2 aprile 2012

BUONA PASQUA A TUTTI !

Quando Gesú celebró la Cena coi suoi discepoli, lasció loro in ereditá un gesto che diceva tutto: “Io sono questo pane spezzato per gli altri; mangiatene un pezzetto. Il mio sangue, la morte che soffriró, é bevanda per le moltitudini. Bevete da questo calice. E fate questo anche voi, ogni volta, in memoria di me!” Da allora, la Pasqua é questo immenso “mistero della fede”!
20 anni dopo, Paolo dovette scrivere alla Comunitá di Corinto: “Ho sentito dire che alcuni di voi, quando fate le Assemblee, portano con sé una cena abbondante e si affrettano a mangiarla prima che arrivino gli altri. Cosí, mentre gli uni patiscono la fame, gli altri si ubriacano pure. In questo modo l´Assemblea vi é piú dannosa che utile. Perché non mangiate e bevete a casa vostra, se proprio non volete condividere? Che vergogna! É un comportamento indegno in un´Assemblea riunita per la Cena del Signore: e chi mangia il pane o beve al calice del Signore indegnamente, mangia e beve la propria condanna”.
60 anni dopo, Giovanni evangelista dovette ricordare alle sue comunitá: “Gesú, prima di mettersi a tavola, lavó i piedi ai suoi discepoli. A Pietro, che protestava, disse: “Se non ti posso lavare i piedi, non avrai parte con me”. E spiegó: “Vi ho lavato i piedi perché facciate cosí anche voi, sempre”. Meno di 300 anni dopo, con il riconoscimento del cristianesimo a religione ufficiale dell´Impero, la Cena fu celebrata in sontuose cattedrali. Quelli che la presiedevano furono insigniti di onorificenze e privilegi imperiali. Poi si formarono “cori”, per dare solennitá al canto ma far tacere la viva voce dei credenti. San Giovanni Crisostomo (Antiochia, 350) scrisse che il popolo assisteva ammirato e pieno di paura. Gesú fu posto sempre piú in alto, il popolo sempre piú in basso.
Poi il latino divenne lingua sacra, non píú parlata. Le letture bibliche divennero privilegio di pochi. Nel 1215, il Concilio, Lateranense IV, sigillando la fede nella Transustanziazione, stabilí l´Adorazione dell´Ostia. Il prete celebró di spalle e alzava l´Ostia all´elevazione al di sopra della sua testa con il richiamo dei campanelli: perché la gente guardasse e adorasse.
Il pane unico da spezzare, di cui nei primi tempi si diceva “come il frumento che é sparso per i campi é venuto a formare questo pane, cosí, Signore, riunisci il tuo popolo da tutte le parti in un´unica comunitá!”, diventó ostie prefabbricate, giá spezzate, di pane bianco azzimo, irriconoscibili. Poi compairvero le indulgenze, le messe votive e di suffragio per le anime, le messe basse moltiplicate dal bisogno delle elemosine. Infine il Concilio di Trento (1545-63) che bloccó gli abusi ma ingessó la messa con il messale stampato (1570).
1962-65 - Il Vaticano II, con la Sacrosantum Concilium, chiese un ritorno alle fonti. “Il Corpo di Gesú, la carne di Gesú, é molto piú la sua fragilitá umana che il suo innegabile essere divino e glorioso. É Gesú col piede ferito da una pietra, stanco, sudato, con fame e sete, sonno, coi nerivi a fior di pelle, ma ancora disposto a servire”. Nonostante il lungo percorso con le aggiunte che spesso lo nascondono piú che rivelarlo, é arrivato fino a noi. Non perdiamolo di vista.
Le informazioni storiche sono tratte dalle conversazioni radiofoniche di Padre José Luis Gonzaga do Prado, parroco di Nova Rezende (diocesi di Ribeirão Preto, SP, master in Teologia alla Gregoriana). Recentemente pubblicate in un libretto edito dalla Paulus.
Dalla lettura della Domenica delle Palme, Marco 14, 1-15,47 – vi passo questo commento al testo del teologo spagnolo José Antonio Pagola. (Viene pubblicato su un sito spagnolo settimanalmente).
Né il potere di Roma né le autoritá del tempio poterono sopportare la novitá di Gesú. Il suo modo di intendere e di vivere Dio era pericoloso. Non difendeva l´Impero di Tiberio; chiamava tutti a cercare il Regno di Dio e la sua giustizia. Non considerava importante spezzare le leggi del sabato e le tradizioni religiose; si preoccupava solo di alleviare i dolori delle persone inferme e denutrite della Galilea.
Ma questo non glielo perdonarono. Egli si identificava troppo con le vittime innocenti dell´Impero e con i dimenticati dalla religione del tempio. Esecutato senza pietá su una croce, in lui Dio si rivela a noi sempre identificato con tutte le vittime innocenti della storia. Assieme al grido di tutti, essi si uniscono ora al grido di dolore di Dio.
In questo volto sfigurato del Crocefisso si rivela a noi un Dio sorprendente, che rompe le nostre immagini convenzionali di Dio e mette in discussione ogni pratica religiosa che tenti di offrire un culto a Dio dimenticando il dramma del mondo in cui si continua a crocifiggere i piú fragili e indifesi. Se Dio fu ucciso identificato con le vittime, la sua crocifissione si trasforma in una sfida inquietante per i seguaci di Gesú. Non possiamo separare Dio dalla sofferenza degli innocenti. Non possiamo adorare il Crocifisso e vivere voltando le spalle alla sofferenza di tanti esseri umani distrutti dalla fame, dalle guerre e dalla miseria.
Dio continua ad interpellarci da tutti i crocifissi del nostro tempo. Non possiamo continuare a vivere da spettatori di questa sofferenza cosí grande, alimentando la nostra ingenua illusione di innocenza. Dobbiamo manifestare contro questa cultura della dimenticanza che ci permette di isolarci dai crocifissi traslocando la sofferenza ingiusta che esiste nel mondo ad una distanza tale da far scomparire il clamore, il gemito e il pianto.
Non possiamo chiuderci nella nostra societá del benessere, ignorando quest´altra societá del malessere nella quale migliaia di persone nascono solo per estinguersi dopo pochi anni di una vita che fu solo morte. Non é umano né cristiano installarci nella sicurezza dimenticando quelli che conoscono soltanto una vita insicura e continuamente minacciata.
Quando i cristiani rivolsero gli occhi fino al volto del Crocifisso, essi contemplarono l´amore immenso di Dio che si consegnó fino alla morte per la nostra salvezza. Se ci soffermeremo a guardare con piú attenzione, presto scopriremo il volto di molti crocifissi che, lontano o vicino a noi, stanno reclamando il nostro amore di solidarietá e compassione.

