4 maggio 2012
AUTOBIOGRAFICO
É morto Padre Luis (Luigi) Plebani, 65 anni, Fidei Donum di Brescia, attualmente parroco a Rui Barbosa (Bahia – Brasil). Lo hanno trovato impiccato nella sua camera da letto con un cerotto sulla bocca. Un suicidio o un assassinio truccato? Bisogna attendere le perizie, poi forse rimarrá il dubbio. Non ci sono testimoni. Luís era stimato per le scelte di povertá e pastorale di piccole comunitá. Gli intimi lo descrivono forte e deciso, ma sofferente, ultimamente, di crisi depressive. É destino che il nostro tempo dissacralizzi ogni mito rivelandone il volto umano. É stato sepolto a Lagoa dos Gatos, in Pernambuco, sua prima esperienza pastorale in Brasile.
É una posto come Rotari per i modenesi, non per le dimensioni ma per l´isolamento. Un posto dove arriva solo una corriera al giorno. La sua morte, sia essa per rapina, vendetta o depressione, porta in ogni caso il marchio della Nuova Alleanza: “Non hai voluto sacrificio e offerta. Invece di questo, mi hai dato un corpo...Eccomi qui per fare la tua volontá”. É il marchio di Gesú nella lettera agli ebrei (10, 5). Il corpo spezzato come pane per l´umanitá, invece dei sacrifici rituali. Il Nuovo Culto ci conduce sempre fuori dalla puritá convenzionale, fin da quando Dio scelse per madre una vergine ingravidata prima del matrimonio legale.
Ho pensato che la vita é un dono ricevuto che a nostra volta doniamo agli altri, un pezzetto alla volta. Lo diamo mescolato alla nostra umanitá, magnifica ma sempre reale, mai ideale. Donare la vita non é privilegio di chi va a cercare significati sublimi come quelli che ho esposto sopra. La donano tutti, anche quelli che non ci pensano e che probabilmente non ne hanno nessuna intenzione. La donano i genitori ai figli, lo vogliano o no. La donano operai, contadini, lavoratori in generale, intellettuali, artisti, scienziati, tecnologi, insegnanti, commercianti e bidelli. Il segreto della felicitá di donarsi é dare la direzione giusta al cuore e alla mente per creare armonia tra ció che si vuole e ció che si fa. “La vita quotidiana é tutto ció che abbiamo” , scrive la favolosa poetessa brasiliana Adélia Prado, vivente. E non c´é alternativa al dono. “Chi vuole salvare la sua vita, la perderá”.
Forse per l´etá, mi pare di vedere le cose in una luce nuova. La terza etá é un tempo speciale per reinterpretare la vita. I sensi indeboliscono, si diventa ogni giorno piú fragili. Si avvicina il giorno della consumazione. Non ho molto di cui lamentarmi, i miei mali sono niente in confronto alle tragedie quotidiane che vediamo. Qui ci sono due fratellini di due e tre anni con un cancro che trasforma le loro cartilagini in pasta bianca, che fuoriesce come crema: un orrore, un tragico errore della natura. Sento il dovere di predispormi perché ogni giorno parlo, davanti ai morti, di una dimora eterna “aldilá di quella porta”. Non si sa molto, concretamente, di quella dimora. L´apostolo Pietro ne scriveva come se l´avesse vista. Uso le parole della fede che i parenti desiderano ascoltare per consolarsi: “Andró a preparare un posto per voi e poi verró a prendervi”. Ci chiamano per questo. O non ci vai, o dici quello che vogliono sentire. Da Pasqua in poi mi ha fatto brutta compagnia un dolore lombare.
Camminavo come Charlie Chaplin nel cinema muto. L´ho curato con pomate naturali fatte in casa. Poi i compagni mi hanno convinto ad andare dal medico, per prevenire mali piú grossi di cui si sospetta sempre. Nelle mani di un ortopedico, mi sono consegnato agli ordigni dell´industria laboratoriale. La risonanza magnetica é un´avventura. Ti chiudono in un tubo d´acciaio e ti fanno ascoltare ritmi di tamburi metallici e fischi elettronici. Mi sono addormentato nel cunicolo. Mi ha svegliato una dottoressa tirandomi fuori per i piedi. Aveva le mani gelide, ma la voce soave. Ho riflettuto come la morte é una cosa naturale. Un buco nero, dicono, divora una stella. É come entrare nel tombino e poi uscirne: solo che quello del cimitero non ha il carrello per il ritorno. Per la stella dev´essere un´esperienza spaventosa, ma ha giá dato la sua parte di luce. Il buco in cui sono entrato io non era nero, perché io non sono una stella.
Il primo maggio mi sono ospitato da Anna Maria Melini, a Goiania, per portare l´esame al medico la mattina seguente. L´ospitalitá dell´Anna Maria é un incontro tra vecchi amici, un´amicizia nata dalla comunione nella missione e dall´ammirazione per la sua vita intelligente spesa tutta per il prossimo. Siamo tutti e due vecchiotti. Lei ci sente poco e dimentica le cose in fretta, io dimentico in fretta e ci sento poco. I dialoghi possono essere esilaranti: “Ah, bravo, sei venuto a cena! Prepariamo subito qualcosa, perché l´Edilene non sapeva nulla e non ha preparato niente”. “No Anna, sono venuto a dormire a casa tua perché domattina devo andare presto dal medico. Edilene lo sa, le ho telefonato ieri”. Dopo un poco é arrivata Edilene, che aveva preparato ogni cosa. Edilene é come una figlia che si prende cura della mamma. I vicini di casa di Anna Maria sono la coppia Emilio (di Vignola) e Rosy, che fanno da portieri. Anna, la sera, si chiude in casa e sente solo il telefono. Rosy telefona: “Quí c´é Chico, apri il portone”. La conversazione é saporita, bisogna solo ripetersi un pó. “Allora tu sei in gita, hai fatto il primo maggio a spasso per Goiania e domattina torni a Itaberaí”. “No no, sono arrivato ora. Vado solo dal dottore e torno a casa”. “Bravo, hai sempre i tuoi dottori!” In giugno arriveremo tutti in Italia: io il 13, Anna Maria verso il 18, e con lei Edilene, la sua famiglia, e anche Emilio. Preparatevi a fare qualche giretto con i figli di Edilene che vogliono conoscere l´Italia. Sono bravi ragazzi.
Arrivando a Goiania verso il tramonto, di questa stagione e con il primo venticello freddo che spazza via l´inquinamento, la vista é emozionante. Si arriva dall´alto, col sole alle spalle. Si giunge riposati. Da alcuni mesi hanno completato la doppia pista della statale GO 70, arrivando fino a Inhumas: il viaggio é assai meno stressante. La cittá, ancora al sole, é una distesa di palazzoni colorati, come una selva incantata. Un´immagine da cartolina.
Il dottore mi fa: “Non c´é niente di grave, non occorrono chirurgie, ci sono solo calcificazioni normali per l´etá”. Mi ha mostrato la foto della mia colonna dorsale: peggio di quel che immaginavo. É una S quasi perfetta. “Quella se la porta dietro dall´etá di 16 anni” – mi ha detto. A quei tempi nessuno faceva fotografie della colonna, ce l´avevano tutti storta. Mi ha ordinato fisioterapia e uno stok di anti-infiammatori per cinque giorni. Dopo la prima iniezione, il male é sparito dalle anche ed é passato allo stomaco, poi alla testa. Stato confusionale. Un semplice trasferimento.
