17 gennaio 2010

TERREMOTO E TERREMOTI

Foto: 1) La Chiesa di Itaberaí prima della ristrutturazione; 2) Come dovrá essere a lavori finiti.

La dottoressa Zilda Arns, sorella del Cardinale Evaristo Arns che fu arcivescovo della cittá di San Paulo del Brasile, é morta nella capitale di Haiti sepolta dal terremoto dei giorni scorsi. Io vi trasmetto la nota della Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani - CNBB - pubblicata dal sito adital. Lo stesso sito pubblica, in portoghese, la conferenza che Dona Zilda stava facendo in una chiesa di Porto Principe, nel contesto della riunione della Conferenza Nazionale dei Religiosi di Haiti, quando é stata sorpresa dalle scosse che hanno provocato la strage che tutti sappiamo. Per chi sa leggere il portoghese é interessante, perché tra le altre cose fa la storia di come é nata e cresciuta la Pastoral da criança.

"Chi accoglie in mio nome un bambino, accoglie me" (Mt. 18, 4-5)
La Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile - CNBB - ha ricevuto, con profondo dolore, la notizia della morte della dottoressa Zilda Arns, medica pediatra, fondatrice della Pastorale dell´Infanzia e degli Anziani, accaduta martedí scorso, 12 gennaio, vittima del tragico terremoto che si é abbattuto su Haiti. La dottoressa Zilda si devotó, con amore appassionato, alla difesa della vita, della famiglia e, in modo molto speciale, alla cura dei bambini impoveriti. Cittadina impegnata, la dottoressa Zilda conquistó rispetto e credibilitá presso la societá brasiliana e internazionale, per le sue prese di posizione chiare e decise a favore di politiche sociali, specialmente quelle della sanitá. Fu anche una della sanitariste piú rispettate e impegnate col movimento di riforma sanitaria brasiliano, che é culminato nella consolidazione del Sistema Unico di Sanitá (SUS).

L´opera da lei fondata, ispirata nella fede cristiana, dovrá continuare nel lavoro generoso di oltre 260 mila lider che, ogni giorno, si dedicano alla causa dell´infanzia e degli anziani. In missione ad Haiti, su invito della Conferenza dei Religiosi e di autoritá civili di quel paese, la dottoressa Zilda se n´é andata nel pieno esercizio della causa in cui ha sempre creduto. Ella ha sempre cercato di mettere in pratica la missione di Gesú: "Sono venuto affinché tutti abbiano la vita e l´abbiano in abbondanza" (Giovanni 10,10). La CNBB ringrazia Dio per aver avuto, nei suoi quadri, questa personalitá cosí virtuosa che ha fatto molto onore alla Chiesa in Brasile. E si unisce al caro Cardinale Dom Paulo Evaristo Arns, suo fratello, agli altri fratelli, nipoti, e altri familiari e amici, nella preghiera solidale e nella certezza che a lei sará dato godere le gioie eterne, riservate a tutti quelli che, in questa vita, hanno saputo amare Dio al servizio dei fratelli.


Brasília-DF, 13 de Janeiro de 2010
Dom Geraldo Lyrio Rocha Arcebispo de Mariana - Presidente da CNBB - Dom Luiz Soares Vieira - Arcebispo de Manaus - Vice-presidente da CNBB - Dom Dimas Lara Barbosa - Bispo auxiliar do Rio de Janeiro - Secretário-geral da CNBB.

Sul tema ambientale c´é un bellissimo articolo di Leonardo Boff nel sito Adital. É intitolato "miséria na cultura: decepção e depressão". A chi legge il portoghese e lo capisce, consiglio di leggerlo. É sempre un pó catastrofista (come direbbe Berlusconi), ma é una buona riflessione, almeno per quanto riguardi i nostri comportamenti. Parla dei terremoti economici ed ecologici che stanno accadendo e conclude: "A che cosa andiamo incontro? Nessuno lo sa. Sappiamo solo che dobbiamo cambiare se vogliamo continuare. Ma giá si notano da ogni parte emergenze che rappresentano i valori perenni della "condizione umana". Bisogna fare la cosa giusta: il matrimonio con amore, il sesso con affetto, l´attenzione alla natura, la ricerca della qualitá di vita, basi della felicitá che oggi é frutto della semplicitá volontaria e del volere aver meno per essere di piú. Questo fa sperare. In questa direzione bisogna continuare".

Un certo Padre Arnaldo missionario in Brasile, che io non conosco ma scrive all´amico Padre Claudio Giambelli che conosco bene (lavora nella regione dello Xingu, Mato Grosso, dove ci sono gli indios Caiapó), divulga una riflessione sulle chiese evangeliche, che sono un altro terremoto che sta accadendo tra i cristiani di questo continente, e non solo. Il suo articolo me l´ha mandato un amico di Modena chiedendomi se é cosí anche qui da noi, in Goiás. Io ho risposto: "Certo che é cosí". Ve lo pubblico di seguito in questo post, affinché vi facciate un´idea piú precisa di quanto sia forte l´impulso proselitista delle nuove chiese evangeliche. Che un prete si sia deciso a studiare il problema é una da apprezzare e da farne tesoro. É un terremoto anche questo.

Nel frattempo noi di Itaberaí continuiamo la novena di San Sebastiano. Da lunedí 11, si sono succeduto come celebranti i preti delle parrocchie vicine. Sabato scorso (ieri) ha celebrato don Maurizio, stasera don Eligio, domani sera é il mio turno, e martedí sará la volta di Padre Severino, il parroco. Il 20 celebreremo la messa della festa, che sará presieduta dal vescovo. La partecipazione é numerosissima. Le funzioni si svolgono nella piazza della Chiesa, sotto immensi tendoni in cui sono stati disposti i banchi della chiesa: perché questa é scoperchiata per una ristrutturazione generale, inizialmente provocata dalla necessitá (il tetto non teneva piú), ma che poi ha portato a modificare anche il alcuni aspetti architettonici. É un lavoro in grande! I temi delle omelie sono quelli della Campagna della Fraternitá della prossima quaresima: economia e vita, "non potete servire a Dio e al denaro". Stasera io parleró di "economia e ambiente".

La festa mi suggerisce questa osservazione: anche se le nuove chiese evangeliche pentecostali sono in espansione, non é detto che la risposta giusta sia preoccuparsi e fare concorrenza. Noi siamo diversi e non vogliamo diventare come loro. Certo, ci sono alcuni aspetti nei quali possiamo imparare qualcosa, ma il nostro obiettivo é il Regno di Dio e la fedeltá al Vangelo, non riempire le nostre chiese di qualsiasi tipo di fedeli cristiani e a qualunque costo. Quelli che vengono nella nostra chiesa, vengono perché la vogliono cosí! E non sono pochi. Da quando conosco Itaberaí, il numero delle altre chiese e dei fedeli che le frequentano é sempre aumentato, ma anche noi siamo aumentati. E le nostre comunitá oggi sono piú vive e hanno laici piú attuanti. La Chiesa, per noi, non é un impero clericale né finanziario: é una comunitá di discepoli di Gesú e basta.

Segue il lungo articolo di padre Arnaldo.


LE NUOVE CHIESE EVANGELICHE

Introduzione

Sul tema delle chiese evangeliche che mi assilla, si potrebbe dire: la lingua batte dove il dente duole.

Certo, un prete non può non allarmarsi quando vede i suoi fedeli lasciare la sua chiesa in bando.

Ma io non sono un chierico geloso o allarmista, né mi vedo come un impresario che prima aveva l’intero mercato religioso e ora si ritrova d’improvviso con un solo stand o una baracca del mercato.

Però la moltiplicazione delle chiese evangeliche pare tsunami o epidemia.

Per farvi un’idea, immaginate se Treviso, mia città natale, di 85 mila abitanti, fosse invasa da centinaia di pastori con gravatta e auto-stima a tutta prova, che aprono oltre cento luoghi di culto dai nomi più fantasiosi e, pur ignorandosi tra di loro, attraggono metà della popolazione che passa a vestire differente, venerare la Bibbia, riunirsi quasi ogni sera... Dovete convenire che Treviso diven-terebbe strana, assurda come una Matrix. Ma è quello che sta avvenendo nella mia area missionaria. Temo e... mi auguro che si arrivi alla metastasi da un momento all’altro.

Mi assale il dubbio che in tutto ciò il popolo sia imbrogliato. E mi sento sfidato a capire la pervasione delle chiese evangeliche nella loro complessità e nei risvolti culturali. Rivolgo l’invito a qualche universitario a venire qui per farne una tesi di laurea di sociologia religiosa.

La tesi dovrebbe cominciare col distinguere due tipi di chiesa dentro alla “galassia evangelica”; e mi spiego ricorrendo all’esperienza di Paolo di Tarso. Paolo era giudeo educato alla scuola di Gamaliele, un fariseo ligio alla legge, meticoloso dal punto di vista etico-morale, abituato alla vita comunitaria di piccoli centri, dove la comunità religiosa, coordinata dagli anziani, controllava i suoi membri. Quando è approdato in Grecia, Paolo ha trovato una situazione ben differente: in città non ci sono persone unite in comunità; ci sono individui che confluiscono nei “no logo” a formare una massa assembleare. Paolo ha accettato la sfida della città e ha sviluppato una teologia urbana: ha sostitito l’esigenza rigida dei comandamenti con l’influsso gratificante dei carismi; il cammino di Gesù col soffio dello Spirito; la centralità della Pasqua con la Pentecoste (cf. 1Lettera ai Corinti). Così abbiamo in Paolo due tipi di chiesa: la moralista e la pentecostale. Si noti però che Paolo nelle sue ultime lettere corregge il tiro e dice che più importanti dei carismi sono i ministeri: il carisma è dono personale, il ministero è servizio comunitario (cf. Lettera agli Efesini).

