8 agosto 2012
AGOSTO 2012
Noi, adesso, siamo nel mese piú secco dell´anno. Soffia un venticello quasi permanente. La polvere che svolazza e i colori della campagna danno al paesaggio un aspetto desolato. Un detto popolare antico, che oggi i giovani non conoscono, suonava cosí: “Agosto mês de desgosto” – agosto, mese delle disgrazie. I nostri antenati di questi paraggi ritenevano che i folletti fossero una specie di diavoli, che in agosto avevano il permesso di andare per i campi a fare dispetti alle creature di questo mondo. Perció la gente nemmeno si sposava, in agosto: portava male. Il mito dei diavoletti forse era anche una interpretazione dei mulinelli di polvere sollevati dal vento e degli incendi nelle brughiere, molto frequenti in questo periodo. Piú concreta, e comune ancora oggi, la disgrazia della morte del bestiame nei pascoli. L´erba é secca, e se l´allevatore di bestiame non provvede ad alimentare le mandrie con supplementi di proteine, si esaurisce a forza di camminare in cerca di qualche arbusto ancora verde. Il bue, stordito dalla debolezza, inciampa, cade e non riesce piú ad alzarsi. Nel cielo stormi di avvoltoi vegliano la sua agonia volando in circolo attorno a lui, in attesa della cena.
E non é che agosto, per essere cosí secco, sia sterile: il cerrado é una terra benedetta, che fa miracoli. É il periodo migliore per nutrirsi di deliziosi mandarini ed eccellenti cajú selvatici (anacardi.
Ai nostri giorni viviamo sempre piú lontani dal contatto con la campagna e la natura. Di queste cose che ancora accadono (sempre piú rare, perché ormai l´allevamento del bestiame usa metodi scientifici e tecnologici) non se ne accorge piú quasi nessuno. Sono nostalgie di noi anziani e dei pochissimi che ancora praticano agricoltura tradizionale, di sussistenza. Per noi, nonostante l´aspetto desolato, anche agosto ha il suo fascino. I ragazzi non sanno nemmeno cosa significa. Tutti i mesi sono uguali, per loro. La bimba (sei anni) di un amico mio, arrivata in una fazenda con suo padre per partecipare alla messa in casa dei loro parenti, ha commentato: “Questo posto quí é orribile!”
Quest´anno ci sono le elezioni amministrative (il 7 ottobre prossimo), e dal primo agosto é scattato il periodo di propaganda elettorale. Vedremo se noi cattolici siamo capaci di vivere il Vangelo nelle elezioni. Se i candidati non comprano i voti e gli elettori non li vendono. Se si fanno promesse solo per ingannare. Se non si comincia a organizzare la prossima amministrazione in vista di sistemare amici e familiari. Se chi solleva obiezioni evangeliche non viene bollato con il marchio di ingenuo o di radicale ed estremista. A proposito: la Silvia, direttrice dell´asilo san Francisco, é candidata a consigliere del PT. A prefetto (sindaco) ci sono 3 candidati: la Rita (il vecchio PMDB), Ratinho (PT), e Roberto (PTB).
La Chiesa, nonostante le superstizioni, ha scelto come mese delle vocazioni. Lunedí 6 abbiamo fatto la confraternizzazione dei preti, in memoria del curato d´Ars che é stato nominato nostro patrono. Una messa presieduta dal nostro vescovo. Seduti attorno ad un tavolo. tutti insieme. Poi un pranzo un pó speciale con un bicchiere di birra, abbastanza allegria, e tutti a casa.
In agosto, anche quí come in moltissime parrocchie in tutto il mondo, esplode la festa di agosto. Novena dal 6 al 14 – sagra il 15. La piazza centrale, per quanto lunga e larga, é giá tutta invasa dalle bancarelle. E gremita di gente ogni sera. Il modo di fare festa é diverso da un paese all´altro, ma gli ingredienti fondamentali sono gli stessi: mangiare, bere, bagno di folla, saziarsi di colori, stordirsi di rumori, sentirsi parte, comprare, regalare, vivere il piacere della gratuitá che non misura né il tempo né i costi. In un contesto religioso che per alcuni é centrale, per altri é un panno di fondo. Devozione popolare, dedicata alla Madonna e a San Benito. Tradizione con poco Vangelo e alienante, dicevamo noi parecchi anni fa: quando eravamo quasi millenaristi. Oggi ci accontentiamo. C´é ben di peggio per fare gli schizzinosi. E poi, oggi, accettano di buon cuore di mettere al centro, davanti alla Madonna, l´Eucaristia e almeno l´ascolto del Vangelo.
La prima sera ha celebrato don Maurizio Setti. Con un´omelia molto incisiva. Alla mia dentista piace. La mattina dopo mi ha fatto il commento mentre mi curava i denti: “Don Maurizio ha sofferto, ha perduto i genitori, ma non ha perduto la serenitá. Lui é quello che nell´omelia racconta gli aneddoti. É un metodo eccellente, i bambini stanno attentissimi, e anche i grandi!” Io e Padre Luis siamo rimasti in borghese in mezzo alla gente. Perché, é forse peccato andare a messa invece di concelebrare? É cosí bello sentire giovani, ragazze e bimbe pregare e cantare intorno a sé, con fede ed entusiasmo.
In merito ai numeri del censimento di cui vi ho parlato nell´ultimo post, scrive Dom Demetrio Valentini vescovo di Jales: “Il servizio ecclesiale non puó essere trasformato in disputa di concorrenza, ma in convergenza di sforzi. La Chiesa é al servizio della fede, non la fede al servizio della Chiesa. É in quest´ottica che bisogna analizzare il panorama ecclesiale del Brasile. Come Gesú disse agli apostoli, la predicazione nel suo nome non deve trasformarsi in combattimento tra fazioni ecclesiali” (su Adital).
E aggiunge che un secolo fa in Brasile la popolazione (meno di un quarto di quella di oggi) era tutta cattolica, ma l´organizzazione ecclesiale era insignificante. C´era appena una decina di diocesi in un territorio grande trenta volte l´Italia. Oggi le diocesi sono 270, con le rispettive parrocchie e clero locale, catechisti e laici e laiche impegnati nelle pastorali. Le notizie che annunciano “perdite” o “cali” del cattolicesimo brasiliano senza analizzare questi aspetti, diffondono un equivoco. Certo che c´é una perdita percentuale, ma fino alla fondazione della Repubblica il cattolicesimo era la religione del governo. Il battesimo sostituiva l´anagrafe. É aumentata molto la percentuale di quelli che oggi sono cattolici per scelta personale, che conoscono il Vangelo e hanno un rapporto costante con la loro comunitá. E speriamo che continui ad aumentare, anche se il numero di cattolici complessivo dovrá diminuire ancora. É questo che ci interessa.
