4 febbraio 2009

L'OCCHIO DEI VISITANTI


Berbera Van de Vate (olandese), assieme a suo marito Paolo e al loro amico Enea, sono stati miei ospiti nel dicembre e gennaio scorsi. Tornata in Italia, ha scritto questo articolo per "Montese-notizie". Le ho chiesto di poterlo offrire anche a voi lettori del blog. Il suo sguardo di visitante e di donna le permette di osservare aspetti, dettagli e colori di questa realtà a cui noi, abituati a questo ambiente, non facciamo più caso.

"Mentre voi eravate alle prese con freddo, ghiaccio e neve, a fine dicembre e buona parte di gennaio scorso con mio marito ho fatto un viaggio in Brasile. Siamo stati ospiti per una parte del tempo di Don Francesco, fino a poco tempo fa parroco di Maserno, Iola, Montespecchio e Castelluccio. Visti i begli anni che Don Francesco ha passato con tanti di noi, presumo che vi interesserà leggere una piccola impressione della parte del mondo dove vive attualmente.

Don Francesco vive in una casetta piacevole, con un giardinetto e tettoia ancora più piacevoli, in periferia di Itaberaì, una bella cittadina di provincia più grande di Vignola nello stato di Goias nella parte centrale del Brasile. La prima impressione della cittadina è di relativa prosperità; è in rapida espansione fra altro a causa della presenza del più grande stabilimento di macellazione di polli dello stato di Goias; macellano 180.000 polli al giorno. Il paese si trova su un altopiano collinoso e fertile con- come immaginate - tanti allevamenti di polli, agricoltura a grande scala di soia, granturco e canna da zucchero e pascoli con buoi bianchi su proprietà spesso di enormi dimensioni. La terra è di colore rosso-mattone, talvolta tendente ad arancione o in lontananza anche a marrone-viola. Dalla vegetazione originale del “cerrado”, a volte boscosa a volte più tipo macchia, sono in quella zona rimasti piccoli pezzettini e degli alberi isolati che si sono spesso sviluppati a dei begli esemplari. Il clima è tropicale; anche se Itaberaì si trova a 750 metri s.l.m. avevamo delle temperature fra i 25 e 35 gradi e mediamente uno o due acquazzoni al giorno visto che era tempo delle piogge. La vegetazione è quindi esuberante e verde. Si vedono i pappagalli sulle linee telefoniche e i colibri succhiano bellissimi fiori. Abbiamo mangiato una varietà enorme di frutti strani e gustosissimi.

Itaberaì ha una lunga storia di presenza di preti Modenesi. Anche attualmente tre dei quattro preti sono Modenesi. Gestiscono una parrocchia vivace con tante persone coinvolte, sia nel lavoro pastorale, che nella animazione delle messe. La partecipazione alle messe è numerosa e sentita, la musica per di più ritmica, sostenuta da una comunità che canta, talvolta batte le mani e muove le braccia. L'atmosfera è calorosa, ospitale e comunicativa. Colpisce la presenza di tanti giovani e giovani famiglie, naturalmente anche per composizione della popolazione, che è molto più giovane di quella Italiana.

Fino a qui ho rischiato di crearvi un attacco di invidia e infatti è terra di tante ricchezze e di cose stupende da vedere. La miseria però è dietro l'angolo, è tangibile, visibile e in tanti casi grave. La disuguaglianza sociale si vede subito anche per strada; girano modernissimi SUV e vecchissimi carri tirati da un cavallo magro. Si vedono persone molto curate e persone con vestiti visibilmente logorati. Ci sono bellissime case ma tante persone in periferia vivono in una casa che sono praticamente 4 muri e un tetto improvvisato. Attorno al paese ci sono anche alcuni accampamenti del movimento dei Sem Terra che sono vere e proprie capanne di bambu e legno coperte da teli neri in cui vivono famiglie e anche dei bimbi. In genere la manodopera poco qualificata costa molto poco e chi lavora fa tante ore. Operai lavorano in fabbrica 12 ore al giorno e fanno fatica a provvedere ai bisogni di base della loro famiglia. Si vedono bambini abbandonati a loro stessi giocare in posti poco salutari. Purtroppo ci sono anche problemi di alcool, droga e criminalità diffusa. Per esempio quando c'eravamo noi il proprietario del bar di fronte a casa di Don Francesco è stato accoltellato ed ucciso.

