29 febbraio 2012

I SUPERFLUI

Cominciamo da Reporter Brasil, una ONG che pubblica su Adital l´annuncio di un nuovo documentario sulla dura vita quotidiana del lavoro nei frigoriferi brasiliani di abbattimento di polli, bovini e suini. Ad Itaberaí siamo interessati direttamente all´argomento perché ne abbiamo uno enorme di polli, ed é in progetto un frigorifero di carne bovina (ma sospeso per gli effetti della crisi mondiale, si dice). Scrive: "Chi lavora in uno di questi stabilimenti é in contatto continuo con una serie di rischi di cui i semplici consumatori finali, cioé noi, difficilmente ci rendiamo conto: esposizione costante a coltelli, seghe e altri strumenti da taglio; movimenti ripetitivi che possono generare gravi lesioni; pressione psicologica per stare al passo col ritmo allucinante della produzione; giornate di lavoro estenuanti, compreso il sabato; ambiente sempre freddo e insalubre".
"Le statistiche sono impressionanti. Secondo il Ministero della Previdenza Sociale, un dipendente di frigorifero di bovini ha 3 volte piú probabilitá di soffrire un traumatismo craniano o di addome di un dipendente di qualsiasi altro settore produttivo. Il rischio di una linea di disossamento di polli di contrarre una tendinite, ad esempio, é 743% maggiore di quello di qualsiasi altro lavoratore. E i problemi non sono soltanto fisici. L´indice di depressione tra i lavoratori di frigoriferi di pollame é tre volte maggiore della media della popolazione economicamente attiva del paese".
"Ho cominciato disossando tre coscie e mezzo al minuto. Poi, negli undici anni che sono rimasta lá, ogni volta esigevano di piú. Quando sono uscita io disossavo sette coscie al minuto" (Valdirene Gonçalves da Silva, ex-funcionária de frigorífico). In alcuni frigoriferi di polli arrivano a passare piú di 3 mila polli all´ora sul nastro. Alcuni lavoratori fanno fino a 18 limite fissato dagli specialisti in sanitá del lavoro". "Tu non sei libera di andare in bagno. Non puoi andare senza chiedere l´ordine del tuo supervisore, del tuo incaricato. Questo é crudele, lá dentro. Tanto che ci sono di quelli che impazziscono perfino". (Adelar Putton, ex-funcionário de frigorífico).Molti dipendendi si lamentano di restrizioni anche meno importanti - almeno apparentemente. "Il lavoro é il luogo in cui un dipendente va a cercare la vita, non la morte, le malattie o le mutilazioni. E questo, in Brasile, purtroppo é ancora una questione seria". (Sebastião Geraldo de Oliveira, desembargador do Tribunal Regional do Trabalho da 3ª região - TRT-3)
"Il Brasile é semplicemente il maggior esportatore di proteina animale del mondo. Il cosiddetto "Complexo Carnes" occupa il terzo posto nell´agro-business nazionale, dopo la soia e lo zucchero-etanolo. Nel 2010, le vendite all´estero hanno superato i 13 miliardi di dollari. In totale, il settore dá lavoro a 750 mila persone. Va ricordato che molti di questi frigoriferi si sono trasformati in giganti nel mercato mondiale grazie al denaro del governo attraverso la Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (BNDES) - la principale banca di incentivo all´economia".
Morale della storia: lo sviluppo, finanziato con il denaro delle tasse dei cittadini, corre il rischio di creare una categoria di lavoratori di classe B, sacrificati e condannati a perdere la salute e contrarre malattie croniche e mortali. Ho incontrato diverse persone giovani che lavorano da qualche anno lá dentro e che accusano bronchiti croniche, artriti alle mani e alle braccia, strani periodo di depressione e difficoltá a fare certi movimenti, stati di debolezza e prostrazione. Una mamma, lo scorso anno, mi chiamó per dare una benedizione al figlio ventenne e a tentare di parlare con lui: "Era un ragazzo allegro, di compagnia, gli piaceva giocare al calcio con gli amici. Dopo due mesi che lavora lá é diventato come muto. Non parla piú con nessuno, non saluta, non mangia e ha sempre sonno. Ha chiesto la malattia e se ne sta a casa tutto il giorno sdraiato sul letto. I medici non riescono a curarlo". Il ragazzo, poi, é guarito: e non é detto che non sia servita anche la benedizione. É uno sterminio silenzioso, che si aggiunge ai tanti giá in atto, nel Brasile e nel mondo.
In questi giorni abbiamo avuto il dono di un corso di esercizi spirituali diocesani (per laici e operatori pastorale, non solo per i preti), guidato da Dom Erwin Kraütler, un profeta eroico, vescovo da quarant´anni nello Xingú, la regione degli indios del Mato Grosso. Lá lo sterminio degli indios e, insieme a loro, dei raccoglitori di caucciú, dei piccoli produttori rurali e degli abitanti dei bacini destinati a centrali idroelettriche, é sempre in atto. In questi gioni Nelcilene, presidente di un´associazione ("Dio Provvederá") in difesa della foresta e della piccola produzione rurale, gira col colletto anti-proiettile e la scorta concessa dal Tribunale, perché é sotto minaccia di morte. Ma questo é il panorama generale del mondo: piú visibili le stragi di Africa e Medio Oriente, e la tragedia quotidiana degli immigrati da ogni parte (quí ora abbiamo quelli Haitiani, perseguitati in patria e accolti male in Brasile. Il capitalismo diventa ogni giorno piú spietato. I poveri sono sempre piú considerati superflui: esuberi.