Stordito, sono andato in campagna a celebrare una messa in una festa tradizionale di Santa Croce. La croce é stata piantata dal fazendeiro, 72 anni fa, l´anno in cui sono nato io. É in mezzo a un immenso pascolo. Le figlie e i figli, tra cui é stata poi divisa la fazenda, erano presenti. Si ricordavano di mie celebrazioni anteriori, 40 anni fa, quando erano ragazzini. Io ho dimenticato. Ho ceduto a loro l´omelia. Hanno raccontato tutta la storia. Hanno costruito un recinto, l´hanno coperto di teloni, é diventato quasi una cappella. Intorno non c´é nulla altro che erba, enormi termitai e macchie di foresta. Si vedevano lampadine e fari di automobili arrivare da ogni direzione. Accanto alla croce é cresciuto un albero, i ragazzi ricordano quando giocavano attorno a quell´albero ancora piccolino, e il papá li sgridava: “Finirete per rompere quell´albero cosí bello!” Una delle figlie contesta: “Perché adoriamo la croce? La croce l´ha fatta il diavolo. É uno strumento di dolore e morte!” “No, signora, adoriamo Gesú Cristo. Lui ha trasformato la croce in strumento di salvezza!” Speriamo che mi abbia creduto, ha fatto la comunione.
Vi ho raccontato dettagli minori, ma poi ci sono le cose importanti. Il 23 aprile scorso, la CNBB riunita ad Aparecida do Norte (SP) ha celebrato il 50º del Concilio Vaticano II e la propria 50ª Assemblea Nazionale. Due giubilei in uno. La CNBB madrina del Vaticano II: infatti é stata istituita nel 1952, quando altrove di Conferenze Nazionali non si parlava nemmeno. L´episcopato brasiliano, nel periodo 1940-80, é stato pioniere del pré-concilio e del post-concilio in diversi campi: pastorali sociali ma anche liturgia, catechesi...Alcuni storiografi locali ne attribuiscono il merito al Nunzio di allora, Armando Lombardi, molto attento nella scelta dei nomi di suggerire alla Curia Romana per la nomina di vescovi. Ha creato una generazioni di vescovi brasiliani di eccellente statura intellellettuale, zelo pastorale e carattere. Dando alla Chiesa brasiliana, perció, un carattere piú autentico ed espressivo della cultura e realtá locale.
Oggi la tendenza é opposta, ma i fermenti sono ancora vivi. Lo stesso giorno 23 aprile, ad esempio, c´é stata una conferenza stampa in cui ha parlato dom Erwin Krautler, presidente del CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), che si puó dire sia ancora un frutto di quell´epoca. Austriaco, religioso (del Preziosissimo Sangue), missionario tra gli indios del Pará fin dal 1965, vescovo dal 1981(é nato nel 39 e fu ordinato vescovo a 42 anni), ha dedicato la vita agli Indios nello stile del CIMI, una istituzione benemerita per aver restituito alle missioni un volto piú evangelico e che ha corretto pratiche tradizionali di aspetto piú colonizzatore (anche il CIMI compie quest´anno il suo 40º).
Dom Erwin ha parlato della centrale elettrica Belo Monte. Ha criticato il governo perché tratta il popolo del Pará, secondo lui, come gente di seconda categoria. Dom Erwin é un profeta, i suoi interventi contro il governo sono sempre molto precisi e taglienti. É perennemente minacciato di morte. Due mesi fa ci fece un corso di Esercizi Spirituali ed io colsi l´occasione per parlargli personalmente, in privato. Con molto rispetto gli chiesi: “É bello che ci siano dei Vescovi-profeti come lei, che rivendicano democrazia dai governi civili, ma che cosa c´é di democratico, oggi, nella vostra figura e ruolo di Vescovi?” “Ho recepito – mi rispose - sono d´accordo con lei”.
Recepito? Un bel niente. Fino a mille anni fa i Vescovi erano eletti dal loro popolo. Ci siamo allontanati sempre di piú dalla “sinodalitá”, che era marca registrata delle prime Chiese. Il Vaticano II ha corretto la direzione del vento, ma stenta a diventare pratica normale. Alcuni episcopati hanno cominciato a proclamare: “Vogliamo essere la voce di chi non ha voce”. Forse sarebbe meglio curare il sordomuto come faceva Gesú. Non parlare per lui ma ridargli la voce e ascoltarlo. Giovanni XXIII, il Papa Buono, voleva la Chiesa maestra di amicizia tra i popoli, giustizia, democrazia.
Sappiamo, tuttavia, che oggi la democrazia é gravemente ammalata di per sé stessa. Le societá democratiche hanno fatto l´“opzione fondamentale” di scaricare i loro costi sulle fascie piú deboli (cominciando, all´inizio, dai continenti colonizzati), e dell´accumulazione di pochi a spese di molti. Radicalizzano ogni giorno di piú questa scelta, man mano che la crisi si aggrava. La prioritá non é la persona umana, come dichiaravano i fondatori (liberté, egalité, fraternité) ma la pancia.... Una democrazia cosí ha creato una massa di idioti consumatori sempre piú maleducati e antisociali. Votano chi promette piú soddisfazione ai “bisogni” immediati. Ogni richiamo a pensare al futuro e a cercare benessere e qualitá di vita in un altro modello, é ignorato e disprezzato.
Il nostro peccato, come Chiesa, é semmai di lasciarci trascinare in questo baratro. Sérgio Ricardo Coutinho dos Santos (professore di storia e assessore della CNBB) in una recente intervista ha detto: “Durante almeno un millennio la Chiesa é stata direttrice di una grande orchestra. Ora é chiamata a suonare come terzo violino nella stessa orchestra”. Non siamo piú i direttori. L´orchestra é diretta dai grandi capitalisti che seguono lo spartito dell´economia liberista. E allora, perché lasciarci trascinare? I pochi rimasti in campagna, come quelli che erano a messa l´altra sera, reclamano in coro: “La vita moderna ci ha alleviato le fatiche fisiche, ma ha distrutto la nostra vita. Non ci si fida piú di nessuno, i nostri figli sono attratti dalla droga, la gente pensa solo ai soldi e al sesso, non ci sono piú amici, l´agricoltura é avvelenata, é un disastro”. La nostra vocazione é mettere un pó di sale e di lievito in questa massa, e ci si riesce ancora, perché la gente lo vuole.
24 aprile 2012
IL CORPO DI CRISTO
Chi segue la liturgia del tempo pasquale, si trova faccia a faccia col piú grande mistero della fede: il “Corpo di Cristo”. Dopo la risurrezione, uno ad uno, i discepoli si convinsero che Egli era vivo in mezzo a loro. Com´era il suo corpo? Paolo, il primo a parlarne circa 20 anni dopo, (nella 1ª Corinti), garantisce che é risorto. Lui ha avuto una visione diretta, ma in ogni caso il corpo di Gesú é vivente nel pane spezzato, nel calice condiviso e nella comunitá redenta, che é Corpo di Cristo: se c´é la condivisione fraterna! Se no, é una bestemmia. Marco racconta che le donne, di buon mattino, andarono al sepolcro e videro un angelo seduto davanti alla tomba che annunció loro: “É risorto, non é piú quí”. Poi aggiunge che apparve a Maria di Magdala in mattinata, ad altri due discepoli che camminavano per i campi, e a tutti i discepoli riuniti la sera. La narrazione di Matteo lo fa apparire alle donne per strada, di ritorno dal sepolcro: esse rimangono in ginocchio, abbracciate ai suoi piedi. Parecchi anni dopo Luca, nel suo vangelo, descrive dettagliatamente l´incontro di Gesú coi discepoli di Emmaus e dice che lo riconobbero solo allo spezzare del pane. Poi insiste: era vivo, in carne e ossa. É apparso ai discepoli in serata, li ha invitati a guardargli le ferite delle mani e dei piedi, ha mangiato un pesce alla griglia assieme a loro. Per togliere ogni dubbio: non é solo spirito.