É ancora piú interessante che il Vangelo diventi vita. Quando si tratta di interessi economici la gente, ma anche noi clero, spesso dimentichiamo Gesú Cristo, la Vita Eterna, il Buon Samaritano, e tutte le altre belle cose che diciamo e scriviamo nei documenti. Ragioniamo secondo i criteri degli affari e del potere. É questo che bisogna cambiare. Le riflessioni sulla condivisione, la misericordia, l´Eucaristia che é spezzarci come pane gli uni per gli altri, sembrano quasi discorsi che valgono solo durante gli atti religiosi. Ad esempio, noi cantiamo sempre: “Ricevere la comunione - con questo popolo sofferente – é fare alleanza – con la causa degli oppressi”. Ma non sembra.
25 luglio 2012
GRANDI TRASFORMAZIONI IN CORSO
Foto: 1)copertura entrata in costruzione; 2) palma "ravenalia"; 3) Passeggiata sotto il Corno alle Scale.
Brevi: Nel quartiere Jardim Cabral, con gli spiccioli rimasti delle offerte di alcuni montesini e riminesi, abbiamo realizzato una piccola copertura sull´ingresso dell´asilo. Perché le mamme non scivolino sulle mattonelle, quando piove e arrivano in motorino con due o tre piccoli aggrappati. E perché chi esce a piedi abbia il tempo di chiudere l´ombrello prima di entrare nella pioggia.
Sabato 21 luglio é rientrato padre Severino, che ha terminato il suo corso di pós-graduazione in Bibbia nel Rio Grande del sud (gli manca solo di presentare la tesi - critica di Gesú al formalismo religioso). Ora l´equipe é al completo, e speriamo di lavorare tranquilli almeno per un altro anno. Abbiamo avuto tre giorni di temperature davvero molto fredde. Ora siamo nella norma: 28 la massima, 14 la minima al mattino presto. Luglio é mese di ferie invernali, molta gente é accampata sul fiume Araguaia (la nostra riviera), il lavoro anche per noi preti é poco. Le messe nelle comunitá, qualche confessione o incontro biblico, le esequie. A Itaberaí abbiamo iniziato le messe di “pré-novena” nelle campagne, in preparazione alla festa del 15 agosto (Nossa Senhora d´Abadia). Messe intense, che entrano nell´anima: dopo un paio di sere ero giá entrato nel clima.
Dal censimento brasiliano risulta: il numero di di abitanti che si dichiara cattolico continua a diminuire. É in calo anche quello delle Chiese evangeliche piú tradizionali, mentre guadagnano notevolmente terreno le chiese pentecostali di ultima generazione: quelle che esasperano la teologia della prosperitá. Il sito CEBI pubblica tre commenti: 1) Quando la Chiesa diventa circo – di José Lisboa Moreira de Oliveira. 2) Cattolicesimo: decadenza del potere - di Roberto Malvezzi. 3) La vittoria della teologia della prosperitá – di José Eustaquio Diniz Alves. Il primo sostiene: “quando la Chiesa diventa circo indebolisce sé stessa, perché smette di fare affidamento su persone adulte nella fede. Diventa una Chiesa infantile formata da “bambini” trascinati dai trucchi di predicatori astuti (Ef. 4, 14). Nella Chiesa-circo le persone arrivano a credere in qualsiasi cosa, a moltiplicare gli oggetti e i kits di salvezza e a feticizzare tutto”. In altre parole, questo fenomeno sarebbe una specie nostrana di secolarizzazione: la fede smette di appartenere al mondo del sacro e diventa uno scambio commerciale con Dio: la gente paga e Dio esegue il servizio.
Ad occhio nudo la tendenza a “fare circo” contamina anche le altre Chiese, ed é visibile pure in alcuni programmi televisivi cattolici. Non é tanto semplice da spiegare. Ma a parte questo, l´emorragia di credenti che lasciano la nostra Chiesa puó darsi che non sia effetto soltanto della credulitá o della ricerca di una chiesa-supermercato, senza impegno morale. Forse é anche conseguenza del passato, di come sono la maggior parte dei cristiani, di come sono e agiscono le Chiese. Per intenderci, i fedeli a volte vengono da me per essere aiutati a incontrare Gesú e camminare verso il suo Regno, e invece trovano un presuntuoso che li vuole sottomettere a sé stesso. Bisogna uscire da queste logiche. Quando i discepoli incitavano Gesú a crearsi le basi per regnare (“maestro, qui tutti ti cercano....”) lui sfuggiva (“andiamo altrove, ai villaggi dei dintorni. Devo predicare anche lí, perché sono venuto per questo” – Mc. 1, 37-38). A lui interessava annunciare il Regno di Dio a tutta l´umanitá, non prendersi la fetta maggiore di potere. Quindi, per fortuna, la nostra missione non é gareggiare nei numeri, ma mantenere vivo il fermento di Gesú Cristo senza adulterarlo.
Una parte dei cristiani (cattolici ed evangelici) resiste, ed é sicuramente piú vicina di una volta alla strada del Vangelo. La semente é piccola, ma prima o poi dará i suoi frutti. Noi siamo in grado di aiutare piccoli gruppi con lo studio-preghiera biblico, un pó di catechesi di adulti, una liturgia piú partecipativa e legata alla vita reale. Rimaniamo saldi su ció che é essenziale. Si puó anche raccogliere qualcosa di buono dalle tendenze moderne, non tutto é da gettare. I giovani carismatici sfuggiti alla droga dopo averne fatto l´esperienza, si aggrappano ad alcune devozioni molto emotive pubblicizzate in TV: ne hanno bisogno per scappare ai tentacoli del mondo. Speriamo che poi maturino e non diventino teste di chiodo convinti di avere il monopolio dello Spirito Santo.