Don Francesco dedica una parte importante del suo lavoro a migliorare le condizioni di questa gente povera e in difficoltà. Si impegna a dare aiuto per cose pratiche, ma, come ci ha spiegato, si impegna soprattutto a creare le condizioni perché la gente impara a combattere e affrontare le proprie condizioni di povertà o altri problemi e di non accettarli quasi come naturali e insuperabili. Il messaggio del Vangelo, dice, è importante anche a far sentire una persona in difficoltà più essere umano, così che trova lo stimolo e la motivazione ad affrontare i propri problemi. Di fatto abbiamo avuto modo di vedere quanto la povertà può stordire e quanta organizzazione, educazione, fraternità e buona volontà serve per costruire una via d'uscita. Ho comunque anche avuto l'impressione che una bella fetta della popolazione Brasiliana, soprattutto chi non è troppo occupato con la propria ricchezza o vittima di troppa miseria, stia lavorando per migliorare la situazione, per combattere la troppa disuguaglianza sociale e lottare per più giustizia. La strada però è lunga e difficile. Per chi vuole approfondire, Don Francesco racconta regolarmente sul suo blog le iniziative, problematiche e questioni che trova sulla sua strada.

L'asilo per l'ampliamento del quale tanti di voi avete contribuito l'estate scorso è situato in periferia di Itaberaì ed è una grossa opportunità per i bimbi piccoli. Attualmente un centinaio di bambini frequenta l'asilo, ma quando saranno pronte le due sale possono quindi diventare di più. Oltre a un programma educativo dove i bimbi imparano le basi del leggere, scrivere e la matematica, c'è spazio per il gioco e l'allegria che spesso a casa non trovano. Inoltre tutti bimbi fanno tutti giorni la doccia in asilo, si lavano i denti e mangiano. Questo è importante, perché purtroppo ci sono anche alcuni bambini malnutriti. Una persona anziana gestisce un bellissimo orto che vende anche insalata e verdure varie per affrontare una parte delle spese dell'asilo. Quando c'eravamo noi si stavano completando i lavori di ampliamento delle due sale.

Credo che la festa con cui abbiamo raccolto i fondi l'estate scorsa per ampliare questo asilo e dove varie parrocchie e gruppi non-parrocchiali hanno lavorato assieme per una iniziativa di beneficenza concreta sia stata una esperienza molto positiva per tutti noi. Don Francesco dalla persona schiva che è non vuole essere di peso a nessuno e non vuole sicuramente che si raccolgano altri fondi per le sue iniziative, ma valutando quanto è stata costruttiva l'esperienza credo si debba ripetere l'iniziativa anche le future estati. Credo che una iniziativa concreta di beneficenza che ci permette di collaborare e lavorare tutti assieme, sia importante per le nostre piccole comunità e ci dà la possibilità anche se siamo lontani di collaborare ancora con don Francesco in quanto credo che sia un'ottima idea lasciare a lui l'onere di indicarci quale è l'iniziativa più bisognosa a cui devolvere il ricavato. Berbera van de Vate

2 febbraio 2009

FORUM SOCIALE MONDIALE (FSM) IN AMAZZONIA


Sabato sera, assieme a Don Eligio, sono andato ad Itapuranga a fare visita a Nello che non vedevo da oltre un anno. Lo abbiamo portato in pizzeria per parlare un pò. Meritava di entrare in questo blog da molto tempo, perchè è, tra quelli che conosco, la persona più coerente nello stare sempre dalla parte dei "bartimei", cioè dei poveri ed emarginati di questo mondo, fino a diventare, in certo senso, uno di loro. Alcuni suoi alunni universitari gli hanno dedicato una monografia valida per la Licenziatura Piena in storia. Il titolo è: "L'immaginario della vita comune: vita e opere di Nello Bononi". In effetti quella di Nello è una vita comune che lui non ha avuto paura di consumare per i suoi sogni. Non è un personaggio facile. Nato a Polinago e inviato come missionario in Brasile dalla Congregazione di don Orione, ha 83 anni di cui 50 vissuti in Brasile. Vive tutt'ora in una baracca con le porte sgangherate e attinge l'acqua da un pozzo con il secchio. La sua vita può essere descritta da questa riga scritta da lui parecchi anni fa: "Ho sempre sognato un mondo con giustizia, uguaglianza e libertà". Già insegnante (apprezzatissimo) nelle scuole pubbliche, da almeno due generazioni di suoi alunni è venerato come un mito.

Ora vi faccio una pagina di informazione politica, per darvi l'idea dell'aria diversa che tira da queste parti. Il Forum Sociale Mondiale, come dice la stessa parola "Forum", sono chiacchiere: solo chiacchiere, se volete. Però è importante che la gente parli e "si parli". In quest'epoca di pensiero unico che sembra senza alternative, un incontro mondiale per fare progetti potrebbe essere il preludio di qualcosa di nuovo a cui vale la pena prestare attenzione.

