13 dicembre 2008

NATALE SENZA CHAMPAGNE


La costruzione delle nuove sale dell'asilo continua. Ora che sono arrivati i mattoni adeguati, i lavori procedono più speditamente. La fotografia è di lunedì scorso: ora il muro è salito un altro metro. I muratori sono del comune e vanno a ritmo di lavori pubblici, ma sono bravi. Oltre alla professionalità hanno la vocazione contemplativa, fanno lunghe pause di riflessione sui massimi sistemi. Si dice che è così che si raggiunge la saggezza. Ci siamo permessi di contrattare dei privati per riassettare e ringiovanire all'interno anche la parte vecchia.

Ormai comincia la novena di Natale. Dall'Italia, uno mi scrive: "Il Natale è diventato un business". Niente di nuovo, accade anche ad Itaberai, e non da ieri. E' una legge del mercato. A Natale bisogna che la gente spenda la tredicesima così i soldi girano e si può pagare un milione di euro al mese al giocatore di calcio, al pilota di formula 1 e al dirigente aziendale. Alcuni sono convinti che il Natale sia una favoletta per bambini, e che solo il denaro sia davvero importante nella vita: però si può sempre sfruttare la credulità per fare soldi! Questo è l'ateismo pratico. Oggi sono di moda anche gli "atei-devoti", cioè quelli che sostengono l'importanza della fede per tenere buona la gente. Il salmista spiegava (salmo 10): "L'ingiusto e superbo non riflette. "Dio non esiste" - è tutto ciò che pensa. (...) "Sono indistruttibile! Non cadrò mai in disgrazia! Frode e astuzia gli riempiono la bocca, sotto la sua lingua c'è cattiveria e oppressione. (...) Con gli occhi sta addosso all'innocente, in agguato - come un leone in un covile - si nasconde per azzannare il povero".

Il Natale non è un business per le comunità ecclesiali di base. Sono immerse nelle innumerevoli miserie umane: figli alcoolizzati e drogati, infarti e ictus, cancro e mille altre tragedie individuali e familiari, oltre la costante tragedia strutturale e globale dell'ingiustizia che ostacola la fratellanza e la condivisione e tenta di addormentare la coscienza umana. Ma la venuta di Gesù, per loro, è una speranza concreta anche in terra. Ogni sera, nella celebrazione eucaristica, cantano: "O vieni, Signore, non tardare più! Vieni a saziare la nostra sete di pace! Vieni come arriva la luce che si è spenta: solo la tua parola ci salva, Signore! Vieni come arriva la brezza del vento - portando ai poveri giustizia e buon tempo! O vieni come arriva il liberatore - dalle mani del nemico salvaci Signore!" La risposta al canto è venuta dalla lettura del profeta Isaia: "Non temere, Giacobbe, povero verme, non abbiate paura uomini d'Israele. Io vi aiuterò". "Poveri e bisognosi cercano acqua, ma non ce n'è. Rimangono con la lingua secca di sete. Io, il Signore, li soccorrerò, io, Dio d'Israele, non li abbandonerò".

Anselmo dice: "Voglio liberarmi dall'alcolismo, mi sento pessimo e non ho forza di volontà. Vorrei morire!" E Antonio: "Faccio il camionista da una vita, sono sprofondato in una depressione e mi sono messo a bere. Oggi ho dovuto andare dal padrone e dirgli: "Prenda la mia patente, questa settimana non lavoro: mi licenzi, se vuole, ma non posso mettermi sulla strada in questo stato". Ho bisogno di aiuto e solo Dio può darmelo. Verrò in chiesa". Ieri sera, nella messa della comunità San Pedro in casa di Ivan, avevo davanti Cris, dieci anni e aspetto vivace: non ha detto niente ma il labbro leporino e gli occhi trasformati in piaghe hanno parlato per lui. Helena, sette anni circa, in braccio a sua madre, il sorriso dolcissimo: le sue gambe paralizzate e ridotte a un filo hanno raccontato tutta l'angoscia dei suoi familiari che invocavano dal Signore, nella preghiera dei fedeli, la sua guarigione. Persone per cui il Natale non si riduce a una campagna-acquisti, ma proclama con le parole di Gesù: "Di tutti i nati di donna nessuno è maggiore di Giovanni Battista. Tuttavia, il minore nel Regno dei cieli è più grande di lui". Non è solo una speranza per il futuro, ma una dignità concreta riconquistata.