In Italia la secolarizzazione é in stato avanzato, ma avviene in altre forme. Nel mese che ho passato lí ho ascoltato molte critiche. Protestano: per una Chiesa piú simile a quella sognata da Gesú e fondata dagli apostoli. Umile e povera, luce e speranza per i poveri, vicina ai sofferenti, non imbavagliata, libera dai tentacoli del denaro e del potere, samaritana. Non hanno tutti torti. Paolo scriveva: “La Gerusalemme celeste é libera, ed essa é nostra madre” (Gal. 4, 26). Cosí grida anche Ugo, della Valle del Dragone, nel suo libro “Il Montanaro”. L´infedeltá al Vangelo nasce specialmente dalla sete di potere e dalla fame di denaro. Se ci lasciamo corteggiare dai ricchi e dai potenti la nostra bocca non potrá piú profetizzare. La classe dominante non fa niente per niente. ci puó dare un sostegno molto forte per le nostre opere, ma poi presenta il conto. Un collega racconta: “Il tale, nel tal posto, ha fatto donazioni molto consistenti per la costruzione della nuova chiesa. Poi é arrivato il momento di battezzare l´ultimo nato, e la sua signora vuole il battesimo ma non vuole celebrarlo in comunitá assieme a tutti gli altri Si rivolge al parroco: “Lei sa quanto abbiamo aiutato. Quante volte lei ha pranzato da noi. In nome di questa amicizia, non potrebbe farci questo favore e battezzare nostro nipote in casa nostra?” E i sacramenti si privatizzano. Come nelle religioni dell´antichitá, ogni paese e ogni gruppo sociale vuole avere il suo dio, i suoi templi, i suoi sacerdoti. Grande sfida!
L´importante é che poi, dopo la critica, non si perda la fiducia e ci si impegni a costruire percorsi, mete condivise, aperture alla speranza. E infatti ci sono parrocchie e gruppi che mi sembrano molto impegnati. L´ira, dovuta anche alla situazione caotica creata dalla crisi del sistema capitalista, tende a creare ambienti in cui si elabora una specie di coro di lamenti dantesco: “Diverse lingue, orribili favelle - parole di dolore, accenti d´ira – voci alte e fioche, e suon di man con elle”.
Grandi trasformazioni sono in atto, in tutti i campi, anche in quello religioso. Non é piú una novitá per nessuno. Per chi segue Gesú, la cosa fondamentale é mantenersi sulla strada del Regno di Dio, qualunque cosa accada. Un altro mondo é possibile. “Quando brilleranno sulla terra i tuoi giudizi, gli abitanti del mondo impareranno ad essere giusti” (Isaia 26, 9).
14 luglio 2012
DI RITORNO DALL´ITALIA
Di ritorno dall´Italia trovo la piantina di catléia pienamente fiorita. Con i fiori smangiucchiati dagli insetti, che hanno approfittato della mia assenza.
Da missionari, tornare in patria ogni anno é un lusso moderno. In gioventú era ogni tre anni,e giá era molto: ci fu un tempo in cui i missionari rimanevano in terre lontane per il resto della vita. Siamo cambiati, il mondo é diventato piccolo ed é cambiato pure il modo di vedere e vivere la missione. Il bello é che questo ci permette di rivivere la gioia di antiche amicizie, le passeggiate sui monti della nostra gioventú. E di essere un pó piú vicini ai familiari e persone care.
A proposito, quí la notte é piuttosto freddina. La mattinata é fresca fino alle undici. Il caldo colpisce forte tra le quattordici e le diciotto, poi si sta bene. Fa un pó impressione immaginare giornate torride perfino sulla montagna modenese, per non parlare della pianura e di Modena cittá. Eppure é cosí! Sono stato a Montese, nei giorni scorsi, ed era un di un caldo soffocante. Come anche oggi, forse: risulta da questa foto della web cam della Casa Protetta.
Questo mese in Italia mi é piaciuto. É vero che ho trovato una situazione un pó triste: la crisi, il terremoto, licenziamenti in grande scala, tante paure e ansie per il futuro. Ma anche molta solidarietá, generositá, gesti di coraggio. La vita é una lotta contro il male, il dolore e la morte. Credo che seguire di piú Gesú Cristo, formando comunitá cristiane che vivono il Vangelo e adottando i valori del Vangelo anche nella vita pubblica, sia la migliore ricetta per vincere, pian piano, questa lotta interminabile. Purtroppo non lo facciamo. Ho avuto anche la soddisfazione, tuttavia, di incontrare gruppi e persone singole che cercano di percorrere questo cammino.
Domani ricomincio la vita normale: sono giá legato all´agenda della parrocchia. Sabato: solo una messa e due battesimi. Avró tempo per visitare amici, portare i messaggi inviati da don Eligio e Nara, eccetera. Domenica due messe e 14 battesimi.
Non é poi tanto, non c´é stress. Ringrazio vivamente tutti coloro che mi hanno visitato a Serramazzoni, o mi hanno invitato ai loro incontri, o ancora mi hanno offerto l´occasione di fare belle camminate sull´Appennino modenese. Spesso i discorsi rimangono senza conclusione, ma l´amicizia continua. Ciao a tutti.
15 maggio 2012
ARRIVEDERCI AD AGOSTO
Foto: sono affezionato a questa piantina che una signora mi ha regalato ed io ho fatto crescere davanti a casa. Nessuno sa il nome. Un premio a chi lo indovina. É in fiore tutto l´anno.
L´orizzonte mondiale é assai fosco: quá si combatte con le armi, lá si muore di fame e sete. Da un lato salgono al cielo i lamenti per la violenza delle tasse, dall´altro si vive nel terrore di un assalto a mano armata. Altrove, ancora, le borse che crollano e lo spread che va su e giú decidono se la gente deve vivere o suicidarsi! Terrorismo, delinquenza comune, corruzione spudorata. Quí da noi siamo assediati dalla violenza. Quasi ogni giorno abbiamo casi di vicini, conoscenti e amici accoltellati, sequestrati per ore sotto la minaccia delle armi, derubati per strada. Di notte, le nostre strade di campagna, polverose e dissestate, che percorro da decine di anni per le consuete visite e celebrazioni nelle comunitá rurali, mettono paura. Qualsiasi accoppiata di motociclette o anche solo una macchina ferma fanno sospettare un´aggressione. E in píú, ogni giorno vengono a galla nuovi casi di corruzione e depredazione del denaro pubblico. In Goiás un certo Cachoeira, che gestisce giochi illegali “mangiamonete” nei locali pubblici, ha coinvolto Demostenes, il deputato statale piú votato alle ultime elezioni, che tutti ritenevano uno dei rari parlamentari onesti. Molti di quelli che conosco hanno votato per lui. Il crollo di credibilitá e la desolazione sono impressionanti. Ed ora corre voce che lo stesso governatore, Marconi Perillo, é protagonista di almeno duecento intercettazioni di telefonate con questo bel tipo.
É sconfortante questa marea nera che ci trascina. Ma la vita quotidiana continua discretamente serena e tranquilla. Forse siamo dentro ad una specie di guerra mondiale in sordina, ma io che sono nato nel 40 dico a me stesso: “Bella grazia che non ci piovono in testa cannonate e bombardamenti aerei”.