Una decina di anni piú tardi, Giovanni aumenta la dose sottolineando che aveva invitato Tommaso a toccare le ferite dei chiodi....Segno che c´erano giá dei gruppi che non credevano all´umanitá di Gesú? E che Gesú di Nazaret fosse solo un corpo preso a prestito per dare una dimostrazione? Non si puó ragionare su queste cose. Bisogna credere e basta. Il fatto é che da allora nessuno lo ha piú visto fisicamente. Ma lo abbiamo visto tutti nei modi indicati da lui stesso nei discorsi: avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dissetato...I Concilii del quarto secolo hanno dichiarato che Gesú é una Persona sola con due nature, umana e divina. É vivo, quindi, anche nella sua umanitá, ma in un modo che noi non vediamo con gli occhi di carne. Noi, della sua natura umana, abbiamo esperienza solo con l´Eucaristia, con la comunitá e con l´umanita´. Il Vaticano II si é rifatto espressamente, nella liturgia, all´insegnamento paolino: “E quando riceviamo pane e vino, il suo Corpo e Sangue offerti, lo Spirito ci unisca in un solo corpo, per essere un unico popolo nel suo amore”.
“Obbedienti al Vangelo noi, Chiesa di Goiás, Popolo di Dio, vivendo il Regno di Dio, optiamo di essere una grande rete di Comunitá Ecclesiali di Base che uniscono fede e vita. Discepoli e discepole di Gesú Cristo, vogliamo costruire relazioni di solidarietá, giustizia e comunione, aperti alla diversitá. Convocati dal battesimo ad essere missionari e missionarie rinnoviamo, con tutte le persone escluse del campo e della cittá, l´evangelica opzione per i poveri, lottando con loro per l´urgente difesa ambientale e per la vita in pienezza. La compassione, la Parola, la pratica del Risorto animeranno la nostra camminata”.
Questo testo é la “opção fundamental” della Diocesi di Goiás: una specie di ícone consacrata dall´Assemblea Diocesana. Se la leggiamo confrontandola con la situazione reale é un bel sogno, una chimera assai lontana. Se la colleghiamo mentalmente all´immagine del Regno annunciato dal Gesú dei Vangeli, si puó trasformare in una bella preghiera per invocare la forza di fare almeno un piccolo passo in quella direzione. Per molti é soltanto una formula pastorale tecnica, ben condensata, piuttosto macchinosa! Perché siamo uomini di poca fede. In ogni caso ogni sua parola ha un peso e uno spessore perché é stata molto pensata, e qualcuno ci si sta spendendo da parecchio tempo. Che non sia mai una maschera o un alibi per fare tutt´altro!
Non é ancora arrivata al cuore delle persone che formano le nostre comunitá. Per questo, e per far conoscere il piano pastorale quinquennale deciso dall´Assemblea Diocesana del novembre scorso, abbiamo fatto una “cinque sere” di studio (16-20/04) con gli operatori di pastorali, comunitá di base e movimenti della parrocchia. Piú una mattinata (sabato 21) con le comunitá rurali. La partecipazione ha superato le attese: piú di 120 persone per ogni sera. L´incontro aveva come titolo: “Invitati a rinnovare il nostro cammino con Gesú”. Ha condotto Carmen Lúcia (a sinistra nella foto con Silvia), dirigente della Casa della Gioventú di Goiania (CAJU), sociologa, assessora della CNBB. Carmen ha iniziato dialogando sul “metodo”: ascoltare il “grido” della gente, identificare le necessitá vitali di oggi (delle persone, non del mondo genericamente), convocare per trovare e fare insieme le azioni che rispondono a quelle necessitá. “Non con una valigia di risposte pronte, ma con una valigia di domande” (cfr. Paulo Freire).
Carmen ha captato la simpatia e l´attenzione. L´incontro é piaciuto. Molti, in questo mondo e anche nella nostra Chiesa, si sforzano di non lasciarci pensare col nostro cervello, vivere la nostra vita con Cristo, camminare guidati dalla nostra spiritualitá di attenzione a Gesú e ascolto dello Spirito. Vogliono invece che viviamo la loro vita, a modo loro. E noi, spesso, stiamo al gioco e viviamo artificialmente. Forse diventiamo anche come loro, ripetendo l´errore col nostro prossimo. Carmen non é suora e non é una super, ma é di quelle che aiutano a vivere la proprio vita, come faceva Gesú.
Non illudiamoci pensando chissá che cosa: c´é molta strada da fare perché Cristo diventi facilmente riconoscibile in una Chiesa. Ma per un buon numero di parrocchiani tra i piú volonterosi é stata una settimana di ricarica spirituale, che ha suscitato gioia e stimolato sogni e speranze nella comunitá parrocchiale, che di fatto, tante volte nella vita quotidiana é cosí poco comunitá! E allora che il sogno del Regno sia il nostro sogno, come é stato quello di Gesú. Nella vita quotidiana, appunto. Nelle piccole cose che possiamo fare. É un assaggio dell´esperienza del Corpo di Cristo. La quotidianitá puó ancora spegnere questi fermenti di vita. Che fatica studiare un piano pastorale! Ho visto tanta gente, anche esperta in altri campi, rimanere confusa davanti alle parole. Sará necessario tutto questo consumo di cervello? Non esiste un modo piú diretto, aderente alla cultura locale e allettante studiare il Vangelo per viverlo e trasmetterlo? Forse esiste, ma per essere comunitá é indispensabile la fatica di pensare e pregare insieme.
14 aprile 2012
LIGHT AND SOFT
Un bilancio della settimana santa in parrocchia? Calo delle celebrazioni piú tradizionali e di massa, come la processione del “Cristo Morto” la sera del venerdí, che fino a 20 anni fa riuniva migliaia di persone. In aumento, invece, le celebrazioni piú impegnative e tradizionalmente meno frequentate: la messa dei malati (il martedí santo), la Cena del giovedí santo, l´adorazione della croce il venerdí santo alle 15. Veglia Pasquale stazionaria. Tenendo conto che oggi molte comunitá di periferia e di campagna celebrano il Triduo Pasquale per conto loro anche senza il prete. Complessivamente, dunque, migliora la qualitá, si celebra bene, e diminuisce la “massa”.