Occorre un risveglio delle coscienze, uno scossone sociale ed etico. Ma non c´é il clima adatto. A Itaberaí la societá locale vive un tempo di euforia per il nuovo livello di benessere consumistico mai avuto prima. Ci si aspetterebbe piú sensibilitá e coraggio almeno da parte dei cristiani, invece...é in atto una nuova ondata potentissima di religiositá, ma é usata prevalentemente con spirito commerciale. Le chiese neo-evangeliche (pentecostali) vendono miracoli, acque del Giordano e benedizioni specialissime: quanto piú paghi, piú il Signore benedice i tuoi affari. E anche noi cattolici non scherziamo: le nostre TV propongono acque di Lourdes e del Giordano, novene del perpetuo soccorso e della misericordia, ed anche (molte) benedizioni speciali via etere ad un semplice bicchiere d´acqua posato sul tavolo degli spettatori. L´Arcivescovo di Goiania progetta una nuova favolosissima cattedrale. I frati redentoristi di Trindade hanno in cantiere un nuovo santuario da un milione di pellegrini. Ho visto la Madonna di Medjugore perfino nel salone del barbiere, accanto ai poster della attrici e cantanti.
Qualcosa, la Chiesa cattolica fa. La Chiesa Brasiliana, in questa quaresima, ha scelto la sanitá come tema della Campagna della Fraternitá": "Che la salute si diffonda sulla terra" (Ecclesiastico 38,8). Ma come ho giá detto, il clima generale é piuttosto fiacco. Temo che finirá anche questa in una lista di pie intenzioni. Le comunitá ecclesiali di base, in maggior parte, sono l´ombra di quelle di una volta. Si risvegliano di tanto in tanto, e ci sono momenti intensi. Nell´assemblea parrocchiale qualcuno ha denunciato: chi non é raccomandato, rimane nella fila. Si ripete, in maniera piú moderna, la storia del paralitico che aspettava da 38 anni nella piscina di Gerusalemme: solo quando arrivó Gesú riuscí a ricevere attenzione e cura. Si sono fatti propositi di una sottoscrizione aperta a tutta la parrocchia, di incontri con le autoritá. Speriamo di riuscirci.
Il Vescovo Kraütler ci ha raccontato la storia di diversi martiri che hanno vissuto accanto a lui: il saveriano Padre Salvatore era in macchina con lui quando é stato ucciso, e il colpo era destinato sicuramente al vescovo. Lui se l´é cavata con un periodo in ospedale. (Recentemente dom Erwin é stato pestato a sangue ed é costantemente minacciato per la sua difesa degli indios dello Xingu). La suora americana Dorothy Stang. Il laico Manuelão. La strada giusta da seguire é quella di questi martiri: non per cercare il martirio, che nemmeno loro hanno mai cercato, ma per rinverdire il primo amore, come consiglia la Bibbia nei primi capitoli dell´Apocalisse. Per continuare la strada della fedeltá a Gesú Cristo, "obbediente al Padre fino alla morte". Atti degli Apostoli, 1, 8: "Ma lo Spirito Santo scenderá su di voi, e da lui riceverete la forza per essere miei testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria, e fino ai confini della terra".
É chiarissimo che, nella presente situazione mondiale, Gesú é vicino soprattutto ai superflui, a quelli che l´economia mondiale tratta da scarti. Grazie a Dio i generosi e i decisi a rimanere accanto a loro sono ancora tanti. Come ho giá detto, non esiste piú la spinta profetica di un tempo, quando le comunitá riuscirono a costruire perfino una proposta politica di cambiamento e contribuirono sostanzialmente ed efficacemente alla nascita di sindacati e di un partito che ha eletto Lula ed ha cambiato il paese. Questo momento di frustrazione é dovuto non poco al fatto che, oggi, lo stesso partito e i suoi rappresentanti al potere, non si sa piú da che parte stanno. Ma ció che é rimasto di spirito di lotta é ancora sufficiente per una ripresa, o almeno per continuare a far sentire agli oppressi che non sono soli.
Io sono notoriamente incostante, e mi sono giá detto piú volte "ho giá dato - ormai sono un dinosauro - non conto piú niente, sono superfluo". Ed é tutto vero. Ora, tuttavia, mi sono riletto alcune parti dei canti del secondo Isaia (capitoli 42-55 di Isaia). I testi sono bellissimi, e fanno pendant col Vangelo. Mi hanno rinnovato la convinzione. Non solo qui, ma in ogni parte del mondo, la strada di Gesú é quella del Servo di Javé. Far sentire agli scartati del mondo che Dio la ama e che il suo progetto é ancora l´uguaglianza, la dignitá di figli di Dio, l´amore. Serve una paziente resistenza, illuminata dal Vangelo, anche se le prospettive di soddisfazioni a breve termine sono sempre di meno. Nella mistica dei discepoli di Gesú, vale la pena anche essere superfluo coi superflui.