Mentre a Davos i 20 paesi più ricchi del mondo discutono sulla crisi mondiale, i movimenti popolari che cercano alternative all'economia di mercato sono riuniti nella città di Belèm, in Amazzonia, nel Forum Sociale Mondiale (FSM). Giovedì scorso, 29 gennaio, per la prima volta il Forum ha riunito attorno allo stesso tavolo rappresentanti dei movimenti sociali e 4 presidenti di paesi che hanno in atto progetti alternativi di politica economica: Hugo Chávez (Venezuela), Evo Morales (Bolívia), Rafael Correa (Equador) e Fernando Lugo (Paraguai) hanno condiviso la discussione con Nalu Farias (Marcha das Mulheres, Brasile), João Pedro Stedile (MST, Brasile), Pablo Reyner (Central de Trabalhadores, Argentina), ed altri. L'evento, convocato da movimenti sociali os sociais come Via Campesina, que aggrega i principali movimenti agrari, e Jubileu Sul, CAOI, Aliança Social Continental, ha avuto come obiettivo il dialogo sull'Integrazione Popolare in America Latina. Il presidente Brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva non è stato invitato.

Rafael Correa, che ha realizzato una nuova Costituzione e ha adottato misure richieste da tempo dai movimenti sociali; Evo Morales, che ha affrontato recentemente la ribellione della minoranza economicamente ricca della Bolivia e ne è uscito vittorioso il 25 gennaio scorso con un referendum; Fernando Lugo, que lavora per mantenere una delle sue promesse di campagna elettorale, la revisione del trattato col Brasile sulla centrale elettrica di Itaipù (mi pare che il Brasile abbia già accettato la proposta del governo paraguayo); e Hugo Chávez, che ha resistito a un tentativo di colpo di Stato e ha vinto diversi referendum, sono stati applauditi da circa 600 persone di diverse organizzazioni. In comune, i quattro hanno un progetto chiaro di sovranità piena per il loro popoli e per l'integrazione latino-americana.

Il rappresentante della Centrale dei Lavoratori (CTA) ha detto che l'America Latina è l'unica regione che attraversa un processo di resistenza per raggiungere alternative concrete all'economia di mercato. "Siamo partecipi della stessa volontà di cambiamento, e questo tavolo inaugura una forma inèdita di dialogo coi nostri governi". Rafael Correa ha sottolineato l'obiettivo comune "di costruzione di un'America Latina più giusta e degna". Ha criticato il modello neoliberale e ha affermato: "Noi stiamo vivendo una crise che non abbiamo creato noi. E la via d'uscita è l'integrazione. Noi non possiamo aderire agli interessi del capitalismo". Il presidente del Paraguay, Fernando Lugo, ha osservato che l'ispirazione del suo governo per andare avanti sta nei movimenti sociali, nella lotta delle donne, dei contadini, nella questione indigena. "E' la lotta dei movimenti sociali che cambia lo scenario dell'America Latina". Ma c'è ancora molto da fare. "Ciò che abbiamo ottenuto è sufficiente per sconfiggere i conservatori, ma non lo è per garantire il tipo di società che i latino-americani meritano". Ha elencato poi alcuni obiettivi necessari: la difesa delle riserve acquifere Guaranì, la restituzione di Guantanamo a Cuba, il prezzo giusto dell'energia elettrica (in riferimento al Trattato di Itaipù col Brasile).

O coro orquestrado pelos militantes de "Evo, Amigo. O povo está contigo" ecoou pelo ginásio quando o presidente boliviano pegou o microfone. "Não quero que me convidem, quero que me convoquem", falou sobre o encontro com os movimentos sociais. "Vejo muitos movimentos sociais e só foi através deles que eu consegui chegar à presidência. E se hoje este fórum conseguiu reunir quatro presidentes é graças à luta de vocês", disse para o público.

Evo Morales, accolto da un coro di militanti al grido di "Evo, amigo - o povo està contigo", ha ricordato le conquiste del popolo boliviano negli ultimi anni e ha riaffermato il suo impegno per la sovranità del paese, che sarà possibile solo con un processo democratico portato avanti attraverso i movimenti sociali. Hugo Chávez, presidente del Venezuela, ha scherzato col pubblico e ha fatto menzione degli amici che erano in platea (Aleida Guevara, filha de Che Guevara) ed esaltato la "revolução bolivariana" che, ha detto, si è già instaurata in America Latina, come hanno cercato tanti leader come Bolívar, Martí, Guevara e il "companheiro Fidel". Più incisivo degli altri, non ha risparmiato critiche e ha detto di non aspettarsi molto dall'elezione di Obama. "La FAO sostiene che 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame. La colpa è del capitalismo e della politica irresponsabile degli Stati Uniti". (fonte: Adital, articolo di Ana Rogèria).