Epoca di grandi trasformazioni. Dove va la massa? Nei luoghi turistici: la riva dei fiumi, la chácara in campagna, i parenti nella capitale. Generalmente a fare baldoria. La settimana santa, per molti di loro, é un altro “feriadão”. Ma anche nelle Chiese dei posti di villeggiatura (in alcuni, come a Goiás Velho, i riti sono folkloristici e attraggono una folla anche dalla capitale; in altri, come ad Aruanã sull´Araguaia, celebrazioni lunghissime con tutte le letture complete). Poi ci sono le nuove chiese pentecostali: non hanno la settimana santa, ma pregano, lodano Dio, fanno miracoli. Dobbiamo piangere sulla perdita dei “grandi valori del passato” come fa qualcuno? Valori discutibili, se é bastato avere una macchina e uno stipendio migliore per spazzarli via. In passato il battesimo era d´obbligo, non c´era la tivú, non c´erano tante alternative. Oggi chi vuole essere cristiano e cattolico deve scegliere un cammino di vita e aggregarsi ad una comunitá. Non é male.
Cosa ne dite? Il futuro non si sa. Prenderemo quello che viene. E di passato, nonostante tutto, ce n´é ancora tanto! Siamo in una fase di passaggio. Ad esempio c´é ancora il battesimo dei bimbi talvolta preso un pó alla leggera. L´altra sera ho battezzato un bambino, in campagna, di una famiglia che non conoscevo. Ho chiesto ai genitori, giovanissimi: “Dove vi siete sposati?” “Non ci siamo sposati, stiamo insieme”. “Nemmeno al civile?” “Nemmeno al civile”. “Che intenzioni avete?” “Speriamo di sposarci, prima o poi!” “Che cosa aspettate?” “Di vedere se il rapporto va bene”. (Sono giá al secondo figlio). “Frequentate la comunitá, la messa?” “Ogni tanto”. “Vi assumete la responsabilitá di educare i bimbi alla fede?” La signora(ina) ha risposto con fermezza: “Senza dubbio”, ma il ragazzo non ha detto né sí né no: che equivale a un no. Bambini che vivranno una quindicina d´anni in una famiglia senza mai udire una parola di vangelo, e se incontreranno la fede in una Chiesa evangelica diranno: “Adesso mi sono consegnato a Gesú”.
Dedicheremo la settimana prossima a studiare, con gli animatori laici delle comunitá, pastorali e movimenti, il piano pastorale elaborato nell´Assemblea Diocesana di novembre. Arduo compito. É una proposta complicata nel contesto attuale, come ho giá avuto occasione di commentare. Ma é una sfida da raccogliere pensando a seminare per il futuro. I cattolici sensibili all´impegno sociale sono dispersi, ma ci sono. La piazza é piena di discepoli, predicatori, intercessori e servi di Dio del rinnovamento carismatico. Uno di loro, mentre pranzavamo, mi ha convinto (o ha tentato) che in principio l´uomo viveva nel paradiso terrestre, poi ha peccato mangiando una mela e ha perso tutto. Studiano all´Universitá, ma per loro scienza e fede non hanno punti di collegamento.
Il viaggio del papa in America Centrale non ha avuto ripercussioni sulla stampa di questi paraggi. Ho visto solo un articolo di Frei Betto, frate domenicano, bblicato su Adital. Il frate domenicano ha fatto un commento alla frase di Benedetto XVI durante il viaggio recente in Messico e Cuba: “Il marxismo oggi é inutile”. Osserva: “Accettare che il marxismo secondo l´ottica di Ratzinger sia lo stesso marxismo secondo l´ottica di Marx sarebbe come identificare il cattolicesimo con l´Inquisizione. Si potrebbe dire, oggi: il cattolicesimo non é piú utile. Perché non si giustifica piú mandare donne ritenute streghe sul rogo né torturare sospetti di eresia. Ora, fortunatamente, il cattolicesimo non puó essere identificato con l´Inquisizione e nemmeno con la pedofilia di preti e vescovi. Ugualmente, il marxismo non si confonde coi marxisti che lo utilizzarono per disseminare il terrore e soffocare la libertá religiosa.
“Il capitalismo, quello sí, non é piú utile” scrive Betto. “poiché ha promosso la piú accentuata disuguaglianza tra la popolazione del mondo; si é impadronito delle ricchezze naturali di altri popoli; ha sviluppato il suo volto imperialista e monopolista; ha centrato l´equilibrio del mondo negli arsenali nucleari; e ha disseminato l´ideologia neoliberale che riduce l´essere umano a puro consumista sottomesso all´incantesimo della mercanzia. Oggi il capitalismo é egemonico nel mondo. E di 7 miliardi di persone che abitano il pianeta, 4 miliardi vivono sotto la linea della povertá e 1 miliardo e 200 milioni soffrono fame cronica. Il capitalismo ha fallito per i 2 terzi dell´umanitá che non ha accesso a una vita dignitosa. Dove il cristianesimo e il socialismo parlano di solidarietá, il capitalismo ha introdotto la competizione; dove parlano di cooperazione, esso ha introdotto la concorrenza; dove parlano di rispetto della sovranitá dei popoli, ha introdotto la globocolonizzazione”. “LA Chiesa Cattolica, molte volte, é connivente col capitalismo perché questo la copre di privilegi e le garantisce una libertá che é negata, dalla povertá, a milioni di esseri umani”.
“L´arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx, ha lanciato, nel 2011, um libro intitolato “Il capitale” – un legato a favore dell´umanitá”. "Marx non é morto ed é necessario prenderlo sul serio", ha detto il prelato in occasione del lanciamento dell´opera. "Bisogna confrontarsi con l´opera di Karl Marx, che ci aiuta a capire le teoria dell´accumulo capitalista e il mercantilismo. Questo non significa lasciarsi incantare dalle aberrazioni e atrocitá commesse in suo nome nel secolo ventesimo”.
2 aprile 2012
BUONA PASQUA A TUTTI !
Quando Gesú celebró la Cena coi suoi discepoli, lasció loro in ereditá un gesto che diceva tutto: “Io sono questo pane spezzato per gli altri; mangiatene un pezzetto. Il mio sangue, la morte che soffriró, é bevanda per le moltitudini. Bevete da questo calice. E fate questo anche voi, ogni volta, in memoria di me!” Da allora, la Pasqua é questo immenso “mistero della fede”!
20 anni dopo, Paolo dovette scrivere alla Comunitá di Corinto: “Ho sentito dire che alcuni di voi, quando fate le Assemblee, portano con sé una cena abbondante e si affrettano a mangiarla prima che arrivino gli altri. Cosí, mentre gli uni patiscono la fame, gli altri si ubriacano pure. In questo modo l´Assemblea vi é piú dannosa che utile. Perché non mangiate e bevete a casa vostra, se proprio non volete condividere? Che vergogna! É un comportamento indegno in un´Assemblea riunita per la Cena del Signore: e chi mangia il pane o beve al calice del Signore indegnamente, mangia e beve la propria condanna”.
60 anni dopo, Giovanni evangelista dovette ricordare alle sue comunitá: “Gesú, prima di mettersi a tavola, lavó i piedi ai suoi discepoli. A Pietro, che protestava, disse: “Se non ti posso lavare i piedi, non avrai parte con me”. E spiegó: “Vi ho lavato i piedi perché facciate cosí anche voi, sempre”.
Meno di 300 anni dopo, con il riconoscimento del cristianesimo a religione ufficiale dell´Impero, la Cena fu celebrata in sontuose cattedrali. Quelli che la presiedevano furono insigniti di onorificenze e privilegi imperiali. Poi si formarono “cori”, per dare solennitá al canto ma far tacere la viva voce dei credenti. San Giovanni Crisostomo (Antiochia, 350) scrisse che il popolo assisteva ammirato e pieno di paura. Gesú fu posto sempre piú in alto, il popolo sempre piú in basso.