L'organizzazione del mondo è ingiusta, lo sanno tutti. Si spogliano del minimo indispensabile i molti, per arricchire i pochi. Avviene quasi automaticamente, e non basta credere un poco a Gesù e avere buone intenzioni: per cambiare la situazione occorre una conversione profonda, generalizzata e strutturale. Noi contiamo poco ma crediamo nella venuta di Gesù e ci sforziamo di non credere solo intellettualmente, ma di praticare la "condivisione". E allora celebriamo il Natale felici. Rinnovare questa fede ci rende più forti. Non facciamo i difficili: mettiamo anche le lucine confezionate a Taiwan dalle mani di povera gente come noi (e noi al dialogo interreligioso ci teniamo). Evitiamo solo il caviale e lo champagne, roba che puzza di sfruttamento, strafottenza e morte. Festeggeremo con le nostre cose caserecce, che profumano di natura, salute e gioia condivisa. Cantiamo insieme questo inno degli oppressi: "Vieni, vieni Signore Gesù, vieni! Vieni a liberarci, vieni a salvarci! L'ingiustizia è grande, il nemico è forte, vieni vincitore della morte! La nazione che ti adorava l'hanno fatta schiava, l'han colmata di dolore! Vieni, Signore!"

8 dicembre 2008

HAI RIVELATO QUESTE COSE AI PICCOLI (Luca, 10, 21)

Sabato e domenica la Diocesi di Goiàs ha riunito tutti i rappresentanti di base (una trentina di preti, una decina di suore e circa 70 laici e laiche). E' la consueta mini-assemblea trimestrale, che a fine anno diventa automaticamente una verifica dell'andamento delle attività nelle parrocchie e comunità. A me è toccato l'onere della relazione introduttiva: una analisi della "conjuntura" ecclesiale, cioè una panoramica generale della Chiesa nel momento attuale, a livello mondiale - ma focalizzando soprattutto la situazione brasiliana e locale. L'ho fatto senza vanto e senza offesa e mi pare di aver comunicato le cose giuste senza infierire. Alla fine ho notato che alcuni si aspettavano da me una posizione, diciamo così, più "aggressiva". Il materiale c'era, ma sono stato abbastanza saggio. Ho tenuto conto che lì c'era un sacco di gente del tutto innocente riguardo ai retroscena del mondo clericale. Lo scopo del mio intervento era di suscitare un dibattito per scegliere ciò che dovremo e potremo fare nella Chiesa locale, non provocare risse inconcludenti tra progressisti e conservatori. Paolo Richard, teologo centro-americano, scrive che il modello di Chiesa che ancora prevale si trova in uno stato di crisi irreversibile, per il quale non ci possiamo aspettare soluzioni per decreto. L'unica alternativa è lavorare per far crescere alla base una Chiesa-comunità di discepoli e discepole di Gesù che abbia come riferimento centrale il Vangelo. La ripresa è possibile solo ri-partendo dai "piccoli".

La società di oggi (post-moderna, come la chiamano) in Europa e America del Nord sembra provocare nei cattolici una fuga verso il passato, il ricorso a leggi dello Stato e alleanze con gli "atei devoti". E' paura, no? In questo modo si può ottenere qualche appoggio politico e alcuni finanziamenti. Non si frena certo la perdita di credibilità, che è la principale causa della crisi. La Chiesa di Gesù risplende ed è credibile solo con la "metanoia", come ci dice Isaia, il profeta di questo tempo di Avvento. Giovanni Battista predicava: convertitevi, perchè il Regno dei cieli è vicino". "Metanoia" è la parola greca usata nei Vangeli per indicare il cambiamento di mentalità, il pensare e agire secondo il Vangelo. La traduzione in lingue moderne dice semplicemente "convertitevi", ma il senso non è quello di convertirsi a una religione, bensì di cambiare la testa e il cuore, la nostra scala di valori. Ieri, a messa, ho chiesto alla gente: "Qual'è la cosa più importante nella vita, per voi? E' il denaro?" Tanti hanno fatto segno di no con la testa, e una giovane coppia ha detto a voce alta: "Neanche per sogno!" "Bene, allora non avete bisogno di convertirvi, almeno sotto questo aspetto". Una signora ha aggiunto: "Per me la cosa più importante è la salute!" "Ottimo, questo mi pare che piaccia anche a Dio". Il Vangelo di Marco, che era la lettura di ieri, non dice quali comportamenti bisogna cambiare. Luca, invece, dà alcune indicazioni precise: chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e smettetela di rubare, maltrattare il prossimo, calunniare, mentire, di essere avidi di denaro".