In serata i quattro si sono riuniti con il presidente brasiliano Lula, per trattare argomenti di cooperazione tra i loro paesi. A quel punto il salone già non comportava più la folla. Lula ha avuto occasione di fare un discorso molto schietto sulla crisi economica e il Fondo Monetario Internazionale (FMI). “Sembravano infallibili (quelli del FMI, ndt) e che noi fossimo incompetenti. Ora abbiamo la prova che Dio scrive diritto su linee storte. La crisi non è nostra. E' loro. La crise non è nata per colpa del socialismo bolivariano di Ugo Chavez. Non è nata dalle liti di Evo Morales. La crisi è nata perchè, durante gli anni 80 e 90, nello stabilire la logica del consenso di Washington, essi hanno venduto l'idea che lo Stato non era capace di far nulla e che il "dio mercato" avrebbe sviluppato il paese e creata la giustizia sociale. Questo "dio mercato" ha fatto fallimento per mancanza di controllo, per la speculazione". "Spero che il FMI dica al caro Barack Obama come deve aggiustare l'economia. Dica alla Germania come deve risolverla, a Nicolas Sarkozy, a Silvio Berlusconi, come dovranno affrontare le crisi che essi hanno creato".

Lula ha ricordato anche che ora gli stati sono chiamati dal mercato a risolvere la crisi economica. “A quale dio hanno chiesto soccorso? Allo stato. Lo stato che non sapeva fare niente sta mettendo miliardi di dollari, miliardi di euro, per tentare il recupero dell'economia. Trilioni di dollari sono spariti e i banchieri che davano suggerimenti, che misuravano il rischio dei nostri paesi, dicevano se noi stavamo bene o male, hanno chiuso la bocca perchè sono falliti per pura speculazione”.

Il presidente brasiliano ha poi sottolineato che la crisi è grave, ma che i paesi in via di sviluppo presentano condizioni migliori per superarla. Ha detto di aver parlato con il presidente G. Bush, ancora a fine mandato, sul negoziato Doha e di avergli suggerito che sarebbe importante metterla nell'Organizzazione Mondiale del Commercio prima di passare il posto a Obama, ma Bush non gli ha dato retta. "Per una piccola divergenza con l'India, è uscito dal governo con la guerra in Iraq, l'accordo commerciale non completato e la peggior crisi economica degli ultimi tempi". Il presidente ha poi sostenuto che la riunione del G20 fissata in aprile a Londra dovrebbe regolamentare il sistema finanziario e stabilire legami con la produzione. “La crisi è una opportunità per costruire qualcosa di diverso, per discutere sul mercato finanziario che non può andare avanti separato dal settore produttivo".

28 gennaio 2009

LE UTOPIE SOFFRONO, MA RESISTONO

Don Eligio, con tutti i suoi 87 anni, ha accompagnato i miei amici-ospiti di Maserno sulla Serra Dourada. Guardatelo lì, tutto pimpante come un ragazzino! Accanto a lui, Paolo Romagnoli e Berbera (lei è olandese), che abitano a Monteforte. Hanno passato un mese qui con me, sopportandomi pazientemente. La Serra Dourada è una catena di montagne, la più alta della nostra regione. Altitudine massima 1080 metri, ma a salire si fa fatica ugualmente (si parte da quota 700 circa). Sulla cima c'è una specie di altipiano interrotto da numerosi speroni di rocce poste una sull'altra (clicca sulla foto per ingrandire), resti di cime dolomitiche erose dal tempo. Gli intenditori sostengono che queste sono le più antiche terre emerse del pianeta, in milioni di anni! La flora di questa montagna è ricca di varietà uniche al mondo.

A parte queste distrazioni, in questi giorni siamo stati indaffarati. La festa è ormai dimenticata. Don Maurizio, oltre a preparare la presentazione della Campagna della Fraternità per l'Assemblea delle comunità che faremo sabato prossimo, ha dovuto mettere in ordine la contabilità e sbrigare la burocrazia per la prossima riapertura del Reforço Escolar: perchè le vacanze estive sono alla fine. Io ho fatto la stessa cosa per l'Asilo del quartiere, e ho affrontato altre faccende riguardanti le pastorali sociali. Eligio e Severino erano impegnatissimi in affari per la chàcara: scambio di un pezzo di terreno, rogiti, noie con i cambiamenti di personale.

La mia più bella soddisfazione, oltre alle visite di amici, è stata la prima Messa in un quartiere nuovo in cui la comunità ha fatto appena i primi passi: si chiama Residencial Primavera, un nome di buon auspicio. Seguendo un'idea di Paolo, appassionato ricercatore di energie alternative, abbiamo montato anche un impianto per l'acqua a riscaldamento solare nell'asilo. Utilizzando alcuni prodotti già testati e in commercio nella capitale, il nostro tecnico è riuscito a montarlo in soli due giorni ed è già funzionante. Pensate che risparmio: 100 bambini che fanno il bagno due volte al giorno, e ogni doccia aveva una resistenza da 5 mila watts per scaldare l'acqua.