Poi il latino divenne lingua sacra, non píú parlata. Le letture bibliche divennero privilegio di pochi. Nel 1215, il Concilio, Lateranense IV, sigillando la fede nella Transustanziazione, stabilí l´Adorazione dell´Ostia. Il prete celebró di spalle e alzava l´Ostia all´elevazione al di sopra della sua testa con il richiamo dei campanelli: perché la gente guardasse e adorasse.
Il pane unico da spezzare, di cui nei primi tempi si diceva “come il frumento che é sparso per i campi é venuto a formare questo pane, cosí, Signore, riunisci il tuo popolo da tutte le parti in un´unica comunitá!”, diventó ostie prefabbricate, giá spezzate, di pane bianco azzimo, irriconoscibili. Poi compairvero le indulgenze, le messe votive e di suffragio per le anime, le messe basse moltiplicate dal bisogno delle elemosine. Infine il Concilio di Trento (1545-63) che bloccó gli abusi ma ingessó la messa con il messale stampato (1570).
1962-65 - Il Vaticano II, con la Sacrosantum Concilium, chiese un ritorno alle fonti. “Il Corpo di Gesú, la carne di Gesú, é molto piú la sua fragilitá umana che il suo innegabile essere divino e glorioso. É Gesú col piede ferito da una pietra, stanco, sudato, con fame e sete, sonno, coi nerivi a fior di pelle, ma ancora disposto a servire”. Nonostante il lungo percorso con le aggiunte che spesso lo nascondono piú che rivelarlo, é arrivato fino a noi. Non perdiamolo di vista.
Le informazioni storiche sono tratte dalle conversazioni radiofoniche di Padre José Luis Gonzaga do Prado, parroco di Nova Rezende (diocesi di Ribeirão Preto, SP, master in Teologia alla Gregoriana). Recentemente pubblicate in un libretto edito dalla Paulus.
Dalla lettura della Domenica delle Palme, Marco 14, 1-15,47 – vi passo questo commento al testo del teologo spagnolo José Antonio Pagola. (Viene pubblicato su un sito spagnolo settimanalmente).
Né il potere di Roma né le autoritá del tempio poterono sopportare la novitá di Gesú. Il suo modo di intendere e di vivere Dio era pericoloso. Non difendeva l´Impero di Tiberio; chiamava tutti a cercare il Regno di Dio e la sua giustizia. Non considerava importante spezzare le leggi del sabato e le tradizioni religiose; si preoccupava solo di alleviare i dolori delle persone inferme e denutrite della Galilea.
Ma questo non glielo perdonarono. Egli si identificava troppo con le vittime innocenti dell´Impero e con i dimenticati dalla religione del tempio. Esecutato senza pietá su una croce, in lui Dio si rivela a noi sempre identificato con tutte le vittime innocenti della storia. Assieme al grido di tutti, essi si uniscono ora al grido di dolore di Dio.
In questo volto sfigurato del Crocefisso si rivela a noi un Dio sorprendente, che rompe le nostre immagini convenzionali di Dio e mette in discussione ogni pratica religiosa che tenti di offrire un culto a Dio dimenticando il dramma del mondo in cui si continua a crocifiggere i piú fragili e indifesi.
Se Dio fu ucciso identificato con le vittime, la sua crocifissione si trasforma in una sfida inquietante per i seguaci di Gesú. Non possiamo separare Dio dalla sofferenza degli innocenti. Non possiamo adorare il Crocifisso e vivere voltando le spalle alla sofferenza di tanti esseri umani distrutti dalla fame, dalle guerre e dalla miseria.
Dio continua ad interpellarci da tutti i crocifissi del nostro tempo. Non possiamo continuare a vivere da spettatori di questa sofferenza cosí grande, alimentando la nostra ingenua illusione di innocenza. Dobbiamo manifestare contro questa cultura della dimenticanza che ci permette di isolarci dai crocifissi traslocando la sofferenza ingiusta che esiste nel mondo ad una distanza tale da far scomparire il clamore, il gemito e il pianto.
Non possiamo chiuderci nella nostra societá del benessere, ignorando quest´altra societá del malessere nella quale migliaia di persone nascono solo per estinguersi dopo pochi anni di una vita che fu solo morte. Non é umano né cristiano installarci nella sicurezza dimenticando quelli che conoscono soltanto una vita insicura e continuamente minacciata.
Quando i cristiani rivolsero gli occhi fino al volto del Crocifisso, essi contemplarono l´amore immenso di Dio che si consegnó fino alla morte per la nostra salvezza. Se ci soffermeremo a guardare con piú attenzione, presto scopriremo il volto di molti crocifissi che, lontano o vicino a noi, stanno reclamando il nostro amore di solidarietá e compassione.
29 marzo 2012
SOFFERENZA E LIBERTÁ
Ho sentito in giro, l´omelia di Bento XVI a Cuba é piaciuto. Condanna del totalitarismo, del fanatismo, del marxismo, del capitalismo selvaggio. Proclamazione chiara e netta della libertá di coscienza quando animata dalla passione per la veritá. Sono parole promettenti e dense di significato. In un´epoca in cui la ricerca di un linguaggio di fede comprensibile al mondo moderno, la teologia avrá bisogno di riformulazioni importanti. E quando la dittatura dell´economia grava cosí esantemente sulla libertá dei popoli, e fondamentale che la Chiesa di un Gesú che si fece pane spezzato per la "fame" di tutti prenda le distanze dai fautori dell´esclusione.
Il Papa ha preso lo spunto dalle letture della messa del giorno. Le ho commentate anch´io, piú o meno alla stessa ora e con le stesse sottolineature, nella comunitá di Córrego Branco, tra le colline e i boschi. La differenza piú notevole é che alla mia messa c´erano solo poche persone, gente sincera e alla buona. Cosí ho potuto anche aggiungere che la veritá, scritta, detta o taciuta per ottenere favori o per non soffrire danni, non é piú veritá. Perció sono pochissimi gli innocenti. Mi dispiace, ma devo dirlo: rispetto alla veritá, se siamo vivi, é perché abbiamo peccato. Come scriveva Giovanni: "La luce venne nel mondo, ma il mondo non l´ha accolta". La veritá non abita in questo mondo, ne vediamo un barlume solo nei martiri. I giovani gettati da Nabucodonosor nella fornace erano liberi interiormente perché avevano giá accettato la morte per la coerenza. Esattamente come Gesú, che aveva giá accettato la passione e quindi aveva rotta l´ultima barriera per conquistare la libertá interiore: non esiste altra libertá che questa, nel mondo in cui viviamo. Per questo Gesú affermava nel Vangelo, e anche il Papa ha ripetuto: “La veritá vi fará liberi”.
La ruminante lattifera della foto di questo post, col suo pelo lucido e l´aspetto giovanile anche se un pó magretta, pascola avidamente e felicemente nei lotti ancora liberi del mio quartiere. Ora i pascoli sono verdi, le piogge frequenti, l´erba é appetitosa. Ma lei ha superato altre volte i deserti della fame e della sofferenza, e sa che tra pochi giorni tornerá il tempo della siccitá e di girovagare, triste e sfinita, alla ricerca di qualche rametto fresco da strappare agli arbusti poverelli del cerrado. Le vacche di questi posti diventano forti con la “resilienza”: come spiega il monaco Marcelo Barros, é la proprietá di rafforzarsi resistendo alle pressioni. É una qualitá dei metalli, ma anche delle vacche e di tutti i poveri. Non hanno paura e non perdono mai la speranza, perché sanno resistere.