La nostra riunione di "Coordinamento Diocesano", riunita nel Centro Diocesano di Pastorale", ha recepito, discusso e trasformato in programma questo concetto: saremo autentici e credibili solo se ci faremo discepoli di Gesù Cristo. Perciò dobbiamo lavorare assiduamente per dare alle comunità ecclesiali di base una spiritualità e una formazione biblica, liturgica, ecclesiale e anche politica: perchè soltanto loro, che è gente tra la gente, hanno la possibilità di essere i missionari e missionarie che annunciano il Vangelo e trasmettono la fede. Per esempio: giovedì scorso ho "battezzato" il giovane Fabiano (vedi foto a destra). L'ho fatto "sub conditione", come si dice in gergo ecclesiastico, perchè aveva già ricevuto il Battesimo alcuni anni fa nella chiesa evangelica "Assemblea di Dio", che lo amministra validamente. Lui aveva fatto esattamente come tanti ragazzi cattolici, che vanno al catechismo costretti dai genitori, e dopo i sacramenti di iniziazione si liberano dagli impegni religiosi. Fabiano ha riscoperto Gesù Cristo incontrando un gruppo cattolico di giovani con cui si è sentito a proprio agio. Pare che stavolta abbia preso una decisione personale per tutta la vita. Gli ho infuso l'acqua solo per fare memoria del primo Battesimo (che, secondo l'uso degli evangelici, fu celebrato nel fiume!). Di nuovo gli ho dato solo l'unzione dei catecumeni, il "crisma", e la registrazione negli archivi parrocchiali. La stessa sera ha fatto la prima comunione insieme ad altri nove, che sono cattolici ma hanno una storia non molto diversa dalla sua. Ancora insieme, tra una quindicina di giorni riceveranno la Cresima dalle mani del vescovo.

Partendo da questo fatto che non è per niente isolato (in questi giorni in diverse comunità di periferia e campagna si celebrano Battesimi, Prime Eucaristie e Cresime di gruppi di adulti), potrei riprendere l'argomento su cui vi ho scritto alcuni giorni or sono: il sacerdozio battesimale. Nel caso citato si può dire "giovani che evangelizzano i giovani". Questo, forse, è un fenomeno tutto brasiliano: perchè dalle altre parti mi sa che la caratteristica dei gruppi giovanili parrocchiali sia di giocare all'oratorio e tenere occupati i cappellani (dove ci sono ancora). Ma non voglio trattare questo tema. Vorrei sottolineare, invece, come le profonde trasformazioni del mondo "post-moderno" abbiano anche dei risvolti positivi. E' vero che "il gregge" si è disperso parecchio (e questo vale per tutte le Chiese, non solo per la cattolica), ma è anche vero che adesso i pastori hanno a che fare con persone più decise a seguire Gesù Cristo e non con dei pecoroni come quelli che descriveva Dante Alighieri: "Quello che fa la prima e l'altre fanno". La Chiesa è sempre meno "massa" e sempre più "comunità" di individui che si trovano insieme per scelta personale. I giovanotti e papà e mamme che vedete nelle foto non sono di sicuro senza pecche: ma quando con-celebrano con noi fanno voglia a vederli.

Sicuramente è anche vero che i poveri, per la loro situazione strutturale, hanno una marcia in più nel capire e recepire il Vangelo. La crescita del Regno di Dio, regno di fraternità-pace-giustizia-liberazione degli oppressi", non è possibile senza fare i conti con loro. La "sete di acqua viva" di cui parla il Vangelo, tuttavia, non mi pare legata solo al potere acquisitivo. Mercoledì scorso ho celebrato in una fazenda in cui non ero mai andato. Lì il proprietario ha costruito una cappella in cui si riunisce tutto il vicinato. Non ho avuto l'impressione che la gente fosse lì in omaggio a lui perchè è più ricco. Ogni famiglia ha portato il suo vassoio di roba mangereccia per fare il consueto spuntino dopo la celebrazione. L'animatrice della comunità aveva preparato con cura il commento e i canti. Mi ha detto: "Noi abbiamo la nostra maniera, padre: all'inizio il fazendeiro fa l'accoglienza, poi leggiamo le intenzioni e lei comincia. La preghiera dei fedeli è libera". Credo che sia questo il piccolo segreto: hanno la loro maniera, e ci tengono a farla rispettare. Conoscono i loro diritti di battezzati. Cercano la comunione con tutta la Chiesa, ma guai a tentare di metterli al guinzaglio e togliere loro la soddisfazione di pensare con la propria testa. L'iniziativa di essere comunità-chiesa è cosa loro, un loro impegno personale con Gesù Cristo.

Per finire, permettetemi di segnalarvi due magnifici blog di don Augusto Fontana, un prete di Parma. Uno è http://giornoxgiorno.myblog.it/ che riporta la riflessione quotidiana del Vangelo delle comunità di un quartiere della città di Goias. L'altro è una sua presentazione della liturgia domenicale. Apriteli, forse vi piaceranno tanto che non li dimenticherete più.

1 dicembre 2008

SACERDOZIO BATTESIMALE, O NIENTE!