Alcuni affermano che le pastorali sociali non tirano più come alcuni anni fa, e forse è vero. A volte anche i più appassionati mi sembrano ormai un pò rassegnati. A volte dicono: "Purtroppo le ingiustizie esistono, che ci si può fare?" Credo che sia effetto del clima mondiale, civile ed ecclesiastico. Sono state chiuse delle porte, sono diminuiti gli stimoli a cercare la giustizia e l'uguaglianza. Se si diffonde l'idea che nemmeno Dio riesce a cambiare il mondo, le Utopie di un'umanità di fratelli che condividono i beni della vita cominciano a sembrare stupidità. Eppure sono nate dal sogno di Dio Padre che ha inviato Gesù al mondo per chiamarci a realizzarle! Perciò continueranno a scaldare molti cuori, e spero anche il mio, che so fare ben poco. Resisteranno nonostante le stupide guerre infinite, economiche-religiose o tribali, nonostante il razzismo, l'antisemitismo e ogni forma di discriminazione, nonostante i retrocessi dei cattolici che rivalutano le tonache, il latino, la messa celebrata voltati dall'altra parte e la comunione in bocca. (Certuni credono di avere le mani più sporche della bocca, dovrebbero informarsi meglio: ci sono milioni di microbi che ci mangiano perfino i denti, e passa di lì anche una gran parte della nostra malvagità).

Il mio collega Severino ha detto: "La più grossa sfida, nella Chiesa, è riuscire a iniziare un'autocritica parlando tra fratelli, senza provocare una reazione di difesa". Questo è il punto. Quando trattiamo come un nemico il fratello che avverte che siamo fuori strada e ci arrabbiamo o lo minacciamo, non solo siamo fuori strada ma ci rifiutiamo anche di riprendere il cammino giusto.

Una persona amica mi ha mandato un brano scritto dal Cardinale Martini che mi tocca profondamente, perchè mi trovo in sintonia. Ve lo riporto qui, come conclusione. Tra qualche giorno (il 7 febbraio) sarà il centenario della nascita del Vescovo Helder Camara, morto appena qualche anno fa. Quanto bene ha fatto quel grande profeta, quanta gente ha svegliato: fu uno dei cuori più appassionati e illuminati dallo Spirito Santo nel Concilio Vaticano II. Ricordarlo mi fa ancora bene alla salute.

Da "CONVERSAZIONI NOTTURNE A GERUSALEMME" - Sul rischio della fede - Pagg. 61-62
Un tempo avevo sogni sulla Chiesa.
Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà,
una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo.
Sognavo che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto.
Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli peccatori. Sognavo una Chiesa giovane.
Oggi non ho più questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa. Guardo al futuro. Quando verrà il Regno di Dio, come sarà? Dopo la mia morte come incontrerò Cristo, il Risorto?
Mi ha sempre entusiasmato Teilhard de Chardin, che vede il mondo procedere verso il grande traguardo, dove Dio è tutto in tutto.
La sua utopia è un’unità che assegna a ciascuno il suo personale posto, trasparente e accettato da tutti gli altri.
Ciò che è personale rimane, ma in Dio siamo uno.
L’utopia è importante: solo quando hai una visione lo Spirito ti innalza al di sopra di meschini conflitti.”

23 gennaio 2009

ESAME DI COSCIENZA


La Benedita, segretaria del Consiglio Parrocchiale, ha introdotto la messa della festa di San Sebastiano con questa sintesi: "Durante la novena, sono stati sollevati diversi interrogativi: sulla pace, la giustizia e la Sicurezza Pubblica che è un diritto di tutti e ha come obiettivo la protezione dei Diritti Umani. Perciò dobbiamo prenderla come compito di tutta la società. Questo è fondamentale per migliorare la qualità di vita, promuovere uguaglianza e ampliare la cittadinanza. Fu questo l'atteggiamento di Gesù contro ogni tipo di oppressione, paura e mancanza di rispetto. Questa fu la presa di posizione anche dei martiri, quelli di oggi di cui avete letto i nomi nei cartelli (Padre Josimo Tavares, Suor Dorothy Stang, Mons. Oscar Romero, Chico Mendes) e tanti altri, compreso il nostro Patrono che testimoniò con la vita il suo amore per Cristo e la verità del suo insegnamento".