La Pasqua, con il mistero della Vita, Passione, Morte e Risurrezione di Gesú Cristo, ci avvicina al tessuto fondamentale della nostra esistenza e di quella del creato. Gli scienziati, oggi, calcolano che l´Universo ha avuto origine 14 miliardi di anni fa da un´esplosione. Una particella di pura energia ha cominciato ad espandersi come una bolla di sapone! Dal suo centro come dal nulla emersero astri, pianeti, satelliti e galassie, e la bolla continua ancora oggi ad espandersi. Sessant´anni fa si contava una sola galassia, ora sono 140 miliardi. “Dal vuoto abissale spunta il creato e vive, si evolve, genera vita, si espande sempre piú. E mentre si espande, crea il tempo e lo spazio, perché fuori dalla bolla non esiste nulla. Questo é il nocciolo di alcune pagine che ho trovato in un bel libro di spiritualitá: Gesú, oggi – del domenicano africano Albert Nolan. Secondo lui la scienza ha abbandonato da molto tempo l´idea meccanicista che l´universo e la vita funzionino come una macchina, in tutto misurabile e calcolabile. Gli scienziati non parlano di Dio, ma riconoscono i misteri. L´universo é un mistero di vita, morte e nuovamente vita.
La nostra Bibbia, ben lontana dal metodo scientifico, ha colto la sostanza della creazione: la Forza Creatrice imprevedibile é Dio. “In lui viviamo, ci moviamo, e siamo” (Atti, 17, 28).“Poiché é il Signore nostro Dio che ha fatto i cieli” (salmo 95). Questo significa anche che l´umanitá é pazza a fare delle guerre tra scienza e fede, tra una formula di fede e l´altra, tra un credo religioso e l´altro. Spesso sono soltanto linguaggi diversi, provenienti da culture diverse. Di fatto dietro le guerre “religiose” si nascondono interessi personali e politici. E ancora oggi si uccide, si perseguita, si calpestano le culture. ...
Il mio piccolo mondo occupa una parte infinitesimale della bolla, ma vi si puó constatare l´azione di questo Dio-energia-intelligenza-creativitá-amore. Cose molto piccole, ma in unitá e armonia con l´universo. Luzia, Fatima, e parecchi altre e altri, visitano assiduamente gli ammalati del loro quartiere. Un gruppo rurale ha promosso una campagna per la difesa del nostro ambiente di “cerrado”. Gervasio, Regina e altri visitano i carcerati perché non si sentano abbandonati, e non si aspettano di guadagnarci qualcosa. Diversi gruppi, ad ogni incontro mettono insieme un poco di viveri e portano una “cesta” ad una famiglia in ristrettezze. La settimana scorsa una ragazzina di 13 anni, di quell´ambiente di famiglie disgregate di certa periferia, affermava con una luciditá e chiarezza stupefacente: “Sono cattiva: invidiosa, violenta, e quello che piú mi dá noia, bugiarda. Non voglio piú essere cosí”. Questo si ripete sempre piú frequentemente tra adulti e soprattutto giovani. Sono sbalordito dall´attenzione che la gente presta alle letture della messa e all´omelia, e da quanti, in seguito, manifestano la volontá di cominciare un percorso di vita nuova.
La modernitá o post-modernitá ha creato una massa consumata dal consumismo e dall´egocentrismo. Ieri c´era l´esame di patente in una sala accanto alla chiesa. Ho visto una marea di giovani. Da molto tempo non incontravo gente cosí maleducata: sprezzanti, sboccati, egocentrici. Pronti a prendere in mano una macchina o una moto e guidare da signori assoluti della strada. La macchina, da quando esiste, é la calamita dei giovani: l´abbiamo sperimentato anche noi. É uno dei simboli massimi dell´egocentrismo di massa. Simbolo dell´autosufficienza: andare dove voglio, non dipendere da nessuno, soddisfare tutti i desideri. E dopo, si rimane soli e schiavi di tutti i bisogni artificiali che ci siamo creati. E del proprio ego, che é il piú malefico dei tiranni.
Alcune chiese neopentecostali, senza nemmeno dissimulare, propongono una religione al servizio della soddisfazione di tutti i desideri. Dio ha promesso: “Chiedete e vi sará dato”. Perció che la gente vada in Chiesa, faccia una generosa offerta, e otterrá. Vuoi un fuoristrada? Avrai un fuoristrada. Dio vuole che tutti siano felici e soddisfatti. Se uno é povero, o lo é perché non ha abbastanza fede, o perché il demonio opera contro di lui. In tal caso ci vuole un esorcismo. E comincia la sceneggiata: pussa via, satanás! E giú botte da orbi sul quel poveretto posseduto. Sono chiese che costano caro, ma non chiedono nessun impegno morale. Non sei tu che devi metterti a disposizione di Dio: é Dio che si é messo a tua disposizione. (vedi post-scriptum).
PS – Questa critica non é per fare di ogni erba un fascio. Il teologo brasiliano Padre G.B. Libanio (professore dell´Universitá Cattolica di Belo Horizonte), ha pubblicato uno studio sugli attuali linguaggi religiosi, che mette in evidenza la netta distinzione tra tra le Chiese Evangeliche Storiche (Luterana, Calvinista, Avventista, Battista, Metodista, ecc.), le Chiese Evangeliche-Pentecostali figlie delle Chiese storiche (Assemblea di Dio, Congregazione Cristiana del Brasile, Dio é Amore, e tante altre), e la miriade di Chiese neopentecostali che stentano pure a farsi riconoscere come evangeliche. Queste ultime (notoriamente la Chiesa Universale del Regno ma tantissime altre) non hanno nemmeno un vero e proprio credo e mancano di punti di riferimento etici. Sembrano totalmente assimilate al mercato neo-liberale. Padre Libânio ci dá una buona notizia: il pullulare di queste chiese sta provocando un avvicinamento tra le Chiese storiche e le Chiese Evangeliche Pentecostali. É un buon auspicio per il futuro. Noi, Chiesa denominata “cattolica”, non possiamo rinunciare alla ricerca dell´unitá in Cristo, come ha indicato con chiarezza il Concilio Vaticano II di cui celebriamo il giubileo.
L´altra foto: l´orto dell´asilo, protetto dalla serra. Il primo raccolto di insalata (dopo 42 giorni) é giá stato venduto ed ora Sebastião é costretto a vendela in anticipo perché la richiesta supera la rapiditá della crescita. L´insalata di serra é piú bella e piú tenera. É concorrenziale. Ma la cisterna per l´acqua piovana é ancora nei sogni.
19 marzo 2012
LA VITA ETERNA
Foto: dama da noite. Questo fiore intelligente si apre solo di notte, perché ha bisogno di una farfalla che si muove solo al buio. É una "cripto-bellezza".