Semplificando, potrei dire che a Manaus ci sono chiese sia nella linea giudaica-moralista che in quella greca-pentecostale. Ma con una modifica evidente: la pentecostale si assomiglia ad un “supermercato religioso” e ha preso il sopravvento sulla moralista, influenzandola.

Delle seconde chiese, quelle “pentecostali-mercato”, per cominciare, vorrei dire cosa non sono.



Le nuove chiese evangeliche non sono...

* Le chiese evangeliche non sono sette chiuse, fondamentaliste che si segreghino o facciano un lavaggio cerebrale sul tipo di Becky Fisher coi suoi Jesus Camp. Qui non c’è l’ossessione di intruppare le persone per una guerra santa, sul tipo dei bambini islamici preparati per morire come kamikaze. Anche le chiese evangeliche di ieri, pur moraliste, non arrivavano ad essere un ghetto.

* Neppure si tratta di chiese mandate e comandate dall’estero. Sappiamo, per esempio, che R. Reagan in vista della sua re-elezione alla presidenza degli Stati Uniti, aveva fatto ricorso ad una équipe di experts, specialmente sociologi, che studiassero la situazione del continente americano e elaborassero una strategia di politica estera; l’équipe aveva stilato il Documento di Santa Fé dove si afferma che gli Stati Uniti avrebbero avuto buon gioco nel continente solo rompendo il monolitismo della chiesa cattolica in America Latina. Reagan non esitò a foraggiare alcune chiese evangeliche, sia pentecostali che fondamentaliste, perché invadissero l’A.L., soprattutto il Brasile. Ma è storia passata. Gli Stati Uniti “consumisti” non sono più così devoti delle chiese evangeliche... che consumano solo Bibbia e qualche metro in più di stoffa per giacche e gonne castigate. Oggi le chiese evangeliche sono, nella quasi totalità, autonome, autosufficienti e nazionali.

* Oserei dire che non si tratta neppure di vere chiese protestanti, almeno non di quelle classiche. Basti ricordare le tesi 93-95 di Lutero che dicono:

“Benvenuti tutti quei profeti che dicono al popolo di Cristo: Croce, croce!, mentre croce non c’è.

Si devono esortare i cristiani a sforzarsi di seguire il loro capo, il Cristo, attraverso le pene, le morti, gli inferni. E ad entrare nel cielo attraverso molte tribolazioni (Atti 14,22) piuttosto che confidarsi nella sicurezza di una falsa pace”.

Le nuove chiese sono semmai nella linea della new-age/next-age. Non croce ma adrenalina.

* Le chiese evangeliche non sono figlie del secolarismo. Secolarismo, materialismo pratico e relativismo svuotano le chiese cattoliche nel primo mondo. Ma qui la crisi cattolica (e protestante) s’accompagna a una rivincita del sacro. Semplicemente i cattolici sono invitati con insistenza a frequentare altre chiese e finiscono per accettare.

* Le chiese evangeliche non si originano dal conflitto tra tradizionalisti e profeti. Qui non c’è un protesto verso la chiesa cattolica perché tradizionale, o verso la politica “invadente e oscurantista” del Vaticano su temi sociali fondamentali. Qui nessuno chiede lo “sbattezzo”, anzi molti si battezzano una seconda volta nelle chiese evangeliche. Semmai c’è una critica alla chiesa cattolica, perché impegnata nel sociale con la teologia della liberazione... a scapito del bene spirituale delle anime. Ma in genere oggi il proselitismo delle chiese rifugge dal confronto. C’è ancora qualche chiesa che denigra la chiesa cattolica e si presenta come l’unica capace di salvare, ma la pubblicità evangelica oggi è piuttosto “ecumenica” e competitiva: ogni chiesa vende il suo pesce, invitando tutti - i cattolici in particolare - a participare alle celebrazioni evangeliche.

* Chiese né dogmatiche né anti-dogmatiche. Dicono i sociologi che in un mondo di cultura di massa come il nostro, il popolo vuole un’identità chiara, fatta di pochi precetti indiscutibili. La religione che più cresce oggi è l’islam perché con i cinque pilastri meglio risponde a questa esigenza dogmatica; tra le chiese cristiane crescono quelle fondamentaliste; e dentro al cattolicesimo crescono i movimenti integralisti.

Ci sono poi persone che preferiscono l’estremo opposto, di assenza di dogmi: tutto è relativo. La dottrina che meglio vi corrisponde è il buddhismo: non una tegola sopra il capo, non una zolla di terra sotto i piedi. Si va alla deriva, senza traumi. Anche il buddhismo è in crescita. Nella linea dell’anti-dogmatismo c’è il pentecostalismo, lui pure in espansione.

Dicono i sociologi che la chiesa cattolica perde terreno perché preferisce il centro, prendendo le distanze dal dogmatismo radicale e dal relativismo.

Sarebbero le nuove chiese evangeliche dogmatiche? Esse hanno il precetto sacrosanto delle decime e dell’astensione dall’alcool, ma su altri punti transigono parecchio, senza però cadere nel relativismo. Si tenga anche presente che l’islam e il buddhismo qui sono irrilevanti, senza adepti.



Le nuove chiese evangeliche sono...

Dicendo cosa le nuove chiese evangeliche non sono, emerge l’interrogativo su che cosa esse siano. Naturalmente c’è una gamma di tipi differenti di chiese, sia nel gruppo delle chiese moralistiche, che in quello delle chiese supermercato; ma incontriamo più di un elemento comune a tutte.

Per cominciare, c’è la centralità della predicazione: i pastori partono da una pagina della Bibbia e fanno la loro esegesi, a volte con buona base, più spesso tra istrionismo e apocalittica sadomaso. Altro elemento è la localizzazione degli ambienti di celebrazione: prevalgono i saloni aperti sulle vie principali; in trecento metri di “avenida”, sui due lati, ho contato nove di questi saloni. Altro denominatore è la preghiera di supplica per ottenere miracoli; e ci sono le testimonianze dei miracolati, cioè di persone che hanno risolto tutti i loro gravissimi problemi dopo essere entrati a far parte di quella specifica chiesa. In campo etico si chiede di accettare Gesù nella propria vita, ma questo non significa pentimento dei propri peccati e obbligo a una morale personale, famigliare, sociale. Come già dissi, su una cosa non si ammette eccezione: pagare le decime; esse sono condizione di benedizione o maledizione da parte di Dio; alle decime vanno aggiunte le offerte. Altri elementi comuni sono: la frequenza delle celebrazioni (quasi ogni sera, per due ore); la participazione maschile (il marito con la sposa); il vestito, quasi un’uniforme; il ruolo del canto e di una participazione elementare con “amen, alleluia”; l’uso di parole bibbliche (quasi nominate invano) sia nei nomi di edifici, sia nella conversazione e nel commercio; il supporto della televisione...

Non mancano aspetti interessanti: di solito, chi “si converte” abbandona alcool, fumo e prostituzione; dovendo pagare le decime, comincia a organizzare la sua economia per poter essere fedele; sostituisce la Madonna e i santi con la Bibbia; passa a credere molto nei miracoli; compra CD e DVD di musica religiosa; diventa “Jesus freak”, (cioé Gesù-dipendente, drogato di Gesù)...





Il segreto della riuscita

(La parte che segue è frutto di ricerca recente sulle chiese). Scoprire i segreti della riuscita del modello delle nuove chiese evangeliche può aiutare a completare il quadro della loro identità.

* Le celebrazioni delle chiese evangeliche sono “show”. Un evangelico mi disse: “Chiesa è come squadra di calcio: a uno piace la squadra che è tifoso...”. L’uomo comune va nella chiesa che gli piace, come il tifoso va ad uno stadio, senza porsi nessun problema rispetto alla verità.

Si tenga presente che gli abitanti di Manaus nella quasi totalità vengono dall’interno della foresta o da altre regioni dove vivevano una vita “mansa”, cioè rilassata, seduti sull’argine del fiume o sotto un albero... Venendo a Manaus, hanno accettato gli orari di lavoro del PI (Polo Industriale) della zona franca di Manaus; ma di sera, a fine settimana e in tempo di ferie siedono sul marciapiede davanti a casa (a vederli dà una stretta al cuore), dove spesso improvvisano un piccolo bar. Col passar del tempo e con l’incentivo della televisione, sentono la necessità del divertimento. In città però i teatri e i cinema sono pochi: ecco allora che le chiese offrono quasi ogni sera lo show religioso. Si tratta praticamente di monologo di uno o più pastori. La formula funziona perché la cultura amazzonica è orale e non scritta; e la parola di Dio ha un fascino irresistibile su tutti, uomini e donne. Raramente c’è qualcosa di piú teatrale: il corridoio della liberazione formato da 70 pastori, la distribuzione del fazzoletto unto, il battesimo sul fiume...

Quanto alla chiesa cattolica, non pochi la vorrebbero “carismatica”, così mostrerebbe che a fare show non è seconda a nessuno. Eviterebbe così il salasso di fedeli che l’affligge.