Severino, il parroco, ha concluso con una domanda molto simile a quella che mi ponevo io nella pagina di blog di alcuni giorni fa: "Dopo tante magnifiche celebrazioni cambierà qualcosa?" Certo, i problemi ci sono quindi bisogna parlarne, e noi lo abbiamo fatto, tentando di svegliare le coscienze. Non si possono ignorare le cause della violenza ed è inutile lamentarsi e piagnucolare se non si fa nulla per sradicarla, però non c'è motivo di illudersi. Tra i martiri (forse non del tutto santi) di questa festa di Itaberaì ci sono due uccisi a coltellate. Per una strana coincidenza tutti e due si chiamavano Sebastiao. Uno è stato accoltellato quasi davanti a casa mia, alcuni giorni prima dell'inizio della novena. L'altro, anche lui accoltellato e degolato nel suo letto, il giorno dopo la festa. Suppongo che il suo assassino non abbia partecipato alla novena!

Non avendo a disposizione nessuna foto aggiornata, illustro il mio post con quella del San Sebastiano di Riva di Biscia (Maserno), che è pur sempre un affresco del 1400. E' un pò sbiadito, se no non sarebbe del "pittore dei "santi pallidi": e della nostra chiesa parrocchiale, truccata per illustrare come sarà dopo i restauri che la commissione amministrativa ha progettato. (L'entrata del leilao, 50 mila reali =15 mila euro, dovrebbe servire anche a questo). Come ha detto la commentatrice, la messa della festa è stata dedicata ai martiri. Ha avuto inizio con una sfilata dietro la croce, di cartelli che portavano i nomi dei martiri brasiliani e latino-americani più recenti. Martiri per la giustizia, accolti dal canto: "Svegliati, America - è giunta l'ora di sollevarsi; - il sangue dei martiri ha sparso i semi. - In questi campi, queste pianure - in queste pampe e deserti - da queste radici intrecciate di incroci di etnie - è così il mio popolo, è la nostra America Latina. - Mio fratello indio - mio fratello afro - miei compagni latini - noi siamo vittime della dipendenza - di un impero straniero". Presiedeva don Maurizio.

Ieri, dopo un giorno di pausa, abbiamo rimesso i piedi nella dura realtà con una riflessione della nostra equipe di preti con le tre suore venezuelane che operano in periferia: Camen, Pacha e Katiusca. Quest'ultima faceva osservare: "I tagliatori di canna del nostro quartiere hanno avuto, in dicembre, un dissidio con la ditta per cui lavorano, che non ha pagato gli stipendi degli ultimi mesi. Pare che nessuno se ne siano accorto. Dov'è la nostra Commissione di Pastorale della Terra? Dove sono le Pastorali sociali?" Una parrocchia intera, intenta alle feste natalizie e poi alla sagra, è passata accanto a questi fratelli assaliti e derubati senza notarli e senza fermarsi a prestare soccorso e aiutarli nelle loro rivendicazioni. Gli appelli alla giustizia, le teologie e liturgie della liberazione, le denunce di violenze e ingiustizie, e alcuni aiuti assistenziali ai più bisognosi non mancano. Ma parliamo tra noi, e le vittime sono là sul ciglio della strada. Io sono responsabile della pastorale sociale, e mi sento abbastanza in colpa. A volte si ha l'impressione che questa Chiesa, cioè noi, ormai ci culliamo nelle parole che dovrebbero svegliarci ma che, invece, ci conciliano un sonno più tranquillo. Così non va bene!

19 gennaio 2009

RELIGIOSITA' E VITA REALE


I viaggiatori italiani mi hanno portato i tortellini preparati dalle donne di Maserno. Questa foto testimonia che li abbiamo fatti in brodo e mangiati in compagnia: in casa del mio vicino, perchè erano molti e non si potevano sprecare! Tante grazie alle buone signore e ai visitanti, che ora si preparano a tornare in patria dopo aver visitato anche le cascate di Iguassù e Brasilia. La nostra novena di San Sebastiano termina stasera. Nelle letture e omelie della messa abbiamo trattato questi temi: 1) Il battesimo (Don Eligio). 2) I beni materiali e la criminalità (Padre Luis Cardalda, missionario in partenza per il Mozambico). 3) La piramide sociale e la criminalità (Padre Eduardo Calandro). 4) L'impunità delle "alte sfere" del crimine (Padre Chico, cioè io). 5) I mezzi di comunicazione sociale e la criminalità (Dom Eugenio, vescovo). 6) La violenza del razzismo (Padre Mauro). 7) La violenza nelle strade (Don Maurizio Setti). 8) Lo sfruttamento sessuale (Padre Severino, parroco). 9) L'universo delle droghe (Padre Celismar). Argomenti molto forti, afflusso imponente. Le messe, mediamente, sono durate 90 minuti (come le partite di calcio).