Il vangelo di ieri (Giovanni 3, 14-21) mi stupisce. A tal punto che metto da parte un post che avevo quasi pronto, e passo ai miei lettori una breve riflessione su questo brano, complicato ma impressionante. Si noti bene, non é farina del mio sacco. Utilizzo molto liberamente un articolo esegetico di Edmilson Schinelo, che pubblica su Cebi (non lo conosco, dal cognome sembrerebbe un turco, ma é della scuola di Carlos Mesters). Mi ha aperto gli occhi. Ero abituato a leggere la prima parte del dialogo di Gesú con Nicodemo fermandomi alla frase sulla vita nuova: per avere la vita eterna bisogna nascere di nuovo, dall´acqua e dallo Spirito Santo. Un magnifico spunto di riflessione sul battesimo. Il seguito, lo leggevo correndo, come la maggior parte delle riflessioni di Giovanni sul Padre, che sono sempre molto teologiche e a prima vista sembrano astratte.
Innanzitutto bisogna premettere che Gesú stava parlando con uno che era andato a trovarlo di notte per evitare problemi con la sua categoria religiosa. Parlare con Gesú poteva rovinargli la reputazione. É un episodio che gli altri evangelisti non raccontano. Quando Giovanni scrisse il suo vangelo, i cristiani erano giá molto perseguitati. Nelle comunitá esistevano i “cripto-cristiani”, una specie di cristiani clandestini, che nascondevano la loro fede per paura. Erano bersaglio di polemiche e contestazioni da parte degli integralisti. L´evangelista, probabilmente, tira fuori (anzi, sembra di capire che, per il mio autore, Giovanni se lo sarebbe inventato di sana pianta) questo Nicodemo per dire alle comunitá che Gesú non maltratta il pauroso Nicodemo. Gli dice solo che la “vita eterna” richiede un cambiamento radicale, come una nuova nascita. Bisogna vedere il mondo e la vita con occhi diversi, e agire di conseguenza.
Poi Gesú continua il discorso: “Dio ha tanto amato il mondo, da offrire il suo Figlio Unigenito”. I nostri libri di devozione, per secoli e qualcuno ancora oggi, hanno spaziato in lungo e in largo su frasi come questa. Dio Padre aveva bisogno di ricevere in offerta il sangue di suo Figlio, era l´unico modo per riparare l´offesa che l´umanitá aveva ereditato da Adamo piú tutti gli altri peccati avvenuti in seguito e quelli futuri. Esistono molteplici descrizioni di Gesú sofferente e grondante sangue, e ci sono anche molte pratiche di pietá per consolare Gesú prendendo parte, a piccole dosi, al suo patimento. Santa Teresina, ad esempio, ha passato alcuni anni della sua vita ad offrire i suoi dolori per stare vicina a Gesú in croce.
Non é possibile che il Padre di Gesú abbia fatto questo. Sarebbe un orrore. E non aveva raccomandato ad Abramo di non uccidere suo figlio ma, al massimo, immolare un montone? I profeti e lo stesso Gesú affermarono ripetutamente: “Non voglio sacrifici, ma misericordia”. Gesú non é finito in croce perché voleva immolarsi, né perché il Padre voleva il suo sangue, ma perché é stato fedele al Padre fino all´ultimo. Se avesse detto ai Farisei e ai Sacerdoti: “Ritiro la parola, sono pentito, d´ora in poi non cureró piú nessuno di sabato, aiuteró a lapidare le adultere, apriró anch´io un tavolo di cambiamonete nel Tempio”, non lo avrebbero crocefisso. Forse gli avrebbero anche assegnato una Sinagoga importante, per mettere a frutto le sue qualitá di maestro. Ma non ha rinnegato niente, anzi, ha sfidato i giudei: “Distruggete questo tempio ed io in tre giorni lo ricostruiró!” Parlava del suo corpo, commenta l´evangelista. Diceva: so che volete ammazzarmi, ma quel che é giusto é giusto. E il giusto non muore.
“Dio non ha mandato al mondo suo Figlio per condannare il mondo, ma per salvarlo. Chi crede in lui non é condannato, chi non crede é giá condannato, perché non ha creduto nel nome del Figlio unigenito”. Quí é chiaro che l´intenzione di Dio é soltanto di salvare. É quello che Gesú ha sempre fatto: perdonando i peccati, liberando i peccatori dalle loro angoscie e sensi di colpa, e i malati non solo dalla malattia ma anche dai complessi di inferioritá e dall´isolamento. “I tuoi peccati ti sono perdonati”, e il paralitico, improvvisamente, riusciva a camminare. “Va e non peccare piú”. E l´adultera era prosciolta dalla condanna alla lapidazione.
C´é una contraddizione: “Chi non crede é giá condannato”? La letteratura spirituale e la predicazione di certa tradizione, anche su questo, si é ampiamente diffusa. Ancora oggi i pastori di alcune Chiese pentecostali spaventano a morte i loro fedeli descrivendo le pene dell´inferno, il fuoco, l´eternitá . Ricordo un corso di esercizi spirituali in seminario – il predicatori disse che sulle porte dell´inferno erano scritte due parole: sempre e mai. Sempre dentro, mai fuori!. No, per Gesú la questione non é che il Padre sia offeso e arrabbiato e voglia, per senso di giustizia, la punizione: questo é una proiezione dei nostri criteri umani. Il problema é quello della luce e del buio. Chi non accoglie la luce e preferisce camminare al buio, prima o poi si fa male, batte la testa. “La luce é venuta al mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre, perché le loro azioni erano cattive. Chi pratica il male odia la luce e sta alla larga dalla luce”. Sceglie di vivere nell´odio, nell´egoismo, nella ricerca di denaro e potere, ed é una vita amara e piena di sofferenza, una vita che non é vita. Cammina nelle tenebre e si condanna da sé: non vedrá mai altro che tenebre.
“Ma chi agisce secondo la veritá si avvicina alla luce, affinché sia manifesto che le proprie azioni sono realizzate secondo il volere di Dio”. Questa frase conclusiva é l´apice del discorso al cripto-cristiano. “Tu sei una brava persona, le tue opere sono buone, perció non devi avere paura di avvicinarti alla Luce. Non hai niente da nascondere”.
Sembra facile. Non siamo tutti, oggi, dei cripto-cristiani? Quante volte noi (e mi ci metto in mezzo anch´io) cerchiamo di vivere onestamente e di seguire il Vangelo in privato, occultando i risvolti piú polemici della nostra scelta! Le regole del mondo sono dettate dalla ricerca del potere, del denaro, dell´uso della forza, dell´imposizione della paura, della sopraffazione dei piú forti che non permettono ai piú deboli nemmeno di parlare. Noi aderiamo alla via di Gesú ma non ci esponiamo ad un punto tale da rischiare ritorsioni. Se no ci si scontrerebbe continuamente.
Gesú voleva che tutti i suoi discepoli fossero profeti: “I vostri figli avranno sogni, e le vostre figlie visioni”. Ma speriamo che sia comprensivo come lo fu con Nicodemo. Dicono che fu Karl Rahner che scrisse, dopo il Concilio Vaticano II: “Futuramente il cristiano sará un profeta, o non sará”. Noi, invece, viviamo il Vangelo interiormente. Misuriamo le parole, evitiamo i conflitti talvolta necessari. La vita controcorrente é troppo dura, e poi, caso per caso, quante volte si puó essere sicuri di essere nel giusto? La Luce é vicina, ma il passo che manca é difficile da decidere. Rimandiamo a dopo la morte la vita eterna, che dovremmo cominciare a vivere quí, affrontando, se necessario, anche le croci. Un cristianesimo clandestino, nel quale il Vangelo é solo un condimento saporito per rendere meno indigesta l´ingiustizia e la malvagitá quotidiana.