La foto è di un gruppo di adulti del quartiere (più che altro "adulte") che ieri hanno fatto la prima comunione. E' accaduto alle nove del mattino, nella chiesina di San Francesco. Erano cattolici solo di battesimo. Ad un tratto, l'incontro con le comunità di base locali li ha scossi dall'indifferenza. Riprendono un cammino abbandonato, forse, il giorno stesso del battesimo. Hanno fatto un anno di preparazione con due catechisti laici, Reis e Nercidia (la quinta nella foto, da sinistra). La settimana scorsa hanno partecipato con me ad un ritiro spirituale diviso in tre serate. Mancava solo la Marta, (la prima a destra), assente perchè ha dovuto assistere la sorella ammalata gravemente, che si trova all'ospedale a Goiania per un intervento. Dopo la celebrazione, la comunità ha lanciato il sorteggio di un porcellino per raccogliere fondi appunto per la sorella della Marta, perchè le cure sono lunghe e costose e la famiglia non ce la fa.

Questo gruppetto di uomini e donne, padri e mamme di famiglie giovani, è frutto di laici del luogo che si fanno carico della loro vocazione missionaria, decorrente dal battesimo. I cattolici che, dopo il battesimo, hanno smarrito la strada e non seguono più niente, sono milioni nelle periferie della città. Alcuni si accodano alle chiese evangeliche che pullulano in ogni quartiere, ma sono la minima parte. Credo che i più conservino qualche scintilla di fede dentro di sè, ma sono trasportati dall'onda senza un approdo. Ancora ieri, in una riunione di un altro quartiere (Fernanda Park), una signora di quella comunità riassumeva così la situazione: "Miseria, precarietà del lavoro, cattiva assistenza medica e abbandono delle periferie da parte delle autorità, poi bassa autostima, alcool e droga, prostituzione, furto e violenza". Da quando il sistema economico ha sconvolto l'economia rurale costringendo i contadini a migrare verso le città, i loro punti di riferimento sono andati in fumo. Le famiglie si disgregano, i padri e madri hanno perso l'ascendente sui figli e figlie. Sono impoveriti in tutti i sensi. Vanno alla deriva, se non hanno la fortuna di trovare una comunità cristiana viva e decisa a seguire Gesù "liberatore degli oppressi".

Che cosa possiamo fare noi preti? Siamo uno ogni diecimila, e vicini ai poveri solo col cuore e le buone intenzioni (quando va bene). La Chiesa-clero è una struttura lenta, pesante, centralizzata. In buona parte siamo prigionieri del centro città, dove risiedono i cattolici di tradizione, più esigenti. Oppure ci assorbe il lavoro strutturale, delle celebrazioni in decine di comunità e dell'articolazione delle pastorali. Solo tre suore, ad Itaberaì, possono dire di essere quasi sempre in mezzo agli esclusi, giorno dopo giorno. In queste condizioni il clero è costretto a scoprire, anche se fa fatica a capirlo, che esiste un "sacerdozio battesimale", che per molti secoli è stato esautorato e messo da parte, ma di cui oggi non si può fare a meno. Questo sacerdozio è quello dei laici e laiche: appartiene a loro. Anzi, stando a ciò che scrive San Pietro essi sono "sacerdoti, profeti e re", non laici e laiche. Rileggendo il Nuovo Testamento ci accorgiamo che la Chiesa non è nemmeno Chiesa di Cristo se si costituisce solo di clero e relega i laici a un ruolo di ascoltatori passivi. Forse questa situazione di crisi e precarietà del cattolicesimo è un dono di Dio che ci vuole costringere ad essere più fedeli al Vangelo e alla missione che ci ha dato.

Ieri è pure iniziato l'Avvento e abbiamo letto che Isaia, molti anni prima di Cristo, scriveva: "Ah se tu rompessi i cieli e scendessi tra noi!"(Is. 63,19). Tante volte anch'io, di fronte allo sconforto della situazione mondiale, lancio col cuore questo grido. Dio, tuttavia, è già sceso. Ci ha esauditi! Ora tocca a noi continuare a scendere assieme a lui verso i "bartimei" che gridano perchè ne hanno i motivi e il diritto (non verso i viziati, che gridano perchè non ne hanno mai abbastanza e se ne infischiano delle necessità altrui!). In una comunità ho ascoltato il caso di una famiglia che ha comprato un lotto a buon mercato per fare la casa, e ora chiede che la aiutino a comprare una tenda per andare ad abitare sul terreno e cominciare a costruire la sua baracca. E' una storia che si ripete ogni momento. Rinunciano anche alla casetta in affitto, per risparmiare i soldi per il loro progetto: tuttavia sono cominciate le piogge, e devono pensare a ripararsi. Una animatrice di comunità si è incaricata di fare una colletta per loro. E' per questo che il sacerdozio battesimale dei laici (laiche, soprattutto), è prezioso e indispensabile: vivono da poveri accanto ai poveri, parlano la loro stessa lingua e ne condividono le difficoltà e sofferenze, ma portano dentro di sè la luce e la forza di Gesù di Nazaret. State certi che il Vangelo continuerà a trasformare il mondo e a metterci dentro un cuore nuovo e uno spirito nuovo, e questo avverrà grazie a loro!