29 marzo 2012

SOFFERENZA E LIBERTÁ

Ho sentito in giro, l´omelia di Bento XVI a Cuba é piaciuto. Condanna del totalitarismo, del fanatismo, del marxismo, del capitalismo selvaggio. Proclamazione chiara e netta della libertá di coscienza quando animata dalla passione per la veritá. Sono parole promettenti e dense di significato. In un´epoca in cui la ricerca di un linguaggio di fede comprensibile al mondo moderno, la teologia avrá bisogno di riformulazioni importanti. E quando la dittatura dell´economia grava cosí esantemente sulla libertá dei popoli, e fondamentale che la Chiesa di un Gesú che si fece pane spezzato per la "fame" di tutti prenda le distanze dai fautori dell´esclusione.
Il Papa ha preso lo spunto dalle letture della messa del giorno. Le ho commentate anch´io, piú o meno alla stessa ora e con le stesse sottolineature, nella comunitá di Córrego Branco, tra le colline e i boschi. La differenza piú notevole é che alla mia messa c´erano solo poche persone, gente sincera e alla buona. Cosí ho potuto anche aggiungere che la veritá, scritta, detta o taciuta per ottenere favori o per non soffrire danni, non é piú veritá. Perció sono pochissimi gli innocenti. Mi dispiace, ma devo dirlo: rispetto alla veritá, se siamo vivi, é perché abbiamo peccato. Come scriveva Giovanni: "La luce venne nel mondo, ma il mondo non l´ha accolta". La veritá non abita in questo mondo, ne vediamo un barlume solo nei martiri. I giovani gettati da Nabucodonosor nella fornace erano liberi interiormente perché avevano giá accettato la morte per la coerenza. Esattamente come Gesú, che aveva giá accettato la passione e quindi aveva rotta l´ultima barriera per conquistare la libertá interiore: non esiste altra libertá che questa, nel mondo in cui viviamo. Per questo Gesú affermava nel Vangelo, e anche il Papa ha ripetuto: “La veritá vi fará liberi”.
La ruminante lattifera della foto di questo post, col suo pelo lucido e l´aspetto giovanile anche se un pó magretta, pascola avidamente e felicemente nei lotti ancora liberi del mio quartiere. Ora i pascoli sono verdi, le piogge frequenti, l´erba é appetitosa. Ma lei ha superato altre volte i deserti della fame e della sofferenza, e sa che tra pochi giorni tornerá il tempo della siccitá e di girovagare, triste e sfinita, alla ricerca di qualche rametto fresco da strappare agli arbusti poverelli del cerrado. Le vacche di questi posti diventano forti con la “resilienza”: come spiega il monaco Marcelo Barros, é la proprietá di rafforzarsi resistendo alle pressioni. É una qualitá dei metalli, ma anche delle vacche e di tutti i poveri. Non hanno paura e non perdono mai la speranza, perché sanno resistere.
La Pasqua, con il mistero della Vita, Passione, Morte e Risurrezione di Gesú Cristo, ci avvicina al tessuto fondamentale della nostra esistenza e di quella del creato. Gli scienziati, oggi, calcolano che l´Universo ha avuto origine 14 miliardi di anni fa da un´esplosione. Una particella di pura energia ha cominciato ad espandersi come una bolla di sapone! Dal suo centro come dal nulla emersero astri, pianeti, satelliti e galassie, e la bolla continua ancora oggi ad espandersi. Sessant´anni fa si contava una sola galassia, ora sono 140 miliardi. “Dal vuoto abissale spunta il creato e vive, si evolve, genera vita, si espande sempre piú. E mentre si espande, crea il tempo e lo spazio, perché fuori dalla bolla non esiste nulla. Questo é il nocciolo di alcune pagine che ho trovato in un bel libro di spiritualitá: Gesú, oggi – del domenicano africano Albert Nolan. Secondo lui la scienza ha abbandonato da molto tempo l´idea meccanicista che l´universo e la vita funzionino come una macchina, in tutto misurabile e calcolabile. Gli scienziati non parlano di Dio, ma riconoscono i misteri. L´universo é un mistero di vita, morte e nuovamente vita.
La nostra Bibbia, ben lontana dal metodo scientifico, ha colto la sostanza della creazione: la Forza Creatrice imprevedibile é Dio. “In lui viviamo, ci moviamo, e siamo” (Atti, 17, 28).“Poiché é il Signore nostro Dio che ha fatto i cieli” (salmo 95). Questo significa anche che l´umanitá é pazza a fare delle guerre tra scienza e fede, tra una formula di fede e l´altra, tra un credo religioso e l´altro. Spesso sono soltanto linguaggi diversi, provenienti da culture diverse. Di fatto dietro le guerre “religiose” si nascondono interessi personali e politici. E ancora oggi si uccide, si perseguita, si calpestano le culture. ...
Il mio piccolo mondo occupa una parte infinitesimale della bolla, ma vi si puó constatare l´azione di questo Dio-energia-intelligenza-creativitá-amore. Cose molto piccole, ma in unitá e armonia con l´universo. Luzia, Fatima, e parecchi altre e altri, visitano assiduamente gli ammalati del loro quartiere. Un gruppo rurale ha promosso una campagna per la difesa del nostro ambiente di “cerrado”. Gervasio, Regina e altri visitano i carcerati perché non si sentano abbandonati, e non si aspettano di guadagnarci qualcosa. Diversi gruppi, ad ogni incontro mettono insieme un poco di viveri e portano una “cesta” ad una famiglia in ristrettezze. La settimana scorsa una ragazzina di 13 anni, di quell´ambiente di famiglie disgregate di certa periferia, affermava con una luciditá e chiarezza stupefacente: “Sono cattiva: invidiosa, violenta, e quello che piú mi dá noia, bugiarda. Non voglio piú essere cosí”. Questo si ripete sempre piú frequentemente tra adulti e soprattutto giovani. Sono sbalordito dall´attenzione che la gente presta alle letture della messa e all´omelia, e da quanti, in seguito, manifestano la volontá di cominciare un percorso di vita nuova.
La modernitá o post-modernitá ha creato una massa consumata dal consumismo e dall´egocentrismo. Ieri c´era l´esame di patente in una sala accanto alla chiesa. Ho visto una marea di giovani. Da molto tempo non incontravo gente cosí maleducata: sprezzanti, sboccati, egocentrici. Pronti a prendere in mano una macchina o una moto e guidare da signori assoluti della strada. La macchina, da quando esiste, é la calamita dei giovani: l´abbiamo sperimentato anche noi. É uno dei simboli massimi dell´egocentrismo di massa. Simbolo dell´autosufficienza: andare dove voglio, non dipendere da nessuno, soddisfare tutti i desideri. E dopo, si rimane soli e schiavi di tutti i bisogni artificiali che ci siamo creati. E del proprio ego, che é il piú malefico dei tiranni.
Alcune chiese neopentecostali, senza nemmeno dissimulare, propongono una religione al servizio della soddisfazione di tutti i desideri. Dio ha promesso: “Chiedete e vi sará dato”. Perció che la gente vada in Chiesa, faccia una generosa offerta, e otterrá. Vuoi un fuoristrada? Avrai un fuoristrada. Dio vuole che tutti siano felici e soddisfatti. Se uno é povero, o lo é perché non ha abbastanza fede, o perché il demonio opera contro di lui. In tal caso ci vuole un esorcismo. E comincia la sceneggiata: pussa via, satanás! E giú botte da orbi sul quel poveretto posseduto. Sono chiese che costano caro, ma non chiedono nessun impegno morale. Non sei tu che devi metterti a disposizione di Dio: é Dio che si é messo a tua disposizione. (vedi post-scriptum).
PS – Questa critica non é per fare di ogni erba un fascio. Il teologo brasiliano Padre G.B. Libanio (professore dell´Universitá Cattolica di Belo Horizonte), ha pubblicato uno studio sugli attuali linguaggi religiosi, che mette in evidenza la netta distinzione tra tra le Chiese Evangeliche Storiche (Luterana, Calvinista, Avventista, Battista, Metodista, ecc.), le Chiese Evangeliche-Pentecostali figlie delle Chiese storiche (Assemblea di Dio, Congregazione Cristiana del Brasile, Dio é Amore, e tante altre), e la miriade di Chiese neopentecostali che stentano pure a farsi riconoscere come evangeliche. Queste ultime (notoriamente la Chiesa Universale del Regno ma tantissime altre) non hanno nemmeno un vero e proprio credo e mancano di punti di riferimento etici. Sembrano totalmente assimilate al mercato neo-liberale. Padre Libânio ci dá una buona notizia: il pullulare di queste chiese sta provocando un avvicinamento tra le Chiese storiche e le Chiese Evangeliche Pentecostali. É un buon auspicio per il futuro. Noi, Chiesa denominata “cattolica”, non possiamo rinunciare alla ricerca dell´unitá in Cristo, come ha indicato con chiarezza il Concilio Vaticano II di cui celebriamo il giubileo.
L´altra foto: l´orto dell´asilo, protetto dalla serra. Il primo raccolto di insalata (dopo 42 giorni) é giá stato venduto ed ora Sebastião é costretto a vendela in anticipo perché la richiesta supera la rapiditá della crescita. L´insalata di serra é piú bella e piú tenera. É concorrenziale. Ma la cisterna per l´acqua piovana é ancora nei sogni.