* Insieme con lo show va “l’alienazione”. La colonizzazione ha re-culturato gli indios e le popolazioni meticce; ha minato la participazione e stabilito un meccanismo di dominazione politica autoritaria che concentra la ricchezza e il potere nella mani di pochi e garantisce l’esclusione della maggioranza. La mancanza di vere esperienze di democrazia riflette ancor oggi nella vita religiosa, oltre che nella politica. Le CEBs (Comunità Ecclesiali di Base) che propongono una chiesa ministeriale dove responsabilità e ruoli sono distribuiti democraticamente, hanno vita difficile perché vanno controcorrente. La CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile), specialmente ieri ma anche oggi, dà direttrici per coscientizzare le persone, abbinare salvezza e liberazione, aprire gli occhi dei fedeli, in particolare nelle elezioni. Ma la lotta della CNBB per la giustizia e la censura ai candidati corrotti è criticata dagli evangelici, come ingerenza politica anti-biblica. Da parte loro, i pastori evangelici trescano con politici corrotti; formano “feudi elettorali” di partiti di destra per poi averne favori; si presentano anche come candidati, non facendo mistero che se eletti favoriranno la loro chiesa... Insomma, il popolo, assuefatto all’esclusione, preferisce participare non alle CEBs, ma a celebrazioni alienanti, dove ascolta, agita le braccia, dice “amen e alleluia”, talvolta prega in lingue, talvolta dà la sua testimonianza guidata e strumentalizzata, ma continua separando la fede dalla vita.

Se il mio esame della situazione corrisponde, dobbiamo dire che siamo all’opposto dell’obiettivo della religione che, a detta di A.J. Heschel, “dev’essere quello di contrastare... la banalizzazione dell’esistenza umana”. Siamo anche all’opposto della tradizione ebraico-cristiana: il popolo di Dio aveva ben presente la questione sociale, la giustizia, l’attenzione al bene comune, i diritti dei poveri. E Paolo non esita a dire che “il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rom 14,17). Coincidenza non casuale: le nuove chiese evangeliche si diffondono in un periodo in cui la giustizia è in ribasso nel pianeta (da 20 anni a questa parte) ed esse rinforzano una cultura di esclusione e manipolazione invece di costruire participazione critica e cultura democratica.

* Basilare nelle chiese è la “strategia delle decime” (=10% del salario o dell’attivo di un mese di attività). È innegabile che i pastori hanno studiato bene la strategia. Essi hanno deciso di limitare il ministero alle celebrazioni serali, escludendo iniziative sociali che richiederebbero tempo, strutture, risorse umane ed economiche, controlli statali e comunali. I pastori, in maggioranza, sono liberi professionisti che arrotondano lo stipendio con le prediche serali. Quanto arrotondino e chi li paghi, ce lo svela Malachia (3,8-10).

Può un uomo frodare Dio? Eppure voi mi frodate e andate dicendo: «Come ti abbiamo frodato?». Nelle decime e nelle primizie.

Siete gia stati colpiti dalla maledizione e andate ancora frodandomi, voi, la nazione tutta!

Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo, - dice il Signore degli eserciti - se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti!

Malachia è stato l’unico profeta che andava a bracetto con i sacerdoti del tempio. È il preferito dei pastori che nella loro predicazione ripetono: Chi paga le decime è benedetto da Dio con l’abbondan

za materiale, chi non paga le decime è maledetto. Dio stesso dice che è solo provare per credere!

Diventa di somma importanza la testimonianza di fedeli che hanno provato e hanno ricevuto il centuplo. È già capitato che la moglie del pastore abbia testimoniato... truccata da popolana.

Ogni dieci persone assalariate che paghino le decime, è un salario per il pastore; ogni cinquanta, sono cinque salari: è matematica. Inoltre, nella Bibbia si parla anche di offerte: i pastori studiano meccanismi per avere offerte quanto e più delle decime.

Ricorrere a 3 versetti di Malachia, presi alla lettera, prescindendo dal contesto di tutto il passo e del tempo in cui fu scritto, è terrorismo religioso a scopo di estorsione. Al tempo di Malachia, la pratica delle decime rispondeva alla struttura di una società teocratica con sovrastruttura religiosa pesante e che attendeva ad alcune attività anche sociali. Già al tempo di Gesù la pratica era differente e lui diede non il 10%, ma il 100%: Il mio corpo è vero cibo: chi lo mangia vivrà per sempre (cfr Gv 6).

Una cosa che sorprende è vedere come le persone, salvo eccezioni, accettano di pagare le decime e si ritengono perfino onorate a farlo. La cosa si spiega, forse, culturalmente (oltre che col terrorismo religioso cui accennavo): gli amazzonensi hanno una spiccata religiosità e pagare le decime è dare a Dio quel che è di Dio; essi hanno anche uno iato tra lavoro e ricchezza, infatti per gli indios tutto è dono (di madre natura) e per i negri il lavoro non dava ricchezza allo schiavo ma al suo padrone. Lo “iato” continua in un’economia quotidiana senza calcoli, col denaro fluido: qui si chiede, si presta, si spende, si dona molto facilmente.

Ma così i pastori diventano i furbetti del quartiere. Faccio solo un esempio, reale. L’Apostolo Valdemiro Santiago per giorni e giorni alla televisione ripete che ha ricevuto da Dio la missione di arrivare in 3 anni a un milione di dizimistas (fedeli che pagano le decime). Se ci riesce, intascherà l’equivalente di centomila salari al mese!

NB. Nell’Italia agricola la chiesa aveva stabilito il “quartese”: uno per quarata, o 2,5%. Le decime sono quattro volte il quartese! La chiesa cattolica in Brasile incoraggia il cattolico a pagare una mensalità, ma è il fedele stesso che ne decide il valore, e la comunità che raccoglie le mensalità deve presentare il bilancio di quanto è entrato e come viene speso, pratica questa estranea alle chiese evangeliche, dove il pastore intasca le decime senza nessun rendiconto.

* Continuando sul tema della strategia dobbiamo parlare di “azzardo”. I fedeli sono sollecitati a versare offerte, oltre alle decime. Anche qui sorprende l’entità delle offerte, al cui confronto quelle dei cattolici sono ridicole. Ma forse la cosa si spiega dicendo (chiedo venia) che le chiese sono “casinò religiosi” dove si può giocare e vincere. Chi sta al banco è Dio che è generoso e non imbroglia. La posta in gioco è sempre alta: la salute per un malato grave; la ripresa economica di chi è in fallimento; il superamento di vizi o altri problemi per chi non vede luce in fondo al tunnel: veri miracoli! Con la posta in gioco alta, anche l’offerta dev’essere alta. Si dà il caso di persone che donano tutto alla loro chiesa, perfino la casa, in vista del miracolo. Se il miracolo non viene non ci sarà nessuna restituzione/risarcimento, il fedele non ne ha diritto perché egli stesso ha alienato volontariamente i suoi beni (come il giocatore al casinò).

Il miracolo dell’arricchimento non avviene mai per i poveri, da quel che mi risulta. Ma si dà il caso di industriali o commercianti in fallimento che sono stati aiutati a rissollevarsi con prestiti di denaro (perfino con lavaggio di denaro sporco).

* Per completare la strategia, c’è la “franchia”. Ci sono chiese che hanno saputo organizzarsi meglio e con più coraggio, perfino con spregiudicatezza, come la Chiesa Universale del Regno di Dio del “vescovo” Edir Macedo e la Chiesa Universale della Grazia del “missionario” R.R. Soares. Si tratta di chiese “elettroniche e supermercato” con filiali ovunque, anche all’estero; padrone di canali televisivi e di imperi economico-religiosi. Esse oggi preferiscono clonarsi con la franchia: concedono il marchio a un pastore che ne faccia richiesta, in cambio di una percentuale sul guadagno. Dirigere una chiesa evangelica è un affare lucrativo e di modico investimento. In tempo di crisi, la carriera come predicatori è una possibile soluzione per operai e professionisti disoccupati o in difficoltà economica. Questo è l’iter che l’aspirante pastore deve seguire: frequentare un corso di formazione per pastori; prendere in affitto un salone; acquistare un centinaio di sedie di plastica (bianche, da giardino, per intenderci); comprare a rate una cassa acustica con microfono, entrare in contatto con R.R. Soares della Chiesa Universale della Grazia e aprire la filiale R.R. Soares. Dovrà pagare fino a 60% di franchia, ma c’è possibilità di guadagnare ben più di quanto guadagnava di salario. Se gli va male, il debito non sarà alto e, chissà, sarà trattato col rispetto che si deve a un religioso.

* Mettendo insieme i vari elementi presentati fin qui si capisce che le nuove chiese evangeliche sono “un affare per i pastori e una moda per i fedeli”. Moda non nel senso peggiorativo, quanto nel senso che andare a sera ad una celebrazione è “in” ed è pratica molto diffusa. C’è nei fedeli delle chiese evangeliche anche il senso di “conversione” da cattolici-non-partecipanti in evangelici-fervorosi, decisi a coltivarsi spiritualmente attraverso la parola di Dio. Sono uomini che durante il giorno lavorano in condizioni spesso disagiate, umilianti, ma a sera vestono dignitosamente, prendono la Bibbia sotto il braccio e si incamminano ad un salone-chiesa. Ma vi incontrano una spiritualità non originale, bensì importata e alienante. Io ritengo che essi meriterebbero di più!



Conclusione

Penso a quei versi di Paul Valery: Il vento si alza, bisogna tentare di vivere! I fedeli evangelici si sono alzati, ma per quale livello di vita? Credo che Gesù ne avrebbe pena: manca loro quella umanità di pranzare con Matteo e trasformare in vino l’acqua di Cana (a Manaus sta diventando difficile trovare una pizzeria che serva la birra, tanto gli evangelici fan guerra agli alcoolici: si sta forzando una cultura analcolica!). A Manaus un uomo a sera, dopo un giorno duro o va alla chiesa evangelica, o continua ad andare al pub per beverci su. Mi domando: perché non alle Comunità di Base o a riunioni civiche o in casa con i suoi?