Per ultimo, il gruppo dei ruralisti in parlamento ha ottenuto l´approvazione di un nuovo Codice Forestale che potrebbe essere chiamato “legge contro la foresta”. I latifondisti, che da sempre si credono padroni del mondo, ridono alla faccia del mondo intero. Leggete cosa scrive il monaco Marcelo Barros in un articolo pubblicato su Adital: “Quando mancano meno di due mesi alla conferenza ONU a Rio de Janeiro sui cambiamenti climatici (Rio 92+ 20), la Camera Federale ha approvato una legge contro la protezione delle foreste, boschi fluviali e sorgenti, che meriterebbe il nome simbolico di “legge della moto-sega”. Ironicamente i legislatori preferiscono chiamarla “codice forestale”. (...) Siccome molti del legislativo sono proprietari rurali, essi hanno legislato in beneficio proprio riducendo le aree di protezione ambientale da 30 a 10 metri dalle rive dei fiumi, si sono tolti l´obbligo di preservare la cima e i fianchi delle colline e hanno liberato le lagune all´installazione di allevamenti di gamberetti. Inoltre la legge concede l´amnistia a tutti i disboscatori che ora non dovranno piú pagare una multa per i disboscamenti illegali. In un articolo pubblicato su vari giornali del paese un giornalista ha commentato che questa decisione é stata coerente con la composizione del potere legislativo. (....)
Con questo post chiudo un periodo del mio blog, e interromperó la pubblicazione almeno fino ad agosto, quando si completeranno cinque anni esatti della mia presenza ad Itaberaí da quando sono ripartito da Maserno (23 agosto 2007). E non voglio chiuderlo solo con questo quadro grigio e minaccioso degli eventi, perché tutto sommato, questi cinque anni che ho speso quí sono stati belli e interessanti.
Di fatto non si é realizzato esattamente ció che avevo immaginato. Volevo dedicarmi a un solo quartiere, ma il sogno si é dimostrato inadeguato alla realtá. Nominato, invece, vicario parrocchiale, ho avuto la possibilitá di servire la gente e sentirmi utile. Forse non potete immaginare la gioia che si prova a fare la spola in una rete di piccole comunitá urbane e rurali che si conoscono da piú di 40 anni, e riconoscerne la crescita. Trovare ovunque persone (laici e laiche) che sono autentici testimoni e missionari, alimentati dalla Parola di Dio e affezionati alla loro comunitá a cui si dedicano intensamente. Quarant´anni fa nemmeno ce li sognavamo, o meglio, li sognavamo soltanto...ma che fatica uscire da secoli in cui la vita ecclesiale era ridotta quasi alla sola amministrazione di sacramenti e solamente il prete aveva un ruolo attivo. Oggi comincia ad essere, davvero, Popolo di Dio, pur mancando ancora molto.
Sono venuto di mia iniziativa, col consenso ma senza un invio ufficiale e solenne. Sono tuttavia molto contento perché il Signore mi ha aperto la strada. Mi sento in diritto di credere che é stato lo Spirito Santo ad ispirarmi, perché sono partito per servire il Vangelo e non per un capriccio o un´avventura, come forse alcuni pensano. Nel mio piccolo (e con una buona dose di ironia) interpreto l´assenso di allora, forse controvoglia, del Vescovo, come simile a quello del capitolo 15 degli Atti degli Apostoli. Fu quando Pietro e la comunitá di Gerusalemme non erano molto del parere di concedere il battesimo ai greci e romani che non accettavano le tradizioni del giudaismo, ma di fronte alle pressioni di Paolo e degli eventi si rassegnarono: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporre su di voi nessun peso....” (Atti, 15, 28). Non me lo ha imposto, infatti. E poi non é che per il battesimo siamo tutti chiamati e inviati?
Il Brasile non é piú di moda. Molti dicono: “Se dovessi scegliere una missione oggi, andrei in Africa”. É comprensibile. Tuttavia questo tipo di missione é ovunque. Attualmente, forse piú in Italia che altrove. É inutile, quindi, porsi il problema da questo punto di vista. Certo é che il Brasile, per molti aspetti, é ancora un grande laboratorio mondiale della missione della Chiesa. Uno dei piú promettenti di ricco contributo alla missione di Cristo attraverso la Chiesa. La Diocesi di Goiás, nonostante tutti i limiti, cerca ancora la fedeltá al Vaticano II, alla scelta dei poveri, ad un avvicinamento sempre piú intenso al Vangelo nell´annuncio e nella testimonianza di vita, alla ricerca di una liturgia viva e di una pastorale di Popolo di Dio. La comprensione e il consenso della gente non sono ancora univoci né di dominio di massa, ma arrivano giá da una parte consistente dei cattolici fedeli. C´é gioia e affiatamento. Quello che riusciamo a mettere in pratica é assai meno di ció che desideriamo, ma lo sforzo c´é. Anzi, direi che in questo anno 50º del Concilio e dopo la nostra 19ª Assemblea Diocesana si respira aria di risveglio. In queste condizioni, é un piacere sentirsene parte. Da parte mia vedró per quanto tempo potró ancora permettermelo senza diventare un peso. Un saluto ai lettori e arrivederci ad agosto, se ci saremo.
4 maggio 2012
AUTOBIOGRAFICO
É morto Padre Luis (Luigi) Plebani, 65 anni, Fidei Donum di Brescia, attualmente parroco a Rui Barbosa (Bahia – Brasil). Lo hanno trovato impiccato nella sua camera da letto con un cerotto sulla bocca. Un suicidio o un assassinio truccato? Bisogna attendere le perizie, poi forse rimarrá il dubbio. Non ci sono testimoni. Luís era stimato per le scelte di povertá e pastorale di piccole comunitá. Gli intimi lo descrivono forte e deciso, ma sofferente, ultimamente, di crisi depressive. É destino che il nostro tempo dissacralizzi ogni mito rivelandone il volto umano. É stato sepolto a Lagoa dos Gatos, in Pernambuco, sua prima esperienza pastorale in Brasile.
É una posto come Rotari per i modenesi, non per le dimensioni ma per l´isolamento. Un posto dove arriva solo una corriera al giorno. La sua morte, sia essa per rapina, vendetta o depressione, porta in ogni caso il marchio della Nuova Alleanza: “Non hai voluto sacrificio e offerta. Invece di questo, mi hai dato un corpo...Eccomi qui per fare la tua volontá”. É il marchio di Gesú nella lettera agli ebrei (10, 5). Il corpo spezzato come pane per l´umanitá, invece dei sacrifici rituali. Il Nuovo Culto ci conduce sempre fuori dalla puritá convenzionale, fin da quando Dio scelse per madre una vergine ingravidata prima del matrimonio legale.