19 marzo 2012

LA VITA ETERNA

Foto: dama da noite. Questo fiore intelligente si apre solo di notte, perché ha bisogno di una farfalla che si muove solo al buio. É una "cripto-bellezza".
Il vangelo di ieri (Giovanni 3, 14-21) mi stupisce. A tal punto che metto da parte un post che avevo quasi pronto, e passo ai miei lettori una breve riflessione su questo brano, complicato ma impressionante. Si noti bene, non é farina del mio sacco. Utilizzo molto liberamente un articolo esegetico di Edmilson Schinelo, che pubblica su Cebi (non lo conosco, dal cognome sembrerebbe un turco, ma é della scuola di Carlos Mesters). Mi ha aperto gli occhi. Ero abituato a leggere la prima parte del dialogo di Gesú con Nicodemo fermandomi alla frase sulla vita nuova: per avere la vita eterna bisogna nascere di nuovo, dall´acqua e dallo Spirito Santo. Un magnifico spunto di riflessione sul battesimo. Il seguito, lo leggevo correndo, come la maggior parte delle riflessioni di Giovanni sul Padre, che sono sempre molto teologiche e a prima vista sembrano astratte.
Innanzitutto bisogna premettere che Gesú stava parlando con uno che era andato a trovarlo di notte per evitare problemi con la sua categoria religiosa. Parlare con Gesú poteva rovinargli la reputazione. É un episodio che gli altri evangelisti non raccontano. Quando Giovanni scrisse il suo vangelo, i cristiani erano giá molto perseguitati. Nelle comunitá esistevano i “cripto-cristiani”, una specie di cristiani clandestini, che nascondevano la loro fede per paura. Erano bersaglio di polemiche e contestazioni da parte degli integralisti. L´evangelista, probabilmente, tira fuori (anzi, sembra di capire che, per il mio autore, Giovanni se lo sarebbe inventato di sana pianta) questo Nicodemo per dire alle comunitá che Gesú non maltratta il pauroso Nicodemo. Gli dice solo che la “vita eterna” richiede un cambiamento radicale, come una nuova nascita. Bisogna vedere il mondo e la vita con occhi diversi, e agire di conseguenza.
Poi Gesú continua il discorso: “Dio ha tanto amato il mondo, da offrire il suo Figlio Unigenito”. I nostri libri di devozione, per secoli e qualcuno ancora oggi, hanno spaziato in lungo e in largo su frasi come questa. Dio Padre aveva bisogno di ricevere in offerta il sangue di suo Figlio, era l´unico modo per riparare l´offesa che l´umanitá aveva ereditato da Adamo piú tutti gli altri peccati avvenuti in seguito e quelli futuri. Esistono molteplici descrizioni di Gesú sofferente e grondante sangue, e ci sono anche molte pratiche di pietá per consolare Gesú prendendo parte, a piccole dosi, al suo patimento. Santa Teresina, ad esempio, ha passato alcuni anni della sua vita ad offrire i suoi dolori per stare vicina a Gesú in croce.
Non é possibile che il Padre di Gesú abbia fatto questo. Sarebbe un orrore. E non aveva raccomandato ad Abramo di non uccidere suo figlio ma, al massimo, immolare un montone? I profeti e lo stesso Gesú affermarono ripetutamente: “Non voglio sacrifici, ma misericordia”. Gesú non é finito in croce perché voleva immolarsi, né perché il Padre voleva il suo sangue, ma perché é stato fedele al Padre fino all´ultimo. Se avesse detto ai Farisei e ai Sacerdoti: “Ritiro la parola, sono pentito, d´ora in poi non cureró piú nessuno di sabato, aiuteró a lapidare le adultere, apriró anch´io un tavolo di cambiamonete nel Tempio”, non lo avrebbero crocefisso. Forse gli avrebbero anche assegnato una Sinagoga importante, per mettere a frutto le sue qualitá di maestro. Ma non ha rinnegato niente, anzi, ha sfidato i giudei: “Distruggete questo tempio ed io in tre giorni lo ricostruiró!” Parlava del suo corpo, commenta l´evangelista. Diceva: so che volete ammazzarmi, ma quel che é giusto é giusto. E il giusto non muore.
“Dio non ha mandato al mondo suo Figlio per condannare il mondo, ma per salvarlo. Chi crede in lui non é condannato, chi non crede é giá condannato, perché non ha creduto nel nome del Figlio unigenito”. Quí é chiaro che l´intenzione di Dio é soltanto di salvare. É quello che Gesú ha sempre fatto: perdonando i peccati, liberando i peccatori dalle loro angoscie e sensi di colpa, e i malati non solo dalla malattia ma anche dai complessi di inferioritá e dall´isolamento. “I tuoi peccati ti sono perdonati”, e il paralitico, improvvisamente, riusciva a camminare. “Va e non peccare piú”. E l´adultera era prosciolta dalla condanna alla lapidazione.
C´é una contraddizione: “Chi non crede é giá condannato”? La letteratura spirituale e la predicazione di certa tradizione, anche su questo, si é ampiamente diffusa. Ancora oggi i pastori di alcune Chiese pentecostali spaventano a morte i loro fedeli descrivendo le pene dell´inferno, il fuoco, l´eternitá . Ricordo un corso di esercizi spirituali in seminario – il predicatori disse che sulle porte dell´inferno erano scritte due parole: sempre e mai. Sempre dentro, mai fuori!. No, per Gesú la questione non é che il Padre sia offeso e arrabbiato e voglia, per senso di giustizia, la punizione: questo é una proiezione dei nostri criteri umani. Il problema é quello della luce e del buio. Chi non accoglie la luce e preferisce camminare al buio, prima o poi si fa male, batte la testa. “La luce é venuta al mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre, perché le loro azioni erano cattive. Chi pratica il male odia la luce e sta alla larga dalla luce”. Sceglie di vivere nell´odio, nell´egoismo, nella ricerca di denaro e potere, ed é una vita amara e piena di sofferenza, una vita che non é vita. Cammina nelle tenebre e si condanna da sé: non vedrá mai altro che tenebre.
“Ma chi agisce secondo la veritá si avvicina alla luce, affinché sia manifesto che le proprie azioni sono realizzate secondo il volere di Dio”. Questa frase conclusiva é l´apice del discorso al cripto-cristiano. “Tu sei una brava persona, le tue opere sono buone, perció non devi avere paura di avvicinarti alla Luce. Non hai niente da nascondere”.
Sembra facile. Non siamo tutti, oggi, dei cripto-cristiani? Quante volte noi (e mi ci metto in mezzo anch´io) cerchiamo di vivere onestamente e di seguire il Vangelo in privato, occultando i risvolti piú polemici della nostra scelta! Le regole del mondo sono dettate dalla ricerca del potere, del denaro, dell´uso della forza, dell´imposizione della paura, della sopraffazione dei piú forti che non permettono ai piú deboli nemmeno di parlare. Noi aderiamo alla via di Gesú ma non ci esponiamo ad un punto tale da rischiare ritorsioni. Se no ci si scontrerebbe continuamente.
Gesú voleva che tutti i suoi discepoli fossero profeti: “I vostri figli avranno sogni, e le vostre figlie visioni”. Ma speriamo che sia comprensivo come lo fu con Nicodemo. Dicono che fu Karl Rahner che scrisse, dopo il Concilio Vaticano II: “Futuramente il cristiano sará un profeta, o non sará”. Noi, invece, viviamo il Vangelo interiormente. Misuriamo le parole, evitiamo i conflitti talvolta necessari. La vita controcorrente é troppo dura, e poi, caso per caso, quante volte si puó essere sicuri di essere nel giusto? La Luce é vicina, ma il passo che manca é difficile da decidere. Rimandiamo a dopo la morte la vita eterna, che dovremmo cominciare a vivere quí, affrontando, se necessario, anche le croci. Un cristianesimo clandestino, nel quale il Vangelo é solo un condimento saporito per rendere meno indigesta l´ingiustizia e la malvagitá quotidiana.