L’invasione delle chiese evangeliche - mi dicono - è fenomeno tipico di tutto il terzo mondo: quindi dev’essere studiato con la stessa serietà che lo sono il colonialismo e neo-colonialismo. I “signori evangelici” sono le nuove elite locali che hanno imparato in fretta la lezione dell’uomo bianco di sfruttare e plagiare i suoi simili.

Alla finestra, mentre tramonta il sole - alle diciotto come ogni giorno dei dodici mesi -, mi domando: Se siamo nel cuore dell’Amazzonia, dov’è il canto dell’acqua? Dove il fremito degli alberi della foresta? Il jamburee dei papagalli? E sogno la storia che vorremmo e dovremmo costruire. Come contrapporre all’alienazione l’identità; al metodo dell’esclusione, quello della participazione... Per cominciare, occorre conoscere e riconoscere le differenze culturali, coperte dalla cenere della colonizzazione. E non solo affermarle, come anche sceglierne i valori in libertà per una costruzione dinamica, con i piedi a terra, in vista di una identità da terzo millennio. È la convivialità delle differenze, che sta anche all’orizzonte del primo mondo popolato di migranti. Ma qui in particolare si tratta di ascoltare le voci dell’indio e della foresta che si condizionano mutuamente e si parlano: una lezione di vita per i problemi ambientali. Ci sono poi le culture meticce, come la cabocla-rivierasca, fatta di cameratismo, solidarietà, generosità, incline alla festa, lontana dall’ambizione e dall’accumulazione... Indios e caboclos hanno una fede in Dio non discorsiva, ma fatta di esperienza, vita, spiritualità del quotidiano; come viandanti la cui orma leggera non ferisce la Madre Terra e il destino è nei pascoli eterni...



Intanto il sole è tramontato, è bene che prenda il mio breviario e reciti la compieta. (p. Arnaldo)

11 gennaio 2010

SAVANA BRASILIANA

Nelle foto: momento di preghiera e animazione nell´incontro di Goiania - i due professori - Anna Maria Melini e la sua assistente Edilene, che mi hanno ospitato e hanno partecipato con me. Il tempo passa anche per l´Anna, ma ha ancora un buon spirito.

Vi assicuro che in questo momento sta piovendo il finimondo. Il portichetto di casa mia é diventato un lago. Sembra quasi che non ci sia nemmeno il tetto. Eppure ieri é stata una domenica di sole con un cielo splendido, e alla sera ho celebrato a Taquaral, ai piedi della Serra Brandão, che é uno scenario divino. Questa é l´ora dei mattutino dei monaci, non sono solito alzarmi cosí presto, ma sono stato svegliato da una raffica di tuoni e lampi incredibile. Non potevo perdere questo spettacolo! Assai migliore e piú autentico della raffica di mortaretti che comincerá tra un paio d´ore in centro cittá, per dare inizio alla novena del patrono San Sebastiano, con quella sveglia mattutina tradizionale che si chiama "alvorada". Mi sono detto: "A rischio di bruciare il modem con tutti questi fulmini, stamattina faccio la pagina del blog".

Come promesso, ho fatto la settimana di studio ambientale, offerta dal teologo-biblista Sandro Gallazzi e dal professore di Altair Sales. Titolo: "Il cerrado: dalla resistenza scaturisce la vita". Non ve ne faró una sintesi ora, perché l´ho appena terminato e devo ruminarlo un poco per cogliere il meglio della sostanza. Posso anticiparvi che il tema centrale é stato il "cerrado", che é l´ambiente biologico della nostra regione e della maggior parte del Brasile (va dal Piauí nel Nordest fino ai confini del Paraguay nel sud-ovest|). La traduzione italiana di "cerrado" piú vicina al vero é "savana". Il punto focale dello studio é stato quello della "resistenza", perché era destinado a persone impegnate in gruppi di difesa ambientale. Dal punto di vista scientifico Altair, che conduce da molti anni ricerche in questo campo, ha situato il problema cosí: il cerrado é una modalitá ambientale (un bioma, come dice lui), che si é formata in milioni di anni ed é sostanzialmente invariata da 65 milioni di anni. Negli ultimi 50 anni ne é stato distrutto, vertiginosamente, intorno al 95 per cento. L´eliminazione del cerrado, nelle forme in cui viene fatta, minaccia il rifornimento delle sorgenti dei fiumi di gran parte dell´America del Sud: perché esso é situato in tutto l´altipiano centrale e il suo lenzuolo freatico distribuisce l´acqua a fiumi come São Francisco, Araguaia, Tocantins e Paraná, che portano l´acqua nelle varie direzioni. La dura realtá é che quest´opera di distruzione é il risultato dell´economia capitalista che considera la natura appena come materia prima per la produzione, finalizzata al lucro. Quí "capitalista" non va letto nella chiave destra-sinistra, o capitalismo-socialismo: infatti ambedue i sistemi, per quanto riguarda le questioni ambientali, fanno uso dello stesso pensiero.

Piú complicato il lavoro dello spettacolare Sandro Gallazzi, che doveva trovare nella Bibbia fondamenti teologici a favore dell´acqua, della terra e delle piante e animali e motivi per stimolare la resistenza. Nella Bibbia c´é tutto e il contrario di tutto. Ci sono i testi di Isaia che annunciano la distruzione ambientale frutto dell´infedeltá a Dio e le fontane che scaturiscono e i fiori che sbocciano nel deserto come opera di Dio che viene incontro al suo popolo. C´é il cammino dal deserto alla terra ove scorre latte e miele. Vi é il testo della creazione, in cui Dio affida all´uomo la cura del giardino. Ma ci sono pure le celebrazioni a Javhé in cui si uccidono 300 mila buoi in una festa, e l´altare degli olocausti con un braciere che dev´essere alimentato tutto l´anno perché non deve mai spegnersi. Il maestro si é soffermato sul tema della resistenza, e ha citato testi di Giuditta, Cohelet, Cantico dei Cantici, Ruth, eccetera. Chi resiste é sempre il popolo con la sua cultura: musica, teatro, cucina, agricoltura familiare e, in sintesi, voglia di vivere. Leggendo la Bibbia, si capisce che anche in materia ambientale, come in tante altre, non c´é da aspettarsi molto di buono dalle istituzioni, né civili né religiose. Possiamo avere fiducia solo in Dio e nella nostra forza di resistere, anche nella sofferenza.

Durante il corso ho comprato tre libri di Gallazzi (non tutti sull´ambiente) e uno l´ho letto. É affascinante. Ve ne cito uno che cade bene con l´argomento: "Agar, la schiava egiziana, cacciata via due volte dalla tenda di Abramo per la gelosia di Sara, é mandata nel deserto, verso la morte: lei e Ismaele, - suo figlio e nostro mezzo-fratello, pure - Ismaele padre degli arabi, dei beduini e dei palestinesi, che continuano a soffrire l´espulsione e allontanamento nella loro interminabile disputa coi figli di Sara. A Cades, prima, poi a Bersabea, all´estremo sud, sull´orlo del deserto del Negheb, dove Israele comincia e finisce, Agar scopre la veritá centrale di tutta la memoria biblica, condensata simbolicamente nel nome di Ismaele, il bambino reietto: "Gli darai il nome di Ismaele, poiché Javhé ha udito la tua afflizione". Il pozzo di Cades si chiamerá El-Roi, il Dio che mi vede. A Bersabea Agar scopre, ancora una volta, che "Dio ha udito le grida del bambino che piange". Il pianto che Agar non sopportava piú, fa scendere l´Angelo di Javhé liberatore, ad indicare il pozzo garanzia di vita, acqua che calmerá il pianto del piccolo. Questi stessi pozzi, domani, saranno presi da Isacco e Ismaele dovrá allontanarsi un altro pí. La memoria di chi é il nostro Dio, tuttavia, rimarrá sempre".

La resistenza, dice Gallazzi a voce, l´ha organizzata Gesú celebrando l´Eucaristia: una casa, una tavola, un gruppo di amici che credono e vogliono il Regno di Dio a qualunque costo, ed ecco pronto lo strumento per rinnovare ogni volta, in memoria di Lui, la forza resistente. Peccato che la gente ha la mania di trasformare tutto in scalata al potere.

Per oggi basta cosí: se volete di piú andate a leggervi la storia di Agar nel libro della Genesi (cap. 21) e i libri di Ruth e Giuditta, per conoscere i metodi ma anche la libertá di spirito dei nostri antecessori, che non erano imbranati e imbavagliati come noi dal benessere. Gallazzi (uno dei suoi libri) mi ha pure fatto scoprire un secondo libro dell´Esodo, a cui non avevo mai dato importanza. Provate a osservare anche voi: fino al capitolo 23 c´é una storia dell´Esodo in cui Mosé parlava direttamente con Dio e Dio con lui, e almeno in un´occasione diede pure il permesso a una settantina di giovani di prendere la parola nella Tenda Santuario, lá nel deserto. Dal capitolo 24 in poi, la storia é rifatta in tutt´altro modo. Mosé non puó piú vedere Dio né entrare nella Tenda, perché la gloria di Dio fa un fumo tale che occupa tutto lo spazio. D´ora in poi solo Aronne e i suoi potranno rivolgersi a Dio per il popolo: faranno da intermediari, e bisognerá pagarli saporitamente. Pare ovvio che l´Esodo ha subito una aggiunta postuma. Probabilmente Esdra e Neemia, dopo il ritorno dall´esilio, hanno ritoccato i vecchi racconti del deserto che parlavano dell´amore di Dio e del suo affetto per Israele, e vi hanno aggiunto quanto bastava per giustificare l´esclusiva dei sacerdoti istituiti. Una bella meditazione per l´anno sacerdotale.