25 novembre 2008

CRISTO RE E LA GIORNATA DEI LAICI

A che punto sono i lavori dell'asilo? Ecco a voi l'immagine delle fondamenta pronte. Questa settimana arriveranno i mattoni e la costruzione comincerà a salire. Con la buona volontà di tanta gente questo progetto sarà presto realizzato. E' un piccolo progetto. Il progetto della Chiesa Latino-americana, lanciato dai vescovi nell'Assemblea di Aparecida do Norte, è assai più complesso, esigente e irto di difficoltà. Propongono una comunità cristiana di discepoli-discepole e missionari-missionarie che vivono secondo il Vangelo. Quando riusciremo a realizzarlo?

I vescovi latino-americani, in pratica, ripropongono il progetto di Gesù: la costruzione del Regno di Dio. Un regno di giustizia, amore e bontà in cui i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i prigionieri e gli oppressi sono liberati dalle catene e dal giogo, e si concretizza finalmente l'anno sabbatico della condivisione di tutti i beni della vita. Abbiamo riascoltato la sua proposta domenica scorsa, ultima domenica del tempo comune, che era la festa di Cristo Re dell'Universo. Davanti a Pilato Gesù spiegò: il mio regno non è di questo mondo". Certamente non possiamo immaginare il Regno dei cieli nello stile dei regni di questo mondo, nei quali il criterio di giudizio è la ricchezza, il PIL, il potere economico e politico. Non può essere di questo mondo un regno che predilige il povero, l'escluso, il prigioniero. Un regno in cui la misura di giudizio è l'amore al prossimo, come mostrava bene il discorso di Gesù sul giudizio finale che abbiamo letto nella messa. Un regno in cui tutti sono uguali e meritano le stesse opportunità. Gesù Cristo Re ci costringe a confrontare la nostra situazione mondiale ed ecclesiale con il suo progetto di Regno. É una sfida riconoscere Gesù nel prossimo e organizzare un mondo in cui prevalga il potere del servizio, e non il potere autoritario che schiaccia e annienta. Sapremo, un giorno, vivere così? Saremo capaci di abbracciare questa proposta in tutta la sua radicalità? Costruiremo un ordine nuovo?

Assieme alla festa di Cristo Re, la Chiesa brasiliana ha celebrato anche la Giornata dei Laici. Laicato: qualche teologo, probabilmente in modo più preciso, lo chiama "sacerdozio battesimale". Essere laici e laiche, nel mondo di oggi, è anch'esso una sfida permamente che spesso sembra superiore alle nostre capacità. Laici e laiche occupano, oggi, importanti ministeri nella vita della Chiesa e si fanno carico della loro vocazione a costituire una famiglia. Oltre al matrimonio, sono chiamati a esercitare la loro professione con etica, e ad essere "speciali" in mezzo agli altri, perchè dotati di una "vita nuova in Cristo" che ispira e trasforma ogni pensiero e azione della loro vita. Sono, come dice l'Apostolo Pietro nella sua prima lettera, "pietre vive di una costruzione spirituale di cui Cristo è la pietra angolare", quindi lavoratori del Regno che Cristo è venuto a istituire. Con queste premesse, si può sperare che un giorno faremo un salto di qualità e, invece di sventolare principi e bandiere in faccia ai diversi di ogni genere e specie, mostreremo la luce di Gesù con la nostra vita? La meta è sicuramente lontana, ma ci sono molte persone che si impegnano generosamente per raggiungerla, e qualche piccolo passo avanti lo si vede. Sabato scorso la parrocchia di Itaberaì ha visto riuniti più di settanta laici e laiche animatori e animatrici di comunità, concentrati su questo obiettivo. Noi, però, siamo anche sostenuti nella speranza dalla convinzione che il Signore, a modo suo, completerà quello che manca affinchè Cristo sia "tutto in tutti".

Dopo questa riflessione piuttosto fiacca, vi segnalo il sito "giorno per giorno" dove vengono pubblicate le pagine del nostro amico Mario che si dice "il postino". E' un laico italiano che ha scelto di stare accanto e assieme ad alcune comunità di periferia della Città di Goiàs, nella ricerca del cammino del Vangelo. Vale la pena leggerlo. Lui manda le sue riflessioni e aggiornamenti tramite e-mail a una lista di amici, ma don Augusto Fontana gli ha aperto un sito in Italia e gliele pubblica. Trovate la link per aprire il sito qui accanto, sul margine destro di questo blog.