9 marzo 2012

PER OMNIA SAECULA SAECULORUM

Foto: cascata nella chácara della parrocchia.
Questo é un post sull´eternitá, evidentemente. Un pó strano per me, ma in questi giori é il pensiero che mi ha "toccato".
Nessuno é insensibile al fascino di una cascata: evoca pensieri di eternitá. Per omnia saecula saeculorum. Noi ci sentiamo attratti, facciamo alcuni minuti di sosta a contemplarla. Poi ce ne andiamo, perché l´eternitá mette anche paura. Un altro pensiero che a volte mi coglie davanti a una cascata o a un fiume che scorre é che le creature umili lodano il Creatore semplicemente facendo quello che devono fare, senza tanti ragionamenti. “Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua - la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”.
L´8 di marzo, giornata delle donne, ho benedetto i resti mortali di Angelina Anastácio. Era il giorno del suo 74º compleanno. Fu domestica nella nostra casa parrocchiale assieme a sua sorella Clarice, negli anni 70, quando ero ad Itaberaí assieme a don Isacco. La Liga Catolica, a cui era associata da una vita, l´ha onorata con una notte di veglia funebre. Anima splendida per la sua umiltá, ha passato la sua esistenza servendo gli altri nascosta nelle cucine. Sempre nascosta e bisbigliando, serviva tutti: l´autentica grandezza cristiana, che io dimentico spesso.
Essendo uno dei “cittadini” piú anziani di Itaberaí, sono destinato a dare l´ultimo saluto a molti della mia generazione, finché non toccherá a me riceverlo. Memore delle inimicizie che mi sono guadagnato quando aiutavo i lavoratori rurali ad organizzarsi, non considero impossibile che un giorno o l´altro qualche signore “fervente cattolico” si alzi a sedere nella sua bara e mi dica: “Pussa via, diavolo di un comunista!” Ma io sono pronto anche a questo. Li amo, e non ho mai ricambiato l´odio con odio. Forse peró, dopo la morte le ombre della mente sono illuminate da un´altra luce, e le anime vedono ció che non avevano mai visto prima.
La chácara é un´ereditá di don Eligio. Serve per incontri di gruppi di questa e di altre parrocchie. Talvolta vengono anche da lontano. Un pezzettino di terra coperto da bosco e molte piante da frutta, soprattutto manghi. É bagnata dal Rio das Pedras, il fiume che ha ispirato il nome di Itaberaí (in lingua”tupi” significa “fiume dalle pietre brillanti”). L´acqua é ricca di simbolismi dell´alleanza di Dio con le sue creature: le acque primordiali su cui il “soffio di Dio” spirava. Le acque del diluvio e l´arcobaleno con cui Dio rinnovó l´alleanza a Noé. Quelle del Nilo e del Mar Rosso, e per ultimo il battesimo. Ma agli italiani piace il vino. È altrettanto biblico e, in una visione di fede, é di-vino: come dice la parola stessa!
Nella chácara ho partecipato all´incontro della Fraternitá di Charles de Foucauld. C´é ogni mese, ma io ci vado poche volte. Cos´é? Un movimento internazionale di spiritualitá formato da gruppi che seguono la “piccola via”. Vanta (si fa per dire, non si vanta mai) l´ispirazione di San Giovanni della Croce (XVI secolo), Santa Teresina di Lisieux (secolo XIX), e nel secolo scorso René Voillaume (fondatore dei Piccola Fratelli di Gesú), Soer Madeleleine (fondatrice delle Piccole Sorelle), Carlo Carretto (dei Piccoli Fratelli del Vangelo). Secondo questi mistici, per tuffarsi e immedersimarsi nel grande mistero della salvezza é piú centrale l´umanitá di Gesú che la sua natura divina: sono quei quasi trent´anni vissuti lontano dai giornalisti e dai reporter della Rai.
Avvertimento - Il lettore osserverá: “Imitare Gesú nel periodo che non é descritto dai Vangeli, significa lavorare di fantasia!” Esattamente. Ma nella predicazione - ritiri, esercizi spirituali, omelie - la fantasia abbonda quasi sempre anche quando si usano i Vangeli – e chiamiamola creativitá! Guardate, per vostro sollazzo, questa citazione di un´omelia degli anni 30 (del secolo scorso). É di un francese, l´ho trovata nei giorni scorsi usata come esempio in un saggio sui “linguaggi religiosi”. Il predicatore commenta la cura della figlia di Jairo, Marco 5, 35:
“La bimba di 12 anni era sdraiata su una stuoia, il capo sollevato da cuscini. Nella stanza, a mala pena illuminata, quel corpo cosí fragile ridotto dalla morte sembrava, visto attraverso il fumo aromatico che saliva dalle brace della tazza di terracotta, tutta una piccola cosa bianca sperduta tra i pizzi e i fiori. Gesú le si avvicina. Dolcemente prende una delle mani della bambina, e con molta semplicitá come era solita fare anche la mamma di lei quando la svegliava al mattino: “Bimba – le dice – alzati!”. Pietro fissó nella memoria le due parole che Gesú aveva pronunciato in aramaico, sua lingua comune. Egli le trasmise a Marco. Grazie a lui noi le conosciamo – Talitha cumi, disse. Talita, cioé bimba che sta crescendo. Cumi, alzati. La bambina era in piedi e andava e veniva nella stanza”.
Perché rivolgersi ai mistici, che la nostra cultura quasi sempre considera inutili, oziosi e incapaci? Non c´é spazio per spiegarlo, e in effetti non é necessario. Moltissime persone umili e anonime hanno seguito e seguono fedelmente il Vangelo senza essere monitorate e senza concedere interviste. A volte c´é un pó di affettazione, nei nostri ritiri e incontri, nella ricerca di questi santi famosi da citare. Ma qualcosa si impara sempre, anche se poi si seguono molto alla larga. Cercano una via di imitazione di Cristo accessibile a tutti.
Fratel Carlo scriveva: “É impossibile imitare Gesú fino in fondo: ha preso l´ultimo posto, e nessuno glielo puó rubare”. Indovinate il resto. Alla mentalitá moderna che esalta l´ego individualista, fa bene soffermarsi sulla scelta di Gesú, di mettersi tra gli ultimi per reintegrare tutti. Ad una cultura esclusiva ed escludente, la “piccola via” contrappone l´inclusione e la comunione con tutti i popoli, le culture, le religioni, le situazioni sociali, eccetera. Anzi, non contrappone neanche: semplicemente va in un´altra direzione con chi ci vuole andare. Santa Teresa del Bambino Gesú, che pregava e soffriva tutto il giorno per i missionari, fu la prima a scrivere nel diario: “Quando voi arrivate tra la gente della selva Dio é giá arrivato prima di voi e li ha giá salvati” (la citazione é a senso). Forse era moderna senza saperlo. Ma é morta a 24 anni, con gli ultimi anni a soffrire orribilmente soffocata da un male ai polmoni. E a spasimare per raggiungere Gesú nel Regno, per l´eternitá. Misteri della vita.