Leggete pure "Palaveggio anni 40", che ho offerto ai lettori del blog come strenna delle feste natalizie. Il link lo trovate nella lista in calce al blog. Sorvolando l´aspetto personale e autobiografico, che assomiglia probabilmente a quello di molti, ci trovate come un essere umano viene al mondo in mezzo a una guerra e a tante difficoltá, e sostanzialmente si dedica a una sola cosa: vivere, ignaro del problemi del bene e del male che sono in azione, scatenati. Ma il male c´é, per i piccoli e per i grandi, perché siamo una famiglia e quello che ciascuno fa si riflette su tutti gli altri. "Prega per noi peccatori, adesso e nell´ora della nostra morte. Amen".

3 gennaio 2010

PER IL FUTURO DELLA TERRA

Grazie a Dio, abbiamo raggiunto il 2010! Avete stappato lo spumante? Avete mangiato l´uva? Molto sobriamente, io ho celebrato la messa in un villaggio alle nove, poi ho declinato tutti gli inviti e sono andato a letto. A mezzanotte mi sono svegliato coi botti: non tantissimi, per la veritá. Devono averli consumati tutti nelle dispute tra i due sindaci: nei giorni dei processi, ognuna delle due parti andava in giro con i camion a sparare mortaretti per celebrare la vittoria del suo candidato...

Dicono, giustamente, che per essere testimoni del Vangelo, bisogna stare in mezzo alla gente. Gesú andava a cena coi pubblicani. Le feste hanno il pregio di farci incontrare e confraternizzare, in esse condividiamo i momenti importanti dell´anno e della vita. Io peró non ho piú l´etá di Gesú, e a parte questo vi dico sinceramente: sono sempre piú allergico a queste feste rituali. Mi stancano. Con tutti i pregi, sono anche sempre piú contaminate dal consumismo sfrenato.

Come simbolo di prosperitá qui mi pare che non usino la papaya, che sarebbe la frutta piú adatta perché ce n´é in abbondanza. Io ve ne metto una foto sul blog: é una delle due piante cresciute spontaneamente accanto al muro di casa. L´unico lavoro che mi hanno richiesto é stato di gettare un pugno di sementi in terra e poi togliere, man mano, le piantine piú deboli e lasciare solo le piú forti. Hanno l´etá di un anno.

Di ambiente abbiamo parlato nell´omelia, perché il papa stesso ha inserito l´argomento nel suo messaggio di fine anno sulla pace. É un tema molto sensibile, e merita un allarme generale anche se a Copenaghen i grandi hanno dato l´impressione che si possano ancora rimandare i provvedimenti all´infinito. Una parte consistente dell´attuale crescita economica del Brasile é merito, se cosí si puó chiamare, di una smisurata tolleranza verso le imprese che inquinano terra, aria e fiumi e che producono alimenti che noi consumiamo perché non sappiamo come vengono preparati. Nei paesi ricchi questo problema non c´é: lá é giá tutto inquinato. Ma c´é la ricerca, mi pare, di fonti alternative di energia: un problema che il governo brasiliano snobba, perché aspetta a breve scadenza i 300 milioni di barili di petrolio del pré-sale, e spera che continui la crescita vertiginosa del settore automobili per venderli a caro prezzo.

La settimana prossima resteró tutta la settimana a Goiania per il corso estivo di aggiornamento, che quest´anno avrá come tema l´ambiente. I professori sono due: Sandro Gallazzi per l´aspetto biblico e di fede, Altair Sales Barbosa per quello piú strettamente scientifico. Altair é professore dell´Universitá Cattolica di Goiás, nella capitale, dottore in archeologia. Gallazzi é dottore in teologia biblica. Sará messo a fuoco, secondo il programma, soprattutto il bioma del cerrado, che si definisce: "Una foresta a rovescio, con i due terzi sotterranei, é un tipo unico di vegetazione dotata di un complesso sistema di radici responsabile del trattenimento del 70% dell´acqua piovana che alimenta la falda freatica da cui scaturiscono le sorgenti del Rio São Francisco, dell´Araguaia, del Tocantins e del Paraná.

Per quest´oggi vi lascio quí. E non aspettatevi altri post per qualche tempo. C´é il corso (saró ospite dell´Anna Maria Melini), poi c´é la novena del patrono di Itaberaí, San Sebastiano, nella quale lanceremo il tema della prossima Campagna della Fraternitá: Economia e Vita. Non so se avró tempo e argomenti. Nel frattempo distraetevi, se volete, cliccando sulla link Palaveggio anni 40, che trovate in fondo in fondo a questo blog. C´é una retrospettiva divertente degli anni della seconda guerra mondiale vista coi miei occhi da bambino. L´ho corretta in questi giorni e la condivido: ai vecchi piace ricordare e raccontare.

28 dicembre 2009

BILANCI DI FINE ANNO

Foto: la festa in pizzeria con gli amici e i figli degli amici.

Abbiamo giá cominciato a festeggiare fine anno e capodanno: vedete nelle foto. Cogliendo l´occasione della visita di Maria Helena, che fu missionaria laica in questo quartiere e in diverse comunitá rurali, abbiamo organizzato un incontro in pizzeria con i piú anziani della "caminhada" e coi loro figli, alcuni dei quali hanno giá la "namorada". Maria Helena ha visitato le comunitá, ha partecipato alla novena di Natale con quella di São Francisco, e dopo Natale se n´é andata. La visita, l´incontro e la condivisione (mangiare insieme) sono l´essenza del piano di salvezza rivelato da Gesú. É un buon fine anno e un buon auspicio per quello che sta per cominciare.

Pessime notizie, invece, da Vignola. Ne sono sconvolto. Iniziammo il 2009 perplessi per tutto quello scomposto vociferare (e voci-ferire) sul dramma Englaro. Ora lo finiamo con un omicidio in casa nostra: quasi in sacrestia, si puó dire. Vignola é il mio paese adottivo. Conoscevo il prete solo di vista, ma me ne hanno sempre parlato con stima e simpatia. La signora era mia amica 50 anni fa, quando lei era catechista e io seminarista. Col marito avevo un buon rapporto, qualche volta abbiamo pranzato insieme. Cosa sará successo? Come púó accadere? Che cos´é che puó indurre una persona (un prete) a diventare un assassino? Credo che tutti se lo chiedano. Io stento ancora a crederci. Il massimo che riesco a pensare é quanto siano fragili i nostri pensieri e giudizi, e quanto siamo impastati di fango al punto da diventare disumani! Allora: che la legge cerchi il responsabile, giudichi, condanni e punisca ma, sia ben chiaro, sappiamo che solo la misericordia di Dio puó salvarci. "Siate misericordiosi, affinché Dio vi usi misericordia". San Paolo, a suo tempo, scriveva: "So che il bene non abita in me, cioé, nei miei istinti egoisti. In me c´é il volere il bene, ma non sono capace di farlo. Non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio". E insiste: "Me infelice, chi mi libererá da questo corpo di morte? Siano date grazie a Dio, per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore". (Romani, 7, 14-25).

A fine anno l´istinto ci spinge a fare bilanci, anche se é meno divertente che andare in pizzeria. Ci sono tanti modi di farli, e il ventaglio di componenti da prendere in considerazione é assai ampio. Ci sono bilanci di carattere generale, altri ristretti alle vicende personali, altri ancora limitati alle vittorie e alle sconfitte, ai passi avanti o indietro nel campo politico, economico, ecclesiale, ecologico, eccetera. Io, di solito, rifletto sulla mia crescita umana e spirituale, che é poi strettamente collegata alla soddisfazione o insoddisfazione circa lo scopo che piú mi preme: la fedeltá a Cristo e l´impegno per il Regno. Ma non sono pensieri da mettere in circolazione su un blog.

Meglio riferirvi il bilancio politico-economico di Dom Demetrio Valentini, Vescovo di Jales (SP) e Presidente della Caritas Brasiliana, pubblicato su Adital il 23 dicembre: che mette in risalto le maggiori sfide che il 2010 erediterá dal 2009. Ecco il testo:

"Era grande l´attesa per l´arrivo del duemila. Si era creato attorno ad esso un immaginario collettivo denso, nel quale non mancavano scenari apocalittici, proprii di contesti di millenarismo. La realtá ha mostrato che la natura continua col suo ritmo e la storia con la sua dinamica. Il nuovo millennio porta con sé l´ereditá di quello anteriore, e bisogna affrontare le sfide che abbiamo ricevuto.

Ora é giá passata la prima decada del nuovo secolo. Osservata con attenzione, puó servire da campione di ció che ci aspetta nel prossimo futuro. Alcuni fatti sono in risalto: l´attentato dell´undici settembre, la potenza economica della Cina, la crisi ambientale, tanto per prendere quelli piú in evidenza. La virulenza dell´abbattimento delle torri gemelle, l´11 settembre 2001, si rivestí della liturgia mediatica dei grandi spettacoli, ma trasmise un messaggio chiaro e incisivo. Le torri gemelle erano simbolo della scandalosa concentrazione economica, moralmente perversa, ecologicamente insostenibile. In un mondo sempre piú globalizzato, diventano sempre piú insopportabili le disuguaglianze sociali ingiuste, prodotte da un sistema economico sfruttatore ed escludente. Gli esclusi non tollerano piú i privilegi che escludono.