17 febbraio 2012

TEMPO DI CARNEVALE

Mentre in Italia c´era l´ondata di freddo (ho visto, in una web cam di Montese, l´accumularsi progressivo della neve che dev´essere arrivata ben oltre il metro), abbiamo fatto l´assemblea regionale per mettere in moto le decisioni dell´Assemblea Diocesana. É un progetto pachiderma, che include ogni cosa. Difficile da portare avanti, se non ci si accontenta delle parole di carta e dei grafici. L´intenzione é ottima, é un piano pastorale che sviluppa i punti fondamentali del Vaticano II e l´appello dell´Assemblea Latino-Americana dei vescovi, avvenuta in Aparecida do Norte non meno di 5 anni fa. Ma chi sa dire quanto ci sia di armonizzabile tra la visione di fede e di Chiesa che sta alla base di questa pastorale, e quella che sta nella mente e nel cuore della gente e che circola anche nei diversi programmi televisivi cattolici? Nel cristianesimo ci sono diverse anime, e dovranno convivere. Non si puó pretendere di sfuggire alla diversitá e al pluralismo, oggi, specialmente in una realtá numerosa come la Chiesa Cattolica.
Sento sempre di píú la difficoltá di motivare la gente. Ii linguaggio della liturgia e della fede in genere non va incontro alla sensibilitá della gente di oggi, nemmeno di quelli che cercano sinceramente Dio. Sono ostacoli di carattere culturale: siamo troppo cristallizzati e congelati in formule e simbolismi di una cultura greco-romana antica, che oggi non sono facilmente compresi. Bisogna spiegare ogni parola, ogni gesto. Se devi spiegarli che parole sono? Che simboli sono? Siamo un pó in orbita, lontani dal pianeta terra.
Per intenderci, quando dico “linguaggio di oggi” mi riferisco ad una cosa che io stesso stento a capire, ma intuisco. La generazione che va dai miei nipoti in giú é quella dell´Italia “semplifica tutto”. Non vanno né in banca, né dalla polizia, né in comune, né da nessuna parte. Fanno tutto con internet, senza discussioni, ideologie, niente. Tutto, per loro, dev´essere spiccio, utile e semplice. Ma nello stesso tempo dev´essere logico e non contraddire le piú elementari nozioni di scienza, che oggi sono accessibili a quasi tutti attraverso televisione e internet.
Gesú si faceva capire col linguaggio del suo tempo. Per i dottori e i farisei la legge di Mosé imponeva di non mangiare senza lavarsi le mani, ma il popolo umile non aveva tanta acqua e non ne faceva una tragedia. Molti erano perennemente impuri e perció discriminati dalla religione. Gesú spiegó: ció che entra dalla bocca non rende impuri perché esce dall´altra parte. Se fosse quí oggi, direbbe ai suoi discepoli: “Lavatevi le mani, non per obblighi religiosi ma per evitare le malattie!” Peró non lo dice, aspetta che noi lo diciamo per lui.
E ora comincia il carnevale. Ieri (giovedí grasso) sono partito per Goiania alle 5 e mezza, era ancora buio e c´era giá un grande traffico. In gran parte erano i furgoni, i fuoristrada e le auto col traino, di quelli che partivano in direzione al luogo prescelto per questo lungo “ponte di carnevale”, che terminerá soltanto martedí notte. Dovevo andare al laboratorio Samaritano, per le analisi cliniche di routine ordinate dal medico. Ho sofferto molto. Era ancora buio, c´era nebbia fitta lungo buona parte del percorso. Sono cento chilometri. All´entrata di Goiania ci sono sempre migliaia di motociclisti che si spostano dai paesi vicini e dalla periferia per raggiungere il posto di lavoro. Sono tempi di espansione dell´economia, c´é movimento.
Silvia, direttrice dell´asilo, ha fotografato il carnevale dei bambini. Ci sono alcune foto di bimbi che arrivano sulle moto e biciclette dei genitori: la precarietá, quí, non é solo sul posto di lavoro, ma anche nella vita quotidiana. I bimbi viaggiano tranquilli su questi trampolini improvvisati, solo perché hanno fiducia nelle loro mamme e papá. Basta una distrazione per finire all´ospedale o peggio.
Mi hanno fatto sette analisi in una mattina. Ho avuto tempo di visitare anche Anna Maria Melini, e l´ho trovata bene: serena, circondata dalla gente e ben seguita da quella donna eccezionale che é Edilene, il suo angelo custode. Il nostro Maurizio, invece, continua in Italia al capezzale di sua madre gravemente inferma. Un brutto momento per lui.
Il carnevale entra anche all´asilo. Il carnevale brasiliano é un fenomeno culturale ricchissimo, una festa musicale piena di fantasia e colori, un linguaggio del corpo che aggrega le persone e le fa sentire vicine le une alle altre senza bisogno di parole, superando ogni inibizione. Purtroppo mi pare che si stia degradando. Forse é ancora vivo e fresco in alcune cittá del nordest come Salvador e Recife. Non lo so, parlo da osservatore esterno. Quí da noi é diventato una festa privata. Invadono le piazze e le vie pubbliche recintandole con orribili impalcature di latta, per far pagare l´ingresso. Non é piú la festa di tutti, le strade trasformate da disegni a colori, il samba che fa muovere anche i corpi meno snelli. La bruttezza e il degrado stanno prendendo il sopravvento. É il linguaggio del denaro.