29 febbraio 2012

I SUPERFLUI

Cominciamo da Reporter Brasil, una ONG che pubblica su Adital l´annuncio di un nuovo documentario sulla dura vita quotidiana del lavoro nei frigoriferi brasiliani di abbattimento di polli, bovini e suini. Ad Itaberaí siamo interessati direttamente all´argomento perché ne abbiamo uno enorme di polli, ed é in progetto un frigorifero di carne bovina (ma sospeso per gli effetti della crisi mondiale, si dice). Scrive: "Chi lavora in uno di questi stabilimenti é in contatto continuo con una serie di rischi di cui i semplici consumatori finali, cioé noi, difficilmente ci rendiamo conto: esposizione costante a coltelli, seghe e altri strumenti da taglio; movimenti ripetitivi che possono generare gravi lesioni; pressione psicologica per stare al passo col ritmo allucinante della produzione; giornate di lavoro estenuanti, compreso il sabato; ambiente sempre freddo e insalubre".
"Le statistiche sono impressionanti. Secondo il Ministero della Previdenza Sociale, un dipendente di frigorifero di bovini ha 3 volte piú probabilitá di soffrire un traumatismo craniano o di addome di un dipendente di qualsiasi altro settore produttivo. Il rischio di una linea di disossamento di polli di contrarre una tendinite, ad esempio, é 743% maggiore di quello di qualsiasi altro lavoratore. E i problemi non sono soltanto fisici. L´indice di depressione tra i lavoratori di frigoriferi di pollame é tre volte maggiore della media della popolazione economicamente attiva del paese".
"Ho cominciato disossando tre coscie e mezzo al minuto. Poi, negli undici anni che sono rimasta lá, ogni volta esigevano di piú. Quando sono uscita io disossavo sette coscie al minuto" (Valdirene Gonçalves da Silva, ex-funcionária de frigorífico). In alcuni frigoriferi di polli arrivano a passare piú di 3 mila polli all´ora sul nastro. Alcuni lavoratori fanno fino a 18 limite fissato dagli specialisti in sanitá del lavoro". "Tu non sei libera di andare in bagno. Non puoi andare senza chiedere l´ordine del tuo supervisore, del tuo incaricato. Questo é crudele, lá dentro. Tanto che ci sono di quelli che impazziscono perfino". (Adelar Putton, ex-funcionário de frigorífico).Molti dipendendi si lamentano di restrizioni anche meno importanti - almeno apparentemente. "Il lavoro é il luogo in cui un dipendente va a cercare la vita, non la morte, le malattie o le mutilazioni. E questo, in Brasile, purtroppo é ancora una questione seria". (Sebastião Geraldo de Oliveira, desembargador do Tribunal Regional do Trabalho da 3ª região - TRT-3)
"Il Brasile é semplicemente il maggior esportatore di proteina animale del mondo. Il cosiddetto "Complexo Carnes" occupa il terzo posto nell´agro-business nazionale, dopo la soia e lo zucchero-etanolo. Nel 2010, le vendite all´estero hanno superato i 13 miliardi di dollari. In totale, il settore dá lavoro a 750 mila persone. Va ricordato che molti di questi frigoriferi si sono trasformati in giganti nel mercato mondiale grazie al denaro del governo attraverso la Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (BNDES) - la principale banca di incentivo all´economia".
Morale della storia: lo sviluppo, finanziato con il denaro delle tasse dei cittadini, corre il rischio di creare una categoria di lavoratori di classe B, sacrificati e condannati a perdere la salute e contrarre malattie croniche e mortali. Ho incontrato diverse persone giovani che lavorano da qualche anno lá dentro e che accusano bronchiti croniche, artriti alle mani e alle braccia, strani periodo di depressione e difficoltá a fare certi movimenti, stati di debolezza e prostrazione. Una mamma, lo scorso anno, mi chiamó per dare una benedizione al figlio ventenne e a tentare di parlare con lui: "Era un ragazzo allegro, di compagnia, gli piaceva giocare al calcio con gli amici. Dopo due mesi che lavora lá é diventato come muto. Non parla piú con nessuno, non saluta, non mangia e ha sempre sonno. Ha chiesto la malattia e se ne sta a casa tutto il giorno sdraiato sul letto. I medici non riescono a curarlo". Il ragazzo, poi, é guarito: e non é detto che non sia servita anche la benedizione. É uno sterminio silenzioso, che si aggiunge ai tanti giá in atto, nel Brasile e nel mondo.
In questi giorni abbiamo avuto il dono di un corso di esercizi spirituali diocesani (per laici e operatori pastorale, non solo per i preti), guidato da Dom Erwin Kraütler, un profeta eroico, vescovo da quarant´anni nello Xingú, la regione degli indios del Mato Grosso. Lá lo sterminio degli indios e, insieme a loro, dei raccoglitori di caucciú, dei piccoli produttori rurali e degli abitanti dei bacini destinati a centrali idroelettriche, é sempre in atto. In questi gioni Nelcilene, presidente di un´associazione ("Dio Provvederá") in difesa della foresta e della piccola produzione rurale, gira col colletto anti-proiettile e la scorta concessa dal Tribunale, perché é sotto minaccia di morte. Ma questo é il panorama generale del mondo: piú visibili le stragi di Africa e Medio Oriente, e la tragedia quotidiana degli immigrati da ogni parte (quí ora abbiamo quelli Haitiani, perseguitati in patria e accolti male in Brasile. Il capitalismo diventa ogni giorno piú spietato. I poveri sono sempre piú considerati superflui: esuberi.