Ho pensato che la vita é un dono ricevuto che a nostra volta doniamo agli altri, un pezzetto alla volta. Lo diamo mescolato alla nostra umanitá, magnifica ma sempre reale, mai ideale. Donare la vita non é privilegio di chi va a cercare significati sublimi come quelli che ho esposto sopra. La donano tutti, anche quelli che non ci pensano e che probabilmente non ne hanno nessuna intenzione. La donano i genitori ai figli, lo vogliano o no. La donano operai, contadini, lavoratori in generale, intellettuali, artisti, scienziati, tecnologi, insegnanti, commercianti e bidelli. Il segreto della felicitá di donarsi é dare la direzione giusta al cuore e alla mente per creare armonia tra ció che si vuole e ció che si fa. “La vita quotidiana é tutto ció che abbiamo” , scrive la favolosa poetessa brasiliana Adélia Prado, vivente. E non c´é alternativa al dono. “Chi vuole salvare la sua vita, la perderá”.
Forse per l´etá, mi pare di vedere le cose in una luce nuova. La terza etá é un tempo speciale per reinterpretare la vita. I sensi indeboliscono, si diventa ogni giorno piú fragili. Si avvicina il giorno della consumazione. Non ho molto di cui lamentarmi, i miei mali sono niente in confronto alle tragedie quotidiane che vediamo. Qui ci sono due fratellini di due e tre anni con un cancro che trasforma le loro cartilagini in pasta bianca, che fuoriesce come crema: un orrore, un tragico errore della natura. Sento il dovere di predispormi perché ogni giorno parlo, davanti ai morti, di una dimora eterna “aldilá di quella porta”. Non si sa molto, concretamente, di quella dimora. L´apostolo Pietro ne scriveva come se l´avesse vista. Uso le parole della fede che i parenti desiderano ascoltare per consolarsi: “Andró a preparare un posto per voi e poi verró a prendervi”. Ci chiamano per questo. O non ci vai, o dici quello che vogliono sentire. Da Pasqua in poi mi ha fatto brutta compagnia un dolore lombare.
Camminavo come Charlie Chaplin nel cinema muto. L´ho curato con pomate naturali fatte in casa. Poi i compagni mi hanno convinto ad andare dal medico, per prevenire mali piú grossi di cui si sospetta sempre. Nelle mani di un ortopedico, mi sono consegnato agli ordigni dell´industria laboratoriale. La risonanza magnetica é un´avventura. Ti chiudono in un tubo d´acciaio e ti fanno ascoltare ritmi di tamburi metallici e fischi elettronici. Mi sono addormentato nel cunicolo. Mi ha svegliato una dottoressa tirandomi fuori per i piedi. Aveva le mani gelide, ma la voce soave. Ho riflettuto come la morte é una cosa naturale. Un buco nero, dicono, divora una stella. É come entrare nel tombino e poi uscirne: solo che quello del cimitero non ha il carrello per il ritorno. Per la stella dev´essere un´esperienza spaventosa, ma ha giá dato la sua parte di luce. Il buco in cui sono entrato io non era nero, perché io non sono una stella.
Il primo maggio mi sono ospitato da Anna Maria Melini, a Goiania, per portare l´esame al medico la mattina seguente. L´ospitalitá dell´Anna Maria é un incontro tra vecchi amici, un´amicizia nata dalla comunione nella missione e dall´ammirazione per la sua vita intelligente spesa tutta per il prossimo. Siamo tutti e due vecchiotti. Lei ci sente poco e dimentica le cose in fretta, io dimentico in fretta e ci sento poco. I dialoghi possono essere esilaranti: “Ah, bravo, sei venuto a cena! Prepariamo subito qualcosa, perché l´Edilene non sapeva nulla e non ha preparato niente”. “No Anna, sono venuto a dormire a casa tua perché domattina devo andare presto dal medico. Edilene lo sa, le ho telefonato ieri”. Dopo un poco é arrivata Edilene, che aveva preparato ogni cosa. Edilene é come una figlia che si prende cura della mamma. I vicini di casa di Anna Maria sono la coppia Emilio (di Vignola) e Rosy, che fanno da portieri. Anna, la sera, si chiude in casa e sente solo il telefono. Rosy telefona: “Quí c´é Chico, apri il portone”. La conversazione é saporita, bisogna solo ripetersi un pó. “Allora tu sei in gita, hai fatto il primo maggio a spasso per Goiania e domattina torni a Itaberaí”. “No no, sono arrivato ora. Vado solo dal dottore e torno a casa”. “Bravo, hai sempre i tuoi dottori!” In giugno arriveremo tutti in Italia: io il 13, Anna Maria verso il 18, e con lei Edilene, la sua famiglia, e anche Emilio. Preparatevi a fare qualche giretto con i figli di Edilene che vogliono conoscere l´Italia. Sono bravi ragazzi.
Arrivando a Goiania verso il tramonto, di questa stagione e con il primo venticello freddo che spazza via l´inquinamento, la vista é emozionante. Si arriva dall´alto, col sole alle spalle. Si giunge riposati. Da alcuni mesi hanno completato la doppia pista della statale GO 70, arrivando fino a Inhumas: il viaggio é assai meno stressante. La cittá, ancora al sole, é una distesa di palazzoni colorati, come una selva incantata. Un´immagine da cartolina.
Il dottore mi fa: “Non c´é niente di grave, non occorrono chirurgie, ci sono solo calcificazioni normali per l´etá”. Mi ha mostrato la foto della mia colonna dorsale: peggio di quel che immaginavo. É una S quasi perfetta. “Quella se la porta dietro dall´etá di 16 anni” – mi ha detto. A quei tempi nessuno faceva fotografie della colonna, ce l´avevano tutti storta. Mi ha ordinato fisioterapia e uno stok di anti-infiammatori per cinque giorni. Dopo la prima iniezione, il male é sparito dalle anche ed é passato allo stomaco, poi alla testa. Stato confusionale. Un semplice trasferimento.