Domani sarà la grande sagra. Considerando la partecipazione massiva di questi giorni alle messe della novena, ci possiamo aspettare un'apoteosi. Davvero tanti hanno preso parte alle riflessioni sui problemi gravi che ho elencato sopra, hanno cantato e pregato chiedendo perdono e facendo buoni propositi. La discrepanza tra l'intensa e sincera religiosità (almeno così sembra!) e la vita reale non mette un pò paura? Mi sembra che la maggior parte di chi viene in chiesa siano persone oneste, però c'è anche tanto sfoggio di ricchezza e strafottenza di alcuni, impunità delle alte sfere sociali, corruzione elettorale e politica, sfruttamento della prostituzione, violenza e indisciplina nella circolazione stradale, traffico di droga e alcoolismo, eccetera. Dopo tante magnifiche celebrazioni qualcosa cambierà?

Il Brasile ha negato all'Italia l'estradizione di Cesare Battisti. Credevo che fosse stato impiccato dagli austriaci nel 1916, per tradimento. Ora, invece, è accusato di 4 omicidi. Gli hanno concesso lo stato di rifugiato politico. Secondo la Giustizia brasiliana quei delitti sono stati di carattere politico e il colpevole, se ritorna in Italia, rischia di essere ucciso. Alcuni giornali hanno segnalato il fatto come "piccola crisi diplomatica", citando la frase di un politico italiano che, secondo i giornali, si appella a Lula affinchè cambi idea: "Noi non torturiamo e non abbiamo la pena di morte!" Lula ha risposto dando copertura al Ministro della Giustizia: "Il nostro Stato è sovrano, ciò che ha deciso dev'essere rispettato". Con la disoccupazione raddioppiata negli ultimi tre mesi, credo che l'Esecutivo brasiliano abbia abbastanza problemi più urgenti di cui preoccuparsi. E anche quello italiano.

17 gennaio 2009

FRATERNITA' E PUBBLICA SICUREZZA

Il tema di quest'anno della Campanha di Fraternità lanciato dalla Conferenza dei vescovi per la quaresima, quest'anno, è difficile e scabroso. Noi ne abbiamo anticipato alcuni aspetti nella novena della festa del patrono. Eduardo Calandro, prete novello della diocesi di Goiàs, ha predicato la terza sera di novena della festa del patrono. Il suo tema era la piramide sociale. Ha detto che la piramide esiste perchè noi abbiamo tolto a "Dio" la lettera "d" ed è rimasto solo "io". A causa di questo 400 mila bambini ogni anno muoiono di fame, 45 ogni ora. Che non si vota per costruire un paese giusto, e molti cristiani anche cattolici vendono il voto. Che anche se preghiamo per la pace non la otterremo, perchè non facciamo la nostra parte. Non condividiamo. Io ero seduto in fondo alla chiesa, e ho visto un uomo abbastanza giovane alzarsi e uscire sfilando tra la folla. Uno solo. Trent'anni fa, in circostanze di questo genere, uscivano a decine. I preti, a volte, cadevano in depressione, e su alcune questioni più scottanti c'è stato anche chi si è beccato fucilate. Quando si va ancora più a fondo escono anche oggi, ma la situazione è certamente migliorata. Quanto costa predicare il Vangelo, quando si commentano brani come quello che ha commentato Eduardo: "Ipocriti, pulite l'esterno del bicchiere ma dentro ci lasciate la sporcizia. Colate la pagliuzza, ma vi bevete il cammello. Pagate le decime del mentolo, ma non praticate la giustizia"!

13 gennaio 2009

LA FESTA DEGLI ANIMALI

Di ritorno da una pozzanghera ai bordi dell'asfalto, una mandria di buoi "nelore" si ferma incuriosita e gira il capo per osservare il fotografo. Queste bestie nascono predestinate a diventare bistecche, ma prima vivono dignitosamente. I pascoli sono immensi e pittoreschi, popolati da garzette, emas, curicacas e altri uccelli che amano la loro compagnia. I loro proprietari pongono rulli di sale e vasche d'acqua corrente lungo i loro percorsi, per rendere loro la vita più facile. Hanno dato loro anche un santo protettore: San Sebastiano, 20 dicembre. Ad Itaberaì questo santo è, addirittura, il patrono della parrocchia, come lo è dell'antica capitale del Brasile, Rio di Janeiro. Gli allevatori tengono da parte il vitello o il manzo più gagliardo per offrirglielo il giorno della festa. Il santo, da parte sua, riceve il dono e lo cede alla parrocchia, che lo mette all'asta affinchè altri allevatori facciano a gara a chi offre di più. Il ricavato sarà l'entrata più importante per sostenere le opere parrocchiali. Non so quando sia cominciato questo costume che trasforma in gioco un atto di devozione e una generosa donazione alla Chiesa, ma sicuramente chi lo ha inventato era furbetto. La novena che precede la festa è un'apoteosi. La chiesa è zeppa, c'è una messa solenne e, di seguito, l'asta in piazza. Non sono esposti solo vitelli, ma anche porci, galline, casse di frutta, torte, polli arrosto e ogni altro ben di Dio.