L´attentato dell´11 settembre presenta la sfida chiara di un nuovo ordine economico mondiale come compito di questo secolo, che non si puó rimandare. Solo cosí il mondo potrá coltivare una ragionevole speranza per il millennio. Se si continua cosí com´é, l´economia mondiale diventerá senza soluzione entro poco tempo.

Un fatto che si impone alla nostra attenzione, in questo nuovo secolo, é la sorprendente ascensione della Cina sullo scenario mondiale politico ed economico. La Cina sta squilibrando il mondo. É riuscita nella prodezza inaspettata di unire i due peggiori ingredienti prodotti dalle innovazioni degli ultimi due secoli, e metterli al servizio della sua crescita economica, a spese del vero sviluppo umano mondiale. Da una parte, continua ad avere un regime politico statizzante e dittatoriale, nell´esercizio di un comunismo radicale e intollerante. Dall´altra, ha adottato pratiche del peggiore dei liberalismi economici, sfruttando la manodopera a buon mercato delle centinaia di milioni di cinesi che sono nella fila dei disoccupati. Cosí la Cina riesce ad invadere il mondo con una gamma di prodotti ogni giorno piú ampia, frutto di una nuova forma di schiavitú, che viene ridistribuita al mondo intero, che si vede costretto a pagare meno gli operai per mantenere la competitivitá dei suoi prodotti. Il "fattore Cina" si fa presente in tutte le situazioni.

Una delle chiare sfide della politica mondiale, in questo inizio del secolo 21, é integrare la Cina nel convivio della democrazia, nel rispetto minimo dei diritti umani elementari.

Ma il campione piú evidente di questa prima decada del nuovo millennio arriva rivestito dai colori della crisi ambientale. All´inizio di questo millennio, si aprono gli occhi della coscienza ecologica. I segnali sono ogni giorno piú evidenti. Lo squilibrio si manifesta in molti modi. Il sintomo piú incontestabile é il rapido scioglimento dei ghiacciai, che sono la maggiore riserva di acqua dolce del pianeta. O l´umanitá inverte questo processo, o rischia di rendere impossibile la vita sul nostro pianeta.

Entriamo nel nuovo millennio con le spalle appesantite dalle conseguenze di equivoci accumulati negli ultimi secoli. Il vantaggio puó essere quello di essere consapevoli che é arrivata l´ora di affrontarli, con determinazione e coraggio. Il fallimento di Copenaghen mostra che non siamo ancora pronti. Cambieremo in tempo?"


Se avete finito di leggere l´analisi di Mons. Demetrio, vi passo ora un bilancio piú leggero e divertente, sotto la forma di "Lettera a Gesú Bambino". É di Beppe Severgnini, pubblicato su Corriere della Sera. Copio e incollo:

Caro Gesú Bambino: è nostro dovere avvertirti. Se quest'anno decidi di scendere nuovamente tra noi, lo fai a tuo rischio e pericolo. Non c'è Erode, questo è vero. Ma il momento è rissoso (in politica, in economia, sul web, alla stazione Centrale di Milano), e vedrai che proveranno a metterti in mezzo.

- per cominciare, cercheranno di arruolarti in un partito. Sotto Natale, improvvisamente, tutti cattolicissimi: gente che usa il crocefisso come un manganello, atei devoti e calcolatori, ministri preteschi e prelati ministeriali. Come hai detto? Ieri Di Pietro ti ha scritto, mettendoti in guardia dal diavolo? Uno di questi giorni ti suggerirà una frase: «Tu sei Di Pietro, e su questa pietra edificherò il mio partito». Non fidarti.

- alla Camera litigheranno per stabilire se Astro del ciel è di destra mentre Tu scendi dalle stelle è di sinistra. Al Senato Schifani griderà "Abbassiamo i toni!". Rutelli ti offrirà la tessera n.2 del suo nuovo partito (la n.1 se la tiene). La Santanché dirà che la cometa è ispirata a una sua pettinatura.

- rischierai di restare bloccato nella grotta, al freddo. Causa eccezionali precipitazioni di natura nevosa - oggi le nevicate si chiamano così - i trasporti non sono assicurati, il riscaldamento nemmeno. Il bue e l'asinello? Scòrdateli. Il primo è in sciopero contro il prezzo del latte alla stalla, per solidarietà bovina. L'asinello - detto anche somaro - è impegnato a discutere nei salotti TV.

- nella grotta arriverà una troupe del Tg4 in cerca di storie alternative di Natale ("Coppia hippy si rifugia con figlio neonato in una grotta - non sapeva che il Cavaliere ha abolito l'Ici sulla prima casa!"). E se tu dirai loro "Abbiate Fede!", quelli risponderanno "Ce l'abbiamo, ce l'abbiamo. Da diciotto anni... "

- rischierai di finire nella pubblicità del Pan di Stelle o di un pandoro. Ti chiederanno di esclamare "E' divino!" - e lassù Qualcuno potrebbe dispiacersi. Non solo: Lavazza e Nescafè stanno litigando per una pubblicità ambientata dalle tue parti - sì, in Paradiso. Se ti trovano, ti chiedono un arbitrato. Rischi di passare la notte di Capodanno con Bonolis, Clooney e la Canalis, scocciata perché tua mamma è più giovane e carina di lei.

- a proposito: Maria è meravigliosa, ma un po' fuori moda. Pensa che non ha nemmeno venduta l'esclusiva delle tue prime foto a Chi e non ha creato un gruppo Fan di Jesus su Facebook.

- Giuseppe, bravo artigiano e tuo papà in terra, verrà chiamato Pino, Pinuccio, Giusè, Puccio, Peppe e Beppe - te lo dice uno che se n'intende. "Da Pinuccio & Figlio snc - Infissi e porte blindate" (visti i tempi).

- qualcuno dirà che Babbo Natale - laico, casinista e sovrappeso - è più televisivo di te. Tutti possono interpretarlo: basta un cappello rosso e la barca bianca. Per imitarti, invece, dovremmo tornare umili. E questo, in Italia, non va più di moda.
Dimenticavo. Non aspettare i Re Magi. Sono extracomunitari senza visto e sono stati oggetto di respingimento.


Sempre a proposito di bilanci, ve ne propongo uno di poeta: Eugenio Montale. I poeti mi piacciono. Dopo i profeti biblici e i mistici cristiani, i poeti sono quelli che sanno trovare le parole piú suggestive per volare alto e non rimanere impantanati nella quotidianitá.

La Storia

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.

La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l'ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell'orario.

La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C'è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

22 dicembre 2009

CI FACCIAMO GLI AUGURI?

Le foto: 1) Le strade di campagna inondate dalla pioggia, visione notturna; 2) la confraternizzazione dopo la messa nella comunitá di Córrego Rico.

Il motto: "Se il mio dolore serve a salvare il paese, sono felice di soffrire".

Mi pare che in Italia andiate in ferie domani. Padre Mauro, il nostro pretino che studia a Roma, ci ha mandato un messagio e-mail per avvertirci che la facoltá ha chiuso il 19 e riaprirá il 5 gennaio (perché non il 7?). É a Modena, o meglio, a Castelnuovo, ospite di don Isacco. In questi giorni arrivano auguri da ogni parte: perfino dal Centro Missionario di Modena. E allora dái, perché non ci facciamo gli auguri anche noi? La settimana scorsa vi ho postato la lettera di Natale, e adesso...auguri e basta.

La piú bella novitá di questi giorni é che piove molto. Nonostante i gas serra, le delusioni del summit mondiale di Copenaghen, l´incapacitá dei popoli e dei loro governi di mettere un freno alla distruzione delle foreste, al consumismo e all´inquinamento, le piogge sembrano tornate come ai vecchi tempi. La natura resiste. Andare in campagna di notte a celebrare la messa quando piove forte, come ho fatto io venerdí scorso, puó creare qualche difficoltá: le strade sono allagate, come spero potiate vedere nella foto che ho scattato dalla macchina (era quasi mezzanotte, e non potevo uscire dalla macchina per non bagnarmi). La comunitá di Corrego Rico era un pó meno numerosa, ma parecchi si sono riuniti ugualmente nonostante abbiano dovuto fare una camminata a piedi, con l´ombrello e la torcia elettrica, in mezzo al fango e all´erba bagnata. E nessuno si é lamentato per la pioggia: quella é una benedizione, ringraziamo Dio che ce la manda. La costanza di questa gente agli incontri di comunitá, a volte mi sorprende. Abbiamo celebrato in un gazebo sotto i manghi, perché la coppia che ci ha ospitato é di giovani moderni, di quelli che non si negano i piaceri della vita. Dopo la messa hanno imbandito la tavola. Una breve confraternizzazione, e poi via. Per uscire da quel cortile abbiamo avuto bisogno di due o tre uomini a spingere, perché c´era una salita fangosa che non riuscivamo a superare. Abbiamo impiegato un´ora e mezza a tornare a casa.

Viene a proposito un testo pubblicato sul blog di Padre Dario, un comboniano in missione qui al nord, nel Maranhão, che commenta il Vangelo di domenica scorsa sottolineando l´importanza degli incontri di comunitá, il camminare, le visite. Ve lo passo, perché mi ha tolto le parole di bocca, e lo ha fatto in modo insuperabile. Vorrei anche segnalarvi un bell´articolo di Fra Benito Fusco, dei Servi di Maria di Bologna, pobblicato su Adista, ma credo che i miei lettori l´abbiano giá visto. Riguarda il Natale in Italia: Natale senza bambini e senza bambino. É molto triste, ma non é il caso di Itaberaí: quí di bambini ce n´é in abbondanza. Ieri il nuovo sindaco é venuto a trovare i preti in canonica per segnalarci la carenza che ha riscontrato nel settore dell´educazione del Comune: "Itaberaí cresce, e la richiesta di servizi educativi si fa pressante. Occorrre costruire d´urgenza almeno altre due scuole, una casa per minorenni di strada, e un´altra per i minori delinquenti, che attualmente sono rinchiusi nella prigione della vicina Heitoraí, in condizioni disumane". Complimenti per le sue buone intenzioni.