Stordito, sono andato in campagna a celebrare una messa in una festa tradizionale di Santa Croce. La croce é stata piantata dal fazendeiro, 72 anni fa, l´anno in cui sono nato io. É in mezzo a un immenso pascolo. Le figlie e i figli, tra cui é stata poi divisa la fazenda, erano presenti. Si ricordavano di mie celebrazioni anteriori, 40 anni fa, quando erano ragazzini. Io ho dimenticato. Ho ceduto a loro l´omelia. Hanno raccontato tutta la storia. Hanno costruito un recinto, l´hanno coperto di teloni, é diventato quasi una cappella. Intorno non c´é nulla altro che erba, enormi termitai e macchie di foresta. Si vedevano lampadine e fari di automobili arrivare da ogni direzione. Accanto alla croce é cresciuto un albero, i ragazzi ricordano quando giocavano attorno a quell´albero ancora piccolino, e il papá li sgridava: “Finirete per rompere quell´albero cosí bello!” Una delle figlie contesta: “Perché adoriamo la croce? La croce l´ha fatta il diavolo. É uno strumento di dolore e morte!” “No, signora, adoriamo Gesú Cristo. Lui ha trasformato la croce in strumento di salvezza!” Speriamo che mi abbia creduto, ha fatto la comunione.
Vi ho raccontato dettagli minori, ma poi ci sono le cose importanti. Il 23 aprile scorso, la CNBB riunita ad Aparecida do Norte (SP) ha celebrato il 50º del Concilio Vaticano II e la propria 50ª Assemblea Nazionale. Due giubilei in uno. La CNBB madrina del Vaticano II: infatti é stata istituita nel 1952, quando altrove di Conferenze Nazionali non si parlava nemmeno. L´episcopato brasiliano, nel periodo 1940-80, é stato pioniere del pré-concilio e del post-concilio in diversi campi: pastorali sociali ma anche liturgia, catechesi...Alcuni storiografi locali ne attribuiscono il merito al Nunzio di allora, Armando Lombardi, molto attento nella scelta dei nomi di suggerire alla Curia Romana per la nomina di vescovi. Ha creato una generazioni di vescovi brasiliani di eccellente statura intellellettuale, zelo pastorale e carattere. Dando alla Chiesa brasiliana, perció, un carattere piú autentico ed espressivo della cultura e realtá locale.
Oggi la tendenza é opposta, ma i fermenti sono ancora vivi. Lo stesso giorno 23 aprile, ad esempio, c´é stata una conferenza stampa in cui ha parlato dom Erwin Krautler, presidente del CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), che si puó dire sia ancora un frutto di quell´epoca. Austriaco, religioso (del Preziosissimo Sangue), missionario tra gli indios del Pará fin dal 1965, vescovo dal 1981(é nato nel 39 e fu ordinato vescovo a 42 anni), ha dedicato la vita agli Indios nello stile del CIMI, una istituzione benemerita per aver restituito alle missioni un volto piú evangelico e che ha corretto pratiche tradizionali di aspetto piú colonizzatore (anche il CIMI compie quest´anno il suo 40º).
Dom Erwin ha parlato della centrale elettrica Belo Monte. Ha criticato il governo perché tratta il popolo del Pará, secondo lui, come gente di seconda categoria. Dom Erwin é un profeta, i suoi interventi contro il governo sono sempre molto precisi e taglienti. É perennemente minacciato di morte. Due mesi fa ci fece un corso di Esercizi Spirituali ed io colsi l´occasione per parlargli personalmente, in privato. Con molto rispetto gli chiesi: “É bello che ci siano dei Vescovi-profeti come lei, che rivendicano democrazia dai governi civili, ma che cosa c´é di democratico, oggi, nella vostra figura e ruolo di Vescovi?” “Ho recepito – mi rispose - sono d´accordo con lei”.
Recepito? Un bel niente. Fino a mille anni fa i Vescovi erano eletti dal loro popolo. Ci siamo allontanati sempre di piú dalla “sinodalitá”, che era marca registrata delle prime Chiese. Il Vaticano II ha corretto la direzione del vento, ma stenta a diventare pratica normale. Alcuni episcopati hanno cominciato a proclamare: “Vogliamo essere la voce di chi non ha voce”. Forse sarebbe meglio curare il sordomuto come faceva Gesú. Non parlare per lui ma ridargli la voce e ascoltarlo. Giovanni XXIII, il Papa Buono, voleva la Chiesa maestra di amicizia tra i popoli, giustizia, democrazia.
Sappiamo, tuttavia, che oggi la democrazia é gravemente ammalata di per sé stessa. Le societá democratiche hanno fatto l´“opzione fondamentale” di scaricare i loro costi sulle fascie piú deboli (cominciando, all´inizio, dai continenti colonizzati), e dell´accumulazione di pochi a spese di molti. Radicalizzano ogni giorno di piú questa scelta, man mano che la crisi si aggrava. La prioritá non é la persona umana, come dichiaravano i fondatori (liberté, egalité, fraternité) ma la pancia.... Una democrazia cosí ha creato una massa di idioti consumatori sempre piú maleducati e antisociali. Votano chi promette piú soddisfazione ai “bisogni” immediati. Ogni richiamo a pensare al futuro e a cercare benessere e qualitá di vita in un altro modello, é ignorato e disprezzato.
Il nostro peccato, come Chiesa, é semmai di lasciarci trascinare in questo baratro. Sérgio Ricardo Coutinho dos Santos (professore di storia e assessore della CNBB) in una recente intervista ha detto: “Durante almeno un millennio la Chiesa é stata direttrice di una grande orchestra. Ora é chiamata a suonare come terzo violino nella stessa orchestra”. Non siamo piú i direttori. L´orchestra é diretta dai grandi capitalisti che seguono lo spartito dell´economia liberista. E allora, perché lasciarci trascinare? I pochi rimasti in campagna, come quelli che erano a messa l´altra sera, reclamano in coro: “La vita moderna ci ha alleviato le fatiche fisiche, ma ha distrutto la nostra vita. Non ci si fida piú di nessuno, i nostri figli sono attratti dalla droga, la gente pensa solo ai soldi e al sesso, non ci sono piú amici, l´agricoltura é avvelenata, é un disastro”. La nostra vocazione é mettere un pó di sale e di lievito in questa massa, e ci si riesce ancora, perché la gente lo vuole.