Occorre un risveglio delle coscienze, uno scossone sociale ed etico. Ma non c´é il clima adatto. A Itaberaí la societá locale vive un tempo di euforia per il nuovo livello di benessere consumistico mai avuto prima. Ci si aspetterebbe piú sensibilitá e coraggio almeno da parte dei cristiani, invece...é in atto una nuova ondata potentissima di religiositá, ma é usata prevalentemente con spirito commerciale. Le chiese neo-evangeliche (pentecostali) vendono miracoli, acque del Giordano e benedizioni specialissime: quanto piú paghi, piú il Signore benedice i tuoi affari. E anche noi cattolici non scherziamo: le nostre TV propongono acque di Lourdes e del Giordano, novene del perpetuo soccorso e della misericordia, ed anche (molte) benedizioni speciali via etere ad un semplice bicchiere d´acqua posato sul tavolo degli spettatori. L´Arcivescovo di Goiania progetta una nuova favolosissima cattedrale. I frati redentoristi di Trindade hanno in cantiere un nuovo santuario da un milione di pellegrini. Ho visto la Madonna di Medjugore perfino nel salone del barbiere, accanto ai poster della attrici e cantanti.
Qualcosa, la Chiesa cattolica fa. La Chiesa Brasiliana, in questa quaresima, ha scelto la sanitá come tema della Campagna della Fraternitá": "Che la salute si diffonda sulla terra" (Ecclesiastico 38,8). Ma come ho giá detto, il clima generale é piuttosto fiacco. Temo che finirá anche questa in una lista di pie intenzioni. Le comunitá ecclesiali di base, in maggior parte, sono l´ombra di quelle di una volta. Si risvegliano di tanto in tanto, e ci sono momenti intensi. Nell´assemblea parrocchiale qualcuno ha denunciato: chi non é raccomandato, rimane nella fila. Si ripete, in maniera piú moderna, la storia del paralitico che aspettava da 38 anni nella piscina di Gerusalemme: solo quando arrivó Gesú riuscí a ricevere attenzione e cura. Si sono fatti propositi di una sottoscrizione aperta a tutta la parrocchia, di incontri con le autoritá. Speriamo di riuscirci.
Il Vescovo Kraütler ci ha raccontato la storia di diversi martiri che hanno vissuto accanto a lui: il saveriano Padre Salvatore era in macchina con lui quando é stato ucciso, e il colpo era destinato sicuramente al vescovo. Lui se l´é cavata con un periodo in ospedale. (Recentemente dom Erwin é stato pestato a sangue ed é costantemente minacciato per la sua difesa degli indios dello Xingu). La suora americana Dorothy Stang. Il laico Manuelão. La strada giusta da seguire é quella di questi martiri: non per cercare il martirio, che nemmeno loro hanno mai cercato, ma per rinverdire il primo amore, come consiglia la Bibbia nei primi capitoli dell´Apocalisse. Per continuare la strada della fedeltá a Gesú Cristo, "obbediente al Padre fino alla morte". Atti degli Apostoli, 1, 8: "Ma lo Spirito Santo scenderá su di voi, e da lui riceverete la forza per essere miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria, e fino ai confini della terra".
É chiarissimo che, nella presente situazione mondiale, Gesú é vicino soprattutto ai superflui, a quelli che l´economia mondiale tratta da scarti. Grazie a Dio i generosi e i decisi a rimanere accanto a loro sono ancora tanti. Come ho giá detto, non esiste piú la spinta profetica di un tempo, quando le comunitá riuscirono a costruire perfino una proposta politica di cambiamento e contribuirono sostanzialmente ed efficacemente alla nascita di sindacati e di un partito che ha eletto Lula ed ha cambiato il paese. Questo momento di frustrazione é dovuto non poco al fatto che, oggi, lo stesso partito e i suoi rappresentanti al potere, non si sa piú da che parte stanno. Ma ció che é rimasto di spirito di lotta é ancora sufficiente per una ripresa, o almeno per continuare a far sentire agli oppressi che non sono soli.
Io sono notoriamente incostante, e mi sono giá detto piú volte "ho giá dato - ormai sono un dinosauro - non conto piú niente, sono superfluo". Ed é tutto vero. Ora, tuttavia, mi sono riletto alcune parti dei canti del secondo Isaia (capitoli 42-55 di Isaia). I testi sono bellissimi, e fanno pendant col Vangelo. Mi hanno rinnovato la convinzione. Non solo qui, ma in ogni parte del mondo, la strada di Gesú é quella del Servo di Javé. Far sentire agli scartati del mondo che Dio la ama e che il suo progetto é ancora l´uguaglianza, la dignitá di figli di Dio, l´amore. Serve una paziente resistenza, illuminata dal Vangelo, anche se le prospettive di soddisfazioni a breve termine sono sempre di meno. Nella mistica dei discepoli di Gesú, vale la pena anche essere superfluo coi superflui.