20 novembre 2008

GIORNATA DELLA COSCIENZA NEGRA

Le immagini ritrattano una "galinhada" dell'asilo San Francesco. Tutta l'equipe dell'asilo, più diversi volontari, si è impegnata a fare un pranzo beneficente per sostenere le spese dei lavori di ampliamento. Hanno venduto i biglietti d'ingresso e preparato il cibo. Un piatto tipico: riso, carne di pollo, pequì e fagioli, con insalata di pomodori. Del pequì vi ho già parlato in pagine precedenti: è un frutto del cerrado che dona al riso un sapore molto speciale, come i funghi nel risotto alla milanese. Una delizia! Prezzo a testa: 3 reali, cioè un euro circa. Sfido io, hanno avuto la "materia prima" tutta gratis! Abbiamo avuto più di 400 presenze. Oltre allo scopo beneficente, il grande valore di queste iniziative è offrire alla gente un'occasione per incontrarsi e confraternizzare in un ambiente sereno e solidale. La maggior parte, tuttavia, si è portata a casa la sua parte col pentolino, perchè lì dentro non c'era più posto. Io, ad esempio, ho mangiato in piedi con il piatto in una mano e la forchetta nell'altra: solo dopo un bel pezzo ho trovato una sedia libera.

Sono giorni sereni. La pioggia ha portato sollievo al grande caldo, il clima è ameno e si lavora bene. L'attività però è intensa, perchè siamo prossimi alle vacanze estive e ci sono molti preparativi da fare: prime comunioni e cresime, la liturgia dell'Avvento e la Novena di Natale nelle comunità di base. Anche le sfide pastorali sono molte e assai complicate. Sabato avremo una Assemblea di tutta la parrocchia (animatori di comunità ed equipes di pastorale) e dovremo mettere a punto una verifica dell'anno trascorso e il programma del prossimo. Quando si dice che essere cristiani consiste solo nel farsi discepoli di Gesù in tutto e per tutto, sembra semplice: ma organizzare tutto questo nella struttura di una parrocchia di quasi 40 mila abitanti sparsi in un territorio di 1500 chilometri quadrati, a volte diventa un rompicapo. E c'è anche il fatto che lo Spirito Santo si diverte a driblare tutti i nostri schemi e programmi....e far andare le cose a modo suo.

Riflettiamo un poco, però, sulla data di oggi, che è molto speciale. In Brasile è il giorno della Coscienza Negra, un movimento diffusissimo, ormai, con cui i negri stanno prendendo sempre più coscienza della propria dignità come popolo. Consapevoli della forza, fisica e soprattutto culturale, con cui hanno dato il massimo contributo a formare il volto di questo paese nonostante vi siano stati mantenuti in schiavitù per 300 anni e spesso trattati peggio degli animali, sentono la parola "negro" come un titolo d'onore. Non "abbronzati", come li chiama qualcuno, e nemmeno neri: ma negri. Impariamo, una buona volta, che "Abbronzatissima" è una canzone per i nostri vacanzieri di ritorno dal mare!

La giornata del movimento coincide con l'anniversario della morte di Zumbi, l'eroe della lotta contro la schiavitù, giustiziato il 20 novembre 1695. La storia di questo personaggio è assai interessante. Vi riporto alcune informazioni di Wikipedia, per rinfrescare la memoria: "Zumbi fu l'ultimo dei capi del Quilombo dos Palmares, nell'odierno stato dell'Alagoas. I quilombo erano comunità di schiavi fuggiti dalle "fazenda" e altri luoghi di prigionia del Brasile. Nel 1694, dopo 67 anni di resistenza contro i coloni portoghesi ed olandesi, la colonia venne distrutta dalle truppe di Domingos Jorge Velho. Zumbi sopravvisse alla battaglia e spese quasi due anni nella macchia fino al 20 novembre 1695, quando venne ucciso in un'imboscata (pugnalato e poi giustiziato assieme a 20 compagni).

Il quilombo di Palmares (nella regione brasiliana di União dos Palmares, Alagoas) era una comunità autonoma, (un regno (o repubblica secondo alcuni) formata da ex schiavi. Occupava un'area grande quasi come il Portogallo nella zona ad ovest dell'attuale città di Salvador de Bahia, oggi lo stato dell'Alagoas. La sua popolazione raggiungeva circa 30.000 persone. Zumbi nacque libero a Palmares il 1655, ma fu catturato e successivamente ceduto ad un missionario portoghese all'età di sei anni. Battezzato "Francisco", Zumbi ricevette i sacramenti, apprese il portoghese e il latino, aiutando ogni giorno a celebrare la messa. Nonostante i tentativi di "civilizzazione", Zumbi fuggì nel 1670 e, a 15 anni, tornò nel suo luogo di origine. Zumbi si fece notare subito per la sua destrezza e la sua astuzia nella lotta e all'età di vent'anni era già uno stratega militare rispettato.