6 febbraio 2012

PAROLE E IMMAGINI

Tra le foto vedete una serra che abbiamo costruito negli spazi dell´asilo, nel quale giá si coltivava verdura. Con la serra contiamo di dare maggiore continuitá alla produzione e diminuire i costi di protezione e irrigazione delle piantine. Gli ortaggi (specialmente insalata) sono l´entrata piú importante per la manutenzione dell´asilo: circa 1000 reali al mese, a metá con Sebastião che é l´ortolano. Per la costruzione della serra abbiamo utilizzato le donazioni di Sante-Cristina da Rimini e di Maserno-Monteforte, oltre un parziale finanziamento della Pastorale della terra con denaro che proviene, mi pare, da Propaganda Fide. Manodopera: Arcangelo e l´equipe diocesana di Pastorale della terra. Con ció che é avanzato delle offerte speriamo di riuscire a fare una cisterna per la raccolta dell´acqua piovana. Sarebbe utilissima, perché verso settembre il pozzo artesiano fa fatica a sostenere l´alto consumo di acqua, che é utilizzata anche per il bagno dei bimbi due volte al giorno (cento bimbi diariamente non sono pochi).
La pianta spinosa ma bellissima che é di fianco al portico di casa mia, é una opunzia. Si chiama cosí perché il primo che le andó a sbattere contro gridó: “Oh, questa quí punzia!” (erano i tempi in cui si parlava ancora una specie di latino). Cosí ho fatto sfoggio delle mie conoscenze di etimologia!
“Il posto fisso é monotono”. Che battuta infame! A Monti dev´essergli scappata senza riflettere: non mi pare che combini col suo profilo. Piuttosto é una specie di postulato del pensiero post-moderno, che manda al diavolo tutte le cose stabili. Sono cose noiose: la veritá, l´onestá, il bene comune, la giustizia, e poi la repubblica, la democrazia, i diritti dei cittadini, Ultimamente, perfino la rotta delle navi.
Il mondo cambia e le parole perdono il senso originale. Spesso le usiamo impropriamente: per scherzo, o per esprimere i nostri desideri piú pii. Questa parrocchia ha quasi 40 mila abitanti e la chiamiamo “comunitá parrocchiale”. L´origine greca di questa parola indicava una comunitá di credenti in Gesú che si considerava forestiera nel mondo pagano, greco-romano: aspiravano ad un´altra patria, il Regno di Dio, e nel frattempo si sforzavano di vivere in anticipo il Regno praticando la fraternitá, la giustizia, la fedeltá al Vangelo. Nel quarto secolo diventó una circoscrizione territoriale per sopperire all´evangelizzazione delle zone rurale. Oggi si puó dire che é tutt´altro che una comunitá: spesso celebriamo queste grandi assemblee eucaristiche in cui ognuno, si spera, si rivolge a Dio, ma non conosce e non si comunica con chi gli siede accanto. Nonostante questo, dentro alla parrocchia ci sono tante persone e piccole comunitá spontanee o di simpatia che mantengono vivo lo spirito delle origini. É parrocchia territoriale, ma é ancora uno dei pochi spazi in cui possono entrare (quasi) tutti e (quasi) gratuitamente.
Il 31 gennaio ho ricordato San Geminiano: i geminiani fanno la festa del patrono in piazza grande. Una gran bella festa, a cui non ho mai partecipato pienamente. Nel tempo del seminario ero presente in Duomo al pontificale, una messa cantata in cui si esibiva nientemeno che il coro del maestro Zoboli. Nel mio tempo da operaio ricordo di avere fatto una scappata in Duomo e ho ammirato anche, nella ressa dei portici di Via Emilia, i profumi e i colori delle bancherelle: torroni e cadarroste in quantitá. Senza mai comprare niente, perché ero scarso di soldi: e questo é uno dei segreti per non rovinarsi la salute.
Un cittadino di Itaberaí ha mandato un messaggio al sindaco. Non ha usato parole, ma ha collocato una pianta di banane in un buco in mezzo all´avenida. Con le piogge insistenti del mese scorso le nostre vie sono diventate una gincana: si viaggia saltando da un buco all´altro. Dopo il messaggio della "bananeira" gli operai del sindaco si sono messi all´opera di buona lena. Quest´anno, in autunno, ci saranno le elezioni e per il sindaco si avvicina la resa dei conti.
Per il Brasile, il 31 gennaio é l´anniversario della scoperta delle Cateratte di Iguaçú (oggi si puó scrivere Iguassú) da parte dei coloni europei. Il primo europeo a trovare le cateratte, che erano nascoste da una fitta foresta, fu lo spagnolo Álvar Núñez Cabeza de Vaca nel 1542. Tutta la regione, a quei tempi, era colonia spagnola (conseguenza della spartizione stipulata dal papa Alessandro VI, nel Trattato di Tordesillas), e faceva parte del Paraguay, Lo seguirono i missionari gesuiti, e la storia finí piú o meno come sappiamo dal film “misiones”. Oggi é un parco nazionale brasiliano. Le cascate di Iguaçú sono candidate nel concorso per le 7 meraviglie della natura, che si concluderá quando sará raggiunto il miliardo di voti,

27 gennaio 2012

LA QUIETE DOPO LA FESTA

Nella foto la mia nuova mania: acqua di cocco. Fa bene alla circolazione del sangue, previene i crampi notturni, eccetera. Leggete sul web le indicazioni e controindicazioni. Io leggo solo le prime, perché é buona.C´é pure un altro vantaggio: si impara a usare il macete.