17 febbraio 2012

TEMPO DI CARNEVALE

Mentre in Italia c´era l´ondata di freddo (ho visto, in una web cam di Montese, l´accumularsi progressivo della neve che dev´essere arrivata ben oltre il metro), abbiamo fatto l´assemblea regionale per mettere in moto le decisioni dell´Assemblea Diocesana. É un progetto pachiderma, che include ogni cosa. Difficile da portare avanti, se non ci si accontenta delle parole di carta e dei grafici. L´intenzione é ottima, é un piano pastorale che sviluppa i punti fondamentali del Vaticano II e l´appello dell´Assemblea Latino-Americana dei vescovi, avvenuta in Aparecida do Norte non meno di 5 anni fa. Ma chi sa dire quanto ci sia di armonizzabile tra la visione di fede e di Chiesa che sta alla base di questa pastorale, e quella che sta nella mente e nel cuore della gente e che circola anche nei diversi programmi televisivi cattolici? Nel cristianesimo ci sono diverse anime, e dovranno convivere. Non si puó pretendere di sfuggire alla diversitá e al pluralismo, oggi, specialmente in una realtá numerosa come la Chiesa Cattolica.
Sento sempre di píú la difficoltá di motivare la gente. Ii linguaggio della liturgia e della fede in genere non va incontro alla sensibilitá della gente di oggi, nemmeno di quelli che cercano sinceramente Dio. Sono ostacoli di carattere culturale: siamo troppo cristallizzati e congelati in formule e simbolismi di una cultura greco-romana antica, che oggi non sono facilmente compresi. Bisogna spiegare ogni parola, ogni gesto. Se devi spiegarli che parole sono? Che simboli sono? Siamo un pó in orbita, lontani dal pianeta terra.
Per intenderci, quando dico “linguaggio di oggi” mi riferisco ad una cosa che io stesso stento a capire, ma intuisco. La generazione che va dai miei nipoti in giú é quella dell´Italia “semplifica tutto”. Non vanno né in banca, né dalla polizia, né in comune, né da nessuna parte. Fanno tutto con internet, senza discussioni, ideologie, niente. Tutto, per loro, dev´essere spiccio, utile e semplice. Ma nello stesso tempo dev´essere logico e non contraddire le piú elementari nozioni di scienza, che oggi sono accessibili a quasi tutti attraverso televisione e internet.
Gesú si faceva capire col linguaggio del suo tempo. Per i dottori e i farisei la legge di Mosé imponeva di non mangiare senza lavarsi le mani, ma il popolo umile non aveva tanta acqua e non ne faceva una tragedia. Molti erano perennemente impuri e perció discriminati dalla religione. Gesú spiegó: ció che entra dalla bocca non rende impuri perché esce dall´altra parte. Se fosse quí oggi, direbbe ai suoi discepoli: “Lavatevi le mani, non per obblighi religiosi ma per evitare le malattie!” Peró non lo dice, aspetta che noi lo diciamo per lui.
E ora comincia il carnevale. Ieri (giovedí grasso) sono partito per Goiania alle 5 e mezza, era ancora buio e c´era giá un grande traffico. In gran parte erano i furgoni, i fuoristrada e le auto col traino, di quelli che partivano in direzione al luogo prescelto per questo lungo “ponte di carnevale”, che terminerá soltanto martedí notte. Dovevo andare al laboratorio Samaritano, per le analisi cliniche di routine ordinate dal medico. Ho sofferto molto. Era ancora buio, c´era nebbia fitta lungo buona parte del percorso. Sono cento chilometri. All´entrata di Goiania ci sono sempre migliaia di motociclisti che si spostano dai paesi vicini e dalla periferia per raggiungere il posto di lavoro. Sono tempi di espansione dell´economia, c´é movimento.
Silvia, direttrice dell´asilo, ha fotografato il carnevale dei bambini. Ci sono alcune foto di bimbi che arrivano sulle moto e biciclette dei genitori: la precarietá, quí, non é solo sul posto di lavoro, ma anche nella vita quotidiana. I bimbi viaggiano tranquilli su questi trampolini improvvisati, solo perché hanno fiducia nelle loro mamme e papá. Basta una distrazione per finire all´ospedale o peggio.
Mi hanno fatto sette analisi in una mattina. Ho avuto tempo di visitare anche Anna Maria Melini, e l´ho trovata bene: serena, circondata dalla gente e ben seguita da quella donna eccezionale che é Edilene, il suo angelo custode. Il nostro Maurizio, invece, continua in Italia al capezzale di sua madre gravemente inferma. Un brutto momento per lui.
Il carnevale entra anche all´asilo. Il carnevale brasiliano é un fenomeno culturale ricchissimo, una festa musicale piena di fantasia e colori, un linguaggio del corpo che aggrega le persone e le fa sentire vicine le une alle altre senza bisogno di parole, superando ogni inibizione. Purtroppo mi pare che si stia degradando. Forse é ancora vivo e fresco in alcune cittá del nordest come Salvador e Recife. Non lo so, parlo da osservatore esterno. Quí da noi é diventato una festa privata. Invadono le piazze e le vie pubbliche recintandole con orribili impalcature di latta, per far pagare l´ingresso. Non é piú la festa di tutti, le strade trasformate da disegni a colori, il samba che fa muovere anche i corpi meno snelli. La bruttezza e il degrado stanno prendendo il sopravvento. É il linguaggio del denaro.