Nel 1678, il governatore della Capitania de Pernambuco, stanco del lungo conflitto col quilombo de Palmares, si riappacificò col leader di Palmares, Ganga Zumba. Fu offerta la libertà a tutti gli schiavi fuggitivi a condizione che il quilombo si sottomettesse all'autorità della corona Portoghese; la proposta venne accettata. Ma Zumbi guardava ai portoghesi con sospetto. Rifiutò l'offerta di libertà per le persone del quilombo poiché gli altri neri del Brasile erano ancora sotto il giogo della schiavitù, e spodestò la leadership di Ganga Zumba. Divenne così il nuovo leader del Quilombo di Palmares.

Nel 1695, appunto, il governo mandò l'esercito contro il quilombo. Zumbi, caduto in un'imboscata, fu pugnalato e poi giustiziato pubblicamente insieme ad altri 20 guerrieri. La sua testa venne tagliata ed il suo pene inserito nella bocca dal governatore Melo e Castro. A Recife, la testa fu esposta in una piazza pubblica (praça do Carmo) per impaurire gli schiavi e smentire la leggenda secondo cui Zumbi fosse immortale. Il 14 marzo del 1696 il governatore di Pernambuco Caetano de Melo e Castro scrisse infatti al re del Portogallo: "Ho chiesto che fosse esposta la sua testa nel posto più in vista di questa piazza per impaurire i neri che per superstizione ritenevano Zumbi immortale."

15 novembre 2008

INIZIO LAVORI DI AMPLIAMENTO DELL´ASILO

Ho il piacere di annunciarvi che sono iniziati i lavori di ampliamento dell'Asilo San Francesco: ecco un paio di foto delle fondamenta. Le hanno scavate, ma una nottata di pioggia le ha riempite di nuovo. Si tratta di un'aggiunta di due saloni, alcuni bagni e un ufficio. Complessivamente, 70 metri quadrati in più. Potremo accogliere, così, altri 40 o 50 bambini oltre ai cento che ci sono già. Utilizziamo a questo scopo le collette delle parrocchie di Maserno, Iola, Castelluccio e Montespecchio, che hanno offerto complessivamente 6.500 euro, di un gruppo di Rimini (2000 euro) e di altri parenti e amici che ci hanno inviato altri 3 mila euro circa. Grazie ai generosi offerenti e, tra poco, missione compiuta. I vostri soldi finiscono bene, statene certi: nemmeno un centesimo va perduto. Il sindaco di Itaberaì ha promesso di aggiungere a spese del comune quello che mancherà per completare l'opera. L'asilo, della parrocchia, è gestito in convenzione con il comune, che mette a disposizione le maestre, le cuoche e gli altri dipendenti. Anche l'architetto (la signora Graziele) ha fatto il disegno gratis e si è occupata lei dei calcoli e delle autorizzazioni. Non si può negare, quindi, che la comunità abbia fatto la sua parte. Si direbbe che un asilo è un'opera di secondaria importanza, ma non è affatto vero. Oltre all'aiuto sostanziale che si presta ai genitori che hanno bisogno di lavorare da mattina a sera, qui si offre un trattamento e un'educazione di qualità, a dei bambini che, purtroppo, sono spesso a contatto diretto e ravvicinato con la disumanizzazione. Certo, questo asilo è una goccia di fronte a un oceano di violenza e grossolanità che dilaga minacciosamente.

Oggi, in Brasile, è Festa della Repubblica. A Itaberaì è stata scelta questa data per organizzare il gruppo "FEDINA PENALE PULITA": è l'equipe che eseguirà la raccolta di firme per chiedere la legge di iniziativa popolare che impedisca la candidatura a tutti i politici che sono stati condannati anche solo in prima istanza per crimini come: razzismo, omicidio, stupro, traffico di droga e peculato, compra di voti o uso della macchina amministrativa in campagna elettorale. Si tratta, naturalmente, di un programma nazionale. Vi aderiscono, oltre alla chiesa cattolica, altre chiese e circa una trentina di associazioni, sindacati e altre organizzazioni. Si spera di raggiungere il numero di firme richiesto (un milione e 300 mila, cioè l'1% degli elettori brasiliani) entro maggio del prossimo anno. La società brasiliana non ha perduto la speranza di ottenere una classe politica pulita, quindi suppongo che arriveremo a questo traguardo.

Non è la prima volta che l'associazione che promuove questa iniziativa (MCCE, Movimento de Combate à Corrupçao eleitoral) vince una battaglia. Già nel 1999 ottennero una legge per migliorare la trasparenza delle elezioni, in base alla quale sono stati esclusi dalla candidatura 600 politici da allora ad oggi. La proposta attuale ha come scopo perfezionare, con emendamenti quella legge. Anche ad Itaberaì, solo quest'anno, due candidati sono rimasti fuori dal Consiglio Comunale nonostante il numero di voti per effetto di quella legge. Mi pare che ne avremmo bisogno anche in Italia! Ma noi abbiamo un bravo Presidente che applaude queste iniziative. A proposito: la televisione ha riferito che Lula ha chiesto al Papa di parlare della crisi economica. E' uscita qualche notizia sui giornali italiani?