Avviso ai naviganti: al margine del blog, sulla destra, sono indicati tre blog nuovi: mora mora, succede nella quotidianitá e “per strada con”. Sono di tre missionari emiliani in Africa, in tre regioni diverse: due ragazze modenesi e un prete della diocesi di Parma. Non li conosco, ma cercheró di scrivere meno per darvi piú tempo di leggere i loro blog. Chi é appena arrivato scrive con maggiore entusiasmo!
Un settimanale brasiliano informa che le autoritá giapponesi della regione che é stata vittima del recente tsunami hanno restituito allo Stato il denaro che é avanzato dopo la ricostruzione. Vi consta che sia vero? Sicuramente in Italia non accade, e nemmeno in Brasile!
Quí siamo tornati alla routine. La festa del Patrono é finita. La divulgazione della Campagna della fraternitá é stata fatta. I risultati spirituali é difficile misurarli. Si misurano bene quelli economici: poco piú di 50 mila il leilão, poco piú di 20 mila le kermesse, circa 125 mila la lotteria (le cifre sono in reali brasiliani). Kermesse e lotteria sono destinate ai restauri della chiesa, il leilão alle pastorali.
Una signora della Vila Comunitaria (periferia) ha vinto la macchina, una gol rossa. La gente ha approvato solennemente il comportamento della fortuna: con un “oh, bene” generale. Finalmente la sorte ha aiutato una famiglia povera. Corre voce che la signora venderá la macchina per migliorare la sua casetta, e continuerá ad andare a piedi.
I telegiornali nazionali informano che la Dilma, alla fine del primo anno di governo, ha a suo favore il 59% dei consensi, mentre Lula, alla fine del suo primo anno di governo, aveva il 41% di approvazione popolare. La prendiamo per buona?
Opinione di Frei Beto, scrittore: abbiamo sentito poco la crisi finanziaria mondiale, fin´ora, ma é prevedibile che a partire da quest´anno ci presenti il conto. “Se la Cina, gli Stati Uniti e la Ue ridurranno le importanzioni, il Pil brasiliano, che raggiunge giá il piano dei 2 mila miliardi e mezzo di dollari, cadrá insieme alla crescita del paese. Il governo Dilma giocherá per mantenere acceso il mercato interno, frenare l´inflazione e favorire il credito. Speriamo ci riesca. Ma tutto indica che in questo viaggio verso lo sviluppo il Brasile affronterá gravi turbolenze.
Nel sito Adital.com.br la teologa carioca Maria Clara Lucchetti dá notizia del ritorno in Brasile di Padre Vito Miracapillo, della diocesi di Andria. Venuto in Brasile nel 1975 e inserito nella Diocesi di Palmares (PE), fu espulso nel 1980 per “antipatriottismo”. Per essersi rifiutato di celebrare una messa in omaggio all´Indipendenza del Brasile il 7 settembre di quell´anno. Lui rispose: La povera gente non ha ottenuto ancora l´indipendenza. Ora, al suo rientro a Palmares con visto regolare di permanenza in Brasile, un grande numero di persone ha festeggiato il ritorno. Il 2 ottobre scorso ha presieduto una messa di ringraziamento. Presenti: circa 1500 persone tra cui due vescovi, 52 preti, un grande numero di suore, deputati, avvocati, sindacalisti, giornalisti e lavoratori rurali. dia 2 de outubro, vindos de todos os pontos do estado. Don Vito ha dichiarato di non portare rancore verso nessuno e si é detto molto felice, perché ha potuto vedere che i tempi sono cambiati e il paese é davvero assai piú indipendente di 30 anni fa.
Di fatto i tempi sono cambiati. La Chiesa locale si rafforza nelle strutture e il clero, in aumento, ha un´altra mentalitá. Quelli come lui sono trattati come le reliquie: li tirano fuori dalla teca ogni tanto per benedire una festa. Tuttavia tutto ció che abbiamo oggi in Brasile, tutto ció che é cambiato in meglio, é risultato dell´impegno e delle sofferenze di quelli come Padre Miracapillo. I giovani raccolgono e voltano pagina.
Quá e lá c´é ancora chi si espone e lotta al fianco dei piú oppressi. É di oggi questa notizia della CPT: tensione nello Stato della Paraiba (Nordest), in un´area occupata dagli indios Tabajara. L´area in questione é vicino alla Grande Mucatu. Il conflitto é tra un centinaio di famiglie e l´impresa Elizabeth, que ha acquistato lotti illegalmente per installarvi una fabbrica di cemento. Oggi, 27 gennaio, é stato un giorno di molta tensione. Le famiglie degli indios Tabajara e i lavoratori rurali residenti nella regione sono stati bersaglio di violenza e di uno sfratto illegale da parte della Polizia Militare, dopo che ieri avevano realizzato un´occupazione. A seguito di denunce la Polizia é stata ritirata, alle ore 12. In questo momento la PM e gli agenti di custodia privati dell´impresa vegliano a 3 chilometri di distanza dagli indigeni e dai lavoratori rurali. Le famiglie temono nuovi attacchi.
Sono andato a visitare Nello: ha 88 anni compiuti, sta bene, sta piantando palme di gueiroba e filosofando. Padre Luis, il nostro nuovo collega, é arrivato: con tante casse di libri e molto humour...spagnolo.