6 febbraio 2012

PAROLE E IMMAGINI

Tra le foto vedete una serra che abbiamo costruito negli spazi dell´asilo, nel quale giá si coltivava verdura. Con la serra contiamo di dare maggiore continuitá alla produzione e diminuire i costi di protezione e irrigazione delle piantine. Gli ortaggi (specialmente insalata) sono l´entrata piú importante per la manutenzione dell´asilo: circa 1000 reali al mese, a metá con Sebastião che é l´ortolano. Per la costruzione della serra abbiamo utilizzato le donazioni di Sante-Cristina da Rimini e di Maserno-Monteforte, oltre un parziale finanziamento della Pastorale della terra con denaro che proviene, mi pare, da Propaganda Fide. Manodopera: Arcangelo e l´equipe diocesana di Pastorale della terra. Con ció che é avanzato delle offerte speriamo di riuscire a fare una cisterna per la raccolta dell´acqua piovana. Sarebbe utilissima, perché verso settembre il pozzo artesiano fa fatica a sostenere l´alto consumo di acqua, che é utilizzata anche per il bagno dei bimbi due volte al giorno (cento bimbi diariamente non sono pochi).
La pianta spinosa ma bellissima che é di fianco al portico di casa mia, é una opunzia. Si chiama cosí perché il primo che le andó a sbattere contro gridó: “Oh, questa quí punzia!” (erano i tempi in cui si parlava ancora una specie di latino). Cosí ho fatto sfoggio delle mie conoscenze di etimologia!
“Il posto fisso é monotono”. Che battuta infame! A Monti dev´essergli scappata senza riflettere: non mi pare che combini col suo profilo. Piuttosto é una specie di postulato del pensiero post-moderno, che manda al diavolo tutte le cose stabili. Sono cose noiose: la veritá, l´onestá, il bene comune, la giustizia, e poi la repubblica, la democrazia, i diritti dei cittadini, Ultimamente, perfino la rotta delle navi.
Il mondo cambia e le parole perdono il senso originale. Spesso le usiamo impropriamente: per scherzo, o per esprimere i nostri desideri piú pii. Questa parrocchia ha quasi 40 mila abitanti e la chiamiamo “comunitá parrocchiale”. L´origine greca di questa parola indicava una comunitá di credenti in Gesú che si considerava forestiera nel mondo pagano, greco-romano: aspiravano ad un´altra patria, il Regno di Dio, e nel frattempo si sforzavano di vivere in anticipo il Regno praticando la fraternitá, la giustizia, la fedeltá al Vangelo. Nel quarto secolo diventó una circoscrizione territoriale per sopperire all´evangelizzazione delle zone rurale. Oggi si puó dire che é tutt´altro che una comunitá: spesso celebriamo queste grandi assemblee eucaristiche in cui ognuno, si spera, si rivolge a Dio, ma non conosce e non si comunica con chi gli siede accanto. Nonostante questo, dentro alla parrocchia ci sono tante persone e piccole comunitá spontanee o di simpatia che mantengono vivo lo spirito delle origini. É parrocchia territoriale, ma é ancora uno dei pochi spazi in cui possono entrare (quasi) tutti e (quasi) gratuitamente.
Il 31 gennaio ho ricordato San Geminiano: i geminiani fanno la festa del patrono in piazza grande. Una gran bella festa, a cui non ho mai partecipato pienamente. Nel tempo del seminario ero presente in Duomo al pontificale, una messa cantata in cui si esibiva nientemeno che il coro del maestro Zoboli. Nel mio tempo da operaio ricordo di avere fatto una scappata in Duomo e ho ammirato anche, nella ressa dei portici di Via Emilia, i profumi e i colori delle bancherelle: torroni e cadarroste in quantitá. Senza mai comprare niente, perché ero scarso di soldi: e questo é uno dei segreti per non rovinarsi la salute.
Un cittadino di Itaberaí ha mandato un messaggio al sindaco. Non ha usato parole, ma ha collocato una pianta di banane in un buco in mezzo all´avenida. Con le piogge insistenti del mese scorso le nostre vie sono diventate una gincana: si viaggia saltando da un buco all´altro. Dopo il messaggio della "bananeira" gli operai del sindaco si sono messi all´opera di buona lena. Quest´anno, in autunno, ci saranno le elezioni e per il sindaco si avvicina la resa dei conti.
Per il Brasile, il 31 gennaio é l´anniversario della scoperta delle Cateratte di Iguaçú (oggi si puó scrivere Iguassú) da parte dei coloni europei. Il primo europeo a trovare le cateratte, che erano nascoste da una fitta foresta, fu lo spagnolo Álvar Núñez Cabeza de Vaca nel 1542. Tutta la regione, a quei tempi, era colonia spagnola (conseguenza della spartizione stipulata dal papa Alessandro VI, nel Trattato di Tordesillas), e faceva parte del Paraguay, Lo seguirono i missionari gesuiti, e la storia finí piú o meno come sappiamo dal film “misiones”. Oggi é un parco nazionale brasiliano. Le cascate di Iguaçú sono candidate nel concorso per le 7 meraviglie della natura, che si concluderá quando sará raggiunto il miliardo di voti,