24 aprile 2012
IL CORPO DI CRISTO
Chi segue la liturgia del tempo pasquale, si trova faccia a faccia col piú grande mistero della fede: il “Corpo di Cristo”. Dopo la risurrezione, uno ad uno, i discepoli si convinsero che Egli era vivo in mezzo a loro. Com´era il suo corpo? Paolo, il primo a parlarne circa 20 anni dopo, (nella 1ª Corinti), garantisce che é risorto. Lui ha avuto una visione diretta, ma in ogni caso il corpo di Gesú é vivente nel pane spezzato, nel calice condiviso e nella comunitá redenta, che é Corpo di Cristo: se c´é la condivisione fraterna! Se no, é una bestemmia. Marco racconta che le donne, di buon mattino, andarono al sepolcro e videro un angelo seduto davanti alla tomba che annunció loro: “É risorto, non é piú quí”. Poi aggiunge che apparve a Maria di Magdala in mattinata, ad altri due discepoli che camminavano per i campi, e a tutti i discepoli riuniti la sera. La narrazione di Matteo lo fa apparire alle donne per strada, di ritorno dal sepolcro: esse rimangono in ginocchio, abbracciate ai suoi piedi. Parecchi anni dopo Luca, nel suo vangelo, descrive dettagliatamente l´incontro di Gesú coi discepoli di Emmaus e dice che lo riconobbero solo allo spezzare del pane. Poi insiste: era vivo, in carne e ossa. É apparso ai discepoli in serata, li ha invitati a guardargli le ferite delle mani e dei piedi, ha mangiato un pesce alla griglia assieme a loro. Per togliere ogni dubbio: non é solo spirito.
Una decina di anni piú tardi, Giovanni aumenta la dose sottolineando che aveva invitato Tommaso a toccare le ferite dei chiodi....Segno che c´erano giá dei gruppi che non credevano all´umanitá di Gesú? E che Gesú di Nazaret fosse solo un corpo preso a prestito per dare una dimostrazione? Non si puó ragionare su queste cose. Bisogna credere e basta. Il fatto é che da allora nessuno lo ha piú visto fisicamente. Ma lo abbiamo visto tutti nei modi indicati da lui stesso nei discorsi: avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dissetato...I Concilii del quarto secolo hanno dichiarato che Gesú é una Persona sola con due nature, umana e divina. É vivo, quindi, anche nella sua umanitá, ma in un modo che noi non vediamo con gli occhi di carne. Noi, della sua natura umana, abbiamo esperienza solo con l´Eucaristia, con la comunitá e con l´umanita´. Il Vaticano II si é rifatto espressamente, nella liturgia, all´insegnamento paolino: “E quando riceviamo pane e vino, il suo Corpo e Sangue offerti, lo Spirito ci unisca in un solo corpo, per essere un unico popolo nel suo amore”.
“Obbedienti al Vangelo noi, Chiesa di Goiás, Popolo di Dio, vivendo il Regno di Dio, optiamo di essere una grande rete di Comunitá Ecclesiali di Base che uniscono fede e vita. Discepoli e discepole di Gesú Cristo, vogliamo costruire relazioni di solidarietá, giustizia e comunione, aperti alla diversitá. Convocati dal battesimo ad essere missionari e missionarie rinnoviamo, con tutte le persone escluse del campo e della cittá, l´evangelica opzione per i poveri, lottando con loro per l´urgente difesa ambientale e per la vita in pienezza. La compassione, la Parola, la pratica del Risorto animeranno la nostra camminata”.
Questo testo é la “opção fundamental” della Diocesi di Goiás: una specie di ícone consacrata dall´Assemblea Diocesana. Se la leggiamo confrontandola con la situazione reale é un bel sogno, una chimera assai lontana. Se la colleghiamo mentalmente all´immagine del Regno annunciato dal Gesú dei Vangeli, si puó trasformare in una bella preghiera per invocare la forza di fare almeno un piccolo passo in quella direzione. Per molti é soltanto una formula pastorale tecnica, ben condensata, piuttosto macchinosa! Perché siamo uomini di poca fede. In ogni caso ogni sua parola ha un peso e uno spessore perché é stata molto pensata, e qualcuno ci si sta spendendo da parecchio tempo. Che non sia mai una maschera o un alibi per fare tutt´altro!
Non é ancora arrivata al cuore delle persone che formano le nostre comunitá. Per questo, e per far conoscere il piano pastorale quinquennale deciso dall´Assemblea Diocesana del novembre scorso, abbiamo fatto una “cinque sere” di studio (16-20/04) con gli operatori di pastorali, comunitá di base e movimenti della parrocchia. Piú una mattinata (sabato 21) con le comunitá rurali. La partecipazione ha superato le attese: piú di 120 persone per ogni sera. L´incontro aveva come titolo: “Invitati a rinnovare il nostro cammino con Gesú”. Ha condotto Carmen Lúcia (a sinistra nella foto con Silvia), dirigente della Casa della Gioventú di Goiania (CAJU), sociologa, assessora della CNBB. Carmen ha iniziato dialogando sul “metodo”: ascoltare il “grido” della gente, identificare le necessitá vitali di oggi (delle persone, non del mondo genericamente), convocare per trovare e fare insieme le azioni che rispondono a quelle necessitá. “Non con una valigia di risposte pronte, ma con una valigia di domande” (cfr. Paulo Freire).
Carmen ha captato la simpatia e l´attenzione. L´incontro é piaciuto. Molti, in questo mondo e anche nella nostra Chiesa, si sforzano di non lasciarci pensare col nostro cervello, vivere la nostra vita con Cristo, camminare guidati dalla nostra spiritualitá di attenzione a Gesú e ascolto dello Spirito. Vogliono invece che viviamo la loro vita, a modo loro. E noi, spesso, stiamo al gioco e viviamo artificialmente. Forse diventiamo anche come loro, ripetendo l´errore col nostro prossimo. Carmen non é suora e non é una super, ma é di quelle che aiutano a vivere la proprio vita, come faceva Gesú.
Non illudiamoci pensando chissá che cosa: c´é molta strada da fare perché Cristo diventi facilmente riconoscibile in una Chiesa. Ma per un buon numero di parrocchiani tra i piú volonterosi é stata una settimana di ricarica spirituale, che ha suscitato gioia e stimolato sogni e speranze nella comunitá parrocchiale, che di fatto, tante volte nella vita quotidiana é cosí poco comunitá! E allora che il sogno del Regno sia il nostro sogno, come é stato quello di Gesú. Nella vita quotidiana, appunto. Nelle piccole cose che possiamo fare. É un assaggio dell´esperienza del Corpo di Cristo. La quotidianitá puó ancora spegnere questi fermenti di vita. Che fatica studiare un piano pastorale! Ho visto tanta gente, anche esperta in altri campi, rimanere confusa davanti alle parole. Sará necessario tutto questo consumo di cervello? Non esiste un modo piú diretto, aderente alla cultura locale e allettante studiare il Vangelo per viverlo e trasmetterlo? Forse esiste, ma per essere comunitá é indispensabile la fatica di pensare e pregare insieme.