18 gennaio 2012

DIECI GIORNI DI FESTA

Rinnovo il suggerimento di cliccare sulle foto per ingrandire.
Un telone quasi bianco copre la piazza della Chiesa. Quest´anno, per non interrompere i lavori di restauro e ristrutturazione in corso, la festa del patrono San Sebastiano si svolge tutta lí. Al centro ci sono i banchi della chiesa e l´altare. A sinistra gli stand gastronomici. A destra l´angolo del leilão. Il tendone risulta assai piú ampio della chiesa e rievoca la storia del popolo di Dio in cammino nel deserto. Siamo riuniti sotto una tenda. All´entrata ci sono i banchi dei catechisti che fanno le iscrizioni dei bambini, giovani e adulti che desiderano far parte di un gruppo per il percorso di iniziazione alla fede; e il tavolone dell´equipe di ristrutturazione, che vende biglietti della lotteria di un´automobile e raccoglie offerte (una famiglia ha donato una macchina nuova per una lotteria a sostegno della ristrutturazione della Chiesa).
Il tema della novena é tratto dalla Campagna della Fraternitá 2012: “Salute, dono di Dio e diritto di tutti”. Accorciato per farlo contenere negli striscioni: ma si dovrebbe aggiungere “responsabilitá di tutti”. Salute del corpo, della mente, dell´anima. Salute dono di Dio, bene da condividere, diritto da conquistare, La festa puó diventare alienante se stimola ad adagiarsi, oppure evangelizzante se chiama a raccolta per pensare e agire. La partecipazione é imponente. La gente ascolta con molta attenzione. Apprezzano i canti e i riti. I gruppi corali ce la mettono tutta. Le equipes di pastorale hanno preparato con cura la parte rituale: letture, commenti, gesti simbolici. Una sera a ciascuna. E apprezzano molto pure le omelie. Dopo la messa ci sono i commenti, le felicitazioni. Dicono che ci sia un brusio di chiacchieroni ai bordi del tendone, ma non arriva a disturbare lá dentro.
Il Vaticano II, che quest´anno compirá i 50 anni, insegna: la celebrazione eucaristica appartiene alla comunitá. É lí che Cristo si fa presente e realizza la comunione del suo Corpo intero. La messa non é una devozione privata del prete o di chi paga per avere una messa di suffragio, o in casa sua come parte integrante di un compleanno: come molti in Italia pensano e praticano (devo citare gli autori?). La messa é Assemblea dei fedeli, il prete ha il compito di della Presidenza, tutti sono celebranti. Molti dei nostri parrocchiani lo hanno recepito. Non vengono ad ascoltare il prete: il prete parla per loro, essi vogliono ascoltare la Parola di Dio. Quando le parole toccano le loro corde sono contenti. Ho visto un giovanotto che rideva e quasi saltava di gioia per ció che ascoltava. Quando l´omelia diventa piatta vedo gli occhi che si perdono nel vuoto, le teste penzolano, le palpebre stentano ad alzarsi.
Saltare di gioia: é una delle meraviglie della vita. Vengo da un rito di esequie, é morto un buon ragazzo, un bracciante molto povero e forse sfiduciato di sé. Dicono che lo abbia ucciso l´alcool, ma io credo che sia morto del male di Chagas: il cuore ha ceduto di colpo, ed aveva l´etá in cui il cuore cede a chi ha questo male (tra 50 e 60 anni). Durante tutta la preghiera un piccolissimo grillo si é divertito a saltellare sulla pagina del rituale. Giocava. Era come vedere un gattino o un cagnolino in miniatura. L´entusiasmo di essere vivi é uguale per tutti. Non sapeva di stare giocando con la morte.
Anche gli esseri umani giocano cosí, e a volte lo fanno pure da adulti e a sproposito. Spesso gli itaberini giocano con la macchina o la moto, per strada. Oggi é accaduta un´ennesima tragedia: una coppia che era in viaggio é tornata a casa per essere seppellita. Non so se siano corresponsabili dell´incidente, forse no, ma é quasi certo che c´é di mezzo l´imprudenza di qualcuno. I vivi giocano con la morte, e la morte gioca dei brutti tiri ai vivi. Tra quelli che giocano con la morte ci sono anche gli amministratori che trascurano le strade. Itaberaí sembra una cittá bombardata, e la strada per Goiania é tutta un cratere. In questa regione si viaggia “saltando di buca in buca”: la frase é del predicatore di questa sera, che ha fatto cento chilometri per arrivare da noi.
Salute, sanitá: in portoghese sono la stessa parola, saúde. Stasera é venuto Padre Colombano, parroco di Ceres, dove c´é l´ospedale della diocesi (un ospedale di caritá). Padre Colombano é francescano irlandese, mio coetaneo. Si é fatto accompagnare dall´amministratore dell´ospedale. Questi ha affrontato il tema salute nel suo aspetto piú pratico: quanto spendono il governo federale, quello statale e i comuni. Quanti letti ci sono, quanti ne mancano. Il numero di visite mediche, chirurgie, eccetera. Poi Padre Colombano ha collegato la riflessione alla lettura del Vangelo, che era quella del paralitico che da 38 anni aspettava nella fila della piscina senza che nessuno lo aiutasse. Rispecchia bene la situazione delle nostre unitá sanitarie locali: spesso i raccomandati passano davanti, e quelli senza conoscenze rimangono ad aspettare nelle lunghe file. Gesú fece saltare la fila al paralitico, e i farisei trovarono un altro pretesto per condannarlo.
Non ho seguito ogni sera perché avevo altri impegni. A me é toccata la domenica scorsa. Il tema era: la tenerezza di Dio nelle piante medicinali. Per me hanno letto l´Apocalisse 22, 1-5. É una sogno o visione di un certo Giovanni, che vede come sará il Regno di Dio quando sará finito il tempo di vita del Dragone maledetto. Quando? Non si sa. Perció, nella mia omelia, ho dovuto volare molto alto, tra le nubi. Ma il brano é bellissimo. C´é un altopiano ameno, una spianata che l´autore chiama Gerusalemme, cittá di Dio. Nel mezzo c´é il trono di Dio con l´Agnello ai suoi piedi, e di lí sgorga un fiume di acque che brillano come cristallo. Ai lati del fiume tante piante che fruttificano ogni mese, le loro foglie curano i popoli. Intorno ci sono le moltitudini che hanno seguito l´Agnello: vedono Dio faccia a faccia, non hanno bisogno né di lampade né di sole perché non viene mai notte e Dio illumina tutto. Nessuno piú stramaledice, e finalmente quel loro Regno sará definitivo: per sempre! Davvero un bel quadretto.
Sicuramente questa é la nostra speranza, ma Dio ci ha anticipato parecchie di queste cose. Ci ha dato i fiumi: le acque non sono piú cristalline, perché siamo sporcaccioni. Una volta lo erano. Siamo circondati di alberi e noi li distruggiamo. Bisogna lavorare perché la speranza diventi realtá al piú presto, non solo alla fine. Dio ci ha dato le foreste, il cerrado: una quantitá e varietá di frutti incredibilmente buoni, per tutto l´anno. Tante radici e foglie medicinali. La nostra pastorale della salute fa le medicine con queste piante. I nostri gelatai fanno deliziosi gelati con questa frutta. Noi usiamo i profumi estratti dalle piante: l´incenso per le funzioni é uno dei piú antichi profumi elaborati con essenze di piante.
In Brasile uno dei business del momento é l´eucalipto. É una pianta che viene dall´Australia, ma In Australia, attualmente, la sua coltivazione é proibita. Il ritorno economico dell´investimento avviene in 5 o 6 anni, ma le sorgenti si esauriscono e seccano. Per recuperarle, la natura impiegherebbe 40 anni: se la lasciassero lavorare in pace. Un altro grande affare é la soia. La soia é uno dei principali prodotti che arricchiscono il pil brasiliano e la bilancia commerciale, che quest´anno ha avuto 290 miliardi (circa, spero che sia vero)di attivo. Ma per una tonnellata di soia se ne spendono mille di acqua. Il cerrado viene sistematicamente distrutto per fare posto a queste colture, e alla canna da zucchero, che in pochi anni rende inservibile il terreno.
Ecco la tenerezza di Dio: e la nostra durezza di cuore. Devastiamo il pianeta. La salute non é fatta solo di consultori, ospedali e farmacie: ma anche di prevenzione, pulizia e igiene, fognature, raccolta dei rifiuti, difesa dell´acqua, dell´aria e del suolo, strade senza gli enormi crateri che vediamo, educazione stradale, uguaglianza di diritti, societá giusta, solidarietá, e tante altre cose. Bisogna quindi pensare a cambiare i pensieri, a sviluppare un´economia piú vicina agli esseri umani e a servizio della vita. Poi speriamo di arrivare tutti in quel magnifico posto di cui sopra. Che é fatto per quelli che si sforzano di seguire Gesú, non per gli adoratori del pil e della bilancia commerciale.