Fino a qualche anno fa vi abbondavano anche le bottiglie di cachaça, una specie di grappa distillata dalla canna da zucchero. Gli animi si esaltavano, e di tanto in tanto ci scappavano le coltellate e il morto. Se proponevi di bandire l'alcool, minacciavano di non collaborare, o di fare la festa per conto loro. Poi i tempi sono cambiati. Non tutto il bene è nel passato, e non tutto il male è nella modernità. Ora il Vescovo ha proibito gli alcoolici nelle feste religiose e i cattolici si sono adeguati. Anche i bevitori più incalliti, ormai, si vergognano a protestare. Non per nulla siamo circondati di chiese che bandiscono severamente gli alcoolici: gli evangelici convertono i cattolici. Inoltre, nessuno più ignora le numerose tragedie familiari moderne provocate dall'alcool e dalle droghe, e la gente è terrorizzata dal pensiero che i propri figli cadano nella spirale del vizio.

L'asinello modenese della foto può dirsi soddisfatto: avrà la sua parte di benedizione, perchè anche in Italia, in questi giorni, si festeggiano le bestie. Là il patrono è S. Antonio Abate, che qui si chiama Antao, e cade il 17 gennaio. A Castelluccio c'è ancora la tradizione di celebrare una messa per gli animali da stalla e da cortile. Dopo la messa, naturalmente, si va a mangiare insieme le zampanelle. E' una specie di comunione civile che tutti la possono fare, anche quelli che hanno dei peccati più grossi delle boasse. L'usanza di riunire le vacche da latte e gli asini e i muli in paese per una benedizione generale non esiste più, così come è finita quella del prete che va di stalla in stalla. Oggi si unisce la benedizione delle stalle (diventate, ormai, stalloni pieni zeppi di vacche, immigrati e tecnologia) assieme a quella delle case, così anche gli animali domestici partecipano, a modo loro, alla quaresima!

Sono feste pagane o cristiane? Immagino che il bisogno di festeggiare le bestie, dove esse sono il sostegno fondamentale dell'economia familiare, sia un modo indiretto di ringraziare Dio per il dono della vita. In tempi non tanto remoti era anche una supplica contro le pestilenze. Ringraziamento e propiziazione sono due atteggiamenti sostanzialmente buoni, nei quali è difficile distinguere tra paganesimo e cristianesimo perchè fanno parte di qualsiasi culto religioso. La modernità tende a spazzare via l'uno e l'altra. Attualmente le malattie del bestiame sono scongiurate con le vaccinazioni in massa e, di tanto in tanto, con un vero e proprio genocidio di milioni di poveri animali. Nella società dei consumi, la finalità degli allevamenti è più esplicita che nel passato: le bestie sono soldi per il produttore, bistecche e petti di pollo per il consumatore. In margine alla festa degli animali possono accadere anche le conversioni (o riconversioni). Ho incontrato in chiesa la Zulmira (nome fittizio), che era passata a una chiesa pentecostale e, quando mi ha visto, mi ha detto: "Padre, sono pentita. Oggi sono tornata a messa, ma non sono ancora pronta per la comunione: dovrò confessarmi per sentirmi a posto".

A scanso di equivoci abbiamo trasformato le messe della novena, frequentate in massa, in occasioni di evangelizzazione. Il tema di quest'anno è particolarmente duro, quasi provocatorio: "Fraternità e sicurezza pubblica". E' un anticipo dell'argomento proposto dai Vescovi per la quaresima. Vi cito alcuni sottotitoli: i beni materiali e la criminalità. La piramide sociale e la criminalità. L'impunità dei delitti dei colletti bianchi. La violenza del razzismo. La violenza del traffico stradale. Lo sfruttamento sessuale. L'universo delle droghe. Tutto per concludere che, se non abbiamo più bisogno di Dio per allevare gli animali, abbiamo però bisogno più che mai di seguire e vivere il Vangelo per restare umani e, anzi, camminare verso la pienezza di umanità, che è quella di Gesù. Naturalmente non illudiamoci, le ambiguità restano. Chi riesce ad affrontare di petto e a fondo questi temi nella predicazione di massa? Ci vorrebbe il coraggio e la forza di Gesù Cristo, che non per nulla è finito in croce. Noi ci accontentiamo di esporre a grandi linee, ed è già abbastanza difficile.