9 marzo 2012
PER OMNIA SAECULA SAECULORUM
Foto: cascata nella chácara della parrocchia.
Questo é un post sull´eternitá, evidentemente. Un pó strano per me, ma in questi giori é il pensiero che mi ha "toccato".
Nessuno é insensibile al fascino di una cascata: evoca pensieri di eternitá. Per omnia saecula saeculorum. Noi ci sentiamo attratti, facciamo alcuni minuti di sosta a contemplarla. Poi ce ne andiamo, perché l´eternitá mette anche paura. Un altro pensiero che a volte mi coglie davanti a una cascata o a un fiume che scorre é che le creature umili lodano il Creatore semplicemente facendo quello che devono fare, senza tanti ragionamenti. “Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua - la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”.
L´8 di marzo, giornata delle donne, ho benedetto i resti mortali di Angelina Anastácio. Era il giorno del suo 74º compleanno. Fu domestica nella nostra casa parrocchiale assieme a sua sorella Clarice, negli anni 70, quando ero ad Itaberaí assieme a don Isacco. La Liga Catolica, a cui era associata da una vita, l´ha onorata con una notte di veglia funebre. Anima splendida per la sua umiltá, ha passato la sua esistenza servendo gli altri nascosta nelle cucine. Sempre nascosta e bisbigliando, serviva tutti: l´autentica grandezza cristiana, che io dimentico spesso.
Essendo uno dei “cittadini” piú anziani di Itaberaí, sono destinato a dare l´ultimo saluto a molti della mia generazione, finché non toccherá a me riceverlo. Memore delle inimicizie che mi sono guadagnato quando aiutavo i lavoratori rurali ad organizzarsi, non considero impossibile che un giorno o l´altro qualche signore “fervente cattolico” si alzi a sedere nella sua bara e mi dica: “Pussa via, diavolo di un comunista!” Ma io sono pronto anche a questo. Li amo, e non ho mai ricambiato l´odio con odio. Forse peró, dopo la morte le ombre della mente sono illuminate da un´altra luce, e le anime vedono ció che non avevano mai visto prima.
La chácara é un´ereditá di don Eligio. Serve per incontri di gruppi di questa e di altre parrocchie. Talvolta vengono anche da lontano. Un pezzettino di terra coperto da bosco e molte piante da frutta, soprattutto manghi. É bagnata dal Rio das Pedras, il fiume che ha ispirato il nome di Itaberaí (in lingua”tupi” significa “fiume dalle pietre brillanti”). L´acqua é ricca di simbolismi dell´alleanza di Dio con le sue creature: le acque primordiali su cui il “soffio di Dio” spirava. Le acque del diluvio e l´arcobaleno con cui Dio rinnovó l´alleanza a Noé. Quelle del Nilo e del Mar Rosso, e per ultimo il battesimo. Ma agli italiani piace il vino. È altrettanto biblico e, in una visione di fede, é di-vino: come dice la parola stessa!
Nella chácara ho partecipato all´incontro della Fraternitá di Charles de Foucauld. C´é ogni mese, ma io ci vado poche volte. Cos´é? Un movimento internazionale di spiritualitá formato da gruppi che seguono la “piccola via”. Vanta (si fa per dire, non si vanta mai) l´ispirazione di San Giovanni della Croce (XVI secolo), Santa Teresina di Lisieux (secolo XIX), e nel secolo scorso René Voillaume (fondatore dei Piccola Fratelli di Gesú), Soer Madeleleine (fondatrice delle Piccole Sorelle), Carlo Carretto (dei Piccoli Fratelli del Vangelo). Secondo questi mistici, per tuffarsi e immedersimarsi nel grande mistero della salvezza é piú centrale l´umanitá di Gesú che la sua natura divina: sono quei quasi trent´anni vissuti lontano dai giornalisti e dai reporter della Rai.
Avvertimento - Il lettore osserverá: “Imitare Gesú nel periodo che non é descritto dai Vangeli, significa lavorare di fantasia!” Esattamente. Ma nella predicazione - ritiri, esercizi spirituali, omelie - la fantasia abbonda quasi sempre anche quando si usano i Vangeli – e chiamiamola creativitá! Guardate, per vostro sollazzo, questa citazione di un´omelia degli anni 30 (del secolo scorso). É di un francese, l´ho trovata nei giorni scorsi usata come esempio in un saggio sui “linguaggi religiosi”. Il predicatore commenta la cura della figlia di Jairo, Marco 5, 35:
“La bimba di 12 anni era sdraiata su una stuoia, il capo sollevato da cuscini. Nella stanza, a mala pena illuminata, quel corpo cosí fragile ridotto dalla morte sembrava, visto attraverso il fumo aromatico che saliva dalle brace della tazza di terracotta, tutta una piccola cosa bianca sperduta tra i pizzi e i fiori. Gesú le si avvicina. Dolcemente prende una delle mani della bambina, e con molta semplicitá come era solita fare anche la mamma di lei quando la svegliava al mattino: “Bimba – le dice – alzati!”. Pietro fissó nella memoria le due parole che Gesú aveva pronunciato in aramaico, sua lingua comune. Egli le trasmise a Marco. Grazie a lui noi le conosciamo – Talitha cumi, disse. Talita, cioé bimba che sta crescendo. Cumi, alzati. La bambina era in piedi e andava e veniva nella stanza”.
Perché rivolgersi ai mistici, che la nostra cultura quasi sempre considera inutili, oziosi e incapaci? Non c´é spazio per spiegarlo, e in effetti non é necessario. Moltissime persone umili e anonime hanno seguito e seguono fedelmente il Vangelo senza essere monitorate e senza concedere interviste. A volte c´é un pó di affettazione, nei nostri ritiri e incontri, nella ricerca di questi santi famosi da citare. Ma qualcosa si impara sempre, anche se poi si seguono molto alla larga. Cercano una via di imitazione di Cristo accessibile a tutti.
Fratel Carlo scriveva: “É impossibile imitare Gesú fino in fondo: ha preso l´ultimo posto, e nessuno glielo puó rubare”. Indovinate il resto. Alla mentalitá moderna che esalta l´ego individualista, fa bene soffermarsi sulla scelta di Gesú, di mettersi tra gli ultimi per reintegrare tutti. Ad una cultura esclusiva ed escludente, la “piccola via” contrappone l´inclusione e la comunione con tutti i popoli, le culture, le religioni, le situazioni sociali, eccetera. Anzi, non contrappone neanche: semplicemente va in un´altra direzione con chi ci vuole andare. Santa Teresa del Bambino Gesú, che pregava e soffriva tutto il giorno per i missionari, fu la prima a scrivere nel diario: “Quando voi arrivate tra la gente della selva Dio é giá arrivato prima di voi e li ha giá salvati” (la citazione é a senso). Forse era moderna senza saperlo. Ma é morta a 24 anni, con gli ultimi anni a soffrire orribilmente soffocata da un male ai polmoni. E a spasimare per raggiungere Gesú nel Regno, per l´eternitá. Misteri della vita.
Iscriviti a:
Post (Atom)