10 novembre 2008

L'ACQUA E' LA PROTAGONISTA DELLA VITA


Ieri, 9 novembre, Itaberai ha compiuto 140 anni di autonomia del comune: istituito nel 1868, durante l'impero di Dom Pedro II. Pensiamo un pò, noi italiani, che siamo abituati a cercare le origini delle nostre città nell'alto medioevo, quando non addirittura ai tempi dell'impero romano! Nonostante questo, l'indipendenza del Brasile è stata realizzata molto prima che in Italia, nel 1822. E la Costituzione repubblicana pure: nel 1889. Per festeggiare hanno fatto una corsa di automobili e di kart, e una sfilata di carri allegorici organizzata dalle scuole, che hanno rappresentato la storia di Itaberaì e ricordato tutti i sindaci dal 1966 in poi, considerati i promotori del progresso della città. Quel bambino che vedete nella foto ha l'intenzione di impersonare il sindaco attuale. Insomma, un pizzico di trionfalismo e un altro pizzico di cultura consumista. Però i bambini si sono divertiti (e ben arrostiti, sui camion sotto il solleone) e così pure la gente è contenta e orgogliosa. Una festa paesana, in cui la politica fa capolino ma non osa mostrarsi a tutto campo.

Oggi vi mostro anche due foto del forum ambientale, visto che ve ne ho dato notizia i giorni scorsi. Nella prima vedete don Eligio in prima fila che scherza col sindaco: autorità civili e religiose come da copione, però in questo caso il rapporto è trasparente. Nell'altra, una panoramica parziale del salone. L'acqua è stato il tema centrale della serata. E si merita il posto da protagonista. La terra è formata per il 70% di acqua, e il corpo umano per il 65% circa. Il 97% dell'acqua del mondo è salata, il 2% é congelata. Solo l'1%, o un pò meno, è acqua dolce. Ed è desigualmente distribuita. Ci sono regioni del mondo completamente desertiche, e altre in cui ciclicamente manca l'acqua per lunghi periodi. Il Brasile, che possiede circa il 13% dell'acqua dolce del mondo, ne ha il 68% in Amazzonia.

Ogni attività umana è legata all'acqua: alimentazione, agricoltura, industria, tutto! La nostra salute, in primo luogo. Quando l'acqua è buona porta salute, quando è inquinata diventa il principale vettore di malattie. Essa è talmente importante, da diventare il paradigma della Grazia di Dio, della sua Parola, dello Spirito Santo. Noi siamo diventati figli di Dio nel segno dell'acqua battesimale. Gesù promise alla Samaritana un'acqua che "chi la beve non avrà più sete in eterno". E aggiunse: "Dal seno di coloro che credono in me scaturiranno fiumi di acqua viva". Il profeta Isaia scrisse che la Parola di Dio è come la pioggia, che quando cade non torna indietro senza effetto, ma penetra nel terreno e fa germogliare la vita". Nella messa di oggi il profeta Ezechiele annunciava un fiume di acqua cristallina che sgorga dal Santuario in cui risiede Dio, e porta la vita a tutti gli esseri che si trovano lungo il suo corso. L'acqua è sacra. In essa la vita spirituale e la vita di questo mondo si toccano.

Noi, tuttavia, la sprechiamo. I nostri fiumi li trasformiamo in fogne. Rasiamo al suolo la foresta e la savana, ricchi riservatori di acqua, con i trattori, il fuoco e i catenoni. Ci rifiutiamo di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, perchè costa troppo: meglio spendere per forare altre montagne e cementificare altre aree con grandi opere. Così provochiamo cambiamenti climatici e interrompiamo il ciclo delle precipitazioni, che sono il modo con cui l'acqua si purifica e si ridistribuisce rinnovandosi in qualità e quantità. Poi, sul più bello, proponiamo di vendere l'acqua alle imprese private per trasformarla in business. L'acqua, il bene di cui tutti hanno bisogno e a cui tutti hanno diritto, privatizzata: ma siamo matti? Anche i mendicanti hanno il diritto di bere. In Brasile si usa il detto: "Un bicchiere d'acqua non si nega a nessuno". E Gesù affermò: "Chi avrà dato anche solo un bicchiere d'acqua a uno di questi piccoli, lo avrà fatto a me". Ricordo ancora il tempo in cui mandavano noi bambini nel bosco, con un fiasco, a prendere alla sorgente l'acqua da bere. In casa c'era solo l'acqua del pozzo e quella piovana della cisterna, per il bestiame e l'orto. Quando pozzo e cisterna seccavano, i grandi andavano alla fontana più vicina con le botti. Se non difendiamo l'acqua e il diritto di tutti ad usufruirne, è segno che vogliamo proprio la rovina. La nostra stessa stupidità ci punirà.