La bellezza dell'avvento é attendere, in una tensione viva verso ció che deve avvenire; la vita non dipende di noi per spuntare, ma spetta a noi riconoscerla e scommetterci, perché non passi inosservata e forse neanche piú torni.

I Vangeli dell'avvento mettono bene a fuoco questo compito: vigilanza, spirito di iniziativa, impegno, tempo da dedicare per preparare la nostra casa, cosí che Dio entrando vi si senta bene e rimanga con noi.
L'ultima domenica prima di Natale convoca due donne, sapienti nell'attesa, per darci gli ultimi consigli. Da Maria e Elisabetta impariamo tre lezioni: camminare, incontrarsi e sorprendersi.

Camminare: Maria cammina in fretta per visitare Elisabetta, cosí come la gente nordestina ama camminare e visitarsi. Come é bello andare per le strade della cittá e dei villaggi per cercare altra gente! E come é bello stare in casa aspettando questa visita!

É stata l'esperienza delle nostre ultime 'Missioni Popolari', nelle zone interne della parrocchia: il giorno intero camminando sotto il sole, con la sfida di non trascurare nessuna casa e visitare tutti. Cosí si ripete, anno dopo anno, una fecondazione di speranza per la nostra gente.

Il cammino di Maria assomiglia molto anche al cammino di dona Rosa: lei ogni mese percorre 13 Km per partecipare agli incontri del nostro gruppo di difesa dei diritti umani. Dona Rosa ha perso sua figlia, di 13 anni, travolta dal treno che trasporta il minerale di ferro e che corre calpestando i diritti della gente lungo la ferrovia.Il pellegrinaggio in cerca di giustizia di dona Rosa sta seminando vigore e fiducia nelle altre persone: per riconoscere la vita che viene, bisogna esse persistenti.

Incontrarsi: dev'essere stato un vuoto interiore, misto di paura e confusione, a spingere Maria in cammino verso Elisabetta. Anche oggi le persone, confuse e indebolite, hanno molto bisogno di incontrarsi. All'inizio sembra uno sforzo contro corrente, ma chi riesce a superare la resistenza dell'isolamento e dell'individualismo sente il gusto e la bellezza dell'incontro.
Durante tutto l'anno, la nostra gente si é incontrata nelle case molte volte, pregando e condividendo la Parola di Dio, in piccoli semplici gruppi biblici. Si é ripetuta, nella storia di oggi, l'irruzione dello Spirito Santo nelle case dei piú semplici.

Sorprendersi é lasciarsi stupire dalla bellezza inattesa e nascosta che scopriamo all'improvviso nei fatti della vita; é qualitá dei bambini, per i quali tutto é nuovo e speciale. E cosí, il bambino nel ventre di Elisabetta salta di gioia e ci invita a riconoscere i fatti di speranza quotidiana.

Quando, assieme alla gente, tentiamo riscattare i maggiori segnali degni di stupore, molti indicano la resistenza dei piccoli.

Selma ne é un esempio: lottando per settimane intere per un diritto che dovrebbe esserle garantito (l'emodialisi gratuita), al limite fisico della sopravvivenza, ha raccolto un gruppo di donne attorno a sé. Chi cucinava per lei, chi le lavava i vestiti... e chi alzava la voce in suo nome contro i servizi pubblici sordi e indifferenti.

La resistenza delle donne ha vinto l'ipocrisia del nostro sistema municipale di salute pubblica: sará Natale anche per Selma, sará Natale perché ancora bambini e sogni sobbalzano nel ventre dei piccoli, che camminano, si visitano e riscaldano la speranza!

Missione é: http://padredario.blogspot.com/

É graça divina começar bem. Graça maior persistir na caminhada certa. Mas graça das graças é não desistir nunca.
(D. Hélder Câmara)

16 dicembre 2009

LETTERA DI NATALE

Nell´imminenza del Natale ci sentiamo quasi in obbligo di fare gli auguri e scrivere parole buone: un obbligo che a volte diventa pesante, perché sembra troppo formale e suona anche un pó falso. Avendo ricevuto questo del monaco Padre Marcelo Barros agli amici che mi ha toccato profondamente, la faccio mia e la condivido con voi lettori del blog, affinché l´augurio dell´amico per me sia anche il mio per voi. Cosí, indirettamente, vi passo anche le notizie sulla salute del fratello Marcelo, che vive una situazione di estrema sofferenza. É un profeta e un pioniere della Chiesa-popolo di Dio e della liberazione degli oppressi. Soffre le conseguenze del suo impegno. Ricordiamolo nella preghiera.

"So che la fonte sgorga e zampilla
nonostante sia notte....
Non conosco la sua origine, oppure so che non ce l´ha.
Da essa nasce tutto ció che é fonte.
Questo lo so, nonostante sia notte.
I suoi torrenti sono abbondanti,
Irrigano la terra, il cielo e l´inferno
E pure i popoli e le persone,
nonostante sia notte".

San Giovanni della Croce.


La celebrazione del Natale non é il compleanno del bambino Gesú, a un evento pasquale che ci ricorda: l´umanitá continua a essere visitata da Dio per diventare, man mano, sempre piú divinizzata. In questo Natale, la nostra gioia é vedere che, in tutta l´America Latina, pur essendo ancora notte, comincia giá ad apparire l´alba di un nuovo giorno délla libertá e dell´unione continentale e bolivariana, che comincia da una nuova valorizzazione delle culture e dal rispetto per la dignitá di tutte le persone e perfino di ogni essere vivente, per mezzo del quale l´amore divino feconda l´universo.

Che la luce di questo amore cominci a rompere le nostre tenebre, delle strutture del mondo e delle Chiese, e ci rafforzi nell´impegno di essere persone di dialogo e comunione. Cosí, nel nostro piú profondo essere, scopriremo un presepio, nel quale riposa non piú il bambino Gesú ma il Cristo risorto, per le persone con le quali conviviamo e che incontriamo. Vi scrivo questo di cuore, come uno che si sente debole e povero, tuttavia col cuore gravido di tale speranza che esiste la fonte, ed essa é vicina e zampilla. Col desiderio immenso di ri-imparare il linguaggio del dialogo e dell´impegno di liberazione come cantico universale del Natale, vogliate accettare un abbraccio affettuoso del fratello irmão Marcelo Barros.


Aggiungo solo poche notiziole: la prima é che questa mattina ho ricevuto la visita ufficiale di una delegazione (che vedete nella foto) della comunitá San Francisco, il quartiere in cui abito, a partecipare alla loro novena di Natale. Andró stasera. Noi preti siamo pochi, e le comunitá di una parrocchia sono tante. Il risultato, purtroppo, é che volendo essere un pó presenti ovunque finiamo per non esserlo a sufficienza in nessun posto: nemmeno vicino a casa. Questo é il messaggio che mi hanno trasmesso, ed é la pura veritá. Si é parlato del modello dei presbiteri, che é stato il tema della loro seconda sera di novena, e mi hanno detto: "Forse il clero deve ripensare la sua organizzazione". Io ho risposto: "Il primo passo é che voi coordinatori di comunitá vi facciate carico del vostro sacerdozio battesimale: uniti in Cristo a tutti noi, prendetevi cura del vostro gruppo e fatevi "comunitá di discepoli di Gesú in comunione con tutti noi, e noi col Vescovo, ma prima con Cristo, naturalmente.

Interesserá a qualcuno che la conosce: abbiamo in visita Maria Helena Skovronski, che per molti anni fu l´apostola di questa comunitá San Francisco e di tante altre, soprattutto in campagna. Era venuta a Goiás dal Rio Grande del Sud come volontaria laica, dopo un´esperienza come novizia di una congregazione di suore. Ha lavorato dieci anni a Itapuranga e sei a Uruana come aiutante di Don Isacco. Negli anni novanta, dopo la partenza di don Isacco, le ho ceduto la mia casa ad Itaberaí perché continuasse la formazione di questa comunitá: io ero stato nominato parroco di Itapirapuã. Fece molto bene, e anche di piú: in molte comunitá rurali in cui passo per celebrare la messa, incontro ottimi animatori e animatrici che hanno ricevuto la prima formazione da Maria Helena. Ha lasciato il segno.

Ieri sera, sono andato a celebrare nella povera e debole comunitá rurale di Barreiro, in compagnia di una coppia di sposi che si sono presi come missione seguire quella comunitá. Ancora una volta abbiamo letto il profeta Sofonia. Al ritorno, mentre andavamo in macchina su una strada rovinata dalla pioggia e cosparsa di pozzanghere (manco a dirlo), João, il marito, commentava con le stesse parole di Marcelo (e del profeta Sofonia): "Noi laici siamo fortunati. Abbiamo la fonte a portata di mano, dobbiamo solo chiedere ai nostri preti che ci aiutino ad attingervi". Davanti a questa fede disarmante, cosa fareste voi? Come affermava la lettura della messa, abbiamo ancora in mezzo a noi tanti fanfaroni arroganti, ma ci sono anche gli umili e i poveri che accolgono davvero Gesú.

