, alle preghiere di cura e ad altre forme che forniscono emozioni piú forti. I problemi piú sentiti non sono, forse, quelli dell´organizzazione ecclesiastica, ma quelli della salute, della famiglia, delle difficoltá economiche e di lavoro.
Cosí ci sono preti che incantano milioni di telespettatori con lunghissime ed emozionanti benedizioni a bicchieri d´acqua posati sulla tavola dagli utenti televisivi, che poi bevono l´acqua benedetta per avere la cura. E raccolgono fior di quattrini per costruire nuovi templi. In questi giorni, in tv, vedo un pastora che fa successo vendendo federe per i cuscini: “le federe dei buoni sogni”. Le immagini di madonne e santi vanno a ruba, e affollano sempre piú chiese e cappelle. A Itaberaí prosperano il “rosario per uomini”, la “novena del perpetuo soccorso”, il “rosario della misericordia”, la “rosa mistica”. Soltanto Dio sa che cosa ne verrá fuori da tutte queste novitá. Gesú non respinse i devoti che avevano bisogno dei miracoli. Ma le sue cure non utilizzavano i poveri e sofferenti per raccogliere fondi per la sua congrega: e curavano soprattutto la societá religiosa e civile dalla malattia delle esclusioni. É consolante che in tante comunitá la messa piace ed é celebrata e partecipata con intensitá e ascolto attentissimo della Parola.

1 settembre 2012

RICORDARE, ASCOLTARE

In attesa delle foto di don Angelo Cocca, che assieme al nipote Marco é passato in visita ad Itaberaí - para matar a saudade!
“Não temais os que matam o corpo – não temais os que armam ciladas – não temais os que vos caluniam – nem aqueles que portam espadas. – Não temais os que tudo deturpam – prá não ver a justiça vencer”. “Non temete quelli che uccidono il corpo – non temete quelli che preparano agguati né quelli che portano spade – non temete quelli che deturpano ogni cosa per evitare che la giustizia trionfi”. E conclude: “Temete piuttosto la paura di chi mente per sopravvivere”.
É la prima strofa di un inno intitolato “la veritá vi fará liberi”. Essa ha avuto un ruolo importante 25 anni fa, nei giorni che seguirono l´attentato a don Francesco Cavazzuti (27 agosto 1987), che fu accecato con una fucilata a pallini da un killer, pagato da latifondisti per ucciderlo. In quei giorni, appunto, nelle chiese di Mossamedes e Sanclerlandia dove don Francesco (Chicão) era parroco, questo inno fu cantato ininterrottamente in chiesa da una folla orante ma anche molto indignata: quasi come un inno di guerra.
Sono altri tempi. Allora, bisognava scegliere da che parte stare perché il clima era di battaglia. Al grido “Riforma Agraria” rispondevano col fucile. Oggi chi vuole un pezzo di terra fa domanda scritta e aspetta. I beneficiari della Riforma sono ben visti. Sono tra i pochi che fanno ancora produzione agricola tradizionale, che va a ruba nei mercati di paese. Gli eroi del passato sono ricordati come uno stimolo ad affrontare i problemi di adesso, che sono del tutto diversi. Il muro su cui sedevano quelli che “mentono per sopravvivere” non esiste piú. Ne hanno costruiti altri. Don Francesco é venuto a Goiania a ricordare, e il principale giornale della capitale gli ha dedicato l´intera prima pagina, con una foto grande e un´intervista.
La sera del 27 agosto scorso, durante l´incontro diocesano di Goiás, abbiamo celebrato insieme la messa in memoria. Don Francesco ha presieduto. Sono passati 25 anni! Chicão ha fatto notare nell´omelia che per lui sono stati 25 anni di cecitá sí....ma di vita, comunque. ‘Dio ha lasciato al killer la libertá di spararmi, ma non gli ha permesso di togliermi la vita”. Alla fine della messa diverse persone, tra quelle convenute anche da assai lontano per incontrarsi con lui, hanno confermato e completato il suo discorsi affermando: 25 anni di vita in cui ha continuato ad essere importante per la nostra vita. “Lui, cieco, ha fatto aprire gli occhi a me” – é stata una delle testimonianze.
Nel frattempo noi, nell´incontro diocesano di Coordinazione, abbiamo abbordato i principali documenti del Vaticano II per dare inizio alla celebrazione dei 50 anni del Concilio. L´avevo giá annunciato su questo blog. La diocesi si propone di continuare la commemorazione fino al 2015, a tappe. Il Vaticano II é importante: le sue proposte di come essere Chiesa, come celebrare, come leggere e pregare la Bibbia, come fare pastorale, ci permettono ancora oggi, come Chiesa, di “guardare intrépida para o futuro” (parole di Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio), perché le strade sono state aperte.
Il Vaticano II ha dato la parola a tutte le voci del mondo: alle Chiese, alle religioni e a quelli che non hanno “fede” ma cercano la veritá e la giustizia. La Chiesa, nel Concilio, ha ascoltato! Ci ha indicato che la via della pace e ascoltarci l´un l´altro. Di solito facciamo il possibile per far tacere l´altro, interromperlo mentre parla, anticipare le sue parole per fargli dire qualcosa che lo condanni. Scribi e dottori facevano cosí con Gesú.
Ultimissima: Carlo Maria Martini ci ha lasciato. Continuerá presente tra noi come Gesú: nel grande Mistero del Corpo di Cristo. Perché é stato un suo discepolo esemplare.