10 gennaio 2012

LA PIOGGIA É BENEDIZIONE

Piove da ieri pomeriggio. Le settimane intere di pioggia sono tornate da tre anni a questa parte e, in Goiás, sono caduti in media 20 mm. di pioggia al giorno per tutta la stagione delle piogge (6 mesi all´anno), o forse di piú. Non é cifra ufficiale ma, calcolatrice alla mano, farebbero 3600 mm. all´anno. I metereologi informano che in precedenza abbiamo avuto 7 anni di piogge scarse. É risaputo che nell´interno del nordest, di terra arida e sabbiosa, da sempre si alternano 7 anni di siccitá a 3 anni di piogge: qui da noi la siccitá vera e propria non esiste, essendo una regione che un tempo era coperta di foreste (Mato Grosso Goiano), ma per il resto siamo nella normalitá. Il fenomeno fa pensare. Alcuni anni fa si era messo a piovere poco e con acquazzoni violentissimi. Noi eravamo sicuri di trovarci di fronte alle prove del cambiamento climatico: ora dov´é andato a finire? O sará effetto delle preghiere? Teniamo conto che in ogni paesino del Goiás ci sono squadre di evangelici, carismatici e devoti cattolici che fanno novene e rosari in continuazione. Quasi ogni brasiliano riceve la pioggia come una benedizione e loda il Signore. So che voi non ci credete, ma non si puó mai dire che non abbiano ottenuto una modifica alla programmazione del disastro ambientale. Perfino gli specialisti hanno smesso di parlare del niñho, che tiravano in ballo ogni volta che c´era da spiegare la situazione metereologica. El niñho era una specie di diavoletto....ed é stato scacciato. C´é perfino una Chiesa evangelica registrata col nome: "Giú botte a satana".
A proposito di carismatici ho saputo da pochi giorni che un prete di Goiania, uno di quelli che fanno le "messe di cura" (caratteristica dei carismatici, che imitano i pentecostali evangelici) é stato temporaneamente sospeso. L´arcivescovo ha preso una misura assai impopolare. Alla folla piacciono queste celebrazioni, anche perché solitamente sono molto spettacolari: inni strappalacrime, discorsi infiammati. Non conosco i dettagli di come si sono svolti i fatti, ma conosco il fenomeno e mi auguro che si riesca a porre un freno a queste cose e a convincere i cristiani che la strada per seguire il Vangelo non é questa. Lo spettacolo "liturgico", il successo, i miracoli facili, danno buoni risultati nelle entrate delle parrocchie o delle case religiose, ma tradiscono lo spirito del vangelo. Il fenomeno carismatico é spettacolare, ma non produce solo frutti marci: conosco conversioni autentiche, che poi si avviano sulla strada maestra della partecipazione nella vita di comunitá e si impegnano.
Ho apprezzato molto la Lettera di Natale di dieci preti veneti, tra cui don Albino Bizzotto conosciuto come fondatore di "Beati gli operatori di pace". É abbastanza complessa, ma la condivido dalla prima parola all´ultima. Faccio una piccola riserva sulla richiesta di sacerdozio alle donne. Oh, intendiamoci: per la loro partecipazione consistente nell´evangelizzazione e nella costruzione della Chiesa le donne lo meriterebbero alla grande, ma il problema é un altro. Ed é di ordine pastorale e pratico. Il problema é che il ministero presbiterale non dovrebbe nemmeno essere confuso col sacerdozio. Sono due cose diverse. Il sacerdozio del nuovo testamento é diverso da quello antico, e l´ordine presbiterale é diverso dal sacerdozio descritto nella lettera agli ebrei, che é quello di Cristo. Citando Sant´Agostino: "Quando mi terrorizza ció che sono per voi, mi consola ció che sono insieme a voi. Poiché per voi io sono vescovo, insieme a voi sono cristiano. Quello é il titolo per una funzione che ho ricevuto, questo é il titolo della grazia: quello é del pericolo; questo é della salvezza".
Biblicamente e teologicamente parlando, il sacerdozio é quello comune dei fedeli, che riceviamo dal battesimo e dalla cresima, e che ci accomuna tutti nella partecipazione al sacerdozio di Gesú Cristo. Il ministero presbiterale, come quello episcopale, come sostiene e documenta Francisco Taborda sj. nel libro "Os ministérios da Igreja", é un carisma particolare che la Chiesa riconosce in qualcuno conferendogli l´ordine sacro. Un ordine destinato alla presidenza delle comunitá locali, ma che nel corso dei secoli ha assorbito in sé tutti gli altri carismi e ministeri: perció deve rientrare nei ranghi. É fatto per coordinare e aiutare a crescere la comunitá con tutti i diversi ministeri, non per accentrare. Il buon coordinatore fa crescere e non diminuire gli altri. Dá la parola a tutti e mantiene l´unitá. Il centro é Cristo. Conclusione: se per caso si cominciassero adesso ad ordinare le donne-prete come hanno fatto alcune altre chiese, si perpetuerebbe l´equivoco. Le donne, spesso, sono piú brave degli uomini, ma quando si tratta di accentrare poteri non si tirano indietro nemmeno loro. In ogni caso non accadrá tanto presto, con l´aria che tira! (Donne, reagite!)
Ci sarebbe molto altro da dire sui ministeri nella Chiesa, ma dopo aver lanciato il sasso (la sfida alle donne), non mi resta che invocare Dio con molti salmi e orazioni. Se dipendesse da me, alcuni salmi sarebbero cancellati dall´ufficio canonico, preghiera ufficiale della Chiesa. Fanno fare a Dio una figura piuttosto meschina. Dio é preoccupatissimo di mostrare a tutti il suo potere. É vanitoso, vuole essere glorificato e lodato in continuazione. É genroso ma egoista: usa misericordia e ci salva senza nessun merito da parte nostra, ma lo fa solo per il proprio onore. Con i nemici é spietato, guai a non riconoscerlo e a confonderlo con immagini fatte da mano d´uomo. Li brucia, li sprofonda nel mare e li affoga, li fa morire di peste. Ed é anche piuttosto violento e razzista. Sceglie il suo popolo e gli conferisce tutti i privilegi, sterminando i suoi nemici e togliendo la terra agli altri per darla ai suoi preferiti. Non é di sicuro l´immagine di Dio che ci é stata trasmessa dal Nuovo Testamento e da Gesú. Ma nemmeno di tanti profeti dell´Antico Testamento e di parecchi altri salmi in cui Dio é presentato come Padre sempre pronto al perdono, misericordioso, sempre interessato ad aiutare. Noi leggiamo quei salmi alla luce di questi ultimi, e facciamo pari e patta. Per esempio c´é questo salmo (122) dei vespri di ieri: "Abbi pietá, Signore, abbi pietá: é giá troppo questo disprezzo! Ne abbiamo piene le scatole delle risate dei ricconi e del disprezzo dei superbi!"