11 dicembre 2009

CARO DIARIO 3

Foto (che c´entrano col tema di Copenaghen): 1) il mio povero orticello; 2) La vicina Serra Dourada: erano montagne come le dolomiti, e in milioni di anni sono rimasti questi scheletri: quanto ci metteremo noi a distruggere il pianeta?

La stagione delle piogge regala una bizzarra sorpresa alle nostre celebrazioni eucaristiche notturne in campagna: sciami di insetti. Il piú sgradito l´abbiamo avuto dieci giorni fa nella cappella di Santa Rita. A frotte piccolissimi coleotteri a striscie bianhe e gialle hanno preso possesso della tovaglia bianca dell´altare e hanno continuato a svolazzare intorno per tutto il tempo. La gente del posto, simpaticamente ironica, lo chiama: "Maria fedida". Fedida significa puzzolente. Il nome Maria, se non mi inganno, é legato al fatto che é assai frequente... Si sono divertiti poco anche i fedeli, ma si sono confortati assistendo alla mia lotta per proteggere calice e teca con le ostie, e ad allontanare quelle che mi si fermavano sul naso. Immagino che queste bestioline siano convinte di essere profumate, perché prediligono fermarsi sul naso (oltre a girare attorno alle lampade e aggrapparsi voluttuosamente a tutto ció che é bianco). Ma la serata peggiore é stata ieri sera. Celebravo all´aperto, sotto un porticato, con un bel gruppo di gente. Intorno, la campagna tutta buia. Attratti dalla luce, gli insetti poco alla volta hanno invaso l´ambiente, cosí numerosi che ho dovuto spostare il corporale con tutte le cose della messa in un angolo buio, e poi continuare le preghiere e l´omelia stando alla larga dalle lampadine. A parte la scomoditá e il disturbo, é un autentico spettacolo osservare quanta vita c´é, quanti esseri viventi che normalmente noi neppure immaginiamo. Sono piccolissimi, spregevoli, li calpestiamo e uccidiamo, ma sono creature di Dio come noi. E forse che le nostre dimensioni e il nostro valore sono grandi in confronto all´universo che ci circonda? Chissá se il Signore non ha un piano di salvezza anche per loro?

Gli insetti sono intelligenti. Sanno esattamente fra quante ore o minuti pioverá. Quando sciamano, sta per piovere. Infatti ieri, appena finita la messa, é caduta acqua a catinelle. Se guardaste i pascoli quando é in arrivo un temporale, rimarreste sorpresi dalla nuvola che esce dalla terra e sale verso il cielo: sono le termiti, che per l´occasione mettono le ali e vanno a compiere, in mezzo alla pioggia, i loro riti di fecondazione e riproduzione. É la loro festa. Subito dopo, perdono le ali e continuano per poco tempo il loro viaggio a piedi, poi muoiono. Apparentemente, sono nate solo per questo. Ma che ne sappiamo noi? Un fatto curioso che ho osservato andando in macchina appena buio, é che a quell´ora i rospi sono tutti in mezzo alla strada, al pulito, e con la bocca aperta verso l´alto. Hanno una lingua velocissima con la quale afferrano le termiti in volo. Ne fanno il pieno. Se passate di lí dopo un paio d´ore, quando é finito il volo delle termiti, non vedete piú rospi. Si sono rintanati di nuovo in mezzo all´erba. Qualcuno, probabilmente, é servito da pasto ai serpenti: anch´essi, infatti, sanno dove andare a cercare il cibo. É una storia molto variegata e complessa, ci si potrebbe fare sopra una filosofata, oppure...un salmo.

Questa settimana é stata funestata da diversi lutti. É morta la signora Maria, la moglie di Arlindo. Ambedue, per molti anni, sono stati tra i piú impegnati nella nostra comunitá parrocchiale. Siamo sempre rimasti legati da una profonda amicizia. Sono anche i padrini di Silvio, il figlio di Peppino e Giovanna, una coppia di Varese che ha fatto volontariato a Itaberaí e continuano a mantenersi in contatto e fare visite (sono passati di qui l´estate scorsa). Arlindo era un dirigente di comunitá di base. Maria seguiva e partecipava agli incontri delle donne che si riunivano per lavori artigianali. In questi ultimi tempi si erano un pó ritirati, ma hanno seguito e aiutato moltissimo un accampamento di senza-terra. Il marito ha la mia etá, lei é piú giovane. É stata una morte prematura e inaspettata. É andata all´ospedale a Goiania serenamente, per una chirurgia alla vescicola, ma é sopravvenuta un´infezione per cui l´hanno dovuta operare di nuovo, e non ha resistito. Ho visto la sua bara scendere nella fossa, poi scomparire sotto le palozzate di terra rossa. Cosí finiamo, e di tutto il nostro parlare e movimentare rimangono solo affetti, ricordi e nostalgie: e davanti a Dio le opere buone. Cosí crediamo e speriamo.

É morta pure la signora Dalva, la mamma di Maria Alice, che fu una delle nostre catechiste. E poi l´ex-sindaco Carlos Mendonça, che é deceduto di infarto in seguito a una colluttazione con un ladro che era entrato, nottetempo, in casa sua. Per cui abbiamo avuto pure un giorno di lutto cittadino. Carlos ha la casa vicina a quella di Arlindo: era stato alla veglia funebre della signora Maria. Quando é rientrato, due ladri lo hanno seguito e quando hanno puntato le armi contro di lui e sua moglie, lui ha reagito lottando mentre i vicini chiamavano la polizia. A quel punto uno dei due é scappato, e l´altro é stato arrestato. L´ex-sindaco si é sentito poco bene, si é avviato a piedi verso l´ospedale vicino, e giá in ospedale, dopo circa mezz´ora, é stato colpito da infarto. In effetti era ancora giovane e forte, ma aveva diversi by-pass. La gente ha partecipato in massa al suo funerale, perché sono molti ad averne un buon ricordo. Curiosamente, nel momento della sepoltura gli hanno dedicato una raffica di mortaretti: pare che fosse stata una sua richiesta esplicita, perché era appassionato di fuochi.

Nel frattempo, durante la settimana scorsa abbiamo pure cambiato sindaco. Il precedente, che aveva vinto per pochi voti le elezioni, é stato condannato per compra di voti (corruzione elettorale). Per tutto l´hanno, mentre si svolgevano le diverse istanze del processo, le tensioni anche forti tra le diverse fazioni della cittá non sono mancate. Tutta la vicenda ha dei risvolti un pó oscuri e discutibili, ma si sa, in politica molta gente pensa che l´essenziale é vincere. É subentrato il suo avversario, il dottor Benedito. In pochi giorni ha giá licenziato tutti gli impiegati del primo e secondo scalone, come si usa fare da queste parti. Ora stanno setacciando i dipendenti degli scaloni inferiori. Quelli che sono stati assunti sulla fiducia, senza concorso né diplomi adeguati, se hanno partecipato alla campagna elettorale del suo rivale saranno dimessi (dicono che ci sia anche il problema di "asciugare la macchina", perché il comune ha troppi dipendenti. Don Eligio ed io siamo andati a trovarlo, perché abbiamo una convenzione col comune per la manutenzione e i salari dei dipendenti dell´asilo San Francisco, che deve essere rinnovato. Pare che non ci saranno problemi, ci ha rassicurati che rinnoverá il contratto. Il dottor Benedito é molto popolare ad Itaberaí, soprattutto per la sua professione di medico pediatra, che svolge da anni con molta attenzione e gentilezza. Le campagne elettorali accendono passioni e mettono in rilievo molte contraddizioni, ma penso che sará un buon amministratore.

Noi con queste beghe locali, mentre a Copenaghen hanno fatto la riunione sulle emissioni dei gas serra. Alla fine dei conti, hanno preso qualche misura efficace per il clima? Io ho seguito male, e non ci ho capito niente. Salveranno la terra? Proteggeranno le nostre vite, e quelle di chi verrá dopo di noi? Un amico italiano mi ha scritto: "Chico che delusione copenaghen ... quanti soldi e risorse sprecate quando sanno già che non raggiungono nulla di concreto ... sanno già che hanno posizioni divergenti e non soluzioni concrete e cosí faranno un accordo che non serve a nulla di facciata e non affrontano il problema???" Io spero che non sia vero. So che gli italiani sono sempre piuttosto pessimisti in queste faccende. Mi pare che i grandi abbiano destinato alcuni miliardi (due o tre) ai paesi poveri per la preservazione delle foreste e dei fiumi: certamente é assai poco, ma é anche vero che spesso gli aiuti sono impiegati malamente.

Mi rendo conto che questo é un post di cronaca molto locale, che a voi puó interessare assai poco. Avró difficoltá anche a trovare foto per illustrare questa pagina, perché sono indaffarato e non ho mai portato con me la macchina fotografica. Voi avete beghe assai piú grosse: ma coraggio, almeno siete governati da uno che ha le palle! Non vi consola? Se non vi basta, ritorniamo col pensiero all´Avvento, e alle promesse di Dio. Ieri sera Isaia ci diceva: "Io sono il Signore tuo Dio, che ti prendo per mano e ti dico: non temere, ti aiuteró. Non avere paura Giacobbe, povero verme, non abbiate paura uomini di Israele. Io vi aiuteró" (41, 14). E se non bastasse, ci sono le parole di Gesú: "In veritá vi dico, di tutti i nati nessuno é maggiore di Giovanni Battista. Tuttavia, il piú piccolo del regno dei cieli é maggiore di lui" (Matteo, 11, 11). Con Cristo siamo sicuri della salvezza, ma proprio per questo abbiamo il dovere di resistere e insistere nella difesa della vita.