14 aprile 2012
LIGHT AND SOFT
Un bilancio della settimana santa in parrocchia? Calo delle celebrazioni piú tradizionali e di massa, come la processione del “Cristo Morto” la sera del venerdí, che fino a 20 anni fa riuniva migliaia di persone. In aumento, invece, le celebrazioni piú impegnative e tradizionalmente meno frequentate: la messa dei malati (il martedí santo), la Cena del giovedí santo, l´adorazione della croce il venerdí santo alle 15. Veglia Pasquale stazionaria. Tenendo conto che oggi molte comunitá di periferia e di campagna celebrano il Triduo Pasquale per conto loro anche senza il prete. Complessivamente, dunque, migliora la qualitá, si celebra bene, e diminuisce la “massa”.
Epoca di grandi trasformazioni. Dove va la massa? Nei luoghi turistici: la riva dei fiumi, la chácara in campagna, i parenti nella capitale. Generalmente a fare baldoria. La settimana santa, per molti di loro, é un altro “feriadão”. Ma anche nelle Chiese dei posti di villeggiatura (in alcuni, come a Goiás Velho, i riti sono folkloristici e attraggono una folla anche dalla capitale; in altri, come ad Aruanã sull´Araguaia, celebrazioni lunghissime con tutte le letture complete). Poi ci sono le nuove chiese pentecostali: non hanno la settimana santa, ma pregano, lodano Dio, fanno miracoli. Dobbiamo piangere sulla perdita dei “grandi valori del passato” come fa qualcuno? Valori discutibili, se é bastato avere una macchina e uno stipendio migliore per spazzarli via. In passato il battesimo era d´obbligo, non c´era la tivú, non c´erano tante alternative. Oggi chi vuole essere cristiano e cattolico deve scegliere un cammino di vita e aggregarsi ad una comunitá. Non é male.
Cosa ne dite? Il futuro non si sa. Prenderemo quello che viene. E di passato, nonostante tutto, ce n´é ancora tanto! Siamo in una fase di passaggio. Ad esempio c´é ancora il battesimo dei bimbi talvolta preso un pó alla leggera. L´altra sera ho battezzato un bambino, in campagna, di una famiglia che non conoscevo. Ho chiesto ai genitori, giovanissimi: “Dove vi siete sposati?” “Non ci siamo sposati, stiamo insieme”. “Nemmeno al civile?” “Nemmeno al civile”. “Che intenzioni avete?” “Speriamo di sposarci, prima o poi!” “Che cosa aspettate?” “Di vedere se il rapporto va bene”. (Sono giá al secondo figlio). “Frequentate la comunitá, la messa?” “Ogni tanto”. “Vi assumete la responsabilitá di educare i bimbi alla fede?” La signora(ina) ha risposto con fermezza: “Senza dubbio”, ma il ragazzo non ha detto né sí né no: che equivale a un no. Bambini che vivranno una quindicina d´anni in una famiglia senza mai udire una parola di vangelo, e se incontreranno la fede in una Chiesa evangelica diranno: “Adesso mi sono consegnato a Gesú”.
Dedicheremo la settimana prossima a studiare, con gli animatori laici delle comunitá, pastorali e movimenti, il piano pastorale elaborato nell´Assemblea Diocesana di novembre. Arduo compito. É una proposta complicata nel contesto attuale, come ho giá avuto occasione di commentare. Ma é una sfida da raccogliere pensando a seminare per il futuro. I cattolici sensibili all´impegno sociale sono dispersi, ma ci sono. La piazza é piena di discepoli, predicatori, intercessori e servi di Dio del rinnovamento carismatico. Uno di loro, mentre pranzavamo, mi ha convinto (o ha tentato) che in principio l´uomo viveva nel paradiso terrestre, poi ha peccato mangiando una mela e ha perso tutto. Studiano all´Universitá, ma per loro scienza e fede non hanno punti di collegamento.
Il viaggio del papa in America Centrale non ha avuto ripercussioni sulla stampa di questi paraggi. Ho visto solo un articolo di Frei Betto, frate domenicano, bblicato su Adital. Il frate domenicano ha fatto un commento alla frase di Benedetto XVI durante il viaggio recente in Messico e Cuba: “Il marxismo oggi é inutile”. Osserva: “Accettare che il marxismo secondo l´ottica di Ratzinger sia lo stesso marxismo secondo l´ottica di Marx sarebbe come identificare il cattolicesimo con l´Inquisizione. Si potrebbe dire, oggi: il cattolicesimo non é piú utile. Perché non si giustifica piú mandare donne ritenute streghe sul rogo né torturare sospetti di eresia. Ora, fortunatamente, il cattolicesimo non puó essere identificato con l´Inquisizione e nemmeno con la pedofilia di preti e vescovi. Ugualmente, il marxismo non si confonde coi marxisti che lo utilizzarono per disseminare il terrore e soffocare la libertá religiosa.
“Il capitalismo, quello sí, non é piú utile” scrive Betto. “poiché ha promosso la piú accentuata disuguaglianza tra la popolazione del mondo; si é impadronito delle ricchezze naturali di altri popoli; ha sviluppato il suo volto imperialista e monopolista; ha centrato l´equilibrio del mondo negli arsenali nucleari; e ha disseminato l´ideologia neoliberale che riduce l´essere umano a puro consumista sottomesso all´incantesimo della mercanzia. Oggi il capitalismo é egemonico nel mondo. E di 7 miliardi di persone che abitano il pianeta, 4 miliardi vivono sotto la linea della povertá e 1 miliardo e 200 milioni soffrono fame cronica. Il capitalismo ha fallito per i 2 terzi dell´umanitá che non ha accesso a una vita dignitosa. Dove il cristianesimo e il socialismo parlano di solidarietá, il capitalismo ha introdotto la competizione; dove parlano di cooperazione, esso ha introdotto la concorrenza; dove parlano di rispetto della sovranitá dei popoli, ha introdotto la globocolonizzazione”. “LA Chiesa Cattolica, molte volte, é connivente col capitalismo perché questo la copre di privilegi e le garantisce una libertá che é negata, dalla povertá, a milioni di esseri umani”.
“L´arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx, ha lanciato, nel 2011, um libro intitolato “Il capitale” – un legato a favore dell´umanitá”. "Marx non é morto ed é necessario prenderlo sul serio", ha detto il prelato in occasione del lanciamento dell´opera. "Bisogna confrontarsi con l´opera di Karl Marx, che ci aiuta a capire le teoria dell´accumulo capitalista e il mercantilismo. Questo non significa lasciarsi incantare dalle aberrazioni e atrocitá commesse in suo nome nel secolo ventesimo”.
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