2 gennaio 2012

ANNO 2012

Ho cercato una foto da pubblicare come una specie di simbolo per il 2012: ad Itaberaí non ho trovato di meglio di questa (il mio consiglio é di cliccare sulla foto per ampliarla, se no non si vede niente). Una concessionaria locale che vende macchine agricole di un´impresa olandese: New Holland. Gioia e orgoglio dell´agrobusiness itaberino. É a duecento metri da casa mia, ma pioveva forte stamattina. Queste macchine prospettano un altro anno di crescita economica del Brasile. Gloria e risalita della graduatoria delle piú forti economie del mondo. Ma assomigliano pure ai mostri metallici di Transformers, a Megatron per chi ha visto il film di Spielberg (la TV GLOBO non ce lo fa dimenticare). Che cosa ci riservano?
All´inizio di un anno la messa ci ripete la lettura in cui Javhé, attraverso Mosé, insegnava al popolo d´Israele a benedire: "Dí ad Aronne e ai suoi figli: voi benedirete i figli di Israele cosí: Javé ti benedica e ti custodisca! Javé ti mostre il suo volto brillante e abbia misericordia di te! Javé ti mostre il suo volto e ti conceda la pace!" Queste parole, sostanza della nostra fede, suonano come ingenue! Non é cosí che viviamo, non é cosí che ho vissuto. Ho imparato fin da piccolo la canzonatura, la maldicenza, l´ironia e la diffidenza, l´imprecazione, l´ira, la veritá sparata come uno schiaffo, l´ostentazione del malumore: e una vita di doveri e di obblighi sotto minaccia di ritorsioni. I rapporti umani nelle nostre strutture sono improntati piú all´esclusione o inclusione che all´aiuto fraterno e al soccorso delle debolezze. Oggi tutto questo é chiamato con nomi considerati intelligenti e nobili: strategia del fare, retribuzione del merito. La dolcezza sembra bandita dalla faccia della terra e pure io, assai spesso, le stacco la spina dentro di me. Talvolta senza volere o senza accorgermene. Nonostante il vangelo e la pretesa comunione con Gesú Cristo. Noi abbiamo un ordine a cui sottometterci e a cui sottomettere gli altri, per amore o per forza. Raramente benediciamo. Provo a immaginare un mondo in cui tutti benedicono tutti: e si risponde con la benedizione anche a chi ti offende, minaccia, deruba e calpesta i tuoi diritti. Potrebbe essere l´anticamera del Regno di Dio. Forse é proprio questa la "fede" che ci manca per vincere il male. Siamo ancora pagani.
Mi consola che in Brasile é ancora comune benedire e chiedere la benedizione. Lo fanno i ragazzi coi loro genitori e padrini, lo fanno i fedeli cattolici con noi preti e coi fedeli piú anziani e stimati. Ed esiste ancora il rapporto confidenziale oltre le ragioni economiche e politiche. Nei mesi scorsi la Dilma aveva firmato un decreto, approvato in Parlamento, che annullava "Un milione di cisterne per il nordest", che ripassava fondi all´Associazione Semi-Arido (ASA), gestita da agricoltori nordestini, per la costruzione di cisterne per la raccolta di acqua piovana nelle case dei piccoli proprietari di quella regione. Al suo posto, il governo pretendeva di finanziare l´acquisto di cisterne di plastica e ne affidava l´installazione agli amministratori pubblici. Centinaia di lavoratori le hanno scritto: "Dilma, noi ti vogliamo bene, non farci questo dispetto. Il vecchio progetto sta andando bene, migliaia di famiglie hanno giá ricevuto la cisterna e la loro vita é cambiata. Le cisterne di plastica non sono durevoli e affidabili come quelle di cemento. Inoltre, vengono da una grande impresa di chissá dove, mentre le nostre sono fabbricate da ditte locali e danno lavoro a una grande quantitá di piccolissimi imprenditori. Gli amministratori non conoscono la nostra realtá e non la sentono nella pelle. Il fondo lo gestiamo noi, e cosí siamo sicuri che i soldi vanno a destinazione e il lavoro procede rapidamente". La Dilma ha ritirato il decreto e ha ripristinato il finanziamento all´ASA.
Il primo dell´anno la televisione (canale Record, di proprietá della Chiesa Universale del Regno) ha trasmesso un reportage tra la "gente di strada". Il Brasile ha 24 mila ragazzi che vivono in strada. Non é un problema insuperabile per un paese come il Brasile: basterebbe un pó di buona volontá, di mobilitazione delle parrocchie e della gente, di interessamento dei governi federale e statali. Abbiamo visto anche adulti di strada, alcune famiglie che hanno perso la casa nelle alluvioni e smottamenti dello scorso anno e ora vivono sotto i viadotti: pareti di tela, letti, tavolo, sedie, qualche mobile, fornelli, in qualche caso anche il frigo. La crisi economica dei ricchi in che cosa consiste? Potrebbe essere "Parola di Dio", Profezia: fate tutti un passo indietro. Fate spazio a questi vostri fratelli. Fate regnare Dio sull´umanitá. Potrebbe essere questo anche il segreto dell´ecumenismo!
Da fonte Adital: tutti gli sforzi della catena McDonald's per inserirsi nel mercato boliviano sono rimasti infruttiferi. Non é servito a niente avere preparato l´umido Ilajwa, piatto favorito dell´altopiano, né presentare i migliori locali della regione. Dopo 14 anni di presenza nel paese, e nonostante tutte le campagne fatte e programmate, la catena é stata costretta a chiudere gli otto ristoranti aperti nelle tre principali cittá della Bolivia: La Paz, Cochabamba e Santa Cruz de la Sierra. Si tratta del primo paese latino-americano che rimarrá senza McDonald's e il primo paese nel mondo in cui l´impresa chiude per conti in rosso durante piú di una decada. L´impatto, per i chefs del marketing é stato di tale forza da far registrare un documentario col titolo "Perché McDonald's ha fallito in Bolivia" (vedi, in spagnolo, su you tube). Il documentario include interviste con cuochi, sociologi, nutrizionisti, educatori, storici....Tutti coincidono che il rifiuto non é da attribuire agli hamburguer, né ai sapori. Il rifiuto é alla mentalitá dei boliviani. Tutto indica che, letteralmente, il "fast-food” é l´antitesi del concetto boliviano di come si deve preparare un cibo. In Bolivia il cibo, oltre al gusto, richiede attenzione, igiene e un lungo tempo di preparazione. Il cibo rapido non é per quella gente, hanno concluso i nord-americani.